Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

II. Zivilrechtliche Abteilung, Beschwerde in Zivilsachen 5A.102/2010
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Bundesgericht
Tribunal fédéral
Tribunale federale
Tribunal federal

{T 0/2}
5A_102/2010

Sentenza del 7 maggio 2010
II Corte di diritto civile

Composizione
Giudici federali Hohl, Presidente,
Marazzi, Herrmann,
Cancelliere Piatti.

Partecipanti al procedimento
A.________ SA,
patrocinata dall'avv. dott. Elio Brunetti,
ricorrente,

contro

1. B.________,
2. C.________ SA,
patrocinata dall'avv. Curzio Fontana,
opponenti,

Ufficio di esecuzione e fallimenti di Leventina, 6760 Faido.

Oggetto
contestazione di un'asta,

ricorso contro la decisione emanata il 21 gennaio 2010 dalla Camera di
esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, quale
autorità di vigilanza.

Fatti:

A.
A.a La B.________ ha avviato due esecuzioni in via di realizzazione del pegno
nei confronti della A.________ SA. Il 18 settembre 2009 l'Ufficio di esecuzione
e fallimenti di Leventina ha pubblicato l'avviso d'incanto di una serie di
fondi dell'escussa e ha precisato che la particella n. 1588 era soggetta alla
legge federale sul diritto fondiario rurale (LDFR), "che sottopone
l'acquisizione a un'autorizzazione da parte della Sezione dell'agricoltura,
Bellinzona, giusta i disposti dell'art. 67 LDFR".
A.b Le condizioni d'asta, depositate con l'elenco oneri il 23 ottobre 2009,
sono state allestite in forma di tre documenti: uno relativo al mappale n.
1588, uno attinente alle altre particelle e il terzo riguardante tutti i fondi.
Ognuno dei tre documenti prevedeva un piede d'asta specifico e le due
condizioni d'asta che concernevano - anche - il fondo n. 1588 contenevano pure
un richiamo all'art. 67 LDFR.
A.c In una lettera del 28 ottobre 2009 l'Ufficiale aveva comunicato alla legale
che rappresentava l'escussa che avrebbe proceduto a un doppio turno d'asta: in
una prima delibera la particella n. 1588 sarebbe stata aggiudicata
provvisoriamente singolarmente e gli altri fondi in blocco; nella seconda tutti
i fondi sarebbero stati aggiudicati provvisoriamente in blocco. Il maggior
provento avrebbe determinato l'aggiudicazione definitiva.
A.d All'inizio dell'incanto del 10 novembre 2009 un rappresentante della
creditrice ha consegnato all'Ufficiale una copia di uno scritto 8 novembre 2009
in cui la Sezione dell'agricoltura confermava che la compravendita del mappale
n. 1588 non necessitava dell'autorizzazione cantonale ai sensi dell'art. 2
LDFR. Dopo aver informato oralmente sul contenuto di tale scritto e vista la
nuova situazione, l'Ufficiale ha proposto che tutti i fondi venissero
aggiudicati in blocco, con un doppio turno d'asta limitato ad eventuali
contratti di locazione. Nessuno dei presenti si è opposto a tale modo di
procedere e i fondi sono stati aggiudicati per fr. 70'000.-- alla C.________
SA, senza l'aggravio di eventuali contratti di locazione.

B.
Con sentenza 21 gennaio 2010 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d'appello del Cantone Ticino, quale autorità di vigilanza, ha dichiarato
irricevibile un ricorso della debitrice contro l'aggiudicazione. L'autorità di
vigilanza ha richiamato, pur criticandone l'applicazione all'escusso, la
giurisprudenza del Tribunale federale, secondo cui colui che non ha contestato
le condizioni d'asta al momento della loro lettura all'incanto non può
successivamente impugnarle con un ricorso.

C.
Con ricorso in materia civile del 4 febbraio 2010 la A.________ SA postula,
previo conferimento dell'effetto sospensivo al rimedio, l'annullamento della
decisione dell'autorità di vigilanza e, in via principale, la sua riforma nel
senso che l'aggiudicazione è annullata e la procedura d'incanto ripetuta previa
pubblicazione delle nuove condizioni d'asta. In via subordinata domanda il
rinvio dell'incarto all'autorità cantonale per nuova decisione nel senso dei
considerandi. Indica di essersi resa conto del cambiamento della procedura
d'incanto solo al momento dell'aggiudicazione e sostiene che, con la modifica
delle condizioni d'incanto effettuata all'ultimo momento, l'Ufficiale non ha
solo violato la LEF, ma pure l'obbligo di trattare i cittadini secondo la buona
fede, perché avrebbe dovuto rendere attenti i presenti che in caso di mancata
immediata contestazione del cambiamento non sarebbe più stato possibile
ricorrere. Ritiene che ignorare la giurisprudenza di questo tribunale non può
avere per conseguenza la soppressione di un termine di ricorso espressamente
previsto dalla legge. Assevera inoltre che la fattispecie posta a fondamento
della contestata giurisprudenza era diversa da quella in esame, perché nella
sentenza del Tribunale federale la modifica delle condizioni d'asta sarebbe
stata comunicata al ricorrente 4 giorni prima dell'incanto, e afferma che in
ogni caso la decisione impugnata sarebbe priva di base legale nonché inficiata
da un rigore formale fine a sé stesso. Continua il suo ricorso affermando che
la decisione dell'Ufficio e la sentenza impugnata violerebbero gli art. 29 cpv.
3 Cost. e 6 n. 1 CEDU, perché la priverebbero della possibilità di sottoporre
il merito della vertenza ad una giurisdizione ordinaria investita di un libero
potere di cognizione in fatto e in diritto. Asserisce infine che la criticata
giurisprudenza violerebbe pure il principio della separazione dei poteri,
perché l'autorità giudiziaria vanificherebbe quanto previsto dalla legge.

Con decreto del 3 marzo 2010 la Presidente della Corte adita ha conferito
effetto sospensivo al ricorso.

Non è stato ordinato uno scambio di scritti.

Diritto:

1.
Il gravame è stato interposto tempestivamente (art. 100 cpv. 2 lett. a LTF)
dalla parte soccombente in sede cantonale (art. 76 cpv. 1 lett. a LTF) contro
una decisione finale (art. 90 LTF; DTF 133 III 350 consid. 1.2) pronunciata
dall'autorità ticinese di ultima istanza (art. 75 cpv. 1 LTF) in materia di
esecuzione e fallimento (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF). Trattandosi di una
decisione dell'autorità cantonale di vigilanza in materia di esecuzione e
fallimento, il valore di causa è privo di rilievo (art. 74 cpv. 2 lett. c LTF;
DTF 133 III 350 consid. 1.2). Il ricorso in materia civile è quindi in linea di
principio ammissibile.

2.
Giova innanzi tutto rilevare che - contrariamente a quanto affermato dalla
ricorrente - la Corte cantonale non ha accertato "l'agire inammissibile
costituito dalla modifica rilevante delle condizioni d'asta", ma si è limitata
ad indicare che, caduta l'esigenza di un'autorizzazione in base alla LDFR,
"sarebbe potuto essere opportuno procedere ad un rinvio dell'asta, onde
procedere ad una nuova pubblicazione delle nuove condizioni d'asta"; ha
tuttavia potuto esimersi dall'approfondire la questione, perché ha dichiarato
il ricorso inammissibile a causa della mancata contestazione delle condizioni
d'incanto all'inizio dell'asta. Per tale motivo possono unicamente essere
esaminate le censure dirette contro la decisione di irricevibilità (sentenza
9C_681/2008 del 10 ottobre 2008; DTF 123 V 335; 118 Ib 134 consid. 3; cfr.
anche DTF 135 III 232 consid. 2.5) e tutte le argomentazioni ricorsuali
concernenti l'illiceità della modifica delle condizioni d'incanto e la
violazione del principio della massimizzazione del prezzo di vendita si
rivelano inammissibili, ricordato che nemmeno la ricorrente pretende - a giusta
ragione - che le asserite violazioni comportino la nullità dell'incanto.

3.
3.1 Nella DTF 128 III 339 consid. 5b il Tribunale federale ha specificato che
nemmeno il debitore può passivamente attendere l'aggiudicazione, ma deve
attirare l'attenzione sui vizi della procedura di preparazione (in quel caso
un'aggiunta alle condizioni d'incanto non adottata conformemente alla procedura
applicabile), pena il decadimento del diritto di ricorso su questo punto, alla
stregua di quanto accade quando un offerente si sottopone tacitamente alle
condizioni d'incanto. Tale sentenza è stata accolta dalla dottrina senza
critiche (Dominik Gasser, Die Rechtsprechung des Bundesgerichts im
Schuldbetreibungs- und Konkursrecht des Jahres 2002, ZBJV 2003 pag. 457; Daniel
Hunkeler, Revue einiger Entscheidungen der Schuldbetreibungs- und Konkurskammer
des Bundesgerichts (1. Teil), Anwaltsrevue 2003, pag. 14 segg.)

L'obbligo di non restare passivo discende dal principio della buona fede che
impone la segnalazione di un vizio in un momento in cui può ancora essere
corretto, e non permette ad una parte di attendere la fine della procedura per
lamentarsi - a seconda del suo esito - dell'irregolarità unicamente in sede di
ricorso (sentenza 4P.72/2001 del 10 settembre 2001 consid. 4, non pubblicato
nella DTF 127 III 576; DTF 119 II 386 consid. 1). Non bisogna del resto
dimenticare che un pubblico incanto - a differenza della maggioranza delle
operazioni previste dalla LEF - non coinvolge unicamente il debitore, i
creditori e le autorità di esecuzione forzata, ma pure terzi che intendono fare
delle offerte. Tale particolarità richiede dalle persone coinvolte un
comportamento conforme ai dettami del citato principio.

3.2 Con riferimento alle censure ricorsuali occorre inoltre osservare che il
verbale d'incanto fa fede fino a prova del contrario (art. 8 cpv. 2 LEF) e che
esso non dev'essere firmato dall'escusso. La ricorrente non contesta di aver
presenziato all'incanto e di aver essa stessa allegato innanzi all'autorità di
vigilanza che all'inizio dell'asta lo scritto 8 novembre 2009 della Sezione
dell'agricoltura è stato riassunto oralmente. Nemmeno asserisce che il predetto
verbale non sia veritiero, perché avrebbe omesso di menzionare una sua
obbiezione. Essa si limita ad affermare di essersi unicamente accorta del
cambiamento della procedura al momento dell'aggiudicazione in blocco di tutti i
fondi e di non aver capito che l'eliminazione dell'assoggettamento alla LDFR
del mappale n. 1588 avrebbe portato alla vendita dei fondi in blocco. Tale
argomentazione appare inconferente. In base alla lettera inviata dall'Ufficio
alla legale della ricorrente e riprodotta nel ricorso in esame, la vendita
separata di tale mappale sarebbe dovuta avvenire prima di quella in blocco,
motivo per cui il cambiamento di procedura appariva manifesto. Inoltre, la
inizialmente prospettata vendita separata della particella n. 1588 era motivata
dal suo assoggettamento alla LDFR. Ne segue che la mancata protesta della
ricorrente all'incanto dev'essere - come già indicato nella citata DTF 128 III
339 consid. 5b - assimilata all'accettazione delle (nuove) condizioni d'asta da
parte di un potenziale offerente.

3.3 La ricorrente non può nemmeno prevalersi con successo di una violazione del
principio della buona fede da parte dell'Ufficiale, perché quest'ultimo non
l'ha avvertita che l'intervenuta modifica delle condizioni d'asta imponeva una
reazione immediata dei presenti, pena la decadenza del diritto di ricorso. A
prescindere dal fatto che una siffatta indicazione dei rimedi di diritto da
parte dell'Ufficiale è estranea alla LEF, la ricorrente pare dimenticare di
essere stata assistita già prima dell'incanto da una legale, che si era
interessata alle condizioni dell'asta e a cui sarebbe spettato elucidare la sua
mandante sulle incombenze dei partecipanti ad un incanto - qualora si volesse
ritenere che esse non risultassero già in modo evidente dal principio della
buona fede.

3.4 Non sono infine di soccorso alla ricorrente nemmeno i richiami agli art. 29
e 30 Cost., nonché all'art. 6 n. 1 CEDU, perché essa sarebbe stata privata
"della possibilità di sottoporre ad una giurisdizione ordinaria investita di un
libero potere di cognizione in fatto ed in diritto il merito della vertenza",
atteso che in concreto il mancato esame del merito del ricorso cantonale è
unicamente imputabile al comportamento della ricorrente in occasione
dell'incanto. Del tutto inconferente appare poi, in un caso come quello
all'esame, il richiamo al principio della separazione dei poteri.

3.5 Ne discende che l'autorità di vigilanza ha a giusta ragione dichiarato
inammissibile il ricorso presentato dalla qui ricorrente, che con il suo
silenzio all'incanto aveva accettato le - modificate - condizioni d'incanto.

4.
Da quanto precede discende che il ricorso, nella misura in cui risulta
ammissibile, si rivela infondato e come tale va respinto. Le spese giudiziarie
seguono la soccombenza (art. 66 cpv. 1 LTF).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
Le spese giudiziarie di fr. 3'000.-- sono poste a carico della ricorrente.

3.
Comunicazione alle parti, all'Ufficio di esecuzione e fallimenti di Leventina e
alla Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone
Ticino, quale autorità di vigilanza.

Losanna, 7 maggio 2010

In nome della II Corte di diritto civile
del Tribunale federale svizzero
La Presidente: Il Cancelliere:

Hohl Piatti