Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

I. Öffentlich-rechtliche Abteilung 1P.657/2002
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1P.657/2002 /bom

Sentenza del 16 gennaio 2003
I Corte di diritto pubblico

Giudici federali Aemisegger, presidente della Corte e
presidente del Tribunale federale, Nay, vicepresidente
del Tribunale federale e Catenazzi,
cancelliere Crameri.

A. ________,
ricorrente, patrocinato dall'avv. Paolo Tamagni, viale
Stazione 32, casella postale 1855, 6500 Bellinzona,

contro

Giudice dell'istruzione e dell'arresto del Cantone Ticino, Claudio Lepori,
palazzo di Giustizia, via Pretorio 16, 6900 Lugano,
Procuratore pubblico del Cantone Ticino, Nicola Respini, palazzo di
Giustizia, via Pretorio 16, 6900 Lugano,
Tribunale d'appello del Cantone Ticino, Camera dei ricorsi penali, via
Pretorio 16, 6901 Lugano.

decisione sull'arresto

(ricorso di diritto pubblico del 13 dicembre 2002 contro la sentenza della
Camera dei ricorsi penali del Tribunale
d'appello del Cantone Ticino)

Fatti:

A.
Contro A.________, arrestato il 12 settembre 2002, il Procuratore pubblico
del Cantone Ticino ha promosso, il giorno seguente, l'accusa per titolo di
promovimento della prostituzione, tratta di essere umani e infrazione alla
legge federale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri.
L'arresto è stato confermato il 13 settembre 2002 dal Giudice dell'istruzione
e dell'arresto del Cantone Ticino (GIAR) per i bisogni istruttori e il
pericolo di collusione. L'accusato si è quindi rivolto alla Camera dei
ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP), chiedendo di
dichiarare nulla, rispettivamente di annullare la decisione del GIAR, e di
essere immediatamente posto in libertà provvisoria. Mentre questa procedura
era in corso, il 3 ottobre 2002 l'accusato è stato scarcerato. Con scritto
del 7 ottobre 2002 egli ha comunicato alla CRP di mantenere cionondimeno il
ricorso, dato un suo interesse attuale e legittimo a ottenere una decisione
sull'asserita illegalità della detenzione.

B.
Con sentenza del 29 ottobre 2002 la Corte cantonale ha dichiarato
irricevibile il ricorso, in quanto non divenuto privo di oggetto. Ha
stabilito che, riguardo alla richiesta di messa in libertà, esso era divenuto
privo di oggetto, vista la già avvenuta scarcerazione; ha quindi negato la
sussistenza di un interesse pratico e attuale all'annullamento della
decisione del GIAR, visto ch'essa non verteva su questioni di principio
suscettibili di ripresentarsi.

C.
A.________ impugna la sentenza della CRP con un ricorso di diritto pubblico
al Tribunale federale. Chiede di annullarla e di invitare la Corte cantonale
ad accertare la legalità o l'illegalità della decisione del GIAR; postula
inoltre di accordargli il beneficio dell'assistenza giudiziaria con il
gratuito patrocinio dell'avv. Paolo Tamagni. Il ricorrente fa valere una
violazione degli art. 9, 10, 29, 31 e 32 Cost. nonché degli art. 6, 8, 9  e
10 Cost./TI, degli art. 3 e 5 CEDU e degli art. 7 e 9 Patto ONU II (diniego
di giustizia, lesione del diritto di essere sentito e della libertà
personale). Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.

Non sono state chieste osservazioni.

Diritto:

1.
1.1 Il Tribunale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione
l'ammissibilità dei ricorsi, senza essere vincolato, in tale ambito, dagli
argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (DTF 128 I 177 consid. 1, 46
consid. 1a).

1.2 Presentato contro una decisione cantonale di ultima istanza in materia di
privazione della libertà personale, il ricorso di diritto pubblico è
ricevibile dal profilo degli art. 84 cpv. 1 lett. a, 86 cpv. 1 (cfr. art. 100
cpv. 2 e 284 cpv. 1 lett. a CPP/TI) e 87 OG. Questo rimedio ha, tranne
eccezioni che non si verificano in concreto essendo l'accusato in libertà,
natura meramente cassatoria (DTF 126 III 534 consid. 1c e rinvio, 124 I 327
consid. 4a e 4b/aa). Ove il ricorrente chiede più dell'annullamento del
giudizio impugnato, segnatamente il rinvio degli atti alla CRP con
ingiunzioni vincolanti nel senso esposto nel gravame, il ricorso è quindi
inammissibile (DTF 127 II 1 consid. 2c, 125 I 104 consid. 1b e rinvii).

1.3 Secondo l'art. 88 OG il diritto di ricorrere spetta ai privati o agli
enti collettivi che si trovano lesi nei loro diritti da decreti o decisioni
che li riguardano personalmente o che rivestono carattere obbligatorio
generale. La giurisprudenza relativa a questa norma ha stabilito che il
Tribunale federale esamina le censure sollevate unicamente se il ricorrente
ha un interesse pratico e attuale alla loro disamina, rispettivamente
all'annullamento del giudizio impugnato (DTF 125 I 394 consid. 4a, 116 Ia 149
consid. 2a). Quest'esigenza assicura che il Tribunale federale statuisca,
nell'interesse dell'economia processuale, su questioni concrete e non
solamente teoriche (DTF 125 I 394 consid. 4a, 110 Ia 140 consid. 2a).
Nell'ambito della carcerazione preventiva, secondo la costante
giurisprudenza, il requisito dell'interesse pratico e attuale non è di
massima adempiuto quando, come è qui il caso, l'accusato sia stato nel
frattempo posto in libertà provvisoria: ciò vale anche per un'eventuale
procedura d'indennizzo (DTF 125 I 394 consid. 4a, 118 Ia 488 consid. 1).
Il Tribunale federale può tuttavia rinunciare eccezionalmente al requisito di
un interesse pratico e attuale ed esaminare comunque un ricorso quando i
quesiti sollevati si potrebbero ripetere in qualsiasi momento, nelle stesse o
in analoghe circostanze, e un tempestivo esame da parte del giudice
costituzionale sarebbe pressoché impossibile; occorre comunque che esista un
interesse pubblico sufficientemente importante per risolverli (DTF 125 I 394
consid. 4b, 116 Ia 149 consid. 2b).

2.
La CRP, visto che l'accusato era stato nel frattempo posto in libertà
provvisoria, ha ritenuto, in base alla citata giurisprudenza, il ricorso
contro la decisione del GIAR sul mantenimento dell'arresto divenuto privo di
oggetto.

2.1 Il ricorrente sostiene che l'interesse pratico e attuale sarebbe dato
poiché il mancato accertamento della legalità dell'arresto da parte della CRP
gli precluderebbe il diritto di chiedere un'indennità per detenzione illegale
secondo l'art. 318 CPP/TI in relazione con gli art. 320 cpv. 2 CPP/TI e 10
cpv. 4 Cost./TI. Adduce inoltre che, nella denegata ipotesi di una sua
condanna, egli non potrebbe più richiedere l'indennità ai sensi dell'art. 317
CPP/TI, prevista solo per l'accusato prosciolto. Rimprovera infine alla Corte
cantonale di non aver  esaminato nel merito il suo gravame, il quesito
potendo ripetersi anche in futuro, quando un accusato sia scarcerato nel
corso della procedura dinanzi alla CRP. A quest'ultimo riguardo, la CRP ha
ritenuto che il ricorrente non aveva sollevato questioni di principio tali da
potersi ripetere in ogni momento o in circostanze analoghe, e da non poter
quindi essere esaminate tempestivamente; questo punto non dev'essere
esaminato oltre poiché il ricorrente, limitandosi a censurare il mancato
accertamento della legalità dell'arresto in relazione al suo diritto di
chiedere un'indennità per detenzione illegale, non vi si esprime con una
motivazione conforme all'art. 90 cpv. 1 lett. b OG e alle esigenze poste
dalla giurisprudenza (DTF 127 I 38 consid. 3c, 126 I 235 consid. 2a, 125 I
492 consid. 1b).

2.2 La tesi ricorsuale, secondo cui una decisione di merito della CRP
costituirebbe una premessa necessaria per far valere, in seguito,
un'indennità per detenzione illegale, manifestamente non regge.

2.2.1 L'art. 10 cpv. 4 Cost./TI dispone che il Cantone risponde del danno
materiale e morale derivante dall'ingiusta privazione della libertà
personale, mentre l'art. 318 CPP/TI stabilisce che chiunque ha subito una
detenzione illegale ha diritto a un'indennità. Secondo l'art. 320 cpv. 2
CPP/TI la domanda d'indennità ai sensi dell'art. 318 deve essere presentata
entro un anno dalla decisione che accerta l'illegalità della detenzione; le
domande d'indennità devono essere inviate alla CRP, che decide
sull'ammissibilità e sull'ammontare dell'indennità, sentiti il PP e, se del
caso, il denunciante o la parte civile (cpv. 4).

2.2.2 Limitandosi ad addurre che i motivi indicati dalla CRP sarebbero
contrari a qualsiasi logica, e che la decisione della Corte cantonale
costituirebbe una premessa necessaria per far valere in seguito un'indennità
per detenzione illegale, il ricorrente non dimostra perché la CRP non
potrebbe esaminare tale quesito nell'ambito di un'eventuale domanda
d'indennità (cfr. causa 1P.20/1999 dell'8 marzo 1999, apparsa in RDAT II-1999
n. 15 pag. 50; causa 1C.1/1998 del 5 marzo 2002, consid. 1c). In effetti, la
CRP ha espressamente stabilito che l'insorgente non poteva pretendere che la
constatazione della pretesa illegalità dell'arresto dovesse essere effettuata
subito, visto ch'essa potrà e dovrà ancora esaminare il tema nell'ambito di
una eventuale richiesta d'indennità ai sensi degli art. 317 segg. CPP/TI. In
effetti, le censure di violazione dell'art. 5 CEDU e dei diritti di difesa
conferiti dalla Costituzione e dalla legge fatte valere da un detenuto posto
in libertà possono essere sollevate, di massima, nell'ambito della procedura
di indennizzo (DTF 125 I 394 consid. 4a e 5 con rinvii).

2.3 Il ricorrente accenna inoltre al fatto che la CRP, pronunciandosi il 29
ottobre 2002 sul suo ricorso del 23 settembre 2002, non avrebbe statuito
entro breve termine, violando il tal modo l'art. 5 cpv. 4 CEDU. Egli
disattende tuttavia che, essendo stato scarcerato il 3 ottobre 2002, la Corte
cantonale non doveva più esprimersi sulla domanda di scarcerazione, né
sostiene che il lasso di tempo trascorso tra l'inoltro del gravame e la
scarcerazione abbia violato l'invocata norma.

2.4 Il ricorrente incentra del resto il gravame sul fatto che il GIAR non
l'avrebbe informato compiutamente  sui fatti, e segnatamente sui gravi e
concreti indizi di colpevolezza, alla base dei reati contestatigli. Ora,
premesso che oggetto del litigio é la decisione della CRP e non quella del
GIAR, il ricorrente non spiega, secondo le esigenze dettate dall'art. 90 cpv.
1 lett. b OG, per quali ragioni la CRP sarebbe incorsa nell'arbitrio
dichiarando, in parte, il gravame privo d'oggetto e non esaminandolo nel
merito. Egli non fa in particolare valere la violazione di una specifica
norma procedurale cantonale che imponeva, anche in un caso come il presente,
la trattazione dell'impugnativa (causa 1P.239/2001 del 30 maggio 2001,
consid. 2, nota al patrocinatore del ricorrente); né, limitandosi
semplicemente a elencare norme costituzionali e convenzionali e sostenendo
un'applicazione arbitraria del diritto cantonale di procedura penale, egli
sostiene e dimostra che l'eventuale prassi dell'autorità cantonale di ultima
istanza di ritenere, dopo la scarcerazione dell'accusato, privo di oggetto il
ricorso, analogamente alla giurisprudenza del Tribunale federale relativa
all'art. 88 OG, sarebbe arbitraria (cfr. causa 1P.687/1993 del 2 settembre
1994, consid. 2).

2.4.1 Quando l'ultima Autorità cantonale dichiara, come nella fattispecie, un
ricorso irricevibile per ragioni formali, e non procede all'esame di merito,
il ricorrente deve addurre perché l'Autorità avrebbe accertato, in modo
insostenibile e quindi arbitrario (vedi, sulla nozione di arbitrio, DTF 128 I
177 consid. 2.1, 127 I 54 consid. 2b), l'assenza dei presupposti formali (DTF
118 Ib 26 consid. 2b, 134 consid. 2; cfr. anche DTF 123 V 335 consid. 1b).
Riproposte dinanzi al Tribunale federale, le censure relative al merito della
vertenza sono inammissibili, ritenuto che la loro omessa trattazione in sede
cantonale comporta la mancanza di esaurimento delle istanze cantonali (art.
86 e 87 OG; cfr. DTF 109 Ia 248 consid. 1).

2.4.2 Inoltre, quando la decisione impugnata è fondata, come nella
fattispecie, su più motivazioni indipendenti, il ricorrente deve impugnarle
tutte e dimostrare che ognuna di esse è incostituzionale (DTF 118 Ib 26
consid. 2b, 134 consid. 2, 113 Ia 94 consid. 1a/bb). La CRP, a titolo
abbondanziale, ha infatti esaminato le menzionate censure, ritenendo che,
tenuto conto anche dei verbali di polizia e delle dichiarazioni del
ricorrente, la decisione di conferma dell'arresto del GIAR, seppur succinta,
appariva sufficientemente motivata. La Corte cantonale ha rilevato altresì
che la richiesta dell'insorgente di far accertare la nullità della decisione
del GIAR non era affatto motivata. Il ricorrente, limitandosi nel presente
gravame a criticare la decisione del GIAR, non contesta le motivazioni
abbondanziali addotte nel giudizio impugnato: anche in tale misura il ricorso
è quindi inammissibile.

3.
Ne segue che il ricorso, in quanto ammissibile, dev'essere respinto. La
domanda di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio dev'essere
respinta, visto che il gravame non aveva, fin dall'inizio, possibilità di
esito positivo (art. 152 OG). Le spese seguono quindi la soccombenza.

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
La domanda di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio è respinta.

3.
La tassa di giustizia di fr. 2'000.-- è posta a carico del ricorrente.

4.
Comunicazione al patrocinatore del ricorrente, al Giudice dell'istruzione e
dell'arresto, al Ministero pubblico e al Tribunale d'appello del Cantone
Ticino, Camera dei ricorsi penali.

Losanna, 16 gennaio 2003

In nome della I Corte di diritto pubblico
del Tribunale federale svizzero

Il presidente: Il cancelliere: