Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

I. Zivilrechtliche Abteilung, Beschwerde in Zivilsachen 4A.239/2010
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Bundesgericht
Tribunal fédéral
Tribunale federale
Tribunal federal

{T 0/2}
4A_239/2010

Sentenza del 25 gennaio 2011
I Corte di diritto civile

Composizione
Giudici federali Klett, Presidente,
Corboz, Rottenberg Liatowitsch, Kolly, Kiss,
Cancelliere Piatti.

Partecipanti al procedimento
A.________ S.r.l.,
patrocinata dall'avv. dott. Arnaldo Bolla,
ricorrente,

contro

B.________ Sagl,
patrocinata dall'avv. dott. Carlo Fubiani,
opponente.

Oggetto
Convenzione di Lugano (CLug);
sospensione della procedura di opposizione all'exequatur,

ricorso contro il decreto emanato il 24 marzo 2010 dalla II Camera civile del
Tribunale d'appello del Cantone Ticino.
Fatti:

A.
Con decreto 27 febbraio 2006 il Tribunale di Varese ha ingiunto all'impresa
ticinese B.________ Sagl di pagare alla società italiana A.________ Srl la
somma di fr. 168'000.-- (o l'importo corrispondente in euro) oltre interessi e
spese, per il noleggio di un macchinario per la frantumazione di materiale
inerte durante sette mesi. Il predetto Tribunale ha respinto con sentenza 3
aprile 2009 l'opposizione presentata dalla B.________ Sagl contro tale decreto.

B.
Il 6 novembre 2009 il Pretore del distretto di Lugano ha accolto l'istanza
della A.________ Srl - fondata sulla Convenzione del 16 settembre 1988
concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione
delle decisioni in materia civile e commerciale (RS 0.275.11; Convenzione di
Lugano; CLug) - di dichiarare esecutivi in Svizzera il decreto ingiuntivo del
27 febbraio 2006 e la sentenza del 3 aprile 2009.

C.
Il 3 dicembre 2009 la B.________ Sagl ha inoltrato alla II Camera civile del
Tribunale di appello del Cantone Ticino un'opposizione all'exequatur nel senso
dell'art. 37 CLug. Essa ha asserito che il contenuto e il risultato delle
decisioni oggetto della procedura sarebbero in contrasto con l'ordine pubblico
svizzero. Evidenziando l'esistenza di un suo appello contro la sentenza 3
aprile 2009 innanzi alla Corte d'appello di Milano, la B.________ Sagl ha
inoltre domandato al Tribunale cantonale di sospendere sino al 31 dicembre 2011
la procedura di opposizione all'exequatur, in applicazione dell'art. 38 cpv. 1
CLug.

Il 24 marzo 2010 la II Camera civile del Tribunale di appello ha accolto la
domanda di sospensione della procedura di opposizione all'exequatur fino
all'evasione dell'appello pendente innanzi alla Corte di Milano, ma al più
tardi fino al 31 dicembre 2011, perché ha considerato che da un esame sommario
non è possibile ritenere che l'appello pendente in Italia sia privo di
possibilità di esito favorevole.

D.
Con ricorso in materia civile del 28 aprile 2010 la A.________ S.r.l postula
l'annullamento della decisione cantonale e, in via principale, la reiezione
dell'opposizione proposta dalla B.________ Sagl contro il giudizio pretorile
del 6 novembre 2009. In via subordinata chiede che gli atti siano rinviati
all'autorità cantonale per nuova decisione nel senso dei considerandi. Lamenta
una violazione della Convenzione di Lugano, assevera che questa vieta al
Tribunale dello Stato richiesto di effettuare un riesame della decisione
straniera da eseguire e che per sospendere la procedura di exequatur non
basterebbe - come invece ritenuto dalla Corte cantonale - che il rimedio
giuridico interposto contro la decisione straniera non sia privo di possibilità
di esito favorevole. Ricorda infine che la Convenzione di Lugano prevede
l'esecuzione di sentenze anche solo provvisoriamente esecutive.

Con risposta 18 giugno 2010 la B.________ Sagl propone in via principale che il
ricorso sia dichiarato irricevibile per l'assenza di un danno irreparabile nel
senso dell'art. 93 cpv. 1 lett. a LTF e in via subordinata che sia respinto.
Essa afferma che la decisione impugnata rientra nel libero apprezzamento della
Corte cantonale ed è conforme a quanto consigliato dalla dottrina svizzera.

Diritto:

1.
Il Tribunale federale si pronuncia d'ufficio e con pieno potere d'esame sulla
propria competenza e sull'ammissibilità del rimedio esperito (art. 29 cpv. 1
LTF; DTF 135 III 483 consid. 1).

1.1 Al termine del proprio giudizio la Corte cantonale ha reputato che la
possibilità di attaccare innanzi al Tribunale federale la decisione di
sospensione della procedura non sarebbe "scontata" alla luce dell'art. 37 cpv.
2 CLug e cita a sostegno di tale opinione sostanzialmente dottrina (DANIEL
STAEHELIN, in Kommentar zum Lugano-Übereinkommen, 2008, n. 8 ad art. 37 CLug;
JAN KROPHOLLER, Europäisches Zivilprozessrecht, 8a ed. 2005, n. 10 ad art. 46
regolamento (CE) 44/2001), che si fonda sulla sentenza della Corte di Giustizia
delle Comunità europee (CGCE) dell'11 agosto 1995 C-432/93 Société
d'informatique service réalisation organisation (SISRO), Racc. 1995 I-2269.
1.1.1 Per costante prassi nell'ambito dell'applicazione della Convenzione di
Lugano si tiene conto della giurisprudenza attinente sia alla Convenzione di
Bruxelles del 27 settembre 1968 concernente la competenza giurisdizionale e
l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, sia al
regolamento CE 44/2001 del Consiglio del 22 dicembre 2000 concernente la
competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in
materia civile e commerciale, che ha sostituito quest'ultima Convenzione (DTF
134 III 218 consid. 3.3; 131 III 227 consid. 3.1, con rinvii).
1.1.2 Con riferimento alla tematica sollevata dalla Corte cantonale e ripresa
dall'opponente, giova innanzi tutto rilevare che il ricorso in esame è diretto
contro una decisione di sospensione della procedura, mentre la questione che
era stata sottoposta alla CGCE riguardava il quesito - a cui ha risposto in
modo negativo (sentenza cit., n. 42 e dispositivo) - di sapere se sia possibile
attaccare con un ricorso la decisione con cui viene rifiutata una sospensione
del procedimento o una sospensione precedentemente accordata viene revocata
(sentenza cit., punto 27). La Corte di giustizia ha rilevato che le
disposizioni convenzionali che si riferiscono alle decisioni incidentali devono
essere interpretate in modo restrittivo, perché tali decisioni hanno per
effetto di ritardare l'esecuzione in uno Stato contraente di una sentenza
emessa in un altro Stato contraente e costituiscono così una deroga
all'obiettivo della Convenzione di Bruxelles di istituire una procedura
semplice e rapida di esecuzione delle decisioni esecutive nello Stato d'origine
(sentenza cit., punto 35). Ora, la possibilità di impugnare una decisione che
sospende la procedura di opposizione all'exequatur e quindi di annullare una -
ingiustificata - sospensione del procedimento è invece del tutto conforme al
menzionato obiettivo della Convenzione. Non sussistono quindi ostacoli alla
ricevibilità del presente ricorso in materia civile dal profilo del diritto
convenzionale o da parte della giurisprudenza della CGCE. Tale conclusione è
stata condivisa da entrambe le Corti di diritto civile del Tribunale federale
in uno scambio di opinioni nel senso dell'art. 23 LTF.

1.2 Dal profilo della LTF la decisione di sospensione impugnata non è finale,
ma incidentale (DTF 134 IV 43 consid. 2). Contro decisioni incidentali
notificate separatamente dal merito, che non concernono la competenza o domande
di ricusa, può in virtù dell'art. 93 cpv. 1 LTF unicamente essere interposto un
ricorso, se esse possono causare un pregiudizio irreparabile (lett. a), o se
l'accoglimento del ricorso comporterebbe immediatamente una decisione finale
consentendo di evitare una procedura probatoria defatigante o dispendiosa
(lett. b).
1.2.1 Quest'ultima ipotesi non entra manifestamente in linea di conto nella
fattispecie.
1.2.2 Con riferimento alla lett. a della norma in discussione è opportuno
ricordare che la giurisprudenza rinuncia al requisito di un danno irreparabile
(e cioè di un danno di natura giuridica) se il ricorrente lamenta - come in
concreto - un'ingiustificata procrastinazione della procedura, rispettivamente
un diniego di giustizia (DTF 135 III 127 consid. 1.3; 134 IV 43 consid. 2.2 e
2.3; 120 III 143 consid. 1b). Ne discende che il ricorso si rivela pure
ammissibile dal profilo dell'art. 93 cpv. 1 LTF senza che occorra esaminare se,
come ritiene la ricorrente, i pericoli paventanti nel ricorso concernenti
l'impossibilità di esercitare un actio pauliana a causa della contestata
sospensione costituiscano un danno irreparabile nel senso di tale norma.

1.3 Pronunciando la sospensione della procedura finché la Corte italiana non
avrà deciso l'appello della qui opponente, rispettivamente fino alla fine del
2011, il Tribunale cantonale ha emanato una misura cautelare nel senso
dell'art. 98 LTF, che può unicamente essere attaccata per violazione di diritti
costituzionali. Anche questo requisito è in concreto adempiuto: le censure
sollevate dalla ricorrente vanno considerate alla stregua di doglianze
concernenti un diniego di giustizia (art. 29 cpv. 1 Cost.) ed essa lamenta
inoltre pure un'applicazione insostenibile della Convenzione di Lugano (art. 9
Cost.).

1.4 La via d'impugnazione di decisioni incidentali segue essenzialmente quella
della vertenza di fondo (sentenza 5A_140/2009 del 6 luglio 2009 consid. 1.2).
Atteso che il merito della controversia concerne una procedura di exequatur di
una decisione civile (art. 72 cpv. 2 lett. b n. 1 LTF) con un valore di lite
manifestamente superiore al limite di fr. 30'000.-- previsto dall'art. 74 cpv.
1 lett. b LTF, il tempestivo (art. 100 cpv. 1 LTF) ricorso in materia civile,
inoltrato dalla parte soccombente (art. 76 cpv. 1 LTF) innanzi all'ultima
autorità cantonale (art. 75 LTF), si rivela in linea di principio ammissibile.

2.
La ricorrente chiede in via principale la reiezione dell'opposizione interposta
dalla controparte alla decisione pretorile di exequatur. Tale domanda non è -
ancora - stata oggetto di una decisione dell'ultima istanza cantonale, atteso
che questa si è limitata a decretare una sospensione della procedura, motivo
per cui essa si rivela inammissibile (art. 75 LTF).

3.
In concreto è pacifico che la decisione straniera è esecutiva, ma oggetto di
impugnazione nello Stato d'origine con un rimedio ordinario. Controversa è
invece la questione a sapere se la Corte cantonale, quale giudice innanzi a cui
è proposta l'opposizione contro la decisione di exequatur, poteva, su istanza
della parte proponente, sospendere il procedimento (art. 38 CLug nel tenore in
vigore fino al 31 dicembre 2010).

3.1 La Corte cantonale ha ritenuto di poter decretare la contestata sospensione
in base al suo libero apprezzamento e afferma che la dottrina svizzera, a
differenza di quella tedesca - più restrittiva -, consiglia di adottare tale
misura quando l'impugnativa pendente nello Stato d'origine non appaia priva di
probabilità di esito favorevole. Essa ha poi ritenuto che in concreto sarebbe
assai difficile formulare una prognosi sull'esito del rimedio presentato alla
Corte di appello di Milano, anche perché mancherebbero nell'incarto diverse
prove rilevanti. Ne ha quindi concluso che "nulla in ogni caso permette di
concludere già sin d'ora che l'impugnativa, ad un esame sommario, sia priva di
possibilità di esito favorevole" e ha sospeso la procedura di exequatur fino
all'evasione dell'appello pendente in Italia e in ogni caso, come richiesto dal
debitore, al più tardi fino al 31 dicembre 2011.

3.2 La Corte di giustizia ha già avuto modo di stabilire che il giudice davanti
al quale è proposta l'opposizione contro l'autorizzazione all'esecuzione di una
decisione giudiziaria resa in un altro Stato contraente può prendere in
considerazione, nella sua decisione relativa ad una domanda di sospensione del
procedimento nel senso dell'art. 38 della Convenzione di Bruxelles, solo i
mezzi che la parte che ha proposto l'opposizione non era in grado di far valere
innanzi al giudice dello Stato d'origine (sentenza della CGCE del 1° giugno
1990 C-183/90 B. J. van Dalfsen, Racc. 1991 I-4743). Essa ha ricordato che le
decisioni rese in uno Stato contraente e ivi esecutive possono essere eseguite
in un altro Stato contraente, anche se non hanno forza di cosa giudicata
(sentenza cit., punto 28) e che la sospensione prevista dalla summenzionata
norma, che deroga a tale principio, dev'essere interpretata in modo restrittivo
al fine di non compromettere l'obiettivo della Convenzione che consiste
nell'assicurare la libera circolazione delle sentenze e nel permettere che le
decisioni esecutive emanate in uno Stato contraente possano essere eseguite in
un altro Stato contraente (sentenza cit., punto 30). Ha inoltre ribadito il
principio fondamentale secondo cui la decisione resa nello Stato d'origine non
può in nessun caso essere oggetto di un riesame nel merito da parte dei giudici
dello Stato richiesto (sentenza cit., punto 31) e ha ritenuto che sussisterebbe
il pericolo di contravvenire a tale principio, qualora il giudice
dell'opposizione potesse prendere in considerazione, per la sua decisione di
sospensione, mezzi che sono già stati sottoposti al giudice straniero (sentenza
cit., punto 32). Ha infine rilevato che lo scopo della Convenzione esclude pure
che la parte, che ha proposto l'opposizione, possa invocare innanzi al giudice
chiamato a pronunciarsi sulla sospensione mezzi che non aveva fatto valere
innanzi al giudice straniero, pur avendone la possibilità (sentenza cit., punto
35 seg.).
3.2.1 La menzionata restrizione dei mezzi di cui può prevalersi la parte che
chiede la sospensione e che possono essere presi in considerazione dal giudice
dello Stato richiesto, applicata dai tribunali dei paesi vicini (v. per la
Francia la sentenza della Corte di appello di Parigi del 6 dicembre 2001, in
Revue critique de droit international privé, 2002, pag. 362 segg.; per la
Germania la sentenza del Bundesgerichtshof IX ZB 8/94 del 21 aprile 1994, in
Praxis des Internationalen Privat- und Verfahrensrechts (IPRax) 1995 pag. 243 e
la sentenza dell'Oberlandesgericht di Colonia del 15 settembre 2004, in IPRax
2006 pag. 51) e condivisa da JAN KROPHOLLER (op. cit., n. 5 ad art. 46
regolamento (CE) 44/2001), ha pure suscitato reazioni critiche da parte di
altri autori (GEIMER/SCHÜTZE, Europäisches Zivilverfahrensrecht, 3a ed. 2010,
n. 20 ad art. 46 regolamento (CE) 44/2001; HÉLÈNE GAUDEMET-TALLON, Compétence
et exécution des jugements en Europe, 3a ed. 2002, n. 458 in fine pag. 377;
YVES DONZALLAZ, La Convention de Lugano, 1997, vol. II, n. 4068 seg.; DANIEL
STAEHELIN, op. cit., n. 8 segg. ad art. 38 CLug).
3.2.2 Come già rilevato (supra, consid. 1.1.1), nell'ambito dell'applicazione
della Convenzione di Lugano, il Tribunale federale tiene conto della
giurisprudenza sulla parallela Convenzione di Bruxelles e del regolamento (CE)
44/2001, che l'ha sostituita. In concreto non sussistono motivi per scostarsi
dalla citata sentenza della Corte di giustizia. Infatti, come rilevato da
quest'ultima, al fine di permettere una rapida circolazione ed esecuzione nei
paesi contraenti delle sentenze esecutive nello Stato in cui sono state
emanate, la possibilità (prevista fino al 31 dicembre 2010 nell'art. 38 CLug e
dopo tale data nell'art. 46 CLug) di sospendere la procedura deve rivestire un
carattere eccezionale. Non bisogna inoltre dimenticare che la possibilità di
ottenere dei provvedimenti conservativi sui beni del debitore (prevista fino al
31 dicembre 2010 nell'art. 39 CLug e dopo tale data nell'art. 47 CLug),
segnatamente evocata da DANIEL STAEHELIN (op. cit., n. 9 seg. ad art. 38 CLug),
non è parificabile all'esecuzione della sentenza. Del resto, la summenzionata
dottrina - che si esprime in modo critico sulla citata giurisprudenza - non
pare proporre alcuna soluzione praticabile per evitare che il giudice della
procedura di opposizione all'exequatur, qualora gli venga riconosciuta la
facoltà di tenere conto di motivi che sono già stati sottoposti al tribunale
che ha emanato la decisione da eseguire, non proceda, valutando le possibilità
di successo del rimedio giuridico pendente all'estero, a un riesame della
decisione straniera, esplicitamente vietato dalla Convenzione di Lugano (v.
art. 34 cpv. 3 nel tenore in vigore fino al 31 dicembre 2010, risp. art. 45
cpv. 2 dopo tale data).

3.3 Nella fattispecie, come visto, la Corte cantonale si è limitata a ritenere
che nulla permette di concludere che il gravame pendente innanzi alla Corte di
appello di Milano sia privo di probabilità di esito favorevole. Dal decreto qui
impugnato non emerge tuttavia che l'autorità cantonale abbia emanato la
decisione di sospensione basandosi unicamente su motivi che l'opponente non
aveva o non aveva potuto sottoporre al giudice straniero che ha emanato la
decisione oggetto dell'exequatur. Inoltre, con la predetta argomentazione che
attiene unicamente all'assenza di fattori che potrebbero far propendere per una
reiezione dell'appello italiano, essa pare dimenticare la natura eccezionale
della domandata sospensione. In queste circostanze il ricorso in materia civile
si rivela fondato e la domanda subordinata della ricorrente dev'essere accolta.
Poiché la sospensione rientra nel potere di apprezzamento (DTF 129 III 574
consid. 3) - che è però da esercitare tenendo conto dei menzionati limiti - del
giudice adito dall'opposizione, si giustifica annullare il decreto impugnato e
rinviare l'incarto alla Corte cantonale per nuova decisione. Giova inoltre
ricordare che - come rilevato dalla stessa ricorrente - la Corte cantonale,
nell'eventualità in cui non dovesse accordare una sospensione del procedimento,
dovrà decidere se l'esecuzione della sentenza straniera debba essere
subordinata alla costituzione di una garanzia.

4.
Da quanto precede discende che la domanda principale della ricorrente è
inammissibile, mentre quella subordinata va accolta. Le spese giudiziarie (art.
66 cpv. 1 LTF) e le ripetibili (art. 68 cpv. 1 LTF) seguono la soccombenza.

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è accolto, il decreto impugnato
annullato e la causa rinviata all'autorità cantonale per nuova decisione nel
senso dei considerandi.

2.
Le spese giudiziarie di fr. 3'000.-- sono poste a carico dell'opponente, che
rifonderà alla ricorrente fr. 3'500.-- per ripetibili della sede federale.

3.
Comunicazione ai patrocinatori delle parti e alla II Camera civile del
Tribunale d'appello del Cantone Ticino.

Losanna, 25 gennaio 2011

In nome della I Corte di diritto civile
del Tribunale federale svizzero
La Presidente: Il Cancelliere:

Klett Piatti