Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

II. Öffentlich-rechtliche Abteilung 2P.224/2006
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2P.224/2006
2A.525/2006 /viz

Sentenza del 26 aprile 2007
II Corte di diritto pubblico

Giudici federali Merkli, presidente,
Hungerbühler, Wurzburger, Müller e Yersin,
cancelliere Bianchi.

A. ________ e B.________,
ricorrenti, entrambi patrocinati dall'avv. Nicolas Rouiller,

contro

Consiglio di Stato del Cantone Ticino,
Residenza governativa, 6500 Bellinzona,
Tribunale amministrativo del Cantone Ticino,
Palazzo di Giustizia, via Pretorio 16, 6901 Lugano.

autorizzazioni di soggiorno (ricongiungimento familiare),

ricorso di diritto amministrativo e ricorso di diritto pubblico contro la
sentenza emanata il 3 luglio 2006
dal Tribunale amministrativo del Cantone Ticino.

Fatti:

A.
Dopo un paio di brevi soggiorni nei mesi precedenti, la cittadina russa
A.________ (1962) è tornata in Svizzera il 4 agosto 2005 ed il 3 ottobre
dello stesso anno si è sposata con il cittadino elvetico B.________ (1959),
ottenendo quindi un permesso di dimora annuale. Prima di trasferirsi in
Svizzera, viveva in un villaggio nella regione di Stavropol, nel sud della
Russia, assieme a sua madre, sessantaduenne, ed ai suoi due figli C.________
(20 luglio 1988) e D.________ (9 marzo 1990), nati dal matrimonio con
E.________, deceduto nel 2003 e da cui era divorziata dal 2000. Il 10
novembre 2005 C.________ e D.________ hanno chiesto, tramite l'ambasciata
svizzera a Mosca, di poter entrare in Svizzera e risiedere a X.________
presso la madre.

B.
Con decisione del 28 dicembre 2005 la Sezione dei permessi e
dell'immigrazione del Cantone Ticino ha respinto la domanda di
ricongiungimento familiare, osservando in particolare che, secondo la prassi,
un cittadino straniero con diritto al rinnovo del permesso di dimora può
farsi raggiungere dai figli nati da precedenti relazioni solo se questi non
hanno superato i quindici anni. Impugnato da A.________, il diniego del
ricongiungimento è stato confermato dapprima da Consiglio di Stato, il 9
maggio 2006, e successivamente dal Tribunale amministrativo ticinese, con
sentenza del 3 luglio seguente.

C.
L'11 settembre 2006 A.________ e B.________ si sono aggravati dinanzi al
Tribunale federale, presentando un ricorso di diritto amministrativo ed un
ricorso di diritto pubblico. Con il primo rimedio chiedono, in via
principale, che C.________ e D.________ siano autorizzati ad entrare in
Svizzera e posti al beneficio di un permesso di dimora e, in via subordinata,
che la causa sia rinviata all'autorità inferiore per nuovi accertamenti. Con
tale ricorso lamentano la violazione degli art. 7 e 17 cpv. 2 della legge
federale del 26 marzo 1931 concernente la dimora ed il domicilio degli
stranieri (LDDS; RS 142.20), dell'art. 8 della Convenzione del 4 novembre
1950 per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali
(CEDU; RS 0.101) e dell'art. 8 della Costituzione federale (Cost.; RS 101).
Con il ricorso di diritto pubblico domandano invece l'annullamento della
sentenza impugnata ed il rinvio della causa per nuovo giudizio, censurando la
disattenzione degli art. 8 e 9 Cost. nonché 13 e 14 CEDU.

D.
Di propria iniziativa, il 28 settembre 2006 i ricorrenti hanno versato agli
atti copia della decisione con cui il 21 settembre precedente l'Ufficio
federale della migrazione ha negato a C.________ e D.________
l'autorizzazione ad entrare in Svizzera per rendere visita alla madre.

E.
Chiamati ad esprimersi sulle impugnative, il Consiglio di Stato ne chiede la
reiezione, mentre il Tribunale amministrativo si riconferma nella motivazione
e nelle conclusioni della propria sentenza. Interpellato riguardo al ricorso
di diritto amministrativo, l'Ufficio federale della migrazione propone di
respingerlo, nella misura in cui sia ammissibile.

Diritto:

1.
Il 1° gennaio 2007 è entrata in vigore la legge sul Tribunale federale del 17
giugno 2005 (LTF; RS 173.110; RU 2006 pag. 1069) che ha di per sé abrogato la
legge federale del 16 dicembre 1943 sull'organizzazione giudiziaria (OG; RU
1969 pag. 784; cfr. art. 131 cpv. 1 LTF). Considerato che la decisione
impugnata è stata pronunciata prima dell'entrata in vigore della nuova legge,
alla presente procedura è tuttavia ancora applicabile la pregressa normativa
(art. 132 cpv. 1 LTF).

2.
Le due impugnative sono state presentate dai medesimi ricorrenti, sono
dirette contro la stessa sentenza e si riferiscono ad un identico complesso
di fatti. Si giustifica pertanto di congiungerle e di evaderle con un unico
giudizio (DTF 128 V 194 consid. 1, 124 consid. 1; 126 II 377 consid. 1; 123
II 16 consid. 1).
Nonostante i ricorsi siano in francese, non vi è motivo di derogare al
principio secondo cui le sentenza del Tribunale federale sono redatte nella
lingua in cui è stata prolata la decisione impugnata (art. 37 cpv. 3 OG; DTF
131 I 145 consid. 1; 124 III 205 consid. 2).

3.
Il Tribunale federale si pronuncia d'ufficio e con pieno potere d'esame
sull'ammissibilità dei gravami che gli vengono sottoposti (DTF 132 I 140
consid. 1.1; 131 I 153 consid. 1; 131 II 571 consid. 1).

3.1 Quando, come in concreto, i ricorrenti agiscono simultaneamente mediante
ricorso di diritto amministrativo e ricorso di diritto pubblico, la regola
della sussidiarietà di questo secondo rimedio (cfr. art. 84 cpv. 2 OG),
impone di esaminare in primo luogo l'ammissibilità del ricorso di diritto
amministrativo (DTF 129 I 337 consid. 1.1; 128 I 46 consid. 1a; 127 II 161
consid. 1).

3.2 In virtù dell'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG, in materia di diritto
degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo non è proponibile contro
il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento la legislazione non
conferisce un diritto. L'art. 4 della legge federale del 26 marzo 1931
concernente la dimora e il domicilio degli stranieri (LDDS; RS 142.20)
sancisce che l'autorità competente decide liberamente, nei limiti delle
disposizioni della legge e dei trattati con l'estero, in merito alla
concessione dei permessi di dimora o di domicilio. Lo straniero ha quindi un
diritto all'ottenimento di simili permessi solo laddove tale pretesa si fonda
su una disposizione del diritto federale o su un trattato internazionale (DTF
131 II 339 consid. 1; 130 II 388 consid. 1.1, 281 consid. 2.1).
3.3
3.3.1 Giusta l'art. 17 cpv. 2 terza frase LDDS, i figli celibi di età
inferiore ai 18 anni hanno diritto di essere inclusi nel permesso di
domicilio dei genitori, se vivono con loro. La ricorrente non è tuttavia al
beneficio di un permesso di domicilio, ma soltanto di un permesso di dimora e
non può pertanto appellarsi a tale norma (DTF 126 II 377 consid. 2a; 125 II
633 consid. 2c).
Infondato è pure il richiamo all'art. 7 LDDS. Detto disposto conferisce
infatti il diritto al rilascio e alla proroga di un permesso di dimora
soltanto al coniuge straniero di un cittadino svizzero e non anche ai figli
di tale coniuge nati da precedenti relazioni. Il testo legale è
inequivocabile e non può essere interpretato nel senso estensivo preteso dai
ricorrenti indipendentemente dal fatto che, come essi rilevano, la mancanza
di un'autorizzazione per i figli potrebbe costringere il partner straniero a
rientrare sovente in patria per occuparsene.
Un diritto al ricongiungimento non può venir dedotto nemmeno dall'Accordo del
21 giugno 1999 tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e
la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle
persone (ALC o Accordo; RS 0.142.112.681). Gli insorgenti si appellano a tale
regolamentazione sostenendo che se il marito anziché svizzero fosse cittadino
di uno Stato della Comunità europea la domanda di ricongiungimento familiare
andrebbe valutata in funzione delle condizioni, meno restrittive, previste
dall'art. 3 Allegato I ALC. Sennonché, dai principi di uguaglianza giuridica
e di non discriminazione non deriva per i cittadini svizzeri il diritto di
essere trattati al pari di quelli della Comunità europea in materia di
ricongiungimento con familiari di Stati terzi. Il legislatore ha infatti
consapevolmente rinunciato, in via transitoria, ad adeguare la legislazione
interna al regime stabilito dall'Accordo (DTF 129 II 249 consid. 5; 130 II
137 consid. 4). È per di più assai dubbio che l'art. 3 Allegato I ALC
troverebbe effettivamente applicazione se il marito fosse cittadino europeo
(cfr. DTF 130 II 1 consid. 3.5 e 3.6).
3.3.2 Il diritto al rilascio di un'autorizzazione di soggiorno per i figli
minorenni di stranieri residenti in Svizzera può risultare, a determinate
condizioni, anche dalla garanzia della vita privata e familiare sancita
dall'art. 8 CEDU, rispettivamente dall'art. 13 Cost., di analoga portata (DTF
130 II 281 consid. 3.1; 126 II 377 consid. 7). Sotto questo profilo occorre,
da un lato, che lo straniero abbia un diritto certo ad ottenere il rinnovo
del permesso di dimora di cui dispone, e, d'altro lato, che intrattenga con i
figli una relazione familiare intatta ed effettivamente vissuta (DTF 130 II
281 consid. 3.1; 129 II 193 consid. 5.3.1, 215 consid. 4.1). La ricorrente ha
di principio diritto alla proroga del suo permesso di dimora, essendo sposata
con un cittadino svizzero (art. 7 cpv. 1 LDDS; cfr. DTF 129 II 249 consid.
2.2; 125 II 585 consid. 2d), ed ha inoltre mantenuto intensi rapporti con i
figli, a cui rende visita regolarmente e con i quali ha del resto convissuto
fino all'arrivo in Svizzera. Di conseguenza, ella può di principio prevalersi
dell'art. 8 CEDU. Ciò vale tuttavia soltanto in riferimento al figlio
D.________, che ha da poco compiuto i 17 anni, ma non alla figlia C.________,
che, pur essendo ancora minorenne quando è stata inoltrata l'istanza, ha nel
frattempo superato i 18 anni. Determinante per l'esame della ricevibilità dei
ricorsi fondati sull'art. 8 CEDU è infatti l'età al momento del giudizio del
Tribunale federale, non quella al momento della presentazione della domanda
(DTF 130 II 137 consid. 2.1; 129 II 249 consid. 1.2, 11 consid. 2). La figlia
non si trova peraltro in un particolare stato di dipendenza dalla madre,
suscettibile di fondare un diritto al permesso di soggiorno nonostante la
maggiore età (DTF 129 II 11 consid. 2; 120 Ib 257 consid. 1d-e).

3.4
3.4.1 Ne consegue che in virtù dell'art. 8 CEDU è di principio data la via del
ricorso di diritto amministrativo per quanto concerne il ricongiungimento
della ricorrente con il figlio D.________. In questa misura il ricorso di
diritto pubblico è, di riflesso, escluso (art. 84 cpv. 2 OG). D'altronde con
il ricorso di diritto amministrativo può essere censurata la violazione del
diritto federale (art. 104 lett. a OG), che comprende pure i diritti
costituzionali dei cittadini (DTF 130 I 312 consid. 1.2; 129 II 183 consid.
3.4; 128 II 56 consid. 2b) ed i trattati internazionali (DTF 130 II 337
consid. 1.3; 126 II 506 consid. 1b). Nell'ambito di tale rimedio possono
dunque venir esaminati tutti gli argomenti sollevati dagli insorgenti nel
separato ricorso di diritto pubblico, in cui essi hanno ripreso le critiche
fondate sulla violazione di norme costituzionali e convenzionali. Nell'ambito
della procedura del ricorso di diritto amministrativo, il Tribunale federale
applica in ogni caso d'ufficio il diritto federale, senza essere vincolato
dai motivi invocati dalle parti (art. 114 cpv. 1 OG).

3.4.2 Per quanto concerne la figlia C.________, il ricorso di diritto
amministrativo è invece inammissibile, in assenza di norme che le
conferiscano un diritto all'ottenimento del permesso di dimora. Non
sussistendo tale diritto, né ella né tanto meno i ricorrenti sono toccati
dalla decisione litigiosa nei loro interessi giuridicamente protetti, per cui
difettano della legittimazione ad aggravarsi mediante ricorso di diritto
pubblico (art. 88 OG; DTF 127 II 161 consid. 3b; 126 I 81 consid. 3b). Essi
potrebbero nondimeno far valere la disattenzione dei loro diritti di parte in
sede cantonale, equivalente ad un diniego di giustizia formale (DTF 129 II
297 consid. 2.3). I gravami vertono tuttavia esclusivamente su questioni di
merito, per cui, in relazione alla figlia, sono irricevibili anche quali
ricorsi di diritto pubblico.

3.5 Per il resto, la ricorrente è pacificamente legittimata ad interporre il
ricorso di diritto amministrativo (art. 103 lett. a OG). La potestà
ricorsuale è infatti riconosciuta sia allo straniero a cui è stato negato il
permesso, sia al parente con il quale egli intende ricongiungersi in Svizzera
(DTF 119 Ib 81 consid. 1c). Non occorre di conseguenza pronunciarsi sulla
legittimazione del marito, che non ha rapporti di parentela diretta con i
figli della consorte e che, per di più, non ha partecipato alla procedura in
sede cantonale (requisito della "lesione formale"; cfr. DTF 130 II 514
consid. 1; 127 II 104 consid. 3e; 123 II 115 consid. 2a; cfr. tuttavia anche:
DTF 131 II 497 consid. 5.1; 110 Ib 105 consid. 1d).
Presentato tempestivamente (art. 97 cpv. 1 OG), nei limiti esposti il ricorso
di diritto amministrativo è pertanto di massima ammissibile. Fa comunque
eccezione la conclusione ricorsuale con cui gli insorgenti postulano che
D.________ sia autorizzato ad entrare in Svizzera (cfr. art. 100 cpv. 1 lett.
b n. 1 OG; sentenza 2A.316/2006 del 19 dicembre 2006, consid. 1.2 [non
pubblicato in DTF 133 II 6]).

4.
Quando, come in concreto, la decisione impugnata emana da un'autorità
giudiziaria, l'accertamento dei fatti da essa operato vincola il Tribunale
federale, salvo che questi risultino manifestamente inesatti o incompleti
oppure siano stati appurati violando norme essenziali di procedura (art. 105
cpv. 2 OG). Nei casi in cui vige questa regola, la possibilità di allegare
fatti nuovi o di prevalersi di nuovi mezzi di prova è alquanto ristretta. In
particolare, non è di norma possibile tener conto di cambiamenti dello stato
di fatto prodottisi dopo la pronuncia del giudizio impugnato (DTF 130 II 493
consid. 2; 128 II 145 consid. 1.2.1; 125 II 217 consid. 3a). Ne discende che
la decisione dell'Ufficio federale della migrazione del 21 settembre 2006
versata agli atti dai ricorrenti non può essere presa in considerazione ai
fini del giudizio. Del resto, tale documento è stato prodotto dopo la
scadenza del termine di ricorso, senza che sia stato ordinato un nuovo
scambio di scritti (cfr. DTF 130 II 493 consid. 2; 127 V 353 consid. 4; 109
Ib 249 consid. 3c).

5.
5.1 In materia di ricongiungimento familiare, la giurisprudenza ha sancito da
tempo ed in innumerevoli occasioni che le domande vanno valutate secondo
parametri differenti se riguardano la riunificazione in Svizzera con entrambi
oppure con un solo genitore. Nel primo caso, fatta salva la riserva generale
dell'abuso di diritto, il ricongiungimento con i figli minorenni è di per sé
ammesso in ogni tempo, senza che occorra giustificare in modo particolare un
qualsiasi ritardo nell'inoltro della richiesta. Nel secondo caso, non vi è
per contro un diritto incondizionato a far venire presso il genitore in
Svizzera dei figli che sono cresciuti all'estero nella cerchia familiare
dell'altro genitore o presso altre persone di fiducia, ad esempio i nonni. In
queste situazioni, l'accoglimento della domanda presuppone che i figli,
nonostante la distanza, abbiano mantenuto con il genitore stabilitosi in
Svizzera le relazioni familiari più intense oppure che siano intervenuti
importanti cambiamenti delle circostanze, in particolare d'ordine familiare,
come ad esempio un mutamento nelle possibilità di cura e presa a carico
educativa dei figli all'estero (DTF 133 II 6 consid. 3.1; 130 II 1 consid.
2.2; 129 II 11 consid. 3.1; 126 II 329 consid. 2a e 3b; 125 II 585 consid.
2a).
Stabiliti essenzialmente in relazione all'art. 17 cpv. 2 LDDS, questi
principi valgono anche quando si tratta di esaminare sotto il profilo degli
art. 8 CEDU e 13 Cost. una domanda di ricongiungimento (parziale) di figli di
genitori separati o divorziati (DTF 133 II 6 consid. 3.1; sentenza
2A.558/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.1). L'art. 8 CEDU non conferisce
infatti un diritto assoluto di entrata e di soggiorno in Svizzera per i
familiari di uno straniero che vi risiede. In particolare, il genitore che ha
liberamente scelto di venire in Svizzera e di vivere separato dalla famiglia
per diversi anni non può normalmente prevalersi di tale diritto in favore dei
figli rimasti in patria se intrattiene con gli stessi rapporti meno intensi
rispetto all'altro genitore o ai familiari che se ne prendono cura e se può
mantenere con la prole le relazioni esistenti (133 II 6 consid. 3.1; 125 II
633 consid. 3a; 124 II 361 consid. 3a; 122 II 385 consid. 4b). Nella sentenza
pubblicata in DTF 133 II 6, pronunciata il 19 dicembre 2006, il Tribunale
federale ha esplicitato e confermato questa sua giurisprudenza anche alla
luce della più recente prassi della Corte europea dei diritti dell'uomo
(segnatamente la sentenza n. 60665/00 del 1° dicembre 2005 nella causa
Tuquabo-Tekle e llcc. contro Paesi Bassi; cfr. DTF 133 II 6 consid. 5 e, tra
le altre, sentenza 2A.319/2006 del 16 gennaio 2007, consid. 3).

5.2 Come risulta peraltro già dalla natura delle condizioni testé indicate,
la giurisprudenza esistente in tema di ricongiungimento familiare si
riferisce esclusivamente a domande di ricongiungimento a posteriori, ossia
presentate dopo un certo periodo di separazione, in genere di diversi anni,
tra il/i genitore/i ed i figli. Tale caratteristica è comune non solo a tutte
le situazioni esaminate nelle menzionate sentenze del Tribunale federale, ma
anche alle fattispecie alla base dei principali giudizi di riferimento della
Corte europea dei diritti dell'uomo (cfr., oltre alla già citata sentenza
Tuquabo-Tekle: sentenza del 19 febbraio 1996 nella causa Gül contro Svizzera,
Recueil CourEDU 1996-I pag. 159; sentenza del 28 novembre 1996 nella causa
Ahmut contro Paesi Bassi, Recueil CourEDU 1996-IV pag. 2017; sentenza n.
31465/96 del 21 dicembre 2001 nella causa Sen contro Paesi Bassi). Nei casi
sottoposti a quest'ultima istanza presi in considerazione, il periodo di
separazione più breve prima dell'inoltro della domanda è infatti stato di tre
anni e mezzo (nel caso Ahmut). È dunque in situazioni di questo genere che la
Corte di Strasburgo ha soppesato dettagliatamente gli interessi privati dei
familiari che postulano il ricongiungimento con il legittimo interesse
pubblico degli Stati a praticare una politica restrittiva in materia
d'immigrazione (cfr. sentenza citata in re Tuqabo-Tekle, n. 42 e 44).

5.3 Il caso di specie presenta una differenza fondamentale con le situazioni
descritte in quanto non ha per oggetto un ricongiungimento familiare
differito. I figli hanno infatti presentato la loro domanda presso
l'ambasciata svizzera a Mosca poco più di un mese dopo il matrimonio della
madre, celebrato a sua volta due mesi dopo l'ingresso in Svizzera.
Considerate le immaginabili difficoltà di ordine burocratico ed organizzativo
dovute anche alle ragguardevoli distanze, questi tempi sono pressoché
inevitabili. È d'altronde normale che la madre si sia sposata ed abbia
ottenuto un permesso di dimora prima di postulare formalmente il
ricongiungimento, anche perché il matrimonio costituiva una condizione
essenziale per potersi prevalere dell'art. 8 CEDU. In ogni caso un lasso di
tempo come quello intercorso è talmente ridotto che non determina una vera e
propria separazione, nel senso che non è sufficiente per creare una relazione
preponderante con altri parenti, in sostituzione del legame con il genitore
partito all'estero. Nel caso specifico, la ricorrente è inoltre sempre stata
la principale persona di riferimento per i figli, con cui ha convissuto fino
alla partenza per la Svizzera. Poco importa infatti che con loro abbia
coabitato anche la nonna e che la stessa sia stata una presenza fisica ed
educativa costante anche quando la madre era fuori casa per lavoro. D'altro
canto, il padre ha vissuto per lungo tempo separato dalla famiglia senza
occuparsi dei figli, ed è poi deceduto nel 2003.
In queste circostanze, il ricongiungimento della ricorrente con il figlio
minorenne non può essere valutato secondo i restrittivi requisiti validi in
caso di ricongiungimento parziale differito (cfr. comunque, a questo
riguardo: DTF 129 II 11 consid. 3.3.1 e sentenza 2A.298/2006 del 27 ottobre
2006, consid. 2.2-2.4), ma può essere negato soltanto se integra gli estremi
di un abuso di diritto.

5.4 Posto il problema in questi termini, le conclusioni che ne vanno tratte
appaiono tutto sommato abbastanza evidenti.

5.4.1 Non si può infatti ritenere che la richiesta di ricongiungimento non
abbia quale fondamento la volontà di mantenere il legame familiare tra madre
e figlio esistente prima delle seconde nozze della ricorrente. Certo, il
figlio è ormai prossimo alla maggiore età e in Svizzera, benché confrontato
con probabili difficoltà linguistiche e d'integrazione, potrebbe godere di
migliori prospettive di formazione e professionali che in patria, in una zona
discosta della Russia. Considerato che il ricongiungimento è stato chiesto
subito dopo il matrimonio con un cittadino svizzero, queste prospettive più
favorevoli costituiscono tuttavia soltanto una conseguenza, non la finalità
stessa del ricongiungimento. Per sostenere il contrario occorrerebbe in
pratica che il matrimonio stesso sia stato contratto in maniera fittizia,
ipotesi che, pur rilevata l'apparente brevità della frequentazione
prematrimoniale, non è corroborata da alcun indizio significativo.

5.4.2 Anche se, vista l'età, i suoi bisogni educativi e di custodia sono
ridotti, il figlio necessita ancora di una certa presenza della madre, che
l'ha allevato durante l'infanzia e l'adolescenza. D'altronde, conformemente
al testo legale (cfr. art. 17 cpv. 2 LDDS) e alla giurisprudenza, il
ricongiungimento familiare deve rimanere possibile fino alla maggiore età dei
figli, età che non dev'essere abbassata artificiosamente adducendo che essi
verrebbero sradicati dal contesto sociale e culturale in cui sono cresciuti
(DTF 133 II 6 consid. 3.1.3). Non può pertanto essere condivisa la categorica
tesi dell'autorità di prime cure, secondo cui nessuna domanda può essere
accolta se i figli hanno più di quindici anni (cfr. anche DTF 133 II 6
consid. 5.4).
5.4.3 Fuorviante appare pure l'argomento della Corte cantonale secondo cui la
ricorrente ha scelto volontariamente la via della separazione dai figli e
deve quindi assumersene le conseguenze. L'insorgente aveva infatti il diritto
di risposarsi e di vivere con suo marito. Certo, secondo la Corte europea dei
diritti dell'uomo, l'art. 8 CEDU non implica per uno Stato l'obbligo generale
di rispettare la scelta che una coppia di coniugi opera riguardo al domicilio
comune e quindi nemmeno l'obbligo di consentire il ricongiungimento familiare
sul proprio territorio (cfr. sentenza cit. in re Tuquabo-Tekle, § 43;
sentenza cit. in re Gül, § 38). Nella fattispecie, ritenuto che il marito
della ricorrente è di cittadinanza svizzera, i coniugi hanno tuttavia il
diritto di risiedere in Svizzera in virtù dell'art. 7 LDDS. D'altra parte,
non può ragionevolmente venir preteso dal consorte svizzero che si
trasferisca in Russia, nella regione di provenienza della moglie.
Quest'ultima non può dunque venir posta di fronte all'alternativa di
rinunciare ai figli in caso di matrimonio oppure di non sposarsi per poter
rimanere con i figli. Di conseguenza, nella sua situazione il diritto di
sposarsi deve di massima implicare anche il diritto di farsi raggiungere
immediatamente dal figlio minorenne. La situazione è ben diversa da quella in
cui un genitore lascia il coniuge ed i figli in patria e viene in Svizzera
per ragioni economiche e professionali.

5.4.4 Infine, benché secondo la notifica d'imposta agli atti la situazione
economica del ricorrente parrebbe precaria, non vi sono elementi sufficienti
per ravvisare impedimenti di natura economica all'accoglimento dell'istanza
di ricongiungimento. Un tale impedimento sussisterebbe infatti solo se vi
fosse un rischio concreto di dipendenza continua e rilevante dall'assistenza
pubblica (cfr. DTF 122 II 1 consid. 3c). Non risulta tuttavia che i
ricorrenti, nonostante quanto emerga dai dati fiscali disponibili, abbiano
mai beneficiato di prestazioni assistenziali. Le autorità cantonali non hanno
inoltre mai contestato le dichiarazioni formulate già dinanzi al Consiglio di
Stato, dove il marito ha dichiarato che la situazione si era migliorata,
sotto questo profilo, in quanto aveva trovato un nuovo lavoro (cfr. sentenza
2A.298/2006 del 27 ottobre 2006, consid. 2.4; sentenza 2A.730/2004 del 15
giugno 2005, riass. in: FamPra.ch 2005 pag. 889, consid. 2.5.3).
5.5 Ne consegue pertanto che la domanda di ricongiungimento familiare non può
venir considerata abusiva. Al figlio D.________ non può dunque essere negato
il rilascio di un permesso di dimora.

6.
Come già osservato, a differenza del fratello, C.________ non può trarre
alcun diritto dall'art. 8 CEDU, essendo divenuta maggiorenne in corso di
procedura (cfr. consid. 3.3.2). Ella aveva infatti diciassette anni e tre
mesi al momento dell'inoltro dell'istanza, mentre a tutt'oggi è vicino al
compimento dei diciannove anni. A prescindere da questo dato temporale, è in
ogni caso innegabile che la venuta in Svizzera del fratello, accanto alla
madre, avrebbe delle conseguenze gravose del tutto particolari sulla sua
situazione personale. Tale trasferimento l'allontanerebbe infatti da entrambi
i membri del suo nucleo familiare più ristretto, con cui ha vissuto tutta
l'infanzia e l'adolescenza. Il distacco sarebbe con tutta probabilità
profondo ed importante, poiché ella risiede in una zona remota in una
provincia meridionale della Federazione Russa e potrebbe dunque risultare
assai difficile mantenere dei contatti diretti solidi e frequenti. In patria,
stando all'incontestata esposizione del quadro familiare, potrebbe in
sostanza contare soltanto sulla nonna materna, con la quale ha senz'altro un
solido legame, ma che non può sostituire la relazione nutrita
ininterrottamente sin dalla nascita con la madre. La sua situazione
economica, senza l'addotto sostegno fornito dai ricorrenti, appare inoltre
precaria. D'altro lato, ella non ha mai risieduto in Svizzera e si troverebbe
verosimilmente confrontata con problemi d'integrazione non irrilevanti, tra
l'altro anche per quanto concerne la paventata possibilità di inserimento
professionale in ambito sanitario. La separazione dalla madre e dal fratello,
al quale si aprono delle prospettive generali di vita assai diverse, appare
comunque difficilmente accettabile sul piano umano, tanto più se si considera
che la domanda di ricongiungimento è stato inoltrata in tempi assai ristretti
dopo l'arrivo in Svizzera ed il matrimonio della ricorrente e che il diverso
esito dell'istanza è in sostanza dovuto solo agli inevitabili tempi
procedurali.
In queste particolari circostanze, è lecito chiedersi se le autorità
competenti non dovrebbero prendere in conto la possibilità di rilasciare un
permesso di dimora anche alla figlia C.________, fondandosi sull'art. 13
lett. f dell'ordinanza del 6 ottobre 1986 che limita l'effettivo degli
stranieri (OLS; RS 823.21). Tale norma prevede infatti che in presenza di un
caso personale particolarmente rigoroso o per motivi di politica generale si
possa derogare al contingente massimo previsto per gli stranieri che
esercitano un'attività lucrativa (cfr. DTF 130 II 39 consid. 3; 128 II 200
consid. 4; 124 II 110 consid. 2).

7.
7.1 Sulla base delle considerazioni che precedono, il ricorso di diritto
pubblico si avvera inammissibile, mentre il ricorso di diritto
amministrativo, nella misura in cui è ammissibile, risulta fondato. In
riferimento al figlio della ricorrente, il giudizio impugnato deve quindi
essere annullato. In simili casi, il Tribunale federale può giudicare esso
stesso nel merito, rimandare la causa per nuova decisione alla precedente
istanza, oppure, se questa ha giudicato come istanza di ricorso, rimandarla
alla prima istanza (art. 114 cpv. 2 OG). In concreto, si può pertanto
invitare la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Cantone Ticino a
rilasciare un permesso di dimora a D.________. Compete per il resto al
Tribunale amministrativo pronunciarsi nuovamente sugli oneri processuali del
procedimento cantonale; a tale scopo, gli vengono perciò rinviati gli atti.

7.2 Nel complesso, i ricorrenti sono solo parzialmente vincenti. Essi sono
quindi tenuti a sopportare, con vincolo di solidarietà, una parte, seppur
ridotta, delle spese processuali (art. 156 cpv. 1, 3 e 7, 153 cpv. 1 e 153a
OG). Lo Stato del Cantone Ticino è invece dispensato da tale onere, poiché è
intervenuto in causa senza alcun interesse pecuniario (art. 156 cpv. 2 OG).
Esso dovrà comunque corrispondere ai ricorrenti, patrocinati da un avvocato,
un'indennità, pure ridotta, a titolo di ripetibili della sede federale (art.
159 cpv. 1 e 2 OG).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Le cause 2A.525/2006 e 2P.224/2006 sono congiunte.

2.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso 2A.525/2006 è accolto e la
decisione impugnata è annullata per quanto concerne il figlio della
ricorrente. La Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Cantone Ticino è
invitata a rilasciare a quest'ultimo un permesso di dimora.

3.
Il ricorso 2P.224/2006 è inammissibile.

4.
Gli atti vengono rinviati al Tribunale amministrativo del Cantone Ticino per
nuovo giudizio su spese e ripetibili della sede cantonale.

5.
Una tassa di giustizia complessiva (ridotta) di fr. 500.-- è posta a carico
dei ricorrenti, in solido.

6.
Lo Stato del Cantone Ticino rifonderà ai ricorrenti un'indennità unica
(ridotta) di fr. 1'500.-- a titolo di ripetibili della sede federale.

7.
Comunicazione al patrocinatore dei ricorrenti, al Consiglio di Stato e al
Tribunale amministrativo del Cantone Ticino nonché all'Ufficio federale della
migrazione.

Losanna, 26 aprile 2007

In nome della II Corte di diritto pubblico
del Tribunale federale svizzero

Il presidente:  Il cancelliere: