Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

II. Zivilrechtliche Abteilung, Beschwerde in Zivilsachen 5A.885/2011
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Bundesgericht
Tribunal fédéral
Tribunale federale
Tribunal federal

{T 0/2}
5A_885/2011

Sentenza del 17 gennaio 2013
II Corte di diritto civile

Composizione
Giudici federali von Werdt, Presidente,
Escher, Marazzi,
Cancelliera Antonini.

Partecipanti al procedimento
A.________,
patrocinato dall'avv. Stefano Peduzzi,
ricorrente,

contro

B.________,
patrocinata dall'avv. Romina Biaggi,
opponente.

Oggetto
protezione dell'unione coniugale,

ricorso contro la sentenza emanata l'8 novembre 2011 dalla I Camera civile del
Tribunale d'appello del
Cantone Ticino.

Fatti:

A.
A.________ e B.________ si sono sposati nel 2000. Nel 2002 dalla loro unione è
nata la figlia C.________. I coniugi vivono separati dal 2010.
Adito da B.________ con una domanda di misure a protezione dell'unione
coniugale del 31 dicembre 2010, con sentenza 17 ottobre 2011 il Pretore
aggiunto del distretto di Bellinzona ha autorizzato i coniugi a vivere
separati, ha attribuito l'abitazione coniugale alla moglie, ha affidato la
figlia alla madre e ha condannato A.________ a versare in favore della figlia
un contributo alimentare mensile di fr. 349.90 dal 1° gennaio 2011, di fr.
274.85 dal 1° luglio 2011, di fr. 357.20 dal 1° febbraio 2012, di fr. 395.15
dal 1° agosto 2012 e di fr. 431.15 dal 1° agosto 2013 (assegni familiari non
compresi).

B.
Con appello 28 ottobre 2011 A.________ è insorto alla I Camera civile del
Tribunale d'appello del Cantone Ticino chiedendo, previo conferimento del
gratuito patrocinio, la soppressione del contributo alimentare in favore della
figlia. Con sentenza 8 novembre 2011 la Corte cantonale ha respinto l'appello e
la richiesta di gratuito patrocinio.

C.
Con ricorso in materia civile 16 dicembre 2011 A.________ è insorto al
Tribunale federale chiedendo l'annullamento integrale della sentenza d'appello,
l'annullamento parziale della sentenza pretorile (nella misura in cui
quest'ultima lo condanna al pagamento di contributi alimentari in favore della
figlia) ed il rinvio della causa alla I Camera civile del Tribunale d'appello
per nuovo giudizio. Il ricorrente postula altresì la concessione del gratuito
patrocinio per la sede federale.

Non sono state chieste osservazioni al ricorso.

Diritto:

1.
1.1 Nella misura in cui attacca la reiezione dell'appello, il tempestivo (art.
100 cpv. 1 LTF) ricorso in materia civile, interposto dalla parte soccombente
nella sede cantonale (art. 76 cpv. 1 LTF), è diretto contro una decisione
finale (art. 90 LTF; DTF 133 III 393 consid. 4) emanata su ricorso
dall'autorità ticinese di ultima istanza (art. 75 cpv. 1 e 2 LTF) in una causa
civile (art. 72 cpv. 1 LTF; DTF 133 III 393 consid. 2) di natura pecuniaria
(atteso che la vertenza concerne il contributo di mantenimento in favore della
figlia) il cui valore litigioso supera fr. 30'000.-- (art. 51 cpv. 4 e 74 cpv.
1 lett. b LTF) e si rivela in linea di principio ammissibile.

Il gravame è in linea di principio ammissibile anche nella misura in cui
impugna la reiezione della richiesta di gratuito patrocinio per la procedura di
appello (v. sentenza 5A_182/2012 del 24 settembre 2012 consid. 1).
Per contro, nella misura in cui il ricorrente chiede l'annullamento parziale
della sentenza pretorile e nella misura in cui egli censura tale sentenza, il
suo ricorso si rivela di primo acchito inammissibile in quanto rivolto contro
una decisione che non emana dall'autorità cantonale di ultima istanza (art. 75
cpv. 1 LTF).

1.2 Il ricorso in materia civile ha carattere riformatorio (art. 107 cpv. 2
LTF). Ne segue che in linea di principio il ricorrente deve formulare una
conclusione sul merito della vertenza e non può limitarsi a chiedere
l'annullamento della decisione impugnata (DTF 137 II 313 consid. 1.3 con
rinvii). Le conclusioni riformatorie devono essere precise, vale a dire
indicare esattamente quali modifiche sono richieste (FABIENNE HOHL, Procédure
civile, vol. II, 2a ed. 2010, n. 2871 pag. 510); le conclusioni che hanno per
oggetto una somma di denaro devono inoltre essere quantificate (DTF 134 III 235
consid. 2). Eccezionalmente, basta una conclusione cassatoria (semplice domanda
di annullamento della decisione impugnata o richiesta di rinvio della causa
all'autorità inferiore per nuova decisione) quando il Tribunale federale, in
caso di accoglimento del ricorso, non potrebbe statuire sul merito del litigio
perché mancano i necessari accertamenti di fatto, ma dovrebbe rinviare la causa
all'autorità inferiore (DTF 134 III 379 consid. 1.3; 133 III 489 consid. 3.1).

Nella fattispecie il ricorrente postula l'annullamento integrale della sentenza
d'appello ed il rinvio della causa alla I Camera civile del Tribunale d'appello
per nuovo giudizio, ma non formula alcuna conclusione sul merito della
vertenza.
Dalla lettura delle censure ricorsuali emerge tuttavia che, riguardo al
contributo alimentare per la figlia, il ricorrente rimprovera all'autorità
inferiore di non aver effettuato i necessari accertamenti di fatto relativi al
suo fabbisogno minimo (v. anche infra consid. 3). Un eventuale accoglimento di
tale critica non permetterebbe al Tribunale federale di giudicare esso stesso
nel merito. In questa misura, la conclusione ricorsuale tendente
all'annullamento della sentenza del Tribunale d'appello ed al rinvio della
causa a quest'ultimo per nuova decisione si rivela pertanto eccezionalmente
ammissibile.
Dalla motivazione del gravame emerge inoltre in modo implicito che, riguardo
all'istanza di gratuito patrocinio per la procedura di appello, il ricorrente
chiede la riforma della sentenza cantonale nel senso che tale istanza sia
accolta. Anche su tale punto il Tribunale federale può entrare nel merito del
ricorso (v. sentenza 5A_723/2012 del 21 novembre 2012 consid. 5.3.1 con
rinvii).

1.3 Le decisioni in materia di misure a tutela dell'unione coniugale sono
considerate decisioni cautelari ai sensi dell'art. 98 LTF (DTF 133 III 393
consid. 5.2), motivo per cui il ricorrente può unicamente prevalersi della
violazione di diritti costituzionali. Giusta l'art. 106 cpv. 2 LTF il Tribunale
federale esamina la violazione di questi diritti soltanto se tale censura è
stata sollevata e motivata. Ciò significa che il ricorrente deve indicare in
modo chiaro e dettagliato con riferimento ai motivi della decisione impugnata
in che modo sarebbero stati violati i suoi diritti costituzionali (DTF 135 III
232 consid. 1.2; 133 III 393 consid. 6). Il Tribunale federale fonda inoltre la
sua sentenza sui fatti accertati dall'autorità inferiore (art. 105 cpv. 1 LTF)
e nell'ambito dei ricorsi sottoposti alle limitazioni dell'art. 98 LTF, il
ricorrente può unicamente ottenere la rettifica o il complemento degli
accertamenti di fatto se dimostra una violazione dei suoi diritti
costituzionali da parte dell'autorità cantonale. Gli art. 95, 97 e 105 cpv. 2
LTF non si applicano dunque direttamente, poiché non sono dei diritti
costituzionali (DTF 133 III 393 consid. 7.1; 133 III 585 consid. 4.1). Tuttavia
l'applicazione dell'art. 9 Cost. porta praticamente al medesimo risultato: il
Tribunale federale corregge gli accertamenti di fatto unicamente se sono
arbitrari e hanno un'influenza sull'esito della causa (sentenza 5A_528/2011 del
26 gennaio 2012 consid. 2.1).

Per giurisprudenza invalsa l'arbitrio è ravvisabile solo quando la decisione
impugnata risulti manifestamente insostenibile, in contraddizione palese con la
situazione effettiva, gravemente lesiva di una norma o di un chiaro e
indiscusso principio giuridico o in contrasto intollerabile con il sentimento
di giustizia e di equità. La decisione deve essere inoltre arbitraria anche nel
suo risultato e non solo nella sua motivazione. L'arbitrio non si realizza già
qualora la soluzione proposta con il ricorso possa apparire sostenibile o
addirittura migliore rispetto a quella contestata (DTF 137 I 1 consid. 2.4 con
rinvii). Per lamentare con un'ammissibile censura la violazione del divieto
dell'arbitrio non è segnatamente sufficiente formulare una critica meramente
appellatoria (DTF 136 II 489 consid. 2.8) e contestare la decisione impugnata
come in una procedura d'appello, nella quale l'autorità di ricorso gode di
cognizione libera, opponendo semplicemente la propria opinione a quella del
Tribunale cantonale (DTF 134 II 349 consid. 3).

1.4 Nella misura in cui i documenti allegati al ricorso costituiscono dei mezzi
di prova nuovi (v. in particolare il doc. 4 contenente il piano di lavoro del
ricorrente dal 21 al 27 novembre 2011), essi sono inammissibili in questa sede.
Infatti, secondo l'art. 99 cpv. 1 LTF, possono essere addotti fatti e mezzi di
prova nuovi soltanto se ne dà motivo la decisione dell'autorità inferiore. Tale
condizione non è adempiuta nella fattispecie e lo stesso ricorrente non
pretende il contrario (DTF 133 III 393 consid. 3).

2.
In questa sede sono controversi il contributo alimentare per la figlia (infra
consid. 3) e la concessione del gratuito patrocinio per la procedura di appello
(infra consid. 4).

3.
3.1 Se i coniugi hanno figli minorenni, il giudice chiamato a decidere
l'organizzazione della vita separata prende le misure necessarie secondo le
disposizioni sugli effetti della filiazione (art. 176 cpv. 3 CC). Secondo
l'art. 285 cpv. 1 CC il contributo per il mantenimento deve essere commisurato
ai bisogni del figlio, alla situazione sociale e alle possibilità dei genitori,
e tener conto inoltre della sostanza e dei redditi del figlio, come pure della
partecipazione del genitore che non ha la custodia del figlio alle cure di
costui. Nei procedimenti riguardanti l'obbligo di mantenimento dei figli si
applica la massima inquisitoria (v. abrogato art. 280 cpv. 2 CC ed art. 296
cpv. 1 CPC [RS 272]); essa non esenta tuttavia le parti da una collaborazione
attiva alla procedura (DTF 128 III 411 consid. 3.2.1).

3.2 La Corte cantonale ha confermato il contributo alimentare in favore della
figlia fissato dal Pretore aggiunto, specificando che tale contributo si fonda
su un reddito mensile del marito (di professione cameriere) pari a fr. 3'183.--
fino al 30 giugno 2011, fr. 3'067.15 dal 1° luglio 2011, fr. 3'194.95 dal 1°
febbraio 2012, fr. 3'258.85 dal 1° agosto 2012 e fr. 3'322.75 dal 1° agosto
2013, su un reddito mensile della moglie (di professione infermiera) di fr.
4'648.90, nonché sui fabbisogni minimi mensili del marito di fr. 2'725.35
(comprendenti, tra l'altro, fr. 1'100.-- per le spese di locazione, fr. 235.--
per il premio della cassa malati e fr. 100.-- per le spese di trasporto), della
moglie di fr. 2'752.15 e della figlia di fr. 1'800.--.

3.3 Il ricorrente lamenta un accertamento dei fatti manifestamente inesatto in
merito al calcolo del suo fabbisogno minimo, e più precisamente in relazione
all'onere per la locazione, alle spese dell'assicurazione malattie ed al costo
dell'automobile, con conseguente violazione del suo diritto al minimo vitale.
3.3.1 La Corte cantonale ha confermato il costo dell'alloggio che era stato
riconosciuto al marito dal Pretore aggiunto, ossia fr. 1'100.-- mensili per un
appartamento di due locali e mezzo. Ha considerato che sarebbe manifestamente
iniquo riconoscere una spesa di locazione di fr. 1'478.-- mensili al marito
(pari alla pigione effettiva del suo appartamento di tre locali e mezzo),
quando alla moglie affidataria ed alla figlia è stato riconosciuto un onere
complessivo di fr. 1'337.20 mensili per un alloggio nello stesso luogo di
residenza. Ha poi osservato che il marito non si è confrontato con la
motivazione del Giudice di prime cure secondo la quale un appartamento di due
locali e mezzo è consono ad ospitare padre e figlia in occasione dell'esercizio
del diritto di visita e non ha nemmeno preteso che non sia reperibile sul
mercato un appartamento dignitoso per fr. 1'100.-- mensili.
Il ricorrente sostiene che l'autorità inferiore avrebbe accertato i fatti in
modo manifestamente inesatto considerando che egli potrebbe locare un
appartamento adatto al corretto esercizio del diritto di visita per fr.
1'100.-- mensili. Ribadisce che nel suo fabbisogno minimo andrebbe inserita la
sua pigione effettiva (fr. 1'478.-- mensili) o almeno la pigione pagata dalla
moglie (fr. 1'415.-- mensili, parcheggio compreso).
In linea di principio le spese legate all'esercizio del diritto di visita sono
a carico del genitore che beneficia di tale diritto. La giurisprudenza del
Tribunale federale ha tuttavia stabilito che circostanze particolari possono
giustificare una differente ripartizione di tali spese, a condizione che tale
soluzione appaia equa rispetto alla situazione finanziaria dei genitori e non
porti indirettamente pregiudizio al figlio, ciò che si verificherebbe se i
mezzi indispensabili al suo mantenimento fossero utilizzati per coprire i costi
legati all'esercizio del diritto di visita. Se i genitori versano in situazioni
finanziarie difficili, occorre trovare un equilibrio tra la necessità del
figlio di conservare un contatto con il genitore non affidatario e l'interesse
alla copertura del mantenimento del figlio (sentenze 5A_292/2009 del 2 luglio
2009 consid. 2.3.1.3 con rinvii, in FamPra.ch 2009 pag. 1100; 5C.282/2002 del
27 marzo 2003 consid. 3.2 con rinvii, in FamPra.ch 2003 pag. 677; v. anche
sentenza 5A_679/2011 del 10 aprile 2012 consid. 7.3). In concreto, considerata
la situazione finanziaria delle parti, non si può affermare che la Corte
cantonale sia caduta nell'arbitrio riconoscendo al marito un onere di fr.
1'100.-- mensili per la locazione di un appartamento di due locali e mezzo e
dando in tal modo più importanza al contributo di mantenimento rispetto al
comfort di padre e figlia al momento dell'esercizio del diritto di visita (v.
anche sentenza 5A_292/2009 del 2 luglio 2009 consid. 2.3.1.3, in FamPra.ch 2009
pag. 1100).

Le argomentazioni ricorsuali non permettono di giungere ad una conclusione
differente: affermando in modo apodittico di avere il diritto di poter disporre
di una camera per la figlia - indipendentemente dalla sua situazione
finanziaria - e di poter spendere per la locazione un importo almeno pari a
quello speso dalla moglie, il ricorrente oppone semplicemente la sua opinione a
quella della Corte cantonale, senza nemmeno tentare di far apparire
insostenibile la decisione cantonale. Egli poi nemmeno si confronta con la
motivazione del giudizio impugnato secondo la quale non avrebbe preteso che non
sia reperibile sul mercato un appartamento dignitoso di due locali e mezzo per
fr. 1'100.-- mensili, ma si limita a sostenere in modo generico che spettava
semmai all'opponente sostenere e provare che egli avrebbe avuto la possibilità
di locare un appartamento ad un prezzo inferiore a quello effettivamente
pagato. Inoltre, contrariamente a quanto egli afferma, il fatto che nel suo
appello avesse indicato di "avere il diritto di avere una camera per la figlia
C.________, e quindi di abitare in un appartamento di tre locali e mezzo" non
significa che avesse sufficientemente contestato l'argomento del Pretore
aggiunto secondo il quale un appartamento di due locali e mezzo sarebbe consono
ad ospitare padre e figlia; a ragione il Tribunale d'appello ha quindi valutato
che su questo punto l'appello mancasse di consistenza.

Nella misura in cui è ammissibile, la censura di arbitrario accertamento dei
fatti in relazione all'onere per la locazione si rivela pertanto infondata.
3.3.2 Il Tribunale d'appello ha considerato che il Pretore aggiunto non fosse
caduto in una disparità di trattamento riconoscendo al marito, che in prima
istanza non aveva documentato il suo onere effettivo dell'assicurazione
malattie, lo stesso premio calcolato nel fabbisogno minimo della moglie (fr.
235.-- mensili). La Corte cantonale ha inoltre rilevato che il premio
dell'assicurazione malattie obbligatoria effettivamente a carico del marito
(fr. 324.90 mensili secondo la polizza di assicurazione prodotta in seconda
istanza) prevede una franchigia di fr. 300.-- annui, mentre la franchigia a
carico della moglie assomma a fr. 2'500.-- annui. Non avendo il marito spiegato
perché sarebbe erroneo o iniquo riconoscere ad entrambi i coniugi un'uguale
copertura dei rischi in caso di malattia, la Corte cantonale ha considerato che
anche su questo punto l'appello fosse infondato.

Il ricorrente considera che la Corte cantonale non avrebbe motivato per quale
ragione il marito e la moglie dovrebbero essere costretti a optare per la
medesima scelta fra franchigia alta e premio più basso o franchigia bassa e
premio più alto ed afferma che non vi sarebbe ragione di pretendere che egli
rinunci al diritto di avere una franchigia prevista dalla legge. Inoltre,
l'assicurazione malattie complementare non potendo più essere disdetta per
l'anno 2011, anche il relativo premio avrebbe dovuto essere inserito nel
fabbisogno 2011 del marito. Il Tribunale d'appello avrebbe quindi accertato i
fatti in modo manifestamente inesatto laddove ha ritenuto quale spesa per il
premio di cassa malati del marito soltanto un importo di fr. 235.-- mensili.

Se intesa quale censura della violazione del proprio diritto di essere sentito
(art. 29 cpv. 2 Cost.) cagionata da un'insufficiente motivazione della
decisione cantonale, essa va dichiarata inammissibile per carenza di
motivazione, mancando addirittura la menzione del diritto costituzionale che il
ricorrente riterrebbe leso.

Per il resto, il ricorrente non spiega perché sarebbe insostenibile riconoscere
ad entrambi i coniugi il medesimo premio di cassa malati e non è nemmeno
ravvisabile il motivo per cui la Corte cantonale sarebbe caduta nell'arbitrio
per non aver acriticamente ripreso l'importo risultante dalla polizza
d'assicurazione del marito relativa all'assicurazione malattie obbligatoria e
(per l'anno 2011) complementare (in linea di principio i premi
dell'assicurazione malattie complementare non sono in ogni modo presi in
considerazione nel calcolo del minimo vitale; v. DTF 134 III 323 consid. 3; 129
III 242 consid. 4.1; sentenza 5A_58/2011 del 6 giugno 2011 consid. 3.3.1). Il
ricorrente non soddisfa pertanto le esigenze di motivazione per un'ammissibile
critica degli accertamenti di fatto dell'autorità cantonale. La censura sfugge
così ad un esame di merito.

3.3.3 Sempre con riferimento al fabbisogno del qui ricorrente, la Corte
cantonale ha confermato l'importo di fr. 100.-- mensili fissato dal Giudice di
prime cure per le spese di trasferta. Ha osservato che nel suo appello
quest'ultimo non ha preteso che il rimprovero mossogli dal Pretore aggiunto,
secondo il quale non avrebbe reso verosimile la spesa effettiva salvo per
quanto riguarda l'imposta di circolazione (fr. 638.-- annui) e l'assicurazione
obbligatoria del veicolo (fr. 601.30 annui), fosse infondato. Neanche in
seconda istanza egli ha del resto reso verosimili gli esborsi effettivi per il
veicolo, limitandosi ad affermare che secondo "la normale esperienza della
vita" i costi d'esercizio di un'automobile ammontano ad almeno fr. 400.-- o
500.-- mensili, né ha reso verosimili la distanza dal domicilio al posto di
lavoro e la necessità di dover sistematicamente usare l'automobile due volte al
giorno.
Il ricorrente non pretende di aver in realtà reso verosimile un costo
dell'automobile più elevato, ma afferma che il Tribunale d'appello, dovendo
accertare i fatti d'ufficio, avrebbe dovuto chiedere la produzione della
necessaria documentazione o perlomeno procedere ad una ragionevole valutazione
del costo complessivo dell'automobile, tenendo conto della comune esperienza
della vita. Tuttavia, come già spiegato (v. supra consid. 3.1), se nell'ambito
della fissazione del contributo di mantenimento per i figli si applica la
massima inquisitoria, al ricorrente incombeva comunque indicare al giudice i
fatti di causa ed i mezzi di prova disponibili (DTF 128 III 411 consid. 3.2.1).
La censura si appalesa pertanto infondata.

3.4 Ne segue che la critica ricorsuale di arbitrario accertamento dei fatti nel
calcolo del fabbisogno minimo del marito si rivela infondata nella misura della
sua ammissibilità. In tali condizioni non occorre esaminare la censura di
"violazione del diritto al minimo vitale", censura che è comunque
insufficientemente motivata dato che il ricorrente si limita ad apoditticamente
formulare il suo rimprovero senza soddisfare le esigenze poste dall'art. 106
cpv. 2 LTF.

4.
4.1 Riguardo alla richiesta di gratuito patrocinio per la procedura di seconda
istanza, il ricorrente afferma che - contrariamente a quanto stabilito dalla
Corte cantonale - il suo appello non appariva destituito di possibilità di
successo fin dall'inizio: dato che su ben tre punti del calcolo del suo minimo
vitale il Pretore aggiunto avrebbe accertato costi inferiori a quelli
effettivamente sostenuti, la vertenza meritava di essere sottoposta ad un grado
superiore di giudizio. Il ricorrente sostiene inoltre che, essendo l'oggetto
della controversia una questione di vitale importanza per il padre e per la
figlia, le esigenze in materia di gratuito patrocinio dovrebbero essere meno
severe.

4.2 La censura si appalesa inammissibile. Il ricorrente non menziona infatti
alcuna norma di diritto costituzionale che sarebbe stata violata dall'autorità
cantonale, contrariamente a quanto richiesto dall'art. 106 cpv. 2 LTF. Inoltre,
quand'anche si volesse ritenere che il ricorrente avesse inteso invocare la
violazione dell'art. 29 cpv. 3 Cost. oppure un'applicazione arbitraria (art. 9
Cost.) degli art. 117 segg. CPC, la censura dovrebbe nondimeno essere
dichiarata inammissibile, perché priva di una sufficiente motivazione. Egli,
infatti, si limita a sottolineare l'importanza della vertenza ed il fatto che
quest'ultima fosse meritevole di essere sottoposta ad un grado superiore di
giudizio, ma non tenta di dimostrare in che modo i predetti diritti
costituzionali sarebbero stati in concreto disattesi.

5.
Da quanto precede discende che il ricorso va respinto nella misura della sua
ammissibilità. Pure la domanda di assistenza giudiziaria va respinta, a
prescindere dall'asserita indigenza del ricorrente, atteso che il ricorso non
aveva fin dall'inizio probabilità di successo (art. 64 cpv. 1 LTF). Le spese
giudiziarie seguono la soccombenza (art. 66 cpv. 1 LTF). Non si assegnano
ripetibili all'opponente che, non invitata ad esprimersi sul ricorso, non è
incorsa in spese della sede federale.

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
La domanda di assistenza giudiziaria del ricorrente è respinta.

3.
Le spese giudiziarie di fr. 1'500.-- sono poste a carico del ricorrente.

4.
Comunicazione ai patrocinatori delle parti e alla I Camera civile del Tribunale
d'appello del Cantone Ticino.

Losanna, 17 gennaio 2013

In nome della II Corte di diritto civile
del Tribunale federale svizzero

Il Presidente: von Werdt

La Cancelliera: Antonini