Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

II. Zivilabteilung 5C.93/2004
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5C.93/2004 /viz

Sentenza del 7 ottobre 2004
II Corte civile

Giudici federali Raselli, presidente,
Nordmann, Marazzi,
cancelliere Piatti.

A. ________,
attore e ricorrente, patrocinato dall'avv. Ettore Vismara,

contro

X.________,
convenuto e opponente.

appuramento dell'elenco oneri,

ricorso per riforma contro la sentenza emanata il
15 marzo 2004 dalla II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone
Ticino.

Fatti:

A.
X. ________ procede con un'esecuzione in via di realizzazione del pegno nei
confronti di A.________. Il 9 maggio 2001 l'Ufficio di esecuzione di Lugano
ha depositato gli elenchi oneri dei fogli PPP xxx e yyy del fondo base
particella n. zzz RFD di Paradiso. Con aggiornamento del 22 maggio 2001,
l'Ufficio ha ridotto a complessivi fr. 5'730'950,56 il credito, garantito da
diverse cartelle ipotecarie di un importo nominale complessivo di fr.
4'585'000.--, iscritto nei predetti elenchi oneri a favore di X.________.
Nell'aprile 2000, prima della realizzazione forzata di un'altra pro   prietà
del debitore, il creditore aveva ceduto crediti di complessivi fr.
2'700'000.--, garantiti da cartelle ipotecarie gravanti tale fondo, per fr.
1'700'000.-- a colui che si sarebbe poi aggiudicato l'immobile al pubblico
incanto.

B.
Il 24 gennaio 2003 il Pretore del distretto di Lugano ha respinto la
petizione con cui A.________ aveva convenuto in giudizio  X.________ per
ottenere lo stralcio dai summenzionati elenchi oneri dei crediti della banca.
L'appellazione presentata dall'attore contro il giudizio pretorile è stata
respinta dalla II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino
con sentenza 15 marzo 2004. I giudici cantonali hanno ritenuto infondata la
censura con cui l'attore chiedeva di ridurre di un milione (importo
corrispondente al preteso danno causato dalla cessione per fr. 1'700'000.--
di cartelle ipotecarie di un valore di fr. 2'700'000.--) il credito
complessivo a favore del convenuto iscritto negli elenchi oneri. Secondo la
Corte cantonale trattasi di una questione che doveva essere liquidata in sede
di rigetto dell'opposizione o nell'ambito di una procedura ai sensi degli
art. 85 seg. LEF. In ogni caso, l'attore non avrebbe provato di aver subito
un danno e i motivi che hanno indotto l'altro oblatore a non rilanciare
l'offerta non erano imputabili alla banca. Infine, la Corte cantonale ha
reputato che, invocando la nullità per vizi di forma di 6 cartelle
ipotecarie, l'attore commetteva un abuso di diritto.

C.
Con ricorso per riforma del 3 maggio 2004 A.________ chiede al Tribunale
federale di riformare la sentenza cantonale nel senso che dagli elenchi oneri
siano stralciate 6 specificate cartelle ipotecarie per complessivi fr.
2'250'000.-- e che l'importo di fr. 1'000'000.-- venga dedotto
proporzionalmente dai crediti notificati. L'attore sostiene in sostanza che,
vendendo per fr. 1'700'000.-- cartelle ipotecarie di un valore di fr.
2'700'000.--, il convenuto gli avrebbe causato un danno di un milione di
franchi. Infatti, sempre secondo l'attore, con tale svendita la banca avrebbe
procurato a colui che si era aggiudicato al pubblico incanto l'immobile
gravato da tali cartelle un vantaggio tale da scoraggiare altri interessati a
partecipare all'asta. Afferma infine che 6 cartelle ipotecarie sarebbero
nulle, perché non sono state costituite nella forma dell'atto pubblico e che
la Corte cantonale avrebbe violato il diritto federale rimproverandogli un
abuso di diritto per essersi prevalso di tale vizio.
Non è stata chiesta una risposta al ricorso.

Diritto:

1.
Il valore di lite di fr. 8'000.-- previsto dall'art. 46 OG è in concreto
manifestamente superato. Il ricorso per riforma, tempestivo, diretto contro
una decisione finale emanata dall'ultima istanza cantonale in un procedimento
civile di carattere pecuniario è pertanto ricevibile dal profilo degli art.
54 cpv. 1 e 48 cpv. 1 OG.

2.
2.1 La Corte cantonale ha dapprima ritenuto improponibile nell'am  bito di una
contestazione dell'elenco oneri la pretesa attorea di fr. 1'000'000.--: essa
avrebbe dovuto essere fatta valere nell'ambito della procedura di rigetto
dell'opposizione o con un'azione fondata sugli art. 85 seg. LEF. I Giudici
cantonali hanno però aggiunto che la pretesa si rivela infondata anche nel
merito per diversi motivi. Innanzi tutto reputano che la cessione di 6
cartelle ipotecarie prima dell'incanto del fondo da esse gravato non
configura né una violazione contrattuale né un atto illecito. L'attore non
avrebbe poi nemmeno provato di aver subito un danno da tale operazione,
atteso che la differenza di un milione fra il prezzo di vendita delle
cartelle ipotecarie e i crediti da esse garantiti è stato bonificato in forma
di una remissione del debito. Infine, sempre secondo la sentenza impugnata,
l'altro oblatore poteva essere stato infastidito dalla predetta cessione
sotto prezzo, ma altri erano i motivi che lo hanno trattenuto dal rilanciare
l'offerta fino alla somma di 4 milioni che si era originariamente prefissato:
la rinuncia era in particolare dettata dalla complessità dei problemi
giuridici da risolvere a quell'epoca.

2.2
L'attore afferma che la pretesa di risarcimento danni è sorta dopo che egli
aveva ritirato l'opposizione al precetto esecutivo e che motivi di economia
processuale impongono che la questione venga decisa nella causa di
contestazione dell'elenco oneri e non nell'ambito di un procedimento fondato
sugli art. 85 e 85a LEF. Per quanto attiene alla fondatezza della sua
pretesa, asserisce che la banca abbia svenduto il credito e in tal modo
commesso sia una violazione contrattuale che un atto illecito, perché,
avvantaggiando il futuro aggiudicatario, avrebbe scoraggiato altri
interessati a partecipare all'asta e a rilanciare l'offerta, impedendo così
la realizzazione del fondo a un buon prezzo. Sostiene segnatamente che
l'istruttoria avrebbe permesso di provare che un altro oblatore, il quale
aveva offerto all'incanto solo fr. 3'055'000.--, era in realtà disposto a
pagare fr. 4'000'000.-- per l'immobile, se l'aggiudicatario non fosse stato
favorito dall'acquisto delle cartelle ipotecarie per un importo ben inferiore
ai crediti da esse garantiti. Secondo l'attore poi l'art. 42 cpv. 2 CO
prescriverebbe al giudice di apprezzare liberamente le prove e permetterebbe
al Tribunale federale, adito con un ricorso per riforma, di rivedere
liberamente la valutazione delle prove effettuata dalla Corte cantonale.
Ritiene infine che i giudici cantonali non abbiano solo violato l'art. 42
cpv. 2 CO, ma pure l'art. 8 CC, reputando che egli non abbia provato né il
danno né il suo ammontare.

2.3
Giusta l'art. 55 cpv. 1 lett. c secondo periodo OG, l'atto di ricorso non
deve criticare accertamenti di fatto, né proporre eccezioni, contestazioni e
mezzi di prova nuovi, né prevalersi della violazione del diritto cantonale.
Nella giurisdizione per riforma il Tribunale federale pone a fondamento della
sua sentenza i fatti così come sono stati accertati dall'ultima autorità
cantonale, salvo che siano state violate disposizioni federali in materia di
prove e riservate la rettificazione d'ufficio degli accertamenti dovuti
manifestamente a una svista (art. 63 cpv. 2 OG) o la necessità di un loro
completamento in seguito alla mancata considerazione, da parte della Corte
cantonale, di fatti pertinenti, regolarmente allegati (art. 64 OG; DTF 127
III 248 consid. 2c pag. 252 con rinvii). A prescindere da queste eccezioni,
che il ricorrente deve espressamente invocare (DTF 115 II 399 consid. 2a),
non possono essere formulate censure contro gli accertamenti di fatto: una
critica dell'apprezzamento delle prove effettuato dall'autorità cantonale è
improponibile nell'ambito del ricorso per riforma (DTF 125 III 78 consid. 3a
con rinvii). Contrariamente a quanto affermato nel ricorso nemmeno l'art. 42
cpv. 2 CO permette al Tribunale federale di rivedere l'apprezzamento delle
prove effettuato dalla Corte cantonale (DTF 128 III 271 consid. 2b/bb pag.
277).
In concreto, fra i numerosi motivi adotti nella sentenza impugnata vi è pure
quello secondo cui, considerato il valore di stima del fondo di fr.
5'260'000.--, la conoscenza della cessione delle cartelle ipotecarie non
avrebbe impedito ad una persona realmente interessata ad acquistare
l'immobile di rilanciare l'offerta almeno fino all'importo di 4 milioni. I
Giudici cantonali indicano che l'altro oblatore aveva sì testimoniato di
essere disposto ad offrire quest'ultimo importo, ma che in realtà egli aveva
rilanciato solo fino a fr. 3'055'000.--. In verità, sempre secondo la Corte
cantonale, non si è giunti ad un'offerta di 4 milioni per altre ragioni, non
imputabili al convenuto e legate alla complessità dei problemi giuridici che
avrebbero dovuto essere risolti e i cui dettagli risultano dalla deposizione
di un altro teste. Ora, con tale motivazione la Corte cantonale ha negato la
causalità naturale fra l'agire del convenuto e il preteso danno. La causalità
naturale è però una questione di fatto che non può essere rivista nella
giurisdizione per riforma (DTF 128 III 22 consid. 2d, con rinvii). Poiché
l'attrice non ha interposto un ricorso di diritto pubblico per contestare
tale questione di fatto, non occorre esaminare le rimanenti censure. Infatti,
anche qualora esse dovessero rivelarsi fondate, il ricorso per riforma,
facendo difetto il nesso di causalità fra l'agire del convenuto e il preteso
pregiudizio, non potrebbe essere accolto con riferimento alla pretesa di
risarcimento danni.

3.
3.1 La Corte cantonale ha poi pure confermato la sentenza pretorile, laddove
il primo giudice non ha accolto l'eccezione attorea, perché sollevata in
malafede, sulla nullità di 6 cartelle ipotecarie di complessivi fr.
2'250'000.-- iscritte nei contestati elenchi oneri.

3.2 L'attore sostiene che i summenzionati pegni avrebbero dovuto essere
costituiti nella forma dell'atto pubblico. Le cartelle ipotecarie si
rivelerebbero pertanto nulle perché sono invece state emesse su semplice
istanza scritta dell'attore, dopo che questi si era contrattualmente
impegnato con il creditore a consegnargliele. Egli nega di aver commesso un
abuso di diritto invocando la nullità, atteso che nel contratto egli era la
parte debole, e che il rispetto delle prescrizioni legali sulla forma gli
avrebbe permesso di non assumersi tali avventati impegni. In malafede si
troverebbe semmai il convenuto che, quale parte forte nel contratto, avrebbe
dovuto responsabilizzare il cliente e renderlo attento sul pericolo di un
eccessivo indebitamento, insistendo sulla forma dell'atto pubblico.

3.3 Giusta l'art. 799 cpv. 2 CC il contratto di pegno immobiliare richiede
per la sua validità l'atto pubblico. Per contro, in virtù dell'art. 20 RRF,
una richiesta presentata per iscritto dal proprietario del fondo è
sufficiente per ottenere l'iscrizione di una cartella ipotecaria al portatore
o intestata al proprietario stesso, poiché non sussiste alcun contratto con
un creditore. Prima dell'iscrizione della cartella nel libro mastro, il
costituente non può obbligarsi a dare in pegno la cartella ipotecaria senza
rispettare la forma prevista dall'art. 799 cpv. 2 CC (DTF 121 III 97 consid.
3a in fine pag. 101, 71 II 262 consid. 1). Infatti, l'accordo di dare in
pegno una cartella ipotecaria, che non è ancora stata creata, ingloba pure
l'obbligo di costituire il diritto di pegno immobiliare, obbligo che richiede
per la sua validità l'atto pubblico (DTF 71 II 262 consid. 1; Paul-Henri
Steinauer, À propos de la constitution des cédules hypothécaires, RNRF 1997
pag. 289 segg., pag. 300 seg.; cfr. DTF 88 II 162 consid. 3a sull'obbligo
preso dal debitore di consegnare al creditore un titolo già richiesto al
registro fondiario). In due recenti sentenze (sentenza del 21 agosto 2002
nella causa 5C.98/ 2002 e sentenza del 24 settembre 1998 nella causa
5C.139/1998, pubblicata in: Rep. 1998, pag. 66 segg.), il Tribunale federale
ha lasciato indecisa la questione di sapere se in maniera generale la
creazione di una cartella ipotecaria su richiesta unilaterale del debitore,
che si era in precedenza impegnato verso il creditore senza rispettare la
forma dell'atto pubblico, debba essere considerata valida nonostante la
nullità dell'appena menzionato accordo, poiché in concreto il debitore,
invocando un eventuale vizio di forma, era incorso in un abuso di diritto.
Egli aveva infatti ottenuto un mutuo di diversi milioni costituendo in pegno
la cartella ipotecaria.
Anche nella fattispecie in esame non occorre stabilire se, come sostenuto nel
gravame, le 6 cartelle ipotecarie di un valore complessivo di fr.
2'250'000.-- siano nulle. La Corte cantonale non ha infatti violato il
diritto federale confermando l'opinione del Pretore, secondo cui l'attore,
prevalendosi dell'asserita nullità del titolo, incorre in un abuso di
diritto. L'attore non contesta infatti di aver ottenuto un credito di diversi
milioni, costituendo in pegno le cartelle ipotecarie di cui ora, nell'ambito
della procedura di esecuzione forzata, pretende la nullità. Inoltre, lo
stesso attore indica nel proprio gravame di aver creato in un'attività
pluridecennale un'azienda che nei tempi migliori aveva 160 impiegati, gestiva
450 posti a mangiare e 500 posti letto e aveva un giro di affari di circa fr.
10'000'000.--. In queste circostanze si rivela del tutto inconferente la tesi
ricorsuale secondo cui l'attore, un uomo d'affari a capo di un'azienda di
medie dimensioni, necessitava di essere responsabilizzato dal convenuto,
affinché non assumesse impegni avventati.

4.
Da quanto precede discende che il ricorso si rivela, nella misura in cui è
ammissibile, infondato e come tale dev'essere respinto. La tassa di giustizia
segue la soccombenza (art. 156 cpv. 1 OG), mentre non occorre assegnare
ripetibili al convenuto, che non è stato invitato a produrre una risposta e
non è quindi incorso in spese per la procedura federale.

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
La tassa di giustizia di fr. 8'000.-- è posta a carico dell'attore.

3.
Comunicazione al patrocinatore dell'attore, al convenuto e alla II Camera
civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino.

Losanna, 7 ottobre 2004

In nome della II Corte civile
del Tribunale federale svizzero

Il presidente:  Il cancelliere: