Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

I. Öffentlich-rechtliche Abteilung 1E.5/2003
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1E.5/2003 /bom

Sentenza del 15 luglio 2003
I Corte di diritto pubblico

Giudici federali Aemisegger, presidente della Corte e presidente del
Tribunale federale,
Reeb, Catenazzi,
cancelliere Gadoni.

A. ________,
ricorrente, patrocinata dall'avv. Matteo Baggi, via A. Giovannini 13, 6710
Biasca,

contro

Azienda Elettrica Ticinese, 6500 Bellinzona,
patrocinata dall'avv. dott. Pietro Crespi, viale Officina 6, casella postale
1068, 6500 Bellinzona,
Commissione federale di stima del 13° Circondario, c/o avv. Filippo Gianoni,
Presidente, via Visconti 5,
6501 Bellinzona.

indennità per rinuncia all'espropriazione dei diritti occorrenti al
mantenimento temporaneo di un elettrodotto,

ricorso di diritto amministrativo contro la decisione emanata il 4 febbraio
2003 dalla Commissione federale
di stima del 13° Circondario.

Fatti:

A.
A. ________ ha presentato il 5 marzo 1999 al Municipio di Lodrino la domanda
di costruzione per una casa d'abitazione unifamiliare sulla particella n.
XXX, allora di proprietà di C.C.________ e D.C.________. Al rilascio della
licenza edilizia si è opposta l'Azienda Elettrica Ticinese (AET),
proprietaria di un elettrodotto di 50 kV che attraversava il fondo, facendo
sostanzialmente valere l'insufficiente distanza della costruzione dalla linea
elettrica. Con decisione del 17 giugno 1999 il Municipio di Lodrino ha
rilasciato la licenza edilizia. L'AET si è allora aggravata, ma senza
successo, dinanzi al Consiglio di Stato del Cantone Ticino, che ha statuito
il 10 novembre 1999; un ricorso dell'azienda al Tribunale cantonale
amministrativo è stato ritirato dopo la messa fuori esercizio
dell'elettrodotto, per cui la causa è stata stralciata dai ruoli il 18
settembre 2000.

B.
Frattanto, su istanza dell'AET, dell'8 settembre 1999, il Presidente della
Commissione federale di stima del 13° Circondario (CFS) aveva aperto una
procedura abbreviata d'espropriazione per acquisire i diritti necessari al
mantenimento temporaneo (fino al 31 dicembre 2004) dell'elettrodotto
esistente sulla particella n. XXX di Lodrino, di cui A.________ era, dal 21
ottobre 1999, divenuta proprietaria.
Il 24 gennaio 2000 quest'ultima si è opposta all'espropriazione e ha
notificato le sue pretese. L'ente espropriante ha però rilevato il 12
settembre 2000 che la linea elettrica era stata smantellata sul tratto che
interessa il fondo litigioso, ciò che rendeva la procedura espropriativa
priva d'oggetto. A.________ ha presentato il 30 gennaio 2001 al Municipio di
Lodrino una nuova domanda di costruzione per una casa familiare e uno studio
professionale sulla citata particella, che l'Esecutivo ha accolto,
rilasciando la licenza edilizia con decisione del 9 marzo 2001. La
costruzione è stata quindi realizzata.

C.
Il 12 marzo 2001 la proprietaria ha presentato alla CFS un'azione di
risarcimento del danno derivante dalla rinuncia dell'AET all'espropriazione,
chiedendo un'indennità complessiva di fr. 179'360.85 oltre interessi. La
somma si componeva di fr. 69'713.-- per spese di trasloco e locazione
connesse al ritardo nella realizzazione della nuova casa, di fr. 65'076.40
per maggiori costi di costruzione, di fr. 20'406.85 per spese di pubblicità,
di fr. 9'164.60 per spese legali, e di fr. 15'000.-- per imprevisti.

D.
Con decisione del 4 febbraio 2003 la CFS ha parzialmente accolto l'azione di
risarcimento e riconosciuto alla proprietaria un'indennità complessiva, a
carico dell'AET, di fr. 8'821.-- oltre interessi del 4,5 % a partire dal 12
marzo 2001. La CFS ha in particolare stabilito in fr. 4'800.-- la perdita di
reddito immobiliare e in fr. 4'021.-- le spese di patrocinio connesse alla
procedura espropriativa; ha per contro ritenuto infondate e senza rapporto di
causalità adeguata con l'espropriazione le ulteriori pretese.

E.
La proprietaria impugna con un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale
federale questa decisione, chiedendo di annullarla e di condannare l'AET a
versarle un'indennità di fr. 113'677.60 oltre interessi del 5 % dal 12 marzo
2001. In aggiunta all'importo attribuitole dalla CFS la ricorrente chiede il
riconoscimento di fr. 69'713.-- per spese di trasloco e locazione, di fr.
30'000.-- per aumenti dei costi di costruzione e di fr. 5'143.60 per spese di
patrocinio. Dei motivi si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.
La CFS si riconferma nella sua decisione mentre l'AET chiede di respingere il
ricorso nella misura della sua ricevibilità.

Diritto:

1.
Contro le decisioni delle Commissioni federali di stima è dato il ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale (art. 77 cpv. 1 LEspr, art. 115
cpv. 1 OG). A.________ è parte principale nel procedimento e quindi di
principio legittimata a ricorrere (art. 78 cpv. 1 LEspr).
Nonostante le CFS costituiscano autorità giudiziarie ai sensi dell'art. 105
cpv. 2 OG, il Tribunale federale può liberamente esaminare - oltre
all'applicazione del diritto federale, compreso l'abuso e l'eccesso del
potere d'apprezzamento (art. 104 lett. a OG) - anche l'accertamento dei fatti
rilevanti (art. 104 lett. b OG), visto che le disposizioni degli art. 77 e
segg. LEspr sono norme speciali per riguardo all'art. 105 cpv. 2 OG (DTF 119
Ib 447 consid. 1a e b); che anche l'adeguatezza della decisione impugnata
possa essere riveduta risulta infine dall'art. 104 lett. c n. 1 OG. Libero
nell'applicazione del diritto federale senza riguardo agli argomenti fatti
valere dalle parti, il Tribunale federale è però vincolato, diversamente
dalla CFS, alle loro conclusioni complessive, senza tuttavia essere astretto
a tenere conto delle singole posizioni dell'indennità da loro articolate (DTF
119 Ib 366 consid. 3, 114 Ib 286 consid. 9 pag. 300, 109 Ib 26 consid. 1b e
rinvii).

2.
La ricorrente riconosce che l'edificio realizzato diverge dal primo progetto,
dato che presenta in particolare una volumetria sensibilmente maggiore e
differenti possibilità di utilizzazione. Rimprovera però alla CFS di avere a
torto ritenuto che la costruzione inizialmente prevista non fosse destinata
ad ospitare anche l'attività terapeutica da lei esercitata e ritiene quindi
giustificato il rimborso dei canoni di locazione da lei stessa pagati a terzi
durante venti mesi, nonché delle spese per il trasloco e per l'arredamento
provvisorio dello studio di terapia. La ricorrente sostiene inoltre che il
ritardo nell'avvio dei lavori l'avrebbe privata di uno sconto promozionale
sulla fornitura di elementi prefabbricati, esponendola a un maggior costo di
costruzione; chiede infine che le spese di patrocinio per la procedura di
licenza edilizia conseguente all'opposizione dell'AET siano assunte
dall'espropriante.

2.1 Secondo l'art. 14 cpv. 2 LEspr l'espropriante deve risarcire
all'espropriato il danno che deriva dalla sua rinuncia all'espropriazione;
deve inoltre risarcire integralmente il danno derivante dal bando
d'espropriazione (art. 44 cpv. 1 LEspr). Queste disposizioni hanno portata
propria e costituiscono la base legale per un risarcimento del danno subito
indipendentemente dall'attuazione dell'espropriazione (DTF 109 Ib 268 consid.
2a; Arthur Aeschlimann, Enteignungsbann und Verzicht auf die Enteignung -
Aspekte zur Enteignungsentschädigung, in SJZ 84/1988, pag. 313 segg.). Il
bando d'espropriazione costituisce una limitazione temporanea della facoltà
per il proprietario di disporre del fondo; dal giorno in cui è reso
pubblicamente noto il deposito dei piani e, nella procedura abbreviata, da
quello in cui è stato notificato l'avviso, esso gli vieta di compiere, senza
il consenso dell'espropriante, atti di disposizione, di diritto o di fatto,
che rendano l'espropriazione più gravosa (art. 42 LEspr).
L'indennità per il danno derivante dal bando d'espropriazione è dovuta, nel
caso di un terreno edificabile, solo se sia stata impedita la realizzazione
di un progetto concreto di costruzione o di vendita, non già se esista
solamente la possibilità di edificare o di vendere (DTF 119 Ib 268 consid.
2b-d). Essa corrisponde di regola alla perdita di reddito del fondo, vale a
dire alla differenza tra il reddito senza la restrizione e quello ricavato
nonostante il bando, e coincide di massima con gli interessi del capitale
immobiliare bloccato per la durata del bando (DTF 119 Ib 268 consid. 2c pag.
271; Aeschlimann, loc. cit., pag. 314; Heinz Hess/Heinrich Weibel, Das
Enteignungsrecht des Bundes, vol. I, Berna 1986, pag. 467 seg.).
2.2 Il danno derivante dalla rinuncia all'espropriazione secondo l'art. 14
cpv. 2 LEspr comprende le spese e i pregiudizi finanziari originati dalla
procedura precedente alla rinuncia: vi rientrano le spese cagionate dagli
atti di opposizione, di notificazione delle pretese, di conciliazione e di
stima, come pure il risarcimento delle spese per i provvedimenti presi
dall'interessato e oggettivamente giustificati dall'espropriazione. Occorre
comunque esaminare nel singolo caso se una determinata misura risulti
giustificata dalle circostanze e se i costi che ne derivano costituiscano un
danno risarcibile secondo l'art. 14 cpv. 2 LEspr. Questa disposizione non
conferisce alla parte coinvolta in una procedura espropriativa garanzie
analoghe a quelle sancite dagli art. 41 segg. e 97 segg. CO, ma mira
essenzialmente a porla finanziariamente nella situazione che precede l'avvio
dell'esproprio. All'interessato incombe l'onere di provare il danno e
l'esistenza, tra quest'ultimo e la prospettata espropriazione, di un nesso di
causalità adeguata (Aeschlimann, loc. cit., pag. 315 seg. e riferimenti).

3.
La CFS ha accertato che la ricorrente, divenuta proprietaria della particella
n. XXX situata nella zona edificabile, era intenzionata a realizzare un
progetto concreto di costruzione, per il quale il Municipio di Lodrino le
aveva rilasciato la licenza edilizia. Ha quindi ritenuto adempiute le
condizioni per riconoscerle il risarcimento del danno derivante dal bando
d'espropriazione, stabilito in una perdita di reddito di fr. 4'800.--, nonché
la completa rifusione della nota professionale esposta dal suo patrocinatore
nella procedura espropriativa. Queste indennità non sono qui litigiose e non
devono essere esaminate oltre, la ricorrente postulando, come si è visto, il
risarcimento di ulteriori pregiudizi, negati dalla CFS.

3.1 A ragione quest'ultima Autorità ha tuttavia limitato il risarcimento
delle spese legali agli atti di patrocinio nella procedura di espropriazione.
In effetti, le spese sostenute nella causa edilizia, su cui insiste la
ricorrente, erano volte all'ottenimento definitivo del permesso di costruire,
ma non erano direttamente riconducibili alla tutela degli interessi della
ricorrente nella vertenza espropriativa, avviata peraltro dopo l'inoltro
della domanda di costruzione. Esse non rientrano negli esborsi resi necessari
dalla procedura espropriativa (art. 115 LEspr), né sono connesse alla
rinuncia all'espropriazione, sicché non costituiscono un danno risarcibile ai
sensi dell'art. 14 cpv. 2 LEspr (cfr. Hess/Weibel, op. cit., pag. 195 n. 9).

3.2 La CFS ha d'altra parte accertato che il progetto iniziale, del 1999,
prevedeva l'edificazione sulla particella di una casa unifamiliare con una
superficie complessiva abitabile di 103,87 m2 e un volume di 532,40 m3, oltre
ai 135,23 m3 dell'autorimessa. L'edificio effettivamente realizzato in base
alla successiva licenza edilizia, del 2001, era invece un'abitazione
unifamiliare con studio professionale, di una superficie utilizzabile pari a
206,54 m2 e con un volume complessivo di 976,53 m3. La CFS ha pure rilevato
che le possibilità di utilizzazione erano diverse nei due casi: il progetto
iniziale non prevedeva in particolare spazi esplicitamente riservati alle
attività terapeutiche, mentre l'edificio attuale presenta un centro di
benessere di 72 m2 separato dalla parte abitativa. Questi accertamenti non
sono inesatti o incompleti (art. 104 lett. b OG), e d'altra parte la
ricorrente stessa riconosce che l'edificio realizzato si differenzia dal
primo progetto segnatamente per una maggiore volumetria e diverse possibilità
di utilizzazione. Viste le rilevanti divergenze tra i due progetti, la CFS
poteva quindi, senza eccedere o abusare del proprio potere di apprezzamento
(art. 104 lett. a OG), ritenere due locali del progetto iniziale, ciascuno
con una superficie di poco superiore ai 10 m2, insufficienti a ospitare
un'attività professionale di portata analoga a quella effettivamente
esercitata dalla ricorrente, sicché il contratto di locazione per uno studio
di terapia concluso dalla ricorrente per il periodo dal 1° ottobre 1999 al 31
dicembre 2000 non sta in rapporto con la procedura espropriativa. Gli
ulteriori contratti stipulati dalla ricorrente, destinati in particolare al
deposito di mobilio e di altro materiale, iniziavano il 1° luglio 1999, prima
quindi dell'avvio dell'espropriazione, e quando un'abitazione non era stata
realizzata, né la ricorrente disponeva di una licenza edilizia cresciuta in
giudicato per iniziarne la costruzione. La circostanza ch'essa ha lasciato la
sua precedente sistemazione quando non le sarebbe stato in ogni caso
concretamente possibile fare capo all'abitazione progettata non è quindi
riconducibile alla procedura espropriativa e d'altra parte, in una simile
situazione, spettava alla ricorrente adottare le misure ragionevolmente
idonee a ridurre un eventuale suo pregiudizio (cfr. DTF 105 Ib 88 consid. 3
pag. 93; René A. Rhinow/Beat Krähenmann, Schweizerische
Verwaltungsrechtsprechung, Ergänzungsband, Basilea 1990, pag. 404, n.128/XI).

3.3 Pure a ragione la CFS ha negato alla ricorrente un'indennità per il
preteso aumento dei costi di costruzione, corrispondenti a un asserito
mancato sconto, di almeno fr. 15'000.--, sulla fornitura di elementi
prefabbricati. Risulta che l'offerta promozionale si riferiva al primo
progetto, non realizzato, il quale presentava, come si è rilevato,
caratteristiche sostanzialmente diverse rispetto all'edificio attuale. In
tali circostanze, la mancata concessione dello sconto riguardo alla prima
progettazione non è d'acchito trasponibile alla costruzione effettivamente
realizzata, né prova di per sé un danno in relazione appunto a quest'ultima
opera. D'altra parte, senza eccedere nel potere d'apprezzamento, la CFS ha
sostanzialmente considerato che la costruzione eseguita in base alla nuova
progettazione aveva permesso alla ricorrente di sfruttare maggiormente le
possibilità edificatorie del fondo, evitando una costruzione a tappe che
avrebbe comportato, tutto sommato, oneri superiori rispetto al preteso
aumento dei costi dovuto al ritardo causato dalla procedura espropriativa.

4.
Ne consegue che il ricorso deve essere respinto. Nonostante la totale
soccombenza della ricorrente, non si giustifica di scostarsi dalla regola
dell'art. 116 cpv. 1 LEspr. Le spese sono quindi poste a carico
dell'espropriante, tenuto anche a versare alla ricorrente un'indennità
ridotta per ripetibili della sede federale.

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
La tassa di giustizia di fr. 2'000.-- è posta a carico dell'Azienda Elettrica
Ticinese, che rifonderà alla ricorrente un'indennità di fr. 1'000.-- a titolo
di ripetibili della sede federale.

3.
Comunicazione ai patrocinatori delle parti e alla Commissione federale di
stima del 13° Circondario.

Losanna, 15 luglio 2003

In nome della I Corte di diritto pubblico
del Tribunale federale svizzero

Il presidente:  Il cancelliere: