Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

II. Zivilabteilung 5C.280/2005
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5C.280/2005 /biz

Sentenza del 17 febbraio 2006
II Corte civile

Giudici federali Raselli, presidente,
Meyer, Marazzi,
cancelliere Piatti.

A. ________,
attore e ricorrente, patrocinato dall'avv. Massimiliano Parli,

contro

B.________,
convenuto e opponente, patrocinato dall'avv. Adriano Censi.

azione di rivendicazione,

ricorso per riforma contro la sentenza emanata il
10 ottobre 2005 dalla I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone
Ticino.

Ritenuto in fatto e considerando in diritto:

1.
A. ________ era dal 1987 direttore amministrativo e dal 1992 membro del
consiglio di amministrazione della C.________S.A. Il rapporto di lavoro è
terminato il 31 luglio 1998. La notte del 28 luglio 1998 B.________, allora
vicepresidente del consiglio di amministrazione e direttore tecnico della
predetta società anonima, ha preso dalla cassaforte di direzione un libretto
di risparmio al portatore concernente un conto bancario con un saldo di circa
fr. 200'000.--.

2.
Il 6 luglio 1999 A.________ ha convenuto in giudizio B.________ con un'azione
tendente alla consegna immediata del menzionato libretto e alla restituzione
degli importi prelevati nel frattempo, oltre interessi. Il convenuto ha
contestato che l'attore fosse il proprietario del libretto. Il 18 novembre
2002 il Pretore del distretto di Lugano ha respinto la petizione.

3.
Con sentenza 10 ottobre 2005 la I Camera civile del Tribunale d'appello del
Cantone Ticino ha respinto un gravame presentato dall'attore e ha confermato
il giudizio di primo grado. Ha ritenuto che - nonostante l'istruttoria
esperita - l'origine del denaro depositato sul libretto al portatore non ha
potuto essere elucidata e che questa circostanza va a scapito dell'attore,
gravato dall'onere della prova in virtù dell'art. 930 cpv. 1 CC. Secondo i
giudici cantonali la proprietà dei soldi non viene provata né dai sei
versamenti effettuati dall'attore, né dall'agire del convenuto, il quale ha
prelevato la quasi totalità del saldo alla prima opportunità. Nemmeno i tre
"formulari A" in cui l'attore si era dichiarato avente diritto economico del
libretto dimostrerebbero la sua proprietà. Sempre a mente della Corte
cantonale non soccorre all'attore neppure l'argomentazione secondo cui
l'importo depositato sul libretto costituiva il rimborso a rate di un mutuo
che egli aveva accordato alla C.________S.A. in occasione di un diritto di
compera concesso da D.________. A tal proposito, la sentenza cantonale indica
che in precedenza l'attore aveva invece affermato di aver erogato il mutuo di
fr. 250'000.-- a D.________, contro il quale ha poi fruttuosamente inoltrato
un'azione tendente alla restituzione di tale importo con gli interessi, e che
la tesi del rimborso a scaglioni non è suffragata dalle registrazioni
contabili.

4.
A.________ è insorto contro la sentenza cantonale con un ricorso per riforma
9 novembre 2005, con cui ha chiesto al Tribunale federale di accertare la sua
proprietà sul noto libretto di risparmio e rinnovato le domande di petizione.
Ritiene violato l'art. 8 CC perché, contrariamente a quanto indicato nella
sentenza impugnata, egli avrebbe provato il suo diritto di proprietà. Afferma
di aver dimostrato di aver alimentato in modo esclusivo il libretto e
sostiene che la Corte cantonale avrebbe negato a torto che "i formulari A"
siano idonei a dimostrare la sua proprietà dei fondi, atteso che tali
formulari indicano chiaramente l'identità dell'avente diritto economico. Il
vantato diritto di proprietà verrebbe poi anche confermato dal fatto che,
alla prima occasione, i legali del convenuto hanno precipitosamente svuotato
la relazione bancaria. L'attore asserisce altresì che dai documenti agli atti
risulterebbe che egli aveva anticipato fr. 250'000.-- per conto del suo
datore di lavoro a colui che aveva concesso il summenzionato diritto di
compera e che egli ha convenuto personalmente in giudizio quest'ultimo in
seguito ad una strategia di pura opportunità decisa "a tavolino" dal legale
della C.________S.A. Inoltre, anche per quanto concerne il rimborso del mutuo
a versamenti scaglionati, i giudici cantonali non avrebbero considerato che
le registrazioni contabili sono sempre antecedenti al deposito delle somme
sul libretto, ma successive al diritto di compera e che gli importi da lui
depositati corrispondevano al prestito concesso. Ricorda infine che
dall'istruttoria non sarebbe emerso alcun elemento a favore della proprietà
del convenuto.

5.
5.1 L'art. 8 CC disciplina innanzi tutto l'onere della prova e permette alla
parte gravata da tale onere di offrire le prove necessarie a dimostrare le
sue allegazioni. La norma in discussione regola pure il grado della prova
richiesto dal diritto federale, ma non prescrive al giudice il modo in cui
deve giungere al suo convincimento; nella giurisdizione per riforma, il
Tribunale federale non può esaminare se nel caso concreto la prova sia stata
effettivamente apportata, poiché trattasi di una questione attinente
all'apprezzamento delle prove che può unicamente essere impugnata con un
ricorso di diritto pubblico fondato sul divieto dell'arbitrio (DTF 130 III
321 consid. 5 pag. 327; 127 III 519 consid. 2a, con rinvii).

5.2 In concreto, l'attore medesimo riconosce esplicitamente di essere gravato
dall'onere della prova in virtù dell'art. 930 cpv. 1 CC. Egli ritiene però
violato l'art. 8 CC perché avrebbe "fornito una serie di elementi concreti e
oggettivi in grado di convincere l'autorità giudicante riguardo alla
legittimità delle sue pretese". Ora, così facendo, l'attore confonde la
valutazione delle prove effettuata dai giudici cantonali con il - predetto -
campo di applicazione dell'art. 8 CC. Atteso che l'attore era gravato
dall'onere della prova, appare altresì irrilevante che il convenuto non sia
riuscito a dimostrare il suo diritto alla proprietà. In queste circostanze,
il ricorso si esaurisce in realtà in una critica dell'apprezzamento delle
prove contenuto nella sentenza impugnata, che non può essere rivisto nella
giurisdizione per riforma.

6.
Nella fattispecie non entra in linea di conto una conversione d'ufficio del
rimedio giuridico esperito in un ricorso di diritto pubblico, poiché il
ricorrente patrocinato da un difensore professionista ha espressamente scelto
una via di ricorso, sebbene non potesse ignorare che la stessa non era aperta
(DTF 120 II 270 consid. 2). Il titolo "ricorso per riforma" dell'impugnativa
non è infatti frutto di una svista, atteso che la seconda pagina del gravame
si riferisce espressamente all'art. 43 OG ed è dedicata alle condizioni di
ricevibilità di un ricorso per riforma. L'avvocato estensore del rimedio non
poteva poi ignorare - vista la copiosa giurisprudenza pubblicata - che la
valutazione delle prove operata dalla Corte cantonale non è da censurare con
un ricorso per riforma.

7.
Da quanto precede discende che il ricorso si rivela inammissibile. La tassa
di giustizia segue la soccombenza (art. 156 cpv. 1 OG), mentre non si
giustifica assegnare ripetibili al convenuto che, non essendo stato invitato
a produrre una risposta, non è incorso in spese per la procedura federale.

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Il ricorso è inammissibile.

2.
La tassa di giustizia di fr. 4'000.-- è posta a carico dell'attore.

3.
Comunicazione ai patrocinatori delle parti e alla I Camera civile del
Tribunale d'appello del Cantone Ticino.

Losanna, 17 febbraio 2006

In nome della II Corte civile
del Tribunale federale svizzero

Il presidente:  Il cancelliere: