Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

I. Öffentlich-rechtliche Abteilung 1P.393/2002
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1P.393/2002 /bom

Sentenza del 13 marzo 2003
I Corte di diritto pubblico

Giudici federali Aemisegger, presidente della Corte e presidente del
Tribunale federale, Nay, vicepresidente del Tribunale federale, e Catenazzi,
cancelliere Gadoni.

A. ________,
ricorrente, patrocinato dall'avv. Olivier Corda, studio legale e notarile
avv. Giovanni Poma, corso Elvezia 27, 6900 Lugano,

contro

B.________,
patrocinata dall'avv. dott. Gianmaria Bianchetti, via Canova 18, 6901 Lugano,
Ministero pubblico del Cantone Ticino, via Pretorio 16,
6901 Lugano,
Presidente della Corte delle assise correzionali di Mendrisio, via Pretorio
16, 6901 Lugano
Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone
Ticino, via Pretorio 16, 6901 Lugano.

procedimento penale

(ricorso di diritto pubblico contro la sentenza emanata il 14 giugno 2002
dalla Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del
Cantone Ticino)

Fatti:

A.
Il 24 gennaio 2002 il Presidente della Corte delle assise correzionali di
Mendrisio ha riconosciuto A.________ colpevole di truffa e falsità in
documenti per avere indotto, il 10 marzo 1999, B.________ a versargli fr.
40'000.-- sulla base di promesse subdole e per averle consegnato falsi
documenti bancari a sostegno della bontà del proposito.
L'imputato è stato condannato a tre mesi di detenzione, sospesi
condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e all'espulsione dalla
Svizzera per tre anni. La vittima, costituitasi parte civile, è stata
rinviata al foro civile per le pretese risarcitorie.

B.
La Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del
Cantone Ticino (CCRP), adita da A.________, ne ha respinto in quanto
ammissibile il ricorso. Ha ritenuto non arbitrari gli accertamenti dei fatti
e le valutazioni delle prove del primo Giudice, dichiarato inammissibile la
censura di violazione dell'art. 146 CP perché fondata su fatti diversi da
quelli accertati, e confermato la pena inflitta.

C.
A.________ impugna con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale
questo giudizio, chiedendo di annullarlo. Fa valere una violazione degli art.
29 e 32 Cost., degli art. 6 e 13 CEDU, dell'art. 2 cpv. 1 del Protocollo n. 7
alla CEDU, e dell'art. 14 cpv. 5 del Patto internazionale relativo ai diritti
civili e politici (Patto ONU II); lamenta inoltre l'arbitrio
nell'accertamento dei fatti e nell'applicazione del diritto cantonale di
procedura. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.

D.
La CCRP rinuncia a presentare osservazioni, mentre il Procuratore pubblico
chiede di respingere il ricorso. La parte civile ha chiesto di non concedere
l'effetto sospensivo.
Con decreto del 12 settembre 2002 il Presidente della Corte ha negato al
gravame il chiesto effetto sospensivo.

Diritto:

1.
Il Tribunale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione
l'ammissibilità dei ricorsi, senza essere vincolato, in tale ambito, dagli
argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (DTF 128 I 177 consid. 1, 128
II 46 consid. 2a, 127 III 41 consid. 2a).

1.1 Il ricorrente fa valere una violazione di norme procedurali cantonali,
del diritto di essere sentito, di altre disposizioni costituzionali e
convenzionali di rango costituzionale, nonché l'arbitrio nell'accertamento
dei fatti e nella valutazione delle prove. Queste censure sono proponibili
nel ricorso diritto pubblico, mentre non lo sarebbero nel ricorso per
cassazione ai sensi dell'art. 268 e segg. PP, che il ricorrente non ha
comunque presentato (cfr. art. 269 cpv. 2 e 273 cpv. 1 lett. b PP; DTF 127 I
38 consid. 2, 120 Ia 31 consid. 2b pag. 36, 120 IV 113 consid. 1a, 119 IV 17
consid. 1, 118 IV 88 consid. 2b; Robert Hauser/Erhard Schweri,
Schweizerisches Strafprozessrecht, 5a ed., Basilea 2002, pag. 505 segg.).
Sono inoltre questioni di fatto, di massima esaminabili nell'ambito di un
ricorso di diritto pubblico, quelle riferite a ciò che l'autore sapeva,
voleva o accettava (DTF 125 IV 242 consid. 3c pag. 252, 119 IV 1 consid. 5a).
Censure riferite alla pretesa mancata realizzazione della truffa (art. 146
CP), segnatamente del requisito dell'inganno astuto, che è elemento oggettivo
costitutivo del reato (DTF 122 IV 246 consid. 3a), attengono per contro al
diritto penale materiale federale e devono essere fatte valere con un ricorso
per cassazione: esse sono inammissibili presentate nell'ambito di un ricorso
di diritto pubblico (cfr. art. 269 cpv. 1 PP, art. 84 cpv. 2 OG).

1.2 Gli altri requisiti di ammissibilità sono chiaramente adempiuti (art. 84
cpv. 1 lett. a, 87 e 89 OG) e la legittimazione del ricorrente è pacifica
(art. 88 OG).

2.
Il ricorrente fa innanzitutto valere un'applicazione arbitraria dell'art. 288
lett. a CPP/TI, secondo cui il ricorso per cassazione è ammesso per errata
applicazione del diritto, e dell'art. 295 cpv. 2 CPP/TI, secondo cui la CCRP
non è vincolata dalle motivazioni delle parti. Lamenta inoltre una violazione
del diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.), la Corte cantonale non
avendo esaminato la censura di mancata realizzazione della truffa.

2.1  La CCRP ha dichiarato inammissibile la censura di violazione del diritto
federale, segnatamente dell'art. 146 cpv. 1 CP, poiché basata su premesse
infondate. In realtà, il ricorrente si appoggiava al presupposto, non ammesso
dai Giudici, che ben prima del 10 marzo 1999 la vittima avesse sufficienti
motivi per diffidare dell'accusato e quindi per non consegnargli l'importo di
fr. 40'000.--. La Corte cantonale ha comunque pure soggiunto che, sulla base
dei fatti accertati, la fattispecie costituiva un caso scolastico di truffa.

2.2  Le censure sollevate in proposito nel gravame dinanzi alla CCRP e
parzialmente citate nel presente ricorso, tendevano innanzitutto a contestare
gli accertamenti del primo Giudice riguardo alla causa e alle ragioni del
versamento, isolando dal contesto l'episodio della consegna del denaro
all'accusato da parte della vittima. I criticati aspetti fattuali, e le
ulteriori circostanze ritenute determinanti, sono però stati esaminati
approfonditamente dal primo Giudice e ulteriormente vagliati dalla CCRP entro
i limiti del suo potere d'esame (cfr., sulla cognizione della CCRP, la
sentenza 1P.105/2001 del 28 maggio 2001, consid. 2a/bb e 4, pubblicata in
RDAT II-2001 n. 58 pag. 227 segg.). Al proposito la Corte cantonale ha in
particolare rilevato che il primo Giudice, in difetto di elementi più
concludenti, quali una comunicazione della banca che smascherasse l'imputato,
a ragione non aveva conferito valore determinante al fatto che le precedenti
operazioni immobiliari non erano state tempestivamente concluse, tanto più
che per un immobile le trattative apparivano ancora aperte. Le affermazioni
del ricorrente sulla sua disponibilità di ingenti importi da investire, rese
evidenti e rafforzate da atti scritti, risultavano in effetti credibili agli
occhi della vittima, tanto da trattenerla da ulteriori verifiche sulla
situazione finanziaria dell'accusato e sulle sue possibilità d'accesso a
importanti crediti bancari. Secondo la CCRP il Presidente della Corte di
merito non aveva quindi abusato del potere di apprezzamento accertando che,
alla consegna della somma di fr. 40'000.--, la parte civile fosse sempre
realmente convinta di trattare con una persona che poteva concretamente
aiutarla nell'operazione immobiliare nonostante il mancato rispetto da parte
dell'imputato di precedenti pattuizioni.
In tali circostanze, visto il limitato potere d'esame della CCRP sulle
questioni di fatto, la Corte cantonale poteva, senza incorrere nell'arbitrio,
né violare il diritto di essere sentito, anche non esaminare ulteriormente
l'applicazione dell'art. 146 CP, e in particolare il requisito dell'inganno
astuto, visto che il ricorrente ne contestava la realizzazione con
argomentazioni che riguardavano e rimettevano in discussione i fatti
accertati dal primo giudice e confermati dalla CCRP (cfr., sulla nozione di
arbitrio, consid. 3.1 e rinvii).

2.3  Né la CCRP ha violato gli art. 32 cpv. 3 Cost., 2 cpv. 1 del Protocollo
n. 7 alla CEDU, e 14 cpv. 5 del Patto ONU II, riguardanti il diritto
dell'imputato di fare esaminare il giudizio penale da un tribunale superiore.
L'esercizio del diritto e le condizioni per avvalersene sono in effetti di
principio stabiliti dal diritto interno e cantonale, cui è lasciato un ampio
margine d'apprezzamento nella scelta del rimedio (DTF 128 I 237 consid. 3 e
rinvii); a questo proposito, il Tribunale federale ha già avuto modo di
statuire che la CCRP ticinese è un tribunale di seconda istanza ai sensi
delle citate disposizioni, sebbene il ricorso per cassazione preveda un esame
dei fatti e delle prove limitato all'arbitrio (DTF 124 I 92 consid. 2).

3.
Secondo il ricorrente i Giudici cantonali avrebbero dovuto accertare che, al
momento del versamento, la controparte diffidava dell'accusato a causa della
sua condotta anteriore, non avendo egli adempiuto a precedenti pattuizioni.

3.1 Nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove il Giudice di
merito, il cui operato è già stato esaminato, nei limiti delle facoltà che le
competevano, dalla CCRP, dispone di un ampio potere di apprezzamento (DTF 118
Ia 28 consid. 1b). Per motivare l'arbitrio non basta criticare semplicemente
la decisione impugnata, né contrapporle una versione propria, per quanto
sostenibile o addirittura preferibile. Occorre piuttosto dimostrare per quale
motivo l'accertamento dei fatti o la valutazione delle prove sarebbero
manifestamente insostenibili, si trovino in chiaro contrasto con la
fattispecie, si fondino su una svista manifesta o contraddicano in modo
urtante il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 128 I 273 consid.
2.1 e rinvii, 125 II 10 consid. 3a). Secondo la giurisprudenza, il Tribunale
federale annulla d'altra parte la decisione impugnata quand'essa è
insostenibile non solo nella motivazione, bensì anche nel risultato (DTF 128
I 273 consid. 2.1 e rinvii, 125 II 129 consid. 5b).

3.2 Il ricorrente si limita essenzialmente a contrapporre al giudizio
impugnato una sua differente interpretazione dei fatti, asserendo in sostanza
che l'argomentazione della CCRP sarebbe contraria alla logica: ciò non basta
a sostanziare l'arbitrio. Comunque, la Corte cantonale ha riconosciuto che la
mancata tempestiva prestazione della garanzia pattuita non costituiva un
segnale positivo. Essa ha però ulteriormente accertato che il comportamento
dell'accusato tendeva a tenere aperte e procrastinare le trattative
immobiliari con la vittima, dandole l'impressione di essere un facoltoso uomo
d'affari, e ch'egli ha fatto uso al riguardo di falsi documenti bancari.
Inoltre, viste anche l'esistenza di scritti redatti da un legale e la
mancanza di una comunicazione della banca che smascherasse l'accusato, la
CCRP poteva, senza incorrere nell'arbitrio, non ritenere decisiva la mancata
tempestiva prestazione della garanzia. La conclusione della CCRP secondo cui
il 10 marzo 1999 la vittima era sempre realmente convinta di trattare con una
persona in grado concretamente di aiutarla non risulta quindi manifestamente
insostenibile.

4.
Il ricorrente fa infine valere una violazione dell'art. 291 cpv. 1 CPP/TI
secondo cui la CCRP respinge con decisione sommariamente motivata i ricorsi
manifestamente inammissibili o manifestamente infondati. Sostiene che
l'applicazione arbitraria di tale norma avrebbe comportato una violazione del
suo diritto di essere sentito.
Risulta che la CCRP ha formalmente reso il suo giudizio in applicazione
dell'art. 291 cpv. 1 CPP/TI, senza quindi fare uso della possibilità di
chiedere osservazioni sul ricorso alle parti interessate (cfr. art. 291 cpv.
2 CPP/TI). Il ricorrente medesimo riconosce tuttavia che essa ha
esaurientemente esaminato e trattato il gravame, dando esplicitamente atto
che talune censure non apparivano banali. In tali circostanze, che la CCRP
abbia per finire ritenuto il ricorso manifestamente infondato, e non
semplicemente infondato come prospettato dal ricorrente, non ha comportato
arbitrio nel risultato della sentenza (cfr. DTF 128 I 273 consid. 2.1). Tale
modo di procedere non ha d'altra parte violato il diritto di essere sentito
del ricorrente, ritenuto che l'art. 29 cpv. 2 Cost. e l'art. 6 n. 1 CEDU non
sanciscono di principio un diritto per l'accusato di comparire personalmente
e di esprimersi oralmente dinanzi all'autorità di ricorso nell'ambito di un
rimedio come quello in discussione (cfr. DTF 107 Ia 163 consid. 2; cfr.
inoltre DTF 125 I 209 consid. 9b e rinvio, riguardanti l'art. 4 vCost.). Ciò
tanto più che il ricorrente non aveva esplicitamente preteso in sede
ricorsuale cantonale la comparizione personale.

5.
Ne segue che, in quanto ammissibile, il ricorso deve essere respinto. Le
spese processuali e le ripetibili - la parte civile ha limitato la risposta
al solo effetto sospensivo - seguono la soccombenza (art. 156 cpv. 1 e art.
159 cpv. 1 OG).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
La tassa di giustizia di fr. 3'000.-- è posta a carico del ricorrente, che
rifonderà alla controparte privata un'indennità di fr. 1'000.-- a titolo di
ripetibili della sede federale.

3.
Comunicazione ai patrocinatori delle parti, al Ministero pubblico, al
Presidente della Corte delle assise correzionali di Mendrisio e alla Corte di
cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino.

Losanna, 13 marzo 2003

In nome della I Corte di diritto pubblico
del Tribunale federale svizzero

Il presidente: Il cancelliere: