Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

I. Öffentlich-rechtliche Abteilung 1P.57/2002
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1P.57/2002 /viz

Sentenza del 17 settembre 2002
I Corte di diritto pubblico

Giudici federali Aemisegger, presidente della Corte e vicepresidente del
Tribunale federale,
Reeb e Catenazzi,
cancelliere Crameri.

X. ________ e llcc.,
ricorrenti,
patrocinati dall'avv. Filippo Solari, via Pretorio 19, 6901 Lugano,

contro

Consiglio di Stato del Cantone Ticino, residenza governativa, 6500
Bellinzona,
Tribunale della pianificazione del territorio del Cantone Ticino, palazzo di
Giustizia, via Pretorio 16, 6900 Lugano.

approvazione del piano generale per la realizzazione della galleria
Vedeggio-Cassarate

(ricorso di diritto pubblico contro la decisione del
14 dicembre 2001 del Tribunale della pianificazione del territorio del
Cantone Ticino)

Fatti:

A.
Il 20 settembre 1988 lo Stato del Cantone Ticino ha stipulato con 84 Comuni
una convenzione per istituire una Commissione intercomunale incaricata di
allestire il piano regionale dei trasporti del Luganese (PTL). La Commissione
ha approvato il contenuto tecnico del piano il 10 dicembre 1993. Per la
viabilità il PTL, i cui contenuti sono stati ripresi nel piano direttore
cantonale, prevede, in particolare, la costruzione di una galleria nella
Valle del Cassarate (galleria Vedeggio-Cassarate). Il 31 maggio 1994 il
Consiglio di Stato ha adottato la scheda di coordinamento n. 12.23
concernente il PTL, accompagnata da cinque schede settoriali, che hanno
subito, nel 1997 e nel 1998, due aggiornamenti. Nel luglio del 1998 è stato
posto in consultazione il piano dei trasporti dell'agglomerato del Luganese
considerato, tra l'altro, come un piano di applicazione del PTL; quest'ultimo
ha subito un secondo aggiornamento all'inizio del 2001.

B.
Tra il luglio 1997 e il gennaio 1998 è stato allestito il piano generale
della galleria Vedeggio-Cassarate; il progetto, pubblicato nelle cancellerie
dei Comuni interessati dal 23 gennaio al 23 febbraio 1998, è suddiviso in tre
sezioni e comprende in particolare, secondo l'esame di impatto ambientale 1a
fase, "il comparto Cassarate", costituito, oltre che dalla galleria vera e
propria, in particolare dal portale e dai raccordi sul lato Cassarate,
l'adattamento di via Sonvico, il posteggio sul lato Cassarate, la
ricostruzione della viabilità minore e la sistemazione territoriale. Il
progetto ha subito ripetuti cambiamenti; la versione attuale, che modifica
sostanzialmente il sistema di viabilità nel comparto di Cassarate, prevede un
nuovo asse di penetrazione che fa capo a via Sonvico e la sostituzione del
posteggio di interscambio (P&R) di Canobbio/Porza, sito sui prati di Trevano,
da valere soltanto come soluzione provvisoria, per il caso in cui si dovesse
procedere a tappe; la realizzazione diretta del nuovo assetto viario
definitivo, contemporaneamente alla messa in esercizio della galleria,
prevede invece l'attuazione del nodo intermodale di Cornaredo, il cui assetto
definitivo è demandato dalla scheda 12.23.2.3 al piano di indirizzo del
comparto di Trevano, pubblicato nel febbraio 2000, e ripreso nel piano
direttore.

Il 10 marzo 1999 il Gran Consiglio del Cantone Ticino ha approvato il piano
generale, che è stato pubblicato nelle cancellerie dei Comuni interessati dal
26 maggio al 25 giugno 1999.

C.
Il piano generale è stato impugnato dinanzi al Tribunale della pianificazione
del territorio (TPT) da X.________ e llcc., comproprietari delle particelle
n. 372 di Porza, n. 14 e n. 13 di Canobbio, sulle quali sorgono diversi
fabbricati ospitanti attività di varia natura, commerciali, artigianali, di
deposito nonché uno stabile di appartamenti. Dopo un'udienza e un sopralluogo
il TPT, con sentenza del 14 dicembre 2001, ha respinto, in quanto non
divenuto privo di contenuto, il ricorso.

D.
I citati proprietari impugnano questa decisione con un ricorso di diritto
pubblico al Tribunale federale. Chiedono di annullarla. Dei motivi si dirà,
in quanto necessario, nei considerandi.

Il TPT ha rinunciato a presentare una risposta, mentre il Consiglio di Stato
propone di respingere il ricorso in quanto ammissibile.

Diritto:

1.
Il Tribunale federale si pronuncia d'ufficio e con pieno potere d'esame
sull'ammissibilità del rimedio esperito (DTF 128 I 46 consid. 1a).

1.1 I ricorrenti rilevano che il contestato piano generale rappresenta un
piano di utilizzazione cantonale, soggetto a ricorso di diritto
amministrativo. Questo rimedio è ammissibile contro decisioni cantonali
fondate nel medesimo tempo sul diritto federale e sul diritto cantonale, in
quanto sia in discussione la violazione di norme di diritto federale
direttamente applicabili: è invece il rimedio del ricorso di diritto pubblico
a essere dato contro decisioni fondate esclusivamente sul diritto cantonale e
che non presentino nessuna connessione con l'applicazione del diritto
federale (DTF 128 I 46 consid. 1b/aa). La giurisprudenza del Tribunale
federale ammette il ricorso di diritto amministrativo contro piani di
utilizzazione relativi a progetti concreti, in quanto sia in gioco
l'applicazione del diritto federale sulla protezione dell'ambiente e della
natura; tale rimedio permette pure di sollevare censure concernenti
l'applicazione del diritto sulla pianificazione del territorio, qualora le
norme invocate siano necessariamente in relazione con quelle sulla protezione
dell'ambiente (DTF 123 II 88 consid. 1a e 1a/cc, 231 consid. 2, 289 consid.
1b). Il contestato piano sarebbe, di massima, impugnabile con il ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale, visto ch'esso concerne un
progetto concreto (DTF 119 Ia 285 consid. 3c; sentenza del 20 settembre 2001
in re Comune di Ligornetto, consid. 2b, causa 1A.45/2001 concernente la
"Nuova strada della montagna", apparsa in RDAT I-2002 n. 56, e la sentenza
del 26 agosto 2002 in re V., consid. 1, cause 1A.161/2001 e 1P.595/2001,
concernente il criticato piano).

1.2 Poiché, secondo i ricorrenti, che invocano l'art. 34 cpv. 3 LPT, il
criticato piano è soggetto a ricorso di diritto amministrativo, a maggior
ragione la decisione impugnata dovrebbe essere impugnabile giusta l'art. 84
cpv. 1 OG: ciò varrebbe anche per il piano direttore, quando l'oggetto
dell'impugnazione non fa che riprenderne il contenuto (DTF 113 Ib 299 consid.
2b; cfr. anche DTF 121 II 430 consid. 1c, 123 II 88 consid. 1a; sulla non
impugnabilità, di massima, tranne che a titolo accessorio, del piano
direttore da parte di privati v. DTF 119 Ia 285 consid. 3b-e con rinvii).
Visto che i ricorrenti fondano il gravame su un'asserita violazione della
garanzia della proprietà privata e che non fanno valere alcuna lesione di
norme del diritto pubblico federale in materia di protezione dell'ambiente,
ma soltanto della normativa cantonale sulla pianificazione del territorio, il
ricorso di diritto pubblico è ammissibile. I ricorrenti sono legittimati
secondo l'art. 88 OG a far valere che la criticata opera compromette in
maniera importante le loro proprietà: non lo sono per contro a contestare in
termini generali la scelta delle diverse soluzioni, questo mezzo
d'impugnazione non essendo destinato alla difesa d'interessi di puro fatto né
alla tutela di interessi pubblici.

2.
I ricorrenti rilevano che la fattispecie si fonda sul piano generale per la
realizzazione della galleria Vedeggio-Cassarate, pubblicato nel 1998, che
prevede un assetto viario con un nuovo asse di penetrazione e un posteggio in
zona Trevano. Nel piano direttore, versione fine 1998, la soluzione di questo
assetto era stata demandata (con la scheda 12.23.2.3 secondo la decisione
impugnata) al piano di indirizzo del comparto di Trevano che intende
utilizzare, allargandola, l'esistente via Sonvico e costruire un posteggio
definitivo a Cornaredo, la soluzione del suddetto piano generale valendo come
espediente temporaneo, per iniziare i lavori e percepire i sussidi federali:
essa sarebbe poi stata sostituita da una pianificazione conforme al piano di
indirizzo. Il piano direttore è quindi stato nel seguito modificato, con
l'inserimento della soluzione prevista dal piano di indirizzo, come obiettivo
finale. I ricorrenti lamentano in proposito la mancanza di un piano generale
conforme all'impostazione definitiva e sottolineano che, secondo il piano
generale del 1998, le loro proprietà sarebbero interamente assorbite dal
nuovo asse di penetrazione e dal posteggio di Trevano, mentre sarebbero, con
la soluzione finale, interessate solo da una strada interna di quartiere,
inadatta a sopportare il traffico del posteggio di Cornaredo.

2.1 La Corte cantonale rileva che la versione attuale del piano generale
modifica la viabilità nel comparto di Cassarate rispetto alla versione
pubblicata nel 1998 e sottolinea che il cambiamento più importante consiste
nella rinuncia alle due rotonde sull'asse principale e nello spostamento a
est dell'asse di penetrazione; un'altra importante modifica riguarda la
sostituzione del posteggio di interscambio a livello del terreno con un
autosilo edificato, composto di elementi prefabbricati smontabili. Il
posteggio di interscambio (sito sui prati di Trevano) avrebbe solo
inizialmente il compito di captare una parte del traffico diretto a Lugano,
visto che gli studi pianificatori in corso collocherebbero il nodo di
interscambio a Cornaredo, l'impianto di Trevano venendo smontato. Nel
rapporto esplicativo del piano d'indirizzo, del febbraio 2000, largamente
richiamato nella sentenza impugnata, si sottolinea il potenziamento
dell'attuale tracciato di via Sonvico, lo spostamento verso tale via del
portale della galleria, la provvisorietà del posteggio di Trevano e la
conferma del nodo intermodale di Cornaredo, ritenuto che il piano generale
adottato dal Consiglio di Stato e approvato dal Gran Consiglio risulta essere
una prima fase attuativa dello scenario urbanistico determinato dal piano
d'indirizzo. La Corte cantonale rileva poi che quest'ultimo piano è stato
pubblicato nel febbraio 2000 conformemente all'art. 15 della legge cantonale
di applicazione della LPT, del 23 maggio 1990 (LALPT).
Il 14 marzo 2001 il Consiglio di Stato ha adottato il 2° aggiornamento della
scheda 12.23.1-5 e la nuova scheda 10.4, pubblicate dal 2 aprile al 2 maggio
2001. Secondo i Giudici cantonali, l'assetto della viabilità è definito dalla
scheda 12.23.2.3, ripresa dal piano d'indirizzo, per cui l'uscita al portale
di Cassarate è prevista all'estremo nord della zona dei Prati di Trevano e lo
sbocco della galleria spostato verso via Sonvico. Secondo la Corte cantonale
il progetto è coordinato con il modello territoriale dell'agglomerato
luganese (scheda 10.4), in particolare con gli indirizzi urbanistici per il
quartiere di Cornaredo (oggetto 10.4.2.3). Essa ribadisce che l'obiettivo
prioritario del Cantone è la realizzazione dell'assetto dell'area di
Cornaredo e quella del nodo intermodale di Lugano, contemporaneamente alla
messa in esercizio della galleria. La Corte cantonale precisa inoltre che,
non appena cresciuta in giudicato la scheda, il Cantone avvierà le procedure
per conferire la pubblica utilità alle opere d'allacciamento dello sbocco est
della galleria alla viabilità principale (spostandolo verso via Sonvico);
rileva che, nel contempo, i Comuni interessati avvieranno la procedura di
modificazione dei piani regolatori, da concludersi entro la messa in
esercizio della galleria. Il complemento alla relazione tecnica e all'esame
d'impatto ambientale, 1a fase, sottolinea - così rilevano i Giudici cantonali
- il concetto di provvisorietà del posteggio di interscambio a Trevano, che
solo inizialmente avrà il compito di captare una parte del traffico diretto a
Lugano, permettendo agli utenti di raggiungerne il centro con i trasporti
pubblici (scheda-oggetto 12.23.3.5.a), posteggio che sarà sostituito dal nodo
intermodale di Cornaredo (scheda-oggetto 12.23.3.5.b); anche qui il Cantone
persegue quale obiettivo prioritario la realizzazione dell'assetto dell'area
di Cornaredo contemporaneamente alla messa in esercizio della galleria: solo
se fosse necessaria una realizzazione a tappe verrebbe realizzato in una
prima fase il posteggio di interscambio di Trevano, sostituito
successivamente da quello di Cornaredo.

2.2 I Giudici cantonali hanno dedotto il fermo proposito del Cantone di
realizzare direttamente, senza fasi intermedie, l'assetto viario e
urbanistico previsto dal piano d'indirizzo e ripreso dal piano direttore e
aggiunto che solo se ciò non fosse possibile si procederebbe a tappe,
realizzando in una prima fase il posteggio di interscambio di Trevano. I
Giudici cantonali hanno ritenuto che questa eventualità non solo non è stata
esclusa con l'adozione nel piano direttore della nuova versione dell'assetto
stradale, ma ch'essa è stata anzi oggetto di una specifica scheda. Il motivo
a sostegno di questa possibilità risiederebbe, secondo la precedente istanza,
nell'estrema importanza della realizzazione della galleria e nell'urgenza di
intraprenderne i lavori, il cui avvio soltanto al termine di tutte le
procedure pianificatorie e progettuali ritarderebbe di anni l'esecuzione
dell'opera. Per evitare il ritardo, il posteggio provvisorio e il sistema
viario di supporto dovrebbero essere realizzati a breve termine. Secondo i
Giudici cantonali, una volta cresciuto in giudicato il piano generale, sarà
possibile far allestire il progetto definitivo, con l'esame d'impatto
ambientale di 2a fase; ottenuti i sussidi federali, dopo l'allestimento della
progettazione complessiva, si potranno iniziare gli scavi, allestendo nel
contempo il piano generale finale e il progetto definitivo, con la
modificazione conseguente dei piani regolatori comunali. I Giudici cantonali
rilevano che è impossibile prevedere il tempo necessario: affermano che se
tutto va bene si può tralasciare la fase intermedia e attuare subito la
soluzione finale mentre se, ultimati gli scavi, si prospettasse una lunga
pausa, si potrebbe far capo alla soluzione prevista dall'attuale piano
generale: solo allora si potrà valutare il da farsi, ossia se aspettare che
la soluzione definitiva sia pronta o attuare quella provvisoria. I Giudici
cantonali concludono che, per il settore di Cassarate, il piano generale si
riduce, da piano principale, a piano di riserva, necessario tuttavia quale
alternativa per evitare lunghi ritardi nell'inizio dei lavori.

3.
Le misure previste dal criticato piano costituiscono restrizioni di diritto
pubblico della proprietà: esse sono compatibili con la garanzia sancita
dall'art. 26 Cost. solo se si fondano su una base legale sufficiente, se sono
giustificate da un interesse pubblico preponderante e se rispettano il
principio della proporzionalità (art. 36 cpv. 1 a 3 Cost.; DTF 126 I 219
consid. 2a; cfr., riguardo al previgente art. 22ter vCost., DTF 121 I 117
consid. 3b, 119 Ia 362 consid. 3a; Jörg Paul Müller, Grundrechte in der
Schweiz, 3a ed., Berna 1999, pag. 607). Nel caso di una restrizione grave
della proprietà, il Tribunale esige una base legale chiara e univoca ed
esamina liberamente se questa condizione è adempiuta (DTF 128 I 19 consid.
4c/bb pag. 30, 124 I 6 consid. 4b/aa, 121 I 117 consid. 3b/bb e rinvii; cfr.
anche l'art. 36 cpv. 1 seconda frase Cost., secondo cui se la restrizione è
grave essa dev'essere prevista dalla legge medesima). Una restrizione è grave
segnatamente nel caso di soppressione forzata della proprietà fondiaria,
oppure qualora prescrizioni positive o divieti rendano impossibile, o
quantomeno molto più difficile, un'utilizzazione presente o futura del fondo
conformemente alla sua destinazione (DTF 121 I 65 consid. 2a inedito, 121 I
117 consid. 3b/bb, 115 Ia 363 consid. 2a; Walter Kälin, Das Verfahren der
staatsrechtlichen Beschwerde, 2a ed., Berna 1994, pag. 180). Questa ipotesi
si realizza in concreto, visto che il piano generale prevede che l'asse di
penetrazione del traffico proveniente dal portale orientale della progettata
galleria e diretto al centro città attraverserà i fondi dei ricorrenti,
comportando per loro un importante pregiudizio.

3.1 I ricorrenti fanno valere l'insufficienza di una base legale, ma al
riguardo si limitano a sostenere l'assenza di un piano generale conforme
all'impostazione definitiva del criticato progetto, visto che quello
pubblicato concerne soltanto una soluzione temporanea. Dopo aver rilevato che
il piano generale, quale piano di utilizzazione, deve rispettare il piano
direttore, essi fanno valere una palese incongruenza di quest'ultimo, che, da
un lato, rinvia al piano di indirizzo mentre, dall'altro, sancisce una
soluzione provvisoria contraria a questo piano e una definitiva che lo
rispetta: il piano direttore istituirebbe quindi due varianti
contraddittorie, che si escluderebbero e che peraltro non sarebbero
chiaramente delimitate tra loro.

3.1.1 La tesi ricorsuale non regge. In effetti, come ritenuto dai Giudici
cantonali, l'obiettivo prioritario del Cantone è la realizzazione dell'area
di Cornaredo contemporaneamente alla messa in esercizio della galleria: solo
qualora si rendesse necessaria una realizzazione a tappe verrebbe realizzato
in una prima fase il posteggio di interscambio di Trevano, destinato a essere
sostituito dal nodo intermodale di Cornaredo. Non si è quindi in presenza di
due varianti contraddittorie ma, se del caso, alternative e susseguenti e
fondate comunque su criteri obiettivi. Su questo punto i ricorrenti si
limitano peraltro a criticare in modo generico il giudizio impugnato,
esponendo soltanto una propria interpretazione dei fatti, senza spiegare
tuttavia in modo preciso per quali ragioni le motivazioni poste a fondamento
della sentenza cantonale sarebbero incostituzionali: in tale misura il
ricorso è inammissibile (art. 90 cpv. 1 lett. b OG; DTF 127 I 38 consid. 3c
pag. 43, 125 I 71 consid. 1c, 492 consid. 1). Del resto, è peraltro dubbio
che il piano direttore contenga disposizioni precise, concrete e vincolanti
per i privati, equiparabili al rilascio di una licenza edilizia, da
consentirne l'impugnazione, viste le procedure pianificatorie e progettuali
che devono ancora essere realizzate (cfr. DTF 119 Ia 285 consid. 3b ed e).

3.1.2 I ricorrenti sostengono che, non potendosi pronosticare i tempi
esecutivi del nuovo piano generale, l'insufficienza della base legale sarebbe
data, visto che i piani direttori sono riesaminati globalmente, di regola,
ogni dieci anni (cfr. art. 9 cpv. 3 LPT, art. 23 cpv. 1 LALPT). Ora, nella
decisione impugnata è stato ritenuto, senza che i ricorrenti dimostrino
l'arbitrarietà di questo accertamento, che il Cantone intende realizzare
direttamente, senza fasi intermedie, quanto previsto dal piano d'indirizzo e
dal piano direttore e che se ciò non fosse possibile si realizzerebbe, in una
prima fase, il posteggio di Trevano. I Giudici cantonali rilevano che è
impossibile prevedere quando sarà adottato il piano generale finale, ma
indicano nondimeno che, affinché i piani diventino definitivi, occorrerà
attendere dai quattro ai cinque anni (sentenza impugnata consid. 7.5, in
particolare pag. 21 in alto). Del resto, il piano direttore è destinato a
preparare lo sviluppo della pianificazione e deve adattarsi all'evoluzione
dei bisogni e, in  caso di mutate circostanze, l'organo di pianificazione può
scostarsene (DTF 119 Ia 362 consid. 4 e riferimenti, 113 Ia 266 consid. 3b;
sentenza del 23 giugno 1995 in re F., consid. 8b, apparsa in RDAT I-1996 n.
22).

Viste le particolarità della fattispecie e tenuto conto della censura
ricorsuale, non è incostituzionale ritenere che la base legale dei
provvedimenti che toccano le proprietà dei ricorrenti sia sufficiente. In
effetti, l'intervento previsto dal piano generale, che comporta i maggiori
pregiudizi per i loro fondi, mantiene la sua validità quale ipotesi
transitoria ed eventuale: questa possibilità, contrariamente all'assunto
ricorsuale, non si trova in contraddizione con il piano direttore, che non
deve presentare la stessa precisione di un piano di utilizzazione (cfr. DTF
118 Ib 503 consid. 6b/cc) visto che, come risulta dalla decisione impugnata,
essa non solo non è stata esclusa con l'adozione nel piano direttore della
nuova versione dell'assetto stradale, ma ha formato oggetto di una specifica
scheda (12.23.3.5a).

3.2 Secondo i Giudici cantonali, per il settore di Cassarate il piano
generale assume la funzione di piano di riserva, necessario quale alternativa
per evitare lunghi ritardi nell'inizio dei lavori: esso manterrebbe quindi il
suo interesse, non più come soluzione definitiva, non conforme ormai alle
nuove disposizioni del piano direttore, ma quale sistemazione provvisoria,
anche se l'obiettivo principale è la realizzazione diretta dell'assetto
viario finale. I Giudici cantonali ritengono che l'interesse dello Stato a
disporre di una simile soluzione è considerevole e prevale su quello degli
insorgenti a contrastarla.

3.2.1 Il Tribunale federale esamina liberamente le esigenze dell'interesse
pubblico e della proporzionalità, ma valuta con un certo riserbo le
circostanze locali, meglio conosciute dalle autorità cantonali, e le
questioni di spiccato apprezzamento (DTF 126 I 219 consid. 2c pag. 222, 119
Ia 88 consid. 5c/bb, 117 Ia 141 consid. 2a). La questione di sapere se gli
interessi favorevoli e contrari alla criticata opera siano stati ponderati
correttamente è innanzitutto di diritto e il Tribunale federale la esamina
liberamente. Esso, che non è l'istanza suprema di pianificazione, si impone
tuttavia un certo riserbo quando si tratta di quesiti tecnici e l'autorità di
approvazione dei piani ha deciso fondandosi su un esame dell'impatto
ambientale e su rapporti e analisi di specialisti: in questi casi, il
Tribunale federale deve innanzitutto chiarire se gli interessi toccati siano
stati tutti rilevati e valutati e se i possibili effetti dell'impianto siano
stati considerati nella decisione (DTF 125 II 643 consid. 4a, 124 II 146
consid. 1c non pubblicato, 121 II 378 consid. 1e/bb e rinvii; sentenza del 22
dicembre 1998 nella causa M.M., consid. 6c, pubblicata in RDAF 1999/I, pag.
371 segg.).
3.2.2 Anche riguardo all'interesse pubblico i ricorrenti rilevano l'asserita
contraddittorietà - che, come si è visto, non sussiste - tra il piano
generale e il piano direttore. Essi sostengono inoltre che, data l'assenza di
una pianificazione definitiva, l'impossibilità di conoscerne le scadenze e
l'incidenza reale sui loro fondi, l'interesse loro a conoscere in maniera
precisa le restrizioni litigiose prevarrebbe su prospettive indefinite e
sulla semplice supposizione che lo Stato conterrebbe nella misura massima
possibile gli interventi. Ora, come è stato accertato nella decisione
impugnata, e come già si è rilevato, l'obiettivo principale è la
realizzazione immediata e diretta dell'assetto viario finale, senza fasi
intermedie, soluzione che toccherebbe in maniera limitata le particelle dei
ricorrenti. Certo, la contestata soluzione provvisoria prevista dal piano
generale pubblicato nel 1998, oggetto di una specifica scheda del piano
direttore, può comportare un danno importante per i loro fondi; essa è
tuttavia prevista soltanto quale soluzione temporanea e di riserva,
necessaria per evitare lunghi ritardi nell'inizio di così importanti lavori.
La contestata soluzione, ricordato che le questioni attinenti alla
legislazione in materia di protezione dell'ambiente esulano dalla presente
procedura, si fonda quindi su ragioni serie e obiettive.
È del resto inesatto sostenere che si sarebbe in presenza di restrizioni
senza alcuna limitazione di durata, come asserito dai ricorrenti, visto che,
secondo la decisione impugnata, i piani e i progetti potrebbero essere
definitivi entro circa quattro o cinque anni. In siffatte circostanze, e
tenuto conto di quanto si dirà ancora in seguito, non si può concludere che,
avallando la possibilità di far capo, eventualmente, alla criticata soluzione
transitoria, non esclusa dal nuovo piano direttore, le Autorità cantonali
abbiano travalicato l'apprezzamento che competeva loro e ch'essa non sia
conforme alla Costituzione (cfr. DTF 128 I 92 consid. 4).

3.3 Esprimendosi sul principio della proporzionalità, i Giudici cantonali
hanno sottolineato il carattere provvisorio del progetto, la cui attuazione
provocherebbe tuttavia un pregiudizio definitivo alla proprietà degli
insorgenti. Secondo i Giudici cantonali dipenderà da questioni temporali se e
in che misura lo Stato avrà interesse a impegnarsi in un investimento
cospicuo, e solo temporaneo, ritenuto che lo farà soltanto se spinto da un
interesse chiaramente superiore.

3.3.1 Il principio della proporzionalità esige che le misure adottate dallo
Stato siano idonee a raggiungere lo scopo desiderato, che non eccedano i
limiti dell'indispensabile e che, di fronte a soluzioni diverse, si scelgano
quelle meno pregiudizievoli per i diritti dei privati (art. 36 cpv. 3 Cost.;
DTF 128 I 3 consid. 3e/cc pag. 15, 92 consid. 2b, 125 I 209 consid. 10d/aa,
pag. 221).

Nella fattispecie questo principio è rispettato, non sussistendo altro mezzo
meno incisivo per raggiungere lo scopo prefisso d'interesse pubblico, la
ragionevolezza del rapporto tra questo e il mezzo essendo garantita
dall'interesse dello Stato ad attuare la soluzione transitoria solo se le
circostanze concrete lo giustificheranno: secondo i Giudici cantonali, la
costruzione sui Prati di Trevano di un parcheggio smontabile di tre piani per
350 autoveicoli oltre a un circuito stradale provvisorio a tre piste sarà
attuata soltanto se lo Stato vi sarà spinto da un interesse chiaramente
superiore e costretto da una reale necessità, come ad esempio nel caso di un
imprevisto allungamento dei tempi di maturazione del progetto. I Giudici
cantonali hanno ritenuto inoltre che, attualmente, l'attraversamento della
proprietà degli insorgenti è previsto non solo dalla soluzione transitoria ma
anche dal piano d'indirizzo e dal piano direttore (schede 12.23.2.3. e
12.23.3.5a), anche se in quest'ultimo caso in misura minore, rilevando che se
la proprietà verrà meglio o del tutto risparmiata dall'ordinamento finale, lo
si saprà a pianificazione terminata. Certo, i Giudici cantonali hanno
rilevato che l'approccio globale preconizzato dai ricorrenti costituirebbe la
via più congeniale a una moderna pianificazione e corrisponde, idealmente,
all'esigenza di coordinamento, mentre la procedura per fasi non costituisce
il procedimento più sicuro per evitare errori da eventualmente correggere in
seguito. Rilevato d'altra parte che un grande progetto di trasporti, che
abbraccia un'intera regione, può incontrare punti di resistenza a una
pianificazione integrata, i Giudici cantonali hanno ritenuto che l'altra
soluzione, volta ad attendere la conclusione della pianificazione e della
progettazione del nuovo assetto, non è proponibile, vista la necessità,
ripetutamente sottolineata, di risolvere senza indugio la disastrata
situazione in cui versa la mobilità nel Luganese. In siffatte circostanze, il
principio della proporzionalità non è disatteso.

4.
Ne segue che il ricorso, in quanto ammissibile, dev'essere respinto. Le spese
seguono la soccombenza (art. 156 cpv. 1 OG).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
La tassa di giustizia di fr. 2000.- - è posta a carico dei ricorrenti.

3.
Comunicazione al patrocinatore dei ricorrenti, al Consiglio di Stato e al
Tribunale della pianificazione del territorio del Cantone Ticino.

Losanna, 17 settembre 2002

In nome della I Corte di diritto pubblico
del Tribunale federale svizzero

Il presidente: Il cancelliere: