Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

I. Zivilabteilung 4C.150/2005
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4C.150/2005 /biz

Sentenza del 28 novembre 2005
I Corte civile

Giudici federali Corboz, presidente,
Rottenberg Liatowitsch, Nyffeler, Favre,
Ramelli, giudice supplente,
cancelliera Gianinazzi.

A. A.________,
attrice e ricorrente,
patrocinata dall'avv. Paolo Tamagni,

contro

Banca C.________, Zurigo e Basilea,
convenuta e opponente,
patrocinata dall'avv. dott. Carlo Postizzi.

contratto di mutuo ipotecario;

ricorso per riforma contro la sentenza emanata
l'8 marzo 2005 dalla II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone
Ticino.

Fatti:

A.
L'8 marzo 1996 la Corte delle Assisi criminali di Lugano ha dichiarato
B.A.________, già dipendente della banca C.________, colpevole di truffa e
amministrazione infedele ripetute e lo ha condannato a cinque anni e quattro
mesi di reclusione nonché al risarcimento di fr. 9'147'663.-- alla parte
civile banca C.________. È stato stabilito che da questo importo sarebbe poi
stato dedotto quanto già recuperato e quanto riscosso successivamente per
mezzo della realizzazione dei beni confiscati e assegnati alla parte civile.

Fra questi il fondo xxx, che i coniugi A.A.________ e B.A.________ avevano
comperato il 27 gennaio 1994 mediante, fra l'altro, un mutuo ipotecario di
fr. 850'000.-- concesso dalla banca C.________, garantito da due cartelle
ipotecarie del valore nominale complessivo di fr. 1'000'000.--. Non avendo
A.A.________ fatto valere diritti prevalenti sulla confisca, il 3 giugno 1996
la Presidente della Corte delle Assisi criminali di Lugano ha chiesto
all'Ufficio del registro fondiario di Lugano di iscrivere il trapasso del
fondo a favore della banca C.________.

B.
Nelle more del procedimento penale, il 21 luglio 1995, la banca C.________
aveva disdetto sia il mutuo ipotecario sia il credito incorporato nelle due
cartelle ipotecarie.

Il 22/24 gennaio 1998 la banca ha poi avviato una procedura esecutiva volta
all'incasso di fr. 1'030'630.--, oltre interessi, indicando, sul precetto
esecutivo, quale titolo di credito "contratto di mutuo ipotecario del
28.01.1994, disdetta del 21.07.1995, conteggio 31.12.1997". L'opposizione
interposta da A.A.________ è stata rigettata il 26 febbraio 1998 e confermata
dalla Camera di esecuzioni e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone
Ticino il 13 aprile 1999. Il ricorso di diritto pubblico presentato al
Tribunale federale contro questa sentenza è stato dichiarato irricevibile il
14 giugno 1999.

C.
Il 12 maggio 1999 A.A.________ ha adito la Pretura del Distretto di Lugano,
sezione 3, con un'azione volta all'accertamento dell'inesistenza del debito.
La petizione è stata respinta il 2 dicembre 2003.
La pronunzia di primo grado ha trovato conferma nella sentenza emanata dalla
II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino l'8 marzo 2005.

D.
Insorta dinanzi al Tribunale federale, il 28 aprile 2005, con un ricorso per
riforma fondato sulla violazione di varie norme del diritto federale,
A.A.________ postula l'annullamento della sentenza d'appello e l'accertamento
dell'inesistenza del debito di fr. 1'030'630.-- vantato dalla banca
C.________, nonché la conferma dell'opposizione al precetto esecutivo.

Con risposta del 5 luglio 2005 la banca C.________ ha proposto di dichiarare
il ricorso irricevibile e, in via subordinata, di respingerlo.

Diritto:

1.
Nella sentenza impugnata la Corte cantonale ha esaminato e respinto le
quattro eccezioni sollevate dall'attrice per opporsi alla richiesta di
rimborso del mutuo ipotecario.

In primo luogo ha stabilito che, contrariamente a quanto sostenuto
dall'attrice, il debito non è stato estinto con il provento della vendita
dell'immobile confiscato, dato che questo era stato attribuito dalla Corte
penale alla convenuta "a decurtazione del danno subito" per atto illecito e
non a valere quale restituzione del mutuo. La successiva vendita
dell'immobile da parte della banca C.________ non è pertanto avvenuta in
realizzazione del diritto di pegno bensì in esecuzione della sentenza di
condanna al risarcimento.

In secondo luogo i giudici cantonali hanno rilevato che davanti al pretore
l'attrice non ha fatto valere pretese sull'immobile in forza dell'art. 59 n.
1 CP, sicché la causa non può più essere esaminata sotto questo profilo.

In terzo luogo la sentenza impugnata ha respinto l'eccezione fondata
sull'errore essenziale (art. 24 CO) perché, non avendo l'attrice invocato il
vizio di volontà entro l'anno, il contratto di mutuo è stato ratificato (art.
31 CO).

Da ultimo, l'autorità cantonale ha giudicato inconsistenti gli argomenti
dedotti dall'attrice dalla clausola rebus sic stantibus, sia perché essi non
attengono in realtà al mutuo, bensì all'"indisponibilità dell'oggetto
acquistato con l'importo mutuato", sia perché non v'è disequilibrio tra la
prestazione regolarmente eseguita dalla banca, ossia la messa a disposizione
di fr. 850'000.--, e l'obbligo di restituirla.

2.
Dinanzi al Tribunale federale l'attrice ripropone in sostanza i medesimi
argomenti fatti valere in sede cantonale.

In particolare, essa si duole della violazione degli art. 59 e 60 CP,
concernenti la confisca penale e l'assegnazione della proprietà dell'immobile
alla banca convenuta, che la Corte cantonale avrebbe - a suo modo di vedere -
dovuto in ogni caso esaminare in virtù del principio iura novit curia.
Secondo l'attrice, l'interpretazione e l'applicazione delle predette
disposizioni del codice penale costituirebbero infatti il presupposto
necessario per poter esaminare, nel caso concreto, l'eccezione di indebito
arricchimento ex art. 67 cpv. 2 CO, l'asserita violazione del principio della
buona fede e l'applicazione della clausola rebus sic stantibus. La
discussione e l'applicazione dei principi posti dagli art. 59 e 60 CPS
dimostrerebbero, sempre a mente dell'attrice, "la natura scioccante della
decisione di riconoscere ancora validità e efficacia al mutuo ipotecario,
allorquando lo stesso creditore ipotecario, è già divenuto proprietario
dell'oggetto del pegno a seguito di assegnazione ex art. 60 CP e - peraltro
ancora - ha realizzato tramite vendita a terzi un valore superiore
all'importo del mutuo."

3.
Dato il tenore dell'allegato ricorsuale, prima di chinarsi sulle singole
censure appare necessario riepilogare i principi che reggono il rimedio
esperito.

Il ricorso per riforma è ammissibile per violazione del diritto federale,
ovverosia quando un principio consacrato esplicitamente da una prescrizione
federale o risultante da essa non è stato applicato o ha avuto
un'applicazione errata (art. 43 cpv. 1 e 2 OG). Di regola, il diritto
federale non è violato dagli accertamenti di fatto (art. 43 cpv. 3 OG).

Nella giurisdizione di riforma il Tribunale federale fonda pertanto il suo
giudizio sui fatti così come sono stati accertati dall'ultima autorità
cantonale, a meno che non siano state violate disposizioni federali in
materia di prove, debbano venire rettificati accertamenti di fatto derivanti
da una svista manifesta (art. 63 cpv. 2 OG) o si renda necessario un
complemento degli stessi a norma dell'art. 64 OG (DTF 130 III 136 consid. 1.4
pag. 140), ovverosia mediante fatti allegati da una parte in sede cantonale
in modo conforme alle norme sulla procedura, ma ritenuti a torto
dall'autorità cantonale come irrilevanti o da essa negletti a causa
dell'errata comprensione del diritto federale (DTF 130 III 102 consid. 2.2
pag. 106; 127 III 248 consid. 2c con rinvii). Tutte queste critiche e gli
atti cui si riferiscono devono essere debitamente specificati (art. 55 cpv. 1
lett. b e d OG). Fatte salve queste eccezioni, censure contro l'accertamento
dei fatti e l'apprezzamento delle prove eseguiti dall'autorità cantonale sono
improponibili, così come non si può far riferimento a circostanze non
accertate nel giudizio impugnato, trattandosi di fatti nuovi (art. 55 cpv. 1
lett. c OG; DTF citati; 129 III 618 consid. 3).

Giovi infine ricordare che, chiamato a determinarsi su di un ricorso per
riforma il Tribunale federale non può pronunciare oltre i limiti delle
domande delle parti; esso non è per contro vincolato dai motivi ch'esse
invocano (art. 63 cpv. 1 OG) né dal valore giuridico attribuito ai fatti
dall'autorità cantonale (art. 63 cpv. 3 OG). Il Tribunale federale può dunque
accogliere un ricorso per motivi diversi da quelli di cui si prevale la parte
che ricorre, così come può respingerlo adottando un'argomentazione giuridica
differente da quella esposta nel giudizio impugnato (DTF 130 III 136 consid.
1.4 pag. 140 con rinvii).

4.
Come preannunciato, le censure dell'attrice traggono in buona parte origine
dall'asserita violazione delle norme del codice penale.

4.1 Volto ad impedire che l'autore di un reato possa trarre vantaggio
dall'atto illecito commesso e ad assicurare alla parte lesa la possibilità di
essere risarcita del danno subito, l'art. 59 n. 1 cpv. 1 CP stabilisce che il
giudice ordina la confisca dei valori patrimoniali che costituiscono il
prodotto di un reato o erano destinati a determinare o a ricompensare
l'autore di un reato, a meno che debbano essere restituiti alla persona lesa
allo scopo di ristabilirne i diritti. La confisca non può tuttavia essere
ordinata se un terzo ha acquisito i suddetti valori patrimoniali ignorando i
fatti che l'avrebbero giustificata, nella misura in cui abbia fornito una
controprestazione adeguata o se la confisca costituisce nei suoi confronti
una misura eccessivamente severa (art. 59 n. 1 cpv. 2 CP). Le pretese della
persona lesa o di terzi si estinguono cinque anni dopo la pubblicazione
ufficiale della confisca (art. 59 n. 1 cpv. 4 CP).

4.2 Nella sentenza 8 marzo 1996 la Corte delle Assisi criminali di Lugano ha
ordinato la confisca del fondo appartenente ai coniugi A.________ siccome
acquisito con denaro provento di reato. La comproprietà dell'attrice non è
stata ritenuta di ostacolo, non avendo la Corte reputato ossequiati i
requisiti posti dall'art. 59 n. 1 cpv. 2 CP. Al consid. 12 (pag. 54) si legge
infatti che la predetta norma "protegge solo il terzo in buona fede, nella
misura in cui egli abbia fornito una controprestazione adeguata (A.A.________
non ha invece pagato un centesimo) o se la confisca costituisce una misura
eccessivamente severa (il che, nella concreta circostanza, non è certo il
caso)."
4.3 Dagli accertamenti contenuti nella pronunzia attualmente impugnata emerge
- in maniera vincolante per il Tribunale federale (cfr. quanto esposto al
consid. 3) - che l'attrice è stata regolarmente invitata ad esprimersi sulla
confisca (cfr. Denis Piotet, Les effets civils de la confiscation pénale,
Berna 1995, n. 14 e 15). Essa avrebbe inoltre avuto la possibilità di
aggravarsi contro tale decisione, se del caso sino al Tribunale federale
(sentenza inedita del 19 febbraio 2001 nella causa 6S.667/2000 consid. 2c).
Tutte le questioni che possono porsi in relazione alla confisca vanno
infatti, in linea di massima, trattate nel quadro della corrispondente
procedura (Niklaus Schmid, in: Kommentar: Einziehung, Organisiertes
Verbrechen, Geldwäscherei, vol. 1, Zurigo 1998, n. 83 ad art. 59 CP).
In concreto, non risulta che l'attrice abbia fatto uso dei rimedi a sua
disposizione (né essa pretende il contrario). Preso atto dell'assenza di
reazioni da parte della comproprietaria del fondo confiscato, il 3 giugno
1996 la Presidente della Corte delle Assisi criminali di Lugano ha dunque
chiesto all'Ufficio del registro fondiario di Lugano di iscrivere il trapasso
del noto fondo a favore della banca C.________.

4.4 Alla luce delle predette circostanze, gli argomenti proposti dall'attrice
contro la confisca ex art. 59 CP dopo la crescita in giudicato della relativa
decisione sembrano dover essere dichiarati inammissibili siccome tardivi
(cfr. anche Niklaus Schmid, op. cit., n. 44 ad art. 60 CP).
Ciò vale, in particolare, con riferimento alla tesi secondo cui la Corte
penale avrebbe erroneamente negato l'esistenza di una controprestazione
adeguata ai sensi della citata norma, posto come l'attrice abbia assunto il
debito di fr. 850'000.--, e all'argomento per il quale la confisca della sua
quota di comproprietà costituisce un provvedimento particolarmente severo,
poiché la priva del valore patrimoniale che le permetterebbe di saldare tale
debito.

4.5 Ma anche qualora si volesse ammettere la possibilità di ridiscutere la
legittimità della confisca nel quadro del procedimento civile nei confronti
della parte lesa, visto il termine quinquiennale contemplato dall'art. 59 n.
1 cpv. 4 CP, la posizione dell'attrice non verrebbe a mutare.
La Corte cantonale ha infatti accertato che in prima istanza l'attrice non ha
"mai fatto valere pretese sull'immobile confiscato, che (pertanto) non sono
mai assurte a tema della lite". Dinanzi al Tribunale federale l'attrice si
limita a contestare la correttezza di tale affermazione e a dichiarare che i
giudici cantonali avrebbero dovuto applicare d'ufficio le norme del diritto
penale in forza del principio iura novit curia, la cui violazione può essere
invocata nell'ambito di un ricorso per riforma. Essa dimentica però che i
fatti della procedura, così come emergono dagli atti (Prozessstoff),
costituiscono anch'essi fatti insindacabili nella giurisdizione per riforma
(Poudret, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, vol. II,
nota 4.2 ad art. 63 OG). Inoltre, l'applicazione del diritto federale da
parte del giudice civile presuppone in ogni caso che la parte abbia
ossequiato il proprio obbligo di allegare e specificare i fatti rilevanti ai
fini del giudizio (su questo tema cfr. DTF 108 II 337).
Nel suo allegato l'attrice nemmeno spiega dove e quando avrebbe fatto valere
- dinanzi alle autorità cantonali - pretese specifiche, derivanti dalla sua
qualità di comproprietaria, contro la confisca. Le eccezioni di abuso di
diritto e indebito arricchimento, ch'essa afferma di avere opposto alla
creditrice all'udienza del 24 agosto 1998, non hanno nulla a che vedere con
rivendicazioni di questo tipo.

4.6 In conclusione, nella misura in cui verte sulla decisione di confisca ex
art. 59 CP, pronunciata contestualmente alla sentenza penale emanata l'8
marzo 1996, il ricorso per riforma si avvera inammissibile.

Ciò comporta anche l'inammissibilità della censura concernente la violazione
delle norme sull'indebito arricchimento (art. 62 e 67 cpv. 2 CO), siccome
fondata sulla tesi per cui il trasferimento di proprietà del fondo sarebbe
avvenuto senza una causa legittima a causa dell'errata applicazione delle
norme sulla confisca penale.

5.
Possono ora venire trattati gli argomenti che attengono più da vicino
all'oggetto dell'attuale procedura, ovverosia il mutuo ipotecario venuto in
essere fra le parti il 28 gennaio 1994.

5.1 Dinanzi al Tribunale federale l'attrice ribadisce ancora una volta di
essere stata vittima di un errore essenziale al momento della stipulazione
del contratto, siccome a quell'epoca non era a conoscenza della provenienza
illecita dei mezzi propri forniti dal marito per l'acquisto dell'immobile. A
suo modo di vedere, l'autorità cantonale avrebbe violato l'art. 24 cpv. 1 n.
4 CO, negando la natura essenziale del suo errore, nonché l'art. 31 cpv. 1
CO, laddove ha stabilito che l'accordo non è stato invalidato entro l'anno.
Nonostante il richiamo alle disposizioni di diritto federale, la censura
verte in realtà - inammissibilmente (cfr. quanto esposto al consid. 3) -
sull'apprezzamento delle prove e l'accertamento dei fatti. A prescindere
dall'esistenza e dalla portata dell'asserito errore, la decisione di
rifiutare all'attrice la possibilità di richiamarsi all'errore trae infatti
origine dalla tardività di questo argomento. I giudici cantonali hanno
accertato in fatto, sulla base degli atti istruttori, che l'attrice non ha
mai messo in dubbio la validità del contratto di mutuo entro il termine di un
anno dopo la scoperta della provenienza illecita di tali fondi, avvenuta il
più tardi l'8 marzo 1996. Anzi, durante le trattative con la banca ne ha
addirittura ammesso implicitamente la validità.
Il gravame risulta dunque inammissibile anche su questo punto.

5.2 Nella parte finale del ricorso l'attrice si duole della violazione
dell'art. 2 CC sotto il profilo della clausola rebus sic stantibus. Dopo un
esposto in diritto, nel quale commenta ampiamente giurisprudenza e dottrina,
essa dichiara infatti che il mantenimento del contratto di mutuo la
rovinerebbe e precisa che "le mutate circostanze ai fini dell'applicazione
della clausola rebus sic stantibus non sono la perdita dell'immobile bensì la
realizzazione del suo valore da parte dello stesso creditore ipotecario a
seguito della sentenza penale, che non concerne la ricorrente".
Così come formulata, la critica è destinata all'insuccesso. La giurisprudenza
del Tribunale federale ammette infatti con molto riserbo l'adeguamento o
l'annullamento di un contratto ad opera del giudice; esige, d'un canto, un
cambiamento straordinario, imprevedibile, irrimediabile e indipendente dalla
volontà delle parti e, dall'altro, uno sconvolgimento dell'equilibrio delle
prestazioni reciproche tale da rendere la pretesa esecuzione del contratto
contraria alle regole della buona fede (DTF 129 III 209 consid. 3.5 non
pubblicato; 127 III 300 consid. 5b pag. 304, 122 III 97 consid. 3a con
rinvii; Kramer in : Berner Kommentar, n. 335 segg. ad art. 18 CO).
Nel caso di specie queste condizioni non sono adempiute. L'evento che secondo
l'attrice sarebbe decisivo - la vendita dell'immobile da parte della banca -
non è affatto indipendente dalla volontà delle parti: è stato messo in atto
dalla creditrice qui convenuta a seguito delle vicissitudini penali delle
quali si è reso responsabile il marito dell'attrice, anch'egli parte al
contratto di mutuo. Inoltre, la vendita dell'immobile da parte della
creditrice ipotecaria, una volta acquisitane la proprietà (poco importa se
nell'ambito di un pubblico incanto oppure a seguito di confisca penale, come
nel caso in rassegna) non è nemmeno un evento imprevedibile.

6.
La questione della sussistenza del mutuo ipotecario non è tuttavia priva di
pertinenza.

Occorre infatti tenere nella debita considerazione il fatto che in concreto
le parti hanno stipulato un contratto di mutuo accompagnato dalla
costituzione di due cartelle ipotecarie.

6.1 La cartella ipotecaria (art. 842 CC) può essere definita come una
cartavalore che incorpora un credito personale garantito da un pegno
immobiliare (Paul-Henri Steinauer, Les droits réels, vol. III, 3a ed., Berna
2003, n. 2925). Essa può garantire un credito mediante la consegna a titolo
di pegno manuale oppure con il trasferimento in proprietà per utilizzazione
diretta o a titolo fiduciario (DTF 119 II 326 consid. 2a; Paul-Henri
Steinauer, op. cit., n. 2937-2940a).

6.2 Giusta l'art. 855 cpv. 1 CC, mediante la costituzione di una cartella
ipotecaria il rapporto creditorio primitivo è estinto per novazione: esiste
solo quello incorporato nel titolo, garantito dal diritto di pegno (cfr. DTF
130 III 681 consid. 2.3 con numerosi riferimenti dottrinali).
La regola posta dall'art. 855 cpv. 1 CC ha natura dispositiva, sicché le
parti possono convenire che il credito originario continui ad esistere
accanto a quello incorporato nella cartella (art. 855 cpv. 2 CC), nel qual
caso ognuno di essi può fare l'oggetto di una procedura esecutiva
indipendente, secondo le sue regole specifiche (Paul-Henri Steinauer, op.
cit., n. 2933e). In assenza di un effetto novatorio, fra il debitore ed il
creditore originario è tuttavia il rapporto giuridico di base che mantiene la
priorità, mentre quello incorporato nella cartella ipotecaria non ha una
portata a sé stante (Sidney Kamerzin, Le contrat constitutif de cédule
hypothécaire, Zurigo/Basilea/Ginevra 2003, n. 172, pag. 77; Wolfgang Wiegand,
Die Grundpfandrechte - Die Konzeption des ZGB und ihre Entwicklung in der
Praxis in: Theorie und Praxis der Grundpfandrechte, Berna 1996, pag. 94-95).
Fra la cartella ipotecaria e il credito primitivo esiste infatti una
relazione di "accessorietà indiretta" (mittelbare Akzessiorietät; Wolfgang
Wiegand, op. cit., pag. 94; Sidney Kamerzin, op. cit., n. 140-142, pag. 64
seg.).
Nella pratica, l'esclusione dell'effetto novatorio è assai frequente ed
avviene, fra l'altro, mediante la consegna della cartella a titolo fiduciario
o a titolo di pegno manuale (Paul-Henri Steinauer, op. cit. n. 2933f, 2937,
2939 segg.).
6.2.1 In concreto, l'autorità cantonale ha accertato che la banca convenuta
ha ricevuto i titoli "in proprietà" e ha precisato che la consegna è avvenuta
"a garanzia" del mutuo.
Questi accertamenti permettono soltanto di escludere con certezza la
costituzione di un pegno manuale, mentre non è possibile stabilire se il
trasferimento della proprietà delle cartelle ipotecarie fosse avvenuto senza
riserve per uso diretto (erfüllungshalber) oppure a titolo fiduciario
(sicherungshalber).
La distinzione è decisiva perché nella prima ipotesi vi sarebbe novazione
(Paul-Henri Steinauer, op. cit., n. 2937 e 2938) mentre nella seconda no
(Paul-Henri Steinauer, op. cit., n. 2937 e 2939). La soluzione va ricercata
nel contenuto degli accordi intervenuti fra debitore e creditore; accordi che
non richiedono una forma particolare (su questi aspetti e sulla portata di
diversi indizi cfr. anche Daniel Staehelin, in : Basler Kommentar, 2003, n. 6
e 11 seg. ad art. 855 CC). Incombe a colui che se ne prevale dimostrarne
l'esistenza (Paul-Henri Steinauer, op. cit., n. 2933e).

6.2.2 Gli accertamenti a questo riguardo sono di competenza dell'autorità
cantonale, alla quale la causa va rinviata affinché li completi e statuisca
di nuovo (art. 64 cpv. 1 OG).

6.3 Qualora dovesse emergere che la convenuta, gravata dall'onere probatorio
a questo riguardo, non avesse dimostrato l'esistenza di una pattuizione in
deroga all'art. 855 cpv. 1 CC, il mutuo ipotecario sarà da considerarsi
estinto, la sua pretesa dovrà essere disattesa e l'azione di disconoscimento
di debito verrà pertanto accolta.

6.4 Qualora invece si dovesse ritenere provata la sussistenza dei due crediti
(quello originario e quello incorporato nella cartella ipotecaria), occorrerà
approfondire la questione - sollevata dall'attrice nel gravame - degli
effetti, sotto il profilo del diritto civile, dell'assegnazione della
proprietà del fondo alla parte lesa (consid. 6.4.1) e della successiva
vendita (consid. 6.4.2).
6.4.1 A norma dell'art. 832 cpv. 1 CC, salvo convenzione contraria, in caso
di alienazione totale del fondo ipotecato i vincoli del debitore e del fondo
rimangono invariati. In altre parole, il trasferimento della proprietà -
quale che sia la sua causa giuridica (vendita, donazione, successione o
assegnazione ex art. 60 CP) - non ha alcun effetto sul credito garantito né
sul diritto di pegno. Ne segue che se l'alienante era nel medesimo tempo
debitore del debito garantito dal fondo, egli perde la proprietà del pegno ma
conserva il debito; quanto al diritto di pegno, dato il suo carattere reale,
esso rimane vincolato al fondo. Ciò conduce ad una dissociazione delle
qualità di proprietario del pegno e debitore del debito garantito (Paul-Henri
Steinauer, op. cit., n. 2819 e 2821).
In concreto, si dovrebbe dunque concludere che l'attrice ha perso la qualità
di proprietaria ma è rimasta debitrice del mutuo (garantito dalle cartelle
ipotecarie), mentre la proprietà del fondo gravato dal diritto di pegno è
passata alla banca convenuta.

6.4.2 Stando a quanto affermato dall'attrice, la banca convenuta avrebbe nel
frattempo venduto il fondo a D.________, per un prezzo di molto superiore
all'importo del mutuo. Quest'ultimo avrebbe pure ricevuto le due cartelle
ipotecarie, ciò che - secondo l'attrice - dimostrerebbe l'avvenuta estinzione
del debito.

6.4.2.1 La vendita trova conferma anche negli accertamenti contenuti nel
giudizio impugnato.
Ora, in una situazione di dissociazione delle varie posizioni come quella
sopra descritta accade spesso che l'acquirente dell'immobile riprenda anche
il debito garantito dalla cartella ipotecaria, onde evitare che il suo fondo
si trovi a garantire il debito di un terzo (Paul-Henri Steinauer, op. cit.,
n. 2822). Il debitore di un credito garantito da pegno immobiliare può
infatti prevalersi del beneficium excussionis realis (art. 41 cpv. 1bis LEF)
e pretendere la realizzazione del fondo (Wolfgang Wiegand, op. cit., pag.
92-93) prima di essere, se del caso, chiamato a rispondere personalmente del
debito residuo (Daniel Staehelin, op. cit., n. 2 ad art. 842 CC).

6.4.2.2 Qualora il nuovo proprietario paghi la totalità del debito, egli può
esigere la consegna della cartella ipotecaria (cfr. art. 873 CC; Paul-Henri
Steinauer, op. cit., n. 2971; Daniel Staehelin, op. cit., n. 10 ad art. 873
CC).
L'asserita consegna delle cartelle ipotecarie - considerato anche quanto
esposto al consid. 6.2 quo alla relazione di accessorietà indiretta fra il
credito primitivo e la cartella ipotecaria - deporrebbe pertanto
effettivamente a favore della tesi dell'estinzione del debito dell'attrice
nei confronti della banca convenuta, garantito da tali titoli.

6.4.2.3 Nella sentenza cantonale non vi sono accertamenti circa le
circostanze in cui si è svolta la vendita poiché la Corte ticinese ha
ritenuto che, in ogni caso, l'attrice non poteva trarne alcun beneficio.
A torto. Come è già stato detto, l'assegnazione del fondo alla banca
convenuta a titolo di risarcimento del danno non ha fatto scomparire gli
oneri che lo gravavano. In altre parole, qualora le cartelle ipotecarie
fossero state in possesso, per esempio, di una banca diversa dalla convenuta
(che si è trovata "per caso" nella duplice posizione di vittima dei reati e
creditrice ipotecaria), questa non avrebbe perso i diritti ivi incorporati.
Tali diritti avrebbero pertanto dovuto venir tenuti in considerazione nel
quadro della successiva vendita. L'assegnazione del fondo alla parte lesa a
decurtazione del danno subito implica "solamente" che questa poteva
trattenere per sé l'eventuale beneficio ricavato dalla vendita.

Ciò significa che se l'affermazione dell'attrice - secondo cui la vendita
dell'immobile avrebbe fruttato alla banca fr. 1'500'000.-- e le cartelle
ipotecarie sarebbero state consegnate al nuovo proprietario - risultasse
corretta, si dovrebbe concludere che il nuovo proprietario ha saldato il
debito garantito dalle cartelle ipotecarie. Occorrerà allora determinare la
somma da imputare al rimborso del mutuo (capitale, interessi, spese, ecc.) e
l'eccedenza, a valere quale risarcimento del danno cagionato dall'ex marito
dell'attrice.

6.4.3 Anche questi accertamenti, come quelli concernenti un eventuale effetto
novatorio della costituzione delle cartelle ipotecarie (cfr. consid. 6.2),
sono di competenza dell'autorità cantonale.

7.
La causa va pertanto ritornata alla II Camera civile del Tribunale d'appello
del Cantone Ticino affinché completi i fatti nel senso esposto ai predetti
considerandi e statuisca di nuovo (art. 64 cpv. 1 OG; DTF 130 III 136 consid.
1.4 pag. 140).
Beninteso, ciò potrà avvenire soltanto nella misura e con le modalità
premesse dal diritto processuale ticinese (art. 66 cpv. 1 OG; Poudret,
Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, vol. II, n. 1.2 ad
art. 66 OG).

8.
Alla luce di tutto quanto esposto, nella misura in cui è ammissibile, il
ricorso dev'essere parzialmente accolto; la sentenza impugnata viene
annullata e la causa rinviata all'autorità cantonale.
Ai fini del giudizio sugli oneri processuali occorre tenere conto del fatto
che l'accoglimento parziale del ricorso non trova origine negli argomenti
dell'attrice - perlopiù inammissibili e infondati - e che la causa viene
rispedita per l'accertamento di fatti che l'autorità cantonale ha omesso di
esaminare. In simili circostanze appare adeguato porre la tassa di giustizia
a carico di entrambe le parti, in ragione di metà ciascuno, e prescindere
dall'assegnazione di spese ripetibili della sede federale (cfr. art. 156 cpv.
3 e 159 cpv. 3 OG).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è parzialmente accolto. Di
conseguenza la sentenza impugnata è annullata e la causa viene rinviata al
Tribunale d'appello del Cantone Ticino per nuovo giudizio nel senso dei
considerandi.

2.
La tassa di giustizia di fr. 13'000.-- è posta a carico delle parti in
ragione di metà ciascuna.

3.
Comunicazione ai patrocinatori delle parti e alla II Camera civile del
Tribunale d'appello del Cantone Ticino.

Losanna, 28 novembre 2005

In nome della I Corte civile
del Tribunale federale svizzero

Il presidente:  La cancelliera: