Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

II. Zivilabteilung 5C.33/2005
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5C.33/2005 /viz

Sentenza del 28 luglio 2005
II Corte civile

Giudici federali Nordmann, giudice presidente,
Hohl, Marazzi,
cancelliere Piatti.

B. ________, convenuto e ricorrente,
patrocinato dall'avv. Pietro Pellegrini,

contro

Massa fallimentare della X.________ SA in fallimento,
rappresentata dalla Y.________ S.r.l, Italia, attrice e opponente,
patrocinata dall'avv. Matteo Rossi,

azione revocatoria ex art. 285 segg. LEF,

ricorso per riforma contro la sentenza emanata il
29 dicembre 2004 dalla II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone
Ticino.

Fatti:

A.
Nell'ambito del fallimento della X.________ SA, una delle creditrici della
fallita, l'italiana Y.________ S.r.l. (attrice), si è fatta cedere le azioni
contro i debitori della fallita, contro le persone incaricate
dell'amministrazione della stessa, infine l'azione revocatoria prevista agli
artt. 285 ss. LEF. Con petizione 25 febbraio 2003, la "massa fallimentare di
X.________ SA in fallimento rappresentata da Y.________ S.r.l." ha chiesto la
condanna di B.________(convenuto), già amministratore unico ed azionista
unico della fallita, al pagamento di fr. 1'152'669.50 oltre interessi. In
sede di risposta, B.________ ha eccepito fra l'altro la carenza di
legittimazione attiva di parte attrice, asserendo che la petizione avrebbe
dovuto essere promossa da Y.________ S.r.l. nella sua qualità di cessionaria
ex art. 260 LEF.

B.
Il Pretore della Giurisdizione di Mendrisio-Nord ha accolto l'eccezione,
ritenendo che a seguito della cessione, la massa fallimentare aveva perso la
qualità di parte a beneficio del creditore cessionario. Procedendo come
"massa fallimentare di X.________ SA [...]", la cessionaria Y.________ S.r.l.
avrebbe fatto agire il falso creditore. Il Pretore ha negato trattarsi di
erronea designazione di parte in giudizio, né ha voluto ammettere che
l'attrice si sia fatta fuorviare dal testo impreciso di un formulario
ufficiale.

C.
Adito con atto di appello 12 gennaio 2004 dall'attrice, il Tribunale di
appello del Cantone Ticino ha riformato la sentenza di prima sede ed ha
respinto l'eccezione di carente legittimazione proposta dal convenuto. La
Corte cantonale, dopo aver constatato come non fosse più litigioso il fatto
che la legittimazione attiva spetti al creditore cessionario e non alla massa
fallimentare, ha ritenuto trovarsi di fronte ad un'inesattezza
nell'indicazione di una parte: non vi erano, né potevano esservi, concreti
dubbi sull'identità dell'attrice, soprattutto in ragione delle precisazioni
apportate a pag. 2 di petizione, tant'è che parte convenuta aveva
perfettamente inquadrato la situazione.
Inoltre, la Corte cantonale ha considerato di peso il fatto che l'attrice si
sia basata, per l'indicazione delle parti nel procedimento avviato avanti al
Pretore, sul tenore letterale del formulario ufficiale di cessione ex art.
260 LEF (formulario n. 7F). Proprio al fine di evitare inconvenienti, tale
formulario venne aggiornato nel febbraio 1958 sostituendo le espressioni "im
Namen der Masse" rispettivamente "au nom de la masse" con le più corrette
espressioni "an Stelle der Masse" rispettivamente "en son propre nom"; tale
aggiornamento, tuttavia, non riguardò la versione italiana del citato
formulario, che a tutt'oggi recita "in nome della massa". Secondo la Corte
cantonale, tale incongruenza era senz'altro atta a fuorviare l'attrice, per
cui sarebbe "del tutto escluso, in base al principio della buona fede, che a
quest'ultima possa essere negata la legittimazione attiva".

D.
Con ricorso per riforma non datato (ma pervenuto all'ultima autorità
cantonale in data 28 gennaio 2005), il convenuto chiede la riforma del
giudizio impugnato e la reiezione della petizione per carenza di
legittimazione attiva.
Non è stata chiesta risposta all'attrice (art. 59 cpv. 1 OG) ed il Tribunale
di appello non ha ritenuto di dover presentare osservazioni (art. 56 OG).

Diritto:

1.
I requisiti formali - che il Tribunale federale verifica notoriamente
d'ufficio (DTF 130 III 76 consid. 3.2.2 pag. 81 s.; 129 II 453 consid. 2 pag.
456 con rinvii; 129 I 173 consid. 1 pag. 174) - sono soddisfatti: il ricorso
è tempestivo (art. 54 cpv. 1 e 34 cpv. 1 lit. c OG combin.) ed è proposto in
una procedura su una pretesa pecuniaria di valore ben superiore al minimo
richiesto dall'OG (art. 46).
Come rileva correttamente il ricorrente, la decisione impugnata non
rappresenta una decisione finale a' sensi dell'art. 48 OG, in quanto il
procedimento non prende fine, bensì dovrà essere proseguito avanti al giudice
di prima istanza. Tuttavia, soccorrono gli estremi per applicare l'art. 50
cpv. 1 OG (DTF 129 III 25 consid. 1): infatti, se decisa nel senso opposto
rispetto all'ultima autorità cantonale e, dunque, accolta, l'eccezione
sollevata porterebbe direttamente alla reiezione dell'azione (cfr. DTF 118 II
168 consid. 2a). Inoltre non si può negare, con il convenuto, che si
prospetta un procedimento sul merito lungo e laborioso, caratterizzato
dall'assunzione di numerose prove, anche all'estero, senza dimenticare
l'eventualità dell'erezione di una perizia.
Sebbene l'azione della parte attrice si basi, formalmente, sulla cessione, da
parte della massa, delle pretese di quest'ultima nei confronti del convenuto,
in applicazione dell'art. 260 LEF, quella qui in discussione non è un'azione
di diritto esecutivo, bensì una ordinaria azione civile con effetti su una
procedura esecutiva ("Inzidenzprozess", v. Messmer/Imboden, Die
eidgenössischen Rechtsmittel in Zivilsachen, Zurigo 1992, n. 50). Una
sentenza di ultima istanza cantonale può pertanto senz'altro fare l'oggetto
di un ricorso per riforma (v., ad esempio, per un'ordinaria azione creditoria
DTF 86 III 154; 105 III 135; 106 II 141; per l'impugnazione della graduatoria
DTF 115 III 68; Amonn/Walther, Grundriss des Schuldbetreibungs- und
Konkursrechts, 7a ed., § 30 n. 28, § 46 n. 67), se le usuali condizioni sono
adempiute.

2.
Con ricorso per riforma può essere fatta valere una violazione del diritto
federale, ad esclusione dei diritti costituzionali (art. 43 cpv. 1 OG; DTF
127 III 248 consid. 2c pag. 252 con rinvii). Il Tribunale federale pone a
fondamento della sua sentenza i fatti così come sono stati accertati
dall'ultima autorità cantonale, salvo che siano state violate disposizioni
federali in materia di prove oppure tali accertamenti siano dovuti ad una
svista manifesta rispettivamente necessitino di completazione, in particolare
perché la Corte cantonale, applicando erroneamente il diritto, ha omesso di
chiarire una fattispecie legale, sebbene le parti le abbiano sottoposto, nei
tempi e nei modi prescritti dalla legge, le necessarie allegazioni di fatto
ed offerte di prova (art. 63 e 64 OG; DTF 130 III 113 consid. 2.1, non
pubblicato; 127 III 248 consid. 2c pag. 252). Mera critica all'apprezzamento
delle prove effettuato dalla Corte cantonale non è, per contro, ammissibile
(art. 63 cpv. 2 OG; DTF 130 III 113, loc. cit.; 127 III 73 consid. 6a pag.
81).

3.
3.1 Giurisprudenza e dottrina (esaurientemente riportate dal Tribunale di
appello) hanno chiarito, al di là di ogni dubbio, che a seguito di una
cessione ex art. 260 LEF, il diritto di agire e di stare in causa non spetta
più alla massa fallimentare, che vi ha rinunciato, ma al creditore
cessionario. Quest'ultimo, pur non divenendo titolare della pretesa, dispone
di un mandato procedurale che lo autorizza a far valere i diritti litigiosi e
condurre il processo in nome proprio ("Prozessführungsrecht"; DTF 122 III 488
consid. 3b pag. 490; 113 III 135 consid. 3a).

3.2 Nell'ambito della presente causa, mai nessuno ha posto in dubbio che
Y.________ S.r.l. sia realmente la cessionaria delle pretese fatte valere in
giudizio. Anzi: il convenuto lo ammette esplicitamente nell'atto di ricorso.
Ora, nell'evenienza concreta è questa l'unica questione giuridica che
potrebbe porsi: se Y.________ S.r.l. sia o meno la titolare del diritto di
agire contro colui che fu l'amministratore della fallita. Questa è l'unica
questione che scaturisce dal diritto federale e che, di conseguenza, è
suscettibile di formare l'oggetto di un ricorso per riforma avanti a questo
Tribunale federale.

4.
Per contro, la questione a sapere se il Tribunale di appello abbia a torto
ritenuto che la descrizione del proprio ruolo processuale da parte della
cessionaria dovesse essere interpretata come inesatta designazione, oppure
dovesse al contrario essere presa alla lettera e, dunque, intesa come
indicante una parte priva della facoltà di condurre il processo, non può
essere esaminata dal Tribunale federale sotto il profilo del ricorso per
riforma. E ciò, per due ragioni.

4.1 In primo luogo, la questione ha carattere fattuale: è, infatti, a seguito
di un esame degli atti di causa, e segnatamente della petizione e del
formulario ufficiale di cessione ex art. 260 LEF (formulario n. 7F), che il
Tribunale di appello è giunto alla conclusione che la denominazione
inizialmente scelta dall'attrice in petizione rappresenti, in realtà, una
mera inesattezza nell'indicazione delle parti. La conclusione cui è giunto il
Tribunale di appello configura un accertamento di fatto: con la formula
scelta per la prima pagina del proprio allegato di petizione, Y.________
S.r.l. (rispettivamente il legale di questa) non ha inteso proporre come
parte attrice la massa fallimentare, bensì sé medesima.
Suffragano la conclusione che precede gli argomenti addotti dal convenuto in
sede di ricorso per riforma, pure essi di natura fattuale: così, quando
afferma che parte attrice sia la massa fallimentare, egli si pone in
contraddizione con la constatazione dell'ultima istanza cantonale, e meglio
con l'apprezzamento delle prove che ha portato il Tribunale di appello a
concludere in senso divergente. Lo stesso dicasi quando il convenuto
disquisisce sul senso corretto da attribuire alla frase che appare alla prima
pagina di petizione, oppure quando critica l'affermazione della Corte
cantonale a proposito del fatto che l'attrice si sia fatta fuorviare dal
formulario ufficiale n. 7F.
Ora, come detto sopra (consid. 2), salvo eccezioni qui non ricorrenti il
Tribunale federale non è abilitato a rivedere i fatti. A tal fine, il
convenuto avrebbe dovuto impugnare la sentenza cantonale con un (parallelo)
ricorso di diritto pubblico per arbitrio nell'accertamento dei fatti,
proponendo gli argomenti testé esposti.

4.2 In secondo luogo, la questione a sapere se, rispettivamente quando, la
denominazione di una parte rappresenti mera inesattezza senza conseguenze, e
quando invece essa stia ad indicare veramente una parte diversa - e, semmai,
effettivamente priva della facoltà di condurre il processo -, è questione da
decidersi sulla base del diritto processuale, e dunque del diritto cantonale.
Come detto (supra, consid. 3.2), non è litigioso, qui, che Y.________ S.r.l.
sia realmente la cessionaria delle pretese della massa fallimentare: questa
questione sarebbe effettivamente sottoposta al diritto federale, nella misura
in cui lo è la determinazione della facoltà di condurre il processo
(Walder-Richli, Zivilprozessrecht, 4a ed. Zurigo 1996, § 9 n. 14 e § 25 n.
4). E neppure è contestato che Y.________ S.r.l. possa stare in causa da
sola. Litigioso è unicamente se Y.________ S.r.l., designandosi non quale
cessionaria bensì quale rappresentante della massa fallimentare, abbia
volutamente e scientemente inteso distinguersi - nel ruolo - dalla creditrice
cessionaria.
Ora, tale questione attiene al diritto processuale cantonale, concretizzato -
per il Cantone Ticino - dall'art. 165 cpv. 2 lit. b CPC/TI ed alla
giurisprudenza emanata in applicazione della detta norma, alla quale si
riferisce puntualmente la Corte cantonale (Cocchi/Trezzini, Codice di
procedura civile ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, margin. 3 e 6
ad 165 CPC/TI; ed Appendice 2000-2004, Lugano 2005, margin. 17, sempre ad
art. 165 CPC/TI - forse un poco frettoloso, comunque curioso, è invece il
rinvio alla sentenza qui impugnata, margin. 20 ibid.). In sede di ricorso per
riforma, il Tribunale federale non è tuttavia neppure abilitato a riesaminare
il diritto cantonale (art. 43 cpv. 1 prima frase OG e contrario), ma solo il
diritto federale, escluso il diritto costituzionale (supra, consid. 2).

4.3 Riassumendo, sarebbe stata suscettibile di riesame da parte del Tribunale
federale nell'ambito del presente ricorso per riforma la questione a sapere
se Y.________ S.r.l. fosse o meno autorizzata a stare in causa contro il
convenuto - vuoi perché non valida cessionaria delle pretese della massa
fallimentare, vuoi perché non abilitata a procedere da sola (v. ad esempio
DTF 121 III 488). Il convenuto avrebbe pure potuto eccepire in questa sede
una violazione del diritto federale se la Corte cantonale avesse ritenuto che
doveva agire la massa fallimentare medesima invece che la cessionaria; ma
ciò, unicamente alla condizione che la Corte cantonale avesse preliminarmente
accertato - in fatto - che a proporre l'azione litigiosa fosse stata appunto
la massa e non la cessionaria.
Invece, la Corte cantonale ha accertato che, legittimandosi inizialmente
quale rappresentante della massa fallimentare, parte attrice si è data
unicamente una denominazione inesatta, priva di conseguenze nefaste.
Trattandosi di un accertamento di fatto, operato inoltre in applicazione del
diritto procedurale cantonale, ogni e qualsiasi censura formulata a questo
proposito in sede di ricorso per riforma si appalesa inammissibile.
D'altra parte, l'insostenibilità dell'argomentazione ricorsuale è palese:
alla Corte che constata come parte attrice si sia data una denominazione
errata si può unicamente obiettare che tale conclusione è arbitraria. Opporvi
come unico argomento, invece, che la designazione di parte attrice era chiara
e indicava una parte priva di legittimazione attiva, significa non solo
tentare di trasformare una censura di fatto in una in diritto, ma altresì
tentare di dimostrare la propria tesi a ritroso, partendo dal risultato
desiderato. Testimonia tale errato modo di procedere, la critica cui il
convenuto sottopone il rinvio del Tribunale di appello alla propria
giurisprudenza. Non si può, evidentemente, negare la pertinenza di un
precedente giudizio asseverando che in quel caso la parte era stata indicata
erroneamente: tale assunto rappresenta la conclusione del ragionamento, e non
il punto di partenza.

5.
Ne consegue che il ricorso in discussione deve essere dichiarato
inammissibile, con conseguenza di tassa e spese a carico del convenuto
soccombente (art. 156 cpv. 1 OG). Si può invece prescindere dal porre a
carico del convenuto anche un importo per ripetibili a favore dell'attrice
resistente: quest'ultima, infatti, non è stata chiamata a presentare una
risposta al ricorso, e non è dunque incorsa in spese necessarie della sede
federale (art. 159 cpv. 1 OG).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Il ricorso è inammissibile.

2.
La tassa di giustizia di fr. 8'000.-- è posta a carico del convenuto.

3.
Comunicazione ai patrocinatori delle parti e alla II Camera civile del
Tribunale d'appello del Cantone Ticino.

Losanna, 28 luglio 2005

In nome della II Corte civile
del Tribunale federale svizzero

La giudice presidente:  Il cancelliere: