Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

I. Zivilrechtliche Abteilung, Beschwerde in Zivilsachen 4A.4/2010
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Bundesgericht
Tribunal fédéral
Tribunale federale
Tribunal federal

{T 0/2}
4A_4/2010

Sentenza del 10 marzo 2010
I Corte di diritto civile

Composizione
Giudici federali Klett, Presidente,
Rottenberg Liatowitsch, Kolly,
Cancelliera Gianinazzi.

Partecipanti al procedimento
A.________,
patrocinato dall'avv. Rocco Taminelli,
ricorrente,

contro

B.________,
patrocinato dall'avv. Jaime Llopis,
studio legale Cuatrecasas, Gonçalves Pereira,
opponente.

Oggetto
Arbitrato internazionale,

ricorso in materia civile contro il lodo arbitrale emanato
il 16 novembre 2009 dal Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS).

Fatti:

A.
A.a Con contratto del 24 giugno 2005 il calciatore brasiliano C.________ è
stato trasferito da B.________, club di football uruguaiano, a A.________, club
di football messicano. Le parti hanno convenuto un'indennità di trasferimento
di US$ 945'000, pagabile in tre rate uguali il 4 luglio 2005, il 4 gennaio 2006
e il 4 giugno 2006. Esse hanno inoltre pattuito che, in caso di trasferimento
del giocatore da A.________ a un altro club in costanza di contratto,
B.________ avrebbe avuto diritto al 20% della somma versata dall'acquirente.

A.________ ha pagato la prima rata di US$ 315'000.
A.b Non essendosi il calciatore brasiliano apparentemente adattato alla vita in
Messico, i due clubs hanno discusso di un possibile annullamento
dell'operazione di trasferimento e di un eventuale ritorno di C.________ al
club uruguaiano.

Il 26 ottobre 2005 B.________ ha scritto ad A.________ per comunicargli il suo
accordo, di principio, alla proposta orale di annullare il contratto di
trasferimento. Il club uruguaiano ha tuttavia subordinato il proprio consenso
alle seguenti condizioni: pagamento, da parte del club messicano, di un importo
di US$ 150'000; assunzione, sempre da parte del club messicano, dei costi
legati alla rescissione anticipata del contratto di un altro giocatore,
prestato da A.________; accettazione, da parte del calciatore brasiliano, dello
scioglimento del rapporto con A.________ e della conclusione di un nuovo
contratto di lavoro con B.________, con trasferimento gratuito al club
uruguaiano.

Con scritto del 2 novembre 2005 A.________ ha rifiutato il pagamento
dell'importo di US$ 150'000, asserendo che la somma già versata di US$ 315'000
costituiva un indennizzo sufficiente per il club uruguaiano. Il club messicano
si è per contro detto pronto a riprendersi il giocatore prestato a B.________,
senza tuttavia pronunciarsi su una sua eventuale partecipazione ai costi della
rescissione del contratto di tale giocatore. Infine, ha segnalato l'interesse
del calciatore brasiliano a rientrare nelle file di B.________, di modo che il
trasferimento sarebbe avvenuto a fine stagione.
Il 27 novembre 2005 C.________ e A.________ hanno rescisso di comune accordo il
contratto di lavoro che li legava.

Preso atto del fatto che la proposta del 26 ottobre 2005 non era stata
accettata, con fax del 2 gennaio 2006 B.________ ha preteso da A.________ il
versamento del saldo della somma di trasferimento pattuita il 24 giugno 2005,
ovvero di US$ 630'000. Il club messicano non ha dato alcun seguito a tale
richiesta.
A.c L'11 gennaio 2006 l'Associazione uruguaiana di football, agente per conto
di B.________, ha domandato alla Federazione messicana di football la consegna
del Certificato Internazionale di Trasferimento (CIT) concernente C.________.
Il certificato è stato inviato il 16 febbraio 2006, con la dicitura "in
prestito fino al 31 dicembre 2006".

Il 18 febbraio 2006 il calciatore brasiliano ha firmato un nuovo contratto di
lavoro con B.________.

Il 26 luglio 2007 C.________ è stato trasferito a D.________, club di football
argentino.
A.d Il 6 giugno 2006 B.________ ha convenuto A.________ dinanzi alla Fédération
Internationale de Football Association (FIFA) onde ottenere il pagamento di US$
630'000, oltre interessi, pari al saldo della somma di trasferimento pattuita
il 24 giugno 2005. Il club messicano si è opposto.

Con decisione del 1° settembre 2008 il Giudice unico della Commissione dello
statuto del giocatore (di seguito: Giudice unico) ha respinto la domanda. In
sostanza, il Giudice unico ha considerato che con il suo scritto del 2 novembre
2005 A.________ aveva accettato, nel suo principio, l'offerta 26 ottobre 2005
di B.________ di annullare il contratto di trasferimento a certe condizioni.
Nel medesimo scritto il club messicano ha tuttavia a sua volta formulato una
contro-offerta nel senso che non intendeva procedere al versamento
dell'ulteriore importo di US$ 150'000 preteso dal club uruguaiano. Secondo il
Giudice unico questa contro-offerta è stata accettata tacitamente da
B.________, prova ne sia il fatto che questo club - per il tramite della sua
federazione - ha successivamente richiesto alla federazione messicana di
football la consegna del CIT concernente il calciatore brasiliano e lo ha
reingaggiato, essendo egli stato liberato anzitempo dal contratto con
A.________.
Alla luce di queste circostanze - ha proseguito il Giudice unico - la menzione
sul CIT "in prestito fino al 31 dicembre 2006" non può che essere il risultato
di un errore amministrativo. Non risulta infatti vi siano mai state trattative
in vista di un ipotetico prestito del giocatore brasiliano da A.________ a
B.________.

In sintesi, per il Giudice unico il trasferimento definitivo del giocatore dal
club uruguaiano al club messicano è stato convertito dalle parti, di comune
accordo, in un prestito fino al 31 dicembre 2005. Di qui il rifiuto della
domanda di B.________ tendente al versamento delle due ultime rate
dell'indennità di trasferimento pattuita nel contratto del 24 giugno 2005.

B.
Con lodo del 16 novembre 2009 il Tribunale arbitrale dello Sport (TAS) ha
accolto l'appello di B.________, annullato la decisione del Giudice unico e
condannato A.________ a pagare al club uruguaiano US$ 630'000, oltre interessi.

Sulla base delle regole della FIFA e, a titolo sussidiario, del diritto
svizzero, il TAS ha in sostanza considerato che B.________ aveva subordinato il
proprio consenso all'annullamento del contratto di trasferimento del giocatore
brasiliano a una condizione - il pagamento di US$ 150'000 in aggiunta
all'importo di US$ 315'000 già versato dal club messicano - che non è stata
accettata tacitamente da A.________. Il TAS ha infatti escluso, nella
fattispecie in esame, di poter qualificare il silenzio di A.________ quale
tacita accettazione ai sensi dell'art. 6 CO, prevalendo piuttosto il principio
generale della dottrina svizzera secondo cui "qui ne dit mot ne consent pas"
(François Dessemontet, in Commentaire romand, Code des Obligations I, 2003,
pag. 41 n. 1 ad art. 6 CO). Nemmeno un'accettazione per atti concludenti entra
in linea di conto. Nell'atto impugnato il TAS ha esposto le ragioni per le
quali le circostanze invocate da A.________ - quali la disdetta del contratto
di lavoro che legava il club messicano al calciatore brasiliano, la richiesta
d'invio del CIT formulata dall'Associazione di football uruguaiana, la
conclusione di un nuovo contratto fra B.________ e detto calciatore, il
successivo trasferimento di quest'ultimo in un club argentino - non
costituiscono elementi suscettibili di dimostrare l'estinzione mediante
novazione (art. 116 CO) delle obbligazioni assunte nel contratto di
trasferimento del calciatore brasiliano sottoscritto il 24 giugno 2005. Donde
la condanna di A.________ all'adempimento di tali obbligazioni, segnatamente al
pagamento delle restanti rate della somma di trasferimento oltre interessi.

C.
Il 4 gennaio 2010 A.________ è insorto dinanzi al Tribunale federale con un
ricorso in materia civile volto a ottenere l'annullamento del lodo pronunciato
dal TAS.

Né B.________ né il TAS sono stati invitati a determinarsi sul ricorso.

Diritto:

1.
Giusta l'art. 54 cpv. 1 LTF la sentenza del Tribunale federale è redatta in una
lingua ufficiale, di regola in quella della decisione impugnata. Qualora tale
decisione sia redatta in un'altra lingua, il Tribunale federale fa capo alla
lingua ufficiale scelta dalle parti. In concreto, dinanzi al TAS esse avevano
optato per lo spagnolo, mentre il ricorso in materia civile è scritto in
italiano. Conformemente alla sua prassi, in una simile evenienza il Tribunale
federale adotta la lingua dell'allegato ricorsuale e rende il suo giudizio in
italiano.

2.
Nell'ambito della giurisdizione arbitrale internazionale, il ricorso in materia
civile contro lodi arbitrali è proponibile alle condizioni di cui agli art.
190-192 LDIP (art. 77 cpv. 1 LTF). L'ammissibilità del ricorso in rassegna non
pone nessun problema, né sotto il profilo della natura dell'atto impugnato né
sotto quello della legittimazione ricorsuale, del termine di ricorso, delle
conclusioni ricorsuali o, ancora, della motivazione. Nulla osta pertanto al suo
esame nel merito.

3.
In un'unica censura, fondata sull'art. 190 cpv. 2 lett. e LDIP, il ricorrente
rimprovera al TAS di aver pronunciato un lodo incompatibile con l'ordine
pubblico; in particolare si duole della violazione del principio pacta sunt
servanda e delle regole della buona fede.

3.1 Il riesame nel merito di un lodo internazionale da parte del Tribunale
federale è limitato alla questione della sua compatibilità con l'ordine
pubblico (DTF 121 III 331 consid. 3a).

Una decisione risulta incompatibile con l'ordine pubblico quando - e ciò sia
nella motivazione che nell'esito - misconosce quei valori essenziali e
largamente riconosciuti che, secondo la concezione predominante in Svizzera,
dovrebbero costituire il fondamento di ogni ordinamento giuridico (DTF 132 III
389 consid. 2.2.3 pag. 395). La nozione di ordine pubblico è più restrittiva di
quella di arbitrio (DTF citata consid. 2.2.2 pag. 393). Per ammettere
l'incompatibilità di una decisione con l'ordine pubblico non basta un
apprezzamento delle prove sbagliato, un accertamento di fatto manifestamente
errato o la chiara violazione di una norma di diritto applicabile (sentenza
4P.253/2004 dell'8 aprile 2005 consid. 3.1). Una decisione è contraria
all'ordine pubblico materiale quando viola principi fondamentali del diritto
applicabile nel merito, al punto da non risultare più conciliabile con
l'ordinamento giuridico e il sistema di valori determinanti; fra i principi
tutelati dall'ordine pubblico vi sono la lealtà contrattuale (pacta sunt
servanda) e il rispetto delle regole della buona fede (4P.71/2002 del 22
ottobre 2002 consid. 3.2 con rinvii).

Il principio pacta sunt servanda, nel senso restrittivo attribuitogli dalla
giurisprudenza relativa all'art. 190 cpv. 2 lett. e LDIP, è violato solamente
qualora l'arbitro rifiuti di applicare una clausola contrattuale dopo averne
ammesso il carattere vincolante, oppure, al contrario, qualora imponga alle
parti il rispetto di una clausola che ha dichiarato inapplicabile. In altre
parole, l'autorità arbitrale deve aver applicato o rifiutato di applicare una
disposizione contrattuale ponendosi in contraddizione con il risultato della
propria interpretazione in merito all'esistenza e/o al contenuto dell'atto
giuridico litigioso. Né il processo d'interpretazione delle pattuizioni
contrattuali né il suo risultato rientrano, per contro, nel campo di
applicazione del principio della lealtà contrattuale - e, quindi, dell'art. 190
cpv. 2 lett. e LDIP - di modo ch'essi sfuggono all'esame del Tribunale
federale. È già stato d'altro canto evidenziato a più riprese che la quasi
totalità del contenzioso fondato sulla violazione del contratto è esclusa dal
campo di protezione del principio pacta sunt servanda (sentenza 4A_370/2007 del
21 febbraio 2008 consid. 5.5).
Le regole della buona fede vanno intese nel senso attribuito loro dalla
giurisprudenza relativa all'art. 2 CC (sentenza 4A_600/2008 del 20 febbraio
2009 consid. 4.1).

3.2 In concreto, il ricorrente invoca essenzialmente la violazione del
principio della buona fede incorporato nell'art. 6 CO. Egli rimprovera al TAS
di avere escluso lapidariamente l'applicazione di questa norma, seppur citata
nella decisione impugnata, senza averne esaminato le condizioni di
applicazione. A suo modo di vedere, un simile esame avrebbe inevitabilmente
condotto il TAS a concludere che le regole della buona fede imponevano
all'opponente di rifiutare esplicitamente la sua offerta del 2 novembre 2005,
se questa era la sua intenzione. Omettendo di procedere in tal senso il TAS
avrebbe consacrato l'abuso di diritto commesso dal club uruguaiano, che ha
permesso a quest'ultimo non solo di esigere il pagamento della totalità
dell'indennità di trasferimento ma pure di reingaggiare il calciatore
brasiliano senza sborsare un centesimo.

Ora, pur dichiarando il contrario, il ricorrente non fa altro che criticare
l'applicazione di una norma di diritto, segnatamente dell'art. 6 CO. Come già
esposto, nel quadro di un ricorso rivolto contro un lodo internazionale una
simile censura è destinata all'insuccesso. Dal tenore dell'atto impugnato
emerge comunque che il TAS si è confrontato con tutti gli argomenti addotti
dalle parti a questo riguardo; semplicemente, dalle circostanze evocate dal
ricorrente il tribunale arbitrale ha tratto conclusioni giuridiche diverse da
quelle da lui proposte e condivise dal Giudice unico.

Detto questo, posto che il TAS - sulla base di un ragionamento giuridico che
sfugge all'esame del Tribunale federale - ha ammesso che le parti sono rimaste
vincolate al contratto iniziale sottoscritto il 24 giugno 2005, non si vede
come potrebbe aver violato le regole della buona fede permettendo a uno dei
contraenti di far valere contro l'altro pretese fondate su di un contratto in
vigore.

Nella misura in cui è ricevibile, la censura si rivela pertanto infondata.

3.3 Lo stesso vale per quella relativa all'asserita violazione del principio
pacta sunt servanda. In effetti, alla fine dell'esame delle questioni
litigiose, il TAS, considerato che l'opponente poteva ancora legittimamente
vantare delle pretese nei confronti del ricorrente in forza del contratto di
trasferimento, ha ordinato al debitore di adempiere le obbligazioni assunte
contrattualmente. Così facendo, ha pronunciato un giudizio conforme alla sua
interpretazione, senza misconoscere in nessun modo il principio della lealtà
contrattuale.

4.
In conclusione, il ricorso dev'essere respinto.

Le spese giudiziarie seguono la soccombenza (art. 66 cpv. 1 LTF).
All'opponente, nemmeno invitato a determinarsi sul gravame, non spetta nessuna
indennità per ripetibili della sede federale.

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese giudiziarie di fr. 8'500.-- sono poste a carico del ricorrente.

3.
Comunicazione ai patrocinatori delle parti e al Tribunale Arbitrale dello Sport
(TAS).

Losanna, 10 marzo 2010

In nome della I Corte di diritto civile
del Tribunale federale svizzero
La Presidente: La Cancelliera:

Klett Gianinazzi