Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

I. Öffentlich-rechtliche Abteilung 1P.166/2002
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1P.166/2002 /col

Sentenza del 13 novembre 2002
I Corte di diritto pubblico

Giudici federali Aemisegger, presidente della Corte e vicepresidente del
Tribunale federale,
Nay e Catenazzi,
cancelliere Gadoni.

A. ________,
ricorrente, patrocinato dall'avv. Roberto A. Keller, casa La Grida, 6535
Roveredo,

contro

Procura pubblica dei Grigioni, Sennhofstrasse 17, 7001 Coira,
Commissione del Tribunale cantonale dei Grigioni, Poststrasse 14, 7002 Coira.

procedimento penale; infrazione alla legge federale sulla circolazione
stradale

ricorso di diritto pubblico contro la sentenza della Commissione del
Tribunale cantonale dei Grigioni del 3 ottobre 2001.

Fatti:

A.
Il 6 settembre 2000 la Commissione del Tribunale del circolo di Roveredo ha
riconosciuto A.________ colpevole di guida intenzionale in stato di ebrietà
(art. 91 cpv. 1 LCStr) e di mancata sottrazione alla prova del sangue (art.
91 cpv. 3 LCStr in relazione con l'art. 22 cpv. 1 CP) e lo ha condannato alla
pena di 45 giorni di detenzione, aggiuntiva alla pena già risultante dalla
sentenza del 17 luglio 1997; essa ha inoltre prolungato i periodi di prova di
due precedenti condanne. Secondo i Giudici l'interessato, il 16 novembre
1996, verso le 23.00, aveva lasciato in stato di ebrietà il bar B.________ a
Roveredo e si era messo al volante dell'automobile con la quale aveva poi
urtato, danneggiandola, una ringhiera ai margini della carreggiata; egli
aveva quindi proseguito per circa 100 m il tragitto per poi fermare la
vettura, addormentandovisi.

B.
La Commissione del Tribunale cantonale dei Grigioni ha respinto, con sentenza
del 3 ottobre 2001, l'appello del conducente. Essa ha sostanzialmente
ritenuto sufficienti gli indizi a suo carico e confermato gli accertamenti
dei primi Giudici.

C.
L'accusato impugna con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale
questo giudizio chiedendo di annullarlo. Fa valere un diniego di giustizia
formale, una valutazione arbitraria delle prove e la violazione del principio
"in dubio pro reo”. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei
consideranti.
La Commissione del Tribunale cantonale dei Grigioni chiede di respingere il
ricorso in quanto ricevibile, mentre la Procura pubblica rinuncia a
presentare osservazioni.
Con decreto del 3 maggio 2002 il Presidente della Corte ha accolto la domanda
di effetto sospensivo contenuta nel gravame.

Diritto:

1.
Il Tribunale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione
l'ammissibilità dei ricorsi, senza essere vincolato, in tale ambito, dagli
argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (DTF 128 I 177 consid. 1, 128
II 46 consid. 2a, 127 III 41 consid. 2a).

1.1 Il ricorrente fa valere una pretesa violazione del diritto di essere
sentito e l'arbitrio nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle
prove. Queste censure sono proponibili nel ricorso di diritto pubblico,
mentre non lo sarebbero nel ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 268 e
segg. PP, che il ricorrente non ha comunque presentato (cfr. art. 269 cpv. 2
e 273 cpv. 1 lett. b PP; DTF 127 I 38 consid. 2, 120 Ia 31 consid. 2b pag.
36, 120 IV 113 consid. 1a, 119 IV 17 consid. 1, 118 IV 88 consid. 2b; Robert
Hauser/Erhard Schweri, Schweizerisches Strafprozessrecht, 5a ed., Basilea
2002, pag. 505 segg.).
1.2 Gli altri requisiti di ammissibilità sono chiaramente adempiuti (art. 84
cpv. 1 lett. a, 87 e 89 OG) e la legittimazione del ricorrente è pacifica
(art. 88 OG).

2.
Il ricorrente fa innanzitutto valere una violazione del diritto di essere
sentito siccome la Corte cantonale avrebbe a torto esaminato il suo appello
solo dal profilo dell'arbitrio, limitandosi inoltre a commentare e riassumere
il primo giudizio.
Secondo l'art. 146 cpv. 1 della legge grigionese sulla giustizia penale,
dell'8 giugno 1958 (LGP), la Commissione del Tribunale cantonale riconsidera
liberamente la sentenza dell'autorità inferiore in fatto e in diritto, ma non
può inasprire le pene se l'appello è stato interposto solo a favore del
condannato. Nella procedura d'appello il potere d'esame dell'ultima istanza è
quindi di principio pieno (cfr. sentenza 1P.650/2000 del 26 gennaio 2001,
pubblicata in Pra 2001, n. 93, pag. 545 segg., consid. 1a inedito; Willy
Padrutt, Kommentar zur Strafprozessordnung des Kantons Graubünden, 2a ed.,
Coira 1996, n. 1 all'art. 146).
In concreto, la Corte cantonale ha ripreso gli accertamenti e le
considerazioni esposte dai primi giudici e vi si è confrontata nel giudizio
impugnato. Essa ha invero pure indicato che la prima istanza non era incorsa
in arbitrio nella valutazione degli indizi disponibili e nel giudizio sulla
colpevolezza dell'accusato, rifacendosi con ciò alla critica di arbitrio
sollevata dal ricorrente medesimo nell'ambito del suo appello (cfr. pure
Padrutt, op. cit., n. 2 all'art. 146). Comunque, l'ampiezza del controllo
esercitato dalla Commissione del Tribunale cantonale non deve essere valutato
astrattamente, ma tenendo conto del ruolo da essa effettivamente svolto e
dell'estensione dell'esame operato nel singolo caso (cfr. sentenza del 7
giugno 1995 consid. 2d/cc, pubblicata in RDAT II-1995, n. 19 pag. 51 segg.,
in particolare pag. 54). Ora, la Corte cantonale ha di fatto esaminato e
trattato liberamente le censure presentatele, senza d'altra parte dichiararne
alcuna inammissibile, segnatamente per un'insufficiente motivazione sotto il
profilo dell'arbitrio (cfr. DTF 127 I 38 consid. 1). In particolare, essa ha
motivato le ragioni per cui riteneva infondate le contestazioni riguardo alla
rilevanza delle deposizioni testimoniali, alle circostanze del sinistro, ai
possibili altri utenti della vettura e al mancato rinvenimento delle chiavi.
In tali circostanze, la libera cognizione imposta dall'art. 146 LGP è stata
in realtà garantita, di modo che il preteso diniego di giustizia formale è
infondato.

3.
Il ricorrente rimprovera poi all'Autorità cantonale una serie di accertamenti
arbitrari che l'avrebbero conseguentemente condotta a disattendere la portata
del principio "in dubio pro reo”. Egli ritiene sostanzialmente che gli indizi
disponibili sarebbero insufficienti per condannarlo, sussistendo d'altra
parte rilevanti dubbi sulla sua colpevolezza.

3.1 Nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove il Giudice di
merito dispone di un ampio potere di apprezzamento (DTF 118 Ia 28 consid.
1b). Per motivare l'arbitrio non basta criticare semplicemente la decisione
impugnata, né contrapporle una versione propria, per quanto sostenibile o
addirittura preferibile. Occorre piuttosto dimostrare per quale motivo
l'accertamento dei fatti o la valutazione delle prove sarebbero
manifestamente insostenibili, si trovino in chiaro contrasto con la
fattispecie, si fondino su una svista manifesta o contraddicano in modo
urtante il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 125 II 10 consid.
3a, 124 IV 86 consid. 2a, 123 I 1 consid. 4a, 122 I 61 consid. 3a). Secondo
la giurisprudenza, nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico il Tribunale
federale esamina unicamente le censure sollevate in modo chiaro e
dettagliato, critiche di carattere puramente appellatorio non potendo essere
considerate (art. 90 cpv. 1 lett. b OG; DTF 125 I 492 consid. 1b e rinvii).
Esso annulla d'altra parte la decisione impugnata solo quand'è insostenibile
non solo nella motivazione, bensì anche nel risultato (DTF 125 II 129 consid.
5b, 124 II 166 consid. 2a, 124 I 208 consid. 4a, 122 I 253 consid. 6c e
rinvii).

3.2 Il principio "in dubio pro reo", desumibile dall'art. 32 cpv. 1 Cost. e,
precedentemente, dall'art. 4 vCost. (DTF 127 I 38 consid. 2), trova
applicazione sia nell'ambito della valutazione delle prove sia in quello
della ripartizione dell'onere probatorio (cfr., riguardo al previgente art. 4
vCost., DTF 120 Ia 31 consid. 2a).
Riferito alla valutazione delle prove, esso significa che il giudice penale
non può dichiararsi convinto dell'esistenza di una fattispecie più
sfavorevole all'imputato quando, secondo una valutazione oggettiva del
materiale probatorio, sussistano dubbi che la fattispecie si sia verificata
in quel modo. La massima non impone che l'amministrazione delle prove conduca
a una certezza assoluta di colpevolezza. Semplici dubbi astratti e teorici
non sono sufficienti, poiché sono sempre possibili, né una certezza assoluta
può essere pretesa: il principio è disatteso quando il giudice penale avrebbe
dovuto nutrire, dopo un'analisi globale e oggettiva delle prove, rilevanti e
insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'imputato (DTF 120 Ia 31 consid.
2c; Hauser/Schweri, op. cit., pag. 228 segg., in particolare n. 11 circa la
convinzione del giudice). Il Tribunale federale dispone di un potere
cognitivo limitato all'arbitrio in materia di valutazione delle prove (cfr.
art. 9 Cost.; DTF 120 Ia 31 consid. 2c-e; cfr. inoltre DTF 125 I 492 consid.
1, 124 IV 86 consid. 2a) e può quindi intervenire unicamente qualora il
giudice condanni l'imputato, nonostante che una valutazione oggettiva delle
risultanze probatorie implichi la sussistenza di manifesti, rilevanti e
insopprimibili dubbi sulla sua colpevolezza (DTF 124 IV 86 consid. 2a, 120 Ia
31 consid. 4b). Il giudice non incorre nell'arbitrio quando le sue
conclusioni non corrispondano alla versione dell'istante (DTF 116 Ia 85
consid. 2b) e siano comunque sostenibili nel risultato. Una valutazione
unilaterale dei mezzi di prova viola per contro il divieto dell'arbitrio
(cfr. sentenza 1P.105/2001 del 28 maggio 2001, consid. 3b, apparsa in RDAT
II-2001, n. 58, pag. 227 segg.). Un giudizio di colpevolezza può poggiare,
mancando testimonianze oculari o prove materiali inoppugnabili, su indizi
atti a fondare il convincimento del tribunale (cfr. Hauser/Schweri, op. cit.,
pag. 255, n. 12-15).
Riferito all'onere della prova, il principio "in dubio pro reo" significa che
spetta alla pubblica accusa provare la colpevolezza dell'imputato, non a lui
dimostrare la sua innocenza. La censura riguardo all'asserita violazione di
questo principio, in tale ambito, viene esaminata dal Tribunale federale
liberamente (DTF 120 Ia 31 consid. 2c-d).

4.
Il ricorrente critica la valutazione delle deposizioni testimoniali da parte
della Corte cantonale e le ritiene insufficienti, e quindi non atte a
sminuire la sua versione dei fatti, secondo cui avrebbe posteggiato
l'automobile verso le 19.00, senza più utilizzarla. Egli si sarebbe infatti
addormentato nell'abitacolo solo in seguito, quando, ubriaco, vi si sarebbe
recato per prelevare una batteria; nessuno, d'altra parte, quella sera lo
avrebbe visto guidare la vettura e provocare l'incidente sicché, non essendo
peraltro certa l'identità della vernice rinvenuta sul luogo dell'incidente
con quella della vettura, sarebbe arbitraria la conclusione di colpevolezza.
È vero che l'inchiesta non ha permesso di determinare scientificamente che la
vernice rimasta sulla ringhiera danneggiata corrispondesse esattamente a
quella del veicolo utilizzato dall'accusato, né tale conclusione scaturisce
dalla deposizione del teste C.________, secondo il quale le tracce lasciate
dall'urto sarebbero state di colore simile. A questo proposito, la Corte
cantonale si è tuttavia limitata a rilevare che la somiglianza della vernice
costituiva un rilevante indizio che il danno fosse stato causato con quel
veicolo: questa conclusione non è manifestamente insostenibile, né il
ricorrente dimostra l'arbitrio con una motivazione conforme all'art. 90 cpv.
1 lett. b OG e alla citata giurisprudenza (cfr. consid. 3.1). Del resto,
contrariamente alla sua opinione, egli non è stato condannato solo, o
principalmente, su tale circostanza, ma sulla base di una valutazione
globale, spiegata e motivata, degli indizi disponibili, quali per esempio
pure l'ammaccatura sulla vettura in relazione con le caratteristiche e con il
tipo di danno subito dalla ringhiera, le coincidenze temporali dei vari
spostamenti e dell'urto, le circostanze in cui l'accusato è stato trovato nel
veicolo, l'assenza di altri infortuni analoghi nel tempo e nei luoghi
interessati.
Né la Corte cantonale si è fondata in modo decisivo sulla testimonianza di
D.________ nella misura in cui essa non ha confermato il passaggio dato
all'accusato da E.________. Che il ricorrente fosse stato da quest'ultimo
accompagnato al locale notturno verso le 21.30 non è stato in realtà negato
né dalla Commissione del Tribunale cantonale, né dai primi Giudici. La
questione non rivestiva però una grande importanza visto che i fatti
determinanti e costitutivi del reato sono stati commessi più tardi (verso le
23.00). Per la medesima ragione l'Autorità cantonale di ultima istanza non è
quindi incorsa nell'arbitrio ritenendo sostanzialmente irrilevante il fatto
che il cugino del ricorrente avesse in seguito relativizzato la testimonianza
da lui resa dinanzi alla polizia; in effetti, l'eventuale assenza del veicolo
presso il locale notturno verso le ore 22.00 non contrasta con gli
accertamenti riguardo al comportamento dell'accusato e all'incidente nelle
ore seguenti. Né le precedenti istanze hanno apprezzato in modo chiaramente
insostenibile la dichiarazione della citata testimone, laddove essa riferiva
che l'accusato si spostava di norma in automobile; la conclusione dei Giudici
secondo cui quella sera egli si era messo al volante ebbro e aveva causato
l'incidente era infatti avvalorata da ulteriori, importanti, indizi, tra cui
la concomitanza dell'orario di uscita dal bar B.________ con quello dell'urto
e del successivo rinvenimento del ricorrente appisolato nel veicolo
accidentato. A questo proposito, che il teste F.________ non abbia visto il
veicolo cozzare contro la ringhiera poteva, senza arbitrio, essere
considerato di scarsa importanza, visto che il testimone aveva comunque udito
il rumore dell'urto all'orario determinante, ciò che è rilevante in concreto.
Queste circostanze, e le conclusioni che ne derivano, non sono d'altra parte
sovvertite dalla sparizione delle chiavi, pur considerata in rapporto con la
generica argomentazione del ricorrente, secondo cui il veicolo in questione
verrebbe di massima utilizzato anche da altri conducenti. Del resto, anche in
questa sede, egli insiste - con argomentazioni invero perlopiù di carattere
appellatorio e quindi inammissibili - nel far risaltare singoli indizi che,
considerati isolatamente, avvalorerebbero la sua versione dei fatti. Un
indizio isolato rende tuttavia spesso possibili soluzioni diverse, ma esso
deve essere valutato globalmente, con gli altri. Ora, l'insieme degli indizi
disponibili può escludere ogni ragionevole dubbio sulla colpevolezza
dell'accusato (cfr. Hans Walder, Der Indizienbeweis im Strafprozess, in: RPS
108/1991, pag. 309 in fine; Hauser/Schweri, op. cit., pag. 255, n. 13).
Nelle esposte circostanze, vista la valutazione globale, accurata e
oggettiva, degli indizi già da parte dei primi Giudici, la Corte cantonale
poteva non avere insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'accusato: essa
non ha quindi violato gli art. 9 e 32 Cost. e l'art. 6 CEDU.

5.
Ne consegue che il ricorso di diritto pubblico deve essere respinto, nella
misura della sua ammissibilità. Le spese seguono la soccombenza (art. 156
cpv. 1 OG).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
La tassa di giustizia di fr. 3'000.-- è posta a carico del ricorrente.

3.
Comunicazione al patrocinatore del ricorrente, alla Procura pubblica e alla
Commissione del Tribunale cantonale dei Grigioni.

Losanna, 13 novembre 2002

In nome della I Corte di diritto pubblico
del Tribunale federale svizzero

Il presidente: Il cancelliere: