Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

II. Öffentlich-rechtliche Abteilung 2P.75/2006
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{T 0/2}
2P.75/2006 /viz

Sentenza del 19 ottobre 2006
II Corte di diritto pubblico

Giudici federali Merkli, presidente,
Hungerbühler e Wurzburger,
cancelliere Bianchi.

Comune di Medeglia, 6809 Medeglia,
ricorrente, rappresentato dal Municipio e patrocinato dall'avv. Luca Beretta
Piccoli,

contro

B.________,
patrocinato dall'avv. Andrea Ferrari,
Tribunale di espropriazione del Cantone Ticino,
via Bossi 3, 6901 Lugano.

art. 9, 29 e 50 Cost. (contributi di miglioria
per la costruzione di una strada),

ricorso di diritto pubblico contro la sentenza emanata
il 3 febbraio 2006 dal Tribunale di espropriazione
del Cantone Ticino.

Fatti:

A.
Nella seduta del 29 aprile 2002, il Consiglio comunale di Medeglia ha
approvato la realizzazione di una strada lunga 260 m in località Bisolo,
prevista quale prolungamento della prima tratta di 150 m creata alla fine
degli anni '80. Secondo il relativo messaggio municipale, l'opera aveva quale
scopo di consentire lo sviluppo di una nuova zona residenziale e di
migliorare l'accesso alla parte alta del nucleo. Il Legislativo comunale ha
altresì disposto il prelievo di contributi di miglioria in ragione del 35%
della spesa determinante, ossia per l'importo complessivo di fr. 210'000.--.

B.
Dando seguito a tale risoluzione, dal 30 marzo al 28 aprile 2004 il Municipio
di Medeglia ha pubblicato il prospetto dei contributi provvisori,
notificandone inoltre un estratto ai proprietari dei 21 fondi compresi nel
perimetro di prelievo. Contro il prospetto dei contributi è tra gli altri
insorto mediante reclamo B.________, proprietario dei mappali n. jjj e www,
inseriti in zona residenziale semi-intensiva, per i quali era stato calcolato
un contributo di miglioria di fr. 8'614.--, rispettivamente di fr. 15'397.--.
Con decisione del 6 ottobre 2004, il Municipio ha respinto il reclamo,
confermando integralmente gli importi stabiliti.

C.
L'interessato si è allora aggravato dinanzi al Tribunale di espropriazione
del Canton Ticino, chiedendo per la particella n. jjj la rinuncia al prelievo
o quantomeno una riduzione del contributo, mentre per la n. www la
diminuzione dell'onere ed il suo computo sulla base di una superficie
inferiore. Per quanto riguarda il fondo n. www, egli ha invocato il principio
della parità di trattamento per rapporto ad un sedime contiguo ed analogo, ma
imposto in misura inferiore, ed ha inoltre addotto che all'incirca la metà
della particella era da considerare annessa al mappale sottostante, pure di
sua proprietà, già edificato ed accessibile dalla strada cantonale. Per il
fondo n. jjj, egli ha motivato la richiesta con il fatto che la particella
gli era stata attribuita nell'ambito della procedura di raggruppamento
terreni al posto di un sedime confinante unicamente con la strada esistente,
ha censurato la differenziazione operata rispetto al mappale n. xxx ed ha
rilevato che in occasione della prima fase dei lavori aveva ceduto
gratuitamente il terreno necessario.
Con sentenza del 3 febbraio 2006 il Tribunale di espropriazione ha accolto il
ricorso. Esaminata dapprima la questione dell'assoggettamento, la Corte
cantonale ha confermato l'imponibilità del mappale n. jjj, sostenendo che la
realizzazione della strada comportava benefici distinti da quelli indotti
dalla ricomposizione particellare e che la creazione di un secondo accesso
nella parte alta del sedime costituiva incontestabilmente un vantaggio
particolare. Inoltre non vi era alcuna disparità di trattamento con i fondo
sottostanti non assoggettati, la cui urbanizzazione e le cui possibilità di
sfruttamento non erano state migliorate dal prolungamento della strada. I
giudici cantonali hanno poi analizzato il piano di ripartizione. A questo
proposito, essi hanno criticato sotto vari aspetti i criteri adottati ed
hanno concluso che il quadro generale denotava una semplificazione
all'eccesso tale da creare lacune incolmabili. A loro giudizio, in simili
circostanze qualsiasi tentativo di correggere i contributi contestati avrebbe
aggravato le disparità di trattamento tra gli assoggettati. Essi hanno perciò
pronunciato l'annullamento degli oneri posti a carico delle particelle n. jjj
e www.

D.
L'8 marzo 2006 il Comune di Medeglia ha presentato un ricorso di diritto
pubblico dinanzi al Tribunale federale, chiedendo l'annullamento del giudizio
della Corte cantonale per violazione degli art. 9, 29 cpv. 2 e 50 cpv. 1
Cost. Dei motivi si dirà, per quanto necessario, nei considerandi. Un ricorso
per larghi tratti analogo è stato presentato dal Comune anche contro una
parallela decisione con cui il Tribunale di espropriazione ha annullato i
contributi a carico dei mappali n. xxx, yyy, zzz e kkk (inc. n. 2P.76/2006).
Chiamato ad esprimersi, il Tribunale di espropriazione chiede la conferma del
giudizio impugnato senza formulare particolari osservazioni. Dal canto suo
B.________ postula la reiezione dell'impugnativa.

Diritto:

1.
1.1 La sentenza impugnata costituisce una decisione di ultima istanza
cantonale (cfr. l'art. 13 cpv. 2 della legge ticinese sui contributi di
miglioria, del 24 aprile 1990 [LCM], in relazione con l'art. 60 della legge
cantonale di procedura per le cause amministrative, del 19 aprile 1966
[LPAmm]), contro cui a livello federale è esperibile unicamente un ricorso di
diritto pubblico.

1.2 L'annullamento dei contributi di miglioria da esso stesso imposti tocca
il Comune nella sua qualità di detentore del pubblico potere. Esso è pertanto
legittimato a ricorrere censurando la violazione della propria autonomia.
Sapere se questa sussista e se sia stata disattesa è infatti una questione di
merito, non di ricevibilità (DTF 129 I 410 consid. 1.1; 128 I 3 consid. 1c).

1.3 Tempestivo, il gravame soddisfa quindi le esigenze poste dagli art. 84
segg. OG ed è perciò di principio ammissibile.

2.
2.1 L'art. 50 Cost. garantisce l'autonomia comunale nella misura prevista dal
diritto cantonale. Il Comune beneficia dunque di autonomia in quelle materie
che la legislazione cantonale non regola esaurientemente, ma lascia in tutto
o in parte al suo ordinamento, conferendogli una notevole libertà di
decisione. La sfera di autonomia tutelata può riferirsi alla facoltà di
emanare o porre in esecuzione disposizioni comunali proprie oppure derivare
da una corrispondente latitudine di giudizio nell'applicazione del diritto
cantonale o federale (DTF 129 I 410 consid. 2.1, 313 consid. 5.2, 290 consid.
2.1; 128 I 136 consid. 2.1, 3 consid. 2a).

2.2 Come già rilevato in più occasioni dal Tribunale federale, i Comuni
ticinesi dispongono di grande libertà nell'applicazione della legislazione
cantonale sui contributi di miglioria, segnatamente nella determinazione del
perimetro d'imposizione e nel riparto dell'onere complessivo tra le varie
proprietà. In tale ambito essi godono pertanto di autonomia protetta
(sentenza 2P.80/1999 del 17 giugno 1999, in: RDAT II-1999 n. 41, consid. 2d;
sentenza 2P.67/1996 del 3 luglio 1996, in: RDAT II-1996 n. 52, consid. 4;
sentenza 2P.171/1995 del 26 ottobre 1995, in: RDAT I-1996 n. 49, consid. 4).

2.3 Il ricorrente può dunque far valere che le autorità cantonali di ricorso
hanno ecceduto nel loro potere cognitivo o hanno applicato in modo errato il
diritto materiale determinante. In questo contesto, il Comune può pure
prevalersi di una disattenzione del divieto d'arbitrio (art. 9 Cost.) o del
diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.), a patto che tali censure
siano in stretta connessione con il mancato rispetto dell'autonomia. Laddove
la pretesa violazione dell'autonomia comunale è fondata su norme di rango
costituzionale, il Tribunale federale esamina liberamente la decisione
impugnata; in caso contrario, il suo potere di cognizione è ristretto
all'arbitrio (DTF 131 I 91 consid. 1; 129 I 410 consid. 2.3, 290 consid. 2.3;
128 I 136 consid. 2.2, 3 consid. 2b).

3.
3.1 Codificando i principi usuali nella materia, la legislazione ticinese
prevede che i comuni sono tenuti a prelevare contributi di miglioria per le
opere che procurano vantaggi particolari (art. 1 cpv. 1 LCM), segnatamente
per le opere di urbanizzazione generale e particolare dei terreni (art. 3
cpv. 1 lett. a LCM). Un vantaggio particolare è presunto specialmente quando
l'opera serve all'urbanizzazione dei fondi ai fini dell'utilizzazione
prevista, oppure quando l'urbanizzazione viene migliorata secondo uno
standard minimo (art. 4 cpv. 1 lett. a LCM). Sono imponibili tutti i
proprietari, i titolari di diritti reali o di altri diritti, compresi gli
enti pubblici, cui dalle opere derivi un vantaggio particolare (art. 5 cpv. 1
LCM). La quota complessiva a loro carico è ripartita in funzione del
vantaggio particolare (art. 8 cpv. 1 LCM). La ripartizione si effettua di
regola secondo la superficie dei fondi, tenendo conto, per i terreni
edificabili, del diverso indice di sfruttamento (art. 8 cpv. 2 LCM). Fattori
di correzione e altri metodi di computo sono applicabili se speciali
circostanze lo giustificano, in particolare se l'esistente edificazione non
rende possibile un miglior sfruttamento del terreno (art. 8 cpv. 3 LCM).

3.2 Nel proprio gravame il ricorrente critica in maniera puntuale e
articolata le varie considerazioni formulate nel giudizio impugnato. Secondo
un ordine logico, di seguito verranno dapprima esaminate le censure relative
alla delimitazione del perimetro d'imposizione (cfr. consid. 4) e
successivamente quelle inerenti alla ripartizione del tributo tra i vari
proprietari (cfr. consid. 5). Da ultimo ci si soffermerà sulle critiche, come
si vedrà invero decisive, rivolte all'annullamento, in quanto tale, di tutti
i contributi litigiosi (cfr. consid. 6).

4.
4.1 In merito al perimetro d'imposizione, il ricorrente contesta le deduzioni
della Corte cantonale sull'incongruenza tra gli obiettivi dell'opera ed il
piano del perimetro. L'istanza inferiore ha considerato che la delimitazione
di quest'ultimo in funzione dell'accessibilità diretta dei sedimi alla strada
sarebbe incompatibile con uno dei due scopi dell'intervento, ossia quello di
offrire un accesso veicolare alla parte alta del nucleo. A suo giudizio, se
la nuova strada avesse veramente avuto anche questa finalità, il comprensorio
imposto avrebbe dovuto includere almeno in parte pure i fondi del nucleo.

4.2 L'inclusione di un fondo o di un comparto nel perimetro di imposizione
dipende, come osservato, dall'esistenza di un vantaggio. Questo deve
adempiere due requisiti fondamentali: essere particolare e di natura
economica. Il vantaggio è particolare se concerne una cerchia ben determinata
di interessati, che traggono un beneficio specifico decisamente maggiore di
quello di cui fruisce in genere la collettività grazie all'attività dell'ente
pubblico. È poi economico se è realizzabile, ossia se può essere convertito
in denaro (Adelio Scolari, tasse e contributi di miglioria,
Basilea/Ginevra/Monaco 2005, n. 198 seg.; Alexander Ruch, Die Bedeutung des
Sondervorteils im Recht der Erschliessungsbeiträge, in: ZBl 97 [1996], pag.
529 segg., in part. pag. 532 seg.).
4.3 Diversamente da quanto sostiene il ricorrente, poco importa invero che il
perimetro di prelievo sia stato avallato dal Consiglio comunale al momento
dell'approvazione del progetto definitivo e del relativo piano di
finanziamento. Tale organo è infatti competente soltanto per deliberare
sull'ammontare complessivo dei contributi da prelevare, ma non sul prospetto
e quindi sul perimetro d'imposizione (sentenza 2P.138/1997 del 23 febbraio
1998, in: RDAT II-1998 n. 29, consid. 4b; Scolari, op. cit., n. 228).
Su questo punto, la decisione impugnata non tiene comunque conto della natura
di opera d'urbanizzazione generale della strada, aspetto peraltro non più
discutibile (cfr. sentenza 2P.362/1993 del 31 marzo 1995, in: RDAT II-1995 n.
46, consid. 3b), né del carattere particolare che deve assumere il vantaggio.
Un'infrastruttura di urbanizzazione generale è infatti per definizione
realizzata non solo nell'interesse specifico di alcuni proprietari, ma in
misura rilevante anche nell'interesse generale della collettività, che
proprio per questo si assume una fetta importate dei costi (nella fattispecie
il 65%; sentenza 1P.511/1999 del 10 aprile 2000, in: Pra 2000 n. 161, consid.
4c; Adrian Hungerbühler, Grundsätze des Kausalabgabenrechts, in: ZBl 2003
pag. 505 segg., in part. pag. 510; René Reitter, Les contributions
d'équipement, plus particulièrement en droit neuchâtelois, tesi Neuchâtel
1986, pag. 86). È quindi logico, ed anzi necessario che l'intervento abbia
apportato un beneficio, oltre che per i proprietari direttamente confinanti,
anche per altri utilizzatori della strada, fra i quali i detentori di fondi
nel nucleo. Il vantaggio per questi ultimi non appare tuttavia per nulla
specifico e particolare, ma si confonde piuttosto con quello collettivo,
tanto più alla luce del giudizio non arbitrario espresso dalla Corte
cantonale a proposito della particella n. zzz, oggetto del parallelo gravame
(cfr. sentenza 2P.76/2006, consid. 4.3.2). In effetti, l'istanza inferiore ha
legittimamente considerato che tale fondo, inserito dal piano regolatore
nella zona degli ambienti agricoli integrati ai contesti dei nuclei di
villaggio soggetti a piano particolareggiato, non fruisce di un vantaggio
specifico e non può quindi venir imposto. Di conseguenza, ritenuto che i
fondi esclusi dal perimetro situati più vicino alla nuova strada soggiacciono
al medesimo regime pianificatorio di tale particella, gli stessi dovrebbero
condividerne anche l'esenzione dal pagamento dei contributi. Secondo quanto
allegato dal ricorrente, i primi terreni in zona nucleo, raggiungibili solo a
piedi, sono invece distanti dal termine della strada tra i 70 e i 100 m,
mentre si trovano a meno di 30 m dalla sottostante strada cantonale. In
queste circostanze, il paventato allargamento del perimetro d'imposizione
appare sprovvisto di ragioni oggettive.

5.
Il ricorrente lamenta poi l'arbitrarietà delle critiche formulate in merito
alla chiave di riparto della somma prelevabile tra i vari proprietari. Esso
considera il proprio operato conforme ai principi dell'art. 8 LCM e sostiene
che la Corte cantonale avrebbe misconosciuto la libertà che compete ai comuni
nell'applicazione di tale norma.

5.1 Il vantaggio particolare rappresenta il criterio determinante anche per
definire la ripartizione tra gli interessati. L'ammontare del singolo
vantaggio è però difficilmente accertabile in ogni situazione specifica; la
giurisprudenza ammette pertanto che i contributi di miglioria siano stabiliti
in maniera schematica secondo parametri forfetari dedotti dall'esperienza,
ferma restando la verifica in ogni singolo caso del risultato ottenuto in
base al metodo adottato (DTF 125 I 1 consid. 2b/bb; 122 I 61 consid. 3b; 109
Ia 325 consid. 5; 106 Ia 241 consid. 3b e 4d; sentenza 2P.362/1993 del 31
marzo 1995, in: RDAT II-1995 n. 46, consid. 5c). Il contributo deve infatti
in ogni caso rispettare i principi della parità di trattamento e del divieto
d'arbitrio (sentenza 1P.511/1999 del 10 aprile 2000, in: Pra 2000 n. 161,
consid. 4d/aa). Sotto questo profilo, il Tribunale di espropriazione non può
imporre ad un comune determinati criteri di computo piuttosto che altri, ma
deve tener conto dell'ampio margine di autonomia di cui lo stesso gode nella
materia. In sostanza, esso deve limitarsi a verificare che il sistema
d'imposizione scelto sia conforme alla costituzione e alla legge (sentenza
2P.95/2004 del 27 maggio 2005, in: RDAT II-2005 n. 25, consid. 6.4). Laddove
la decisione impugnata rientra nei limiti delle facoltà discrezionali
dell'autorità comunale, l'istanza di ricorso può censurarla soltanto se la
chiave di ripartizione adottata conduce a risultati tanto insostenibili da
costituire un abuso o un eccesso del potere d'apprezzamento (DTF 110 Ia 205
consid. 4c; Scolari, op. cit., n. 244).

5.2 Come risulta dal prospetto dei contributi, il Comune ha di principio
calcolato gli importi a carico dei singoli proprietari moltiplicando la
superficie dei fondi per un fattore d'interesse e per un fattore di
correzione dell'interesse. Come fattore d'interesse è stato ritenuto il
parametro 1.0 per tutte le particelle interessate, ad eccezione di quelle in
zona forestale. Il fattore di correzione dell'interesse, esclusi i valori
computati per le particelle all'infuori della zona edificabile e per un fondo
di proprietà comunale classificato come area con edifici ed attrezzature
d'interesse pubblico, è per contro stato considerato in misura variabile tra
lo 0,6 e l'1,1. Più specificatamente, quest'ultimo valore è stato applicato
ai quattro fondi in zona residenziale semi-intensiva urbanizzati grazie al
prolungamento della strada e che abbisognano della più lunga percorrenza. Con
fattore 1 sono invece stati ritenuti i fondi in zona nucleo, i fondi prima
non accessibili posti all'inizio del nuovo tratto viario (come la particella
n. www e con l'eccezione di un fondo valutato con fattore 0,7) ed alcuni
sedimi già raggiungibili in precedenza, ma che, grazie alla nuova strada ed
alla curva a gomito che compie, possono ora venir raggiunti da due lati (come
la particella n. jjj). I fattori inferiori sono infine stati utilizzati per
le quattro particelle all'inizio della via preesistente, le quali ora pure
beneficiano di un secondo accesso dall'alto.

5.3 Oltre a criticare in questo contesto anche il piano del perimetro (cfr.
consid. 4), la Corte cantonale ha censurato il metodo di riparto sotto più
aspetti. Innanzitutto essa ha giudicato ingiustificata la valutazione
relativa ai due mappali situati all'imbocco del precedente tratto stradale
(ed ora, verso nord, anche alla fine del prolungamento) per i quali non è
stata presa in conto tutta la superficie, ma solo quella non occupata dalle
abitazioni primarie già costruite. In secondo luogo, ha biasimato l'utilizzo
del solo criterio della superficie dei fondi senza considerare l'indice di
sfruttamento, nonostante le particelle interessate siano in comparti
pianificatori differenti. In terzo luogo, ha disapprovato l'uso del generico
coefficiente dell'interesse, non affiancato da elementi di ponderazione
specifici che avrebbero permesso un conteggio più differenziato. Inoltre ha
evidenziato incongruenze più puntuali, segnatamente l'applicazione del
medesimo fattore d'interesse ai fondi già accessibili e a quelli prima non
urbanizzati, l'uso del correttivo 1,1 per i quattro mappali situati nella
parte alta dell'area di imposizione senza alcuna distinzione in funzione
della diversa percorrenza, o ancora la differenza di 0,3 nel fattore
correttivo tra due fondi contigui analoghi. Secondo i giudici cantonali,
tutti questi elementi concorrerebbero a creare un piano di ripartizione non
solo schematico, bensì semplificato all'eccesso e privo d'ogni rigore.

5.4 In un recente caso ticinese, il Tribunale federale ha annullato per due
volte il giudizio cantonale relativo ad un piano di ripartizione, ritenendo
che le distinzioni operate tra i vari proprietari coinvolti non fossero
sufficientemente marcate. Anche in quella circostanza si trattava di una
strada a fondo cieco (lunga 280 m) e una parte dei sedimi già fruiva di un
accesso, comunque migliorato dall'intervento. Ebbene in quel caso il
Tribunale federale ha sostanzialmente giudicato imprescindibile una
differenziazione dei contributi almeno proporzionale, per i fondi già
precedentemente accessibili, al tratto di percorrenza (sentenze 2P.95/2004
del 27 maggio 2005, in: RtiD II-2005 n. 25, e 2P.303/2005 del 23 maggio
2006).

5.5 Già sulla base di questo precedente giurisprudenziale, pur con le
distinzioni che s'impongono, la conclusione a cui sono pervenuti i giudici
cantonali non può invero apparire, nel suo complesso, arbitraria. Né può
venir condivisa la tesi secondo cui essi avrebbero travalicato i limiti del
loro potere di cognizione, poiché hanno in realtà censurato un abuso del
potere d'apprezzamento insito nel piano di ripartizione, ossia una violazione
del diritto che il Tribunale di espropriazione può e deve esaminare (art. 13
cpv. 2 LCM). Dall'analisi del piano con l'indicazione dei fattori di
correzione dell'interesse, che in sostanza costituiscono l'unico criterio
distintivo, non è infatti assolutamente insostenibile ritenere il quadro
generale carente sotto più aspetti.

5.5.1 Particolarmente inadeguata appare avantutto la valutazione della
preesistente accessibilità di alcuni fondi, ciò che costituisce un aspetto
certamente rilevante (Marc-Olivier Buffat, Les taxes liées à la propriété
foncière, en particulier dans le Canton de Vaud, tesi Losanna 1989, pag. 250;
Christian Lindenmann, Beiträge und Gebühren für die Erschliessung nach
zürcherischem Planungs- und Baurecht, tesi Zurigo 1989, pag. 65 seg.; Peter
J. Blumer, Abgaben für Erschliessungsanlagen nach dem Thurgauer Baugesetz,
tesi Zurigo 1989, pag. 67; German Mathier, Mehrwertsbeiträge an die Kosten
öffentlicher Strassen, Berna/Francoforte 1974, pag. 154 segg.). In effetti,
alcuni dei sedimi già confinanti con il primo tratto stradale sono stati
imposti in maniera del tutto analoga o al più con una differenza di solo il
10% per rapporto a quelli prima irraggiungibili. Le considerazioni del
ricorrente sulle presunta negativa morfologia dei fondi a monte e sui limiti
all'edificabilità legati al rispetto della distanza dal bosco non permettono
ancora di considerare arbitrario l'appunto mosso dalla Corte cantonale.

5.5.2 Quantomeno non del tutto infondata risulta altresì la critica
dell'istanza inferiore sulla valutazione delle due particelle già edificate
situate all'inizio della strada realizzata negli anni '80. È infatti vero che
la preesistenza di costruzioni può implicare un minor vantaggio rispetto ai
fondi inedificati perché lo sfruttamento futuro del sedime è comunque
condizionato dagli edifici già eretti (cfr. art. 8 cpv. 3 LCM; Werner
Otzenberger, Die Grundeigentümerbeiträge im Kanton Luzern, tesi Berna 1976,
pag. 79; Alfred Bührer, Der Mehrwertsbeitrag an öffentlich-rechtliche
Erschliessungsbauwerke unter besonderer Berücksichtigung des
schaffhauserischen Rechts, tesi Zurigo 1970, pag. 71). È però anche legittimo
ritenere che tale peculiarità non vada presa in conto computando il
contributo sulla superficie del fondo ad esclusione dell'area occupata dalle
abitazioni. Poco importa che il paragone effettuato dai giudici cantonali con
le altre particelle su cui vi sono semplici costruzioni accessorie o che non
si trovano in zona residenziale semi-intensiva possa effettivamente essere
discutibile, come adduce l'insorgente.

5.5.3 Riguardo all'utilizzo del criterio della superficie del fondo anziché
della superficie utile lorda e dell'indice di sfruttamento (cfr. art. 8 cpv.
2 LCM), il ricorrente rileva a ragione come per i pochi fondi all'interno del
perimetro non situati in zona residenziale semi-intensiva, segnatamente per
le particelle in zona nucleo, il piano regolatore non prevede regole fondate
su tali parametri. Ciò non toglie che le possibilità edificatorie sono a
priori comunque differenti, già perché in zona nucleo un eventuale
ampliamento delle costruzioni esistenti è subordinato ad una valutazione, di
caso in caso, del Municipio.

5.5.4 Non arbitrarie appaiono pure le considerazioni della Corte cantonale
sul fattore 0,7 attributo alla particella n. qqq, dal momento che è
attorniata da fondi valutati con parametro 1 o 1,1, i quali non presentano
una morfologia tanto dissimile. Parimenti sostenibili sono infine anche le
critiche legate alla mancata distinzione in funzione della percorrenza della
strada, considerata la sua lunghezza totale ed il fatto che è a fondo cieco
(cfr. sentenza 2P.95/2004 del 27 maggio 2005, in: RDAT II-2005 n. 25, consid.
6.5), pur se un certo schematismo deve comunque venir ammesso.

5.6 Ne segue che con riferimento alle censure sui criteri ed il risultato
complessivo del piano di ripartizione il ricorso non può trovare
accoglimento. L'autorità comunale ha in effetti sottoposto ad un regime
identico o comunque troppo simile delle situazioni che presentono tra loro
differenze rilevanti e nel contempo ha adottato soluzioni troppo
differenziate per situazioni analoghe, violando in tal modo la garanzia
dell'uguaglianza giuridica (art. 8 Cost.; DTF 131 I 394 consid. 4.2, 1
consid. 4.2; 129 I 346 consid. 6, 113 consid. 5.1).

6.
6.1 Sulla base delle premesse sin qui esaminate, l'istanza inferiore ha
pronunciato l'annullamento dei contributi a carico delle particelle oggetto
del ricorso. Il Comune sostiene che la motivazione su cui si fonda questa
conclusione crea la vera disparità di trattamento poiché esonera di fatto dal
pagamento di qualsiasi contributo i fondi di chi si è aggravato in sede
cantonale, compresi quelli in zona edificabile per i quali gli stessi giudici
cantonali hanno riconosciuto la sussistenza di un vantaggio e, di riflesso,
la legittimità dell'assoggettamento. Perlomeno per la particella n. www,
l'annullamento del tributo costituirebbe inoltre un risultato oltre le
richieste stesse del contribuente. Di conseguenza, il diritto di essere
sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.) avrebbe imposto all'autorità di ricorso di
invitare preliminarmente il Comune ad esprimersi a questo proposito.

6.2 Per il rinvio dell'art. 23 LCM, combinato con gli art. 59,
rispettivamente 65 LPAmm, in materia di contributi di miglioria il Tribunale
di espropriazione può emanare un giudizio tanto riformativo quanto
cassatorio. In generale quando annulla la decisione di un'istanza inferiore,
l'autorità di ricorso non deve rinviarle formalmente gli atti per nuova
decisione. Secondo un principio generale di procedura, l'assenza di un tale
rinvio espresso non impedisce all'autorità che aveva emanato la pronuncia
annullata di promulgare una nuova decisione nel medesimo ambito (sentenza
2P.376/1993 del 12 settembre 1995, in: ZBl 97/1996 pag. 467, consid. 3a; cfr.
anche DTF 128 I 280 consid. 1.1 [non pubbl.] in merito al ricorso di diritto
pubblico). Nel contesto di questa seconda decisione, il primo giudizio su
ricorso assume forza di cosa giudicata materiale soltanto nel senso che
l'autorità inferiore è tenuta a rispettarne i considerandi (DTF 112 Ia 353
consid. 3c/bb; sentenza 2P.376/1993 del 12 settembre 1995, in: ZBl 97/1996
pag. 467, consid. 3a; Walter Kälin, Das Verfahren der staatsrechtlichen
Beschwerde, 2a ed., Berna 1994, pag. 399).

6.3 Nel caso concreto, la Corte cantonale non ha di per sé annullato la
decisione impugnata dinanzi ad essa, ovvero la pronuncia municipale su
reclamo, bensì i contributi litigiosi in quanto tali. Essa ha motivato tale
giudizio di annullamento adducendo che non è sua competenza rielaborare ex
novo tutto il prospetto e che qualsiasi tentativo di correggere i tributi
litigiosi avrebbe aggravato le disparità di trattamento non solo tra i due
ricorrenti in quella sede, ma anche rispetto a tutti gli altri contribuenti.
Se il primo argomento non sembrerebbe pregiudicare le facoltà del Comune di
emanare delle nuove decisioni, l'esigenza di non cadere in contraddizione con
il secondo impedisce effettivamente all'autorità comunale di modificare
nell'ambito di una nuova procedura i contributi contestati. Nelle proprie
osservazioni al ricorso l'istanza inferiore non ha d'altronde smentito questa
interpretazione. Sotto questo profilo, la tesi del ricorrente si avvera
quindi fondata. Resta da verificare se la ritenuta impossibilità di procedere
ad una nuova imposizione integri gli estremi dell'arbitrio.

6.4
6.4.1 Le vertenze in materia di contributi di migliora sono caratterizzate dal
fatto che l'esame del ricorso interposto da un proprietario in relazione al
contributo impostogli implica in genere di verificare nel suo insieme la
ripartizione effettuata. Il tributo pagato da ogni interessato è infatti
interdipendente da quello dovuto dagli altri contribuenti. Proprio per questo
la procedura trae origine dalla pubblicazione di un prospetto dei contributi
che comprende l'elenco di tutti i contribuenti, il piano del perimetro, gli
elementi di calcolo ed i singoli tributi (art. 11 cpv. 2 lett. a-d LCM). In
questa logica, è quindi di principio pure a ragione che il Tribunale di
espropriazione ha esaminato il piano di ripartizione nel suo complesso.

6.4.2 Nonostante la necessità di questo approccio globale, il prospetto dei
contributi ed in particolare gli estratti riferiti alle singole particelle
notificati ai rispettivi proprietari (art. 12 LCM) costituiscono per questi
ultimi una decisione ordinaria, individuale e concreta. Ciò significa che se
un contribuente non si aggrava contro l'inclusione del suo fondo nel
perimetro o contro l'importo reclamato, per quanto lo concerne l'imposizione
assume di principio carattere definitivo. Di riflesso, se in sede ricorsuale
il contributo dovuto da un proprietario insorgente viene ridotto, la medesima
riduzione non si applica, e quindi non giova, anche agli eventuali altri
contribuenti in situazione analoga che però hanno omesso di ricorrere
(sentenza 1P.39/1998 del 31 agosto 1998, in: RDAT I-1999 n. 40, consid. 2e [e
consid. 1c non pubbl.]; Scolari, op. cit., n. 296; cfr. anche RDAT I-2001 n.
37 consid. 1.1). Resta riservato il caso in cui il prospetto pubblicato sia
non solo annullabile, ma contenga errori talmente gravi da comportarne la
nullità assoluta (cfr. DTF 132 II 342 consid. 2.1, 21 consid. 2.1; 129 I 361
consid. 2.1). Per quanto importanti, le manchevolezze accertate in precedenza
(cfr. consid. 5) non riguardano aspetti procedurali, bensì di merito e non
appaiono a tal punto manifeste da imporre di contravvenire alla sicurezza del
diritto, ammettendo la nullità dell'intera procedura d'imposizione (cfr.
sentenza 2P.171/1995 del 26 ottobre 1995, in: RDAT I-1996 n. 49, consid. 5).

6.4.3 Da quanto precede deriva che un'autorità di ricorso manifestamente non
può evitare di correggere un contributo controverso adducendo l'eventuale
disparità di trattamento che si verrebbe a creare con la situazione di fondi
analoghi non oggetto di impugnativa. Una simile disparità è infatti
inevitabilmente insita nell'accoglimento di un gravame e nell'effetto di cosa
giudicata che il prospetto assume per i proprietari che lo accettano. Lo
scopo della procedura ricorsuale non è invero di evitare che questi
proprietari risultino infine discriminati, ma, al contrario, che proprio i
ricorrenti non subiscano una disparità di trattamento. Su questo punto, il
giudizio impugnato risulta pertanto destituito d'ogni fondamento e quindi
inficiato d'arbitrio. Non è di conseguenza necessario accertare se esso sia
stato emanato violando pure il diritto di essere sentito.
Anziché trarre l'insostenibile conclusione a cui è pervenuta, l'autorità
inferiore avrebbe in realtà dovuto verificare l'ammontare del contributo per
le due particelle di B.________, alla luce dell'analisi complessiva
effettuata. In tale contesto, occorreva preliminarmente esaminare anche le
censure concernenti i fondi in questione rimaste inevase, segnatamente la
contestata imposizione di tutta la superficie del mappale n. www ed i pretesi
effetti della cessione gratuita del terreno per la realizzazione della prima
fase della strada. Se del caso, la Corte cantonale avrebbe in sostanza poi
dovuto ricalcolare i contributi per questi fondi, fondandosi su un nuovo
piano di ripartizione in gran parte teorico poiché inapplicabile laddove
l'imposizione era stata accettata, ma rispettoso dei principi legali e
costituzionali, oppure riducendoli specificatamente in misura a suo giudizio
adeguata in funzione delle critiche mosse ai criteri di riparto. In
alternativa, fors'anche preferibile visti i margini di autonomia
dell'autorità comunale (cfr. consid. 5.1), invece che riformare eventualmente
esso stesso il giudizio contestato ed i relativi contributi imposti, il
Tribunale di espropriazione avrebbe beninteso potuto rinviare gli atti al
Municipio di Medeglia, affinché provvedesse nello stesso senso.

7.
7.1 Sulla base delle considerazioni esposte, il ricorso si avvera in
definitiva fondato e deve perciò essere accolto. La causa torna di
conseguenza allo stadio in cui si trovava prima dell'emanazione della
sentenza impugnata (sentenza 1P.511/1999 del 10 aprile 2000, in: Pra 2000 n.
161, consid. 4e; Kälin, op. cit., pag. 399).

7.2 Dato l'esito del giudizio, le spese processuali vanno poste a carico di
B.________, secondo soccombenza (art. 153 cpv. 1, 153a e 156 cpv. 1 OG). Al
Comune di Medeglia che, vista la sua entità, è privo di un servizio giuridico
proprio e si è fatto assistere da un avvocato, va riconosciuta un'indennità
per ripetibili (art. 159 cpv. 1 OG; DTF 132 I 140 consid. 4.2; 125 I 182
consid. 7).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Il ricorso è accolto ai sensi dei considerandi e la sentenza impugnata è
annullata.

2.
La tassa di giustizia di fr. 3'000.-- è posta a carico di B.________.

3.
B.________ rifonderà al ricorrente un'indennità di fr. 2'500.-- a titolo di
ripetibili della sede federale.

4.
Comunicazione ai patrocinatori delle parti e al Tribunale di espropriazione
del Cantone Ticino.

Losanna, 19 ottobre 2006

In nome della II Corte di diritto pubblico
del Tribunale federale svizzero

Il presidente:  Il cancelliere: