Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

II. Zivilrechtliche Abteilung, Beschwerde in Zivilsachen 5A.627/2011
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Bundesgericht
Tribunal fédéral
Tribunale federale
Tribunal federal

{T 0/2}
5A_627/2011

Sentenza del 16 aprile 2012
II Corte di diritto civile

Composizione
Giudici federali Hohl, Presidente,
Marazzi, Herrmann,
Cancelliera Antonini.

Partecipanti al procedimento
A.A.________,
patrocinato dall'avv. Stefano Peduzzi,
ricorrente,

contro

Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino,
Divisione degli interni, Sezione degli enti locali, Autorità di vigilanza sulle
tutele,
via Carlo Salvioni 14, 6501 Bellinzona.

Oggetto
tutela,

ricorso contro la sentenza emanata il 28 luglio 2011
dalla I Camera civile del Tribunale d'appello del
Cantone Ticino.

Fatti:

A.
A.a In data 2 marzo 2010, la Commissione tutoria regionale 3 (CTR 3) ha
istituito una curatela volontaria in favore di A.A.________ e della moglie
B.A.________; curatore è stato nominato l'avv. C.________. Il 1° luglio
successivo, la CTR 3 ha revocato tale misura e ha privato i coniugi A.________
provvisoriamente dell'esercizio dei diritti civili ai sensi dell'art. 386 CC;
il curatore è stato designato rappresentante.
A.b Nel frattempo, la stessa CTR 3 ha invitato l'Autorità di vigilanza sulle
tutele del Cantone Ticino a pronunciare l'interdizione dei coniugi A.________
in applicazione dell'art. 369 CC. Sulla base di un rapporto 15 luglio 2010 da
lei medesima commissionato e dopo aver sentito A.A.________ il 2 settembre
2010, l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha pronunciato la sua interdizione
in base all'art. 370 CC in data 20 settembre 2010.

B.
Adito da A.A.________ con appello 6 ottobre 2010, il Tribunale di appello del
Cantone Ticino ha confermato la misura con la qui impugnata sentenza del 28
luglio 2011. I Giudici cantonali hanno altresì respinto l'istanza di assistenza
giudiziaria formulata dall'appellante per assenza di ogni possibilità di buon
esito del gravame.

C.
Contro la sentenza di appello, A.A.________ (ricorrente) è insorto avanti al
Tribunale federale con ricorso in materia civile 14 settembre 2011 chiedendo
l'annullamento delle decisioni cantonali, la reiezione della domanda di
intervento della CTR 3 tendente ad ottenere la sua interdizione, la liberazione
dalle spese di prima e seconda istanza ed il riconoscimento di ripetibili per
le procedure avanti alle autorità cantonali. Postula infine la concessione del
gratuito patrocinio per la sede federale.

Con decisione 28 settembre 2011 della Presidente della Corte giudicante è stato
conferito l'effetto sospensivo al gravame.
Non sono state chieste determinazioni nel merito.

Diritto:

1.
1.1 Impugnata è una decisione finale (art. 90 LTF) suscettibile di ricorso in
materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. b n. 6 LTF) e pronunciata da un'autorità
giudiziaria cantonale di ultima istanza che ha deciso su ricorso (art. 75 cpv.
1 e 2 LTF). Il ricorrente ha partecipato alla procedura avanti all'istanza
precedente, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e ha un ovvio
interesse degno di protezione all'annullamento della medesima (art. 76 cpv. 1
LTF). Inoltrato tempestivamente (art. 46 cpv. 1 lett. b e art. 100 cpv. 1 LTF)
e nelle forme previste dalla legge (art. 42 LTF), il gravame è di principio
ammissibile.

1.2 Il Tribunale federale applica il diritto d'ufficio (art. 106 cpv. 1 LTF).
Ciò nondimeno, giusta l'art. 42 cpv. 2 LTF, nei motivi del ricorso occorre
spiegare in modo conciso perché l'atto impugnato viola il diritto. Ciò
significa che il ricorrente deve almeno confrontarsi brevemente con i
considerandi della sentenza impugnata pena l'inammissibilità del gravame (DTF
134 II 244 consid. 2.1). Considerazioni di carattere generico, senza un nesso
dimostrato o evidente con determinati considerandi della sentenza impugnata,
non sono sufficienti (DTF 134 V 53 consid. 3.3; Laurent Merz, in Basler
Kommentar, Bundesgerichtsgesetz, 2a ed. 2011, n. 52 ad art. 42 LTF).

In linea di massima il Tribunale federale fonda il suo ragionamento giuridico
sull'accertamento dei fatti svolto dall'autorità inferiore (art. 105 cpv. 1
LTF). Può scostarsene o completarlo soltanto se è stato effettuato in
violazione del diritto ai sensi dell'art. 95 LTF o in modo manifestamente
inesatto (art. 105 cpv. 2 LTF). L'accertamento dei fatti contenuto nella
sentenza impugnata può essere censurato alle stesse condizioni; occorre inoltre
che l'eliminazione dell'asserito vizio possa influire in maniera determinante
sull'esito della causa (art. 97 cpv. 1 LTF). Se rimprovera all'autorità
cantonale un accertamento dei fatti manifestamente inesatto - ossia arbitrario
ai sensi dell'art. 9 Cost. (DTF 133 II 249 consid. 1.2.2) - il ricorrente deve
motivare la censura conformemente alle esigenze poste dall'art. 106 cpv. 2 LTF.
Ne discende che il ricorrente deve spiegare in modo chiaro e dettagliato, alla
luce dei considerandi della sentenza impugnata, in che modo sarebbero stati
violati diritti costituzionali (DTF 135 III 232 consid. 1.2 con rinvii; 134 II
244 consid. 2.2).

2.
2.1 Fondandosi su un referto 15 luglio 2010 della Clinica psichiatrica
cantonale, l'Autorità di vigilanza sulle tutele, autorità di prima istanza, ha
ritenuto il ricorrente affetto da "sindrome di dipendenza da alcol". Incapace
di rendersi conto della malattia e privo di autocritica, egli rifugge qualsiasi
intervento terapeutico e cade in comportamenti parasuicidali. La prima istanza
ha inoltre constatato un aumento dei ricoveri a intervalli sempre più
ravvicinati, concludendo che il ricorrente non è in grado di attendere ai
propri interessi personali e gestionali e diventa addirittura altamente
pericoloso per sé e per gli altri in stato di impregnazione etilica.

2.2 Il Tribunale di appello si è associato a questa conclusione. Esso ha
menzionato, ricordando come fossero incontestati, gli annosi problemi da
dipendenza alcolica del ricorrente, che ha dovuto subire per tale motivo una
decina di ricoveri coatti fra il giugno 2008 ed il luglio 2010. Ha poi ribadito
i gravi rischi che tale condotta comporta per la sua salute, pure incontestati,
nonché la pericolosità del ricorrente per sé e per gli altri in stato di
impregnazione etilica, anche quest'ultima incontestata. Ha ricordato infine la
prognosi negativa formulata dall'estensore della perizia 15 luglio 2010 in
ragione dell'irregolare assunzione dei farmaci prescritti e dell'assenza dai
controlli medici, concludendo che al ricorrente occorrono cura, assistenza e
protezione durevoli. Altre misure quali l'inabilitazione (art. 395 CC), la
tutela volontaria (art. 372 CC) oppure ancora la curatela (di rappresentanza,
art. 392 CC; di amministrazione, art. 393 CC; volontaria, art. 394 CC)
sarebbero sproporzionate per difetto, ovvero poiché troppo lievi o di durata
temporanea. Il Tribunale di appello ha infine considerato, diversamente da
quanto pretende il ricorrente, illusoria la possibilità di assistenza da parte
di familiari o terze persone, ed insufficiente - in quanto mera dichiarazione
d'intenti - la protestata disponibilità del ricorrente a sottoporsi a controlli
settimanali dell'alcolemia ed a una psicoterapia.

3.
3.1 Giusta l'art. 369 cpv. 1 CC deve essere provvista di un tutore ogni persona
maggiorenne che per causa di infermità o debolezza di mente non può provvedere
ai propri interessi, richiede durevole protezione o assistenza o mette in
pericolo l'altrui sicurezza. Un qualsiasi stato mentale anormale od alterato
non basta per giustificare un'interdizione; è necessario che questo stato
implichi un bisogno di protezione particolare (DESCHENAUX/STEINAUER, Personnes
physiques et tutelle, 4a ed. 2001, n. 123-126, pag. 39 seg.; SCHNYDER/MURER,
Berner Kommentar, 3a ed. 1984, n. 94 ad art. 369 CC e riferimenti ivi citati).
Molto simile è il motivo di messa sotto tutela fondato sull'abuso di bevande
spiritose (art. 370 CC): esso è dato quando una persona si dimostra incapace di
rinunciare ad un consumo eccessivo di bevande alcoliche in ragione di una
mancanza di volontà o di presa di coscienza della propria dipendenza (ERNST
LANGENEGGER, in Basler Kommentar, Zivilgesetzbuch, vol. I, 4a ed. 2010, n. 5 ad
art. 370 CC; DESCHENAUX/ STEINAUER, op. cit., n. 129 e nota a piè di pagina 31
pag. 41). Si applicherà l'art. 370 CC quando la dipendenza rispettivamente la
mancanza di volontà o intellettiva non appaiono ancora raggiungere il livello
della demenza o della malattia mentale (ERNST LANGENEGGER, op. cit., n. 8 ad
art. 370 CC).

Le condizioni per la pronuncia della misura dell'interdizione sono comuni agli
art. 369 e 370 CC (ERNST LANGENEGGER, op. cit., n. 9, n. 12 e n. 13 ad art. 370
CC). L'incapacità di provvedere ai propri interessi si riferisce in primo luogo
agli interessi di natura economica, di importanza esistenziale. I concetti di
protezione ed assistenza concernono principalmente le questioni personali
dell'interdicendo (sentenza 5A_726/2008 del 19 dicembre 2008 consid. 3.3 e 3.4,
in Pra 2009 n. 53 pag. 350; SCHNYDER/MURER, op. cit., n. 104 e n. 131 segg. ad
art. 369 CC). La determinazione dello stato patologico (rispettivamente della
dipendenza dagli spiritosi) e delle sue ripercussioni sulla capacità di
riflettere, intendere e agire di un individuo appartiene alla constatazione dei
fatti (SCHNYDER/MURER, op. cit., n. 91 ad art. 369 CC). Al contrario, sapere se
lo stato mentale accertato clinicamente cada sotto la nozione di infermità o
debolezza mentale ai sensi dell'art. 369 cpv. 1 CC (rispettivamente se la
dipendenza da spiritosi soddisfi le esigenze dell'art. 370 CC), oppure se i
suoi effetti comportino un bisogno di protezione o assistenza particolare,
costituisce una questione di diritto che il Tribunale federale rivede
liberamente (DTF 81 II 263; 82 II 274 consid. 2; sentenza 5A_550/2008 del 6
ottobre 2008 consid. 3.1; SCHNYDER/MURER, op. cit., n. 93 ad art. 369 CC).

3.2 La misura tutelare deve rispettare il principio della proporzionalità: essa
deve aver l'efficacia che il caso richiede, ma nel contempo salvaguardare per
quanto possibile la sfera di libertà dell'interessato (DESCHENAUX/STEINAUER,
op. cit., n. 862 pag. 340; Schnyder/Murer, op. cit., n. 162 ad art. 369 CC;
ERNST LANGENEGGER, op. cit., n. 18 e n. 29 segg. ad art. 369 CC). Il fine di
una misura tutelare è di proteggere la persona debole da se stessa e dallo
sfruttamento da parte di terzi. Una misura è pertanto sproporzionata se è
troppo incisiva, ma anche se è troppo debole per raggiungere questo scopo
(sentenze 5A_55/2010 del 9 marzo 2010 consid. 5.1, in SJ 2011 I pag. 130;
5A_550/2008 del 6 ottobre 2008 consid. 4.1, in FamPra.ch 2009 pag. 286; KURT
AFFOLTER, in Basler Kommentar, Zivilgesetzbuch, vol. I, 4a ed. 2010, n. 60 ad
art. 406 CC; MARTIN STETTLER, Représentation et protection de l'adulte, 4a ed.
1997, n. 80 e n. 81).

3.3 Tanto la nozione di bisogno particolare di protezione quanto quella di
proporzionalità dipendono in gran parte dall'apprezzamento dell'autorità
cantonale (SCHNYDER/MURER, op. cit., n. 264 della Parte sistematica prima degli
art. 360-397 CC, n. 103 e n. 159 segg. ad art. 369 CC, nonché n. 225 ad art.
373 CC e la giurisprudenza ivi citata). Riesaminandole, il Tribunale federale
si impone pertanto un certo riserbo; esso non interverrà se non nel caso in cui
i giudici cantonali abbiano omesso di considerare degli elementi determinanti
per il giudizio oppure - al contrario - qualora abbiano erroneamente tenuto
conto di circostanze senza pertinenza (DTF 132 III 97 consid. 1; 130 III 213
consid. 3.1; 130 III 504 consid. 4.1; sentenze 5C.23/2001 del 19 giugno 2001
consid. 4a e 4b in specie sull'esigenza di protezione e di proporzionalità;
5C.119/2001 del 16 luglio 2001 consid. 3a, in RDAT 2002 I n. 50 pag. 333):
sapere se sussista incapacità di provvedere ai propri interessi oppure bisogno
di protezione ed assistenza dipende dalle condizioni di vita personali della
persona in questione, che l'autorità cantonale è meglio in grado di valutare
che non il Tribunale federale (sentenza 5A_726/2008 del 19 dicembre 2008
consid. 3.2, in Pra 2009 n. 53 pag. 350; MARTIN STETTLER, ibid.).

4.
4.1 Avanti al Tribunale federale, come già avanti al Tribunale di appello, il
ricorrente non contesta di avere da anni ormai problemi di dipendenza alcolica,
e nemmeno che ciò esponga lui medesimo e terze persone a gravi rischi. Esprime
dubbi, per contro, circa il rispetto che la misura adottata abbia dei principi
di proporzionalità, sussidiarietà e complementarità.

4.2 In proposito, il Tribunale di appello ha in primo luogo sottolineato la
necessità, per il ricorrente, di un'assistenza e di una protezione durevoli,
ciò che esclude a priori la misura dell'inabilitazione (art. 395 CC),
primariamente intesa a garantire una corretta amministrazione del patrimonio.
Ha in seguito escluso una tutela volontaria, constatando che il ricorrente
rifiuta ogni forma di tutela. Da ultimo, i Giudici cantonali hanno escluso la
misura della curatela (nelle sue varianti di curatela di rappresentanza, art.
392 CC; di amministrazione, art. 393 CC; volontaria, art. 394 CC) in ragione
del fatto che tale misura garantisce unicamente un'assistenza limitata e, di
regola, temporanea. Solo il tutore, a loro giudizio, ha il compito precipuo di
assistere e proteggere l'interdetto in tutti i suoi interessi personali, e solo
il tutore dispone dei mezzi adeguati a tal fine, fino alla misura (estrema) di
chiedere un internamento in un istituto di cura o almeno un trattamento
ambulatoriale. La rete sociale alla quale il ricorrente ritiene di poter far
capo è, secondo i Giudici cantonali, illusoria: i due conoscenti che abitano
rispettivamente lavorano nell'immobile di proprietà del ricorrente hanno
assunto un comportamento perlomeno contraddittorio, incoraggiandolo sì a
sottoporsi a controlli settimanali, ma nel contempo aiutandolo a procurarsi
bevande alcoliche, mentre la figlia si è espressa in favore della misura della
tutela. Né il Tribunale di appello ha creduto alle dichiarazioni di
disponibilità del ricorrente a sottoporsi a controlli settimanali
dell'alcolemia e ad una psicoterapia: nel verbale del 30 novembre 2010 della
CTR 3 si constatava che nel sangue del ricorrente si riscontrava ormai
regolarmente un tasso alcolemico del 4,5 o/oo, sicché non si può parlare di
un'evoluzione favorevole.

4.3 Alla luce dei principi esposti (supra consid. 3) non appare che la sentenza
impugnata violi il diritto federale. È assodato infatti che l'inabilitazione ex
art. 395 CC è primariamente prevista per la gestione degli interessi
patrimoniali della persona interessata (da ultimo DTF 136 III 113 consid.
3.2.1; ERNST LANGENEGGER, op. cit., n. 5 ad art. 395 CC; SCHNYDER/MURER, op.
cit., n. 37 ad art. 395), mentre la curatela ai sensi degli art. 392 segg. CC
costituisce una misura da prendersi essenzialmente in caso d'urgenza e con
riferimento a singole circostanze (da ultimo DTF 138 V 58 consid. 4.1; ERNST
LANGENEGGER, op. cit., n. 12 ad art. 392 CC). Nessuna delle due evocate
alternative garantisce pertanto una protezione ed un'assistenza estese nel
campo e nel tempo. Data l'entità degli interessi economici in gioco (proprietà
immobiliare della moglie del ricorrente e relativi introiti, v. scritto 5
maggio 2010 dell'avv. C.________ alla CTR 3, qui menzionati in applicazione
dell'art. 105 cpv. 2 LTF), la accertata necessità del ricorrente di durevole
assistenza e protezione e l'incontestata violenza di lui, tale da mettere in
pericolo la sicurezza altrui, la misura della tutela si giustifica quale
risultato della combinazione delle tre cause legali (ERNST LANGENEGGER, op.
cit., n. 28 e n. 31 ad art. 369 CC).

4.4 Né la critica ricorsuale conduce a divergente conclusione. Il ricorrente,
tramite il suo nuovo patrocinatore, intende proporre una lettura alternativa
della propria situazione, su base sociologica, al fine di "scardinare
l'istituzione" (quale, non è chiaro). Stigmatizzato il ruolo avuto dal
precedente legale, passato dal ruolo di curatore e alleato del ricorrente a
quello di alleato della figlia di quest'ultimo, posta in evidenza l'accoglienza
ostile riservata al nuovo patrocinatore da parte della propria figlia e del
precedente legale, il ricorrente ritiene che l'intervento del nuovo legale
abbia propiziato l'interruzione della lunga serie di ricoveri in ospedale. Da
ciò egli deriva l'opportunità di considerare misure meno incisive rispetto
all'interdizione.

Esprimendosi in tal modo, tuttavia, il ricorrente propone considerazioni
generiche ed astratte, prive del benché minimo nesso con la puntuale
argomentazione del Tribunale di appello, e del tutto improprie a dimostrare
l'asserita assenza di proporzionalità della misura adottata dai Giudici
cantonali (sulle esigenze di motivazione v. supra consid. 1.2). Peraltro, il
ricorrente nemmeno precisa in cosa debba consistere la "soluzione proposta"
evocata nel ricorso, se non in "un riequilibrio del potere in modo da lasciare
al ricorrente la massima autonomia possibile" che la Corte giudicante non
riesce a sussumere in una delle misure di protezione previste e regolate dal
CC. La critica ricorsuale secondo la quale non sarebbe stata provata
l'inesistenza di misure meno incisive rispetto all'interdizione appare pertanto
priva di motivazione comprensibile.

Pure la critica di accertamento arbitrario dei fatti per non avere il Tribunale
di appello rilevato la menzionata interruzione della lunga serie di ricoveri
subiti dal ricorrente appare del tutto evanescente: un tale accertamento non
risulta dalla sentenza impugnata, né il ricorrente indica in quale circostanza
egli abbia segnalato e fatto confluire negli atti processuali, conformemente
alle applicabili norme di rito, tale circostanza fattuale.

5.
L'esito della discussione delle censure sollevate dal ricorrente evidenziano
che l'appello era - sin dall'inizio - privo di serie probabilità di successo,
contrariamente a quanto sostiene il ricorrente. Per questo motivo deve essere
confermata la decisione del Tribunale di appello di reiezione della domanda di
assistenza giudiziaria.

6.
Ne discende che il ricorso deve essere respinto nella misura della sua
ammissibilità. Pure l'istanza di ammissione all'assistenza giudiziaria per la
sede federale deve essere respinta atteso che il ricorso appariva sin
dall'inizio privo di concrete probabilità di esito favorevole (art. 64 cpv. 1
LTF). La tassa di giustizia, fissata in fr. 500.--, deve essere posta a carico
del ricorrente soccombente (art. 66 cpv. 1 LTF). Non sono dovute ripetibili.

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
La domanda di assistenza giudiziaria del ricorrente è respinta.

3.
Le spese giudiziarie di fr. 500.-- sono poste a carico del ricorrente.

4.
Comunicazione al patrocinatore del ricorrente, al Dipartimento delle
istituzioni del Cantone Ticino, Divisione degli interni, Sezione degli enti
locali, Autorità di vigilanza sulle tutele, e alla I Camera civile del
Tribunale d'appello del Cantone Ticino.

Losanna, 16 aprile 2012

In nome della II Corte di diritto civile
del Tribunale federale svizzero

La Presidente: Hohl

La Cancelliera: Antonini