Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

II. Öffentlich-rechtliche Abteilung, Beschwerde in Zivilsachen 2A.1/2007
Zurück zum Index II. Öffentlich-rechtliche Abteilung, Beschwerde in Zivilsachen 2007
Retour à l'indice II. Öffentlich-rechtliche Abteilung, Beschwerde in Zivilsachen 2007


2A.1/2007 /biz

Sentenza del 29 maggio 2007
II Corte di diritto pubblico

Giudici federali Merkli, presidente,
Wurzburger e Karlen,
cancelliere Bianchi.

1. A.________Ltd.,

2. B.________Anstalt,

3. C.________Corp.,

4. D.________Anstalt,

5. E.________Ltd.,
ricorrenti,
tutte patrocinate dall'avv. Paolo Bernasconi,

contro

Camera di assistenza amministrativa
della Commissione federale delle banche,
Schwanengasse 12, 3001 Berna.

assistenza amministrativa internazionale richiesta
dalla Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (Consob) nell'affare
F.________S.p.A.,

ricorso di diritto amministrativo contro la decisione emanata il 20 dicembre
2006 dalla Camera di assistenza amministrativa della Commissione federale
delle banche.

Fatti:

A.
Il 6 giugno 2006 la Commissione nazionale italiana per le Società e la Borsa
(Consob) ha inoltrato una richiesta di assistenza amministrativa alla
Commissione federale delle banche (CFB) volta ad acquisire informazioni sulle
azioni della F.________S.p.A. detenute dalla banca G.________SA. L'autorità
estera ha giustificato la domanda con la necessità di verificare le
indicazioni fornite dalla banca nel 1999, ritenuto che da allora la società
era stata oggetto di numerose operazioni sul capitale. Dopo una prima
risposta interlocutoria, il 5 ottobre 2006 la Consob ha chiesto in
particolare ragguagli sull'ammontare delle singole quote e sull'identità dei
relativi titolari a quel momento e al 1° dicembre 2005.

B.
Interpellato dalla CFB, il 30 ottobre 2006 la G.________ SA le ha comunicato
di detenere a titolo fiduciario l'8,725 % del capitale di F.________S.p.A. e
ciò per conto di cinque società: la A.________Ltd. (1,692 %) e la
E.________Ltd. (1,948 %) delle Isole Vergini Britanniche, la
B.________Anstalt (1,513 %) e la D.________Anstalt (1,614 %) del
Liechtenstein e la C.________Corp. (1,958 %) di Panama. La banca ha aggiunto
che beneficiario economico di tutte le società è H.________, mentre al 1°
dicembre 2005, secondo i relativi formulari "A", era I.________.

C.
Raccolte le osservazioni delle società, con decisione del 20 dicembre 2006 la
Camera di assistenza amministrativa della CFB ha deciso di concedere
l'assistenza amministrativa alla Consob e di trasmetterle le informazioni
apprese dalla banca, specificando che H.________ era subentrato a I.________
nel marzo del 2006.

D.
Il 29 dicembre 2006 le cinque società hanno presentato un ricorso di diritto
amministrativo al Tribunale federale con cui chiedono di non fornire
assistenza amministrativa, di eventualmente comunicare solo le loro ragioni
sociali ed in via ancor più eventuale di segnalare che ad entrambe le date
richieste il beneficiario economico era H.________. Postulano inoltre che non
si pubblichi la sentenza o vi si proceda quantomeno in forma anonimizzata e
dopo la crescita in giudicato della decisione finale dell'autorità italiana.
Chiamata ad esprimersi, la Commissione federale delle banche ha proposto di
respingere il gravame. Nell'ambito di un secondo scambio di allegati, le
parti si sono riconfermate nelle rispettive conclusioni.

E.
Con decreto presidenziale del 26 gennaio 2007 è stata accolta l'istanza di
conferimento dell'effetto sospensivo formulata nel gravame.

Diritto:

1.
Il gravame è pacificamente ammissibile quale ricorso di diritto
amministrativo ai sensi degli art. 97 segg. OG (cfr. art. 132 cpv. 1 LTF e
sentenza 2A.616/2006 del 19 marzo 2007, consid. 1.1) e va esaminato in
funzione dell'art. 38 della legge federale del 24 marzo 1995 sulle borse e il
commercio di valori immobiliari (LBVM; RS 954.1), nel suo nuovo tenore in
vigore dal 1° febbraio 2006 (sentenza 2A.170/2006 dell'8 maggio 2006, in:
Bollettino CFB 49/2006 pag. 105, consid. 2.1.1).

2.
2.1 Le ricorrenti sostengono innanzitutto di essere state impedite
nell'esercizio delle facoltà di ricorso poiché il nuovo art. 38 cpv. 5 LBVM
riduce il termine di impugnazione a 10 giorni e perché la decisione litigiosa
sarebbe stata intimata via fax il 22 dicembre 2006, lasciando loro di fatto
solo quattro giorni lavorativi per allestire l'atto ricorsuale. La norma
legale e l'agire dell'autorità sarebbero pertanto lesivi del diritto di
essere sentiti, del divieto d'arbitrio e della garanzia alla parità di
trattamento, nonché del principio del fair trail previsto dalla CEDU.

2.2 La censura, per giunta articolata e reiterata, è al limite della
temerarietà. In effetti, essa non solo si urta al principio fondamentale
secondo cui il Tribunale federale non può esaminare la costituzionalità delle
leggi federali (cfr. art. 190 Cost. e DTF 132 II 234 consid. 2.2; 131 II 562
consid. 3.2), ma misconosce altresì che l'art. 6 CEDU non è applicabile in
materia di assistenza internazionale, sia amministrativa che penale (sentenza
2A.234/2000 del 25 aprile 2001, in: Bollettino CFB 42/2002 pag. 61, consid.
2b/aa; DTF 123 II 175 consid. 6e). Inoltre l'invio per telefax notoriamente
non è riconosciuto quale mezzo di intimazione (DTF 121 II 252 consid. 4b): la
trasmissione anticipata in tale forma ha pertanto rappresentato una semplice
cortesia, mentre il termine di ricorso ha cominciato a decorrere soltanto
dalla ricezione della decisione per posta (cinque giorni dopo). A ciò si
aggiunga ancora che le ricorrenti conoscevano bene il dossier e potevano
prevedere il contenuto della decisione litigiosa, dal momento che si erano
già precedentemente determinate al riguardo, tra l'altro dopo aver ottenuto
due proroghe. La brevità del termine di ricorso non ha d'altronde impedito
loro di presentare una memoria ricorsuale di ben 37 pagine, che hanno per di
più avuto la possibilità di integrare con un atto di replica.

3.
3.1 Le ricorrenti contestano poi il rispetto dei principi di specialità e
confidenzialità, richiamandosi in particolare alle decisioni con cui in
passato il Tribunale federale ha respinto domande di collaborazione analoghe
provenienti dalla Consob (sentenza 2A.83/2000 del 28 giugno 2000, in:
Bollettino CFB 41/2000 pag. 79; sentenza 2A.41/2002 del 18 settembre 2002,
in: RDAT I-2003 n. 86).

3.2 Sennonché, in una recente sentenza (resa comunque pubblica prima della
presentazione della replica) il Tribunale federale ha ritenuto che da allora,
sotto il profilo del diritto italiano, la situazione è mutata in maniera
determinante. Il decreto legislativo n. 58 del 24 febbraio 1998 relativo al
testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria
(TUF) è infatti stato modificato nel senso che la Consob può ora validamente
opporsi ad una domanda di ritrasmissione da parte del Ministero dell'economia
e delle finanze prima di ottenere il consenso dell'autorità estera (art. 4
comma 4 TUF) ed è essa stessa competente ad infliggere le sanzioni
amministrative in materia borsistica (art. 187bis segg. TUF). In base a
queste modifiche, l'autorità richiedente è pertanto ora in grado di
garantire, in termini di "best efforts", che le informazioni ricevute dalla
Svizzera siano utilizzate in modo conforme ai principi di specialità e
confidenzialità (sentenza 2A.371/2006 del 7 febbraio 2007, consid. 2.3; cfr.
anche: sentenza 2A.616/2006 del 19 marzo 2007, consid. 2.2).
3.3 Fondandosi su un parere giuridico, le insorgenti menzionano svariate
norme legali italiane che confuterebbero la conclusione esposta. In realtà,
va però tenuto presente che l'art. 4 comma 4 TUF costituisce una lex
specialis relativa specificatamente alla ritrasmissione delle informazioni
ricevute mediante assistenza amministrativa internazionale (cfr. sentenza
2A.371/2006 del 7 febbraio 2007, consid. 2.3). Nel caso concreto tale norma
appare quindi preminente rispetto ad altri disposti sulla portata ed i limiti
del segreto d'ufficio. Inoltre, laddove evidenziano gli obblighi di
collaborazione esistenti tra la Consob ed altre autorità di vigilanza in
ambito finanziario (cfr. l'art. 4 comma 1 TUF e l'art. 21 della legge n. 262
del 28 dicembre 2005), le ricorrenti omettono sostanzialmente di considerare
che, nei limiti del principio di specialità, l'art. 38 cpv. 2 lett. a LBVM ha
soppresso la regola della "lunga mano" (sentenza 2A.170/2006 dell'8 maggio
2006, in: Bollettino CFB 49/2006 pag. 105, consid. 2.1.2) e che tali obblighi
non si riferiscono comunque ad autorità politiche di livello governativo,
come il Ministero dell'economia (cfr. sentenza 2A.83/2000 del 28 giugno 2000,
in: Bollettino CFB 41/2000 pag. 79, consid. 7d/cc). Per di più, in base al
nuovo diritto e alle sue finalità, l'autorità richiedente non deve di per sé
esigere dall'autorità terza garanzie circa il rispetto del principio di
specialità, prima di ritrasmetterle le informazioni ricevute dall'estero
(sentenza 2A.649/2006 del 18 gennaio 2007, consid. 5). Il rilevato
avvicinamento tra le varie autorità di vigilanza in discussione in Italia non
è infine una peculiarità significativa ed è del resto all'esame anche in
Svizzera (cfr. sentenza 2A.281/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 2.3).
3.4 Inconferenti sono parimenti le critiche legate alla divulgazione, via
internet e sull'apposito bollettino, delle procedure promosse dalla Consob.
Il nuovo art. 38 cpv. 2 lett. b LBVM allenta infatti le esigenze in tema di
confidenzialità, riservando espressamente le prescrizioni sulla pubblicità
dei procedimenti (cfr. sentenza 2A.170/2006 dell'8 maggio 2006, in:
Bollettino CFB 49/2006 pag. 105, consid. 2.1.2). Per giunta, i documenti
prodotti dalle ricorrenti non dimostrano che l'autorità italiana rende nota
l'apertura dei procedimenti, ma soltanto che pubblica le relative sanzioni,
seguendo dunque una prassi che nemmeno secondo il pregresso regime ostacolava
la concessione dell'assistenza amministrativa (cfr. DTF 129 II 484 consid.
3.2).

4.
4.1 Le ricorrenti censurano poi la trasmissione delle informazioni sull'avente
diritto economico attuale e specialmente su quello precedente. Per sostenere
la tesi secondo cui la conoscenza di questi nominativi non sarebbe di alcun
interesse per la procedura estera, esse allegano due ulteriori avvisi di
diritto, volti a dimostrare l'uno la mancata violazione dell'obbligo di
presentare un'offerta pubblica di acquisto e l'altro l'inadempimento dei
reati di insider trading e di aggiotaggio. Esse lamentano l'accertamento
inesatto dei fatti, la violazione del principio di proporzionalità,
l'inammissibilità della trasmissione spontanea di dati, l'abuso del potere
d'apprezzamento e l'arbitrarietà della decisione.

4.2 Orbene, al di là delle lunghe divagazioni ricorsuali, non v'è dubbio che
le informazioni richieste dalla Consob e raccolte presso la banca svizzera
non possono essere considerate prive di qualsiasi rapporto con eventuali
irregolarità sul mercato borsistico e manifestamente inadeguate a far
progredire l'inchiesta (DTF 129 II 484 consid. 4.1; 127 II 142 consid. 5a).
Le cinque società ricorrenti sono infatti tutte riconducibili alla medesima
persona fisica, che in tal modo di fatto detiene l'8,725 % delle azioni della
F.________S.p.A.. Un aggiramento degli obblighi di comunicazione delle
partecipazioni rilevanti è quindi quantomeno ipotizzabile, viste le soglie
fissate dall'art. 120 TUF e dall'art. 117 del regolamento Consob n. 11971/99
del 14 maggio 1999 (cfr., per il diritto svizzero, l'art. 20 LBVM). La
disattenzione degli obblighi d'annuncio è già come tale un'infrazione alle
regole di trasparenza borsistica, punita con una sanzione pecuniaria (cfr.
l'art. 193 comma 2 TUF e l'art. 41 LBVM). Non è quindi di nessun rilievo
stabilire se siano parimenti riscontrabili le irregolarità esaminate, e
negate, nei pareri giuridici.

4.3 Dal profilo della proporzionalità, non si vede poi come si potrebbe
prescindere dal comunicare l'identità del beneficiario economico delle
società, in quanto è proprio tale aspetto l'elemento di interesse per
l'autorità estera, non certo la conoscenza dei nomi delle ricorrenti. Anche
la trasmissione del nominativo del precedente proprietario è giustificata,
ritenuto che I.________ non costituisce una persona manifestamente non
implicata (cfr. art. 38 cpv. 4 LBVM). È infatti dimostrato non solo dalla
criticata "rassegna stampa", ma anche dai dati ufficiali sugli azionisti
rilevanti e sui patti parasociali che egli detiene indirettamente, per il
tramite dei figli o di società di famiglia, un'importante quota azionaria
della F.________S.p.A.. Quanto alla data del passaggio di proprietà delle
ricorrenti, la documentazione fornita dalla banca - accanto ai formulari per
la determinazione dell'avente diritto economico, le schede di complemento dei
profili dei clienti ed i verbali assembleari - suffraga la conclusione
dell'autorità inferiore, secondo cui il cambiamento è intervenuto solo nel
marzo del 2006. Ciò non esclude evidentemente che un accordo di cessione
possa essere stato concluso anche in precedenza né che già prima il nuovo
beneficiario economico abbia operato attraverso queste società. D'altronde
accertamenti più approfonditi su questo aspetto esulano dal contesto della
presente procedura. Per la concessione dell'assistenza amministrativa basta
infatti l'esistenza di un sospetto iniziale di possibili irregolarità; come
in tema di abusi di informazioni privilegiate (cfr. DTF 129 II 484 consid.
4.2; 128 II 407 consid. 5.2.3; 127 II 323 consid. 7b/aa), è poi compito
dell'autorità richiedente determinare con esattezza se, quando e da chi siano
state omesse comunicazioni legalmente imposte.

5.
Da ultimo, le insorgenti si appellano alle esigenze di protezione della
personalità per chiedere che la sentenza non venga resa pubblica attraverso,
in particolare, il sito internet del Tribunale federale. La pubblicazione
delle sentenze è tuttavia uno strumento importante per garantire la
pubblicità dei procedimenti e quindi la trasparenza della giurisprudenza e la
parità delle armi. L'interesse delle persone implicate alla riservatezza
viene generalmente salvaguardato in maniera sufficiente procedendo
all'anonimizzazione della decisione (cfr. sentenza 1A.61/2006 dell'11
dicembre 2006, consid. 8.2 e 8.3 [destinati alla pubblicazione in DTF 133 I
xxx]). Non si ravvisano motivi per cui ciò non dovrebbe valere anche nel caso
di specie, senza peraltro dover attendere l'esito della procedura italiana.

6.
Manifestamente infondato, il ricorso può essere evaso in base alla procedura
semplificata di cui all'art. 36a OG. Secondo soccombenza, le spese
processuali vanno poste a carico delle ricorrenti, con vincolo di solidarietà
(art. 156 cpv. 1 e 7, 153 e 153a OG); l'ammontare della tassa di giustizia
tiene conto della loro condotta processuale. Non si assegnano ripetibili ad
autorità vincenti (art. 159 cpv. 2 OG).

Per questi motivi, visto l'art. 36a OG, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
La tassa di giustizia di fr. 12'000.-- è posta a carico delle ricorrenti, in
solido.

3.
Comunicazione al patrocinatore delle ricorrenti e alla Camera di assistenza
amministrativa della Commissione federale delle banche.

Losanna, 29 maggio 2007

In nome della II Corte di diritto pubblico
del Tribunale federale svizzero

Il presidente:  Il cancelliere: