Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

Strafrechtliche Abteilung, Beschwerde in Strafsachen 6B.906/2015
Zurück zum Index Strafrechtliche Abteilung, Beschwerde in Strafsachen 2015
Retour à l'indice Strafrechtliche Abteilung, Beschwerde in Strafsachen 2015


Wichtiger Hinweis:
Diese Website wird in älteren Versionen von Netscape ohne graphische Elemente
dargestellt. Die Funktionalität der Website ist aber trotzdem gewährleistet.
Wenn Sie diese Website regelmässig benutzen, empfehlen wir Ihnen, auf Ihrem
Computer einen aktuellen Browser zu installieren.
Zurück zur Einstiegsseite Drucken
                                                               Grössere Schrift

Bundesgericht
Tribunal fédéral
Tribunale federale
Tribunal federal

[8frIR2ALAGK1]     
{T 0/2}
                   
6B_906/2015

Sentenza del 26 ottobre 2015

Corte di diritto penale

Composizione
Giudici federali Denys, Presidente,
Eusebio, Jacquemoud-Rossari,
Cancelliera Ortolano Ribordy.

Partecipanti al procedimento
A.A.________,
patrocinato dall'avv. Luca Binzoni,
ricorrente,

contro

Ministero pubblico del Cantone Ticino, Palazzo di giustizia, via Pretorio 16,
6901 Lugano,
opponente.

Oggetto
Infrazione alle norme della circolazione, arbitrio, diritto di essere sentito,

ricorso in materia penale contro la sentenza emanata il 6 luglio 2015 dalla
Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino.

Fatti:

A. 
Nell'ambito di un controllo della velocità, eseguito il 3 ottobre 2013
sull'autostrada A2 in territorio di Mendrisio/Rancate, l'apparecchio radar ha
ripreso la vettura Audi targata xxx a una velocità di 133 km/h (dedotto il
margine di tolleranza), malgrado il vigente limite di 80 km/h. L'automobile
risulta intestata alla ditta B.________ SA, di cui A.A.________ è
amministratore unico. Contattato dall'agente titolare dell'inchiesta, egli ha
spiegato che la ditta dispone di una flotta di 3 veicoli a disposizione dei
collaboratori, senza che esista un sistema di controllo del loro uso. Precisato
che la foto scattata dall'apparecchio radar non consentiva di identificare con
certezza la persona al volante al momento del rilevamento della velocità, egli
ha indicato il nominativo di 3 persone, lui compreso, che non potevano essere
escluse a priori quali conducenti.

B. 
Esperito il dibattimento di primo grado, nel corso del quale sono stati sentiti
C.A.________ e D.________, ovvero le persone indicate da A.A.________ quali
possibili autori dell'eccesso di velocità, con sentenza del 26 novembre 2014 il
Giudice della Pretura penale ha riconosciuto A.A.________ autore colpevole di
grave infrazione alle norme della circolazione stradale e lo ha condannato alla
pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere di fr. 310.--, sospesa
condizionalmente per un periodo di prova di 3 anni, alla multa di fr. 1'300.--
e al pagamento delle spese processuali.

C. 
Adita da A.A.________, con sentenza del 6 luglio 2015 la Corte di appello e di
revisione penale (CARP) ne ha respinto l'appello, confermando sia la condanna
sia la pena.

D. 
A.A.________ si aggrava al Tribunale federale con un ricorso in materia penale,
postulando, previa concessione dell'effetto sospensivo al gravame,
l'annullamento del giudizio della CARP e in via principale il suo
proscioglimento, subordinatamente il rinvio della causa all'autorità di prima o
di seconda istanza per nuova decisione.

Con decreto presidenziale del 30 settembre 2015, al ricorso è stato conferito
effetto sospensivo.

Diritto:

1. 
Presentato dall'imputato (art. 81 cpv. 1 LTF) e diretto contro una decisione
finale (art. 90 LTF), resa in materia penale (art. 78 cpv. 1 LTF) da
un'autorità cantonale di ultima istanza (art. 80 LTF), il ricorso appare in
linea di massima ammissibile, in quanto tempestivo (art. 100 cpv. 1 unitamente
all'art. 46 cpv. 1 lett. b LTF) e inoltrato nelle forme richieste (art. 42 cpv.
1 LTF).

2. 
Il ricorrente lamenta la violazione del suo diritto di essere sentito, nella
misura in cui la CARP avrebbe rifiutato di ordinare una perizia antropometrica
volta a stabilire se il soggetto ritratto nella foto scattata dall'apparecchio
radar potesse essere identificato nella sua persona.

2.1. Il diritto di essere sentito, garantito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. ed
espressamente riconosciuto alle parti di un procedimento penale dall'art. 107
cpv. 1 CPP, comprende in particolare il diritto di offrire mezzi di prova su
punti rilevanti e di esigerne l'assunzione (DTF 140 I 99 consid. 3.4 pag. 102).
Tale diritto non impedisce tuttavia all'autorità competente di procedere a un
apprezzamento anticipato delle prove richieste e di rinunciare ad assumerle, se
è convinta che non possono condurla a modificare il suo giudizio. Il rifiuto di
assumere una prova viola il diritto di essere sentito solo se la valutazione
anticipata della sua rilevanza è inficiata da arbitrio (DTF 141 I 60 consid.
3.3; sulla nozione di arbitrio v. DTF 140 III 264 consid. 2.3 pag. 266).

2.2. Con decreto del 7 aprile 2015, la Presidente della CARP ha respinto
l'istanza probatoria volta all'allestimento di una perizia, considerando gli
elementi agli atti sufficienti per il giudizio. Nella sentenza di merito, la
Corte cantonale ha ritenuto che la persona ritratta sulla foto del 3 ottobre
2013 è la medesima di quella raffigurata in quella del 5 novembre 2013 relativa
ad altra infrazione commessa dal ricorrente e nella quale egli è chiaramente
riconoscibile, osservando che le persone ritratte nelle due foto hanno
un'identica forma del viso (la medesima fronte ampia, il medesimo taglio delle
orecchie, la medesima linea del mento, la medesima capigliatura), un'identica
corporatura (lo stesso collo taurino, le stesse ampie spalle), nonché
un'identica postura alla guida.

2.3. A mente del ricorrente, la documentazione fotografica agli atti, in bianco
e nero, poco nitida, non permetterebbe di concludere sull'identità della
persona ritratta. La stessa CARP riconoscerebbe che la qualità della foto non
consentirebbe di distinguere con precisione alcuni dettagli morfologici, quali
il taglio degli occhi o della bocca o la forma del naso, caratteristiche che,
secondo l'insorgente, sarebbero però di rilievo per poter identificare una
persona. Gli elementi di paragone menzionati dai giudici cantonali sarebbero
comuni a moltissime persone e pertanto insufficienti a fugare ogni dubbio
sull'identità del conducente. D'altronde nemmeno i due testi sentiti al
dibattimento di primo grado, che conoscerebbero il ricorrente, sarebbero stati
in grado di identificare la persona della foto. La CARP sarebbe inoltre rimasta
silente sulla rilevanza della modifica della foto, "schiarita con un fascio di
luce", che non sarebbe neutra, con la possibile conseguenza dell'inserimento,
della modifica o anche dell'eliminazione di dettagli rispetto a quella
originale che fuorvierebbero l'identificazione. I giudici cantonali avrebbero
anche confuso il concetto di "schiarimento" con quello di "aumento del
contrasto". Le fotografie agli atti non sarebbero pertanto sufficienti per
identificare nel ricorrente il conducente autore dell'eccesso di velocità, di
modo che la CARP sarebbe incorsa nell'arbitrio.

2.4. Le critiche di arbitrio, come quelle di violazione di garanzie di rango
costituzionale, devono adempiere accresciute esigenze di motivazione. A norma
dell'art. 106 cpv. 2 LTF, il Tribunale federale esamina infatti tali censure
solo se motivate in modo chiaro e preciso. L'allegato ricorsuale deve pertanto
indicare chiaramente i diritti che si pretendono violati e precisare altresì in
che consista tale violazione (DTF 139 I 229 consid. 2.2). In particolare,
qualora sia lamentata la violazione del divieto dell'arbitrio (art. 9 Cost.),
non ci si può limitare a criticare la decisione impugnata opponendovi
semplicemente la propria opinione, come in una procedura d'appello, ma occorre
dimostrare che essa è manifestamente insostenibile con un'argomentazione chiara
e dettagliata (DTF 137 V 57 consid. 1.3 pag. 60).

2.5. Le critiche ricorsuali sono in parte appellatorie e non dimostrano
l'insostenibilità della valutazione delle prove compiuta dalla CARP.
L'insorgente infatti non pretende che gli elementi considerati nella decisione
impugnata, ovvero la forma del viso, la corporatura e la postura alla guida del
conducente, non siano identici nelle due foto, come ritenuto dai giudici
cantonali. La generica obiezione che sono caratteristiche comuni a moltissime
persone non sostanzia arbitrio di sorta: non è addotto, né a fortiori
dimostrato che ciò sia il caso di tutte o di gran parte delle persone che
avevano la possibilità di condurre l'autovettura in questione. Peraltro,
malgrado quanto perentoriamente preteso nel gravame, non si scorgono motivi per
non ritenere quale prova la foto scattata il 5 novembre 2013, di cui del resto
il ricorrente non risulta averne mai contestato l'utilizzabilità nel
procedimento. Contrariamente alla tesi difensiva, la CARP non ha poi dedotto
che egli fosse l'autore dell'infrazione del 3 ottobre 2013 per il fatto che
egli era alla guida il 5 novembre 2013 e nemmeno l'accertamento sull'identità
dell'autore dell'infrazione è avvenuta unicamente sulla base delle foto agli
atti. Dalla sentenza impugnata, che riporta quanto già rilevato dal Pretore,
risulta che il ricorrente non ha mai escluso l'eventualità di essere stato alla
guida dell'auto, di cui faceva un uso frequente, ben superiore a quello di
terzi, e di percorrere il tratto autostradale in questione anche in orari come
quello del rilevamento. Le persone da lui indicate quali possibili conducenti
hanno del resto escluso di essere state alla guida del veicolo al momento
dell'infrazione. A questo specifico riguardo, l'insorgente eccepisce disparità
di trattamento e arbitrio nella valutazione delle testimonianze perché,
contrariamente alle sue dichiarazioni, considerate pienamente credibili e
attendibili. La critica difficilmente si comprende, ove solo si consideri che
il ricorrente non ha mai negato la possibilità di essere stato al volante il 3
ottobre 2013 e che nemmeno contesta l'attendibilità delle versioni fornite dai
testi. Quanto alla questione dello "schiarimento" della foto, la CARP si è
espressa al riguardo negando che tale operazione fosse idonea a fuorviare
l'identificazione del conducente. Peraltro non si scorge, né è spiegato nel
gravame, quale apporto potesse fornire su questa precisa tematica la perizia
richiesta. Alla luce di tutti questi elementi, il rifiuto della CARP di fare
esperire una perizia antropometrica non procede da un'arbitraria valutazione
anticipata della sua rilevanza e neppure costituisce una violazione del diritto
di essere sentito dell'insorgente.

3. 
Invocando l'art. 32 cpv. 1 Cost., l'art. 6 n. 2 CEDU, nonché l'art. 14 n. 2
Patto ONU II (RS 0.130.2), il ricorrente lamenta la violazione della
presunzione d'innocenza. La CARP avrebbe posto interamente a suo carico l'onere
di portare prove a sua discolpa, rimproverandogli di non aver saputo fornire
agli inquirenti informazioni attendibili, laddove in realtà sarebbero le
autorità penali a essere rimaste passive. L'insorgente sostiene inoltre che gli
atti dell'incarto non sarebbero sufficienti a fugare ogni ragionevole dubbio
sull'identità dell'autore dell'infrazione in giudizio, di modo che la sua
condanna violerebbe crassamente il principio in dubio pro reo.

3.1. La presunzione d'innocenza, garantita dalle disposizioni di rango
costituzionale testé citate, nonché dall'art. 10 CPP, e il principio in dubio
pro reo, che ne è il corollario, concernono sia la ripartizione dell'onere
della prova sia la relativa valutazione. In quanto regole sull'onere
probatorio, tali garanzie impongono alla pubblica accusa di provare la
colpevolezza dell'imputato e non a questi di dimostrare la sua innocenza. Nella
valutazione delle prove, esse implicano che il giudice penale non può
dichiararsi convinto di una ricostruzione dei fatti sfavorevole all'imputato
quando, secondo una valutazione oggettiva del materiale probatorio, sussistono
dubbi che i fatti si siano verificati in quel modo. Poiché sempre possibili,
semplici dubbi astratti e teorici non sono tuttavia sufficienti, sicché non è
possibile esigere che l'amministrazione delle prove conduca a una certezza
assoluta di colpevolezza (DTF 127 I 38 consid. 2a).

3.2. Dalla sentenza impugnata non risulta che il ricorrente sia stato
condannato perché non ha provato la sua innocenza. Certo, i giudici precedenti
hanno osservato che egli, quale titolare della società detentrice del veicolo,
non ha saputo fornire indicazioni attendibili sulla persona immortalata
dall'apparecchio radar. Questo non significa però che abbiano caricato
sull'insorgente l'onere della prova. Al contrario, la loro convinzione poggia
sull'esame delle foto agli atti, confortato dalle testimonianze delle due
persone da lui indicate quali possibili conducenti, che hanno escluso di essere
state alla guida del veicolo al momento dell'infrazione. È solo in questo senso
che va intesa la considerazione sull'assenza di indicazioni attendibili.
Neppure può poi essere ravvisata una violazione dell'invocato principio nel
mancato interrogatorio di E.________, indicato dal ricorrente quale ulteriore
possibile conducente alla fine del dibattimento di primo grado: prova che
peraltro non ha chiesto di assumere né in prima istanza né in sede di appello.
La semplice circostanza di non aver assunto tutte le prove possibili e
immaginabili di per sé non è comunque idonea a costituire una violazione della
presunzione d'innocenza quale regola di ripartizione dell'onere probatorio
(sentenza 6B_728/2014 del 3 giugno 2015 consid. 7).

3.3. Sotto il profilo della valutazione delle prove, il principio in dubio pro
reo si confonde con il divieto generale dell'arbitrio (DTF 138 V 74 consid. 7
pag. 82). Come già esposto (v. consid. 2.5), al proposito alla CARP non può
essere rimproverato arbitrio. Dall'analisi complessiva e oggettiva
dell'incarto, non risultano rilevanti e insopprimibili dubbi né sull'identità
del conducente ritratto sulla foto, tali da imporre l'assunzione di ulteriori
prove, né sulla colpevolezza del ricorrente.

4. 
Ne segue che, in quanto ammissibile, il ricorso dev'essere respinto. Le spese
processuali seguono la soccombenza e sono quindi poste a carico del ricorrente
(art. 66 cpv. 1 LTF).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1. 
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2. 
Le spese giudiziarie di fr. 2'000.-- sono poste a carico del ricorrente.

3. 
Comunicazione al patrocinatore del ricorrente, al Ministero pubblico e alla
Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino.

Losanna, 26 ottobre 2015

In nome della Corte di diritto penale
del Tribunale federale svizzero

Il Presidente: Denys

La Cancelliera: Ortolano Ribordy

Navigation

Neue Suche

ähnliche Leitentscheide suchen
ähnliche Urteile ab 2000 suchen

Drucken nach oben