Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

I. Öffentlich-rechtliche Abteilung 1P.20/2002
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1P.20/2002/col

Sentenza del 19 aprile 2002
I Corte di diritto pubblico

Giudici federali Aemisegger, presidente della Corte e vicepresidente del
Tribunale federale,
Reeb, Catenazzi,
cancelliere Gadoni.

M.________, ricorrente, patrocinato dall'avv. Mauro Mini, via Soldino 22,
casella postale 218,
6903 Lugano,

contro

X.________ Assicurazioni,
Ministero pubblico del Cantone Ticino, via Pretorio 16,
6901 Lugano,
Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone
Ticino, via Pretorio 16, 6901 Lugano.

procedimento penale;

(ricorso di diritto pubblico contro la sentenza emanata il
29 novembre 2001 dalla Corte di cassazione e di revisione penale del
Tribunale d'appello del Cantone Ticino).
Fatti:

A.
Il 26 gennaio 2001 il Presidente della Corte delle assise correzionali di
Lugano ha riconosciuto M.________ e P.________ colpevoli di truffa mancata;
secondo il Giudice, al fine di procacciarsi un indebito profitto essi avevano
in correità simulato a Mezzovico, la notte del 17 agosto 1991, un incidente
della circolazione, provocando l'incendio delle due loro automobili: l'Alfa
Romeo condotta da P.________ e la Ferrari "replica” condotta da M.________.
Sempre secondo il Giudice, essi avevano poi annunciato il preteso sinistro
alle loro assicurazioni, ingannandone astutamente i funzionari, per indurli
ad atti pregiudizievoli al patrimonio delle compagnie; in particolare,
M.________ aveva fatto valere verso X.________ Assicurazioni una pretesa
d'indennizzo di fr. 93'000.-- per il veicolo e di fr. 66'315.-- per la merce
contenutavi e andata distrutta nell'incendio, e chiesto alla propria
assicurazione Y.________ la copertura casco relativa alla Ferrari "replica”.
Entrambi gli accusati sono stati condannati alla pena di sei mesi di
detenzione, sospesi condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, e
al versamento in solido alla parte civile X.________ Assicurazioni di un
risarcimento di fr. 16'378.--; Y.________ Assicurazioni, pure parte civile, è
stata rinviata al foro civile. L'accusa di sviamento della giustizia nei
confronti degli imputati è stata stralciata per intervenuta prescrizione
dell'azione penale; infine, P.________ è stato sottoposto, per il periodo di
sospensione condizionale, al patronato penale.

B.
La Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del
Cantone Ticino (CCRP), adita da M.________, ne ha respinto, in quanto
ammissibile, il ricorso. Essa non ha ravvisato vizi essenziali di procedura,
segnatamente nel fatto che il Presidente della Corte del merito aveva fondato
il suo giudizio anche sulle perizie agli atti, e ha ritenuto non arbitrari
l'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove del primo Giudice.

C.
M.________ impugna con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale
questo giudizio chiedendo di annullarlo. Chiede pure di annullare la sentenza
del Presidente della Corte delle assise correzionali. Il ricorrente fa valere
una violazione del diritto di essere sentito, di norme procedurali, del
principio "in dubio pro reo” e del divieto dell'arbitrio. Delle motivazioni
si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.
La CCRP rinuncia a presentare osservazioni, mentre il PP e X.________
Assicurazioni non hanno risposto.

Diritto:

1.
Il Tribunale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione
l'ammissibilità dei ricorsi, senza essere vincolato, in tale ambito, dagli
argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (DTF 128 II 46 consid. 2a, 127
III 41 consid. 2a, 126 I 257 consid. 1a).

1.1 Il ricorrente lamenta la violazione di norme cantonali di procedura,
segnatamente riguardo alle modalità di assunzione delle perizie, nonché dei
suoi diritti di difesa, in particolare del diritto di essere sentito, nella
fase dell'istruzione formale; critica inoltre l'accertamento dei fatti e la
valutazione delle prove, ritenendoli arbitrari. Queste censure sono
proponibili nel ricorso diritto pubblico, mentre non lo sarebbero nel ricorso
per cassazione ai sensi dell'art. 268 e segg. PP, che il ricorrente non ha
presentato (cfr. art. 269 cpv. 2 e 273 cpv. 1 lett. b PP; DTF 127 I 38
consid. 2, 120 Ia 31 consid. 2b pag. 36, 120 IV 113 consid. 1a, 119 IV 17
consid. 1, 118 IV 88 consid. 2b; Robert Hauser/Erhard Schweri,
Schweizerisches Strafprozessrecht, 3a ed., Basilea 1999, pag. 474 seg.).
1.2 Gli altri requisiti di ammissibilità non danno adito a dubbi (art. 84
cpv. 1 lett. a, 87 e 89 OG). La legittimazione del ricorrente è pacifica
(art. 88 OG).

1.3 Il ricorso di diritto pubblico ha, tranne eccezioni che non si verificano
in concreto, natura meramente cassatoria (DTF 127 II 1 consid. 2c, 126 III
534 consid. 1c e rinvio). Ove il ricorrente chiede più dell'annullamento del
giudizio impugnato, segnatamente l'annullamento della sentenza del Presidente
delle assise correzionali, il suo gravame è quindi inammissibile (DTF 125 I
492 consid. 1a/bb, 104 consid. 1b e rinvii).

2.
Il ricorrente lamenta di non avere potuto partecipare all'allestimento delle
perizie e di averle potute esaminare solo con il deposito degli atti,
avvenuto l'11 luglio 1995, ritiene l'audizione dei periti solo in sede di
dibattimento insufficiente per un'efficace difesa. Inoltre, secondo il
ricorrente, anche il fatto di non avere potuto partecipare all'ispezione
delle carcasse dei due veicoli, di non aver potuto esaminare una seconda
Ferrari "replica” tuttora esistente, identica a quella andata distrutta, e di
non avere avuto la facoltà di interrogare i testi prima del pubblico
dibattimento, avrebbe favorito la pubblica accusa e costituirebbe una
violazione del principio della parità delle armi. Egli critica inoltre la
perizia allestita dal dott. Z.________, esperto del servizio scientifico
della polizia di Zurigo, che qualifica di natura privata e assunta in
violazione del principio del contraddittorio.

2.1 Il ricorrente sostiene in particolare che l'art. 146 del Codice di
procedura penale ticinese, del 19 dicembre 1994 (CPP/TI), entrato in vigore
il 1° gennaio 1996, gli avrebbe conferito il diritto di partecipare
all'allestimento della perizia giudiziaria e di proporre quesiti peritali. Il
PP ha tuttavia designato l'ing. L.________ quale perito e gli ha sottoposto i
quesiti con decreto del 2 dicembre 1991, reso in applicazione del Codice di
procedura penale del 10 luglio 1941 (vCPP/TI). Il rapporto peritale è stato
eseguito il 10 gennaio 1992. Secondo l'art. 351 CPP/TI ai procedimenti in
corso alla data di entrata in vigore della nuova legge di procedura si
applica la legge anteriore solo quando sia già stato emanato l'atto di accusa
(cpv. 1); in tutti gli altri casi è applicabile la nuova legge, restando però
ferma la validità degli atti precedentemente compiuti (cpv. 2). In concreto,
l'atto d'accusa è stato emanato il 14 ottobre 1996, dopo quindi l'entrata in
vigore del CPP/TI, per cui il Presidente della Corte del merito e la CCRP
hanno, rettamente, svolto i loro incombenti e statuito sulla vertenza
applicando il nuovo diritto, gli atti istruttori litigiosi avendo tuttavia di
principio mantenuto la loro validità (art. 351 cpv. 2 CPP/TI). Ora, riguardo
alla perizia giudiziaria, gli art. 96 segg. vCPP/TI, applicati nella
fattispecie dal PP, non prevedevano, di massima, la partecipazione attiva
delle parti all'esecuzione della perizia (cfr. Niccolò Salvioni, Codice di
procedura penale, Locarno 1999, pag. 256 seg.). In particolare il diritto
anteriore non conteneva una disposizione analoga all'art. 146 cpv. 1 CPP/TI,
secondo cui, nella misura compatibile con il buon andamento dell'istruzione,
le parti e i loro patrocinatori possono pure proporre quesiti peritali.
Cionondimeno, nel decreto di perizia del 2 dicembre 1991, il magistrato ha
assegnato al ricorrente un termine di cinque giorni per fare valere eventuali
motivi di ricusazione nei confronti del perito (art. 97 vCPP/TI) e per
esercitare il diritto sancito dall'art. 152 vCPP/TI, secondo cui, se una
perizia deve avere luogo, l'imputato può chiedere di farvi assistere periti
propri che intende far sentire nel pubblico dibattimento. Il ricorrente ha
fatto seguito al decreto con scritto del 9 dicembre 1991, comunicando al PP
di essere d'accordo sui punti dell'indagine e di ipotizzare quale causa
dell'incendio un eventuale cortocircuito nei cavi dell'impianto Natel. Il
perito si è confrontato anche con questa tesi, dandone atto nel suo rapporto:
ha rilevato che detto impianto avrebbe certo potuto generare scintille, le
quali avrebbero però potuto causare un improvviso incendio unicamente a
contatto con un acceleratore altamente infiammabile. Al proposito, i
materiali di rivestimento dell'abitacolo e i componenti dei sedili, pur
essendo combustibili, non costituivano acceleratori, e avrebbero impiegato
vari minuti per infiammarsi, dopo avere sprigionato del fumo intenso. In tali
circostanze, l'accusato ha quindi potuto proporre le sue argomentazioni, di
cui l'esperto ha tenuto conto, già all'atto di eseguire la perizia.

2.2 D'altra parte, dal profilo della garanzia di un processo equo e dei
diritti della difesa, sanciti dagli art. 29 segg. Cost. e dall'art. 6 n. 1
CEDU, gli elementi di prova devono essere di principio prodotti alla presenza
dell'accusato nell'ambito di un'udienza pubblica, in vista di un dibattimento
in contraddittorio (DTF 125 I 127 consid. 6b e 6c/aa, 121 I 306 consid. 1b;
sentenza della CEDU del 27 febbraio 2001 nella causa Lucà c. Italia, consid.
n. 39, apparsa nella Rivista internazionale dei diritti dell'uomo 2/2001,
pag. 630 segg.). Questa regola tende ad assicurare la parità delle armi tra
la pubblica accusa e la difesa (DTF 121 I 306 consid. 1b), principio che -
contrariamente all'opinione del ricorrente - trova un'applicazione limitata
nella fase dell'inchiesta (DTF 106 IV 85 consid. 2b/aa pag. 88; Robert
Hauser/Erhard Schweri, op. cit., pag. 129 n. 3 e pag. 229 seg.). Le accennate
condizioni sono senz'altro adempiute nella fattispecie, l'accusato avendo
avuto la possibilità, in sede di dibattimento, di esprimersi sulle perizie,
di criticarle, di contestarne le conclusioni e di porre ai periti domande e
richieste di delucidazioni. In quell'occasione egli ha pure potuto
interrogare i testimoni notificati, alla sola eccezione del teste R.________,
impedito a presenziare al processo siccome degente all'ospedale. Comunque, a
questo proposito, premesso che non si trattava di un testimone a carico e che
esso era già stato interrogato dalla polizia, l'accusato non ha insisto
perché il teste fosse sentito all'ospedale, secondo le modalità previste
dall'art. 248 CPP/TI.
Il ricorrente lamenta anche in questa sede la mancata ispezione della seconda
Ferrari "replica”, tuttora esistente. Sostiene che questa manchevolezza
avrebbe impedito di esaminare la capienza dell'automobile nonché lo stato
dell'impianto elettrico e della pompa della benzina. La CCRP ha osservato che
l'ispezione dell'impianto elettrico era stata rifiutata dal Giudice
dell'istruzione e dell'arresto, che l'aveva ritenuta senza nesso né
pertinenza. Al dibattimento era inoltre stato sentito quale testimone -
notificato dall'accusato - il meccanico che aveva effettuato riparazioni
sulla Ferrari "replica” esistente. Questi aveva confermato di avere messo
sotto sicurezza varie parti dell'impianto elettrico, collegandole a un
fusibile e di avere fissato la pompa della benzina, che mancava inoltre di
pressione. Tuttavia, anche ipotizzando una difettosità dell'impianto pure
riguardo al veicolo andato distrutto, fondata invero su un indizio assai
labile, la possibilità che l'incendio fosse riconducibile a un cortocircuito
era smentita dalle altre risultanze, segnatamente dalla deposizione del teste
R.________ e da quella del dott. Z.________, secondo cui, nel caso di un
cortocircuito all'impianto elettrico, l'eventuale incendio si sarebbe
sviluppato lentamente. Va qui d'altra parte rilevato che questa tesi coincide
sostanzialmente con quella del perito giudiziario. In sostanza, il Presidente
della Corte delle assise prima, la CCRP poi, non hanno del tutto escluso una
possibile difettosità della vettura; hanno tuttavia ritenuto, valutando
oggettivamente gli ulteriori mezzi di prova, che tali imperfezioni non
fossero la causa dell'incendio. In tali circostanze, i Giudici cantonali
hanno quindi sostanzialmente considerato irrilevante l'ispezione del veicolo
esistente sulla base di un apprezzamento anticipato - spiegato e motivato -
della prova, che il ricorrente non censura d'arbitrio (cfr. DTF 115 Ia 8
consid. 3a; cfr. pure, sull'apprezzamento anticipato delle prove, 122 II 464
consid. 4a, 120 Ib 224 consid. 2b e rinvii).
Ne consegue che l'accusato ha potuto beneficiare di un processo equo e
rispettoso dei suoi diritti di difesa, segnatamente del diritto di essere
sentito. In particolare, il fatto che egli non abbia partecipato più
attivamente all'inchiesta non ha comportato, nelle citate circostanze, una
disattenzione delle garanzie costituzionali e convenzionali (DTF 119 Ia 260
consid. 6c).

2.3 Il ricorrente critica anche il fatto che i Giudici cantonali si siano
fondati sulla perizia del servizio scientifico della polizia di Zurigo, che
qualifica come "perizia privata” siccome pagata dall'assicurazione. Ora,
premesso che - rettamente - i Giudici cantonali non hanno equiparato il
rapporto steso dal dott. Z.________ a una perizia ufficiale (cfr., sulle
nozioni di perito ufficiale e di perito di parte, DTF 127 I 73 consid.
3f/bb), non occorre esaminare nel dettaglio la natura di tale atto. In
effetti, come visto, i diritti di difesa del ricorrente sono stati rispettati
anche riguardo all'assunzione di questo mezzo di prova, peraltro non escluso
dalla procedura penale ticinese: egli ha in effetti potuto esaminare il
rapporto, esprimersi su di esso, criticarne le conclusioni e porre domande
all'esperto in sede di dibattimento. I Giudici cantonali potevano quindi,
senza incorrere nell'arbitrio, fondarsi anche sul rapporto litigioso, che del
resto confortava le conclusioni della perizia giudiziaria.

3.
Il ricorrente rimprovera poi all'autorità cantonale una serie di accertamenti
arbitrari dei fatti che l'avrebbero conseguentemente condotta a disattendere
la portata del principio della presunzione d'innocenza, rispettivamente del
principio "in dubio pro reo”.

3.1 Nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove il Giudice di
merito, il cui operato è già stato esaminato, nei limiti delle facoltà che le
competevano, dalla CCRP, dispone di un ampio potere di apprezzamento (DTF 118
Ia 28 consid. 1b). Per motivare l'arbitrio non basta criticare semplicemente
la decisione impugnata, né contrapporle una versione propria, per quanto
sostenibile o addirittura preferibile. Occorre piuttosto dimostrare per quale
motivo l'accertamento dei fatti o la valutazione delle prove sarebbero
manifestamente insostenibili, si trovino in chiaro contrasto con la
fattispecie, si fondino su una svista manifesta o contraddicano in modo
urtante il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 125 II 10 consid.
3a, 124 IV 86 consid. 2a, 123 I 1 consid. 4a, 122 I 61 consid. 3a). Secondo
la giurisprudenza, il Tribunale federale annulla d'altra parte la decisione
impugnata quand'essa è insostenibile non solo nella motivazione, bensì anche
nel risultato (DTF 125 II 129 consid. 5b, 124 II 166 consid. 2a, 124 I 208
consid. 4a, 122 I 253 consid. 6c e rinvii).

3.2 Il principio "in dubio pro reo", desumibile dall'art. 32 cpv. 1 Cost. e,
precedentemente, dall'art. 4 vCost. (DTF 127 I 38 consid. 2), trova
applicazione sia nell'ambito della valutazione delle prove sia in quello
della ripartizione dell'onere probatorio (cfr., riguardo al previgente art. 4
vCost., DTF 120 Ia 31 consid. 2a).
Riferito alla valutazione delle prove, esso significa che il giudice penale
non può dichiararsi convinto dell'esistenza di una fattispecie più
sfavorevole all'imputato quando, secondo una valutazione oggettiva del
materiale probatorio, sussistano dubbi che la fattispecie si sia verificata
in quel modo. La massima non impone che l'amministrazione delle prove conduca
a una certezza assoluta di colpevolezza. Semplici dubbi astratti e teorici
non sono sufficienti, poiché sono sempre possibili, né una certezza assoluta
può essere pretesa: il principio è disatteso quando il giudice penale avrebbe
dovuto nutrire, dopo un'analisi globale e oggettiva delle prove, rilevanti e
insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'imputato (DTF 120 Ia 31 consid.
2c; Hauser/Schweri, op. cit., pag. 217 segg., in particolare n. 11 circa la
convinzione del giudice). Il Tribunale federale dispone di un potere
cognitivo limitato all'arbitrio in materia di valutazione delle prove (cfr.
art. 9 Cost.; DTF 120 Ia 31 consid. 2c-e; cfr. inoltre DTF 125 I 492 consid.
1, 124 IV 86 consid. 2a) e può quindi intervenire unicamente qualora il
giudice condanni l'imputato, nonostante che una valutazione oggettiva delle
risultanze probatorie implichi la sussistenza di manifesti, rilevanti e
insopprimibili dubbi sulla sua colpevolezza (DTF 124 IV 86 consid. 2a, 120 Ia
31 consid. 4b). Il giudice non incorre nell'arbitrio quando le sue
conclusioni non corrispondano alla versione dell'istante (DTF 116 Ia 85
consid. 2b) e siano comunque sostenibili nel risultato. Una valutazione
unilaterale dei mezzi di prova viola per contro il divieto dell'arbitrio
(cfr. sentenza 1P.105/2001 del 28 maggio 2001, consid. 3b, apparsa in RDAT
II-2001, n. 58, pag. 227 segg.). Un giudizio di colpevolezza può poggiare,
mancando testimonianze oculari o prove materiali inoppugnabili, su indizi
atti a fondare il convincimento del tribunale (cfr. Hauser/Schweri, op. cit.,
pag. 239, n. 12-15).
Riferito all'onere della prova, il principio "in dubio pro reo" significa che
spetta alla pubblica accusa provare la colpevolezza dell'imputato, non a lui
dimostrare la sua innocenza. La censura riguardo all'asserita violazione di
questo principio, in tale ambito, viene esaminata dal Tribunale federale
liberamente (DTF 120 Ia 31 consid. 2c-d).

4.
Nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico il Tribunale federale esamina
unicamente le censure sollevate in modo chiaro e dettagliato. Critiche di
carattere puramente appellatorio non possono essere considerate in
quest'ambito (art. 90 cpv.1 lett. b OG; DTF 125 I 492 consid. 1b e rinvii).
Non basta infatti affermare che la decisione della Corte del merito è
arbitraria e di riflesso che lo è anche quella dell'istanza superiore, che
l'ha confermata. In quanto considera violato il principio "in dubio pro reo",
il ricorrente deve dimostrare perché la CCRP a torto avrebbe negato
l'arbitrarietà della decisione sottoposta al suo giudizio, ossia perché essa
ha comunque pronunciato una sentenza di condanna nell'ambito di una
valutazione oggettiva di tutte le risultanze probatorie, malgrado l'esistenza
di dubbi rilevanti e insopprimibili (DTF 125 I 492 consid. 1b, 120 Ia 31
consid. 2d).

5.
5.1Il ricorrente critica gli accertamenti della CCRP riguardo all'asserita
presenza di una tanica di benzina nell'abitacolo e all'esistenza di una falla
nel pianale della vettura. Certo, egli aveva riferito già in sede di
interrogatorio dinanzi alla polizia di trasportare, dietro il sedile del
conducente, una tanica di carburante. Tuttavia, gli esperti non hanno trovato
traccia del contenitore, che pure avrebbe dovuto lasciare resti, e l'ipotesi
della falla, invero non risultante dalle perizie, non era stata
precedentemente prospettata dall'accusato, nemmeno con l'istanza di
complemento d'inchiesta. Comunque, la CCRP non ha del tutto negato la
presenza della tanica; ha, per contro, rettamente rilevato che tale quesito
era, tutto sommato, di poca importanza, decisiva essendo la determinazione
dell'origine dell'incendio. A questo proposito, la Corte cantonale,
fondandosi su una valutazione globale, spiegata e motivata, degli indizi
disponibili, segnatamente sui rapporti peritali, ha concluso che l'incendio
non era riconducibile né all'esistenza della tanica né all'urto tra le
vetture: il contenitore litigioso avrebbe semmai alimentato il rogo, non ne
era però la causa. In queste circostanze, la CCRP poteva, senza pronunciare
una decisione manifestamente insostenibile, concludere che la questione
relativa alla presenza del recipiente, e conseguentemente quella riguardo
all'apertura dalla quale esso sarebbe uscito, erano, nel complesso dei fatti,
di secondaria importanza.

5.2 Il ricorrente critica poi gli accertamenti riguardanti gli oggetti
trasportati nella Ferrari "replica”, accennando soprattutto al fatto che tali
oggetti sarebbero in un primo tempo stati tolti dai pompieri. Ora, su questo
punto, la CCRP ha tra l'altro considerato il gravame inammissibile per
carenza di motivazione, visto che il ricorrente non aveva addotto le modalità
con cui un'eventuale disfunzione tra pompieri e polizia avrebbe comportato
l'asserita sparizione di 120 dispositivi d'allarme. Al proposito, il
ricorrente non spiega, con una motivazione conforme all'art. 90 cpv. 1 lett.
b OG, perché la CCRP sarebbe incorsa nell'arbitrio dichiarando inammissibile
tale censura (DTF 118 Ib 26 consid. 2b, 134 consid. 2).
La Corte cantonale ha comunque anche rilevato che la conclusione del primo
Giudice, secondo cui la vettura non conteneva altri oggetti oltre a quelli
indicati dall'esperto della polizia scientifica zurighese, pur potendo
apparire rigorosa, non era arbitraria. Risulta dagli atti, e del resto i
Giudici cantonali lo constatano nei loro giudizi, che le modalità con cui
sarebbero stati tolti e successivamente rimessi gli oggetti rinvenuti nella
vettura non sono del tutte chiare. Inoltre, dalla perizia della polizia
scientifica zurighese emerge che nella Ferrari "replica” sono stati rinvenuti
tre o quattro indumenti femminili, 35 alimentatori (adapter), un Natel, 100
dispositivi d'allarme imballati, 32 confezioni da quattro batterie di 1,5 V
ciascuna: queste cifre sono però, secondo lo stesso esperto, soltanto
approssimative. Il rapporto peritale rileva però anche che eventuali
apparecchi fotografici, videocamere, vestiti e scarpe avrebbero dovuto
lasciare tracce identificabili. In considerazione della quantità e del genere
degli oggetti che l'accusato asseriva trovarsi nel veicolo, e ritenuto che
non è ravvisabile un abuso da parte dei pompieri e degli agenti, la
conclusione del primo giudice, ritenuta non arbitraria dalla CCRP, secondo
cui la distinta presentata all'assicurazione elencava anche oggetti che in
realtà non si trovavano nell'automobile, non appare manifestamente
insostenibile. Comunque, pur dando atto al ricorrente che gli accertamenti su
questo punto non sono del tutto precisi, la conclusione dei Giudici cantonali
circa la simulazione dell'incidente non è fondata in modo determinante su
questo indizio, ma su una valutazione globale, accurata e oggettiva, della
fattispecie. D'altra parte, a prescindere dagli oggetti trasportati, già la
vettura in sé era un "kitsch senza mercato” che l'accusato non riusciva a
vendere.

5.3 Il ricorrente critica inoltre il giudizio impugnato laddove conclude per
l'esistenza di un accordo tra gli accusati allo scopo di commettere la
truffa, nonostante la mancanza di una prova che i due si conoscessero o si
fossero precedentemente incontrati.
Il Presidente della Corte delle assise ha accertato che dagli atti non
emergevano indizi riguardo a una conoscenza tra gli accusati e riguardo agli
accordi sul compenso al correo, la cui situazione finanziaria pur costituiva
un movente del reato. Come rettamente rilevato dalla CCRP, l'assenza di prove
in tal senso, non doveva tuttavia far necessariamente ritenere che gli
accusati non si conoscessero. I Giudici cantonali hanno in effetti ritenuto,
sulla base di una valutazione globale, spiegata e motivata, degli indizi e in
particolare sulla perizia ufficiale, che l'incidente e l'incendio erano stati
simulati. Essi potevano quindi concludere che in qualche modo i due autori
dovessero pure essersi conosciuti. Né i Giudici cantonali sono incorsi
nell'arbitrio ritenendo altamente verosimile la matrice dolosa dell'incendio
e, in modo particolare, l'impiego di un acceleratore della combustione. Tale
argomentazione corrisponde sostanzialmente alla tesi del perito ufficiale e
coincide pure con quanto rilevato dall'esperto della polizia scientifica di
Zurigo. D'altra parte, trattandosi essenzialmente di questioni tecniche, i
Giudici cantonali potevano di principio attenersi alle risultanze della
perizia ufficiale, non essendo ravvisabili contraddizioni manifeste e
accertamenti di fatto erronei (DTF 118 Ia 144 consid. 1c pag. 146 seg.).
Alla luce di queste considerazioni, tenuto conto dei principi
giurisprudenziali enunciati sopra, non si può affatto affermare che il
Giudice di merito sia caduto su questi aspetti nell'arbitrio e che la Corte
di cassazione, confermandone la decisione, abbia poi violato essa medesima
gli art. 9 e 32 Cost.

6.
Ne consegue che il ricorso di diritto pubblico deve essere respinto, nella
misura della sua ammissibilità. Le spese seguono la soccombenza (art. 156
cpv. 1 OG).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
La tassa di giustizia di fr. 3'000.-- è posta a carico del ricorrente.

3.
Comunicazione al patrocinatore del ricorrente, alla controparte, al Ministero
pubblico e alla Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale
d'appello del Cantone Ticino.

Losanna, 19 aprile 2002

In nome della I Corte di diritto pubblico
del Tribunale federale svizzero

Il presidente: Il cancelliere: