Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

II. Zivilabteilung 5C.264/2004
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5C.264/2004 /biz

Seduta del 15 dicembre 2005
II Corte civile

Giudici federali Raselli, presidente,
Nordmann, Escher, Hohl, Marazzi,
cancelliere Piatti.

A. ________,
convenuto e ricorrente, patrocinato dall'avv. Brenno Brunoni,

contro

Banca B.________,
attrice e opponente, patrocinata dall'avv. Damiano Brusa.

competenza territoriale, azione di accertamento negativo,

ricorso per riforma contro la sentenza della II Camera civile del Tribunale
d'appello del Cantone Ticino del
12 novembre 2004.

Fatti:

A.
Nell'agosto 2002, A.________, cittadino statunitense residente in California,
ha escusso la banca B.________ alla sua sede di Lugano per l'importo di fr.
10 milioni, indicando quale titolo di credito delle pretese connesse con due
relazioni bancarie presso la succursale di Zurigo. Dopo aver interposto
opposizione al precetto esecutivo, la banca B.________ ha altresì promosso
un'azione di accertamento negativo in procedura ordinaria avanti al Pretore
del distretto di Lugano. Con la petizione 25 novembre 2002 ha chiesto che
venga accertato sia che essa non è debitrice dell'importo posto in
esecuzione, sia che la procedura esecutiva è stata indebitamente proposta,
motivo per cui va constatata la sua nullità rispettivamente stabilito il suo
annullamento. L'attrice ha altresì domandato che venga ordinato all'Ufficio
di esecuzione di cancellare, rispettivamente di non comunicare l'esecuzione a
terzi. A.________ ha subito eccepito l'incompetenza territoriale del giudice
adito; il Pretore ha allora limitato l'udienza preliminare all'esame
dell'eccezione, rigettando quest'ultima con decreto 31 dicembre 2003.

B.
Adita da A.________ con atto d'appello 26 gennaio 2004, la Corte suprema del
Cantone Ticino ha respinto il gravame con sentenza 12 novembre 2004.

C.
Con ricorso per riforma 14 dicembre 2004, A.________ chiede che la sentenza
cantonale venga riformata nel senso che venga accolta la sua eccezione di
carenza di competenza territoriale e che venga respinta la petizione 25
novembre 2002 della banca B.________, subordinatamente di ritornare l'incarto
al Tribunale d'appello del Cantone Ticino affinché abbia a decidere ai sensi
dei considerandi.
La banca B.________ propone con risposta 13 giugno 2005 la reiezione del
gravame. Essa ha pure domandato una garanzia per ripetibili nonché una
sospensione del termine, rispettivamente un termine di grazia per il
completamento della risposta: con decreto 17 giugno 2005 la prima richiesta è
stata dichiarata priva d'oggetto, mentre la seconda domanda è stata ritenuta
irricevibile.

Diritto:

1.
1.1 Il Tribunale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione la
ricevibilità di un rimedio di diritto, senza essere vincolato dalle opinioni
espresse dalle parti (DTF 130 III 76 consid. 3.2.2 pag. 81; 129 II 453
consid. 2 pag. 456 con rinvii; 129 I 173 consid. 1 pag. 174).

1.2 Il gravame, inoltrato tempestivamente dalla parte soccombente di fronte
al tribunale supremo del Cantone Ticino (art. 48 cpv. 1 OG) in una vertenza
civile a carattere pecuniario il cui valore litigioso supera i fr. 8'000.--,
soddisfa le condizioni poste agli artt. 46 e 54 OG ed è, limitatamente ad
esse, manifestamente ricevibile.

1.3 Per contro, la sentenza impugnata non è una decisione finale ai sensi
dell'art. 48 cpv. 1 OG, ma costituisce una decisione pregiudiziale, atteso
che l'ultima istanza cantonale si è limitata a trattare, respingendola,
l'eccezione - sollevata dal convenuto - di incompetenza territoriale del
giudice adito. Giusta l'art. 49 cpv. 1 OG, il ricorso per riforma è
ammissibile contro una tale decisione pregiudiziale emanata separatamente dal
merito quando viene fatta valere la violazione delle prescrizioni di diritto
federale sulla competenza per materia, per territorio o internazionale. È
esattamente ciò che si verifica nel caso di specie, in cui il convenuto
lamenta un'errata applicazione dell'art. 3 LDIP.

2.
Con ricorso per riforma può essere fatta valere una violazione del diritto
federale, ad esclusione dei diritti costituzionali (art. 43 cpv. 1 OG; DTF
127 III 248 consid. 2c pag. 252 con rinvii). Il Tribunale federale pone a
fondamento della sua sentenza i fatti così come sono stati accertati
dall'ultima autorità cantonale, salvo che siano state violate disposizioni
federali in materia di prove (art. 43 cpv. 3 OG) oppure tali accertamenti
siano dovuti ad una svista manifesta rispettivamente necessitino di
completazione, in particolare perché la Corte cantonale, applicando
erroneamente il diritto, ha omesso di chiarire una fattispecie legale,
sebbene le parti le abbiano sottoposto, nei tempi e nei modi prescritti dalla
legge, le necessarie allegazioni di fatto ed offerte di prova (art. 63 e 64
OG; DTF 127 III 248 consid. 2c pag. 252). Mera critica all'apprezzamento
delle prove effettuato dalla Corte cantonale non è, per contro, ammissibile
(art. 63 cpv. 2 OG; 127 III 73 consid. 6a pag. 81). Il Tribunale federale non
può andar oltre i limiti delle conclusioni delle parti, ma non è vincolato né
dai motivi che queste invocano, né dall'argomentazione giuridica che queste
hanno proposto rispettivamente che la Corte cantonale ha fatto propria. Il
Tribunale federale può pertanto accogliere un ricorso per riforma sulla base
di altri motivi di quelli fatti valere dal ricorrente, rispettivamente
respingere un tale rimedio per ragioni diverse che quelle ritenute
dall'ultima istanza cantonale nei limiti dei fatti accertati e delle
conclusioni formulate dalle parti (art. 63 cpv. 1 e 3 OG; DTF 127 III 248
consid. 2c pag. 252; 123 III 161 consid. 4a).

3.
3.1 La Corte cantonale ha ritenuto pacifica l'inesistenza di un foro ordinario
in Svizzera, avendo il convenuto il proprio domicilio all'estero. Ne ha
dedotto che un'eventuale competenza diretta del giudice svizzero possa
fondarsi unicamente sull'art. 3 LDIP. Ha allora esaminato le due ulteriori
condizioni previste per l'applicazione dell'art. 3 LDIP: l'impossibilità o
improponibilità dell'azione all'estero, e la sufficiente connessione della
fattispecie con la Svizzera. Ha ritenuto di dover ammettere la prima delle
due condizioni non tanto in ragione della dottrina del forum non conveniens
adottata dal Pretore, quanto piuttosto per il fatto che il convenuto medesimo
avrebbe già ammesso in sede di replica che la causa non avrebbe potuto essere
proposta in California perché il petitum n. 2 (riguardante la constatazione
dell'indebita promozione dell'esecuzione e la constatazione della sua nullità
rispettivamente annullabilità) ed il petitum n. 3 (riguardante l'obbligo
all'Ufficio esecuzioni di cancellare l'esecuzione rispettivamente di non
comunicarla a terzi) non rientrerebbero senz'altro nelle competenze del
giudice californiano. Rappresentando queste ultime tuttavia non domande
accessorie, bensì essenziali, ciò basterebbe per ammettere che l'intera
petizione non poteva essere portata avanti ad un tribunale straniero. Infine,
ravvisando "evidenti analogie" tra l'azione di disconoscimento del debito e
quella di accertamento negativo in concreto proposta, ha ritenuto che si
debba situare il foro di necessità nel luogo di esecuzione.

3.2 Dopo aver richiamato i principi codificati dall'art. 3 LDIP, in
particolare la sua natura di foro di necessità o emergenza e la connessa
necessità di applicare tale norma in modo restrittivo, il convenuto rammenta
che la Corte cantonale ha riconosciuto che l'attrice non abbia provato né
l'impossibilità di avviare il procedimento in California, né
l'improponibilità di tale azione all'estero, ma si è accontentata di una
pretesa ammissione sua dell'impossibilità per l'attrice di ottenere
all'estero l'accoglimento delle sue tre domande di causa. Ora, nulla
dimostrerebbe l'impossibilità di una tale azione di accertamento negativo in
California, né l'impossibilità di adire il giudice svizzero dell'esecuzione
con una richiesta di annullamento del procedimento esecutivo basata su una
sentenza di accertamento negativo estera. A suo dire, procedendo in tal modo
la Corte cantonale avrebbe omesso di verificare l'adempimento delle due
condizioni ancora dubbie per l'applicazione dell'art. 3 LDIP, e sarebbe anche
giunta ad un risultato scioccante, privando arbitrariamente il convenuto del
proprio foro del domicilio. Ed incombeva all'attrice allegare e provare le
condizioni di applicabilità dell'art. 3 LDIP. Peraltro, sarebbe improprio
dare per scontato che l'azione ordinaria di accertamento negativo debba
necessariamente comportare tre domande cumulative; ciò significherebbe
assimilare questa azione - di merito - con quella - prevista dal diritto
esecutivo ed in procedura accelerata - di accertamento dell'inesistenza del
credito ex art. 85a LEF, creando in tal modo una nuova procedura di
disconoscimento del credito in seno alla LEF. Inoltre, quand'anche si volesse
intravedere un foro di necessità in Svizzera, questo non sarebbe situato a
Lugano, ma a Zurigo, dove si troverebbero i beni patrimoniali.

3.3 Nella propria risposta, dopo aver precisato i fatti avvalendosi di
circostanze che non trovano menzione nella sentenza impugnata, ciò che
nell'ambito della giurisdizione per riforma è irrito (art. 59 cpv. 3 OG),
l'attrice ribadisce la propria posizione, secondo la quale un'azione
ordinaria di accertamento negativo che fa seguito ad un precetto esecutivo e
mira ad accertarne la nullità, rispettivamente ad ottenere la cancellazione,
può e deve essere inoltrata al foro dell'esecuzione, in casu in applicazione
dell'art. 3 LDIP. Inoltre, il convenuto medesimo avrebbe ammesso che l'azione
dell'attrice sarebbe impossibile rispettivamente improponibile all'estero.
L'attrice si oppone anche all'idea, sostenuta dal convenuto avanti al Pretore
ma poi asseritamente lasciata cadere in sede di appello, secondo la quale il
giudice estero potrebbe limitarsi all'accertamento dell'inesistenza del
credito, mentre le richieste di accertamento della nullità della procedura
esecutiva e della cancellazione della stessa procedura esecutiva potrebbero
venire soddisfatte nell'ambito dell'esecuzione in Svizzera del giudizio
estero di accertamento negativo. Infine, afferma che a Zurigo non vi sono
averi del convenuto, ma essa vi ha una succursale e che il convenuto si è
limitato a far valere una pretesa creditoria nei suoi confronti.

4.
4.1 Tanto il Pretore quanto il Tribunale d'appello hanno a ragione attirato
l'attenzione sulla natura particolare dell'azione promossa nei confronti del
convenuto qui ricorrente. Si tratta di un'azione di accertamento negativo in
procedura ordinaria, che trae tuttavia origine da un precetto esecutivo e che
è assortita di due domande di causa di natura esecutiva: la prima, volta ad
accertare la nullità, rispettivamente stabilire l'annullabilità, della
procedura esecutiva stessa, e la seconda, intesa ad ottenere l'esecuzione -
scaturente dall'accoglimento della prima domanda - della cancellazione del
presunto debitore dal relativo registro, giusta l'art. 8a cpv. 3 lit. a LEF.

4.2 L'ammissibilità di una tale azione è stata sancita dal Tribunale federale
sulla base del seguente ragionamento: esso ha ricordato, a guisa di premessa,
che l'azione di accertamento esige, per essere ammessa, un interesse di
rilievo, e che in particolare per un'azione di accertamento negativo va
tenuto pure conto dell'interesse del creditore convenuto a poter scegliere
liberamente il momento in cui far valere la propria pretesa (DTF 120 II 20
consid. 3a pag. 22 s.). Ha indi rilevato che in ambito esecutivo, per
giudicare dell'ammissibilità di una tale azione, si deve inoltre considerare
che il presunto debitore può costringere il presunto creditore ad adire le
vie giudiziarie semplicemente formulando opposizione al precetto esecutivo
(v. anche DTF 128 III 334, pag. 336 in fine), sicché dalla mera intimazione
di un precetto non sembra potersi dedurre un sufficiente interesse del
presunto debitore all'accertamento giudiziario dell'inesistenza del debito
(DTF 120 II 20 consid. 3b pag. 23, con rinvio a DTF 110 II 352 consid. 2a
pag. 358). Il Tribunale federale ha tuttavia evidenziato che l'avvio di una
procedura esecutiva nei confronti di una persona non è, nei confronti di
questa, importante soltanto in quanto passo di esecuzione forzata; la
possibilità di bloccare, almeno temporaneamente, l'esecuzione con l'inoltro
di un'opposizione non è, a sé stante, decisiva. In particolare, l'opposizione
non permette di eliminare gli inconvenienti in cui incorre il debitore per il
fatto di essere iscritto nel registro delle esecuzioni, accessibile a tutti
coloro che - rendendo verosimile un interesse - chiedono informazioni sulla
solvibilità di una persona. E per quanto tale registro si limiti a riportare
i passi formali, senza esprimersi in alcun modo sulla fondatezza della
pretesa dedotta in esecuzione, appare chiaro che all'atto pratico tale
iscrizione può risultare, in particolare qualora trattasi di importi elevati,
rilevante per il presunto debitore con riferimento alla sua immagine in
materia di solvenza e moralità (DTF 120 II 20 consid. 3b pag. 23 s.). A
questo stadio, il presunto debitore non ha a disposizione alcun altro
rimedio: non quello di sollecitare l'ufficio di esecuzione di impartire al
creditore un termine di perenzione per agire (DTF 128 III 334 pag. 335 s.),
non l'azione ex art. 85a LEF (ibid., con rinvio a DTF 125 III 149), e neppure
la possibilità di chiedere un annullamento del procedimento esecutivo in
applicazione dell'art. 83 cpv. 2 LEF, non essendo ancora stato pronunciato il
rigetto dell'opposizione; il Tribunale federale ha pertanto ammesso la
possibilità di un'azione di accertamento negativo in tali circostanze, a meno
che il creditore non renda plausibile che non gli è (ancora) possibile
provare l'esistenza del proprio credito già nel procedimento posto in atto
dal debitore (DTF 131 III 319 consid. 3.5 pag. 325; 120 II 20 consid. 3b pag.
24 s.).
4.3 In concreto sussistono importanti similitudini con l'azione in
annullamento (o sospensione) dell'esecuzione in procedura sommaria (art. 85
LEF) rispettivamente accelerata (art. 85a LEF). L'attrice ha infatti
introdotto la sua azione di accertamento negativo a causa dell'esecuzione
contro di lei promossa dal convenuto e non si è limitata a chiedere che venga
accertato che essa non è debitrice dell'importo posto in esecuzione
(richiesta n. 1), ma ha pure postulato la constatazione giudiziale che
l'esecuzione è stata indebitamente proposta, per cui va accertata la sua
nullità rispettivamente stabilito il suo annullamento (richiesta n. 2), e ha
infine domandato al giudice di ordinare all'Ufficiale di cancellare
l'esecuzione, rispettivamente di non comunicarla a terzi (richiesta n. 3). A
giusta ragione nella fattispecie, visto il principio della territorialità che
vige in materia di esecuzione forzata (cfr. Fritzsche/ Walder,
Schuldbetreibung und Konkurs nach schweizerischem Recht, vol. I, Zurigo 1984,
§ 1 margin. 16 s.), è pacifico che l'attrice non può far giudicare da un
tribunale straniero i petita n. 2 e n. 3: il convenuto sostiene però che
nulla dimostrerebbe l'impossibilità di proporre la domanda di accertamento
dell'inesistenza del credito in California e sulla base di tale sentenza
chiedere al giudice (svizzero) dell'esecuzione l'annullamento della procedura
esecutiva promossa in Svizzera.

4.3.1 La tesi proposta dal convenuto di scindere la prima domanda di
petizione, attinente all'accertamento dell'inesistenza del credito, dalle
rimanenti richieste concernenti unicamente il procedimento esecutivo è
condivisa, con riferimento all'azione di cui all'art. 85a LEF, da alcuni
autori, i quali non nascondono però perplessità sull'effettiva possibilità di
far statuire un giudice estero su tale domanda (Hans Schmid, Negative
Feststellungsklage, AJP 2002 pag. 779; Bernhard Bodmer, Commento basilese, n.
25 ad art. 85a LEF). Tale argomentazione pare tuttavia misconoscere sia che
l'annullamento rispettivamente la sospensione dell'esecuzione costituiscono
il fine principale dell'azione di cui all'art. 85a LEF, sia la duplice natura
di una siffatta azione, la quale, sebbene si fondi sul diritto materiale,
serve a fini meramente procedurali che nel contempo definiscono l'interesse
dell'attore all'accertamento (DTF 127 III 41 consid. 4a, b e c con rinvii).
Queste circostanze escludono segnatamente la continuazione del processo
fondato su una tale azione dopo che il creditore ha ritirato l'esecuzione
(DTF 127 III 41).

4.3.2 Nella fattispecie l'azione incoata dall'attrice è stata provocata
dall'esecuzione promossa dal convenuto che l'attrice ritiene priva di
fondamento e che vuole vedere annullata rispettivamente dichiarata nulla e
cancellata dall'apposito registro. In queste circostanze, tali richieste non
possono essere considerate secondarie o semplicemente riflesse
sull'esecuzione, ma rispecchiano il reale scopo dell'azione, la quale viene
motivata con la - pretesa - inesistenza del credito. La parte esecutiva
dell'azione presuppone l'esistenza della componente sostanziale come dal
canto suo l'interesse all'accertamento della parte sostanziale dell'azione si
rispecchia nella componente esecutiva e la presuppone. I petita 2 e 3 non
sono dissociabili - pena la stessa irricevibilità dell'azione - dal primo
petitum concernente l'accertamento dell'inesistenza del credito.

4.4 In conclusione si può ribadire che l'azione presentata dall'attrice non
può essere scissa in una parte sostanziale e in una parte di natura esecutiva
e che per tale motivo, ricordata l'improponibilità della parte esecutiva
all'estero, non può essere introdotta al domicilio statunitense del
convenuto. La componente sostanziale dell'azione rende però necessaria
l'applicazione della LDIP.

5.
5.1 Le parti non pretendono di aver allegato fatti da cui possa essere dedotto
un foro speciale o prorogato in Svizzera, né la sentenza impugnata contiene
constatazioni in questo senso. Così stando le cose, ricordato che nella
giurisdizione per riforma il Tribunale federale applica il diritto d'ufficio
nei limiti degli accertamenti contenuti nella sentenza cantonale (DTF 123 III
161 consid. 4a) e che un rinvio giusta l'art. 64 cpv. 1 OG all'autorità
inferiore entra unicamente in considerazione se occorre completare gli
accertamenti di fatto con riferimento a fatti che sono stati regolarmente
addotti nella procedura cantonale con allegazioni provviste nella buona e
dovuta forma delle relative offerte di prova (DTF 119 II 353 consid. 5c/aa,
con rinvii), rimane da esaminare se la Corte cantonale ha violato il diritto
federale ritenendo in concreto adempiuti i presupposti di cui all'art. 3
LDIP. Con tale norma è stato codificato - quale clausola di salvaguardia per
evitare dinieghi di giustizia (Paul Volken, Commento zurighese, n. 3 e 8 ad
art. 3 LDIP) - un foro di necessità: essa prevede, nell'eventualità che la
LDIP non contempli alcun foro in Svizzera e un procedimento all'estero non
sia possibile, la competenza dei tribunali svizzeri del luogo con cui la
fattispecie denota sufficiente connessione. Occorre pertanto verificare se
quest'ultima condizione è in concreto realizzata.

5.2 Nella sua argomentazione sussidiaria, il convenuto non contesta che la
fattispecie denoti una sufficiente connessione con la Svizzera. A giusta
ragione. Infatti l'esecuzione è stata proposta a Lugano contro un'escussa che
vi ha la propria sede e il giudice competente per ordinare l'annullamento
dell'esecuzione rispettivamente constatarne la nullità è quello svizzero. Il
convenuto ritiene però che, qualora si volesse riconoscere una competenza dei
tribunali svizzeri, sarebbero competenti i tribunali di Zurigo, luogo in cui
sarebbero siti i beni patrimoniali. Ora, come rilevato dall'attrice, a Zurigo
essa dispone unicamente di una succursale e il convenuto, facendo notificare
un precetto esecutivo, chiede il pagamento di una somma di denaro: non si
tratta pertanto di una lite in cui vengono rivendicati ben precisi beni
localizzati nella città in cui si trova la succursale della banca e che
potrebbero giustificare un foro esclusivo in tale luogo. Ne segue che anche
questa censura si appalesa infondata.

6.
Da quanto precede discende che il ricorso si rivela infondato e come tale
dev'essere respinto. La tassa di giustizia e le ripetibili seguono la
soccombenza (art. 156 cpv. 1 e 159 cpv. 1 OG).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
La tassa di giustizia di fr. 10'000.-- è posta a carico del convenuto, che
rifonderà all'attrice fr. 8'000.-- per ripetibili della sede federale.

3.
Comunicazione ai patrocinatori delle parti e alla II Camera civile del
Tribunale d'appello del Cantone Ticino.

Losanna, 15 dicembre 2005

In nome della II Corte civile
del Tribunale federale svizzero

Il presidente:  Il cancelliere: