Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

Strafrechtliche Abteilung, Beschwerde in Strafsachen 6B.1058/2015
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Bundesgericht
Tribunal fédéral
Tribunale federale
Tribunal federal

[8frIR2ALAGK1]     
{T 0/2}
                   
6B_1058/2015

Sentenza del 12 aprile 2016

Corte di diritto penale

Composizione
Giudici federali Denys, Presidente,
Eusebio, Jametti,
Cancelliera Ortolano Ribordy.

Partecipanti al procedimento
A.________,
patrocinato dall'avv. Rossano Bervini e
dall'avv. dott. Elio Brunetti,
ricorrente,

contro

Ministero pubblico del Cantone Ticino, Palazzo di giustizia, via Pretorio 16,
6901 Lugano,
opponente.

Oggetto
Amministrazione infedele aggravata, arbitrio,

ricorso in materia penale contro la sentenza emanata
il 22 agosto 2015 dalla Corte di appello e di revisione penale del Cantone
Ticino.

Fatti:

A. 
Con sentenza del 7 febbraio 2014, la Corte delle assise correzionali ha
dichiarato A.________ autore colpevole di amministrazione infedele aggravata e
di appropriazione indebita di imposte alla fonte.

B. 
In parziale accoglimento dell'appello interposto dal condannato, il 22 agosto
2015 la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ha
prosciolto A.________ dall'accusa di ripetuta appropriazione indebita di
imposte alla fonte e confermato la condanna per titolo di amministrazione
infedele aggravata. In applicazione della pena, riconoscendo l'attenuante del
sincero pentimento, la CARP gli ha inflitto una pena detentiva di 12 mesi,
sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, parzialmente
aggiuntiva a quella di cui alle sentenze del 18 settembre 2008 e del 18 gennaio
2011 della Pretura penale del Cantone Ticino e a quella del decreto d'accusa
emanato il 12 febbraio 2010 dal Ministero pubblico del Canton Uri. È stato
inoltre condannato a versare al Comune di X.________, accusatore privato, un
risarcimento per le spese legali di primo e secondo grado. La CARP gli ha
infine riconosciuto un'indennità ridotta per spese di patrocinio giusta l'art.
429 cpv. 1 lett. a CPP, da compensare con la parte di oneri processuali posti a
suo carico.

In sintesi, la condanna per amministrazione infedele aggravata poggia sui
seguenti fatti:

B.a. A.________, politico di lungo corso, ha segnatamente ricoperto la carica
di sindaco del Comune di X.________ dal 1988 al 2013, rivestendo anche il ruolo
di responsabile del dicastero delle finanze e presidente della delegazione
tributaria. Dal profilo professionale, dopo aver rilevato la quota del suo
vecchio socio ritiratosi a seguito di malattia, egli è titolare unico di uno
studio commerciale e fiduciario, che tra l'altro amministra il complesso
B.________, composto dal Condominio B1.________ e dal Condominio B2.________.

B.b. Nel corso degli anni, A.________ ha accumulato degli importanti arretrati
afferenti le imposte comunali. Interpellato dal segretario comunale, che gli
mostrava le richieste d'esecuzione che lo concernevano, preparate come prassi
dal centro sistemi informativi del Cantone (CSI), gli aveva risposto che poi
avrebbe pagato (  "lasala lì che pö paghi"). Non sono dunque mai state avviate
le relative procedure esecutive contro il sindaco.

B.c. Malgrado l'esistenza di cospicui debiti concernenti il pagamento delle
tasse d'uso delle canalizzazioni e dei contributi per l'acqua potabile, neanche
nei confronti del complesso B.________, di cui A.________ era amministratore,
sono mai state incoate procedure esecutive. Egli aveva infatti detto al
segretario comunale di X.________ che le tasse dovute dal complesso sarebbero
state pagate non appena avrebbe incassato i soldi dalla proprietaria di oltre
la metà dei millesimi dei due condomini.

B.d. Poco dopo l'apertura dell'istruzione penale per questi fatti, è stata
saldata l'integralità dei debiti di imposta e delle tasse d'uso delle
canalizzazioni, nonché dei contributi per l'acqua potabile.

C. 
A.________ insorge al Tribunale federale con un ricorso in materia penale,
postulando in via principale il suo proscioglimento dall'imputazione di
amministrazione infedele aggravata e l'accoglimento della sua istanza di
indennizzo giusta l'art. 429 CPP; subordinatamente l'annullamento della
sentenza dell'autorità cantonale di ultima istanza limitatamente alla condanna,
alla pena, nonché agli oneri processuali e il rinvio della causa alla CARP per
nuovo giudizio.

Diritto:

1. 
Presentato dall'imputato (art. 81 cpv. 1 LTF) e diretto contro una decisione
finale (art. 90 LTF) resa in materia penale (art. 78 cpv. 1 LTF) da un'autorità
cantonale di ultima istanza (art. 80 LTF), il ricorso è di massima ammissibile,
perché interposto nei termini legali (art. 100 cpv. 1 LTF) e nelle forme
richieste (art. 42 cpv. 1 LTF).

2. 
Si rende colpevole di amministrazione infedele chiunque, obbligato per legge,
mandato ufficiale o negozio giuridico ad amministrare il patrimonio altrui o a
sorvegliarne la gestione, mancando al proprio dovere, lo danneggia o permette
che ciò avvenga (art. 158 n. 1 cpv. 1 CP). L'amministrazione infedele è
aggravata se l'autore ha agito per procacciare a sé o ad altri un indebito
profitto (art. 158 n. 1 cpv. 3 CP).
Sotto il profilo oggettivo il reato presuppone una posizione di gestore
dell'autore, una violazione di un obbligo scaturente da tale posizione e un
danno. Sotto quello soggettivo, l'autore deve aver agito intenzionalmente, il
dolo eventuale è sufficiente (DTF 129 IV 124 consid. 3.1 e 120 IV 190 consid.
2b relative al vecchio art. 159 CP i cui principi sono stati ribaditi nella
sentenza 6B_310/2014 del 23 novembre 2015 consid. 3.1 concernente l'attuale
art. 158 CP).

3. 
Il ricorrente contesta in primo luogo di poter essere considerato gestore ai
sensi dell'art. 158 CP e di aver violato un obbligo che gli incombeva in tale
veste. Lamenta la violazione del principio in dubio pro reo e del divieto
dell'arbitrio in relazione all'interpretazione data dalla CARP alla frase 
"lasala lì che pö paghi". Contrariamente a quanto ritenuto, peraltro in urto
con le dichiarazioni concordanti del segretario comunale, egli l'avrebbe
proferita nella sua veste di contribuente moroso e non in quella di sindaco:
non sarebbe pertanto da considerare come un ordine impartito al segretario
comunale. A causa del conflitto di interesse in cui si sarebbe trovato, egli
non sarebbe stato legittimato ad avviare procedure esecutive per quanto attiene
sia al suo debito personale di imposte sia a quello del complesso B.________,
né avrebbe potuto impedirle. Con suddetta affermazione avrebbe manifestato la
sua intenzione di pagare il dovuto senza necessariamente incoare tali
procedure. Richiamando le disposizioni della legge organica comunale del 10
marzo 1987 del Cantone Ticino (LOC/TI; RL 2.1.1.2), l'insorgente evidenzia che
la decisione di avviare procedure esecutive a carico di un contribuente moroso
spetterebbe al Municipio in corpore e non al sindaco che, contrariamente a
quanto affermato dalla CARP interpretando in modo arbitrario il diritto
cantonale, non disporrebbe in materia di alcuna competenza autonoma e, in caso
di collisione di interessi, sarebbe escluso ex lege dall'esercizio delle sue
funzioni politiche e istituzionali e perderebbe così la sua posizione di
amministratore del patrimonio comunale.

3.1. Con riferimento alla LOC/TI, la CARP ha rilevato che i poteri e le
competenze riconosciute al sindaco lo pongono in una posizione di
amministratore del patrimonio comunale, in grado di disporne in modo autonomo e
di incidere sulla sua corretta gestione. Ha quindi riconosciuto all'insorgente
la posizione di gestore ai sensi dell'art. 158 CP. L'autorità cantonale ha poi
precisato che la frase  "lasala lì che pö paghi"è stata pronunciata nella sua
veste di sindaco e non in quella di semplice contribuente moroso, osservando
che se il segretario comunale ha ubbidito è certamente perché a pronunciarla
era il suo superiore gerarchico, a cui era viepiù legato da un debito di
riconoscenza. Chinandosi poi sui doveri che incombevano al ricorrente, la CARP
ha spiegato che, ricevute presso il Comune le domande di esecuzione allestite
dal CSI all'attenzione dell'Ufficio esecuzioni e fallimenti e rilevata la
collisione di interessi, egli avrebbe dovuto trasmettere o far trasmettere le
domande d'esecuzione all'allora vicesindaco, cui spettava sostituirlo. Poiché
fra i suoi obblighi figurava anche quello di vigilare sull'attività dei
dipendenti, avrebbe inoltre dovuto sollecitare il segretario comunale ad
attivarsi per predisporre quanto necessario all'inoltro delle domande di
esecuzione. Orbene, con la frase  "lasala lì che pö paghi" l'insorgente ha
violato il suo obbligo di astenersi e di assicurarsi che il segretario comunale
facesse in modo di investire chi all'interno del Municipio doveva sostituirlo,
evitando dunque che la procedura d'incasso seguisse il suo corso. Per la Corte
cantonale, tali considerazioni valgono sia per i debiti personali di imposta
comunale sia per quelli relativi alle tasse d'utilizzo e ai contributi dovuti
dal complesso B.________, di cui era amministratore. Impedendo il corretto
funzionamento dell'amministrazione comunale, di cui aveva la supervisione e la
direzione, conclude la CARP, il ricorrente ha violato i suoi doveri di gestore.

3.2. Secondo la giurisprudenza, gestore ai sensi dell'art. 158 CP è colui che
dispone di una sufficiente indipendenza e di un potere di disposizione autonomo
su tutto o parte del patrimonio che è chiamato ad amministrare (DTF 129 IV 124
consid. 3.1 pag. 126; 123 IV 17 consid. 3b). Anche un membro dell'autorità
rispettivamente un funzionario può essere gestore, segnatamente se incaricato
di amministrare fondi pubblici (DTF 118 IV 244 consid. 2a). L'autore deve
violare i doveri connessi alla sua posizione di gestore (DTF 123 IV 17 consid.
3c). Con i suoi atti o le sue omissioni, deve dunque contravvenire agli
obblighi che gli incombono in virtù del dovere di amministrare e tutelare gli
interessi pecuniari altrui. L'accertamento di tale eventuale violazione
presuppone di determinare concretamente il contenuto dei doveri imposti al
gestore, sulla base dei rapporti giuridici esistenti tra il gestore e il
titolare degli interessi pecuniari che amministra, tenuto conto delle
disposizioni legali o contrattuali applicabili (sentenza 6B_845/2014 del 16
marzo 2015 consid. 3.2).

3.3. Dagli accertamenti cantonali risulta che, all'epoca dei fatti in giudizio,
il ricorrente era sindaco del Comune di X.________ e responsabile del dicastero
delle finanze. La CARP ha viepiù rilevato che, rispetto agli altri municipali,
al sindaco spetta per legge una più vasta responsabilità, che si traduce in
poteri più estesi e in una posizione di primato all'interno dell'organo
collegiale. Tra i doveri del sindaco figurano, tra l'altro, la rappresentanza
del comune e la vigilanza sull'attività dei dipendenti (v. art. 118 cpv. 1 e 3
LOC/TI). Egli è inoltre responsabile della gestione e della trasmissione ai
destinatari per i loro incombenti della corrispondenza, delle petizioni, dei
rapporti, delle istanze indirizzate al comune (art. 119 lett. b LOC/TI). È vero
che a norma dell'art. 110 cpv. 1 lett. b LOC/TI è il Municipio a dover
provvedere all'esazione delle imposte, procedendo in via esecutiva contro i
morosi al più tardi entro il secondo anno in cui sono scadute. Tuttavia,
contrariamente a quanto preteso nel gravame, ciò non conduce a negare al
ricorrente la veste di gestore per assenza di sufficiente indipendenza e di un
potere di disposizione autonomo sul patrimonio comunale. Il Tribunale federale
ha infatti già avuto modo di stabilire che può essere gestore anche il membro
di un organo collettivo di una persona giuridica, in quanto dispone
collettivamente del potere di amministrazione autonomo appartenente all'organo
di cui fa parte (DTF 105 IV 106 consid. 2 pag. 110, recentemente ribadita nella
sentenza 6B_472/2011 del 14 maggio 2012 consid. 10.2.2). Non si scorgono motivi
per non applicare tale giurisprudenza anche al membro di un organo di
un'autorità esecutiva collegiale. Tanto meno nel caso concreto in cui
l'insorgente era a capo dell'amministrazione comunale e del dicastero delle
finanze.

Il ricorrente pretende che il conflitto di interessi in cui si trovava avrebbe
inibito i poteri della sua funzione politica e istituzionale, facendogli
perdere la veste di gestore. Si richiama alla DTF 118 IV 244, il cui contenuto
sarebbe stato travisato dalla CARP. A torto. Nell'evocata sentenza il Tribunale
federale ha confermato il proscioglimento dall'imputazione di amministrazione
infedele di un municipale che, in urto con quanto previsto dal regolamento
comunale, non aveva riversato al comune le tantièmes percepite per l'attività
svolta in seno al consiglio di amministrazione di diverse società. Questa
inadempienza però non era connessa alla sua posizione di gestore, in quanto non
rientrava fra i suoi compiti di municipale l'esazione di simili crediti
comunali e, non essendo sindaco, non era tenuto a vigilare affinché i
municipali rispettassero gli obblighi della loro carica (DTF 118 IV 244 consid.
2c). Nel caso concreto il ricorrente era per l'appunto capo del dicastero delle
finanze, nonché sindaco e in quanto tale responsabile della trasmissione ai
destinatari per i loro incombenti della corrispondenza (v. art. 119 lett. b LOC
/TI), comprensiva delle domande di esecuzione preparate dal Cantone in
relazione ai suoi scoperti per le imposte comunali, ed era pure tenuto a
vigilare sull'attività dei dipendenti (v. art. 118 cpv. 3 LOC/TI). Giova
precisare che i giudici cantonali non hanno condannato l'insorgente per
l'inadempienza nel pagamento delle sue (personali) imposte comunali e delle
tasse dovute dai condomini di cui era amministratore, bensì per non aver
trasmesso, rispettivamente fatto trasmettere le predette domande di esecuzione
alla persona competente a dar loro un seguito. L'art. 100 cpv. 1 LOC/TI,
invocato nel gravame, impedisce al membro del municipio di partecipare alle
discussioni e al voto su oggetti che riguardano il suo personale interesse, non
risulta però inibire le altre prerogative del sindaco, in particolare la sua
responsabilità in punto alla trasmissione della corrispondenza e alla vigilanza
sull'operato dei dipendenti.

3.4. Quanto all'interpretazione della frase  "lasala lì che pö paghi" non si
intravvede arbitrio di sorta. Dal verbale di confronto con il segretario
comunale, riportato nella sentenza impugnata, risulta che, da questi informato
dell'arrivo delle domande di esecuzione che lo concernevano, l'insorgente gli
chiedeva di tenerle in sospeso in attesa di poter pagare. Egli non si è
limitato quindi a ribadire la sua intenzione di onorare il suo debito
personale, ma ha anche chiesto che non venissero avviate procedure esecutive
nei suoi confronti. Invano il ricorrente pretende di aver proferito quella
frase in veste di semplice contribuente moroso. Come pertinentemente
evidenziato dalla CARP, se il segretario comunale ha ottemperato a quella frase
è perché a pronunciarla è stato il sindaco, ossia il suo superiore gerarchico
cui era inoltre legato da un debito di riconoscenza. Analogo discorso vale in
relazione alle tasse d'utilizzo e ai contributi dovuti dal complesso
B.________. Anche in questo caso, seppur in modo implicito, l'insorgente ha
chiesto al segretario comunale di non attivarsi, impedendo così che chi di
dovere fosse investito della problematica della morosità.

Con tale comportamento il ricorrente ha ostacolato il corretto funzionamento
dell'amministrazione comunale e violato i suoi doveri di gestore, come
rettamente ritenuto dalla CARP.

4. 
Anche in questa sede il ricorrente contesta di aver cagionato un danno al
Comune, non essendo mai stato a rischio l'incasso delle imposte da lui dovute e
delle tasse e contributi a carico del complesso B.________. Tali debiti
sarebbero sempre stati contabilizzati nel patrimonio attivo del Comune, senza
che venissero effettuati accantonamenti al riguardo. Gli importi dovuti non
sarebbero mai diminuiti, bensì aumentati in ragione degli interessi moratori
maturati. Questi ultimi sarebbero peraltro superiori al saggio d'interesse
bancario applicabile agli averi patrimoniali del Comune depositati su un conto
bancario. Non vi sarebbe pertanto stato alcun pregiudizio e nemmeno una messa
in pericolo concreta dell'attivo comunale. La CARP avrebbe confuso, incorrendo
nell'arbitrio, le liquidità con gli attivi patrimoniali. Inoltre, secondo
l'insorgente, la sottoscrizione da parte sua del messaggio municipale per
l'approvazione del consuntivo comunale costituirebbe un chiaro riconoscimento
di debito.

4.1. Per invalsa giurisprudenza, il danno giusta l'art. 158 CP è un'effettiva
lesione del patrimonio consistente in una diminuzione degli attivi, in un
aumento dei passivi, in un mancato aumento degli attivi oppure in una mancata
diminuzione dei passivi. Sussiste un danno anche in presenza di una messa in
pericolo del patrimonio tale da comportare una riduzione del suo valore
economico. Ciò è il caso qualora, nell'ambito dell'allestimento diligente del
bilancio, occorra procedere a rettificazioni di valore o ad accantonamenti (DTF
129 IV 124 consid. 3.1). Un danno temporaneo o provvisorio è sufficiente (DTF
123 IV 17 consid. 3d).

4.2. Nella DTF 81 IV 228 il Tribunale federale ha ritenuto che la mancata
riscossione delle imposte dovute ed esigibili arreca un danno all'ente pubblico
interessato (consid. 1b pag. 232). Non può essere altrimenti nel caso concreto.
Come rettamente rilevato dalla CARP, il pagamento tardivo dell'intero debito
fiscale non esclude la sussistenza di un danno, cagionando al Comune un
pregiudizio quanto meno provvisorio. Nulla muta al riguardo il versamento di
interessi di ritardo. Speciosa appare l'asserzione ricorsuale per cui, a causa
degli interessi di ritardo, a subire un pregiudizio sarebbe unicamente il
debitore moroso. La giustificazione degli interessi di ritardo risiede proprio
nella perdita di interessi subita dal creditore e nel guadagno trattone dal
debitore (v. sentenza 2C_546/2008 del 29 gennaio 2009 consid. 4.2, in RDAF 2009
II 99). Invano poi, per negare l'esistenza anche solo di una messa in pericolo
del patrimonio comunale, l'insorgente adduce che gli importi in questione
sarebbero sempre stati contabilizzati tra gli attivi del Comune senza che
venissero mai effettuati degli accantonamenti, come risulterebbe dagli atti.
Oltre al fatto che il generico riferimento agli atti non soddisfa l'obbligo di
allegazione e motivazione (v. art. 42 cpv. 1 e 2 LTF), non spettando al
Tribunale federale ricercare nell'incarto i riferimenti a sostegno di una
censura (DTF 133 IV 286 consid. 6.2), il ricorrente sembra disattendere che la
CARP ha ritenuto una concreta messa in pericolo dell'attivo comunale, che
l'ente locale avrebbe dovuto debitamente considerare nella propria contabilità
come peggioramento del valore economico del proprio patrimonio riconducibile al
rischio che col passare del tempo i contribuenti morosi potessero diventare
insolventi o sparire. A ciò si può aggiungere la problematica della
prescrizione del diritto di riscossione (v. art. 194 della legge tributaria del
21 giugno 1994 del Cantone Ticino, LT/TI; RL 10.2.1.1), appena accennata dai
giudici cantonali. Il mancato avvio di procedure esecutive impedisce di
interrompere il termine di prescrizione (art. 194 cpv. 2 unitamente all'art.
193 cpv. 3 LT/TI), aumentando quindi il pericolo di estinzione di tale diritto,
causa intervenuta prescrizione. La sottoscrizione da parte del ricorrente del
messaggio municipale per l'approvazione del consuntivo non può poi essere
considerata alla stregua di un riconoscimento del debito ai sensi dell'art. 135
cpv. 1 CO e tanto meno come un atto interruttivo della prescrizione. Come già
evidenziato dalla Corte cantonale, non può infatti essere interpretata dal
Comune creditore come l'espressione dell'ammissione da parte del contribuente
debitore di essere tenuto a un determinato obbligo giuridico nei confronti del
primo (v. in proposito DTF 134 III 591 consid. 5.2.1 e rinvii). Tale
sottoscrizione avviene a nome del Municipio e quindi del rappresentante del
Comune creditore, non può dunque essere ricondotta al contribuente moroso. Non
è infine d'ausilio l'obiezione ricorsuale in merito all'assenza di
accantonamenti per i crediti in questione. Come visto, la CARP ha considerato,
senza che al riguardo siano formulate censure di sorta, che il Comune avrebbe
dovuto tener conto dei rischi appena descritti nella propria contabilità, quale
peggioramento del valore del proprio patrimonio. Nemmeno va poi dimenticato che
la mancata disponibilità dei proventi fiscali limita l'autorità
nell'assolvimento dei suoi compiti, rispettivamente, se del caso, le impone di
indebitarsi per poterli assolvere.

5. 
Il ricorrente contesta di aver avuto l'intenzione di arrecare un danno,
peraltro inesistente al patrimonio del Comune. Il pagamento tardivo non
comporterebbe in nessun modo tale intenzionalità, la sua capacità di
restituzione sarebbe stata effettiva e reale. Le contrarie conclusioni della
CARP sarebbero arbitrarie e violerebbero il principio in dubio pro reo.

5.1. Sotto il profilo soggettivo, l'amministrazione infedele presuppone che
l'autore abbia agito intenzionalmente (v. consid. 2). L'intenzione deve portare
sulla veste di gestore, sulla violazione degli obblighi a questa connessi e sul
danno (sentenza 6B_310/2014 del 23 novembre 2015 consid. 3.1.4). Ciò che
l'autore sa, vuole o prende in considerazione sono questioni di fatto (DTF 137
IV 1 consid. 4.2.3) che vincolano questo Tribunale (art. 105 cpv. 1 LTF).

5.2. In concreto la realizzazione dell'elemento soggettivo è contestata
unicamente in relazione al danno. In proposito la CARP ha ritenuto che il
ricorrente ha agito ben sapendo di arrecare pregiudizio alle entrate del Comune
che amministrava. Non trasmettendo le domande d'esecuzione all'allora
vicesindaco e assicurandosi la compiacenza del segretario comunale, sapeva
infatti che avrebbe precluso definitivamente o per lo meno ritardato e in ogni
caso messo in concreto pericolo il corretto afflusso di denaro nelle finanze
dell'ente locale. D'altronde, continuano i giudici cantonali, chi meglio di un
sindaco può conoscere l'importanza per un Comune di disporre tempestivamente
delle liquidità e il danno che le mancate entrate gli causano. Con il suo agire
il ricorrente ha dunque arrecato con coscienza e volontà il mancato aumento,
quanto meno provvisorio, degli attivi del Comune.

5.3. Nella misura in cui l'insorgente ripropone le sue censure in merito
all'esistenza di un danno, si rinvia a quanto esposto più sopra (v. consid. 4).
Per il resto, egli non si confronta compiutamente con gli accertamenti
cantonali su quanto sapeva e voleva: la semplice trascrizione di stralci della
sentenza impugnata seguita da proprie considerazioni di carattere puramente
appellatorio non è sufficiente (art. 97 cpv. 1 unitamente all'art. 106 cpv. 2
LTF; sull'esigenza di motivazione ricorsuale v. DTF 141 IV 369 consid. 6.3).
Abbondanzialmente rilevasi ancora che non è il mancato tempestivo pagamento
delle imposte e delle tasse ad essere stato considerato costitutivo di
amministrazione infedele, bensì il mancato avvio delle procedure esecutive ai
fini della loro riscossione. In quest'ottica è quindi a ragione che la CARP ha
ritenuto irrilevante l'addotta intenzione sempre esistita di pagare quanto
dovuto. Riguardo poi alla capacità di restituzione, trattasi di elemento di
rilievo nella fattispecie aggravata del reato (art. 158 n. 1 cpv. 3 CP),
esaminata di seguito.

6. 
Atteso che il ritardo nel pagamento dei debiti non comporterebbe alcun indebito
arricchimento, l'insorgente contesta di aver agito per indebito profitto. Al
contrario, ciò gli avrebbe provocato degli oneri aggiuntivi consistenti negli
interessi di mora. Egli avrebbe inoltre dimostrato di possedere un ingente
patrimonio familiare, che gli avrebbe permesso, anche se con ritardo, di far
fronte al pagamento integrale di tutti i debiti: la sua capacità di
restituzione non sarebbe mai venuta meno.

6.1. Commette un'amministrazione infedele aggravata il gestore che agisce per
procacciare a sé o ad altri un indebito profitto (art. 158 n. 1 cpv. 3 CP). Non
agisce tuttavia con tale proposito l'autore che ha la possibilità e la volontà
di fornire in qualsiasi momento all'avente diritto l'equivalente dei valori
patrimoniali in questione (capacità di restituzione, Ersatzbereitschaft; DTF
121 IV 104 consid. 2e; sentenza 6B_825/2010 del 27 aprile 2011 consid. 6).

6.2. Per la CARP, procrastinando per anni il pagamento delle imposte e delle
tasse e intralciandone la riscossione, l'insorgente ha agito con l'intento di
procacciare a sé, rispettivamente ai condomini del complesso B.________ un
indebito profitto consistente nel mancato esborso, quanto meno per un certo
periodo, delle liquidità necessarie. Anche se a titolo temporaneo, i loro
attivi non sono diminuiti, ma sono rimasti nelle loro disponibilità per essere
impiegati a loro piacimento. Con il pagamento tardivo delle loro obbligazioni,
il ricorrente e i condomini da lui amministrati miravano, perlomeno, a
risparmiare i costi che avrebbe comportato un prestito pari all'arretrato
fiscale, sfruttando a loro profitto il creditore Comune, facendogli di fatto
assumere la funzione di banca erogante prestiti a titolo gratuito. I giudici
cantonali hanno poi negato la sussistenza di una capacità di restituzione.
Richiamando le dichiarazioni rese dall'insorgente, hanno accertato che al
momento della riscossione d'imposta egli si trovava in difficoltà finanziarie e
non disponeva delle liquidità per onorare i suoi debiti fiscali. Prova ne sia
che ha potuto procedere alla loro estinzione solo dopo aver percepito, a fine
febbraio 2013, le commissioni legate a un'intermediazione immobiliare.

6.3. Sulla base degli accertamenti cantonali, l'aggravante dell'indebito
profitto è data. Come già evidenziato dall'autorità precedente, esso consiste
nel mancato esborso delle liquidità necessarie per far fronte ai debiti nei
confronti del Comune, per essere invece impiegate, almeno temporaneamente, per
altri scopi. Risulta in particolare che il ricorrente ha consapevolmente
anteposto i suoi interessi privati a quelli dell'ente che amministrava,
preferendo utilizzare le sue liquidità per saldare altri suoi debiti,
segnatamente quello per la rilevazione della quota del socio dello studio
commerciale e fiduciario. In questo senso, non presta il fianco a critiche la
conclusione dei giudici cantonali sull'aver fatto assumere al Comune la
funzione di banca erogante prestiti a titolo gratuito. Il fatto che con gli
arretrati d'imposta l'insorgente abbia dovuto pagare anche degli interessi di
mora non cambia la sostanza delle cose. Quanto all'asserita capacità di
restituzione, non è d'ausilio al ricorrente prevalersi di un ingente patrimonio
familiare. Non è tale patrimonio infatti che gli ha permesso di pagare
integralmente i debiti in questione. La CARP ha accertato che al momento della
riscossione d'imposta versava in difficoltà finanziarie, al punto che ha potuto
estinguere gli arretrati solo dopo aver percepito, a fine 2013 e dunque a
distanza di quasi 10 anni dall'esigibilità delle imposte più datate, le
commissioni per un'intermediazione immobiliare. È quindi a ragione che la Corte
cantonale ha concluso per l'assenza di una capacità di restituzione.

7. 
Ne segue che la condanna per titolo di amministrazione infedele aggravata non
viola il diritto. In quanto ammissibile, il ricorso risulta infondato e va
pertanto respinto.

Le spese giudiziarie sono poste a carico dell'insorgente, secondo soccombenza
(art. 66 cpv. 1 LTF).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1. 
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2. 
Le spese giudiziarie di fr. 4'000.-- sono poste a carico del ricorrente.

3. 
Comunicazione ai patrocinatori del ricorrente, al Ministero pubblico e alla
Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino, nonché per
informazione al patrocinatore dell'accusatore privato.

Losanna, 12 aprile 2016

In nome della Corte di diritto penale
del Tribunale federale svizzero

Il Presidente: Denys

La Cancelliera: Ortolano Ribordy

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