Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

Schuldbetreibungs- und Konkurskammer 7B.112/2005
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7B.112/2005 /biz

Sentenza del 12 ottobre 2005
Camera delle esecuzioni e dei fallimenti

Giudici federali Hohl, presidente,
Meyer, Marazzi,
cancelliere Piatti.

A. ________SpA,
ricorrente, patrocinata dagli avvocati Francesco Naef, Claudio Simonetti e
Daniele Calvarese,

contro

Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino,
quale autorità di vigilanza, via Pretorio 16, 6901 Lugano.

pignoramento provvisorio; obbligo d'informazione
di un terzo,

ricorso LEF contro la decisione emanata il 14 giugno 2005 dalla Camera di
esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, quale
autorità
di vigilanza.

Fatti:

A.
La quarta sezione penale del Tribunale ordinario di Milano ha, con sentenza
29 aprile 2003, condannato B.________ ad una pena di reclusione e a risarcire
alla A.________SpA, in solido con altri, il danno cagionato, determinato in
Euro 516'000'000.--, oltre alla rifusione delle spese di lite di Euro
666'894.13 più IVA e contributi previdenziali. Tale sentenza è stata
appellata e la procedura di ricorso è tuttora pendente.

Sulla base della summenzionata sentenza penale, la A.________SpA ha chiesto
ed ottenuto il 24 giugno 2004 dal Tribunale di Monza il sequestro
conservativo di beni di B.________ a concorrenza di Euro 650 milioni. Il 20
luglio 2004 la A.________SpA ha avviato il procedimento di merito per
ottenere il risarcimento dei danni subiti in seguito ai reati di corruzione
accertati nella citata sentenza penale di primo grado. Tale causa è stata
sospesa il 16 dicembre 2004 fino all'esito del procedimento penale, ad
istanza dell'attrice.

B.
Una domanda di riconoscimento ed exequatur, fondata sulla Convenzione di
Lugano concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle
decisioni in materia civile e commerciale (CL), della decisione ordinante il
sequestro conservativo presentata dalla A.________SpA è stata respinta dal
Pretore del distretto di Lugano. Il 31 gennaio 2005 la II Camera civile del
Tribunale d'appello del Cantone Ticino, in parziale accoglimento
dell'opposizione dell'istante, ha riformato la decisione pretorile nel senso
che l'ordinanza del 24 giugno 2004 del Tribunale di Monza è riconosciuta e
dichiarata esecutiva in Svizzera, che quale provvedimento conservativo è
ordinato all'Ufficio di esecuzione di Lugano di procedere al pignoramento
provvisorio ex art. 83 LEF di tutti i beni di B.________ e che a tale
pignoramento saranno applicabili gli art. 89 segg. LEF ad esclusione degli
art. 90 e 56-63 LEF.

C.
Il 4 febbraio 2005 l'Ufficio di esecuzione ha comunicato alla banca
C.________S.A. un avviso di pignoramento provvisorio concernente tutti i beni
"intestati direttamente a B.________ o per il tramite di società, fondazioni,
altre persone giuridiche o trust dei quali essa è beneficiario economico".
Con atto distinto dello stesso giorno l'Ufficio ha precisato che il
pignoramento si estendeva in particolare a "ogni documento relativo alla
pignorata o entità giuridiche delle quali è avente diritto economico".

Il 22 marzo 2005 l'Ufficio ha ingiunto alla predetta banca di comunicargli le
informazioni relative al menzionato avviso di pignoramento.

D.
Contro il provvedimento del 22 marzo 2005 la banca C.________S.A. è insorta
alla Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone
Ticino, quale autorità di vigilanza, contestando di dover a questo stadio
della procedura fornire delle informazioni relative ad eventuali beni di
pertinenza della debitrice. L'autorità di vigilanza, dopo aver conferito
effetto sospensivo al rimedio, lo ha accolto e ha annullato l'impugnato
provvedimento segnatamente per quanto ordina alla banca di comunicare gli
oggetti del pignoramento provvisorio. Essa ha innanzi tutto riconosciuto la
legittimazione ricorsuale della banca e ha affermato di avere la facoltà di
adattare alle esigenze dell'art. 39 CL i provvedimenti ordinati dal giudice.
Ha poi reputato di dover colmare una lacuna legislativa e ha ritenuto che la
banca dovrà unicamente informare l'Ufficio quando nella causa di merito
pendente in Italia ed attualmente sospesa sarà emanata una sentenza
definitivamente riconosciuta in Svizzera. Ciò conformemente agli obblighi
imposti dal diritto italiano ad un terzo debitore confrontato con un
sequestro conservativo. La sentenza cantonale ha tuttavia riservato il caso
in cui il Tribunale di Monza, con decisione riconosciuta in Svizzera, dovesse
esplicitamente ordinare un siffatto obbligo d'informazione.

E.
Con ricorso 27 giugno 2005 la A.________SpA chiede in accoglimento del suo
gravame che la sentenza dell'autorità di vigilanza sia riformata nel senso
che il ricorso della banca sia dichiarato inammissibile. In via subordinata
postula una riforma della sentenza impugnata nel senso che il ricorso
cantonale sia respinto. Lamenta innanzi tutto una violazione dell'art. 17
LEF, affermando che la banca, priva di un interesse personale e diretto, non
sarebbe stata legittimata ad inoltrare il ricorso cantonale. Sostiene inoltre
che l'autorità di vigilanza avrebbe, senza peraltro averne la competenza,
colmato una lacuna inesistente, poiché alla fattispecie è esclusivamente
applicabile il diritto interno ed in particolare l'art. 91 cpv. 4 LEF.

Con osservazioni 27 luglio 2005 sia B.________ che la banca C.________S.A.
propongono la reiezione del ricorso.

Diritto:

1.
1.1 La ricorrente, quale beneficiaria del pignoramento provvisorio, è
senz'altro legittimata ad impugnare la decisione dell'autorità di vigilanza
che ne disciplina l'esecuzione. Il ricorso, tempestivo, è pertanto in linea
di principio ammissibile.

1.2 Nelle sue osservazioni la pignorata afferma che la qui ricorrente avrebbe
ritirato innanzi alla Corte penale di appello di Milano, all'udienza del 28
aprile 2005, le sue pretese civili e chiede che venga annesso agli atti il
relativo processo verbale. Con la sua richiesta la pignorata dimentica che
oggetto della presente procedura di ricorso è unicamente l'esecuzione di un
pignoramento provvisorio ordinato, dopo l'exequatur di un'ordinanza del
tribunale di Monza, quale misura conservativa ai sensi della CL. Per questo
motivo, il documento prodotto - del tutto estraneo alla procedura in esame -
è senza pertinenza per il presente giudizio.

2.
2.1 La ricorrente lamenta una violazione dell'art. 17 LEF, perché ritiene che
la banca non era legittimata ad interporre un ricorso all'autorità di
vigilanza, ragione per cui la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d'appello del Cantone Ticino avrebbe dovuto dichiarare il rimedio
inammissibile. La ricorrente afferma che la banca non era lesa nei suoi
interessi e non aveva quindi un interesse proprio e diretto alla modifica del
provvedimento dell'Ufficio. Ritiene poi che l'art. 17 LEF sia fondato
sull'art. 48 lett. a PA e che all'interno della procedura amministrativa
federale debbano valere i medesimi criteri. Per questo motivo, a mente della
ricorrente, tornerebbe applicabile la giurisprudenza sviluppata nell'ambito
dell'assistenza giudiziaria internazionale in materia penale, che nega alle
banche a cui viene chiesto di svelare segreti dei clienti la facoltà di
ricorrere.

2.2 Giusta la giurisprudenza e la dottrina la legittimazione a proporre un
ricorso ai sensi degli art. 17-19 LEF dev'essere riconosciuta ad ogni persona
toccata nei suoi interessi - giuridicamente protetti o almeno di fatto - da
una decisione dell'Ufficio (DTF 130 III 400 consid. 2; 120 III 42 consid. 3;
119 III 81 consid. 2; Kurt Amonn/Fridolin Walther, Grundriss des
Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 7a ed., § 6 n. 24; Pierre-Robert
Gilliéron, Commentaire de la loi fédérale sur la poursuite pour dettes et la
faillite, n. 152 ad art. 17 LEF). Per costante giurisprudenza (DTF 80 III 122
consid. 2; 96 III 107 consid. 1; 103 III 36 consid. 1; 112 III 1 consid. 1d e
implicitamente anche DTF 125 III 391) una banca, quale terza - eventualmente
- detentrice di beni sequestrati, ha la facoltà di salvaguardare mediante un
ricorso i diritti che la legge le accorda. Tale prassi non viene criticata
dalla dottrina dominante (Franco Lorandi, Betreibungsrechtliche Beschwerde
und Nichtigkeit, n. 210 ad art. 17 LEF; Flavio Cometta, Commento basilese, n.
45 ad art. 17 LEF; Pierre-Robert Gilliéron, op. cit., n. 151 seg. ad art. 17
LEF). Atteso che un sequestro viene eseguito in base alle norme sul
pignoramento (art. 275 LEF), tale giurisprudenza è pure applicabile ai
pignoramenti provvisori ordinati quali misure conservative della Convenzione
di Lugano (sentenza 7B.14-15/2001 del 28 febbraio 2001 consid. 2).

Nella fattispecie occorre ricordare che gli obblighi d'informazione imposti
dalla LEF alla banca sono in contrasto con quelli sgorganti dal rapporto
contrattuale con il cliente e dal segreto bancario codificato nell'art. 47
della legge federale sulle banche e le casse di risparmio (LBCR) e che la
giurisprudenza ha risolto tale conflitto in favore delle esigenze
dell'esecuzione forzata (DTF 125 III 391 consid. 2 d/bb pag. 396). Del resto,
lo stesso art. 47 cpv. 4 LBCR riserva le disposizioni delle legislazioni
federali e cantonali sull'obbligo di dare informazioni all'autorità o di
testimoniare e l'art. 91 cpv. 4 LEF prevede esplicitamente che terzi che
detengono beni del debitore o verso i quali questi vanta crediti hanno lo
stesso obbligo di informare del debitore. Tuttavia, quest'ultima norma non
specifica il momento in cui nasce l'obbligo d'informazione del terzo
detentore di beni del debitore (DTF 125 III 391 consid. 2b pag. 393). La
banca ha quindi un proprio interesse, al fine di non esporsi a sanzioni
derivanti da un'eventuale violazione del suo dovere di riservatezza in
seguito alla divulgazione di informazioni ad un'autorità prima che un obbligo
in tal senso sia sorto, ad impugnare la richiesta di informazioni
dell'Ufficio perché ritenuta prematura. Non soccorre alla ricorrente nemmeno
la giurisprudenza (DTF 128 II 211 consid. 2.3-2.5) specificatamente
sviluppata in applicazione dell'art. 80h lett. b della legge federale
sull'assistenza internazionale in materia penale (AIMP), norma evidentemente
non applicabile nell'ambito di un ricorso fondato sull'art. 17 LEF contro un
provvedimento di un Ufficio di esecuzione. Ne segue che l'autorità di
vigilanza non ha violato il diritto federale, riconoscendo la legittimazione
ricorsuale alla banca.

3.
3.1 La ricorrente rimprovera poi all'autorità cantonale di aver emanato una
sentenza contraddittoria e lesiva dell'art. 91 cpv. 4 LEF, la cui
applicabilità è stata decretata dallo stesso giudice dell'exequatur e a torto
ignorata dalla sentenza impugnata. Essa ritiene che l'autorità di vigilanza
abbia colmato una lacuna inesistente, introducendo la limitazione secondo cui
una decisione straniera non potrebbe avere effetti più estesi in Svizzera che
nello Stato di origine: l'autorità cantonale avrebbe confuso la lacuna
legislativa esistente nell'ambito dell'art. 39 CL con l'exequatur e avrebbe
misconosciuto che la teoria degli effetti vale solo nell'ambito della
procedura di riconoscimento della decisione estera, ma non anche per
l'esecuzione, regolata integralmente dal diritto interno dello Stato
richiesto.

3.2 Nella sentenza impugnata l'autorità di vigilanza ha considerato che il
diritto italiano, giusta il quale era stato pronunciato il sequestro
conservativo riconosciuto in Svizzera, non obbliga il terzo a specificare di
quali cose o di quali somme è debitore o si trova in possesso fintanto che
non sia stata decisa la causa di merito. Poiché in concreto tale causa di
merito è sospesa, non sussisterebbe, in virtù della decisione sul sequestro
conservativo italiano, alcun obbligo di informazione di terzi. L'autorità
cantonale ha poi reputato che una decisione estera non possa esplicare
effetti maggiori o diversi da quelli riconosciuti alla stessa nello Stato
d'origine e che un provvedimento cautelare - come quello demandato
all'Ufficio nella fattispecie - non possa avere effetti più estesi della
decisione principale di cui garantisce l'esecuzione. Ritenendo di poter
adattare alle esigenze dell'art. 39 CL i provvedimenti conservativi ordinati
dal giudice civile e vedendo una lacuna concernente la procedura (svizzera)
di esecuzione di decisioni straniere, l'autorità di vigilanza ha stabilito
che la banca non sarà tenuta ad informare l'Ufficio sull'esito del
pignoramento provvisorio fintanto che non sarà emanata - in Italia - una
sentenza di merito definitivamente riconosciuta in Svizzera o finché non lo
ordinerà esplicitamente il Tribunale che ha emanato il sequestro conservativo
con una decisione riconosciuta in Svizzera.

4.
4.1 Giusta l'art. 39 cpv. 2 CL la decisione che accorda l'esecuzione implica
l'autorizzazione a procedere a provvedimenti conservativi sui beni della
parte contro cui è chiesta l'esecuzione. Il diritto del giudice adito, e
quindi in concreto il diritto svizzero, definisce il tipo di misure che
possono essere ordinate (DTF 126 III 438 consid. 3). Il diritto svizzero non
prevede tuttavia alcuna norma che stabilisce in modo esplicito le misure che
possono entrare in considerazione. Per tale motivo la dottrina - divisa -
suggerisce diverse possibilità (sequestro, pignoramento provvisorio,
inventario ai sensi dell'art. 162 LEF, misure cautelari del diritto
cantonale), utilizzate dai tribunali cantonali aditi (v. i riferimenti citati
nella DTF 126 III 438 consid. 4 e 5; Matthias Staehelin, Commento basilese,
n. 34 segg. ad art. 30a LEF; Gerhard Walter, Internationales
Zivilprozessrecht der Schweiz, 3a ed., pag. 462 seg.). Nella DTF 126 III 438
il Tribunale federale ha già avuto modo di stabilire che l'autorità cantonale
che si rifiuta di ordinare un sequestro quale misura conservativa ai sensi
dell'art. 39 cpv. 2 CL non cade nell'arbitrio. In tale sentenza viene
implicitamente riconosciuta ai tribunali cantonali la facoltà di poter
scegliere - almeno fra il pignoramento provvisorio e il sequestro -
l'istituto che ritengono più adeguato, con gli eventuali adattamenti che
esige la citata norma convenzionale (DTF 126 III 438 consid. 4b). Ora, atteso
che non compete all'Ufficio di esecuzione o alla sua autorità di vigilanza
decidere se debba essere ordinato un pignoramento provvisorio od un altro
provvedimento, spetta al giudice dell'exequatur, che ha scelto quale misura
conservativa un istituto della LEF, renderlo conforme alle esigenze della
Convenzione.

4.2 In presenza di un pignoramento provvisorio ordinato dal giudice quale
provvedimento conservativo ai sensi dell'art. 39 CL, la posizione
dell'Ufficio incaricato di eseguirlo è assimilabile a quella che riveste
nell'ambito dell'esecuzione di un sequestro ai sensi dell'art. 275 LEF
(sentenza 7B.249/2000 del 10 novembre 2000 consid. 1), atteso che pure in
materia di sequestro l'Ufficio deve eseguire un provvedimento conservativo
ordinato dal giudice, applicando - per analogia - le norme disciplinanti il
pignoramento (sentenza 7B.14-15/2001 del 28 febbraio 2001 consid. 3c).
L'Ufficio non può riesaminare le condizioni di merito da cui dipende
l'emanazione del decreto di sequestro, ma la sua competenza decisionale è
limitata al controllo della regolarità formale del decreto e alle misure di
esecuzione propriamente dette previste dalla LEF (DTF 129 III 203 consid.
2.3).
4.3 Se, come in concreto, il giudice previsto dalla Convenzione pronuncia un
pignoramento provvisorio adattato alle esigenze dell'art. 39 cpv. 2 CL,
l'Ufficiale dovrà eseguirlo, senza tuttavia poter verificare - parimenti a
quanto accade nell'esecuzione di un sequestro - le basi dell'incarico
affidatogli (sentenza 7B.249/2000 del 10 novembre 2000 consid. 1). Ritenendo
di potere essa stessa modificare un provvedimento conservativo emanato dal
giudice al fine di renderlo conforme alle esigenze della Convenzione,
l'autorità di vigilanza non si limita alla verifica della regolarità formale
della pronunzia o alle misure di esecuzione propriamente dette, ma procede
inammissibilmente ad un esame dal profilo materiale della decisione
giudiziaria, controllando se questa è conforme al diritto procedurale
internazionale. Così facendo, essa invade la competenza del giudice che
ordina le misure conservative dell'art. 39 cpv. 2 CL a cui spetta di
scegliere quelle più adeguate, di procedere ai necessari adattamenti (supra
consid. 4.1), infine di vegliare affinché esse esplichino effetti rispondenti
al diritto procedurale internazionale. Giova rilevare che se le misure
conservative ordinate dal giudice del riconoscimento dovessero esplicare
effetti più estesi della decisione che devono garantire e violare il diritto
convenzionale, la parte contro cui l'esecuzione viene accordata può impugnare
la decisione giudiziaria prevalendosi del sistema di protezione giuridica
previsto dalla Convenzione di Lugano (v. art. 36 e 37 CL; cfr. Jan
Kropholler, Europäisches Zivilprozessrecht, 7a ed., Heidelberg 2002, n. 11 ad
art. 47).

4.4 Nella fattispecie in esame, il tribunale che ha ordinato il pignoramento
provvisorio non ha preso nella propria decisione alcuna particolare
disposizione concernente l'art. 91 cpv. 4 LEF. Ciò significa che l'Ufficio
deve applicare tale norma senza alcuna limitazione sgorgante dal diritto
dello Stato estero. In concreto, quindi, ricordato come l'Ufficiale si trova
in una situazione paragonabile a quella che ha nell'ambito dell'esecuzione di
un sequestro, l'obbligo d'informazione della banca nasce al momento in cui
sia la sentenza che dichiara esecutiva la decisione estera, sia il giudizio
che ordina il pignoramento provvisorio sono divenuti definitivi, a guisa
della giurisprudenza secondo cui l'obbligo di informare del terzo, detentore
dei beni sequestrati, sorge unicamente dopo lo spirare del termine di
opposizione al sequestro, rispettivamente dopo una decisione definitiva
sull'opposizione allo stesso (DTF 125 III 391 consid. 2e).

4.5 In conclusione si può ribadire che al giudice dell'exequatur compete di
ordinare le misure conservative dell'art. 39 cpv. 2 CL, scegliendo fra i vari
istituti previsti dal diritto svizzero quello più adeguato e procedendo agli
adattamenti imposti dalla predetta norma, e che tale decisione giudiziaria
può essere impugnata con i rimedi previsti dalla Convenzione. Per contro, le
autorità di esecuzione, e di conseguenza pure gli organi preposti alla loro
sorveglianza, non possono modificare la decisione giudiziaria pretendendo di
adattarla alle esigenze della Convenzione: la loro competenza decisionale è
limitata al controllo formale della regolarità della decisione del giudice e
alle misure di esecuzione propriamente dette previste dalla LEF. Fra queste
occorre in concreto annoverare il quesito concernente il momento in cui nasce
l'obbligo di informazione di un terzo - eventuale - detentore di beni del
debitore o nei confronti del quale questi è creditore, poiché il giudice
dell'exequatur, limitandosi ad ordinare un pignoramento provvisorio senza
escludere l'applicazione dell'art. 91 cpv. 4 LEF, non ha preso alcuna
disposizione al riguardo. Tale questione va risolta - analogamente alla
giurisprudenza sviluppata in materia di sequestro - nel senso che l'obbligo
di informare del terzo sorge quando sia la sentenza che dichiara esecutiva la
decisione estera, sia il giudizio che ordina il pignoramento provvisorio sono
divenuti definitivi.

5.
Una sentenza resa su opposizione ai sensi dell'art. 40 CL, come quella del 31
gennaio 2005 con cui la II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone
Ticino ha ordinato i provvedimenti conservativi in discussione, può
unicamente essere oggetto di un ricorso di diritto pubblico davanti al
Tribunale federale (art. 41 CL). Poiché innanzi a questo tribunale non
risulta pendente un siffatto ricorso di diritto pubblico, sia la sentenza che
dichiara esecutiva la decisione estera sia il giudizio che ordina il
pignoramento provvisorio sono divenuti definitivi. Il ricorso in esame si
rivela pertanto fondato e la decisione impugnata dev'essere annullata e
riformata nel senso che il rimedio cantonale inoltrato dalla banca contro la
richiesta di informazioni è respinto. Non si preleva tassa di giustizia (art.
20a cpv. 1 LEF) e non si assegnano ripetibili (art. 62 cpv. 2 OTLEF).

Per questi motivi, la Camera pronuncia:

1.
Il ricorso è accolto e le cifre 1 e 1.1 del dispositivo della decisione
impugnata sono annullate.

2.
La cifra n. 1 del dispositivo della sentenza impugnata è riformata nel senso
che il ricorso inoltrato dalla banca C.________S.A. è respinto.

3.
Comunicazione ai patrocinatori della ricorrente, ai patrocinatori delle
controparti (banca C.________S.A., patrocinata dall'avv. dott. Carlo
Postizzi, e B.________, patrocinata dagli avvocati Rocco Bonzanigo ed Angelo
Olgiati), all'Ufficio esecuzione di Lugano e alla Camera di esecuzione e
fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, quale autorità di
vigilanza.

Losanna, 12 ottobre 2005

In nome della Camera delle esecuzioni e dei fallimenti
del Tribunale federale svizzero

La presidente:  Il cancelliere: