Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

II. Zivilrechtliche Abteilung, Staatsrecht 5P.45/2007
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{T 0/2}
5P.45/2007 /viz

Sentenza del 5 aprile 2007
II Corte di diritto civile

Giudici federali Raselli, presidente,
Nordmann, Marazzi,
cancelliere Piatti.

A. ________,
ricorrente, patrocinato dall'avv. Adriano A. Sala,

contro

B.________,
opponente, patrocinata dall'avv. Daniele Jörg,
I Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, via Bossi 3,
casella postale 45853, 6901 Lugano.

art. 9 e 29 Cost. (protezione dell'unione coniugale),

ricorso di diritto pubblico [OG] contro la sentenza emanata il 28 dicembre
2006 dalla I Camera civile
del Tribunale d'appello del Cantone Ticino.

Fatti:

A.
Dall'unione di A.________ (1944) e B.________ (1975), sposatisi nel 1996,
sono nati C.________ (1997) e D.________ (1998). Dopo la separazione di fatto
dei coniugi, B.________ ha chiesto il 5 giugno 2001 al Pretore del distretto
di Lugano di emanare misure a protezione dell'unione coniugale. Statuendo
sull'istanza il 6 giugno 2003, il Pretore ha autorizzato le parti a vivere
separate, ha affidato la prole alla madre, ha negato al padre il diritto di
visita e lo ha obbligato a versare per ogni figlio un contributo alimentare
mensile di fr. 1'040.-- a partire dal mese di giugno 2001.

B.
Con sentenza 28 dicembre 2006 la I Camera civile del Tribunale d'appello del
Cantone Ticino ha respinto, in quanto ricevibile, un rimedio di A.________ e
ha confermato il giudizio di primo grado. Dopo aver rilevato che il Pretore
non aveva calcolato né il fabbisogno della moglie né quello del marito, la
Corte cantonale ha nondimeno esaminato - richiamando il principio della
celerità - l'appello. I giudici cantonali hanno imputato al marito un reddito
ipotetico di fr. 70'000.-- annui, pari a circa fr. 5'835.-- mensili e hanno
considerato un suo fabbisogno minimo mensile di fr. 3'075.--. Essi hanno poi
ritenuto che eccezionalmente non occorre indagare sulla situazione economica
della moglie, atteso che questa non rivendica alcuna prestazione di
mantenimento per sé, che il marito non pretende che ella sia in grado di
partecipare finanziariamente al mantenimento dei figli e che il reddito
(ipotetico) del padre è sufficiente per versare i contributi alimentari a
quest'ultimi.

C.
Con ricorso in materia civile [recte: di diritto pubblico] del 2 febbraio
2007 A.________ postula in via principale la riforma della sentenza cantonale
nel senso che egli non deve partecipare al mantenimento dei figli. In via
subordinata domanda l'annullamento della sentenza di appello e il rinvio
dell'incarto al Pretore per determinazione del fabbisogno dei coniugi. Per
entrambi i casi chiede che venga accertata la violazione del principio della
celerità ai sensi dell'art. 6 n. 1 CEDU e dell'art. 29 cpv. 1 Cost. e
concessa l'assistenza giudiziaria. Dopo essersi espresso sull'ammissibilità
di un ricorso in materia civile, il ricorrente lamenta una violazione del
principio della celerità e del diritto di essere sentito, rispettivamente del
diritto al giudice naturale. Ravvisa poi una disparità di trattamento nel
fatto che la Corte cantonale non ha determinato la situazione economica della
moglie. Ritiene inoltre che non possa essergli imputato un reddito ipotetico
e contesta il fabbisogno calcolato dai giudici cantonali.
Non è stato ordinato uno scambio di scritti.

Diritto:

1.
Il 1° gennaio 2007 è entrata in vigore la legge sul Tribunale federale (LTF;
RS 173.110; RU 2006 1205, 1241). Sennonché tale legge si applica ai
procedimenti promossi dinanzi al Tribunale federale dopo la sua entrata in
vigore; ai procedimenti su ricorso si applica soltanto se la decisione
impugnata è stata pronunciata dopo la sua entrata in vigore (art. 132 LTF).
In concreto la decisione impugnata è stata resa il 28 dicembre 2006 ed è
stata notificata al ricorrente il 4 gennaio 2007. Atteso che, secondo il
summenzionato diritto transitorio, l'applicazione della nuova legge dipende
dalla data della pronunzia e non - come invece ritenuto dal ricorrente -
dalla data in cui è stata notificata la decisione cantonale, la presente
procedura ricorsuale è ancora retta dall'OG.

2.
2.1 Per costante giurisprudenza, una decisione concernente misure a protezione
dell'unione coniugale non è finale ai sensi dell'art. 48 cpv. 1 OG e può
unicamente essere impugnata con un ricorso di diritto pubblico (DTF 127 III
474 consid. 2, con rinvii). Il gravame, proposto tempestivamente contro una
sentenza emanante dall'ultima istanza cantonale da parte che ha interesse
pratico ed attuale all'annullamento della decisione impugnata, appare
ricevibile nell'ottica degli art. 86 cpv. 1, 88 e 89 cpv. 1 OG.

2.2 Di primo acchito inammissibili si rivelano per contro, vista la natura
cassatoria del ricorso di diritto pubblico, le richieste di riformare la
sentenza impugnata.

3.
Fra i requisiti formali del ricorso di diritto pubblico, va evidenziato
l'obbligo di motivazione (art. 90 cpv. 1 lett. b OG), particolarmente severo:
poiché tale rimedio di diritto non rappresenta la mera continuazione del
procedimento cantonale, ma - conformemente al suo carattere di rimedio
straordinario - si definisce invece quale procedimento a sé stante, destinato
all'esame di atti cantonali secondo ben determinate prospettive giuridiche
(DTF 118 III 37 consid. 2a; 117 Ia 393 consid. 1c), il ricorrente è chiamato
a formulare le proprie censure in termini chiari e dettagliati. Egli deve
spiegare in cosa consista la violazione ed in quale misura i propri diritti
costituzionali siano stati lesi (DTF 129 I 113 consid. 2.1 pag. 120 con
rinvii, 185 consid. 1.6 pag. 189). Per sostanziare convenientemente la
censura di arbitrio non è sufficiente criticare la decisione impugnata come
si farebbe di fronte ad una superiore Corte di appello con completa
cognizione in fatto e in diritto (DTF 128 I 295 consid. 7a pag. 312; 120 Ia
369 consid. 3a pag. 373; 117 Ia 10 consid. 4b pag. 12), atteso che una
sentenza non è arbitraria per il solo motivo che un'altra soluzione sarebbe
sostenibile o addirittura preferibile, bensì è necessario mostrare e spiegare
perché il giudizio attaccato sia manifestamente insostenibile, in aperto
contrasto con la situazione effettiva, fondato su una svista manifesta oppure
in urto palese con il sentimento di giustizia ed equità (DTF 132 III 209
consid. 2.1; 131 I 57 consid. 2; 129 I 8 consid. 2.1 pag. 9; 127 I 54 consid.
2b pag. 56, con rinvii). Nella procedura di ricorso di diritto pubblico non
vige quindi il principio iura novit curia, ma il Tribunale federale si limita
ad esaminare le censure concernenti la violazione di diritti costituzionali
invocate e sufficientemente motivate nell'atto ricorsuale (DTF 130 I 26
consid. 2.1 pag. 31; 129 I 113 consid. 2.1 pag. 120; 125 I 71 consid. 1c).

4.
4.1 Il ricorrente lamenta innanzi tutto una violazione del principio della
celerità previsto dagli art. 29 cpv. 1 Cost. e 6 n. 1 CEDU, perché ritiene la
durata della procedura di appello eccessiva e chiede che tale fatto venga
accertato anche nel dispositivo di questa sentenza quale riconoscimento di un
parziale torto morale. Afferma che nonostante i solleciti indirizzati
all'autorità cantonale, egli ha dovuto attendere tre anni e mezzo per
ricevere la sentenza impugnata.

4.2 Giusta l'art. 29 cpv. 1 Cost. in procedimenti dinanzi ad autorità
giudiziarie o amministrative, ognuno ha diritto alla parità ed equità di
trattamento, nonché ad essere giudicato in un termine ragionevole. Alla
stregua dell'art. 6 n. 1 CEDU - che non offre in quest'ultimo campo garanzie
maggiori rispetto alle garanzie costituzionali nazionali (DTF 114 Ia 179; 130
I 269 consid. 2.3) - l'art. 29 cpv. 1 Cost. proibisce un ritardo
ingiustificato nello statuire. L'autorità viola questa garanzia
costituzionale quando non prende una decisione che le incombe in un termine
previsto dalla legge o in un termine che la natura del procedimento e tutte
le altre circostanze del caso fanno apparire ragionevole (DTF 130 I 312
consid. 5.1 pag. 331 seg., con rinvii). Il carattere ragionevole della durata
della procedura dev'essere valutato sulla base delle circostanze concrete.
Fra i criteri determinanti rientrano la complessità dell'affare e il
comportamento dell'autorità e dell'interessato. Spetta segnatamente a
quest'ultimo di intraprendere quanto è in suo potere affinché l'autorità
faccia prova della necessaria diligenza, invitandola ad accelerare la
procedura o, se del caso, proponendo un ricorso per ritardata giustizia.
Rispetto alle procedure amministrative o penali, in una causa civile viene
preteso dall'interessato un maggiore impegno per attivare la procedura (DTF
130 I 312 consid. 5.2 pag. 332; Auer/Malinverni/Hottelier, Droit
constitutionnel suisse, Vol. II, 2a ed. Berna 2006, n. 1276 pag. 590).

4.3 In concreto può restare indecisa la questione a sapere se la durata della
procedura di appello sia compatibile con le suddette garanzie. Infatti, come
già osservato, il ricorrente domanda una riparazione del torto morale che
avrebbe subito a causa dell'eccessiva durata della procedura nella forma di
un suo accertamento nel dispositivo di questa sentenza (v. sulla possibilità
di formulare una siffatta domanda DTF 129 V 411 consid. 1.3 pag. 417, con
rinvii). Tuttavia per ottenere la riparazione di un danno (anche morale)
subito dall'inattività di un'autorità, la giurisprudenza richiede che
l'interessato abbia fatto tutto il possibile per accelerare la procedura.
Questo significa che la parte deve rendere attenta l'autorità dell'imminente
pregiudizio e sollecitarla; se ciò non porta ad un'accelerazione della
procedura l'interessato deve presentare un ricorso per ritardata giustizia
(DTF 107 Ib 155 consid. 2b/bb). L'omissione di tali misure comporta una
concolpa che interrompe il nesso causale (DTF 107 Ib 155 consid. 2b/cc).
Nella fattispecie il ricorrente si è limitato a sollecitare, invero più
volte, il Tribunale di appello, senza però mai inoltrare un ricorso contro
l'inattività dell'autorità cantonale. In queste circostanze, alla luce della
suesposta giurisprudenza, può essergli imputata una concolpa che esclude una
riparazione del torto morale. Ne segue che la richiesta di accertare una
violazione del principio della celerità dev'essere respinta.

5.
5.1 Il ricorrente invoca poi gli art. 29 cpv. 2 e 30 cpv. 1 Cost. e fa valere
una violazione del diritto di essere sentito e del diritto al giudice
naturale, perché la Corte di appello medesima ha effettuato gli accertamenti
di fatto omessi dal Pretore, invece di rinviare la causa a quest'ultimo. Il
ricorrente ritiene di essere stato in tal modo privato di un grado di
giudizio.

5.2 Nonostante il fatto che l'art. 30 cpv. 1 Cost. non sancisca il principio
della doppia istanza, nella giurisprudenza si trova menzionata una cosiddetta
"garanzia di doppia istanza" con riferimento al diritto di essere sentito
(art. 29 cpv. 2 Cost.). Se si ammette che una violazione del diritto di
essere sentito commessa dall'autorità inferiore può - in determinate
circostanze - essere sanata dall'autorità di ricorso (cfr. DTF 126 V 130
consid. 2b pag. 132, con rinvii), non vanno scordate le implicazioni di una
tale soluzione per la parte che, per motivi di economia processuale, viene in
questo modo privata della possibilità di sottoporre i propri argomenti a due
istanze giudiziarie. In altre parole, la mancata garanzia del doppio grado di
giurisdizione può, in certi casi, configurare una violazione del diritto di
essere sentito.
Quest'eventualità non si realizza nella fattispecie in esame. Una parte può
infatti validamente rinunciare - anche in modo implicito - al suo diritto di
essere sentita (DTF 132 I 42 consid. 3.2.3; 116 V 32 consid. 3) e con il
proprio appello il ricorrente si era limitato a postulare di "non dover
partecipare al mantenimento dei figli", ma non aveva chiesto un rinvio della
causa al primo giudice affinché completi i propri accertamenti. Così stando
le cose, chiedendo che la seconda istanza cantonale si pronunci sul merito
del litigio, il ricorrente ha rinunciato ad un nuovo giudizio di primo grado.
Ne discende che la critica ricorsuale si rivela infondata.

6.
6.1 Il ricorrente lamenta pure una disparità di trattamento e ritiene viziato
il calcolo del contributo alimentare "ab ovo", perché i giudici cantonali non
hanno determinato la situazione economica della moglie. Egli sostiene che non
sono dati i presupposti che permettono di scostarsi, per la determinazione di
un contributo per il mantenimento, dal reddito effettivamente percepito
dall'obbligato, perché il reddito ipotetico imputatogli non potrebbe essere
da lui concretamente conseguito. Afferma che non gli sarebbe possibile
svolgere un'attività lucrativa in ragione della sua età avanzata,
dell'assenza di una formazione specifica (il reddito conseguito nel ramo
finanziario sarebbe stato del tutto fortuito e precario) e del suo stato
psicofisico. Con riferimento a quest'ultimo elemento cita degli estratti
della perizia giudiziaria da cui risulterebbe che egli ha delle difficoltà di
ideazione, di organizzazione del pensiero e di ragionamento. In ogni caso, la
capacità contributiva imputatagli sarebbe eccessiva: al massimo potrebbe
entrare in linea di conto l'importo di fr. 40'000.-- annui, atteso che un
teste avrebbe dichiarato che nel 2000 egli avrebbe conseguito un reddito
lordo di fr. 66'000.-- e che per il biennio 1997/1998 l'autorità fiscale
avrebbe accertato un reddito imponibile di fr. 41'219.--. Ritiene infine che
il fabbisogno da lui dichiarato nel 2001 sia del tutto irrilevante per
stabilire la sua capacità contributiva.

6.2 La Corte cantonale ha indicato che il marito è un lavoratore indipendente
che non ha tenuto alcuna contabilità, ma che dagli atti risulta che nei
bienni 1997/1998, 1999/2000 e 2001/2002 l'autorità fiscale lo aveva tassato
in base a un reddito medio mensile oscillante tra fr. 5'665.-- e fr.
6'040.--. I giudici cantonali hanno poi indicato che dal 2001 il ricorrente è
rimasto disoccupato, ma che egli stesso afferma di mantenere un tenore di
vita valutato in fr. 6'255.-- mensili. A mente dei giudici cantonali, il
ricorrente non ha particolari problemi di salute e nemmeno dal profilo
psicologico tracciato dal perito giudiziario risulta un'incapacità
lavorativa: da tale perizia emerge invece un totale rifiuto delle
responsabilità assunte con il matrimonio. L'autorità cantonale ha poi
ritenuto che la capacità reddituale di fr. 5'835.-- risultante dalla
decisione di primo grado in una procedura sommaria di misure a protezione
dell'unione coniugale resiste alle critiche, atteso che il marito, pur non
disponendo di una formazione specifica, aveva nondimeno dimostrato di poter
lavorare con buoni risultati quale consulente finanziario e che dopo la fine
della precedente occupazione non aveva intrapreso alcuna seria ricerca per
iniziare una nuova attività. Per quanto attiene alla moglie, la Corte
cantonale ha invece rinunciato ad indagare su un'eventuale eccedenza, perché
l'opponente nulla aveva chiesto per il suo sostentamento, perché il marito
non ha preteso che ella fosse in grado di contribuire al mantenimento della
prole e perché il ricorrente è in grado di far fronte agli obblighi
alimentari nei confronti dei figli.

6.3 Con riferimento all'argomentazione ricorsuale concernente la mancata
determinazione del reddito e del fabbisogno della moglie giova osservare che
il diritto federale non prescrive un determinato metodo per calcolare i
contributi alimentari (DTF 128 III 411 consid. 3.2.2 pag. 414) e che il
ricorrente non pretende che la coniuge non presti il proprio contributo in
natura prendendosi cura dei figli (cfr. Peter Breitschmid, Commento basilese,
n. 16 ad art. 285 CC). Una disparità di trattamento non entra inoltre in
linea di conto, atteso che alla moglie sono stati affidati i due bambini nati
dall'unione: tale garanzia costituzionale è infatti violata quando
fattispecie simili non sono trattate in modo uguale e quando situazioni
dissimili non vengono trattate in modo diverso (DTF 129 I 113 consid. 5.1
pag. 125). Ora, nemmeno il ricorrente accenna in che modo la situazione dei
coniugi potrebbe essere considerata, dal profilo delle possibilità
occupazionali, uguale.

6.4 Il calcolo degli alimenti dovuti si basa, fra i molti fattori,
sull'effettiva capacità contributiva del debitore. Invece di questa, è lecito
porre alla base del calcolo un reddito ipotetico, se e nella misura in cui il
debitore sarebbe effettivamente in grado di guadagnare più di quanto guadagni
realmente, facendo prova di buona volontà e compiendo uno sforzo da lui
ragionevolmente esigibile. Qualora non esista una possibilità reale di
percepire un reddito superiore, l'imputazione di un reddito ipotetico
superiore a quello reale non entra in considerazione. I criteri per il
calcolo di un reddito ipotetico sono in particolare le qualifiche
professionali del debitore, la sua età, il suo stato di salute nonché la
situazione sul mercato del lavoro. I criteri esposti trovano applicazione in
tutti gli affari di diritto matrimoniale (DTF 128 III 4 consid. 4a pag. 5-6).

6.4.1 Nella fattispecie il ricorrente non afferma che il metodo - consistente
nel considerare il reddito conseguito durante più anni - adottato dalla Corte
cantonale sia di per sé insostenibile, ma si limita ad illustrare quello che
secondo lui sarebbe stato il reddito conseguito per il biennio 1997/1998 e
durante il 2000. Così facendo egli non dimostra che il reddito di fr.
70'000.-- calcolato dall'autorità cantonale sia arbitrario.

6.4.2 Rimane da esaminare se questo reddito ipotetico possa essergli
imputato. Occorre innanzi tutto rilevare che il ricorrente non risolve
la  contraddizione fra il tenore di vita dichiarato - corrispondente a
fr. 75'060.-- annui (fr. 6'255.-- x 12) - e il reddito che afferma di
percepire in realtà (fr. 24'000.-- annui). Ora, quando le affermazioni
concernenti l'ammontare del reddito non appaiono credibili, in una procedura
sommaria come quella in esame, il giudice può basarsi sul tenore di vita
durante la vita in comune dei coniugi (cfr. Bräm/Hasenböhler, Commento
zurighese, n. 76 ad art. 163 CC): che questo fosse più elevato di quello
possibile con un reddito annuo di fr. 70'000.-- pare essere fuori discussione
(villa abitata dalla famiglia a Vico Morcote con interessi ipotecari per fr.
3'000.-- mensili, acquisto di un'altra residenza ad Arogno, automobile di un
valore di oltre fr. 120'000.--). Il ricorrente non contesta inoltre
l'accertamento della Corte cantonale, secondo cui egli non ha tentato di
trovarsi una nuova attività. Con questa inazione egli ha reso più difficile
determinare le sue reali possibilità lucrative e un tale comportamento può
essere assimilato al rifiuto di un coniuge di fornire informazioni sul
proprio reddito. In tale ambito, sebbene un siffatto comportamento non
comporti un rovesciamento dell'onere della prova, il Tribunale federale ha
già stabilito che - procedendo alla valutazione delle prove - il giudice può
partire dal presupposto che le indicazioni del coniuge renitente siano false
(DTF 118 II 27 consid. 3a). In queste circostanze né l'argomentazione secondo
cui l'età avanzata e l'assenza di una formazione specifica nel ramo
finanziario impedirebbero lo svolgimento di un'attività professionale, né
l'apodittica affermazione secondo cui la precedente attività sarebbe stata
del tutto fortuita e precaria fanno apparire arbitraria la sentenza
cantonale. Nemmeno gli estratti della perizia citati nel ricorso dimostrano
che l'assunto della Corte cantonale, secondo cui non risultano problemi
psicologici che impediscono l'esercizio di un'attività lucrativa, sia
arbitrario: le conclusioni di tale perizia non possono infatti essere
semplicemente trasposte ad un ambito professionale, atteso che essa
concerneva un approfondimento sulle dinamiche familiari, "in particolare quo
alla tipologia delle relazioni dei bambini con entrambi i genitori e quo al
diritto di visita paterno...", in cui veniva specificato che "le reazioni
impulsive che vanno appunto ad incidere negativamente sulle capacità di
ragionamento, sulla coerenza di pensiero" del ricorrente sono causate dai
"grossi limiti nel controllare la sua vita emotivo-affettiva".

7.
7.1 Infine, il ricorrente contesta il suo fabbisogno minimo calcolato dalla
Corte cantonale per quanto attiene alle spese di alloggio e ai costi per
l'automobile. Ritiene che non sia ammissibile pretendere che egli lasci
un'abitazione in cui vive da oltre vent'anni e chiede che vengano pertanto
riconosciuti oneri ipotecari mensili di fr. 3'000.--. Afferma inoltre che la
vertenza - che lo oppone ad un suo precedente legale - attinente alla
proprietà della villa di Vico Morcote verrebbe pregiudicata in modo
irreparabile, qualora egli abbandonasse l'edificio. Asserisce pure di non
aver potuto traslocare nella villa di Arogno a causa dei difetti di tale
immobile. Sostiene inoltre che devono pure essere inclusi nel suo minino
esistenziale fr. 372.--, importo pari alle spese mensili per la sua
automobile, poiché tale veicolo costituisce l'unica possibilità, in ragione
della scarsità di mezzi pubblici nel villaggio in cui abita, di muoversi
liberamente.

7.2 La Corte cantonale ha considerato che i costi concernenti la villa di
Vico Morcote, in precedenza abitata dalla famiglia e per la quale il marito
sopporta oneri ipotecari mensili di fr. 3'000.--, non sono commisurati alle
spese che si riconoscerebbero nelle medesime circostanze ad una persona sola
che vive per proprio conto. Per tale motivo, dopo aver ritenuto che nel
Luganese è possibile trovare un appartamento dignitoso con una pigione di fr.
1'200.-- mensili, ha unicamente incluso quest'ultimo importo nel minimo
vitale del ricorrente. Per quanto attiene alle spese di trasporto, i giudici
cantonali hanno riconosciuto al marito un importo mensile di fr. 96.--, che
corrisponde al prezzo di un abbonamento generale per i mezzi pubblici del
Luganese, sebbene egli non eserciti alcuna attività lucrativa e non ha un
diritto di visita nei confronti dei figli.

7.3 In concreto la sentenza impugnata si basa, per il calcolo del fabbisogno
minimo, sui principi che reggono la determinazione del minimo esistenziale
nel diritto esecutivo, parzialmente modificati in favore del marito. Con la
sua critica appellatoria, il ricorrente nemmeno sostiene che il modo di
procedere adottato dalla Corte cantonale, peraltro condiviso dalla dottrina
(Bräm/Hasenböhler, op. cit., n. 117 ad art. 163 CC), sia arbitrario. Ora,
neppure il ricorrente afferma che sarebbe compatibile con i principi del
diritto esecutivo includere nel fabbisogno di una persona sola fr. 3'000.--
di interessi ipotecari quali spese di alloggio. Così stando le cose, poco
importa che l'immobile in questione sia stato abitato per oltre un ventennio
o che esso sia oggetto di una lite. Altrettanto vale per le spese
dell'autovettura, il cui uso viene invocato dal ricorrente per mera comodità.
Ne segue che anche questa censura, in larga misura appellatoria, si rivela
manifestamente infondata e come tale dev'essere respinta.

8.
Da quanto precede discende che il ricorso risulta, nella misura in cui è
ammissibile, manifestamente infondato. Atteso che il gravame non aveva - fin
dall'inizio - alcuna possibilità di esito favorevole, anche la domanda di
assistenza giudiziaria del ricorrente dev'essere respinta indipendentemente
da una sua eventuale indigenza (art. 152 cpv. 2 OG). La tassa di giustizia
segue la soccombenza (art. 156 cpv. 1 OG), mentre non si giustifica assegnare
ripetibili all'opponente, che non essendo stata invitata a presentare una
risposta, non è incorsa in spese per la procedura federale.

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
La domanda di assistenza giudiziaria del ricorrente è respinta.

3.
La tassa di giustizia di fr. 2'000.-- è posta a carico del ricorrente.

4.
Comunicazione ai patrocinatori delle parti e alla I Camera civile del
Tribunale d'appello del Cantone Ticino.

Losanna, 5 aprile 2007

In nome della II Corte di diritto civile
del Tribunale federale svizzero

Il presidente:  Il cancelliere: