Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

II. Öffentlich-rechtliche Abteilung, Subsidiäre Verfassungsbeschwerde 2D.46/2007
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2D_46/2007

Sentenza del 2 novembre 2007
II Corte di diritto pubblico

Giudici federali Merkli, presidente,
Müller e Locher, giudice supplente,
cancelliere Bianchi.

Comunione ereditaria fu A.A.________,
composta da: B.A.________, D.A.________,
E.A.________ e F.A.________,
ricorrenti, patrocinate dall'avv. Michele Franscini,

contro

Divisione delle contribuzioni del Cantone Ticino,
viale S. Franscini 6, 6500 Bellinzona,
Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino,
Palazzo di Giustizia,
via Pretorio 16, 6901 Lugano.

art. 9 Cost. (imposta di successione 1992),

ricorso in materia costituzionale contro la sentenza emanata il 7 maggio 2007
dalla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone
Ticino.

Fatti:

A.
Deceduta il 29 aprile 1992 nella città belga di Namur, dove risiedeva,
A.A.________ era proprietaria in Ticino della particella xxx di Ascona, del
valore di stima ufficiale di fr. 8'389'900.-- e non gravata da debiti
ipotecari. Suoi unici eredi erano gli abiatici B.A.________ e C.A.________,
al quale, visto che è anch'egli deceduto, sono nel frattempo subentrate le
figlie D.A.________, E.A.________ e F.A.________. Per anni, dopo il decesso,
le dichiarazioni d'imposta sono state inoltrate indicando quale contribuente
la defunta. Con la dichiarazione 2003B, inoltrata il 27 aprile 2004,
l'Amministrazione fiscale del Cantone Ticino ha appreso per la prima volta
che la proprietaria era morta da circa dodici anni.

B.
Con scritto del 6 giugno 2006 l'Ufficio cantonale delle imposte di
successione e donazione (UIDS) ha chiesto agli eredi di produrre copia del
certificato ereditario, di eventuali disposizioni testamentarie lasciate
dalla defunta e dell'inventario di successione allestito dalle autorità
fiscali dell'ultimo domicilio della medesima. In risposta, il 14 giugno
seguente la allora rappresentante degli eredi ha trasmesso copia dell'atto di
morte e di un atto pubblico attestante che C.A.________ e B.A.________ erano
gli unici eredi. Il 20 luglio 2006 l'UISD ha notificato la tassazione
dell'imposta di successione: sulla base di una massa successoria imponibile
di fr. 8'389'900.--, corrispondente al valore di stima ufficiale
dell'immobile, l'imposta è stata stabilita in fr. 713'133.--.
Gli eredi sono insorti contro la tassazione, presentando un'opposizione che,
dopo audizione del loro patrocinatore, è però stata respinta il 6 ottobre
2006. La successiva impugnativa contro la decisione su reclamo è stata a sua
volta respinta dalla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del
Cantone Ticino con sentenza del 7 maggio 2007.

C.
Il 7 giugno 2007 B.A.________ e le eredi fu C.A.________, ovvero
D.A.________, E.A.________ e F.A.________, componenti la comunione ereditaria
fu A.A.________, sono insorte dinanzi al Tribunale federale mediante un
ricorso sussidiario in materia costituzionale, con cui chiedono
l'annullamento della sentenza della Camera di diritto tributario. Sostengono
in particolare che la tassazione sia intervenuta tardivamente e lamentano il
mancato allestimento di un inventario.
Chiamate ad esprimersi, la Divisione delle contribuzioni del Cantone Ticino
propone che il gravame, da trattare quale ricorso in materia di diritto
pubblico, sia dichiarato irricevibile, mentre la Camera di diritto
tributario, pur rilevando l'insufficiente motivazione del ricorso, rinuncia a
formulare domande di giudizio.

D.
Con decreto del 29 giugno 2007, il Presidente della II Corte di diritto
pubblico ha respinto la domanda di concessione dell'effetto sospensivo
formulata nel gravame.

Diritto:

1.
1.1 Il 1° gennaio 2007 è entrata in vigore la legge sul Tribunale federale
del 17 giugno 2005 (LTF; RS 173.110). Considerato che la decisione impugnata
è stata pronunciata dopo tale data, alla presente procedura è applicabile
questa nuova normativa (art. 132 cpv. 1 LTF).

1.2 Il Tribunale federale esamina d'ufficio e con pieno potere di cognizione
la sua competenza (art. 29 cpv. 1 LTF), rispettivamente l'ammissibilità dei
gravami che gli vengono sottoposti (DTF 133 II 249 consid. 1.1; 133 I 185
consid. 2). Un'eventuale errata denominazione di un rimedio giuridico è al
riguardo irrilevante e non comporta alcun pregiudizio per le ricorrenti,
nella misura in cui il loro allegato ricorsuale adempie le esigenze formali
del tipo di ricorso effettivamente esperibile (sentenza 2C_346/2007 del 21
settembre 2007, consid. 1.2 [destinata alla pubblicazione]; sentenza
6B_99/2007 del 30 maggio 2007, consid. 1.3; cfr. anche DTF 131 I 145 consid.
2.1; 126 II 506 consid. 1b).

1.3 Un ricorso sussidiario in materia costituzionale ai sensi degli art. 113
segg. LTF può essere presentato laddove non è ammissibile il ricorso
ordinario secondo gli articoli 72-89 LTF (art. 113 LTF). Le decisioni in
materia di imposte cantonali sulle successioni costituiscono pronunce in
cause di diritto pubblico e non figurano tra le eccezioni indicate agli art.
83-85 LTF, ovvero tra i casi in cui il ricorso ordinario in materia di
diritto pubblico non è dato. Tempestiva (art. 100 cpv. 1 LTF), diretta contro
il giudizio di un'autorità cantonale di ultima istanza (art. 86 cpv. 1 lett.
d LTF) e presentata da persone senz'altro legittimate (art. 89 cpv. 1 LTF),
l'impugnativa in esame va quindi trattata ed è di massima ammissibile come
ricorso in materia di diritto pubblico.

1.4 Con i ricorsi ordinari può in particolare venir censurata la violazione
del diritto federale (art. 95 lett. a LTF), che comprende anche i diritti
costituzionali dei cittadini (DTF 133 III 346 consid. 3.1). Fatti salvi i
diritti costituzionali cantonali (art. 95 lett. c LTF) e le disposizioni
cantonali in materia di diritti politici (art. 95 lett. d LTF), non può
invece essere eccepita direttamente la disattenzione del diritto cantonale e
comunale. Eventuali censure riferite a tali ordinamenti costituiscono
pertanto un motivo di ricorso ammissibile soltanto se hanno per conseguenza
una violazione del diritto federale, in particolare della Costituzione e ad
esempio del divieto d'arbitrio (art. 9 Cost.). In merito al diritto cantonale
e comunale, il potere di cognizione del Tribunale federale sotto il regime
della nuova legge è dunque rimasto invariato rispetto alla situazione
previgente (DTF 133 II 249 consid. 1.2.1).
1.5 Di principio il Tribunale federale applica il diritto d'ufficio (art. 106
cpv. 1 LTF). Esso esamina tuttavia la violazione di diritti fondamentali e di
disposizioni di diritto cantonale e intercantonale soltanto se il ricorrente
ha sollevato e motivato tali censure (art. 106 cpv. 2 LTF). In sostanza in
tali ambiti vale il principio dell'allegazione così come dedotto in
precedenza dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG per il ricorso di diritto pubblico
(DTF 133 II 249 consid. 1.4.2; 133 IV 286 consid. 1.4). Il Tribunale federale
esamina quindi unicamente le censure sollevate dall'insorgente e solo se le
stesse sono sufficientemente sostanziate, ossia corredate da una chiara e
dettagliata motivazione giuridica (DTF 130 I 258 consid. 1.3, 129 I 113
consid. 2.1). In particolare, quando è in discussione la violazione del
divieto d'arbitrio, la parte ricorrente non può limitarsi a criticare la
decisione impugnata in forma appellatoria, contrapponendo la propria opinione
a quella dell'autorità cantonale, ma deve illustrare con un'argomentazione
precisa ed esaustiva quali norme o principi giuridici quest'ultima avrebbe
violato in modo addirittura manifestamente insostenibile (DTF 128 I 295
consid. 7a; 125 I 492 consid. 1b).
Nel caso concreto, è quantomeno dubbio che il gravame adempia le esigenze di
motivazione testé descritte. Le ricorrenti non si confrontano infatti in
maniera puntuale con le differenti considerazioni esposte nel giudizio
impugnato, in particolare con i materiali legislativi e le opinioni
dottrinali richiamate. Al contrario, esse evocano semplicemente l'arbitrio e
ripropongono, a tratti persino alla lettera, la motivazione appellatoria ed
in gran parte generica già sviluppata in sede cantonale. Ad ogni modo, per
quanto discutibile, la questione dell'ammissibilità del ricorso può in
definitiva rimanere aperta.

2.
2.1 La legge tributaria del Cantone Ticino, del 21 giugno 1994 (LT), entrata
in vigore il 1° gennaio 1995, regola la prescrizione del diritto di tassare
all'art. 193. La norma prevede che il diritto in questione si prescrive in
generale in cinque anni dalla fine del periodo fiscale (cpv.1), mentre per
l'imposizione delle successioni in dieci anni dalla fine dell'anno in cui
ebbe luogo l'apertura della successione (cpv. 2). Inoltre la prescrizione non
inizia a decorrere o è sospesa tra l'altro fino a quando né il contribuente
né il corresponsabile dell'imposta hanno domicilio o dimora fiscali in
Svizzera (cpv. 3 lett. c). Stabiliti gli atti che comportano la decorrenza di
un nuovo termine di prescrizione (cpv. 4), il disposto legale prevede infine
che il diritto di tassare si prescrive in ogni caso in quindici anni dalla
fine del periodo fiscale o dell'anno in cui ebbe luogo l'apertura della
successione (cpv. 5).

2.2 La tassazione litigiosa si riferisce tuttavia ad una successione apertasi
il 29 aprile 1992, cioè prima dell'entrata in vigore dell'attuale legge
tributaria. In riferimento a questioni procedurali, il nuovo diritto è di
principio immediatamente applicabile, a meno che sia meno vantaggioso per i
contribuenti (Agner/Jung/Steinmann, Kommentar zum Gesetz über die direkte
Bundessteuer, Zurigo 1995, n. 3 ad art. 201 LIFD). La prescrizione dei
crediti d'imposta è però un istituto di diritto materiale che concerne
direttamente l'esistenza del credito fiscale. Di conseguenza, è disciplinata
dal diritto previgente (DTF 126 II 1 consid. 2a; sentenza 2P.291/2000 del 23
novembre 2001, in: RDAF 2002 II pag. 89, consid. 5b; sentenza 2P.4/2007 del
23 agosto 2007, consid. 5.1), ovvero, nel caso specifico, dalla legge
tributaria del Cantone Ticino del 28 aprile 1976 (vLT; cfr. anche l'art. 324
cpv. 2 LT). D'altronde le parti non contestano l'applicabilità di questa
pregressa normativa.

2.3 Sotto il titolo marginale "prescrizione del diritto di tassare", la legge
tributaria del 28 aprile 1976 regolamentava tale aspetto in due articoli:
l'art. 158, intitolato "imposta cantonale diretta", e l'art. 159, riferito
all'"imposta di successione e donazione". L'art. 158 vLT fissava il termine
di prescrizione in cinque anni (cpv. 1), prevedeva i motivi di sospensione e
di interruzione della prescrizione poi ripresi dall'art. 193 cpv. 3 e 4 LT
(cpv. 2 e 3) e sanciva già un termine di prescrizione assoluta di quindici
anni (cpv. 4). L'art. 159 vLT contava per contro un unico capoverso, il quale
si limitava ad affermare che il diritto di iniziare le procedure di
tassazione si estingueva decorsi dieci anni a contare dalla fine dell'anno in
cui aveva avuto luogo l'apertura della successione.

3.
3.1 Nella decisione impugnata, la Corte cantonale ha ritenuto il termine
decennale di cui all'art. 159 vLT un termine di prescrizione a tutti gli
effetti. Essa ha quindi considerato applicabile per analogia anche alle
imposte di successione le regole sulla sospensione, l'interruzione e la
prescrizione assoluta previste dall'art. 158 cpv. 2-4 vLT per l'imposta
cantonale diretta. Come l'autorità di tassazione, ne ha pertanto dedotto che
la prescrizione assoluta interverrà solo a fine 2007 e che il termine
relativo non ha mai iniziato a decorrere perché gli eredi non hanno mai avuto
domicilio o dimora fiscali in Svizzera.
Le ricorrenti sostengono per contro che l'art. 159 vLT sia stato interpretato
ed applicato in modo arbitrario. A loro giudizio, il testo della norma
sarebbe chiaro e preciso per cui già il solo fatto di procedere ad
un'interpretazione della stessa sarebbe del tutto insostenibile.
L'interpretazione contrasterebbe poi con il senso letterale del disposto
legale e non considererebbe che il legislatore cantonale, con la nuova legge
del 1994, ha voluto unificare, sotto il profilo della prescrizione assoluta,
l'imposizione ordinaria e quella delle successioni. Esso avrebbe quindi
riconosciuto che in precedenza il regime non era univoco.

3.2 Chiamato a rivedere l'interpretazione di una norma sotto l'angolo
ristretto dell'arbitrio, il Tribunale federale si distanzia dalla soluzione
adottata dall'autorità cantonale di ultima istanza soltanto se appare
manifestamente insostenibile, in contraddizione palese con la situazione
effettiva, adottata senza motivi oggettivi e in violazione di un diritto
certo. Per contro, se l'applicazione della legge tutelata dall'istanza
precedente non si rivela irragionevole oppure manifestamente contraria al
senso e allo scopo della norma o della legge in esame, quest'interpretazione
viene confermata anche se un'altra soluzione è immaginabile o addirittura
preferibile (DTF 132 I 175 consid. 1.2, 13 consid. 5.1; 131 I 467 consid.
3.1, 217 consid. 2.1).
3.3 Secondo la giurisprudenza, una disposizione legale si interpreta in primo
luogo secondo il suo testo (interpretazione letterale). Se questo non è del
tutto chiaro e lascia spazio a diverse interpretazioni, la vera portata della
norma va ricercata in base ai lavori preparatori (interpretazione storica),
al senso e allo spirito della regola, ovvero all'interesse che tutela
(interpretazione teleologica), o ancora in funzione della sua relazione con
altre disposizioni legali (interpretazione sistematica; DTF 133 V 314 consid.
4.1; 132 III 226 consid. 3.3.5; 131 II 710 consid. 4.1, 562 consid. 3.5, 361
consid. 4.2).
Per quanto concerne l'interpretazione di norme legali sui termini ed in
particolare la questione di sapere se gli stessi costituiscano termini di
prescrizione oppure di perenzione, va precisato che la distinzione non può
essere operata solo sulla base della terminologia usata nella legge,
soprattutto se quest'ultima non è recente (DTF 112 V 6 consid. 4c). La
regolamentazione applicabile deve per contro essere esaminata più nel
dettaglio. I termini di cui la legge esclude espressamente o in modo
implicito l'interruzione sono dei termini di perenzione (DTF 125 V 262
consid. 5a), i quali di principio non possono essere sospesi, interrotti o
prolungati (Häfelin/Müller/Uhlmann, Allgemeines Verwaltungsrecht, 5a ed.,
Zurigo 2006, n. 795). Disposizioni che fissano un lasso di tempo per far
valere una pretesa o iniziare una procedura hanno pure per oggetto piuttosto
dei termini di perenzione che non di prescrizione (sentenza 2P.299/2002 del 3
novembre 2003, in: RDAF 2004 II 384, consid. 3.2; sentenza 2P.4/2007 del 23
agosto 2007, consid. 5.2; Rhinow/Krähenmann, Schweizerische
Verwaltungsrechtsprechung, Ergänzungsband, Basilea e Francoforte 1990, n. 34
B VII).

4.
4.1 A prima vista, l'art. 159 vLT sembrerebbe invero enunciare un termine di
perenzione, in quanto di per sé fissa un limite di tempo per dare inizio ad
una procedura impositiva. Anche di fronte ad un tenore letterale
apparentemente chiaro, occorre tuttavia verificare se la qualifica che se ne
potrebbe trarre corrisponde al vero senso della norma.

4.2 Al riguardo, la disposizione legale di per sé non esclude che la
decorrenza del termine possa venir sospesa o interrotta, soggiacendo poi ad
un termine assoluto più lungo. Inoltre sulla base dei materiali legislativi
la Corte cantonale ha esposto in maniera certo non insostenibile che con tale
norma, fors'anche poco felice nella formulazione, il legislatore aveva in
realtà voluto prevedere un termine di prescrizione del diritto di tassare,
suscettibile di venir sospeso o interrotto. Eloquente è in particolare il
Rapporto di maggioranza della Commissione speciale in materia tributaria del
Gran Consiglio del 30 agosto 1976 (cfr. Raccolta Verbali del Gran Consiglio
[RVGC], sessione ordinaria primaverile 1976, pag. 1571 segg.) il quale,
riferendosi all'art. 159 vLT, rinviava espressamente all'art. 158 cpv. 2-4
per la sospensione e l'interruzione nonché per la prescrizione assoluta del
diritto di tassare (cfr. RVGC cit., pag. 1634). Questa interpretazione
corrisponde peraltro anche all'opinione sostenuta dalla dottrina (Fausto
Bottoli, Lineamenti di diritto tributario ticinese, Lugano 1977, pag. 159;
Claudio Allidi, Le principali modifiche della nuova legge tributaria:
procedura, disposizioni penali e diritto transitorio, in: RDAT I-1995 pag.
463 segg., in part. pag. 466).

4.3 Non è poi irragionevole fondarsi innanzitutto sul rapporto commissionale
relativo alla norma litigiosa anziché sul messaggio governativo, a cui fanno
riferimento le ricorrenti, concernente la regolamentazione che l'ha
soppiantata (cfr. Messaggio del Consiglio di Stato del 13 ottobre 1993 sulla
nuova legge tributaria, in: RVGC sess. prim. 1994, pag. 665 segg., in part.
pag. 766). Inoltre se è vero che da tale messaggio si potrebbe cogliere come
una novità l'applicazione di un termine di prescrizione assoluta di quindici
anni anche per le imposte di successione, è però altrettanto vero che, sulla
base dei verbali della Commissione che se ne è occupata, i giudici cantonali
hanno ulteriormente confermato la reale portata del regime precedente. Il
messaggio sull'attuale legge precisa del resto anche che con la nuova
formulazione i concetti della sospensione e della non decorrenza sarebbero
stati chiaramente applicabili anche alle successioni, ciò che lascia
trasparire l'intenzione di porre rimedio ad un'eventuale ambiguità e non di
introdurre una novità sostanziale nel regime della prescrizione.

4.4 L'applicabilità di un termine di prescrizione assoluto di quindici anni
già in base alla pregressa normativa è corroborata anche dal fatto che la
Commissione speciale in materia tributaria ha elaborato le regole sulla
prescrizione contenute nel rapporto del 30 agosto 1976 dopo che il Tribunale
federale aveva ritenuto arbitrario il precedente sistema impositivo.
Quest'ultimo prevedeva soltanto un termine entro il quale promuovere la
procedura fiscale ed un termine di prescrizione del credito d'imposta
accertato mediante tassazione. In questa sede era però stato considerato
insostenibile che, una volta avviato tempestivamente il procedimento, la
pretesa fiscale dell'ente pubblico fosse sottratta a qualsiasi prescrizione,
senza riguardo ad un'eventuale prolungata inazione degli organi fiscali (DTF
101 Ia 19 consid. 4b [del 26 febbraio 1975]; cfr. anche DTF 94 I 513 consid.
1; sentenza 2P.299/2002 del 3 novembre 2003, in: RDAF 2004 II pag. 384,
consid. 2.2).
4.5 Nella medesima ottica, quale elemento di interpretazione sistematica,
appare significativo che l'art. 159 vLT rientri, con l'art. 158 vLT, sotto il
titolo marginale generale "prescrizione del diritto di tassare". A ciò si
aggiunga che proprio in casi come quello in esame, dove l'autorità di
tassazione ha appreso solo dopo circa dodici anni dell'avvenuta apertura
della successione, un rigido termine di perenzione risulterebbe inadeguato ed
insoddisfacente. Proprio per questo, le leggi più nuove non limitano più il
diritto di avviare le procedure (cfr. ancora l'art. 98 del decreto federale
del 9 dicembre 1940 concernente la riscossione di un'imposta federale diretta
[DIFD]), ma il lasso di tempo entro il quale la tassazione deve avvenire
(art. 193 LT; art. 120 della legge federale, del 14 dicembre 1990,
sull'imposta federale diretta [LIFD; RS 642.11]). Del resto, ci si potrebbe
chiedere se nel caso concreto non sia addirittura abusivo appellarsi alla
prescrizione dopo aver sottaciuto per anni il decesso della proprietaria
dell'immobile, circostanza di cui non solo i professionisti che ne curavano
gli interessi, se ne erano a conoscenza, ma anche gli eredi all'estero non
potevano ignorare l'importanza (cfr. DTF 126 II 145 consid. 3b/aa; cfr. anche
gli art. 218 cpv. 2 e 222 LT e 187 e 191 vLT).

4.6 In base alle considerazioni sin qui esposte, l'interpretazione dell'art.
159 vLT tutelata dalla Corte cantonale regge alla censura d'arbitrio e deve
pertanto essere confermata.

5.
5.1 Riconosciuta l'applicabilità di un termine di prescrizione assoluta di
quindici anni dalla fine dell'anno in cui ha avuto luogo l'apertura della
successione e confermato il principio secondo cui anche sotto il precedente
ordinamento la prescrizione era soggetta a sospensione, occorre ancora
verificare se tra il decesso e il momento in cui l'autorità ha promosso i
primi accertamenti, quattordici anni dopo, il termine sia effettivamente
stato sospeso. Le ricorrenti ritengono infatti arbitrario negare l'esistenza
di domicilio fiscale in Ticino e quindi ammettere la sospensione in base
all'art. 158 cpv. 2 lett. c vLT (cfr. anche l'art. 193 cpv. 3 lett. c LT).

5.2 Il domicilio e la dimora fiscali comportano l'assoggettamento illimitato
all'imposta e sono dati quando il contribuente risiede stabilmente nel Canton
Ticino con l'intenzione di stabilirsi (domicilio), rispettivamente quando vi
soggiorna senza interruzioni apprezzabili almeno 30 giorni esercitandovi
un'attività lucrativa o almeno 90 giorni, in un periodo di 12 mesi, senza
svolgere un'attività lucrativa (dimora; cfr. art. 4 vLT; cfr. anche art. 2 e
5 cpv. 1 LT). La defunta, e per essa successivamente i suoi eredi, non sono
mai stati assoggettati illimitatamente in Ticino, ma sono sempre stati
imposti in virtù della loro appartenenza economica, in riferimento
esclusivamente al bene immobile di cui sono stati e sono proprietari nel
Cantone (art. 7 cpv. 1 lett. b vLT; cfr. anche art. 3 cpv. 1 lett. c LT).
Pertanto non è certo insostenibile affermare che non hanno mai avuto
domicilio fiscale in Ticino. Le nozioni di domicilio o dimora fiscali,
definite con precisione dalle disposizioni legali, non si confondono con il
fatto di aver eletto recapito presso professionisti ticinesi e di essere
quindi reperibili, attraverso di loro, in ogni momento. D'altronde la
designazione di un rappresentante sul posto può venir pretesa dall'autorità
fiscale, per ragioni di praticità nelle notifiche, proprio per i contribuenti
residenti all'estero (art. 155 vLT; art. 191 LT).

5.3 Di conseguenza, non è arbitrario considerare che il diritto di emanare la
tassazione per la successione della defunta A.A.________, deceduta il 29
aprile 1992, non è ancora prescritto. La stessa conclusione si imporrebbe
evidentemente anche se si ritenesse applicabile l'attuale legge tributaria
ticinese, la quale prevede espressamente anche per l'imposta sulle
successioni i principi della sospensione e della prescrizione assoluta (cfr.
art. 193 cpv. 3 e 5 LT; consid. 2.1 e 2.2).

6.
Le ricorrenti ravvisano infine la violazione del loro diritto di essere
sentite (art. 29 cpv. 2 Cost.) poiché l'Ufficio delle imposte di successione
e donazione ha notificato la decisione di tassazione senza prima allestire un
inventario, come invece previsto dagli art. 138 segg. vLT, rispettivamente
171 segg. LT. Esse omettono tuttavia di considerare che con scritto del 6
giugno 2006 l'autorità di tassazione ha richiesto loro di produrre
l'inventario dei beni eretto dalle istanze fiscali dell'ultimo domicilio
della defunta. Esse non hanno però dato seguito a tale invito, limitandosi a
produrre un documento attestante la loro posizione di eredi. In difetto di
adeguata collaborazione, esigibile ed indispensabile, l'autorità di
tassazione è stata pertanto costretta ad emanare la propria decisione senza
conoscere gli elementi imponibili complessivi ed in particolare tutti i
passivi. In queste circostanze, la critica di violazione del diritto di
essere sentite risulta priva di fondamento. Per lo stesso motivo alle istanze
cantonali non può nemmeno venir rimproverato né di aver tassato l'immobile,
su cui non gravano debiti ipotecari, in base al valore di stima ufficiale
senza tener conto dei passivi, né, ignorando l'esistenza ed il valore di
altri elementi patrimoniali, di aver applicato l'aliquota massima.

7.
In esito a quanto precede, l'impugnativa, interposta quale ricorso
sussidiario in materia costituzionale ma da trattare come ricorso in materia
di diritto pubblico, nella misura in cui è ammissibile, deve pertanto essere
respinta.
Secondo soccombenza, le spese giudiziarie vanno poste a carico delle
ricorrenti, con responsabilità solidale (art. 65 e 66 cpv. 1 e 5 LTF). Non si
assegnano ripetibili ad autorità vincenti intervenute in causa nell'esercizio
delle loro attribuzioni ufficiali (art. 68 cpv. 3 LTF).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Il ricorso sussidiario in materia costituzionale, da trattare quale ricorso
in materia di diritto pubblico, è respinto, nella misura in cui è
ammissibile.

2.
Le spese giudiziarie di fr. 10'000.-- sono poste a carico delle ricorrenti,
in solido.

3.
Comunicazione al patrocinatore delle ricorrenti, alla Divisione delle
contribuzioni e alla Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del
Cantone Ticino.

Losanna, 2 novembre 2007

In nome della II Corte di diritto pubblico
del Tribunale federale svizzero

Il presidente: Il cancelliere: