Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

Strafrechtliche Abteilung, Beschwerde in Strafsachen 6B.1012/2015
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Bundesgericht
Tribunal fédéral
Tribunale federale
Tribunal federal

[8frIR2ALAGK1]     
{T 0/2}
                   
6B_1012/2015

Sentenza del 25 ottobre 2016

Corte di diritto penale

Composizione
Giudici federali Denys, Presidente,
Eusebio, Jametti,
Cancelliere Gadoni.

Partecipanti al procedimento
A.________,
patrocinato dall'avv. dott. Elio Brunetti,
ricorrente,

contro

1. Ministero pubblico del Cantone Ticino, Palazzo di giustizia, via Pretorio
16, 6901 Lugano,
2. B.________,
patrocinata dall'avv. Maria Galliani,
opponenti.

Oggetto
Violenza carnale, ripetuto sequestro di persona, rapimento, arbitrio, diritto
di essere sentito,

ricorso in materia penale contro la sentenza emanata il 21 maggio 2015 dalla
Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino.

Fatti:

A. 
Con sentenza del 28 marzo 2014 la Corte delle assise criminali ha riconosciuto
A.________ autore colpevole dei reati di violenza carnale, tentata coazione
sessuale, sequestro di persona e rapimento, commessi il 27 giugno 2010 nei
confronti di B.________, con la quale intratteneva una relazione. Egli è stato
per contro prosciolto dalle imputazioni di sequestro di persona e rapimento
riguardo a un altro punto dell'atto di accusa, nonché di lesioni semplici. È
quindi stato condannato alla pena detentiva di quattro anni e sei mesi, da
dedursi il carcere preventivo sofferto, ed a versare all'accusatrice privata
fr. 20'000.-- a titolo di riparazione del torto morale. La Corte di primo grado
ha inoltre riconosciuto, nel principio, il risarcimento del danno e delle spese
legali, rinviando l'accusatrice privata al foro civile per la relativa
quantificazione.

B. 
Con sentenza del 21 maggio 2015 la Corte di appello e di revisione penale
(CARP) ha parzialmente accolto sia l'appello dell'imputato sia l'appello
incidentale del Procuratore pubblico contro il giudizio di primo grado. Ha
dichiarato A.________ autore colpevole di violenza carnale, di sequestro di
persona e rapimento (per entrambi i punti dell'atto di accusa),
prosciogliendolo invece dalle imputazioni di tentata coazione sessuale e di
lesioni semplici. La Corte cantonale ha ridotto la pena detentiva a tre anni e
sei mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto. Ha per il resto
sostanzialmente confermato il giudizio della prima istanza.

C. 
A.________ impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al
Tribunale federale, chiedendo in via principale di proscioglierlo da tutte le
imputazioni, di respingere l'appello incidentale del Procuratore pubblico e di
ordinare il dissequestro di tutto quanto posto sotto sequestro. Postula inoltre
che gli sia riconosciuta un'indennità ai sensi dell'art. 429 CPP e che gli
oneri processuali di entrambe le istanze cantonali siano posti a carico dello
Stato. In via subordinata, chiede che la sentenza impugnata sia annullata e gli
atti rinviati alla Corte cantonale per una nuova decisione sulla base delle
considerazioni del Tribunale federale. Il ricorrente fa valere la violazione
del diritto federale.
Non sono state chieste osservazioni sul gravame.

Diritto:

1. 
Presentato dall'imputato, che ha partecipato alla procedura dinanzi alla
precedente istanza, le cui conclusioni sono state sostanzialmente disattese
(art. 81 cpv. 1 lett. a e b n. 1 LTF), e diretto contro una decisione finale
(art. 90 LTF) resa in materia penale (art. 78 cpv. 1 LTF) da un'autorità di
ultima istanza cantonale (art. 80 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale è
tempestivo (art. 100 cpv. 1 LTF) e sotto i citati aspetti ammissibile.

2.

2.1. Con riferimento alle questioni pregiudiziali, il ricorrente lamenta la
violazione del diritto di essere sentito per il fatto che la Corte cantonale
non ha disposto la trascrizione dattiloscritta della cartella clinica
manoscritta dello psichiatra dott. C.________ e degli appunti (pure
manoscritti) della psicologa D.________. Sostiene che questi documenti
sarebbero soltanto parzialmente leggibili e non avrebbero quindi potuto essere
sottoposti ad un perito di parte per essere esaminati. Secondo il ricorrente,
la CARP avrebbe inoltre dovuto accogliere la sua richiesta di rinviare, o
subordinatamente sospendere, il dibattimento al fine di meglio visionare tali
appunti e di sottoporli ad un parere specialistico.

2.2. La Corte cantonale ha ritenuto non necessaria la trascrizione delle note
dello psichiatra e della psicologa della vittima. Ha ribadito che, come già
esposto in due sue precedenti ordinanze, gli scritti dei due terapeuti erano
leggibili, pur con le maggiori difficoltà che comporta la lettura di documenti
manoscritti rispetto a quelli dattiloscritti. Ha ritenuto che, quand'anche
alcune parole non fossero di facile interpretazione, i testi erano utilizzabili
nei loro punti principali, tant'è che il difensore vi ha fatto precisi
riferimenti nella sua arringa. In questa sede, il ricorrente si limita a
ribadire genericamente la sua richiesta di trascrizione dattiloscritta, ma non
spiega in quali specifici punti i manoscritti non sarebbero leggibili. In
particolare, non indica le pagine delle note o le date delle consultazioni che
sarebbero indecifrabili e che potrebbero essere di rilievo per l'esito del
giudizio. Il ricorrente disattende inoltre che agli atti è pure stato ammesso
un riassunto dattiloscritto degli appunti redatto dalla psicologa, il quale
poteva essere utile alla loro comprensione. D'altra parte, riguardo alla
personalità della vittima, la Corte cantonale non si è fondata su tali note, ma
ha piuttosto richiamato le dichiarazioni dei terapeuti rilasciate nel corso del
procedimento penale. Il ricorrente non spiega, con una motivazione conforme
alle esigenze degli art. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF, per quali ragioni le
suddette dichiarazioni ed eventualmente i punti essenziali dei manoscritti non
sarebbero sufficienti per valutare la personalità di B.________ (cfr., sulle
esigenze di motivazione del gravame, DTF 134 II 244 consid. 2.1; 133 II 249
consid. 1.4).

2.3. Quanto alla domanda di rinvio del dibattimento d'appello per meglio
visionare gli appunti della psicologa D.________, la Corte cantonale ha
respinto la richiesta, rilevando che i documenti sono giunti al difensore il 20
aprile 2015, quindi tre giorni prima dell'inizio del processo, la cui fase
istruttoria si è protratta sino al 4 maggio 2015, con delle interruzioni dal 28
aprile al 3 maggio 2015. La CARP ha considerato che gli appunti non erano
voluminosi e che il tempo a disposizione era sufficiente per esaminarli ed
eventualmente sottoporli ad un esperto di parte.
Il ricorrente adduce che la durata del dibattimento era inizialmente prevista
per soli due giorni, con un giorno di riserva; né sarebbe stata prevedibile
l'interruzione dal 28 aprile al 3 maggio 2015, disposta soltanto il 27 aprile
2015. Egli sostiene che sette giorni (di cui solo cinque lavorativi) sarebbero
stati insufficienti per esaminare gli appunti e sottoporli ad un esperto, tanto
più che occorreva anche preparare l'arringa. Tuttavia, con questa
argomentazione il ricorrente non sostanzia un eccesso o un abuso del potere di
apprezzamento della CARP nel respingere la richiesta di rinvio del
dibattimento. Egli si fonda infatti, a torto, sulla disponibilità di soli sette
giorni, omettendo di considerare il periodo di interruzione del dibattimento
comunque utilizzabile per eventualmente approfondire gli appunti in questione.

2.4. Richiamando la necessità di sottoporre i citati appunti ad un parere
specialistico e ribadendo la richiesta di una perizia scientifica sulla
credibilità della vittima, il ricorrente mette sostanzialmente in dubbio
l'affidabilità delle dichiarazioni da lei rilasciate. La CARP ha reputato
superflue le prove prospettate dal ricorrente, ritenendo che agli atti erano
già disponibili tutti gli elementi per valutare compiutamente la credibilità
delle parti. Ha quindi respinto le prove sulla base di un apprezzamento
anticipato della loro irrilevanza, esaminando in modo approfondito tali
elementi nel merito del suo giudizio. La garanzia del diritto di essere sentito
non impedisce infatti all'autorità cantonale di procedere a un apprezzamento
anticipato delle prove richieste e di rinunciare ad assumerle se è convinta che
non possono condurla a modificare il suo giudizio. Nell'ambito di questa
valutazione, le spetta un vasto margine di apprezzamento e il Tribunale
federale interviene solo in caso di arbitrio (DTF 141 I 60 consid. 3.3; 136 I
229 consid. 5.3 e rinvii). La valutazione della credibilità delle parti
concerne il merito del giudizio e sarà pertanto esaminata nel seguito, nella
misura in cui le relative censure ricorsuali adempiono le esigenze di
motivazione degli art. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF.

3.

3.1. Sempre nell'ambito degli aspetti pregiudiziali, il ricorrente critica la
mancata audizione del dott. E.________ e del dott. F.________, di cui ha
prodotto due pareri nel procedimento d'appello. La Corte cantonale ha ammesso
l'acquisizione agli atti dei pareri, rifiutando però la richiesta di
interrogare i medici. Ha ritenuto il loro esame in sede dibattimentale
superfluo per il giudizio, esaminando comunque puntualmente le loro prese di
posizione scritte e gli aspetti sollevati, vale a dire gli asseriti problemi di
erezione del ricorrente e la sua personalità. Sarebbe pertanto spettato al
ricorrente dimostrare, con una motivazione conforme agli art. 42 cpv. 2 e 106
cpv. 2 LTF, per quali ragioni le considerazioni esposte al riguardo dai giudici
cantonali sarebbero manifestamente insostenibili e un interrogatorio dei medici
al dibattimento avrebbe potuto mutare l'esito della sentenza.

3.2. Il ricorrente ribadisce inoltre la richiesta di richiamare
dall'assicurazione gli annunci d'infortunio e i rapporti relativi agli
incidenti della vittima a seguito del suo consumo eccessivo di alcool. La
questione concerne nuovamente l'apprezzamento anticipato dell'irrilevanza della
prova. Come rettamente rilevato dalla precedente istanza, è incontestata la
circostanza secondo cui, prima dei fatti incriminati, a seguito degli abusi
etilici l'accusatrice privata è caduta in più occasioni, ferendosi. Il
ricorrente non sostanzia al riguardo arbitrio alcuno e non rende quindi nemmeno
ravvisabile una violazione del suo diritto di essere sentito in relazione con
il diniego del richiamo dei documenti assicurativi. In simili condizioni, la
prova può essere ritenuta superflua, siccome riguarda fatti già dati per
accertati.

3.3. Egli critica poi la mancata estromissione dall'incarto di appunti
manoscritti da lui redatti e destinati al suo primo difensore, che aveva in
seguito rinunciato al mandato. La Corte cantonale ha estromesso una lettera
datata 28 giugno 2010, chiaramente indirizzata al proprio legale, ma non gli
appunti che apparivano come semplici note e non come scritti destinati
all'avvocato. In questa sede, il ricorrente sostiene che anche gli appunti
avrebbero dovuto essere estromessi dall'incarto, trattandosi di comunicazioni
tra l'imputato e il difensore. Non sostanzia tuttavia un interesse
giuridicamente protetto, pratico ed attuale a contestare dinanzi al Tribunale
federale la mancata estromissione del documento (cfr. DTF 136 I 274 consid. 1.3
e rinvii). Egli non dimostra in-fatti di avere subito un pregiudizio dal fatto
che gli appunti sono rimasti nell'incarto, in particolare perché sarebbero
stati considerati quale elemento a suo carico nell'ambito del giudizio di
colpevolezza. Questa circostanza non è del resto ravvisabile in concreto. La
questione riveste quindi una portata essenzialmente teorica e non deve essere
esaminata oltre.

4.

4.1. Il ricorrente rimprovera alla Corte cantonale di essere incorsa
nell'arbitrio per avere ritenuto i suoi cambiamenti di versione relativi al
primo incontro con la vittima (all'inizio del 2010) alla stregua di indizi
della sua scarsa affidabilità. Tali puntualizzazioni sono state ravvisate nel
fatto ch'egli non avrebbe più parlato ai dibattimenti di una donna poco lucida,
ma piuttosto un po' aggressiva nei confronti dell'amico del ricorrente presente
in quell'occasione, come pure nella circostanza secondo cui egli non avrebbe
avuto in quel primo incontro un rapporto sessuale completo, ma soltanto un
avvio, non portato a termine per i suoi problemi fisici. Secondo il ricorrente
si tratterebbe di aspetti ritenuti marginali dalla stessa CARP, che non
costituirebbero cambiamenti di versione, ma semplici precisazioni, peraltro
nemmeno smentite dalle dichiarazioni dell'accusatrice privata.

4.2. La questione della credibilità delle parti è stata valutata dalla CARP
essenzialmente con riferimento alla descrizione dei fatti incriminati, avvenuti
il 27 giugno 2010 (cfr. sentenza impugnata, pag. 59 segg., pag. 110 segg.). Al
riguardo, i precedenti giudici hanno ritenuto credibile la versione della
vittima, rilevando altresì ch'essa risultava confortata da numerosi elementi
oggettivi e dalle dichiarazioni dei testimoni. Le esposte puntualizzazioni del
ricorrente, riguardanti l'inizio della relazione di coppia (cinque mesi prima
dei reati), non hanno per contro assunto un peso decisivo per il giudizio di
colpevolezza. La questione di sapere se esse costituiscano cambiamenti di
versione o semplici precisazioni non riveste quindi un'importanza determinante
per l'esito del procedimento (cfr. art. 97 cpv. 1 LTF). La censura non è di
conseguenza idonea a fare ritenere arbitraria la conclusione della CARP che,
con particolare riferimento alle dichiarazioni relative allo svolgimento dei
fatti rilevanti oggetto del procedimento penale, ha ritenuto credibile la
vittima (non per contro il ricorrente). In tali circostanze, asserendo che le
citate puntualizzazioni non permetterebbero di sminuire la sua affidabilità, il
ricorrente non dimostra che la decisione impugnata, basata su una valutazione
complessiva, sarebbe arbitraria nel suo risultato (cfr., sulla nozione di
arbitrio, DTF 138 I 49 consid. 7.1 e rinvii).

4.3. Nelle pagine da 59 a 69 del gravame, il ricorrente si esprime ancora sugli
inizi della relazione sentimentale e sulla vita sessuale della coppia. Si
limita tuttavia a ripercorrere determinati passaggi del giudizio impugnato,
adducendo puntualizzazioni e critiche di carattere generale all'indirizzo della
Corte cantonale, rimproverandole di avere disapprovato la sua linea difensiva.
Evidenzia in particolare i comportamenti disinibiti dell'accusatrice privata in
materia sessuale e il fatto che al dibattimento di appello avrebbe mostrato una
certa reticenza ad ammetterli. Contesta la spiegazione data quale possibile dai
giudici cantonali, che l'hanno ritenuta giustificabile per il tempo trascorso,
il lavoro di recupero della stabilità emotiva e con la maggiore difficoltà ad
ammettere i propri problemi di fronte a una Corte composta di dieci persone
piuttosto che in un interrogatorio dinanzi al magistrato inquirente. Il
ricorrente non fa tuttavia valere che al dibattimento d'appello determinate
dichiarazioni dell'accusatrice privata sarebbero manifestamente in contrasto
con altre rilasciate in occasione di precedenti verbali d'interrogatorio e non
sostanzia quindi arbitrio alcuno.

5.

5.1. Il ricorrente contesta la credibilità dell'accusatrice privata sostenendo
che la CARP a torto avrebbe ritenuto irrilevanti le sue contraddittorie e
incongruenti dichiarazioni e si sarebbe espressa senza avere alcuna qualifica
su questioni di natura medica. Richiamando le sentenze pubblicate in DTF 129 I
49 e in DTF 128 I 81 e la sentenza 6B_539/2010 del 30 maggio 2011 (in: SJ 2012
I pag. 293), il ricorrente sostiene che la precedente istanza non avrebbe
esaminato le dichiarazioni della vittima in modo conforme alla giurisprudenza
del Tribunale federale. Rimprovera in particolare ai giudici cantonali di avere
omesso di verificare preliminarmente se l'accusatrice privata poteva rilasciare
le dichiarazioni contro di lui anche in assenza di un vissuto reale. A suo
dire, oltre alla versione della vittima, esisterebbero ipotesi alternative
altrettanto plausibili, come per esempio quella, da lui addotta a conclusione
delle sue argomentazioni, di una possibile distorsione cognitiva
dell'interessata.

5.2. Il richiamo delle citate decisioni non è pertinente, giacché esse si
riferiscono alla valutazione di una perizia psicologica sulla credibilità di
una testimonianza. In concreto una simile perizia non è stata eseguita e la
credibilità della vittima è stata valutata dai giudici cantonali in modo
autonomo sulla base dell'insieme degli elementi disponibili. Tale esame compete
infatti innanzitutto al giudice, che è tenuto a fare capo a rapporti peritali
soltanto quando circostanze particolari lo giustificano (DTF 129 I 49 consid.
4). Il generico richiamo del ricorrente ai principi metodologici applicabili
alle perizie di credibilità non rende pertanto ravvisabile arbitrio alcuno
nella fattispecie. Né è sufficiente prospettare  "un'altra ipotesi alternativa
altrettanto plausibile", non risultando arbitrio dal semplice fatto che anche
un'altra soluzione potrebbe entrare teoricamente in linea di conto. Per
motivare una violazione dell'art. 9 Cost. non basta infatti criticare
semplicemente la decisione impugnata contrapponendole una versione propria, ma
occorre piuttosto dimostrare per quale motivo l'accertamento dei fatti o la
valutazione delle prove sono manifestamente insostenibili, si trovano in chiaro
contrasto con la fattispecie, si fondano su una svista manifesta o
contraddicono in modo urtante il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF
138 I 49 consid. 7.1 e rinvii; 129 I 8 consid. 2.1).

6.

6.1. Sempre con riferimento alla credibilità dell'accusatrice privata, alle
pagine da 26 a 59 del ricorso, il ricorrente contesta il giudizio cantonale
evidenziando la personalità emotivamente instabile dell'accusatrice privata
(disturbo borderline), il suo ripetuto abuso di alcool e il consumo di cocaina.
Rimprovera in sostanza alla CARP di avere ritenuto ininfluenti tali aspetti,
nonostante il contenuto dei referti specialistici in senso contrario,
considerando a torto come generici e teorici i rapporti dei propri consulenti.

6.2.

6.2.1. Tuttavia, sia il disturbo di tipo borderline dell'accusatrice privata
sia il suo alcolismo e il suo consumo di cocaina (quest'ultimo comunque
limitato a poche occasioni isolate nel 2010) sono stati riconosciuti e presi in
considerazione dalla Corte cantonale, la quale si è confrontata in modo
approfondito con la sua personalità. Ha rilevato che dalle testimonianze dello
psichiatra dott. C.________ e della psicologa D.________ emergeva una
personalità in linea con quella risultante dalla lettura dei vari verbali
d'interrogatorio dell'accusatrice privata e con quella che la CARP medesima ha
potuto direttamente constatare all'audizione in sede di dibattimento d'appello.
Ha quindi escluso l'esistenza di elementi caratteriali oggettivi idonei a
mettere in discussione la valenza delle sue dichiarazioni. La CARP ha altresì
esaminato in maniera precisa ed articolata la questione dell'incidenza
dell'alcool assunto la sera dei fatti, vagliando in tale contesto i pareri dei
consulenti di parte e spiegando le ragioni per cui essi non fornivano elementi
concreti idonei ad inficiare la credibilità della vittima (cfr. sentenza
impugnata, pag. 142 segg.). Ha negato che la sua ricostruzione degli eventi
potesse essere viziata da un'errata lettura dei fatti, da ricordi falsati o da
allucinazioni causate dall'abuso di alcool associato ai farmaci assunti e ai
suoi problemi psicologici. Ha rilevato che B.________ non era in quel momento
tanto ubriaca da non riuscire a capire cosa stesse succedendo, da collocare
cronologicamente il rapporto sessuale in maniera errata o da essersi creata una
storia di violenza sessuale completamente disconnessa dalla realtà.
La Corte cantonale ha segnatamente considerato che la vittima aveva acquisito
una certa assuefazione al consumo di alcool e di medicamenti, sicché gli
effetti di tali sostanze su di lei erano diversi rispetto alle persone che
normalmente non ne fanno uso. Ha inoltre accertato che quella sera non aveva
mescolato bevande alcoliche, limitandosi a bere del vino rosso senza combinarlo
con superalcolici. La precedente istanza al riguardo si è fondata sulle
dichiarazioni dello stesso ricorrente, che aveva riconosciuto come in
quell'occasione la vittima non aveva bevuto molto; il suo comportamento era
rimasto entro i limiti e non presentava segni di annebbiamento mentale, essendo
riuscita a percorrere, senza cadere nonostante i tacchi alti, il tratto fino
all'autovettura, nonché le scale dell'appartamento ed a sostenere sia in auto
sia in cucina, per circa un'ora, una normale conversazione. A sostegno di ciò
la Corte cantonale ha richiamato le deposizioni dei testi G.________ e
H.________, i quali avevano riferito che la vittima aveva certo bevuto, ma non
era completamente ubriaca, non barcollava e parlava normalmente. Ha inoltre
rilevato che i messaggi scritti dall'accusatrice privata a I.________ il
mattino del 27 giugno 2010, a partire dalle 08:25, non denotavano alcun tipo di
annebbiamento mentale: l'amica stessa ha riferito di averla sentita spaventata,
ma perfettamente in grado di formulare le proprie richieste. I giudici
cantonali hanno poi ritenuto che lo stato di lucidità risultava anche dal suo
comportamento al momento della sveglia, programmando la modalità migliore per
avvertire la polizia, fingendo di fare colazione lasciando scorrere l'acqua del
lavandino e strusciando il sacchetto del pane per non destare sospetti nel
ricorrente. Hanno altresì richiamato il contenuto della registrazione della
telefonata alla centrale di polizia, il fatto che gli agenti intervenuti non
hanno notato sintomi di ebrietà, nonché la deposizione nello stesso senso della
dott. J.________ che ha accolto la vittima al pronto soccorso alle ore 09:36.
La Corte cantonale ha ritenuto che sulla base di queste prove non vi erano
elementi che permettessero anche solo di ipotizzare che l'accusatrice privata,
sulla scorta di un'alterazione delle sue capacità percettive o mnemoniche
dovuta all'abuso di alcool, avesse potuto fornire, in buona fede o meno, una
versione dei fatti fallace: le sue dichiarazioni sono state considerate come
lineari e dettagliate, prive di vuoti mnemonici e pertanto credibili, al punto
da potere escludere con certezza un'alterazione della realtà da parte
dell'interessata.

6.2.2. Il ricorrente non si confronta puntualmente, con una motivazione
specifica conforme alle esigenze degli art. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF, con
tali accertamenti e valutazioni, esposti dalla Corte cantonale ai considerandi
da 87 a 95 del giudizio impugnato. Non spiega, con chiarezza e precisione,
perché sarebbero in evidente contrasto con gli atti o manifestamente
insostenibili e di conseguenza arbitrari, ma si limita a criticare in modo
appellatorio il giudizio impugnato, esponendo il proprio diverso parere,
riportando stralci di verbali d'interrogatorio, passaggi dei rapporti dei suoi
consulenti, estratti di foglietti illustrativi di medicamenti. Né egli si
confronta con l'insieme degli elementi considerati dalla Corte cantonale,
dimostrando l'arbitrarietà della conclusione secondo cui le dichiarazioni della
vittima erano credibili.
Il ricorrente insiste sui pareri dei propri consulenti, che sarebbero a suo
dire fondati su dati concreti ed oggettivi e non permetterebbero di ritenere la
versione della vittima più plausibile rispetto a quella da lui fornita. Sarebbe
a suo avviso  "incontestabile che il racconto di B.________ in merito alla
presunta e contestata violenza sessuale non ha trovato riscontro negli atti di
causa". Rimprovera inoltre alla vittima un  "concreto comportamento tendente al
contrasto, alla provocazione e alla vendetta". Il ricorrente disattende
tuttavia che i suoi consulenti non hanno eseguito un esame clinico della
vittima e delle sue capacità percettive, che i loro pareri si fondano
sull'esame di quella parte dell'incarto da lui sottopostagli, che la
prospettata distorsione cognitiva non è stata accertata e che non vi sono
nemmeno accertamenti vincolanti relativi a un preteso comportamento "di
provocazione e vendetta". Omette inoltre di considerare che il giudizio sulla
credibilità dell'accusatrice privata è fondato non soltanto sulle sue
dichiarazioni, costanti, coerenti e lineari nei vari verbali (diversamente da
quelle del ricorrente), ma anche sulla circostanza che le stesse erano
confortate da altri elementi, quali le deposizioni di testimoni, i riscontri
medici delle lesioni subite, le lacerazioni degli indumenti e la rottura
dell'orologio da polso.

6.3. Secondo il ricorrente, la Corte cantonale sarebbe incorsa nell'arbitrio
per essersi fondata sullo scritto del 2 maggio 2015 dello psichiatra dott.
C.________ che, esprimendosi sul parere del consulente della difesa dott.
K.________, avrebbe precisato come l'accusatrice privata non era affetta da
etilismo cronico, bensì da un abuso compulsivo episodico di etile. Adduce poi
che questa considerazione sarebbe sprovvista di un supporto probatorio e
contrasterebbe con quanto attestato dalla psicologa D.________, che aveva
rilevato un abuso  "quotidiano" di alcool.
Contrariamente all'opinione del ricorrente, le dichiarazioni dello psichiatra
non possono essere ritenute destituite di fondamento probatorio, ove solo si
consideri che il medico aveva in cura l'accusatrice privata dal 2009 e pertanto
ne conosceva bene lo stato di salute. D'altra parte, nemmeno la psicologa
D.________, nel verbale d'interrogatorio citato dal ricorrente, ha parlato di
etilismo cronico. Ha sì accennato ad un abuso di alcool che si produceva
quotidianamente la sera, riferendosi però unicamente al periodo da
aprile-maggio 2010, fino al momento dei fatti (27 giugno 2010). Non vi sono
quindi contraddizioni manifeste tra le dichiarazioni dei medici curanti
relativamente ai problemi alcolici della vittima.
La Corte cantonale ha peraltro accertato che al momento dei fatti, ma già da
tempo e in maniera sempre più frequente, l'accusatrice privata faceva uso
smodato di bevande alcoliche e che tali eccessi erano limitati alle ore serali
e notturne, conducendo di giorno una vita sociale e lavorativa normale. Il
ricorrente non si confronta specificatamente con questo accertamento, non
censurato d'arbitrio con una motivazione conforme alle esigenze degli art. 42
cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF. Nella misura in cui è ammissibile, la censura è quindi
infondata.

6.4. Egli sostiene che la CARP sarebbe incorsa nell'arbitrio perché avrebbe
accertato la lucidità mentale dell'accusatrice privata al momento dei fatti
fondandosi solo sulla circostanza che, rientrando dalla grigliata presso il
dott. G.________, era riuscita a camminare senza cadere ed a sostenere una
normale conversazione. Rimprovera inoltre alla precedente istanza di non avere
considerato che, dopo avere lasciato la casa del dott. G.________,
l'accusatrice privata ha ancora consumato alcool, bevendo con lui la bottiglia
di vino sottratta alla festa.
In realtà, la Corte cantonale ha escluso una percezione alterata della realtà
da parte della vittima, fondandosi come visto su una serie di elementi valutati
globalmente (cfr. consid. 6.2). In particolare ha pure ricordato che il
ricorrente stesso aveva riconosciuto come quella sera la compagna non aveva
bevuto molto. Contrariamente alla tesi ricorsuale, la CARP ha anche tenuto
conto del fatto che, dopo il rientro dalla festa presso il dott. G.________, la
vittima aveva ancora assunto dell'alcool, accertando tuttavia che si trattava
al massimo di un paio di bicchieri di vino (sempre rosso). Questo accertamento
corrisponde sostanzialmente a quanto dichiarato anche dal ricorrente (cfr.
sentenza impugnata, pag. 65). Esso non è censurato d'arbitrio con una
motivazione conforme alle esposte esigenze e risulta quindi vincolante per il
Tribunale federale (cfr. art. 105 cpv. 1 LTF).

7.

7.1. Alle pagine da 70 a 75 del gravame il ricorrente espone delle risultanze
dell'inchiesta che confermerebbero a suo dire la credibilità della sua
versione. Sostiene che agli agenti della polizia, l'accusatrice privata sarebbe
stata annunciata come vittima di un'aggressione e non di una violenza carnale o
di una tentata coazione. Questa circostanza sarebbe stata ignorata dalla CARP,
che avrebbe pure ammesso a torto la lucidità della vittima, allorquando il
rapporto della polizia attesterebbe per contro uno stato di forte agitazione.
Evidenzia il fatto che la visita ginecologica non avrebbe rilevato lesioni
riconducibili ad una violenza carnale, mentre la documentazione fotografica
sarebbe stata allestita soltanto il 28 giugno 2010, in occasione della visita
medico-legale con la collaborazione del dott. L.________, le cui conclusioni
non avvalorerebbero la versione della vittima.

7.2. Con queste argomentazioni generiche, il ricorrente si limita ad esporre in
maniera appellatoria la propria opinione, senza confrontarsi puntualmente con i
considerandi del giudizio impugnato spiegando, con una motivazione conforme
agli art. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF, in cosa consisterebbe l'arbitrio. La CARP
ha infatti riportato nel proprio giudizio i punti principali del rapporto del
perito giudiziario, secondo cui il complesso dei fatti è compatibile con una
congiunzione carnale violenta, pur non essendovi prova scientifica del momento
in cui è avvenuta la colluttazione, che potrebbe anche essere stata successiva
alla congiunzione carnale, la quale a sua volta poteva anche essere avvenuta in
maniera consensuale (cfr. sentenza impugnata, consid. 38, in particolare pag.
55 e consid. 58). La precedente istanza ha inoltre rilevato che la vittima
aveva comunque accennato, seppure vagamente, ai poliziotti nella direzione di
un abuso sessuale, tant'è ch'essi hanno chiesto al medico del pronto soccorso
pure di provare a verificare in tal senso, come è poi effettivamente avvenuto
(cfr. sentenza impugnata, consid. 36 pag. 47 seg., consid. 79 pag. 126). I
giudici cantonali hanno altresì spiegato le ragioni per cui la violenza carnale
con penetrazione non doveva in concreto necessariamente comportare l'esistenza
di lesioni nella zona vaginale ed anale. Poiché il ricorrente non si confronta
specificatamente con i citati considerandi del giudizio impugnato, il gravame
si appalesa inammissibile.

7.3. Il ricorso è ulteriormente appellatorio, e quindi inammissibile, laddove
il ricorrente si diffonde sugli eventi del mattino del 26 giugno 2010 e sulla
grigliata a casa del dott. G.________ (ricorso pag. 75-81). Egli esprime
nuovamente il suo parere, senza confrontarsi con i consid. 30, 31 e da 42 a 46
del giudizio impugnato, sostanziandone la manifesta insostenibilità. Mette
genericamente in discussione l'affidabilità della testimonianza del dott.
G.________, che ha negato in modo categorico che l'accusatrice privata gli
avesse chiesto di rimanere a dormire e che lo avesse baciato sulla bocca al
momento della partenza. Al di là dell'amicizia con l'interessata, non adduce
seri motivi oggettivi per i quali il padrone di casa avrebbe dovuto mentire su
un aspetto per lui tutto sommato di scarsa rilevanza. Egli disattende inoltre
che la sua affermazione sulla reazione che un'altra persona presente
(H.________) avrebbe avuto alla richiesta della vittima di potere rimanere a
dormire presso il dott. G.________ è stata categoricamente negata dalla teste
medesima. D'altra parte, il ricorrente riconosce che non si tratta di aspetti
decisivi per il giudizio sui fatti oggetto di incriminazione, avvenuti in una
fase successiva alla grigliata. Nemmeno dimostra quindi in che misura, se anche
fossero state accertate nel senso da lui auspicato, le circostanze relative
alle modalità con cui la vittima si è congedata dal dott. G.________ sarebbero
suscettibili di avere un'influenza sul risultato del procedimento penale (cfr.
art. 97 cpv. 1 LTF). Né il ricorrente fa valere una violazione del diritto
(art. 95 LTF) laddove rimprovera in generale alla Corte cantonale un
atteggiamento accusatorio e una mancanza di equidistanza e di imparzialità nei
suoi confronti.

8. 
Con riferimento al capitolo  "Fasi che precedono quanto avvenuto in camera da
letto", il ricorrente adduce che la precedente istanza avrebbe limitato l'esame
delle opposte dichiarazioni delle parti a quanto accaduto in un solo frangente
dei fatti, omettendo altresì di considerare l'assenza di riscontri oggettivi e
di testimonianze delle persone che hanno raccolto le descrizioni della vittima.
Con simili argomentazioni, il ricorrente mette genericamente in dubbio la
credibilità dell'accusatrice privata, ma non sostanzia arbitrio alcuno.
Disattende inoltre che la CARP ha eseguito una rigorosa valutazione complessiva
degli elementi disponibili ed ha quindi tenuto conto anche di riscontri
oggettivi e di dichiarazioni testimoniali che confermavano la versione della
vittima e la sua credibilità.

9.

9.1. Il ricorrente sostiene che la vittima sarebbe priva di qualsiasi
credibilità, perché avrebbe dichiarato anche al dibattimento di appello di
essere stata da lui morsa ripetutamente, mentre il perito giudiziario non
avrebbe riscontrato segni di morsi sul corpo. Reputa inoltre la credibilità
sminuita per il fatto che l'accusatrice privata avrebbe riferito solo in sede
di appello ch'egli le avrebbe gridato  "devi fare il tuo dovere", espressione
che figurava nella deposizione testimoniale di una vicina.

9.2. Queste argomentazioni non bastano a fare ritenere arbitraria la
conclusione della Corte cantonale circa la credibilità della vittima, fondata
su una valutazione approfondita di una serie di ulteriori elementi e su un
confronto circostanziato delle versioni delle parti. Facendo riferimento al
mancato riscontro da parte del perito giudiziario di segni chiaramente
riconducibili a dei morsi, il ricorrente disattende che sono comunque state
accertate diverse lesioni significative, attestanti percosse che eccedevano
delle semplici sberle, nonché lesioni nella parte interna delle gambe,
chiaramente indicative del tentativo di aprirle con la forza, contro la volontà
della vittima. I giudici cantonali hanno altresì rilevato che un medico
dell'Ospedale civico (la dott. M.________) ha comunque parlato di 
"morsicature", ciò che dimostrava come i segni riscontrati non erano tali da
potere escludere morsi nemmeno da parte di uno specialista. Il ricorrente non
si confronta con queste considerazioni, esposte al considerando n. 59 della
sentenza impugnata, sostanziandone l'arbitrio.
La Corte cantonale ha riconosciuto che la frase  "devi fare il tuo dovere"
 attribuita al ricorrente, non era mai stata citata dall'accusatrice privata
nella procedura prima del dibattimento d'appello: l'espressione era per contro
stata riportata nel verbale d'interrogatorio dalla teste N.________. La CARP ha
esposto le dichiarazioni rilasciate dall'accusatrice privata nei vari verbali
d'interrogatorio e al dibattimento, constatando che si trattava dell'unica
variazione di rilievo rispetto alle precedenti deposizioni. Ha quindi spiegato
in modo sostenibile le ragioni per cui l'ha ritenuta un semplice errore
involontario, verosimilmente riconducibile al fatto di avere letto la frase nei
verbali d'interrogatorio o di averla sentita nel corso della procedura. Il
ricorrente, che attribuisce all'accusatrice privata una propensione a mentire
ed a manipolare, sostiene che la citazione della frase al dibattimento
d'appello sarebbe spiegabile unicamente con l'intento dell'accusatrice privata
di aggravare, per mero calcolo, la sua posizione: si tratta al riguardo di una
semplice allegazione, che non è fondata su specifici accertamenti vincolanti e
che non sostanzia arbitrio alcuno. Né egli adduce serie ragioni oggettive, per
cui, a meno di incorrere nell'arbitrio, una simile modifica isolata nelle
dichiarazioni della vittima sarebbe di rilevanza tale da influenzare la
valutazione complessiva della credibilità.

10.

10.1. Il ricorrente richiama le deposizioni testimoniali delle vicine
(O.________ e N.________), sostenendo che le stesse consentirebbero unicamente
di dedurre come tra le parti vi è stata una lite degenerata in vie di fatto,
non potendosi per contro concludere a una violenza carnale. In particolare, le
dichiarazioni della teste N.________ confermerebbero la versione del
ricorrente, secondo cui la lite sarebbe avvenuta dopo un rapporto sessuale
consenziente. Ciò risulterebbe pure dal fatto che la finestra della camera da
letto era rimasta spalancata, non essendo ipotizzabile ch'egli si sia
acquattato in camera, attendendo la vittima per violentarla, senza prendere la
precauzione di chiudere la finestra. Il ricorrente critica il verbale
d'interrogatorio del 13 luglio 2010 della teste O.________ anche per il fatto
che sarebbe stato eseguito in via rogatoriale, senza la presenza della difesa e
non riporterebbe le domande poste alla teste.

10.2. Le censure ricorsuali si esauriscono in una propria interpretazione dei
verbali d'interrogatorio delle testimoni, insufficiente per motivare una
violazione del divieto dell'arbitrio conformemente alle esigenze degli art. 42
cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF. Il ricorrente non si confronta in particolare con il
considerando n. 57 della sentenza impugnata, in cui la CARP si è espressa in
modo articolato su queste deposizioni ed ha puntualmente spiegato perché erano
affidabili e corroboravano la tesi secondo cui la violenza fisica si è
accompagnata da una violenza verbale con chiare connotazioni di carattere
sessuale, sconfessando la tesi ricorsuale. Per motivare l'arbitrio non basta
infatti rilevare che le testimoni non hanno riferito specificatamente di una
violenza carnale, prospettando la possibilità teorica che la colluttazione
avrebbe anche potuto essere successiva ad un rapporto sessuale. Occorre, come
visto, dimostrare per quale motivo l'accertamento dei fatti o la valutazione
delle prove sono manifestamente insostenibili, si trovano in chiaro contrasto
con la fattispecie, si fondano su una svista manifesta o contraddicono in modo
urtante il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 138 I 49 consid. 7.1 e
rinvii; 129 I 8 consid. 2.1).
Criticando genericamente il verbale dell'interrogatorio in via rogatoriale di
O.________, il ricorrente disattende poi che la testimone è stata in seguito
sentita anche dinanzi al magistrato inquirente in presenza delle parti, sede in
cui ha confermato integralmente la descrizione dei fatti fornita in precedenza
(cfr. sentenza impugnata pagg. 88 e 91). D'altra parte, contrariamente a quanto
presuppone la tesi ricorsuale, la CARP non ha stabilito che il ricorrente si
era acquattato in camera da letto per attendere la vittima al fine di
violentarla, ma ha accertato ch'egli era già coricato a letto quando
l'accusatrice lo ha raggiunto in camera e, appena sentitola arrivare, ha agito
senza premeditazione, preso da un irrefrenabile impulso di rabbia e rancore.
Nella misura in cui si scosta dai fatti accertati senza dimostrarne l'arbitrio,
il gravame è di conseguenza inammissibile.

11.

11.1.

11.1.1. Alle pagine da 102 a 152 il ricorrente si diffonde sui riscontri
oggettivi che secondo la Corte cantonale confermavano la credibilità della
vittima. Nuovamente egli si limita a esporre in modo appellatorio la sua
opinione, diversa rispetto a quella della Corte cantonale, senza tuttavia
sostanziare l'arbitrio del giudizio impugnato con una motivazione rispettosa
degli art. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF. Insiste essenzialmente sul rapporto del
perito giudiziario dott. L.________, che avrebbe a suo dire  "integralmente
sconfessato la versione dei fatti di B.________". Il ricorrente evidenzia in
particolare come secondo il perito le lesioni sarebbero aspecifiche in rapporto
ad una violenza carnale, non vi sarebbe alcuna prova medico scientifica che vi
sia stata una congiunzione carnale contro la volontà della vittima e che la
colluttazione sia avvenuta prima della stessa. Ritiene la conclusione del
perito, secondo cui in base all'esito dell'esame medico legale il complesso dei
fatti è compatibile con una congiunzione carnale violenta, una mera ipotesi che
non inficerebbe la possibilità di un rapporto sessuale consenziente. Il
ricorrente ribadisce come il perito giudiziario non abbia riscontrato segni di
morsi sul corpo della vittima e come dall'esame ginecologico non siano
risultate lesioni nella zona vaginale ed anale. A suo dire, ciò renderebbe
plausibile la tesi della consensualità del rapporto sessuale. Richiama al
riguardo i referti dei suoi consulenti dott. P.________ e dott. Q.________, che
hanno espresso perplessità sull'assenza di lesioni alle parti intime. Ritiene
inoltre priva di rilevanza la documentazione fotografica, siccome eseguita il
giorno dopo i fatti incriminati e senza la presenza della difesa.

11.1.2. Con simili argomentazioni, il ricorrente prospetta ipotesi alternative
ed avanza dubbi teorici, senza sostanziare arbitrio alcuno. Disattende che il
giudizio di colpevolezza non è fondato esclusivamente sui riscontri medici,
segnatamente sul rapporto del perito giudiziario, ma sull'insieme degli
elementi disponibili e quindi anche sulla valutazione delle dichiarazioni delle
parti, ritenute coerenti, lineari e precise per quanto concerne la vittima, in
opposizione a quelle del ricorrente, considerate come frutto di un costrutto
strumentale. La Corte cantonale ha per l'appunto sostenibilmente ritenuto che
le conclusioni relative alla credibilità delle parti erano confermate dagli
elementi oggettivi agli atti e dalle dichiarazioni testimoniali, che
avvaloravano la versione della vittima e smentivano quella del ricorrente.
Contestando genericamente la rilevanza probatoria della documentazione
fotografica, il ricorrente non fa valere una violazione del diritto di essere
sentito, per non avere avuto accesso alla stessa. Disattende altresì di avere
potuto partecipare all'interrogatorio del dott. L.________ nel corso
dell'inchiesta. Né adduce seriamente che nel breve periodo intercorso tra la
commissione del reato e la visita medica legale, durante la quale è stata
realizzata la documentazione fotografica, si sarebbero verificati eventi che
avrebbero dovuto produrre sul corpo della vittima ulteriori lesioni, oltre a
quelli riconducibili alla sua azione violenta. La CARP ha poi spiegato i motivi
per cui il fatto che non siano stati riscontrati segni chiaramente
riconducibili a dei morsi, non esclude che ve ne siano stati. Il ricorrente
sostiene al riguardo che i giudici cantonali si sarebbero spinti in conclusioni
di natura medica, che né il perito giudiziario né i consulenti della difesa
avrebbero tratto. Premesso che, come formulata, la censura non sostanzia
l'arbitrarietà della valutazione, essa appare infondata, ove solo si consideri
che la sentenza impugnata fa riferimento alla constatazione di un medico
professionista, che ha espressamente parlato di  "morsicature" (cfr. anche il
precedente consid. 9.2). Sulla scorta dell'esame eseguito dal perito
giudiziario, la Corte cantonale come visto ha accertato che le lesioni alle
gambe sono concentrate prevalentemente sulla parte interna delle cosce e che
questa circostanza è un chiaro indice del tentativo di aprire le gambe della
vittima con la forza, contro la sua volontà. Sostenendo al proposito che non si
tratterebbe di una prova certa, ma soltanto di un'eventualità possibile, il
ricorrente non dimostra la manifesta insostenibilità del giudizio. Ciò, ove
solo si consideri che nemmeno la CARP l'ha di per sé considerata una prova di
tale natura, valutandola per contro, in modo sostenibile, quale indizio a
sostegno della descrizione dei fatti esposta dalla vittima. Un giudizio di
colpevolezza può infatti poggiare non soltanto su prove materiali
inoppugnabili, ma anche su indizi atti a fondare il convincimento del tribunale
(cfr. sentenze 6B_332/2009 del 4 agosto 2009 consid. 2.3 e 6P.218/2006 del 30
marzo 2007 consid. 3.9).

11.1.3. La Corte cantonale si è d'altra parte confrontata con i pareri dei
consulenti, spiegando perché non li ha ritenuti concludenti. Ha dato atto che
non erano stati riscontrati segni inequivocabili di morsi, rilevando nondimeno
che le escoriazioni e le ecchimosi sul viso, l'escoriazione dietro il
padiglione auricolare destro e quella dietro all'orecchio sinistro, le
escoriazioni sul petto, le lesioni alle braccia, alle gambe e sui glutei erano
evidenti prove di violenza. Ha quindi addotto le ragioni per cui le lesioni
accertate sul corpo della vittima potevano essere considerate chiare ferite da
costrizione, frutto dei tentativi del ricorrente di immobilizzare la vittima
per vincerne la resistenza e potere procedere alla penetrazione vaginale dopo
avere tentato invano quella anale (cfr. sentenza impugnata consid. 61). La CARP
ha inoltre spiegato i motivi per cui, tenuto conto della lubrificazione
fisiologica, della mancanza di resistenza fisica della vittima, come pure del
fatto che la zona anale è stata coperta e protetta con le mani, si poteva ben
giustificare l'assenza di lesioni nella zona genitale ed anale (cfr. sentenza
impugnata consid. 63).
Come già detto, il ricorrente non sostanzia l'arbitrio delle considerazioni
esposte ai considerandi 59 segg. della sentenza impugnata. Critica invero il
fatto che la CARP non ha dato grande credito ai pareri dei consulenti di parte,
per il fatto ch'essi hanno definito  "aspecifiche ed atipiche" le lesioni
riscontrate, senza precisare cosa è per contro specifico e tipico. Rileva che
anche il perito giudiziario avrebbe parlato di "aspecificità" riguardo a
determinate lesioni, ma che a questi è per contro stato dato credito. Secondo
il ricorrente, la CARP non disporrebbe delle competenze mediche per giudicare
l'attendibilità degli esperti, sicché sarebbe a suo dire necessaria
un'ulteriore perizia medico specialistica. Ora, il referto del perito
giudiziario è dettagliato e si esprime specificatamente sulle singole lesioni
rilevate nelle diverse parti del corpo, dando atto di una compatibilità dei
riscontri con una congiunzione carnale violenta (cfr. sentenza impugnata,
consid. 38). Premesso che i pareri dei consulenti di parte devono essere
considerati alla stregua di allegazioni di parte, sottoposte alla libera
valutazione delle prove, e che in concreto essi definiscono in modo generico
come aspecifiche ed atipiche le lesioni accertate, il ricorrente non adduce
serie ragioni oggettive che imporrebbero di scostarsi dalla perizia giudiziaria
e dalle risultanze dell'interrogatorio del suo estensore (cfr. DTF 141 IV 369
consid. 6.1 e 6.2).
Il ricorrente sostiene che l'assenza di lesioni nella zona genitale
dell'accusatrice privata sarebbe inspiegabile, ove si consideri che secondo
quanto da lei stessa dichiarato avrebbe ceduto unicamente dopo essere stata
penetrata in modo violento e contro la sua volontà. La Corte cantonale ha
tuttavia accertato, sulla scorta delle dichiarazioni costanti dell'interessata
e pertanto conformemente agli atti, che per i dolori subiti a seguito delle
percosse ad un certo punto ella ha smesso di tenere le gambe chiuse, allentando
la resistenza e consentendogli di penetrarla. Ha quindi accertato che la
vittima ha smesso di opporre resistenza fisica e l'ha lasciato continuare nella
speranza ch'egli smettesse di picchiarla e terminasse l'abuso al più presto.
L'argomentazione ricorsuale si scosta da questi accertamenti, che non sono
censurati d'arbitrio con una motivazione conforme alle esposte esigenze e sono
pertanto vincolanti per il Tribunale federale (cfr. art. 105 cpv. 1 LTF).

11.2. La CARP ha inoltre vagliato gli accertamenti relativi alla rottura
dell'orologio da polso in metallo indossato dalla vittima al momento dei fatti,
allo strappo di 22 cm della cerniera posteriore del bustino in tessuto
elasticizzato e allo strappo di 2 cm sulla parte anteriore dello string
femminile. Ha rilevato che questi danni, documentati da fotografie, sono
l'espressione di una violenza non indifferente esercitata sulla vittima, con
anche chiare connotazioni sessuali, considerato che gli indumenti lacerati
coprivano le parti intime. La precedente istanza ha spiegato perché tali
riscontri si armonizzavano con la versione dei fatti fornita dall'accusatrice
privata, stridendo per contro con quella sostenuta dal ricorrente di un
rapporto sessuale consensuale particolarmente dolce e armonioso.
Egli non si confronta puntualmente con i considerandi da 64 a 66 della sentenza
impugnata, dimostrandone la manifesta insostenibilità e il chiaro contrasto con
gli atti. Si limita a mettere in dubbio gli esposti accertamenti dei danni
riscontrati sugli oggetti della vittima, sostanzialmente perché sarebbero stati
constatati soltanto il giorno successivo, quando è stata realizzata la
documentazione fotografica. Prospetta inoltre ipotesi alternative sulla causa
delle lacerazioni degli indumenti, lamentando la mancanza di un accertamento
peritale da parte di uno specialista in fisica dei materiali riguardo alla
resistenza dei tessuti agli strappi. Con simili argomentazioni non dimostra
però l'arbitrarietà degli esposti accertamenti e delle valutazioni eseguite
dalla Corte cantonale.

11.3. Richiamando i traumi che anche lui avrebbe subito nella colluttazione, il
ricorrente critica la considerazione dei giudici cantonali secondo cui
mancavano agli atti riscontri oggettivi per verificare la veridicità di quanto
da lui dichiarato ai medici che lo avevano visitato, di modo che non era né
provato né reso verosimile che l'accusatrice privata avesse avuto un ruolo
attivo nel litigio, come da lui sostenuto. Egli si limita tuttavia a richiamare
il proprio certificato medico, disattendo che la sua tesi di un'aggressione con
proferimento di insulti da parte della donna era sconfessata anche dalle
dichiarazioni dei testimoni. Nuovamente, non fa quindi valere la manifesta
insostenibilità della decisione cantonale.
Laddove richiama ancora il disturbo borderline della vittima e l'interazione
dell'abuso di bevande alcoliche con i medicamenti, il ricorrente presuppone che
lo stato di coscienza e di percezione della realtà dell'interessata fosse
alterato al momento dei fatti. Come visto, una simile condizione psichica non è
tuttavia stata accertata in concreto (cfr. consid. 6).

11.4. Il ricorrente si diffonde poi ampiamente sulle deposizioni di precedenti
compagni dell'accusatrice privata, che avrebbero dichiarato che quando era
ubriaca la donna cambiava personalità, comportandosi in modo disinibito e
sessualmente trasgressivo.
Il comportamento libertino e i ripetuti abusi alcolici dell'accusatrice privata
sono tuttavia stati riconosciuti ed ammessi dalla Corte cantonale che, per
quanto qui di rilievo, ha accertato come nessuno degli ex compagni aveva
comunque sostenuto ch'ella cambiava umore repentinamente quando era già
ubriaca, rispettivamente quando non aveva bevuto. Questo accertamento non è
censurato d'arbitrio conformemente agli art. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF ed è
quindi vincolante per il Tribunale federale (cfr. art. 105 cpv. 1 LTF). È di
conseguenza in modo del tutto sostenibile che la CARP non ha tratto dalle
deposizioni dei precedenti compagni dell'accusatrice privata elementi che
avvalorassero la tesi dell'improvviso attacco di aggressività di quest'ultima
nei suoi confronti.

12.

12.1. La Corte cantonale ha accertato che dopo gli atti incriminati, per
accompagnare la vittima all'ospedale, il ricorrente le ha fatto indossare le
scarpe con il tacco alto, nonostante le difficoltà di deambulazione e i dolori
alla schiena. Ha ritenuto che un simile comportamento non avesse alcun senso e
ne ha dedotto ch'esso fosse fondato sulla volontà di renderne più difficile la
fuga. Il ricorrente rimprovera alla Corte cantonale l'arbitrarietà di questa
deduzione, adducendo che non vi sono accertamenti sulla possibilità di calzare
un altro tipo di scarpa, giacché la coppia si trovava in quel frangente a casa
sua e quelle in discussione avrebbero anche potuto essere le uniche calzature
della vittima disponibili.
La deduzione della CARP può effettivamente essere discutibile in quanto dal
fatto che l'accusatrice privata ha dovuto nuovamente calzare le scarpe con il
tacco alto di per sé non possono essere tratte conclusioni univoche sulle
intenzioni del ricorrente. Tuttavia, i supposti motivi da lui perseguiti
facendole indossare tali calzature non rivestono una rilevanza decisiva, tale
da mutare il giudizio relativo ai fatti oggetto d'imputazione avvenuti nelle
ore precedenti. Non essendo determinante per l'esito del procedimento,
l'accertamento contestato non deve pertanto essere vagliato oltre (cfr. art. 97
cpv. 1 LTF).

12.2. Sempre con riferimento ai fatti successivi a quelli incriminati
(risveglio, viaggio all'ospedale e arrivo all'appartamento dell'accusatrice
privata), il ricorrente ritiene una semplice congettura la considerazione della
CARP secondo cui era totalmente illogico che una persona altamente sofferente
come la vittima in quel momento si facesse condurre a casa per discutere sul da
farsi e fumare una sigaretta, come da lui sostenuto. Ribadisce che sarebbe
stata una sua premura quella di rinchiudere l'accusatrice privata nelle
rispettive abitazioni e relativizza il messaggio inviato dalla vittima alla
collega I.________, dal tenore  "Chiama polizia falla venire da A.________ mi
ha devastata x favore io non posso muovermi". Adduce al proposito che il
termine  "devastata" sarebbe stato da lei anche utilizzato nei colloqui con il
proprio psichiatra in relazione con il consumo di alcool e con le cadute. Il
ricorrente sottolinea come l'accusatrice privata non abbia subito chiamato la
polizia, ma unicamente la collega, e non abbia fatto riferimento a una violenza
carnale. Sostiene che sia il tenore dei messaggi a I.________ sia il suo
atteggiamento durante il viaggio in automobile verso il proprio domicilio
(anziché all'ospedale) risulterebbero tranquilli. Rimprovera alla Corte
cantonale di non avere considerato come dopo la presunta violenza carnale, pur
dicendosi terrorizzata, l'accusatrice privata avrebbe dormito tranquillamente
al suo fianco, al risveglio non avrebbe tentato la fuga, non avrebbe chiamato
la polizia né avrebbe invocato soccorso.
Si tratta al riguardo di argomentazioni di natura meramente appellatoria, che
mettono genericamente in discussione le puntuali considerazioni dei giudici
cantonali senza sostanziarne l'arbitrio. Il ricorrente disattende che
l'accusatrice privata ha comunque chiesto subito alla collega di chiamare la
polizia, che, laddove era apparsa tranquilla durante il tragitto in auto, non
poteva parlare liberamente per la presenza del compagno, che al proprio
domicilio ha chiamato la polizia di persona e che agli agenti intervenuti era
apparsa visibilmente spaventata ed agitata. Trascura inoltre che dinanzi agli
agenti l'accusatrice privata aveva fatto un'affermazione che poteva lasciare
pensare a un possibile abuso e che aveva portato ad eseguire verifiche in tal
senso. Il ricorrente non prende in considerazione questi accertamenti e non
dimostra che la sentenza impugnata sarebbe manifestamente insostenibile anche
tenendo conto degli stessi.

13. 
Il ricorrente si dilunga poi sulla questione delle pratiche sessuali della
coppia. Premesso che le argomentazioni addotte al riguardo sono nuovamente di
natura essenzialmente appellatoria, appare tutto sommato irrilevante per
l'esito del litigio sapere chi tra i due avesse un eventuale interesse per i
rapporti di tipo anale. Oggetto del procedimento penale è infatti il rapporto
sessuale del 27 giugno 2010, che è accertato essere avvenuto contro la volontà
dell'accusatrice privata ed usando violenza nei suoi confronti. Deve nondimeno
essere rilevato che, riguardo alla descrizione di un precedente episodio di
presunto rapporto anale (cfr. sentenza impugnata pag. 117/118), il ricorrente
non contesta le incongruenze della sua versione riscontrate dalla Corte
cantonale, tentando di dimostrarne l'arbitrio, ma si limita a sminuirne la
rilevanza ai fini del giudizio sui fatti incriminati.
Parimenti di scarso rilievo al fine del presente giudizio è la questione di
sapere se il ricorrente abbia una certa propensione ad utilizzare un linguaggio
volgare.

14.

14.1. Riferendosi alla valutazione del comportamento delle parti dopo i fatti
(cfr. sentenza impugnata consid. 79 seg.), il ricorrente evidenzia che dinanzi
agli agenti di polizia e al medico del pronto soccorso la vittima non ha subito
parlato di una violenza carnale. Reputa quindi la denuncia penale riconducibile
a pressioni esercitate dal medico sulla vittima. Ritiene inoltre sempre
attribuibile all'iniziativa del personale sanitario, e comunque marginale, il
fatto che all'ospedale l'accusatrice privata abbia assunto la pillola abortiva
del giorno dopo. Secondo il ricorrente, la Corte cantonale avrebbe nuovamente
manifestato nei suoi confronti un atteggiamento colpevolista, lesivo della
presunzione di innocenza, ed avrebbe omesso di considerare che dopo la violenza
la vittima avrebbe dormito tranquillamente al suo fianco, non avrebbe tentato
la fuga, né avrebbe telefonato immediatamente alla polizia o invocato soccorso
rivelando sin dall'inizio di avere subito una violenza carnale.

14.2. Con queste censure, generiche, il ricorrente ribadisce sostanzialmente
argomentazioni già ritenute appellatorie nei precedenti considerandi (consid.
12.2). Non si confronta con le considerazioni dei giudici cantonali, spiegando
con una motivazione rispettosa delle citate esigenze per quali ragioni
sarebbero manifestamente insostenibili, in chiaro contrasto con gli atti o
fondati su una svista manifesta. La Corte cantonale ha accertato che sia la
polizia sia il medico del pronto soccorso si sono comportati professionalmente,
non hanno esercitato alcuna pressione sulla vittima e non le hanno strappato
alcuna dichiarazione: non si vedeva del resto quale interesse avrebbero avuto
ad estorcere false accuse nei confronti del ricorrente. Egli non adduce alcun
elemento anche solo idoneo ad adombrare il sospetto dell'erroneità di questa
considerazione. Disattende inoltre, di nuovo, che dinanzi agli agenti di
polizia l'accusatrice privata si è esternata nel senso di un possibile abuso,
ciò che ha portato ad eseguire accertamenti in questa direzione. Quanto
all'assunzione della pillola abortiva, la Corte cantonale ha spiegato in modo
sostenibile come la circostanza contrastava con la tesi ricorsuale di un
rapporto sessuale consenziente, contando per la vittima unicamente mettere fine
il prima possibile al supplizio in atto.

15.

15.1. Riguardo agli asseriti problemi di erezione, la CARP ha rilevato che
l'esistenza del disturbo (induratio penis plastica) era stata sollevata dal
ricorrente soltanto nel corso della procedura d'appello. Ha ritenuto non seria
la tesi, già per il fatto che a fronte di un'accusa grave come quella di
violenza carnale la presenza di una disfunzione erettile, che avrebbe reso
impossibile un rapporto sessuale senza la collaborazione attiva della compagna,
sarebbe stata la prima cosa che avrebbe detto agli inquirenti, senza
risparmiarla per la seconda istanza. La CARP ha inoltre rilevato che il
ricorrente aveva chiarito negli interrogatori durante la fase istruttoria, che
al momento dei fatti il problema di erezione era molto lieve ed era stato ormai
risolto.

15.2. Il ricorrente sostiene che rimproverandogli di non avere fatto valere
prima il suo disturbo di erezione, la CARP avrebbe violato il principio "in
dubio pro reo", imponendogli in sostanza di dimostrare la propria innocenza.
Egli riprende poi degli stralci del certificato medico del 17 aprile 2015 del
dott. E.________, da cui risulterebbe come tale disfunzione, di cui soffriva
già prima dei fatti oggetto del procedimento penale, non gli avrebbe consentito
di compiere una violenza carnale nelle modalità descritte dalla vittima.
Tuttavia, a prescindere dalla possibilità di sollevare prima la questione, la
Corte cantonale vi si è comunque confrontata, accertando sulla base delle
dichiarazioni del ricorrente medesimo, che al momento dei fatti il problema di
erezione era praticamente risolto. Al riguardo, egli si limita a ritenere
irrilevanti le sue dichiarazioni, adducendo che il problema persisteva e  "lo
costringeva a mantenere la masturbazione saltuaria e preliminare". Disattende
tuttavia, come risulta dai verbali d'interrogatorio richiamati dalla CARP,
ch'egli ha dichiarato che il problema era presente in misura veramente lieve,
tale da considerarsi irrilevante e in occasione del rapporto in disamina non ha
avuto alcun problema di erezione. In questa sede egli non sostanzia quindi
l'arbitrio del citato accertamento, vincolante per il Tribunale federale (cfr.
art. 105 cpv. 1 LTF), ma tenta unicamente di relativizzare e sminuire le
dichiarazioni da lui rese durante l'istruttoria. In simili condizioni, non v'è
motivo di rivenire sulla conclusione della precedente istanza, secondo cui al
momento dei fatti nessun problema di erezione poteva impedire al ricorrente di
avere un rapporto sessuale contro la volontà della vittima.

16.

16.1. Il ricorrente contesta la condanna per il reato di sequestro di persona e
rapimento (art. 183 CP). Sollevando la censura si scosta tuttavia dai fatti
accertati dalla Corte cantonale, ancora una volta non censurati d'arbitrio con
una motivazione conforme alle esigenze dell'art. 106 cpv. 2 LTF e pertanto
vincolanti in questa sede. La CARP ha infatti accertato ch'egli ha chiuso la
porta della sua abitazione e nascosto la chiave dopo avere compiuto le violenze
contro la vittima (e non al rientro dalla festa). In questa sede il ricorrente
si limita a ribadire di averla chiusa già prima, appena rientrato in casa,
rilevando che la vittima ha riconosciuto di non avere visto cosa avesse fatto
con le chiavi. La CARP ha però spiegato al considerando n. 105 perché la sua
versione non era attendibile. Ha in particolare ritenuto l'accusatrice privata
credibile anche quando ha raccontato di avere visto il ricorrente scendere al
piano terra, subito dopo avere concluso il rapporto sessuale forzato, e di
avere sentito il rumore delle chiavi, pur avendo ammesso di non avere visto
cosa avesse poi fatto con le stesse. Per contro, ha ritenuto ch'egli non poteva
essere creduto quando ha affermato che la porta è stata chiusa prima, per
impedire che l'accusatrice privata si facesse male: in quei frangenti egli non
ha dimostrato alcun interesse per il bene della compagna e i pregiudizi che
ella avrebbe potuto subire uscendo e inciampando sarebbero stati minimi
rispetto a quanto aveva appena patito. La Corte cantonale ha inoltre
considerato che se il ricorrente si fosse veramente interessato a lei, dopo le
violenze non si sarebbe girato dall'altra parte per dormire, senza nemmeno
chiederle come stesse. Ha inoltre rilevato che il blocco della porta dopo la
violenza aveva potuto avere a quel punto quale unico scopo quello di impedire
alla vittima di trovare le chiavi e di uscire di casa, giacché dall'esterno era
impossibile entrare senza chiave. Il ricorrente lamenta l'assenza di prove
certe sul fatto ch'egli ha chiuso a chiave la porta soltanto dopo avere usato
violenza contro la compagna, ma non dimostra la manifesta insostenibilità di
queste considerazioni. Trascura altresì la rilevanza dell'accertamento secondo
cui la vittima, ritenuta credibile di principio e quindi anche su questo punto,
lo ha visto scendere al piano inferiore dopo l'abuso ed ha udito il rumore
delle chiavi.
Quanto al secondo episodio di sequestro di persona (presso il domicilio della
vittima), la Corte cantonale ha accertato che il ricorrente ha
inequivocabilmente chiuso la porta, lasciando le chiavi nella serratura dalla
parte esterna, per impedire alla vittima di uscire di casa e di allontanarsi,
riuscendo nel suo intento, giacché è stato soltanto grazie all'intervento degli
agenti di polizia che la porta ha potuto essere riaperta. La CARP ha inoltre
spiegato perché la giustificazione addotta dal ricorrente di volere proteggere
l'accusatrice privata non reggeva. Il ricorrente non si confronta puntualmente
con il considerando n. 106 della sentenza impugnata, limitandosi essenzialmente
ad addurre che non sarebbe stata dimostrata l'impossibilità di aprire comunque
la porta dall'interno con un'altra chiave, nonostante l'inserimento delle
chiavi nella serratura esterna: gli agenti di polizia intervenuti non avrebbero
infatti accertato l'esatta posizione della chiave nella toppa, in particolare
se ciò avesse impedito l'apertura della porta dall'interno. Si tratta al
riguardo unicamente di un'ipotesi teorica, che non consente di rivenire sugli
esposti accertamenti. Come già esposto, non censurati d'arbitrio con una
motivazione conforme alle esigenze dell'art. 106 cpv. 2 LTF, essi sono
vincolanti per il Tribunale federale (cfr. art. 105 cpv. 1 LTF).

16.2. Per il resto, il ricorrente si diffonde, sempre in maniera appellatoria,
sulla questione della credibilità dell'accusatrice privata riproponendo
argomenti già addotti in precedenza e ribadendo la tesi di una percezione
alterata della realtà da parte della vittima, che come visto non è stata
accertata. Le censure sono nuovamente inammissibili in applicazione degli art.
42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF e non devono pertanto essere vagliate oltre.

17.

17.1. Il ricorrente censura infine la violazione dell'art. 429 CPP per il fatto
che la Corte cantonale non gli ha assegnato alcuna indennità nonostante il
proscioglimento dalle imputazioni di tentata coazione sessuale e di lesioni
semplici.

17.2. Giusta l'art. 429 cpv. 1 CPP, se è pienamente o parzialmente assolto o se
il procedimento nei suoi confronti è abbandonato, l'imputato ha diritto a
un'indennità per le spese sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei suoi
diritti procedurali (lett. a); un'indennità per il danno economico risultante
dalla partecipazione necessaria al procedimento penale (lett. b); una
riparazione del torto morale per lesioni particolarmente gravi dei suoi
interessi personali, segnatamente in caso di privazione della libertà (lett.
c). L'autorità penale può tuttavia ridurre o negare l'indennizzo o la
riparazione del torto morale se l'imputato ha provocato in modo illecito e
colpevole l'apertura del procedimento penale o ne ha ostacolato lo svolgimento
(cfr. art. 430 cpv. 1 lett. a CPP).
Il riconoscimento di un'indennità entra in considerazione quando le imputazioni
nei confronti dell'imputato sono abbandonate in misura totale o parziale. In
quest'ultimo caso, le autorità penali devono avere rinunciato a perseguire o a
condannare l'imputato per una parte dei reati prospettati o dei fatti
contestatagli nell'atto d'accusa; occorre inoltre che questi reati o fatti
siano stati all'origine delle spese e dei danni da lui subiti. L'indennità sarà
dovuta se i reati abbandonati, valutati globalmente, rivestono una certa
importanza e le autorità di perseguimento penale hanno disposto atti di
procedura in relazione con le corrispondenti imputazioni (cfr. sentenza 6B_187/
2015 del 28 aprile 2015 consid. 6.1.2 e riferimenti).

17.3. La CARP ha ritenuto che in concreto la tentata coazione sessuale era
assorbita dal reato di violenza carnale. Analogamente, i giudici di primo grado
hanno considerato che le lesioni semplici erano state commesse nell'intento di
attuare la violenza carnale e rientravano perciò in questa fattispecie. Le
istanze cantonali non hanno quindi rinunciato a condannare il ricorrente per i
fatti inizialmente oggetto delle accuse di tentata coazione sessuale e di
lesioni semplici, ma li hanno considerati strettamente connessi e compresi
nella fattispecie di violenza carnale. In tali circostanze, il proscioglimento
per le due citate accuse non è di rilevanza tale da giustificare il
riconoscimento al ricorrente di un'indennità ai sensi dell'art. 429 CPP.

18. 
Ne segue che il ricorso deve essere respinto nella misura della sua
ammissibilità. Le spese seguono la soccombenza e sono quindi poste a carico del
ricorrente (art. 66 cpv. 1 LTF).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1. 
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2. 
Le spese giudiziarie di fr. 4'000.-- sono poste a carico del ricorrente.

3. 
Comunicazione ai patrocinatori delle parti, al Ministero pubblico e alla Corte
di appello e di revisione penale del Cantone Ticino.

Losanna, 25 ottobre 2016

In nome della Corte di diritto penale
del Tribunale federale svizzero

Il Presidente: Denys

Il Cancelliere: Gadoni

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