Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

I. Zivilrechtliche Abteilung, Beschwerde in Zivilsachen 4A.24/2010
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Bundesgericht
Tribunal fédéral
Tribunale federale
Tribunal federal

{T 0/2}
4A_24/2010

Sentenza del 24 giugno 2010
I Corte di diritto civile

Composizione
Giudici federali Klett, Presidente,
Rottenberg Liatowitsch, Kolly,
Cancelliera Gianinazzi.

Partecipanti al procedimento
A.________SA,
patrocinata dall'avv. Enrico Bonfanti,
ricorrente,

contro

B.________,
patrocinato dall'avv. dott. Franco Gianoni,
opponente.

Oggetto
mandato, apprezzamento delle prove,

ricorso in materia civile contro la sentenza emanata il
23 novembre 2009 dalla II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone
Ticino.

Ritenuto in fatto e considerando in diritto:

1.
1.1 Il 12 ottobre 1992 B.________, "in rappresentanza del pacchetto azionario
della C.________SA di Locarno" - quale mandante - e la società D.________SA,
ora A.________SA - quale mandataria - hanno sottoscritto un contratto di
mandato avente per oggetto il controllo dell'evoluzione economico-finanziaria
della società, la consulenza strategica, i contatti con gli azionisti e con le
ditte incaricate delle manutenzioni degli immobili gestiti dalla società, la
presentazione del preventivo annuale (in stretta collaborazione con la
direzione della società), le decisioni circa l'assunzione o il licenziamento
del personale (in collaborazione con la direzione e l'azionista), le chiusure
contabili, il bilancio e il conto economico.

Il contratto prevedeva il versamento alla mandataria di un'indennità annua di
fr. 30'000.--, corrispondente a un impegno medio di quattro ore settimanali.
Per impegni superiori alle quattro ore settimanali, le parti hanno pattuito che
la mandataria avrebbe informato mensilmente per iscritto la mandante e sarebbe
stata definita un'indennità straordinaria di volta in volta.

1.2 Data l'intenzione della mandataria di delegare a E.________ (all'epoca suo
direttore) la titolarità del mandato, per facilitargli l'assolvimento di tale
compito C.________SA lo ha designato presidente del suo consiglio
d'amministrazione.

1.3 Il contratto è stato sciolto di comune accordo il 2 marzo 1998.

Fra le parti sono successivamente sorti dei litigi in merito alla liquidazione
del rapporto contrattuale, in particolare con riferimento a due fatture rimaste
insolute. Pur avendo dichiarato, il 26 maggio 1998, di assumersene il
pagamento, B.________ ha infatti rifiutato di dar seguito a tale promessa.

1.4 Il 20 ottobre 1999 A.________SA ha pertanto fatto spiccare nei suoi
confronti un precetto esecutivo per fr. 8'300.--, oltre interessi.
L'opposizione interposta dall'escusso è stata rigettata in via provvisoria il
14 aprile 2000.

2.
Il 9 maggio 2000 B.________, agente quale titolare del pacchetto azionario di
C.________SA rispettivamente quale cessionario delle pretese di questa società,
ha adito la Pretura della giurisdizione di Locarno-città chiedendo il
disconoscimento del predetto debito e la condanna di A.________SA al pagamento
di fr. 100'000.-- (già dedotto l'importo di fr. 8'300.-- oggetto
dell'esecuzione) oltre interessi, per gli indebiti prelevamenti effettuati da
E.________ (emersi dopo la sua partenza), per la tenuta della contabilità in
modo contrario alle direttive vigenti in campo immobiliare, per la
disorganizzazione creata, per la creazione di una situazione a bilancio diversa
da quella reale, per la sottrazione di mandati e per l'avvenuta apertura di
un'agenzia a Bellinzona.

Pacifica la fondatezza della pretesa posta in esecuzione, nella sentenza del 25
giugno 2008 il Pretore, con riferimento all'asserito prelevamento, da parte
della mandataria, di un importo superiore a quello previsto dal contratto, ha
stabilito - sulla scorta delle risultanze istruttorie - che B.________ era
consapevole della maggior attività svolta dalla mandataria e del conseguente
maggior onorario dovutole, che egli non ha peraltro mai contestato fino
all'avvio della causa. Il suo silenzio duraturo nel tempo doveva pertanto, "in
buona fede, essere considerato come una, quantomeno tacita, accettazione
dell'operato" della mandataria. Non avendo gli ulteriori rimproveri mossi alla
mandataria trovato riscontro nelle tavole processuali, il giudice ha per finire
integralmente respinto le richieste di B.________.

3.
Statuendo il 23 novembre 2009 la II Camera civile del Tribunale d'appello del
Cantone Ticino ha riformato la pronunzia pretorile, dichiarando il
disconoscimento del debito di fr. 8'300.-- e condannando A.________SA al
pagamento di fr. 38'013.75, oltre interessi al 5 % dal 9 maggio 2000.

In particolare, i giudici della massima istanza cantonale non hanno condiviso
l'assunto pretorile secondo cui B.________ sarebbe stato consapevole della
maggior attività svolta dalla mandataria e del conseguente maggior onorario né
tantomeno che l'avrebbe tacitamente autorizzata a procedere in tal senso. È
infatti incontestato che la ricorrente non ha mai comunicato per scritto di
aver svolto in media più di quattro ore settimanali e che un onorario
straordinario per queste eventuali maggiori prestazioni non è stato concordato
di volta in volta.
In simili circostanze, prosegue la sentenza impugnata, "vista oltretutto la
situazione di potenziale conflitto d'interesse in cui si trovava allora
E.________ nella sua qualità di amministratore di C.________SA e di direttore
della [mandataria], spettava ovviamente a quest'ultima, pena l'inefficacia del
suo agire, dimostrare l'esistenza di un formale consenso della controparte
contrattuale al pagamento di questi ulteriori onorari [...]. Dall'istruttoria
non è però stato possibile chiarire se l'attività di E.________, durante
l'intera esistenza del contratto e non solo in alcuni periodi di tempo sia
stata mediamente superiore alle quattro ore settimanali [...]. Ma, soprattutto,
non è stato provato che gli altri organi della società o [B.________] abbiano
consapevolmente dato il loro consenso, anche solo per atti concludenti, al
pagamento di un importo superiore ai fr. 30'000.-- previsti per quell'attività
[...]. Stando così le cose" - ha concluso il Tribunale d'appello - "il fatto
che [B.________] non abbia obiettato fino all'inoltro della presente causa non
può essere inteso in buona fede come tacita ratifica, la problematica dei
maggiori pagamenti a favore della [mandataria] essendo venuta alla luce solo
dopo la partenza di E.________. Tenuto conto che dal 12 ottobre 1992 al 2 marzo
1998 alla [mandataria] potevano con ciò essere corrisposti solo circa fr.
160'000.-- a titolo di remunerazione normale a fronte dei fr. 241'473.75
effettivamente versati [...], somma [...] rettificata a fr. 206'313.75 in
replica, [B.________] ha diritto, ex art. 41 o 62 CO, al rimborso dei fr.
46'313.75 pagati in eccesso da C.________SA".

Considerato infine l'importo di fr. 8'300.-- riconosciuto da B.________, la
Corte cantonale ha modificato il giudizio di primo grado così come esposto in
ingresso al presente considerando.

4.
Insorta dinanzi al Tribunale federale, il 13 gennaio 2010, con un ricorso in
materia civile fondato sulla violazione dell'art. 9 Cost. nell'apprezzamento
delle prove e nell'accertamento dei fatti, A.________SA postula la modifica
della sentenza impugnata nel senso della reiezione dell'appello e, di
conseguenza, della conferma del giudizio pretorile.

Nella risposta del 5 marzo 2010 B.________ propone di respingere il gravame,
mentre l'autorità cantonale non si è determinata.

5.
Interposto tempestivamente (art. 100 cpv. 1 LTF) dalla parte soccombente in
sede cantonale (art. 76 cpv. 1 lett. a LTF) contro una decisione finale (art.
90 LTF) pronunciata dall'autorità ticinese di ultima istanza (art. 75 cpv. 1
LTF) in una causa civile di carattere pecuniario il cui valore litigioso supera
fr. 30'000.-- (art. 72 e 74 cpv. 1 lett. b LTF), il ricorso in materia civile
risulta ricevibile.

6.
6.1 In linea di principio il Tribunale federale fonda il suo ragionamento
giuridico sull'accertamento dei fatti svolto dall'autorità inferiore (art. 105
cpv. 1 LTF); può scostarsene o completarlo solo se è stato svolto in violazione
del diritto ai sensi dell'art. 95 LTF o in modo manifestamente inesatto (art.
105 cpv. 2 LTF) ovvero arbitrario (DTF 135 III 397 consid. 1.5 pag. 401). Le
parti possono censurare l'accertamento dei fatti alle stesse condizioni;
occorre inoltre che l'eliminazione dell'asserito vizio possa influire in
maniera determinante sull'esito della causa (art. 97 cpv. 1 LTF). Tocca a chi
propone una fattispecie diversa da quella contenuta nella sentenza criticata il
compito di esporre in maniera circostanziata il motivo per il quale ritiene
adempiute queste condizioni (art. 97 cpv. 1 LTF; DTF 133 IV 286 consid. 6.2
pag. 288).

Per il resto, la presentazione di nuovi fatti e nuovi mezzi di prova dinanzi al
Tribunale federale è inammissibile, riservato il caso in cui sia la decisione
dell'autorità inferiore a darne motivo (art. 99 cpv. 1 LTF; DTF 133 III 393
consid. 3).

6.2 Secondo costante giurisprudenza, qualora - come nel caso in rassegna -
venga lamentata la violazione del divieto dell'arbitrio (art. 9 Cost.)
nell'accertamento dei fatti, basato sull'apprezzamento delle prove, non ci si
può limitare a criticare la decisione impugnata come in una procedura
d'appello, dove l'autorità di ricorso gode di cognizione libera, opponendo
semplicemente la propria opinione a quella dell'autorità cantonale, bensì
occorre dimostrare, attraverso un'argomentazione chiara e dettagliata, che la
decisione impugnata si fonda su una valutazione del materiale probatorio
manifestamente insostenibile (DTF 135 III 127 consid. 1.5 pag. 130).

A questo proposito giova rammentare che l'arbitrio non si realizza già qualora
la soluzione proposta con il ricorso possa apparire sostenibile o addirittura
migliore rispetto a quella contestata; il Tribunale federale annulla la
pronunzia criticata per violazione dell'art. 9 Cost. solo se il giudice del
merito ha emanato un giudizio che appare - e ciò non solo nella sua motivazione
bensì anche nell'esito - manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con
la situazione reale, gravemente lesivo di una norma o di un principio giuridico
chiaro e indiscusso oppure in contraddizione urtante con il sentimento della
giustizia e dell'equità (DTF 135 V 2 consid. 1.3 pag. 4; 134 I 263 consid. 3.1
pag. 265 seg. con rinvii). Per quanto concerne in particolare la valutazione
delle prove, il giudice - che in questo ambito dispone di un ampio margine di
apprezzamento - incorre nell'arbitrio se misconosce manifestamente il senso e
la portata di un mezzo di prova, se omette senza valida ragione di tener conto
di un elemento di prova importante, suscettibile di modificare l'esito della
vertenza, oppure se ammette oppure nega un fatto ponendosi in aperto contrasto
con gli atti di causa o interpretandoli in modo insostenibile (DTF 134 V 53
consid. 4.3 pag. 62; 129 I 8 consid. 2.1).

7.
Nella fattispecie la ricorrente rimprovera alla Corte cantonale di non aver
tenuto nella debita considerazione diversi elementi di prova importanti.

7.1 Essa contesta l'accertamento secondo il quale il perito giudiziario avrebbe
reputato "sostanzialmente attendibile" l'avvenuto versamento di fr. 241'473.75
tra il 12 ottobre 1992 e il 2 marzo 1998. In realtà, come rettamente ritenuto
anche dal giudice di prime cure, il "pagamento in eccesso teorico" sarebbe
semmai limitato all'importo di fr. 3'458.50.

La censura è pretestuosa per due ragioni. Innanzitutto perché la portata
attribuita dalla ricorrente alle dichiarazioni del Pretore non corrisponde
assolutamente a quella che emerge (chiaramente) dalla sua decisione. Nella
pronunzia pretorile, al consid. 14.1 (pag. 11), si legge infatti semplicemente
che, stando a quanto indicato dal perito giudiziario, dal 1992 al 1996 la
ricorrente ha incassato un totale di fr. 241'680.-- e che di questi fr.
3'458.50 non trovano "teoricamente" una giustificazione, ovvero non sono
dimostrati da pezze giustificative. In secondo luogo perché dalla lettura
dell'atto impugnato si evince che l'accertamento criticato non si fonda solo
sull'affermazione del perito bensì anche sulla deposizione di F.________ nonché
sulla dichiarazione della stessa ricorrente a pag. 7 delle sue osservazioni
d'appello e su queste circostanze il ricorso è silente.

7.2 Avendo l'opponente in sede di replica ridotto a fr. 206'313.75 l'importo
incassato dalla ricorrente, la Corte cantonale ha dunque stabilito senza
incorrere nell'arbitrio che la somma percepita in eccesso alla remunerazione
"normale" pattuita, di fr. 160'000.--, ammonta a fr. 46'313.75.

7.3 A dire della ricorrente il versamento di tale somma sarebbe comunque
avvenuto con l'accordo, perlomeno tacito, della mandante.

Come riconosciuto dallo stesso opponente in sede d'interrogatorio formale -
arbitrariamente trascurato dai giudici d'appello - E.________, quale presidente
di C.________SA, aveva diritto di firma collettiva a due e i conti bancari
della società erano gestiti secondo la stessa modalità. Considerato che tutti i
versamenti sono stati effettuati con doppia firma è innegabile, secondo la
ricorrente, che C.________SA fosse informata e il suo silenzio va inteso quale
tacito consenso, per atti concludenti.

La ricorrente adduce inoltre che l'opponente era al corrente dei citati
versamenti, poiché prima di effettuarli i servizi contabili di C.________SA lo
informavano. Non solo, dalla documentazione agli atti e dalle testimonianze
riportate nel gravame risulta anche che durante tutto il periodo del mandato
egli ha regolarmente incontrato E.________, la cui attività ha portato un
incremento significativo della cifra d'affari della società, possibile solo con
un considerevole aumento del tempo di lavoro previsto contrattualmente.

In queste circostanze, termina la ricorrente, la decisione del Tribunale
d'appello, per il quale l'opponente non avrebbe dato il suo consenso al
pagamento di un importo superiore ai fr. 30'000.-- annui previsti
contrattualmente, nemmeno per atti concludenti, è manifestamente insostenibile.

7.4 Quest'argomentazione, con la quale la ricorrente espone in sostanza la
propria lettura del materiale probatorio, non fa apparire arbitraria quella
diversa operata in sede cantonale, qui parzialmente riprodotta al consid. 3.
7.4.1 In primo luogo va rilevato che - come osserva anche l'opponente in sede
di risposta - la ricorrente non contesta di per sé l'accertamento secondo cui
l'istruttoria non ha permesso di chiarire se tra il 1992 e il 1998 l'attività
di E.________ sia stata mediamente superiore alle quattro ore settimanali, come
da lei preteso.
7.4.2 Inoltre, contrariamente a quanto asseverato nel gravame, la Corte
cantonale si è confrontata con la questione della "doppia firma" sugli ordini
di versamento a favore della mandataria, ma non ne ha tratto le conclusioni
auspicate dalla ricorrente. Sentito quale teste, il direttore di C.________SA
F.________, che aveva appunto firmato con E.________ i bonifici, ha infatti
dichiarato di averli controfirmati su istruzione dello stesso E.________,
"negando con ciò di fatto, anche perché i pagamenti supplementari non erano
sempre riconoscibili come tali [...], di sapere che si trattava di importi
supplementari." La Corte cantonale ha pure precisato che non è nemmeno "dato a
sapere se egli [F.________] fosse a conoscenza del particolare tenore del
contratto".

A queste considerazioni la ricorrente si limita a obiettare che F.________ era
stato assunto dall'opponente come persona di fiducia, per avere il controllo di
quello che succedeva nella società. Essa non indica tuttavia su quale mezzo di
prova fonda tale affermazione che, in quanto priva di ogni riscontro nel
giudizio impugnato, non può essere tenuta in considerazione ai fini del
presente giudizio (cfr. consid. 6.1).
7.4.3 Lo stesso vale laddove la ricorrente sostiene che l'opponente veniva
regolarmente informato dei versamenti controversi dai servizi contabili. Anche
in questo caso essa omette di menzionare in maniera chiara il mezzo di prova
suscettibile di suffragare la sua tesi, in netto contrasto con la valutazione
dei giudici d'appello, per i quali dall'incarto non si è potuto evincere con
certezza se l'opponente fosse stato reso attento sulle retribuzioni
effettivamente pagate alla ricorrente e sul fatto ch'esse superavano i fr.
30'000.-- annui stabiliti per l'attività media di quattro ore settimanali.
7.4.4 Infine, non si vede per quale motivo l'aumento della cifra d'affari
realizzato dalla società tra il 1992 e il 1998 sarebbe stato possibile solo con
un considerevole aumento delle attività previste nel contratto.
A sostegno di questa affermazione la ricorrente ha evocato genericamente
l'attività di acquisizione di mandati, citandone poi (solo) uno, che a suo dire
ha permesso ad C.________SA di incassare fr. 810'000.--. Ma questo non basta a
rovesciare l'accertamento - per il resto non contestato (cfr. consid. 7.3.1) -
secondo il quale non è stato possibile stabilire se l'attività di E.________,
"durante l'intera esistenza del contratto e non solo in alcuni periodi di
tempo" sia stata mediamente superiore alle quattro ore settimanali.

7.5 Da quanto esposto si deve concludere che la valutazione del materiale
probatorio contenuta nella sentenza impugnata resiste alla censura di arbitrio.

8.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso in materia civile viene pertanto
respinto.

Le spese giudiziarie e le ripetibili della sede federale seguono la soccombenza
e sono pertanto poste a carico della ricorrente (art. 66 cpv. 1 e 68 cpv. 1 e 2
LTF).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese giudiziarie di fr. 2'500.-- sono poste a carico della ricorrente, la
quale rifonderà all'opponente fr. 3'000.-- per ripetibili della sede federale.

3.
Comunicazione ai patrocinatori delle parti e alla II Camera civile del
Tribunale d'appello del Cantone Ticino.

Losanna, 24 giugno 2010

In nome della I Corte di diritto civile
del Tribunale federale svizzero
La Presidente: La Cancelliera:

Klett Gianinazzi