Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

I. Zivilrechtliche Abteilung, Beschwerde in Zivilsachen 4A.145/2010
Zurück zum Index I. Zivilrechtliche Abteilung, Beschwerde in Zivilsachen 2010
Retour à l'indice I. Zivilrechtliche Abteilung, Beschwerde in Zivilsachen 2010


Bundesgericht
Tribunal fédéral
Tribunale federale
Tribunal federal

{T 0/2}
4A_145/2010

Sentenza del 5 ottobre 2010
I Corte di diritto civile

Composizione
Giudici federali Klett, Presidente,
Corboz, Rottenberg Liatowitsch, Kolly,
Ramelli, Giudice supplente,
Cancelliere Hurni.

Partecipanti al procedimento
A.________ S.R.L.,
patrocinata dall'avv. Olivier Corda,
ricorrente,

contro

B.________ SA,
patrocinata dall'avv. Patrick Untersee,
opponente.

Oggetto
riconoscimento e dichiarazione di esecutività,

ricorso contro la sentenza emanata il 30 gennaio 2010 dalla II Camera civile
del Tribunale d'appello del Cantone Ticino.
Fatti:

A.
Il 7 aprile 2008 il Tribunale di Vicenza ha emanato e notificato per via
rogatoriale, su richiesta della A.________ S.R.L., un decreto ingiuntivo nei
confronti di B.________ S.A. per il pagamento di EUR 16'711.20 oltre interessi,
spese, diritti e onorari di EUR 956.88. Il 1° luglio 2008 la debitrice ha
inoltrato opposizione al medesimo tribunale, il quale, il 9 dicembre 2008, ha
nondimeno dichiarato esecutivo il decreto ingiuntivo senza pronunciarsi
sull'opposizione.

B.
Con istanza 13 luglio 2009 A.________ S.R.L. ha chiesto alla Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 5, di dichiarare esecutivo in Svizzera il decreto
ingiuntivo emesso dal Tribunale di Vicenza e di ordinare il pignoramento
provvisorio di tutti i beni mobili, immobili e crediti di B.________ S.A. fino
a concorrenza dell'ammontare del credito; in via subordinata ha chiesto
l'allestimento di un inventario conservativo.
Il Pretore ha accolto l'istanza con sentenza del 17 luglio 2009, conferendo
esecutività in Svizzera al decreto ingiuntivo italiano e, quale misura
conservativa secondo l'art. 39 della Convenzione di Lugano (CL; RS 0.275.11),
ordinando il pignoramento provvisorio fino a un importo di fr. 32'045.20 oltre
agli interessi.

C.
Avvalendosi della facoltà concessale dall'art. 36 CL la convenuta si è opposta
all'exequatur davanti alla seconda Camera civile del Tribunale d'appello
ticinese, alla quale ha chiesto di annullare la sentenza del Pretore. Sosteneva
che il riconoscimento del decreto ingiuntivo violasse l'ordine pubblico
svizzero (art. 27 n. 1 CL), siccome emanato senza contraddittorio e quindi in
violazione del suo diritto di essere sentita.
La Corte ticinese ha accolto l'opposizione e annullato il giudizio di primo
grado con sentenza del 30 gennaio 2010.

D.
A.________ S.R.L. insorge davanti al Tribunale federale con ricorso in materia
civile datato 8 marzo 2010. Chiede che l'opposizione di B.________ S.A. sia
respinta è che sia di conseguenza confermata la sentenza del Pretore di Lugano.

B.________ S.A. propone di respingere il ricorso. L'autorità cantonale non ha
formulato osservazioni.
La domanda di conferimento dell'effetto sospensivo è stata evasa con decreto
presidenziale del 12 aprile 2010, dando atto che, essendo impugnata una
sentenza costitutiva, tale effetto si attua per legge (art. 103 cpv. 2 lett. a
LTF).

Diritto:

1.
1.1 La decisione sull'opposizione contro l'exequatur (art. 27 n. 1 CL) può
essere impugnata unicamente davanti al Tribunale federale (art. 37 cpv. 2 CL;
Dichiarazione della Svizzera del 12 dicembre 2006, RU 2007 1339; DTF 135 III
670 consid. 1.1 pag. 672) con ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. b
n. 1 LTF).

1.2 Interposto tempestivamente (art. 100 cpv. 1 LTF) dalla parte soccombente
nella sede cantonale (art. 76 cpv. 1 lett. a LTF) contro una decisione finale
(art. 90 LTF) pronunciata da un'autorità prevista dagli art. 37 cpv. 1 CL e
art. 75 cpv. 1 LTF in una causa civile di carattere pecuniario, il cui valore
litigioso supera fr. 30'000.-- (art. 74 cpv. 1 lett. b LTF), il ricorso è
ricevibile.

1.3 Con il ricorso in materia civile può essere fatta valere la violazione del
diritto federale, compresi i diritti costituzionali, e internazionale (art. 95
lett. a/b LTF), nonché l'applicazione arbitraria (art. 9 Cost.) del diritto
straniero (DTF 135 III 670 consid. 1.4 pag. 674 e rif.).

2.
I giudici ticinesi non hanno esaminato la causa sotto il profilo dell'ordine
pubblico eccepito dalla debitrice. A mente loro il rispetto del diritto di
essere sentiti è imposto dall'art. 25 CL. Il decreto ingiuntivo - hanno
precisato - costituisce infatti decisione nel senso di questa norma solo se il
procedimento estero ha rispettato i diritti del contraddittorio delle parti.
Ciò non è avvenuto, poiché il codice di procedura civile italiano imponeva al
Tribunale di Vicenza di pronunciarsi sull'opposizione della debitrice o
perlomeno, considerata l'irritualità dell'opposizione non firmata da un
procuratore e notificata direttamente al tribunale invece che all'ufficiale
giudiziario, di darle comunicazione formale che l'atto era proceduralmente
viziato. La creditrice ha invero sostenuto che il tribunale italiano avesse
comunicato per telefono l'irricevibilità dell'opposizione alla debitrice, ma la
Corte cantonale le ha rimproverato di non avere saputo provare né che la
procedura italiana permettesse tale modo di procedere, né che la comunicazione
telefonica fosse effettivamente avvenuta. L'interrogatorio formale
dell'amministratrice della controparte e l'audizione testimoniale di una
dipendente del tribunale italiano, proposti dall'attrice come prove, sono stati
considerati incompatibili con l'esigenza di celerità della procedura
contenziosa di camera di consiglio (art. 365 e 366 CPC/TI).

3.
Con la censura principale la ricorrente adduce la violazione degli art. 26, 27,
29, 31 e 34 CL. Ritiene che i giudici ticinesi, addentrandosi nel diritto
procedurale italiano, si siano spinti oltre le loro competenze, dimenticando
che l'unico impedimento all'esecuzione in Svizzera del giudizio italiano poteva
essere la riserva di ordine pubblico.
In subordine la ricorrente ritiene che la sentenza impugnata applichi
arbitrariamente il diritto procedurale italiano, poiché secondo la
giurisprudenza della Corte di cassazione italiana - citata abbondantemente -
l'opposizione non firmata dal procuratore è considerata "inesistente", non solo
nulla o annullabile. Il Tribunale di Vicenza non poteva pertanto esprimersi su
di essa.
La ricorrente nega in seguito l'esistenza di un impedimento secondo l'art. 27
n. 1 CL, dal momento che la debitrice, informata correttamente nel decreto
ingiuntivo sulle disposizioni formali applicabili, ha presentato un'opposizione
in dispregio di norme procedurali elementari del diritto italiano. Oltre tutto
ha agito di mala fede attendendo la procedura di exequatur invece di reagire
immediatamente davanti alle autorità italiane per tentare di correggere la
situazione in cui si era venuta a trovare.
Nella parte finale del gravame la ricorrente sostiene che il rifiuto delle
prove proposte per accertare la comunicazione telefonica del Tribunale di
Vicenza viola il suo diritto di essere sentita (art. 29 Cost.), il diritto alla
prova (art. 8 CC) e il divieto d'arbitrio (art. 9 Cost.) in relazione con
l'applicazione dell'art. 366 CPC/TI; tanto più che la società debitrice ha sede
a Lugano, per cui la sua amministratrice avrebbe potuto essere interrogata a
breve termine.

4.
4.1 Il procedimento d'ingiunzione italiano è stato analizzato nella recente DTF
135 III 623 consid. 2.1 pag. 624 seg., alla quale può essere rinviato. Basti
ricordare che il codice di procedura civile italiano garantisce il diritto di
essere sentito del debitore, il quale può opporsi all'ingiunzione di pagamento
emessa dal giudice su istanza del creditore: se v'è opposizione il processo si
svolge in contraddittorio (art. 645); nel caso contrario il giudice dichiara
l'ingiunzione esecutiva, sempre a richiesta del creditore (art. 647). Il
decreto ingiuntivo italiano, munito della dichiarazione di esecutività, è
pertanto una decisione nel senso dell'art. 25 CL (cfr. la sentenza 4A_80/2007
del 31 agosto 2007 consid. 4; FRIDOLIN WALTHER, in: Kommentar zum
Lugano-Übereinkommen, 2008, n. 26 ad art. 25 CL) e può essere eseguito in
Svizzera (art. 31 CL).

4.2 Il giudizio impugnato è impreciso laddove, dopo avere individuato
correttamente natura e modalità del procedimento d'ingiunzione, sembra fare
dipendere la qualità di decisione del decreto in cui esso sfocia dal rispetto
del diritto al contraddittorio. Tuttavia, è l'istituzione in sé di una
procedura che dia la possibilità di esercitare tale diritto a essere condizione
necessaria per ammettere l'esistenza di una decisione nel senso dell'art. 25
CL, poco importa se la parte convenuta ne faccia uso nel caso specifico (cfr.
JAN KROPHOLLER, Europäisches Zivilprozessrecht, 8. ed., 2005, n. 22 ad art. 32
del regolamento [CE] n. 44/2001). Il decreto ingiuntivo dichiarato esecutivo,
come tale, costituisce quindi decisione nel senso convenzionale, appunto perché
la procedura civile italiana garantisce alla parte convenuta il diritto di
opporsi e di attuare il contraddittorio. Tant'è che nel caso specifico la
debitrice ha esercitato il diritto: la sentenza ticinese accerta infatti
ch'essa ha inoltrato opposizione al Tribunale di Vicenza il 1° luglio 2008.
Se così è, al riconoscimento in Svizzera possono ostare soltanto i motivi di
rifiuto degli art. 27 e 28 CL.

5.
Il solo impedimento a potere entrare concretamente in considerazione è quello
definito dall'art. 27 n. 1 CL, secondo cui le decisioni emanate in uno Stato
contraente non sono riconosciute se il riconoscimento è contrario all'ordine
pubblico dello Stato richiesto. La ricorrente delimita correttamente in questo
modo i termini della causa. Erra invece quando afferma che il giudice svizzero
del riconoscimento non può esaminare il diritto straniero: come si dirà, la
verifica della riserva di ordine pubblico implica infatti necessariamente
l'esame del diritto procedurale italiano.

5.1 Lo scopo delle norme sul riconoscimento e sull'esecuzione è di agevolare la
circolazione delle sentenze in materia civile e commerciale. Aderendo a un
trattato internazionale che prevede il riconoscimento e l'esecuzione in
Svizzera di decisioni pronunciate all'estero il legislatore ha dunque accettato
l'eventualità che certe decisioni straniere possano essere diverse da quelle
che sarebbero state adottate da un giudice svizzero. Non ci si può pertanto
richiamare all'ordine pubblico svizzero ogni qualvolta la legge straniera
diverga - quand'anche in misura importante, nel merito o per la procedura
seguita - dal diritto svizzero. In altre parole, nell'ambito del riconoscimento
e dell'esecuzione di sentenze di tribunali esteri la riserva di ordine pubblico
ha una portata più limitata che nell'applicazione diretta del diritto
straniero: di carattere eccezionale, essa va interpretata restrittivamente (DTF
126 III 101 consid. 3b pag. 107 seg., 327 consid. 2b, 534 consid. 2c).

5.2 Nella fattispecie la lite attiene all'ordine pubblico procedurale, che
garantisce alle parti il diritto a un giudizio indipendente sulle domande e sui
fatti sottoposti al tribunale, in conformità con la procedura applicabile.
L'ordine pubblico procedurale è violato quando principi fondamentali
generalmente riconosciuti sono disattesi in modo inconciliabile con il
sentimento di giustizia e con i valori di uno stato di diritto (DTF 132 III 389
consid. 2.2.1 pag. 392; 128 III 191 consid. 4a pag. 194).
L'ordine pubblico svizzero esige il rispetto delle regole fondamentali di
procedura dedotte dalla Costituzione (art. 29 e 30 Cost.) e dall'art. 6 CEDU,
quali il diritto a un processo equo e il diritto di essere sentito (cfr. DTF
126 III 327 consid. 2b pag. 330; sentenza 4P.82/2004 del 9 novembre 2004,
consid. 3.3.2, publ. in: RTiD 2005 II pag. 163 segg.; YVES DONZALLAZ, La
Convention de Lugano, vol. II, Berna 1997, n. 2844). Ai fini del giudizio sulla
violazione dell'ordine pubblico procedurale occorre stabilire se tali garanzie
procedurali esistano nel sistema giuridico straniero e se esse siano state
debitamente offerte. Il fatto che le parti si siano effettivamente prevalse di
tali diritti è per contro irrilevante. La questione va esaminata sulla scorta
dell'ordinamento processuale dello stato in cui è stato emanato il giudizio,
non in base alla concezione vigente nello Stato richiesto (sentenza citata
4P.82/2004 del 9 novembre 2004, consid. 3.3.2).

6.
Del procedimento d'ingiunzione previsto dal codice di procedura civile italiano
s'è già detto. Rimane da esaminare se l'ordine pubblico svizzero sia stato
violato per avere il tribunale di Vicenza attribuito eseguibilità al decreto
ingiuntivo senza pronunciarsi sull'opposizione della debitrice. Va pertanto
chiarito come si è svolto il procedimento italiano.

6.1 La Corte cantonale ha accertato che il decreto ingiuntivo del Tribunale di
Vicenza è stato notificato alla convenuta il 5 maggio 2008. Esso conteneva,
oltre all'ingiunzione di pagamento, l'avvertimento che nel termine di 60 giorni
dalla notifica "può essere fatta opposizione da proporsi avanti l'intestato
Tribunale ex art. 645 c.p.c., e che in mancanza si procederà a esecuzione
forzata". I giudici cantonali hanno precisato che, secondo il cpv. 1 della
norma suddetta, l'opposizione si propone con atto di citazione davanti
all'ufficio giudiziario al quale appartiene il giudice che ha emesso il decreto
e che in forza dell'art. 163 cpv. 1 n. 6 e 7 tale atto deve contenere tra
l'altro il nome e il cognome del procuratore nonché il giorno dell'udienza di
comparizione. Essi hanno in seguito costatato che la debitrice ha inoltrato
tempestivamente l'opposizione, il 1° luglio 2008, ma senza "costituirsi
mediante pro-curatore" e direttamente al Tribunale di Vicenza, non all'ufficio
giudiziario; hanno aggiunto che l'atto "non sembra rispettare i requisiti di
legge per quel che concerne la comparizione (art. 163-bis cpv. 1 cpc.it.; doc.
II)".

6.2 La debitrice non ha mai contestato che la sua opposizione fosse viziata
dalle predette irregolarità procedurali. Non ha affrontato il tema, né davanti
al Tribunale di appello, sebbene la creditrice avesse elencato puntualmente già
in quella sede le norme della procedura civile italiana violate, né davanti al
Tribunale federale; si è limitata a eccepire che il Tribunale di Vicenza,
dichiarando esecutivo il decreto ingiuntivo senza pronunciarsi
sull'opposizione, ha leso gravemente il suo diritto di essere sentita.
È perciò assodato che l'opposizione della debitrice al decreto ingiuntivo di
pagamento fosse proceduralmente scorretta, per i motivi esposti nella sentenza
cantonale.

6.3 Il Tribunale di appello ha ritenuto che, ciononostante, il giudice italiano
non potesse ignorare l'opposizione e dovesse, se non pronunciarsi
sull'opposizione, almeno informare la debitrice sugli errori procedurali
commessi. Ha dedotto questo obbligo dall'art. 164 del codice di procedura
civile italiano (cpc/it). La norma stabilisce che la citazione è nulla se è
stato assegnato un termine a comparire inferiore a quello previsto dalla legge
(cpv. 1) e che, se il convenuto non si costituisce in giudizio, il giudice,
rilevata la nullità della citazione, ne dispone d'ufficio la rinnovazione entro
un termine perentorio, la quale sana il vizio (cpv. 2).
L'analogia individuata dalla Corte ticinese appare forzata: è arduo stabilire
una relazione diretta tra la fattispecie citata, retta dall'art. 164 cpc/it, e
il caso in esame; la norma non menziona d'altronde l'assenza della firma del
procuratore tra i motivi di nullità. La ricorrente obietta con ragione che nel
processo civile italiano il procuratore ha un ruolo essenziale e che l'atto di
citazione non firmato da parte sua è privo di qualsiasi efficacia. La
giurisprudenza della Corte di cassazione italiana esprime con chiarezza questi
concetti: precisa che la sottoscrizione del procuratore è un "elemento
indispensabile per la formazione fenomenica dell'atto stesso", definisce
"inesistente" l'atto che ne è privo e distingue espressamente questa situazione
dalla "nullità" prevista in caso di soli "vizi formali", che a determinate
condizioni possono anche essere sanati (Cass. civ., sez. II., 22 marzo 2001, n.
4116, in: Mass. Giur. it., 2001; Cass. civ., sez. I., 17 luglio 1974, n. 2137;
MICHELE IASELLI, Il decreto ingiuntivo, Padova 2010, pag. 41; CARPI/TARUFFO,
Commentario breve al codice di procedura civile, Complemento
giuri-sprudenziale, 6a ed., Padova 2009, n. II/2 ad art. 125, n. XIII/4 ad art.
163).

7.
Le considerazioni che precedono conducono a conclusioni di due ordini.

7.1 In primo luogo esse mostrano che l'atto di citazione italiano si distanzia
assai dagli atti introduttivi del processo civile secondo il diritto svizzero,
sia per il ruolo fondamentale del procuratore (cfr. art. 82 cpc/it) e delle
conseguenze del mancato suo intervento, sia per la distinzione tra atto nullo e
atto "inesistente", sulla quale insiste giustamente la ricorrente. S'è detto
però che la riserva di ordine pubblico va ammessa con molto riserbo, deve
essere contestualizzata nell'ordinamento processuale dello stato in cui è stato
emanato il giudizio e prescinde dalle divergenze col diritto interno. Pertanto,
tenuto conto delle particolarità della procedura civile italiana illustrate
poc'anzi, l'operato del Tribunale di Vicenza non appare inconciliabile con
l'ordine pubblico procedurale svizzero. Dal momento che l'opposizione al
decreto ingiuntivo, rispettivamente l'atto di citazione, sottostà a esigenze di
forma precise e severe, non urta il sentimento di giustizia ammettere che un
tribunale italiano possa considerare come non avvenuta su di un'opposizione
sprovvista della firma di un procuratore, ossia di un elemento che - sempre nel
sistema italiano - ne condiziona l'esistenza stessa e non si pronunci quindi su
di essa.

7.2 In secondo luogo i fatti suesposti attestano che la ricorrente ha ragione
anche quando afferma che la debitrice è stata posta in condizione di esercitare
i propri diritti di difesa: il decreto ingiuntivo, notificatole per rogatoria,
informava infatti correttamente sulla possibilità di formulare opposizione,
sulle disposizioni procedurali che reggono modalità e forma di tale atto e
sulle conseguenze dell'assenza di opposizione.

7.3 Ne viene la fondatezza del ricorso. Il procedimento svoltosi davanti al
Tribunale di Vicenza non urta regole fondamentali di procedura, segnatamente il
diritto di essere sentita della debitrice, e il riconoscimento in Svizzera del
decreto ingiuntivo litigioso non è pertanto contrario all'ordine pubblico nel
senso dell'art. 27 n. 1 CL.
L'accoglimento delle censure riferite all'applicazione della norma
convenzionale citata rende superfluo l'esame di quelle che attengono ai diritti
costituzionali che, a mente della ricorrente, il Tribunale di appello avrebbe
leso negandole il diritto alla prova.

8.
La sentenza cantonale va di conseguenza annullata. Il Tribunale federale non
può tuttavia riformarla definitivamente. Davanti all'autorità cantonale la
debitrice aveva infatti chiesto, oltre che di negare il riconoscimento alla
decisione italiana, che fosse annullato "ogni provvedimento conservativo,
segnatamente il pignoramento provvisorio dei beni di B.________ SA".
L'interesse di quest'ultima domanda era venuto a mancare con il rifiuto
dell'exequatur, per cui l'autorità cantonale non si era pronunciata su di essa.
Appare pertanto opportuno ritornarle la causa affinché vi provveda (benché la
debitrice non sembri avere motivato la richiesta accessoria in modo specifico).
Le spese giudiziarie e le ripetibili seguono la soccombenza: esse sono poste a
carico dell'opponente (art. 66 cpv. 1 e 68 cpv. 1 e 2 LTF).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Il ricorso in materia civile è accolto, la sentenza impugnata è annullata: la
causa è ritornata all'autorità cantonale affinché accordi l'exequatur al
decreto ingiuntivo 7 aprile 2008 del Tribunale di Vicenza e completi l'esame
nel senso dei considerandi.

2.
Le spese giudiziarie di fr. 2'000.-- sono poste a carico dell'opponente, la
quale rifonderà alla ricorrente fr. 2'500.-- per ripetibili della sede
federale.

3.
Comunicazione ai patrocinatori delle parti e alla II Camera civile del
Tribunale d'appello del Cantone Ticino.

Losanna, 5 ottobre 2010

In nome della I Corte di diritto civile
del Tribunale federale svizzero
La Presidente: Il Cancelliere:

Klett Hurni