Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

I. Öffentlich-rechtliche Abteilung 1P.455/2002
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1P.455/2002 /bom

Sentenza del 7 ottobre 2002
I Corte di diritto pubblico

Giudici federali Aemisegger, presidente della Corte e vicepresidente del
Tribunale federale,
Reeb e Catenazzi,
cancelliere Crameri.

T. ________,
ricorrente,

contro

Consiglio di moderazione del Cantone Ticino, palazzo di Giustizia, via
Pretorio 16, 6901 Lugano.

onorario del patrocinatore d'ufficio

(ricorso di diritto pubblico contro la sentenza  del 1° luglio 2002 del
Consiglio di moderazione)

Fatti:

A.
Il 26 gennaio 1995 T.________ è stata designata dalla Camera per l'avvocatura
e il notariato del Cantone Ticino difensore d'ufficio di P.________
nell'ambito di un procedimento penale aperto contro di lui per trascuranza
degli obblighi di mantenimento. Il 20 gennaio 1999, dopo che il patrocinato
aveva scelto un difensore di fiducia, essa ha inviato al Giudice
dell'istruzione e delll'arresto (GIAR) due note professionali, indicando di
aver dedicato alla pratica 21 ore e 45 minuti tra l'8 febbraio 1995 e il 29
luglio 1997 (fr. 3288.40 in totale, di cui fr. 299.20 di spese),
rispettivamente di 5 ore e 10 minuti dal 18 al 20 gennaio 1999 (fr. 742.60 in
totale di cui 27.80 di spese). Con decreto del 21 gennaio 1999 il GIAR,
riservato il riesame della tassazione nel caso in cui lo Stato dovesse essere
chiamato al pagamento, ha approvato integralmente le parcelle per complessivi
fr. 4031.--, posti a carico del cliente, riservata la garanzia dello Stato.

B.
Con decisione del 21 gennaio 2002 il GIAR ha accertato che il patrocinato
risiedeva all'estero e che non era possibile alcun incasso; ha quindi
attivato la garanzia dello Stato e tassato le due note professionali in
complessivi fr. 2520.20 di onorario e fr. 207.80 di spese, più l'IVA. Questa
decisione è stata impugnata dall'interessata al Consiglio di moderazione del
Cantone Ticino che, con giudizio del 1° luglio 2002, ha respinto il ricorso.

C.
Avverso questo giudizio la legale presenta un ricorso di diritto pubblico al
Tribunale federale. Chiede di concedere effetto sospensivo al gravame e di
porla al beneficio dell'assistenza giudiziaria, di annullare la decisione
impugnata e di rinviare gli atti al Consiglio di moderazione per nuovo
giudizio nel senso dei considerandi.

Non sono state chieste osservazioni al gravame.

Diritto:

1.
1.1 Il Tribunale federale si pronuncia d'ufficio e con pieno potere d'esame
sull'ammissibilità del rimedio esperito, senza essere vincolato, in tale
ambito, dagli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (DTF 128 I 46
consid. 1a).

1.2 Il ricorso di diritto pubblico, interposto tempestivamente contro una
decisione cantonale di ultima istanza in materia di moderazione di note
professionali dell'avvocato, è, di massima, ricevibile dal profilo degli art.
84 cpv. 1 lett. a, 86 e 87 OG (cfr. art. 39 della legge ticinese
sull'avvocatura, del 15 marzo 1983; LAvv). La legittimazione della ricorrente
è palese (art. 88 OG).

1.3 Salvo eccezioni non realizzate in concreto, il ricorso di diritto
pubblico ha natura puramente cassatoria: le conclusioni ricorsuali che vanno
oltre la domanda di annullamento della sentenza impugnata, segnatamente il
postulato rinvio ai sensi dei considerandi esposti nel gravame, sono
irricevibili (DTF 126 I 213 consid. 1c, 125 I 104 consid. 1b, 124 I 327
consid. 4a e rinvii).

1.4 La ricorrente rimprovera innanzitutto al Consiglio di moderazione di
averla indicata, nel giudizio impugnato, con il solo titolo di avvocato, e
non anche con quello universitario di dottore; essa fa valere, al riguardo,
una violazione degli art. 5, 9 e 27 Cost., oltre che dell'art. 8 CEDU. La
censura, e l'invocazione delle norme a suo sostegno, non reggono: la portata
che la ricorrente attribuisce alla criticata omissione è del tutto errata. Il
Consiglio di moderazione non le ha affatto levato il titolo di dottore, e
quella impugnata non è - assolutamente - una  "decisione sull'abolizione di
titoli": tale questione non era manifestamente in discussione, né l'istanza
cantonale ha speso alcuna parola in proposito. Semplicemente, il Consiglio di
moderazione non ha aggiunto al titolo di avvocato della ricorrente anche
quello di dottore: si tratta di una forma redazionale che, nel contesto
litigioso, non significava nulla contro la ricorrente e tanto meno aveva
l'effetto di toglierle il titolo. La censura sfiora la temerarietà.

2.
2.1 Dal profilo formale la ricorrente fa valere, in via sussidiaria, una
violazione del diritto di essere sentito secondo l'art. 4 vCost. (attualmente
art. 29 cpv. 2 Cost.) e in tale ambito rimprovera al Consiglio di moderazione
di non aver ritenuto opportuno udire le parti nel quadro di un confronto. La
critica non regge. Innanzitutto, la ricorrente neppure sostiene d'aver
formulato una siffatta richiesta; inoltre, essa non indica alcuna norma di
legge che imporrebbe il postulato modo di procedere, né espone per quale
motivo una sua audizione sarebbe stata necessaria. L'art. 36 LAvv prevede,
semplicemente, che la procedura è aperta su istanza scritta (cpv. 1) e che
entrambe le parti debbono potersi esprimere sufficientemente con uno scambio
di allegati scritti (cpv. 2). Ora, la ricorrente, avvocato, non fa valere di
esserle stato impedito di esprimersi compiutamente per scritto. Visto ch'essa
non invoca nessuna norma del diritto cantonale, che disciplina in primo luogo
la portata del diritto di essere sentito (DTF 125 I 417 consid. 7a pag. 430),
valgono le esigenze minime dedotte dall'art. 29 cpv. 2 Cost., le quali non
implicano, di massima, il diritto di esprimersi oralmente dinanzi
all'autorità chiamata a statuire (DTF 125 I 209 consid. 9b pag. 219, 122 II 4
64 consid. 4c, 108 Ia 188 consid. 2a). Questa regola si applica, in
particolare, per il difensore d'ufficio nell'ambito della procedura di
tassazione della nota d'onorario (sentenze dell'11 dicembre 2000 in re S.,
consid. 3b, causa 1P.564/2000, e del 27 agosto 1999 in re J., consid. 1b;
Karl Spühler, Zur verfassungsmässigen Stellung des amtlichen Verteidigers,
in: Giurisdizione costituzionale e Giurisdizione amministrativa, Raccolta di
studi pubblicati sotto l'egida della Ia Corte di diritto pubblico del
Tribunale federale svizzero, Zurigo 1992, pag. 251 segg., in particolare pag.
260).

2.2 La ricorrente rimprovera pure al Consiglio di moderazione di non avere
assunto ulteriore documentazione, né gli atti da lei richiamati. Essa non
dimostra tuttavia perché l'Autorità cantonale, sulla base di un apprezzamento
anticipato delle prove (vedi al riguardo DTF 125 I 127 consid. 6c/cc in fine,
417 consid. 7b pag. 430, 124 I 208 consid. 4a, 119 Ib 492 consid. 5b/bb pag.
505; sentenza del 21 maggio 1997 in re M., consid. 6b, apparsa in Rep 1998
131 97), e visti gli argomenti esposti nel giudizio impugnato, avrebbe
violato la Costituzione nel ritenere tali atti irrilevanti: e ciò tanto più
ch'essa, anche nel presente gravame, non spiega cosa questi avrebbero dovuto
provare.

2.3 La ricorrente ravvisa un'ulteriore violazione del diritto di essere
sentito nella circostanza che l'ultima Autorità cantonale non avrebbe
esaminato tutte le sue censure, in particolare quella della garanzia dello
Stato e quella dell'esatto importo contestato al suo patrocinato.
Quest'ultima critica è manifestamente infondata: il Consiglio di moderazione
ha in effetti ritenuto che l'ammontare del debito accumulato in Svizzera
dall'accusato per il mancato versamento di contributi alimentari non ha
inciso apprezzabilmente sulla difesa penale, né la ricorrente  dimostra
perché questa conclusione sarebbe arbitraria. Neppure la censura di carenza
di motivazione regge. Dal diritto di essere sentito, desumibile dall'art. 29
cpv. 2 Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost.), la giurisprudenza ha
dedotto, tra l'altro, il diritto dell'interessato di ottenere una decisione
motivata. Questa norma non pone esigenze troppo severe all'obbligo di
motivazione e l'autorità giudicante è tenuta a esprimersi unicamente sulle
circostanze significative, atte a influire in qualche maniera sul giudizio di
merito, e non su ogni asserzione delle parti: l'esigenza ha essenzialmente lo
scopo di permettere da un lato agli interessati di afferrare le ragioni alla
base della decisione e di impugnarla con cognizione di causa, e dall'altro
all'autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima
(DTF 126 I 97 consid. 2b, 15 consid. 2a/aa in fine, 97 consid. 2b, 124 II 146
consid. 2a, 123 I 31 consid. 2c). Ora, il giudizio impugnato, che si esprime
sull'applicazione di tutte le norme pertinenti e sugli elementi decisivi
della contestata tassazione, adempie manifestamente tali esigenze.
Contrariamente all'assunto ricorsuale, il Consiglio di moderazione si è
espresso anche sulle spese: al riguardo, ha rilevato che la riduzione
praticata dal GIAR corrisponde all'entità dei costi causati da una conduzione
ragionevolmente speditiva del mandato, fattispecie trattata nel considerando
precedente, sicché essa meritava conferma.

3.
Nel merito, il Consiglio di moderazione ha indicato che, secondo l'art. 51
cpv. 1 CPP/TI, ogni avvocato iscritto all'albo è obbligato ad assumere le
difese d'ufficio: in tal caso, le spese della difesa sono garantite dallo
Stato a norma di tariffa, ma rimangono a carico dell'accusato, tranne in caso
di proscioglimento (cpv. 3), la retribuzione del difensore essendo stabilita,
conformemente alla tariffa, dal GIAR (cpv. 4). Il Consiglio di moderazione ha
quindi ritenuto applicabile la nuova versione dell'art. 51 CPP/TI: questa
norma non prevede più, contrariamente al previgente art. 55 cpv. 3,
l'anticipazione delle spese del difensore da parte dello Stato, il cui
intervento, ora, è puramente sussidiario. Pertanto, il patrocinatore
d'ufficio sarebbe tenuto, prima di far capo alla garanzia dello Stato, a
chiedere al proprio assistito il versamento di acconti, lo Stato intervenendo
solo quando l'incasso risultasse infruttuoso (Michele Rusca/Edy Salmina/Carlo
Verda, Commento del Codice di Procedura Penale ticinese, Lugano 1997, n. 5
all'art. 51).

Il Consiglio di moderazione ha poi rilevato che l'art. 52 CPP/TI ha
introdotto il beneficio del gratuito patrocinio, accordato dal GIAR
all'accusato che giustifica di non essere in grado di sopperire alle spese
della difesa (cpv. 1 e 2); esso ha aggiunto che la retribuzione del difensore
è stabilita dal GIAR, in conformità della tariffa (cpv. 3), ritenuto che le
spese giudiziarie sono anticipate dallo Stato. Ha rilevato inoltre,
richiamando la dottrina (Rusca/Salmina/Verda, op. cit., n. 4 in fine all'art.
51), che l'onorario del difensore si limita tuttavia, trattandosi di
assistenza giudiziaria, al 70% di quello previsto dalla tariffa dell'Ordine
degli avvocati del Cantone Ticino, del 7 dicembre 1984 (TOA). Ciò in
applicazione, per analogia, dell'art. 36 cpv. 1 della legge sulla tariffa
giudiziaria, del 14 dicembre 1965 (LTG), secondo cui, nel caso di assistenza
giudiziaria (giusta gli art. 155 e segg. CPC/TI), l'onorario dovuto dallo
Stato al patrocinatore d'ufficio è pari al 70% dell'onorario previsto dalla
citata tariffa. L'Autorità cantonale ha ricordato che, per evitare abusi da
parte di patrocinatori, che potrebbero evitare di chiedere l'assistenza
giudiziaria per attivare la garanzia dello Stato e ottenere la copertura
dell'onorario a tariffa intera, anche il patrocinatore d'ufficio deve
chiedere al proprio assistito adeguati acconti e, se del caso, postulare
l'assistenza giudiziaria: se, nonostante l'indigenza del cliente, egli omette
di chiederla, sollecitando la garanzia dello Stato secondo l'art. 51 cpv. 3
CPP/TI, il suo onorario sarà limitato al 70% di quello previsto dalla
tariffa.

3.1 L'ultima Autorità cantonale ha ritenuto che la designazione della
ricorrente come difensore d'ufficio ha avuto luogo il 26 gennaio 1995 (giusta
l'art. 54 cpv. 1 vCPP/TI) e che, all'epoca, l'art. 55 cpv. 3 vCPP/TI
prevedeva che lo Stato anticipava le relative spese. Con l'entrata in vigore,
il 1° gennaio 1996, dei nuovi art. 51 e 52 CPP/TI, il difensore d'ufficio è
tenuto a chiedere acconti al patrocinato e a postulare senza indugio
l'assistenza in caso di ristrettezze economiche del prevenuto. Secondo il
Consiglio di moderazione la ricorrente sapeva che il suo assistito affermava
di trovarsi in difficoltà finanziarie, a partire per lo meno dal 10 maggio
1995.

La ricorrente sostiene invero che l'indigenza del suo patrocinato non sarebbe
provata, e nega che le si possa rimproverare di non aver chiesto acconti al
cliente. Il Consiglio di moderazione ha ritenuto che qualora il patrocinato,
che non si trovasse nel bisogno, non avesse avuto motivo di chiedere
l'assistenza giudiziaria, la garanzia dello Stato coprirebbe l'onorario a
tariffa piena, sempre che il difensore d'ufficio giustifichi di non avere
potuto ottenere congrui anticipi dall'assistito. Ha tuttavia rilevato che
tale ipotesi non si verificava, visto che la ricorrente aveva sollecitato il
cliente a produrre la documentazione necessaria ad attestare la sua
impossibilità a far fronte alle spese di difesa e ch'ella nemmeno ha
sostenuto che il patrocinato avesse mezzi sufficienti per onorare le sue
prestazioni; ne ha dedotto che una remunerazione superiore al 70% della
tariffa non poteva entrare in linea di conto.

3.2 La ricorrente fa valere inoltre che, non ritenendo l'insussistenza di un
mandato perché il cliente non avrebbe firmato alcuna procura nei suoi
confronti, l'ultima Autorità cantonale avrebbe accertato i fatti in maniera
arbitraria. L'assunto è ininfluente, visto ch'ella medesima precisa che,
conseguentemente alla nomina di un difensore di fiducia, il suo patrocinato
le ha revocato il mandato nel 1999. La ricorrente fa poi valere che, con
l'accertamento della residenza all'estero del prevenuto, la revoca del
mandato e l'impossibilità dell'incasso sarebbero stati adempiuti, e
conosciuti dal GIAR già nel 1999, i presupposti per chiedere la garanzia
dello Stato. Al suo dire, il Consiglio di moderazione avrebbe ritenuto che il
GIAR nel 1999 avrebbe approvato le note d'onorario, per cui esso non poteva
ritenere ch'egli ha attivato la garanzia dello Stato soltanto con la
decisione del 2002. La censura non regge.

Il Consiglio di moderazione ha rilevato che il decreto del 1999 destava
perplessità, visto che la legge non vincola all'approvazione del GIAR la nota
d'onorario che un difensore d'ufficio emana nei confronti del patrocinato,
unico organo competente in tal caso a verificare il rispetto della tariffa
essendo il Consiglio di moderazione: ciò poiché la fattura dev'essere
trattata, in tali circostanze, come quella emessa da un patrocinatore di
fiducia. La situazione cambia, ha stabilito il Consiglio di moderazione, nel
momento in cui il difensore d'ufficio invoca la garanzia dell'ente pubblico
(o l'assistenza giudiziaria); solo allora il GIAR acquisisce la competenza di
verificare la conformità della nota professionale alla tariffa.

La ricorrente non censura del tutto questa tesi, né tenta di dimostrarne
l'arbitrarietà (sulla nozione di arbitrio vedi DTF 127 I 54 consid. 2b, 60
consid. 5a pag. 70). Ora, nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico, il
Tribunale federale non applica d'ufficio il diritto, ma statuisce unicamente
sulle censure sollevate e solo quando siano sufficientemente motivate: il
ricorso deve quindi contenere un'esauriente motivazione giuridica, dalla
quale si possa dedurre se e perché, ed eventualmente in quale misura, la
decisione impugnata leda il ricorrente nei suoi diritti costituzionali  (art.
90 cpv. 1 lett. b OG; DTF 127 I 38 consid. 3c, 126 I 235 consid. 2a, 125 I 71
consid. 1c). Del resto, non tenendo conto del decreto del 1999, per i motivi
esposti, ma soltanto di quello del 2002, l'ultima Autorità cantonale non ha
affatto pronunciato, contrariamente all'assunto ricorsuale, una decisione
contraddittoria. Limitandosi ad addurre che il GIAR, nel 1999, non avrebbe
potuto riservarsi di riesaminare, tre anni dopo, le note di onorario,
riducendole, la ricorrente non dimostra perché la tesi di ritenere non valide
l'approvazione e la riserva pronunciate nel 1999 dal GIAR sarebbe arbitraria.

3.3 Il Consiglio di moderazione ha ritenuto che il GIAR, il prevenuto non
avendo documentato la propria indigenza nè il legale avendolo chiesto, non
gli ha mai accordato il beneficio dell'assistenza giudiziaria (consid. 4). Ha
rilevato che in tale fattispecie il difensore d'ufficio non può pretendere
più di quanto avrebbe ottenuto se l'assistito avesse fornito i documenti
richiesti: al momento in cui il legale sollecita la garanzia dello Stato,
egli non può pretendere quindi un onorario superiore al 70% di quello
previsto dalla TOA: egli è così trattato come se al suo patrocinato fosse
stata accordata l'assistenza giudiziaria. La ricorrente non dimostra
l'arbitrarietà di tale argomento.

Certo, ella sostiene che l'Autorità cantonale non ha ritenuto che si trattava
di un caso di assistenza giudiziaria e ne deduce che, pertanto, la riduzione
del 30% non sarebbe giustificata. Essa disattende tuttavia che il Consiglio
di moderazione, richiamando la propria prassi, ha fatto riferimento alla
fattispecie dell'assistenza giudiziaria solo per analogia, ritenendo che non
si poteva imputare alla ricorrente il disinteresse del cliente a documentare
la propria indigenza. La ricorrente non dimostra perché tale conclusione
sarebbe addirittura insostenibile e quindi arbitraria. Ella sostiene invero
che, non sussistendo indizi per ritenere che il suo patrocinato non avesse
beni in Italia, e visto un credito ch'egli vantava verso terzi, non si
sarebbe in presenza di un caso di assistenza giudiziaria, per cui il suo
onorario non poteva essere ridotto. L'assunto non regge, visto che nella
sentenza impugnata è stato rilevato ch'ella nemmeno aveva sostenuto che il
patrocinato aveva mezzi sufficienti per onorare le sue prestazioni.
L'Autorità cantonale ha altresì considerato che il fatto che il prevenuto
vantasse pretese nei confronti di terzi non basta per ritenere ch'egli abbia
mezzi sufficienti per rimunerare il difensore d'ufficio, tanto meno quando,
come in concreto, egli abbia ceduto le pretese allo Stato. Anche al riguardo
la ricorrente non dimostra perché tale tesi sarebbe arbitraria.

4.
In via sussidiaria, la ricorrente contesta la riduzione del 30% dell'onorario
effettuata in via forfettaria. Lamenta al riguardo che il GIAR non l'avrebbe
motivata, riferendosi semplicemente a una ben nota "formula generale". La
ricorrente non può contestare tuttavia la decisione del GIAR, ma solo quella
del Consiglio di moderazione (cfr. DTF 125 I 492 consid. 1a/bb). In questa
decisione sono stati illustrati, e compiutamente, tutti i fattori posti a
fondamento della contestata tassazione. La ricorrente disattende inoltre che
nella decisione impugnata, richiamando la dottrina (Rusca/Salmina/Verda, op.
cit., n 4 in fine e n. 5 in fine all'art. 51), si precisa che il limite del
70% dell'onorario è stabilito dall'art. 36 LTG, di cui essa non fa valere
l'arbitrarietà né l'incostituzionalità (sulla costituzionalità, di massima,
di questa regolamentazione, cfr. Spühler, loc. cit., pag. 259; cfr. anche DTF
111 Ia 1 consid. 2a). L'Autorità cantonale ha poi rilevato che decisivo non è
il tempo profuso dal singolo patrocinatore ma quello che, oggettivamente,
sarebbe occorso a un avvocato solerte per trattare adeguatamente una pratica
analoga, ritenendo che in concreto alcuni interventi della ricorrente, in
particolare riguardo ai trenta contatti telefonici con l'assistito e al
"controllo incarto", erano oggettivamente eccessivi. Ora, la ricorrente, non
confrontandosi con questi argomenti, posti a fondamento del giudizio
impugnato, non dimostra perché sarebbero arbitrari.

5.
Ne segue che il ricorso, in gran parte di natura meramente appellatoria,
dev'essere respinto in quanto ammissibile. La domanda di assistenza
giudiziaria dev'essere respinta poiché il gravame non aveva, fin dall'inizio,
possibilità di esito favorevole (art. 152 cpv. 1 OG). Vista la situazione
finanziaria della ricorrente si giustifica nondimeno di rinunciare a
prelevare una tassa di giustizia.

L'emanazione del presente giudizio rende priva di oggetto la domanda di
effetto sospensivo.

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
La richiesta di assistenza giudiziaria è respinta.

3.
Non si preleva tassa di giustizia.

4.
Comunicazione alla ricorrente e al Consiglio di moderazione del Cantone
Ticino.

Losanna, 7 ottobre 2002

In nome della I Corte di diritto pubblico
del Tribunale federale svizzero

Il presidente: Il cancelliere: