Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

II. Zivilabteilung 5P.420/2003
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5P.420/2003 /bom

Sentenza del 6 febbraio 2004
II Corte civile

Giudici federali Raselli, presidente,
Escher, Marazzi,
cancelliere Piatti.

A. A.________,
patrocinata dall'avv. dr. C.________,

C.________,
ricorrenti,

contro

1. B.A.________,

2. E.F.________,

3. C.F.________,

4. R.F.________,

5. G.F.________,

6. M.F.________,

7. D.________,
opponenti, tutti patrocinati dall'avv. Stefano Bolla,

I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, via Bossi 3,
casella postale 45853, 6901 Lugano.

art. 9 e 29 Cost. ecc. (restituzione in intero, sospensione degli effetti di
certificati ereditari, provvedimenti conservativi della successione),

ricorso di diritto pubblico contro la sentenza emanata il
6 ottobre 2003 dalla I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone
Ticino.

Fatti:

A.
Nel luglio 1991 il Pretore del Distretto di Lugano ha rilasciato un
certificato ereditario da cui risultano quali uniche eredi della fu
H.A.________, vedova fu I.A.________, le figlie adottive A.A.________ e
L.A.________. Quest'ultima è deceduta il 1° maggio 1999 senza lasciare
discendenti e il 30 novembre 2000 il Pretore ha rilasciato un certificato
ereditario menzionante quale unica erede della fu L.A.________ la sorella
adottiva A.A.________. Ad istanza di B.A.________, fratello del defunto
I.A.________, il Pretore ha rilasciato il 12 gennaio 2001 un nuovo
certificato ereditario nella successione fu H.A.________, da cui risultano
quali unici eredi, oltre l'istante stesso, A.A.________ e i fratelli della
defunta F.F.________, E.F.________ e C.F.________.

Il 5 dicembre 2001 il Pretore ha sospeso gli effetti dei certificati
ereditari e ha ordinato l'amministrazione dell'eredità fu L.A.________. Con
sentenze del 12 e 13 dicembre 2002 la I Camera civile del Tribunale d'appello
del Cantone Ticino ha confermato le decisioni pretorili, tranne per quanto
riguarda l'intestazione provvisoria di una particella già di proprietà della
fu H.A.________.

B.
Il 14 luglio 2003 A.A.________ ha chiesto al Pretore la restituzione in
intero contro le summenzionate due sentenze d'appello, postulando la
riattivazione sia del certificato ereditario del 2 luglio 1991 che di quello
del 30 novembre 2000 e domandando pure, in via cautelare, l'emanazione di una
serie di ordini e divieti, inclusa la revoca dell'amministrazione della
successione fu L.A.________. All'udienza del 10 settembre 2003 il Segretario
assessore ha ordinato la sospensione della procedura - come chiesto da
A.A.________ - specificando che essa può essere riassunta ad istanza di
parte. Il 22 settembre 2003 A.A.________ ha chiesto la riattivazione della
causa in Pretura e ha inoltrato un appello con cui chiede l'accoglimento
della sua istanza di restituzione in intero contro le sentenze di appello.

Con sentenza 6 ottobre 2003 la I Camera civile del Tribunale d'appello del
Cantone Ticino ha dichiarato il gravame irricevibile. La Corte cantonale ha
in sostanza reputato che il giudice di prime cure non aveva ancora statuito
sulla domanda di restituzione in intero.

C.
Il 10 novembre 2003 A.A.________ e la patrocinatrice personalmente hanno
presentato al Tribunale federale un ricorso di diritto pubblico: censurano
l'avallo conferito dal Tribunale di appello alla decisione di prima istanza,
con la quale - a loro detta - il Pretore avrebbe, con atti concludenti
univoci, negato implicitamente l'accoglimento della domanda di restituzione
in intero, nonché l'incorretta indicazione del titolo accademico della
patrocinatrice.

Non è stata chiesta una risposta al ricorso di diritto pubblico.

D.
Un ricorso per riforma, inoltrato da A.A.________ con lo stesso allegato in
cui è esposto il ricorso di diritto pubblico qui trattato, è evaso con
parallela sentenza di data odierna.

Diritto:

1.
1.1 Fra i requisiti formali del ricorso di diritto pubblico, va evidenziato
l'obbligo di motivazione (art. 90 cpv. 1 lit. b OG), particolarmente severo:
poiché tale rimedio di diritto non rappresenta la mera continuazione del
procedimento cantonale, ma - conformemente al suo carattere di rimedio
straordinario - si definisce invece quale procedimento a sé stante, destinato
all'esame di atti cantonali secondo ben determinate prospettive giuridiche
(DTF 118 III 37 consid. 2a, 117 Ia 393 consid. 1c), il ricorrente è chiamato
a formulare le proprie censure in termini chiari e dettagliati. Egli deve
spiegare in cosa consista la violazione ed in quale misura i propri diritti
costituzionali (DTF 120 Ia 369 consid. 3a) o il diritto concordatario (DTF
112 Ia 166, consid. I/2e non pubblicato) siano stati lesi (DTF 129 I 113
consid. 2.1 pag. 120, con rinvii; 185 consid. 1.6 pag. 189). Nella misura in
cui egli solleva la censura di arbitrio, egli deve inoltre specificare perché
l'atto impugnato sia palesemente insostenibile, in aperto contrasto con la
situazione effettiva, fondato su una svista manifesta oppure in urto palese
con il sentimento di giustizia ed equità (DTF 129 I 8 consid. 2.1 pag. 9; 127
I 54 consid. 2b pag. 56, con rinvii; 123 I 1 consid. 4a pag. 5).

Nella misura in cui non adempie questi requisiti, un ricorso di diritto
pubblico è irricevibile.

1.2 Nel caso di specie, il ricorso si appalesa in larga misura irricevibile
per carenza di motivazione. Già la chiarezza del gravame soffre per il fatto
di essere stato proposto, in uno con il ricorso per riforma ed addirittura
anche (a titolo cautelativo) con un ricorso per nullità, nel medesimo
allegato; tale modo di procedere, seppur non vietato, comporta il grave
pericolo che la parte ricorrente non tenga ben distinti gli argomenti di ogni
singolo gravame, ma al contrario tenda a mischiarli - come infatti è avvenuto
-. In ogni caso non è ammissibile, come invece fanno le ricorrenti, proporre
prolisse elucubrazioni astratte senza concreto riferimento con la motivazione
della decisione impugnata, e rese ancor meno pertinenti da rinvii interni fra
un rimedio e l'altro. Qui di seguito, il Tribunale federale si limiterà
pertanto a trattare quelle censure che, quand'anche non esposte con limpida
chiarezza, si lascino perlomeno evincere con una certa approssimazione
dall'allegato ricorsuale.

2.
Il Tribunale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione la
ricevibilità di un rimedio di diritto (DTF 129 I 173 consid. 1 pag. 174).
Dati per ammessi la tempestività del gravame (art. 89 cpv. 1 OG) e il livello
gerarchico del Tribunale di appello quale ultima istanza cantonale (art. 86
OG), gli altri requisiti di ricevibilità esigono approfondita disamina, che
si effettuerà separatamente per le due censure sollevate. Così, la
ricevibilità della censura sollevata dalla patrocinatrice personalmente sulla
grafia utilizzata dal Tribunale di appello per il suo titolo accademico sarà
esaminata più avanti (infra, consid. 5.2 e 5.3).

3.
3.1 Con riferimento al diniego di statuire sull'istanza di restituzione in
intero, dato per ammesso l'interesse giuridicamente protetto della ricorrente
A.A.________ (art. 88 OG), merita più attenta disamina la questione a sapere
se la decisione avversata sia suscettibile di essere impugnata con ricorso di
diritto pubblico, in ossequio all'art. 87 OG.

3.2 Una decisione emanante dall'ultima istanza giudiziaria cantonale può
essere impugnata con ricorso di diritto pubblico unicamente se porta a
conclusione definitiva la procedura cantonale; che la procedura si concluda
con sentenza nel merito (Sachurteil) oppure con una decisione che risolve la
vertenza in base a considerazioni di natura procedurale (Prozessurteil), è
invece dettaglio irrilevante (DTF 129 I 313 consid. 3.2, 128 I 215 consid.
2). Fatti salvi i casi di decisioni pregiudiziali o incidentali sulla
competenza o sulla ricusa (art. 87 cpv. 1 OG), decisioni incidentali di
ultima istanza cantonale sono invece solo eccezionalmente impugnabili, se di
natura tale da causare un pregiudizio irreparabile (art. 87 cpv. 2 OG).

3.3 Con la decisione impugnata, il Tribunale di appello del Cantone Ticino ha
stabilito che il Pretore (o meglio il Segretario assessore in sua vece) non
ha ancora statuito, né sui provvedimenti cautelari litigiosi, né sull'istanza
di restituzione in intero, concludendone che non si è in presenza di una
decisione impugnabile, ragione per cui ha dichiarato l'appello irricevibile.
In tal modo, il Tribunale di appello si è limitato a rilevare l'inesistenza
di una qualsivoglia decisione - e dunque a maggior ragione di una decisione
pregiudizievole per gli interessi della ricorrente -, riservando
implicitamente l'obbligo di una successiva decisione da parte del magistrato
di prime cure, rispettivamente del suo Segretario assessore.

La decisione dei giudici cantonali, in altre parole, rappresenta a sua volta
una decisione incidentale che non pone termine alla vertenza; poiché, al
contrario, la vertenza viene ricondotta (almeno implicitamente) allo stadio
dell'udienza 10 settembre 2003 avanti al Segretario assessore, con implicito
invito a quest'ultimo affinché si pronunci sulle richieste presentate dalla
ricorrente, e fra di esse l'istanza di restituzione in intero, non è dato a
divedere come la decisione impugnata possa causare alla ricorrente un
qualsivoglia pregiudizio ai sensi dell'art. 87 cpv. 2 OG. Già per questa
ragione, il ricorso si appalesa irricevibile, senza necessità di decidere,
nel caso concreto, se un'eventuale negativa decisione sull'istanza di
restituzione dei termini avrebbe rappresentato una decisione incidentale atta
o meno a causare alla parte un pregiudizio irreparabile.

3.4 In tali circostanze, è allora inutile inoltrarsi nella tesi della
ricorrente, secondo la quale il Segretario assessore avrebbe rigettato la sua
istanza di restituzione "per atti concludenti”: fa stato la contraria
decisione del Tribunale di appello, peraltro favorevole alla ricorrente
A.A.________ nella misura in cui prospetta una esplicita e formale decisione
della prima istanza. Tale censura, poi, contrasta con le constatazioni di
fatto dell'ultima istanza cantonale, che ha ritenuto l'assenza di una
decisione pretorile: poiché la ricorrente nemmeno tenta di allegare
l'arbitrarietà di tali constatazioni, la censura è di per sé già
irricevibile.

Parimenti irrilevante è se il Pretore o il suo collaboratore abbiano a torto
omesso di applicare alla domanda di restituzione in intero la procedura
ordinaria, o comunque la stessa procedura seguita in precedenza. Come
spiegato, l'unico accertamento di rilievo nella sentenza impugnata è che il
giudice di prime cure non si è ancora pronunciato sulle richieste della
ricorrente. Inoltre, la censura riguarda l'applicazione del diritto
cantonale, ed è anche per questa ragione inammissibile (DTF 118 Ia 64 consid.
1d pag. 69).

4.
4.1 La ricorrente solleva, nel medesimo contesto, anche la censura di diniego
di giustizia.

4.2 Quando il ricorrente lamenta un ingiustificabile ritardo nel decidere
oppure un formale diniego di giustizia giusta l'art. 29 cpv. 1 Cost., il
Tribunale federale rinuncia ad esigere l'esistenza di un danno irreparabile
ai sensi dell'art. 87 OG ed entra nel merito di un ricorso di diritto
pubblico, seppur rivolto contro una decisione incidentale (DTF 125 V 188
consid. 2a pag. 191 s.; sentenza 1P.99-103/2002 del 25 marzo 2002, consid.
2.2; sentenza 1P.267/2000 del 29 giugno 2000, consid. 2).

4.3 Nel caso di specie, tuttavia, la ricorrente si esprime in termini
contraddittori: se il Segretario assessore, come lei pretende, ha respinto la
sua istanza "per atti concludenti”, non lo si può contemporaneamente accusare
di non aver tempestivamente evaso la medesima richiesta, o addirittura di
essersi rifiutato di trattarla. Anche questa censura si rivela del tutto
infondata.

5.
5.1 Nel capitolo "VII: Ricorso di diritto pubblico”, le ricorrenti sembrano
dolersi - per quanto è dato di comprendere - di un abuso di potere commesso
dal Tribunale di appello per il fatto di aver riportato il titolo accademico
della patrocinatrice legale in termini errati: dott. invece di dr. Tale
atteggiamento contravverrebbe alle norme costituzionali già indicate per il
ricorso per riforma, ma configurerebbe anche una violazione del principio di
indipendenza dei tribunali e, di conseguenza (così almeno pare), dell'art.
122 Cost.

5.2 Omettendo di specificare, con la precisione richiesta dall'art. 90 cpv. 1
lit. b OG (supra, consid. 1.1), perché l'avversato modo di citare il titolo
universitario lederebbe le numerose norme costituzionali e convenzionali
citate, la censura non può che essere dichiarata irricevibile per carenza di
motivazione. È in particolare contrario alla notoria, perché ripetutamente
pubblicata, giurisprudenza di questo Tribunale ritenere che, allo scopo di
sostanziare un ricorso di diritto pubblico, basti rinviare genericamente a
norme costituzionali fatte valere nell'ambito del ricorso per riforma. È,
poi, errato definire l'arbitrio come "una forma di violazione della legge”.
Infine, le astratte considerazioni dedicate all'indipendenza dei tribunali
non sono poste in relazione con la fattispecie in discussione in termini che
permettano di capire cosa la grafia scelta dalla Corte cantonale per
abbreviare il titolo accademico della patrocinatrice abbia a che fare con
l'indipendenza dei tribunali.

Va anche detto che la carente motivazione merita censura particolarmente
severa. Non è infatti la prima volta che la patrocinatrice ricorrente lamenta
il modo in cui la Corte cantonale gestisce il suo titolo accademico: già nel
2002, e poi ancora altre due volte nel corso dell'anno 2003, ella aveva
criticato l'omessa menzione dello stesso in una sentenza cantonale. L'ultimo
di questi ricorsi era stato allora dichiarato irricevibile per carenza di
motivazione (sentenza 1P.306/2003 del 6 giugno 2003, consid. 3).

Già per carenza di motivazione, la censura si appalesa pertanto non
semplicemente irricevibile, ma altresì al limite del temerario.

5.3 Suscettibili di fornire supporto ad un ricorso di diritto pubblico sono
unicamente i diritti costituzionali dei cittadini (art. 84 cpv. 1 lit. a OG).
Si tratta essenzialmente dei diritti fondamentali, ora raggruppati sotto il
Titolo secondo della Cost., e di un numero ristretto di altri diritti
costituzionali. Quest'ultima categoria, che fa parte del diritto federale ai
sensi dell'art. 189 cpv. 1 lit. a Cost. e si concretizza, per quanto attiene
al ricorso di diritto pubblico, nell'art. 84 cpv. 1 lit. a OG, raggruppa un
limitato numero di diritti garantiti dalla Cost., ed a proposito dei quali il
Tribunale federale riconosce al singolo cittadino la facoltà di invocare la
violazione (Pascal Mahon, in: Aubert/Mahon, Petit commentaire de la
Constitution fédérale de la Confédération suisse du 18 avril 1999, Zurich
2003, margin. 6 delle Remarques liminaires al Titolo secondo, capitolo primo
Cost., pag. 62). A prima vista, le norme costituzionali invocate dalla
patrocinatrice ricorrente non rientrano fra i diritti costituzionali come
appena descritti, ma rivestono un carattere meramente organizzativo (v. in
proposito DTF 104 Ia 284 consid. 2b pag. 286-288; Walter Kälin, Das Verfahren
der staatsrechtlichen Beschwerde, 2a ed. Berna 1994, pag. 53 in alto); in
ogni caso, la patrocinatrice ricorrente omette di discuterne la natura.

Pertanto, su di essi non può fondarsi un ricorso di diritto pubblico.

5.4 Sul merito della censura proposta dalla patrocinatrice basterà ricordare
che già nella cennata sentenza del 2003 (supra, consid. 5.2), il Tribunale
federale aveva sottolineato a titolo abbondanziale (con riferimento alla
sentenza 1P.455/2002 del 7 ottobre 2002, consid. 1.4) che l'indicazione della
ricorrente con il solo titolo di avvocato, e non anche con quello accademico
di dottore, rappresentava una forma redazionale che non significa nulla
contro la patrocinatrice, e tanto meno ha l'effetto di toglierle il titolo.
Ciò vale a maggior ragione nel presente caso, dove non è nemmeno più discorso
dell'omessa menzione del titolo accademico, bensì unicamente dell'utilizzo
della forma maschile dell'abbreviazione della lingua italiana (dott.) invece
di quella neutra latina (dr.). Non rimane oggi che ribadire come la censura,
nel fondo, sia pretestuosa, non potendosi assolutamente scorgere né un
diritto di chiunque a che il suo titolo accademico venga scritto come gli
aggrada, né tantomeno un qualsivoglia pregiudizio a carico di colui che non
riesca ad ottenere che l'autorità gli si rivolga non già riconoscendogli i
titoli che gli spettano, ma semplicemente formulandoli in altro modo.

5.5 La legge prevede la possibilità di infliggere una multa a quella parte,
oppure al patrocinatore di lei, che faccia uso di mala fede o di procedimenti
temerari (art. 31 cpv. 2 OG). È considerato temerario quel modo di procedere
dal quale si asterrebbe qualsiasi parte ragionevole ed in buona fede
(Jean-François Poudret, Commentaire de la loi fédérale d'organisation
judiciaire, Berna 1990, n. 2 ad art. 31 OG; DTF 111 Ia 148).

Come rilevato, la patrocinatrice qui ricorrente ha censurato più volte nel
recente passato l'omessa - rispettivamente, qui, l'incorretta - menzione del
suo titolo accademico. Già in altre sentenze la manifesta irrilevanza pratica
e giuridica della censura, unitamente alla pochezza degli argomenti addotti
dalla ricorrente, ha fatto dire al Tribunale federale che il gravame appariva
al limite del temerario (v. in specie sentenza 1P.455/2002 del 7 ottobre
2002, consid. 1.4; sentenza 2P.36/ 2003 del 2 maggio 2003 pag. 3; v. inoltre
sentenza 5P.309/2002 del 3 dicembre 2002). La versione odierna della censura
appare, se possibile, ancora più evanescente. Per rispetto del diritto di
essere sentita di cui gode anche la patrocinatrice ricorrente, si prescinde
in questa sede dal comminare direttamente una multa ai sensi della
disposizione citata. I precedenti illustrati giustificano tuttavia che la
patrocinatrice ricorrente venga formalmente diffidata dal presentare ancora
una volta un gravame sul medesimo tema, pena la reiezione del medesimo in
ordine, e sotto esplicita riserva di una sua condanna ad una multa.

6.
6.1 In conclusione, il ricorso di diritto pubblico proposto dalle due
ricorrenti si appalesa per larghi tratti irricevibile, e per il rimanente
infondato al limite del temerario. Esso deve essere pertanto evaso in questo
senso, con conseguenza di tassa e spese a carico delle ricorrenti soccombenti
(art. 156 cpv. 1 OG). Le due censure sollevate apparendo di peso equivalente,
si giustifica di dividere le spese di giustizia fra le due ricorrenti in
parti eguali, con vincolo di solidarietà per il tutto, come previsto all'art.
156 cpv. 7 OG. Si può invece prescindere dall'attribuire ripetibili agli
opponenti: non chiamati a presentare una risposta, essi non sono infatti
incorsi in spesa alcuna per la sede federale (art. 159 cpv. 2 OG).

6.2 Alla luce delle motivazioni della presente sentenza, appare chiaro che la
domanda di assistenza giudiziaria presentata dalla patrocinatrice ricorrente
in data 10 novembre 2003 non può essere accolta, ritenuto che l'impugnativa
non aveva manifestamente sin dall'inizio alcuna possibilità di esito
favorevole (art. 152 cpv. 1 OG).

Per questi motivi, visto l'art. 36a OG, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso di diritto pubblico è respinto.

2.
La domanda di assistenza giudiziaria formulata dalla ricorrente C.________ è
respinta.

3.
La tassa di giustizia di fr. 2'000.-- è posta a carico delle ricorrenti in
ragione di un mezzo ciascuna, con vincolo di solidarietà per il tutto.

4.
Comunicazione alle parti e alla I Camera civile del Tribunale d'appello del
Cantone Ticino.

Losanna, 6 febbraio 2004

In nome della II Corte civile
del Tribunale federale svizzero

Il presidente:  Il cancelliere: