Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

I. Öffentlich-rechtliche Abteilung 1P.309/2002
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1P.309/2002 /bom

Sentenza del 31 ottobre 2002
I Corte di diritto pubblico

Giudici federali Aemisegger, presidente della Corte e vicepresidente del
Tribunale federale,
Catenazzi e Nay,
cancelliere Crameri.

A. ________,
B.________,
ricorrenti,
patrocinati dall'avv. Sandro Patuzzo, via Nassa 25 / riva Vela 12, 6900
Lugano,

contro

C.________,

Ministero pubblico del Cantone Ticino, Ufficio di Bellinzona, viale S.
Franscini 3, 6501 Bellinzona,
Tribunale d'appello del Cantone Ticino, Camera dei ricorsi penali, via
Pretorio 16, 6901 Lugano.

decreto di non luogo a procedere

(ricorso di diritto pubblico contro la sentenza del
3 maggio 2002 della Camera dei ricorsi penali del
Tribunale d'appello del Cantone Ticino)

Fatti:

A.
Nel 1995 la D.________ SA ha preso in locazione uffici in uno stabile di
Lugano di cui sono comproprietari A.________ e B.________ SA. Al termine
della locazione ai locatori è rimasto scoperto un importo di fr. 9290.45. La
locatrice ha quindi sottoscritto, all'ordine di A.________, un vaglia
cambiario. Ne sono seguiti una procedura esecutiva in via cambiaria e, con
decisione del 28 gennaio 1999 del Pretore del Distretto di Lugano, il
fallimento della società; la procedura è poi stata sospesa per mancanza di
attivi.

Il 12/15 febbraio 1999 A.________, per sé e quale amministratore unico della
B.________ SA, ha denunciato l'allora amministratore unico della società,
C.________ , nonché gli altri organi societari, per titolo di cattiva
gestione (art. 165 CP), eventualmente bancarotta fraudolenta (163 CP) e
omissione della contabilità (art. 166 CP).

B.
Con decisione del 26 aprile 1999 il Procuratore pubblico del Cantone Ticino
(PP) ha decretato il non luogo a procedere, rilevando che le affermazioni del
denunciante non erano confermate da documenti o altre spiegazioni
particolari, l'unica circostanza segnalata essendo il mancato pagamento del
saldo del canone di locazione. Contro questo decreto i denuncianti hanno
presentato un'istanza di promozione dell'accusa alla Camera dei ricorsi
penali del Tribunale di appello del Cantone Ticino (CRP) che, con sentenza
del 3 maggio 2002, l'ha dichiarata irricevibile; essa non ha ritenuto che il
mancato pagamento della pigione fosse conseguenza diretta dell'omessa
contabilità.

C.
A.________ e la B.________ SA impugnano questa sentenza con un ricorso di
diritto pubblico al Tribunale federale. Chiedono di annullarla e di rinviare
la causa all'Autorità cantonale per nuovo giudizio.

C. ________  non ha presentato osservazioni, mentre il PP chiede di
confermare la decisione impugnata. La Corte cantonale si rimette al giudizio
del Tribunale federale.

Diritto:

1.
Il Tribunale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione
l'ammissibilità dei ricorsi che gli vengono sottoposti, senza essere
vincolato, in tale ambito, dagli argomenti delle parti o dalle loro
conclusioni (DTF 128 I 46 consid. 1a, 128 II 56 consid. 1, 127 II 198 consid.
2).

2.
La CRP ha dichiarato inammissibile l'istanza di promozione dell'accusa
argomentando  che i richiedenti, in assenza di un loro pregiudizio diretto,
non erano legittimati a presentarla (art. 186 cpv. 1 CPP/TI).

2.1 Secondo l'art. 88 OG il diritto di presentare un ricorso di diritto
pubblico spetta ai privati che si trovano lesi nei loro diritti da decisioni
che li riguardano personalmente o che rivestono carattere obbligatorio
generale. È irrilevante la circostanza ch'essi avessero qualità di parte
nella sede cantonale (DTF 123 I 279 consid. 3b, 121 I 267 consid. 2). Per
costante giurisprudenza, il denunciante, la parte lesa o la parte civile, cui
manca la qualità di vittima ai sensi della legge federale concernente l'aiuto
alle vittime di reati del 4 ottobre 1991 (LAV; RS 312.5), non sono, di
massima, legittimati a impugnare nel merito decisioni concernenti
procedimenti penali nei quali fossero, in quella veste, interessati; essi non
sono in particolare legittimati a impugnare i giudizi con cui è stato
pronunciato l'abbandono di un procedimento penale o è stata respinta la loro
istanza di apertura dell'istruzione formale. La pretesa punitiva spetta
infatti unicamente allo Stato ed essi non possono quindi prevalersi di un
interesse giuridico ai sensi dell'art. 88 OG (DTF 104 Ia 156 consid. 2a, 125
I 253 consid. 1b e rinvii; sentenza del 21 dicembre 1999 nella causa B.,
consid. 3, apparsa in RDAT I-2000, n. 52, pag. 496 segg.; sentenza del 6
dicembre 1999 nella causa R., apparsa in RDAT I-2000, n. 53, pag. 498 segg.;
Gérard Piquerez, Procédure pénale suisse, Traité théorique et pratique,
Zurigo 2000, pag. 812, n. 3820 segg.). Le citate persone non possono pertanto
rimproverare all'autorità cantonale di aver violato la Costituzione,
segnatamente il divieto dell'arbitrio nell'applicare la legge, nell'accertare
i fatti, nel valutare le prove o nell'apprezzarne la rilevanza (DTF 125 I 253
consid. 1b). Questa giurisprudenza è stata mantenuta anche dopo l'entrata in
vigore, il 1° gennaio 2000, dell'art. 9 Cost. (sentenza 1P.151/2000 del 16
agosto 2000, consid. 1a/aa; cfr. DTF 126 I 81 consid. 3-6, 97 consid. 1a).

2.2 Indipendentemente dalla carenza di legittimazione nel merito, il leso o
il denunciante può tuttavia censurare la violazione delle garanzie
procedurali che il diritto cantonale o gli art. 29 seg. Cost. e 6 CEDU gli
conferiscono quale parte, sempreché tale inosservanza equivalga a un diniego
di giustizia formale. Il leso o il denunciante può pertanto far valere, ad
esempio, che il ricorso non sarebbe stato esaminato, a torto, nel merito,
ch'egli non sarebbe stato sentito, che gli sarebbe stata negata la
possibilità di offrire mezzi di prova o di consultare gli atti o che non gli
sarebbe stata riconosciuta, a torto, la qualità di danneggiato (DTF 122 I 267
consid. 1b, 121 IV 317 consid. 3b, 120 Ia 220 consid. 2a; Walter Kälin, Das
Verfahren der staatsrechtlichen Beschwerde, 2a ed., Berna 1994, pag. 243
seg., 253). Per contro, egli non è legittimato a censurare la valutazione
delle prove da lui offerte fatta dall'Autorità, segnatamente la circostanza
che l'assunzione di queste prove sia stata rifiutata in base alla loro
irrilevanza o al loro apprezzamento anticipato. Il giudizio su tali questioni
non può infatti essere distinto da quello sul merito che tuttavia, come
visto, il leso o denunciante non è legittimato a impugnare (DTF 120 Ia 157
consid. 2a/bb, 220 consid. 2a).

2.3 Il Tribunale federale ha recentemente stabilito che il terzo, cui viene
rifiutata la qualità di parte nel procedimento penale, non può, di massima,
impugnare le ulteriori decisioni delle autorità che si occupano della causa,
per cui tale rifiuto costituisce una decisione finale secondo l'art. 87 OG
(sentenza 1P.276/2002 del 12 agosto 2002, consid. 2, destinata a
pubblicazione). La decisione impugnata pone termine alla controversia per
quanto concerne i ricorrenti: nei loro confronti si tratta quindi di una
decisione finale. In tali circostanze il ricorso di diritto pubblico è
ammissibile, tuttavia unicamente in quanto diretto contro il rifiuto della
CRP di riconoscere ai ricorrenti la qualità di parte (DTF 120 Ia 220 consid.
2a).

3.
Secondo l'art. 186 cpv. 1 CPP/TI, la legittimazione a presentare un'istanza
di promozione dell'accusa spetta unicamente alla parte civile, cioè alla
persona fisica o giuridica danneggiata moralmente o materialmente da un reato
(art. 69 cpv. 1 CPP/TI). La Corte cantonale ha rilevato che secondo la
giurisprudenza e la dottrina può costituirsi parte civile solo la persona
fisica o giuridica attualmente, direttamente e personalmente lesa nel suo
bene giuridico (Michele Rusca/Edy Salmina/Carlo Verda, Commento del Codice
civile di Procedura Penale ticinese, Lugano 1997, n. 1 all'art. 69).

3.1 Per motivare la censura di arbitrio non basta criticare semplicemente la
decisione impugnata, né contrapporle una versione propria, per quanto
sostenibile, dei fatti o una propria valutazione delle prove. Occorre
piuttosto dimostrare per quale motivo l'accertamento dei fatti o la
valutazione delle prove sarebbe manifestamente insostenibile, si trovi in
chiaro contrasto con gli atti, si fondi su una svista manifesta, violi
gravemente una norma o un principio giuridico chiaro e indiscusso o
contraddica in modo urtante il sentimento di giustizia e di equità (DTF 127 I
38 consid. 2b pag. 41, 54 consid. 2b).

3.2  La Corte cantonale ha rilevato che gli istanti ritengono d'aver subito
un danno patrimoniale poiché la D.________ SA  sarebbe stata gestita
disattendendo gli obblighi legali degli art. 725 rispettivamente 957 segg.
CO, ciò che configurerebbe il reato di omissione della contabilità o di
cattiva gestione secondo l'art. 165 CP. I Giudici cantonali hanno tuttavia
ritenuto che il mancato pagamento della pigione non potesse essere
considerato quale conseguenza diretta dell'omessa contabilità, né che il
pregiudizio patito dagli istanti fosse il risultato di una diminuzione
fittizia dell'attivo della società o il frutto di una cattiva gestione
cagionata da un'insufficiente dotazione di capitale, da spese sproporzionate,
da speculazioni avventate o ancora da crediti concessi o utilizzati con
leggerezza. Secondo la CRP l'inadempienza della società rappresenta piuttosto
la conseguenza del suo generale stato di insolvenza ripercossosi sugli
istanti soltanto indirettamente, sia perché dagli atti non emergerebbe alcun
indizio che la società non disponesse, al momento della stipulazione del
contratto di locazione, di sufficienti mezzi, sia perché nemmeno sarebbe dato
sapere se, durante il periodo di locazione, essa avrebbe dovuto avvisare il
giudice ai sensi dell'art. 725 cpv. 2 CO; del resto, ha aggiunto la Corte
cantonale, le omissioni sarebbero comunque state commesse nel 1998, ossia
quando la società già aveva lasciato lo stabile degli istanti.

3.3  I ricorrenti sostengono che la distinzione tra danno diretto e
indiretto, conosciuta nel diritto delle obbligazioni, non sarebbe proponibile
nell'ambito dell'art. 69 CPP/TI. La censura, su cui è imperniato il ricorso,
non regge e su questo punto il ricorso dev'essere respinto.
I ricorrenti non tentano di dimostrare l'arbitrarietà della tesi posta a
fondamento del giudizio impugnato, conforme alla giurisprudenza e alla
dottrina costanti (vedi, oltre alle sentenze citate, DTF 126 IV 42 consid.
2a, 120 Ia 220 consid. 3b, 119 Ia 342 consid. 2, 118 Ia 14 consid. 2b;
sentenza 1P.429/2001 del 22 febbraio 2002, consid. 2.3; Piquerez, op. cit.,
n. 2761 segg.; Robert Hauser/Erhard Schweri, Schweizerisches
Strafprozessrecht, 5a ed., Basilea 2002, n. 1 e 3 al § 38; Claude Baumann,
Die Stellung des Geschädigten im schweizerischen Strafprozess, tesi, Zurigo
1958, pag. 21). Ora, nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico, il
Tribunale federale non applica d'ufficio il diritto, ma statuisce unicamente
sulle censure sollevate e solo se sufficientemente motivate: il ricorso deve
quindi contenere un'esauriente motivazione giuridica, dalla quale si possa
dedurre se e perché, ed eventualmente in quale misura, la decisione impugnata
leda il ricorrente nei suoi diritti costituzionali (art. 90 cpv. 1 lett. b
OG; DTF 127 I 38 consid. 3c, 126 I 235 consid. 2a, 125 I 71 consid. 1c).

3.4  I ricorrenti adducono inoltre che l'inadempienza, di mera portata
civilistica, avrebbe cessato di essere tale con la pronuncia del fallimento
della società, da cui sarebbe emerso che gli organi societari non avrebbero
ossequiato gli obblighi legali di vigilanza sull'andamento degli affari; da
ciò i ricorrenti deducono che il danno da loro patito sarebbe la conseguenza
diretta del fallimento della società. La Corte cantonale ha fondato la
decisione impugnata sull'argomento che il mancato pagamento della pigione non
poteva essere considerato quale conseguenza diretta dell'asserita omissione
della contabilità, o del risultato di una diminuzione fittizia dell'attivo o
il frutto di una cattiva gestione della società, il pregiudizio essendo
piuttosto la conseguenza del generale stato di insolvenza, ripercossosi in
maniera soltanto indiretta sui ricorrenti. La questione può rimanere aperta
visto che la Corte cantonale, in via abbondanziale, ha nondimeno esaminato
l'istanza di promozione dell'accusa nel merito: in siffatte circostanze la
censura di diniego di giustizia può rimanere indecisa, visto ch'essa non
gioverebbe ai ricorrenti che, come si è visto, non sono comunque legittimati
a censurare, con un ricorso di diritto pubblico, la motivazione di merito
contenuta nell'impugnata decisione (cfr. DTF 118 Ib 26 consid. 2b, 134
consid. 2, 113 Ia 94 consid. 1a/bb; Walter Kälin, Das Verfahren der
staatsrechtlichen Beschwerde, 2a ed., Berna 1994, pag. 368 seg.).

4.
La Corte cantonale ha infatti ritenuto che non erano adempiuti i presupposti
per accogliere l'istanza, segnatamente l'esistenza di seri indizi di
colpevolezza emergenti dagli atti e la disponibilità di nuove prove da
assumere. Essa ha rilevato che gli istanti, adducendo semplici ipotesi e non
indizi concreti, non hanno fornito sufficienti elementi indizianti
l'adempimento delle fattispecie dei reati dell'art. 163 rispettivamente 165
CP. Riguardo all'omissione della contabilità, la CRP ha ritenuto che agli
atti non v'è alcun elemento che ne lasci supporre l'adempimento dei
presupposti soggettivi, visto che non è comprovato che il denunciato abbia
omesso intenzionalmente di tenere la contabilità della società al fine di
occultarne la situazione patrimoniale. Ha rilevato infine che l'istanza,
diretta contro "gli altri organi della società" sarebbe comunque
irricevibile, l'accusa potendo essere promossa solo nei confronti di una
determinata persona.

4.1  I ricorrenti si limitano ad accennare al fatto che i reati degli art.
163, 165 e 166 CP sono perseguibili d'ufficio e che l'omissione della
contabilità e la mancata tenuta dei bilanci costituirebbero un indizio più
che sufficiente per una cattiva gestione, indizio che meriterebbe di essere
ulteriormente indagato. La critica attiene alla contestata valutazione delle
prove: ora, il leso non è, di massima, legittimato a censurare la valutazione
che l'autorità ha fatto delle prove da lui offerte, visto che tale giudizio
non può essere disgiunto da quello sul merito, ch'egli non è legittimato a
impugnare. Del resto i ricorrenti, con il citato accenno, di natura meramente
appellatoria, non dimostrano perché la CRP, ritenendo l'assenza di
sufficienti indizi, in particolare soggettivi, di colpevolezza, sarebbe
incorsa nell'arbitrio (art. 90 cpv. 1 lett. b OG; DTF 127 I 38 consid. 3c).

5.
Il ricorso, in quanto ammissibile, dev'essere respinto. Le spese seguono la
soccombenza (art. 156 cpv. 1 OG). Non si attribuiscono ripetibili della sede
federale alla controparte privata, che non ha presentato osservazioni.

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
La tassa di giustizia di fr. 2000.-- è posta a carico dei ricorrenti.

3.
Comunicazione alle parti, rispettivamente al loro patrocinatore, al Ministero
pubblico e alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone
Ticino.

Losanna, 31 ottobre 2002

In nome della I Corte di diritto pubblico
del Tribunale federale svizzero

Il presidente: Il cancelliere: