Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

Strafrechtliche Abteilung, Staatsrecht 6P.22/2007
Zurück zum Index Strafrechtliche Abteilung, Staatsrecht 2007
Retour à l'indice Strafrechtliche Abteilung, Staatsrecht 2007


6P.22/2007
6S.58/2007
6S.59/2007 /biz

Sentenza del 21 agosto 2007
Corte di cassazione penale

Giudici federali Wiprächtiger, giudice presidente,
Ferrari, Mathys,
cancelliera Ortolano.

6P.22/2007, 6S.59/2007
A.A.________,
ricorrente,

contro

Ministero pubblico del Cantone Ticino,
Palazzo di giustizia, via Pretorio 16, 6901 Lugano,

6S.58/2007
Ministero pubblico del Cantone Ticino,
Palazzo di giustizia, via Pretorio 16, 6901 Lugano,
ricorrente,

contro

A.A.________,
B.A.________,
opponenti,

6P.22/2007
Procedura penale, arbitrio, diritto di essere sentito

6S.58/2007, 6S.59/2007
Denuncia mendace (art. 303 CP), violazione del segreto d'ufficio (art. 320
CP)

ricorso di diritto pubblico (6P.22/2007) e ricorsi per cassazione (6S.58/2007
e 6S.59/2007) contro la sentenza emanata il 12 dicembre 2006 dalla Corte
di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone
Ticino.

Fatti:

A.
Statuendo sulle opposizioni a due decreti di accusa datati 24 maggio 2005, il
6 ottobre 2005 il Presidente della Pretura penale condannava A.A.________ e
sua moglie B.A.________ a cinque rispettivamente tre giorni di detenzione
sospesi condizionalmente per un periodo di prova di due anni, il primo per
ripetuta violazione del segreto d'ufficio mentre la seconda per complicità in
ripetuta violazione del segreto d'ufficio. Per contro, A.A.________ veniva
prosciolto dall'imputazione di denuncia mendace. La decisione pretorile si
fonda in breve sui seguenti fatti.

A.a Dal 1981 A.A.________ è stato alle dipendenze del Canton Ticino, in un
primo tempo in qualità di giurista presso l'Amministrazione cantonale delle
contribuzioni e in seguito, dal 1987, in qualità di responsabile del servizio
giuridico dell'allora Dipartimento dell'istruzione e della cultura (DIC).
Parallelamente alla sua funzione in seno all'Amministrazione cantonale, egli
ha esercitato, previo consenso, altre attività e eseguito, senza
autorizzazione, numerosi lavori retribuiti per conto di terze persone,
segnatamente per l'avvocato C.________ prima e per D.________ poi. Dopo aver
interrotto i rapporti con quest'ultimo, sul conto del quale ha cominciato a
nutrire dubbi e sospetti, e aver avvisato i funzionari con i quali era
entrato in contatto per le pratiche relative a permessi di soggiorno di
D.________, A.A.________, vittima insieme alla sua famiglia di minacce, ha
scritto tre lettere anonime il 7, il 28 e il 30 luglio 2000.

A.a .aNella prima lettera, indirizzata all'Ufficio federale di giustizia
(recte: Ufficio federale di polizia) e a due membri del Gran Consiglio,
veniva rapportato: "... Come E.________ in Ticino risiedono e lavorano, con
il benestare delle nostre autorità, altri soggetti poco raccomandabili ...
D.________ ... Questo signore ... Qui ottiene senza fatica ("basta avere e
pagare le conoscenze giuste" è solito ripetere agli amici) il permesso di
soggiorno presentando alle Autorità documenti falsificati ... La signora
F.________ era in possesso di un semplice permesso di lavoro come frontaliera
in quanto risiedeva a Ponte Tresa. Permesso che in breve tempo D.________
riesce, sempre grazie alle conoscenze giuste, a cambiare in un permesso di
soggiorno. ... Ora, dopo 5 anni di soggiorno in Svizzera, D.________ sta per
ottenere, grazie alle conoscenze di cui si vanta, il permesso di domicilio
...".

A.a .bNel secondo scritto, inviato a un membro del Consiglio di Stato, si
affermava che: "... La posizione di D.________ ... non era delle migliori e
così cerca rifugio in Ticino. Si appoggia allo studio legale del dott.
C.________ di Lugano, il quale si vanta di avere amicizie altolocate ... il
responsabile dell'Ufficio manodopera estera, dott. G.________ ... definendoli
addirittura "i miei uomini". Le affermazioni dell'avv. C.________ sembrano
fondate visto che D.________, sborsando fior di quattrini, ottiene in un
batter d'occhio il permesso di soggiorno...".
A.a .cInfine, nella terza lettera anonima, destinata a un membro del Gran
Consiglio, veniva scritto: "... la ringrazio di tutto cuore per aver dato
seguito alle mie denuncie ... ulteriori informazioni sul conto dell'avvocato
C.________ gliele potrebbe fornire l'avv. H.________ di Chiasso che negli
anni '80 ha fatto condannare il collega per appropriazione indebita e
istigazione a violazione del segreto d'ufficio (alias corruzione) ... E se è
vero che il lupo perde il pelo ma non il vizio ...".
A.b Parallelamente all'apertura di un'inchiesta penale che, il 24 agosto
2000, ha condotto A.A.________ in carcere, il Consiglio di Stato ha avviato
un procedimento disciplinare nei confronti di quest'ultimo conclusosi, il 4
settembre 2001, con la sua destituzione immediata. Contro questa risoluzione,
A.A.________, rappresentato dalla moglie, ha interposto ricorso al Tribunale
cantonale amministrativo (TRAM). Nella sua impugnativa, egli lamentava, tra
l'altro, una disparità di trattamento per rapporto ad altri casi di
funzionari - citati con nomi, cognomi e dovizia di particolari - che erano
venuti meno al loro dovere e che avevano commesso degli illeciti penali, pur
senza essere stati destituiti dalla loro funzione. Il 2 ottobre 2001 un
estratto di questo ricorso congiuntamente ad altri documenti sono stati
trasmessi da B.A.________ al gran consigliere I.________. Il 27 ottobre
successivo A.A.________, nell'ambito della procedura di ricorso al TRAM, ha
prodotto un'ulteriore documentazione in cui venivano indicati altri tre nomi
di funzionari cantonali che avevano commesso illeciti senza aver subito
sanzioni tanto severe come quella che gli era stata inflitta.

A.c Per quel che concerne l'imputazione di denuncia mendace, il Presidente
della Pretura penale riteneva che A.A.________ sapeva, dacché si era occupato
personalmente non solo di tutte le pratiche relative a D.________, ma pure
dei contatti con i funzionari, che questi non erano stati corrotti né avevano
ricevuto doni; egli sapeva altresì che D.________ e il suo patrocinatore
C.________ non erano dei corruttori per questi fatti. Per quanto attiene alle
intenzioni di A.A.________, il primo giudice riteneva che l'accusato, vista
la sua esperienza professionale e la sua formazione di giurista, non poteva
non prendere in considerazione la possibilità che le sue esternazioni
potessero essere tali da provocare un procedimento penale, anche se questo
non era il suo intento. Esaminate tutte le affermazioni contenute nelle
lettere anonime, il giudice concludeva che non emergeva una concreta denuncia
di corruzione o di accettazione di doni, neppure se lette alla luce del
contesto storico in cui si erano verificati questi episodi; i rimproveri
rivolti ai funzionari e a D.________ non erano sufficientemente specifici né
diretti contro una persona sufficientemente individuabile. Di qui, il
proscioglimento di A.A.________ dall'imputazione di denuncia mendace.

In merito all'accusa di violazione di segreti d'ufficio, il Presidente della
Pretura penale assodava che il ricorso al TRAM era stato redatto a quattro
mani dai coniugi A.________. Nel dubbio, egli negava invece il coinvolgimento
di A.A.________ nell'invio di un estratto del ricorso e di ulteriore
documentazione al deputato I.________. Eccezion fatta per taluni casi
disciplinari notori, per il giudice non vi era alcun dubbio che le
informazioni contenute nel gravame erano coperte dal segreto d'ufficio dal
quale A.A.________ non era stato svincolato e che il TRAM non era un'autorità
amministrativa superiore abilitata a trattare i fatti oggetto di segreto.
Infine, A.A.________ non poteva avvalersi di un interesse legittimo a
giustificazione della violazione del segreto d'ufficio non avendo in
precedenza esaurito tutte le vie lecite a sua disposizione e meglio
l'utilizzo della via di servizio per ottenere lo svincolo dal segreto a cui
era tenuto. A.A.________ si era dunque reso colpevole di violazione del
segreto d'ufficio in relazione alle allegazioni contenute nel suo ricorso al
TRAM, mentre sua moglie, difettandole la qualità di funzionario, veniva
condannata solo per complicità.

B.
Adita dai coniugi A.________ nonché dal Procuratore generale, con sentenza
del 12 dicembre 2006, la Corte di cassazione e di revisione penale del
Tribunale d'appello (CCRP) accoglieva, nella misura in cui era ammissibile,
il ricorso per cassazione di A.A.________ e B.A.________ prosciogliendoli
dall'accusa di ripetuta violazione del segreto d'ufficio, rispettivamente di
complicità in ripetuta violazione del segreto d'ufficio. Essa accoglieva
altresì, anche se parzialmente, il ricorso del Procuratore generale
riconoscendo A.A.________ autore colpevole di denuncia mendace in relazione
agli scritti anonimi del 7 e 28 luglio 2000 - ma non per quello del 30 luglio
2000 - e condannandolo alla pena di dieci giorni di detenzione sospesi
condizionalmente per un periodo di prova di due anni.
In sostanza, per quanto concerne il ricorso di A.A.________ e B.A.________,
la corte cantonale riteneva che il TRAM, quale autorità superiore di ricorso
chiamata a trattare la questione del licenziamento, era legittimata a
ricevere le informazioni poste sotto segreto fornite da A.A.________ nel suo
ricorso, in quanto necessarie per pronunciarsi sulla destituzione di
A.A.________, segnatamente per vagliare la censura relativa all'invocata
disparità di trattamento. Esaminando il ricorso del Procuratore generale
sull'imputazione di violazione del segreto d'ufficio, la CCRP respingeva,
nella misura della loro ammissibilità, le argomentazioni della pubblica
accusa volte a dimostrare che A.A.________ non era all'oscuro dell'iniziativa
della moglie di trasmettere un estratto del ricorso amministrativo e
ulteriori documenti al gran consigliere I.________. L'assoluzione di
B.A.________ in relazione allo scritto del 2 ottobre 2001, impugnata dal
Procuratore generale, risultava da quella del marito per un reato speciale
connesso alla qualità di funzionario, qualità che le difettava, ed era
conforme al diritto federale. Per il resto, contrariamente a quanto
rimproverato dal Procuratore generale, la motivazione inerente al
proscioglimento di B.A.________ dal reato di complicità in violazione del
segreto d'ufficio riferito allo scritto del 2 ottobre 2001 era sufficiente e
rispettava pertanto le esigenze in materia di motivazione dedotte dal diritto
di essere sentito.

Esaminando poi il ricorso del Procuratore generale in relazione all'accusa di
denuncia mendace, la CCRP riteneva che, contrariamente a quanto sostenuto dal
Presidente della Pretura penale, almeno tre persone - tra cui D.________ -
erano espressamente menzionate nelle lettere anonime. Dalla lettera del 7
luglio 2000, emergeva senza dubbio un sospetto di corruzione attiva nei
confronti di D.________, ribadito nel secondo scritto del 28 luglio 2000. Per
contro, per quanto riguardava le altre persone coinvolte - in parte nemmeno
identificabili -, il giudice di primo grado non era incorso in arbitrio
ritenendo che le accuse nei loro confronti non fossero sufficientemente
circostanziate per giustificare l'accusa di denuncia mendace. La CCRP
rilevava inoltre come il Presidente della Pretura penale avesse stabilito
senza arbitrio che A.A.________ era consapevole dell'innocenza delle persone
denunciate, dacché si era occupato personalmente non solo di tutte le
pratiche, ma anche dei contatti con i funzionari. Essa sottolineava
parimenti, a titolo abbondanziale, che lo stesso accusato ne aveva dato atto
anche nei suoi verbali di interrogatorio e, indirettamente, almeno riguardo
ai funzionari, al dibattimento. Per finire, per quanto concerne il dolo
eventuale, la corte cantonale affermava che l'accusato, che non è uno
sprovveduto, non poteva ignorare che le sue gravi insinuazioni potessero
condurre il Ministero pubblico ad avviare delle indagini, posto come le sue
lettere non costituissero anonime denunce di un querulomane sprovvisto di
credibilità, bensì un "j'accuse" di una persona manifestamente informata sui
fatti.

C.
Con ricorso di diritto pubblico e ricorso per cassazione, A.A.________
impugna la sentenza dell'ultima autorità cantonale chiedendone l'annullamento
e il rinvio della causa per nuova decisione. Egli postula inoltre di essere
posto a beneficio dell'assistenza giudiziaria.

Il Procuratore generale insorge mediante ricorso per cassazione domandando a
sua volta l'annullamento della sentenza e il rinvio degli atti a una nuova
Corte per nuovo giudizio.

D.
La CCRP rinuncia a formulare osservazioni ai gravami. Invitati a esprimersi
sul ricorso interposto dal Procuratore generale, A.A.________ e B.A.________
domandano la reiezione di tale gravame.

Diritto:

1.
Il 1° gennaio 2007 è entrata in vigore la legge federale del 17 giugno 2005
sul Tribunale federale (LTF; RS 173.110). Nelle disposizioni transitorie,
l'art. 132 cpv. 1 LTF prevede che la novella legislativa si applica ai
procedimenti promossi dinanzi a questo Tribunale dopo la sua entrata in
vigore e, con particolare riferimento ai procedimenti su ricorso, soltanto se
la decisione impugnata è stata pronunciata dopo questa data. Poiché il
giudizio impugnato è stato emanato prima del 1° gennaio 2007, alla
fattispecie rimangono applicabili gli art. 84 e segg. OG per il ricorso di
diritto pubblico e gli art. 268 e segg. PP per i ricorsi per cassazione.

2.
Il ricorso di diritto pubblico e i due ricorsi per cassazione sono diretti
contro la stessa sentenza e concernono il medesimo procedimento penale. Si
giustifica quindi di trattare i gravami congiuntamente in un unico giudizio.

3.
Date le impugnative e conformemente all'art. 275 cpv. 5 PP, conviene
esaminare in primo luogo il ricorso di diritto pubblico e ribadire che con
esso possono essere censurati in particolare la violazione dei diritti
costituzionali, mentre la lesione del diritto federale va fatta valere con
ricorso per cassazione (art. 269 PP).

4. Ricorso di diritto pubblico di A.A.________ (6P.22/2007)
4.1 Il ricorrente si duole anzitutto della violazione del diritto di essere
sentito. L'autorità cantonale avrebbe fondato la condanna per denuncia
mendace nei confronti di D.________ su fatti ritenuti dal primo giudice (la
sua consapevolezza in merito all'innocenza di D.________) che l'insorgente
non ha potuto impugnare nell'ambito del suo ricorso per cassazione in sede
cantonale in quanto prosciolto da tale imputazione. A mente del ricorrente,
la CCRP non poteva pronunciarsi su questo punto senza violare il suo diritto
di essere sentito, avrebbe invece dovuto rinviare gli atti per nuovo giudizio
al Presidente della Pretura penale, ciò che gli avrebbe permesso di
contestare questi fatti dinanzi a un giudice con pieno potere d'apprezzamento
e non nei limiti dell'arbitrio come avviene in cassazione.

4.1.1 Certo, il ricorrente, prosciolto in primo grado dall'accusa di denuncia
mendace, non aveva nessun motivo di invocare nel suo gravame l'arbitrio
nell'accertamento dei fatti relativi alla consapevolezza dell'innocenza di
D.________. Sennonché, nel corso della procedura, egli è stato invitato a
esprimersi sul ricorso del Procuratore generale (sentenza impugnata punto F
pag. 4). Egli ha quindi avuto l'occasione di esporre la sua posizione in
merito ai fatti sui quali la pubblica accusa fondava la sua argomentazione
giuridica, ciò che effettivamente ha fatto in relazione ai decreti di non
luogo a procedere. Ne consegue che il ricorrente, che nemmeno tenta di
dimostrare che la CCRP - non vincolata dalle motivazioni fatte valere dalle
parti (art. 295 cpv. 2 CPP/TI) - non avrebbe potuto prendere in
considerazione una tale motivazione (le sue critiche) contenuta nelle
osservazioni al ricorso del Procuratore generale, non espone in modo
sufficiente in che modo e misura la procedura adottata l'avrebbe privato del
suo diritto di essere sentito. Su questo punto la sua impugnativa dev'essere
dichiarata inammissibile.

4.1.2 Giova inoltre rilevare che, contrariamente a quanto sostenuto dal
ricorrente, non si scorge come egli sia stato privato della possibilità di
esprimersi su tali fatti dinanzi a un giudice dotato di un libero potere
d'esame, dacché il Presidente della Pretura penale, chiamato a pronunciarsi
sull'opposizione al decreto di accusa del 24 maggio 2005, era precisamente un
giudice di fatto (art. 257 unitamente all'art. 273 CPP/TI). Questi, pur
stabilendo che l'insorgente fosse consapevole dell'innocenza di D.________,
C.________, G.________ e degli altri funzionari (J.________ e K.________), lo
ha prosciolto dall'accusa di denuncia mendace anche se per motivi diversi,
connessi alla precisione dei fatti descritti nelle lettere anonime. Ne
consegue che il ricorrente potrebbe tutt'al più essere stato privato della
possibilità di censurare questo accertamento di fatto nel ricorso per
cassazione - con il quale le censure di fatto non possono essere esaminate
che sotto il profilo dell'arbitrio (art. 288 lett. c CPP/TI) - in violazione
della garanzia del doppio grado di giurisdizione (art. 32 cpv. 3 Cost.).
Sennonché su questo punto il ricorso di diritto pubblico, che non menziona né
l'art. 29 cpv. 2 Cost. (diritto di essere sentito) né le garanzie generali di
procedura previste dall'art. 32 Cost., non contiene in particolare alcuna
esposizione, neppure succinta, di tali diritti costituzionali. L'impugnativa
non adempie le esigenze di ammissibilità poste dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG
e non deve pertanto essere vagliata oltre.

D'altronde, la garanzia del doppio grado di giurisdizione non impone
l'obbligo di introdurre un terzo grado di giurisdizione qualora la condanna
intervenga a seguito di un ricorso interposto, come nella fattispecie, contro
il proscioglimento dell'accusato (Gérard Piquerez, Procédure pénale suisse,
Zurigo 2000, n. 3246). Inoltre, qualora l'ultima autorità cantonale disponga,
in relazione ai fatti, di un potere cognitivo simile a quello del Tribunale
federale nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico, il Tribunale federale
non si limita a esaminare se l'ultima istanza cantonale sia caduta
nell'arbitrio. Egli esamina piuttosto se l'accertamento dei fatti e la
valutazione delle prove effettuati dal primo giudice siano arbitrari o no e
se l'autorità di ricorso abbia pertanto negato a ragione oppure a torto
l'arbitrio, sempre che il ricorrente abbia sufficientemente motivato la sua
censura su questo punto (DTF 125 I 492). Ne consegue che nell'ambito
dell'accertamento dei fatti e della valutazione delle prove, l'insorgente non
è stato privato della possibilità di far esaminare la sentenza da un
tribunale superiore ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 Cost., disposizione questa
che non esige che l'autorità superiore sia dotata di un pieno potere d'esame
(v. DTF 124 I 92).

4.2 Nel suo gravame, il ricorrente sostiene poi come sia arbitrario ritenere
che egli sapesse che D.________ fosse innocente. Il Presidente della Pretura
penale ha dedotto tale consapevolezza dal fatto che l'insorgente si era
occupato personalmente non solo delle pratiche in questione ma pure dei
contatti con i funzionari (sentenza di primo grado consid. 4e pag. 11), ciò
che sottintende che, se l'accusa di corruzione fosse stata accertata, lo
stesso ricorrente dovrebbe essere considerato quale coautore o per lo meno
complice, cosa che egli non sostiene. Per contrastare tale accertamento,
l'insorgente enumera una serie di prove che, a parer suo, dimostrerebbero la
colpevolezza di D.________. Nella misura in cui egli tenta di provare che
D.________ soggiornava illegalemente in Svizzera dal 1999, che i documenti
annessi alla sua domanda di permesso di dimora erano stati alterati per
occultare carichi pendenti in Italia contro di lui, che la sua situazione non
era cristallina, che tentava di sottrarsi alla giustizia italiana, che aveva
urgenza a farlo, che gli onorari versati ai suoi avvocati per le procedure
volte all'ottenimento del permesso di dimora erano particolarmente esosi e
che in Svizzera continuava il contrabbando d'argento, le sue argomentazioni
cadono nel vuoto in quanto il rimprovero che gli è stato rivolto si fonda
esclusivamente sul fatto d'aver denunciato atti di corruzione e non altre
infrazioni penali. Gli elementi elencati - qualora accertati - non
renderebbero già arbitraria la constatazione che il ricorrente fosse
consapevole dell'innocenza di D.________ in merito alle accuse di corruzione.
Anche il fatto che quest'ultimo, per riuscire a stabilirsi in Svizzera, abbia
pagato cospicui onorari non permetterebbe di concludere che essi siano
effettivamente stati usati, in tutto o in parte, per prezzolare i funzionari
e neppure dimostra il carattere arbitrario dell'accertamento contestato.

Il ricorrente tenta parimenti di fondare la sua dimostrazione di arbitrio su
vari passaggi della sentenza emanata il 16 giugno 2003 dalla Corte delle
assise criminali in re C.________. Egli cita quanto segue:

Pagina 263: "(...) Nel concreto caso la vittima, ovvero D.________, lungi
dall'essere uno sprovveduto, era in realtà una persona assai spregiudicata.
Stando ai fatti accertati fu D.________ per primo a dichiararsi disposto a
pagare delle bustarelle pur di avere il permesso per sé e per l'amica-amante
F.________. (...)"

Pagina 258: "(...) A dire di C.________, come D.________ si rivolse a lui per
la questione del permesso, egli ne parlò a A.________ e quest'ultimo (cfr.
verbale di C.________ del 29.8.2000, p. 4): -...venne nel mio ufficio per
esaminare la pratica e mi fece osservare che l'ufficio degli stranieri si
opponeva perché sembrava che a carico di D.________ ci fosse un procedimento
penale in Italia. A seguito di questa indicazione chiamai D.________ il quale
disse di non aver alcun procedimento penale pendente ma solo un residuo di
pena da scontare per il quale era pendente una contestazione. Di questa
situazione ne parlai con A.________ che mi suggerì di farmi mandare un
certificato dei carichi pendenti. Informandomi presso colleghi italiani
accertai che tale certificato andava richiesto al tribunale del luogo
d'origine. Chiesi quindi a D.________ di procurarsi tale documento. Quando
tali documenti pervennero, organizzai un incontro nel mio studio con
D.________ e A.________ come si potrà rilevare anche dall'esame dell'incarto
o meglio della cartella contabile del mio studio per questa pratica. In
questa riunione D.________, che temeva di dover rientrare in Italia, disse
testualmente a A.________, che gli aveva spiegato quali erano i motivi da
indicare nella domanda per l'ottenimento del permesso, "avvocato, non me
frega nulla, se c'è da pagare qualcosa me lo dica". A.________ rispose "stia
calmo, ne discuteremo". (...)"

Pagina 259 : "(...) Nel seguito (cfr. il citato verbale 29.8.2000, p. 5) si
ha, secondo C.________, che: "(...) anche per quanto concerne il permesso
della F.________ ricordo che D.________ disse che pagava quello che c'era
bisogno, riferendosi evidentemente a pagamenti extra, non al pagamento di
normali onorari (...)"

Pagina 262: "[Nel successivo verbale del 12.10.2000, C.________ ha
specificato] (...) In tutta onestà devo dire che la bustarella divisa con
A.________ non ha nulla a che vedere con le fatture o le prestazioni che io
rivendicavo da D.________ in quanto le bustarelle le avevo prese a sua
insaputa (...)".

Ora, a prescindere dal fatto che l'affermazione di D.________, secondo cui
era disposto a pagare delle bustarelle per ottenere un permesso di soggiorno
non permette di concludere che l'abbia davvero fatto, questi diversi passi
della sentenza devono essere ricollocati nel loro contesto. Si trattava,
nella fattispecie, di determinare se C.________, per giustificare dinanzi a
D.________ la riscossione di alcune somme di denaro in relazione con le
pratiche condotte dallo stesso avvocato e da A.A.________ volte
all'ottenimento del permesso di dimora in favore di D.________ e F.________,
aveva agito con astuzia. Nel prosieguo del suo ragionamento, la Corte delle
assise criminali, negando l'esistenza di astuzia, rileva qualche riga più in
là: "(...) Che D.________ sia una persona particolarmente accorta discende
altresì dal fatto che egli ha pagato quando già il cosiddetto "permessino"
era stato rilasciato. Contrariamente a quanto si legge nell'atto d'accusa,
C.________ non si attivò a priori (ovvero prima del rilascio del permessino)
per ingannare D.________, né gli presentò A.________ già con intenti
truffaldini, né D.________ pagò fr. 50'000.-- in vista di ottenere il
permesso. Quanto D.________ pagò lo fece - per quanto si è capito - perché il
permessino già gli era stato rilasciato e - per dirla con le parole scritte
sul fax da A.________ del 26.10.1994 - la cosa era praticamente "fatta". Lo
stesso vale per il caso della F.________, stante che C.________ e A.________
(quest'ultimo prima di ritrattare) ne hanno sempre parlato accomunando le due
pratiche, quella di D.________ e quella della donna, per quanto attiene alle
modalità e circostanze del pagamento (...)" (sentenza del 16 giugno 2003
della Corte delle assise criminali pag. 263 e seg.). Lungi dal sostanziare
arbitrio di sorta dell'accertamento contestato, gli elementi ai quali il
ricorrente si riferisce, considerati nel loro insieme, tendono manifestamente
a confermare che né C.________ né D.________ hanno corrotto o tentato di
corrompere dei funzionari e che l'insorgente non poteva ignorare la loro
innocenza. La censura è dunque infondata e dev'essere respinta.

Per il resto, il ricorrente contesta il contenuto delle sue confessioni
riportate nei verbali d'interrogatorio sui quali si fonda l'accertamento
della consapevolezza dell'innocenza di D.________. Non risulta tuttavia dalla
sentenza di primo grado che suddetti verbali siano stati determinanti per il
giudice che, per stabilire la consapevolezza del ricorrente relativa
all'innocenza dei funzionari, così come di C.________ e D.________, si è
basato esclusivamente sulle modalità del suo intervento nelle pratiche e sui
contatti che aveva avuto con i funzionari (sentenza di primo grado consid. 4e
pag. 11). Quanto poi alla CCRP, essa ha menzionato i verbali solo "per tacere
del fatto", ossia a titolo di motivazione alternativa o abbondanziale.
Difatti, l'ultima autorità cantonale ha ripreso, a titolo principale, la
motivazione del primo giudice osservando come questi abbia chiaramente
accertato che A.A.________ "sapeva - dal momento che si era occupato in prima
persona non solo di tutte le pratiche, ma anche dei contatti con i funzionari
- che questi ultimi non erano stati corrotti né avevano ricevuto doni;
parallelamente era al corrente che D.________ e il suo patrocinatore
C.________ non erano dei corruttori per questi fatti" (sentenza impugnata
consid. 19 pag. 24). D'altronde, se il ricorrente ha certo contestato nel
corso del procedimento il contenuto dei suoi verbali d'interrogatorio del 24
e del 29 agosto, del 1° e del 22 settembre 2000, dalle osservazioni e
precisioni che ha formulato per iscritto - incluse nell'incarto cantonale (v.
verbale d'interrogatorio dell'11 luglio 2002 e gli allegati forniti in
quell'occasione) - non emergono elementi tali da poter rimettere in
discussione l'accertamento della sua consapevolezza riguardo all'innocenza di
D.________, C.________ e dei diversi funzionari, in relazione alle accuse di
corruzione nell'ambito delle procedure di rilascio di permessi di soggiorno.
Anzi, da questi atti risulta tutt'al più come il ricorrente sottolinei
essenzialmente, al fine di scampare ad accuse di corruzione o di estorsione,
di non aver mai esercitato particolari pressioni sui funzionari nell'ambito
delle suddette procedure, né di aver mai versato bustarelle, e neppure di
aver promesso o proposto a D.________ di procurargli il permesso "a
pagamento", le somme richieste a D.________ costituivano i suoi onorari e non
erano in nessun caso destinati a pagare chicchessia (v. osservazioni e
precisazioni al verbale di interrogatorio del 24 agosto 2000, pag. 4 e 6;
idem al verbale d'interrogatorio del 29 agosto 2000, pag. 1 e seg.; idem al
verbale del 1° settembre 2000, pag. 2). In questo contesto il ricorrente
ripeteva pure di non aver mai detto a C.________ di essere in grado
d'influenzare in nessun modo una pratica o un ricorso all'interno
dell'amministrazione. A mente dell'insorgente, C.________ era convinto che,
per ottenere qualcosa, era sufficiente avere amicizie altolocate, quand'anche
era solito dire ai suoi clienti - per giustificare i suoi onorari - che per
far progredire una pratica era necessario pagare qualcuno. A questo proposito
il ricorrente aggiungeva che, allorquando D.________ gli ha riferito che
C.________ gli domandava dei soldi per ungere qualcuno, egli gli abbia
risposto che in realtà, per ottenere il permesso, bastava adempiere le
condizioni di rilascio, ragion per cui D.________ gli conferì l'incarico di
seguire le pratiche fino ad allora trattate da C.________ (v. osservazioni e
precisazioni al verbale di interrogatorio del 29 agosto 2000, pag. 1 e seg,
idem al verbale di interrogatorio del 1° settembre 2000, pag. 1 e seg., idem
al verbale di interrogatorio del 22 settembre 2000, pag. 1). Ne consegue che
l'accertamento contestato non appare arbitrario nel suo risultato.

In definitiva, il ricorrente non riesce a sostanziare arbitrio di sorta
nell'accertamento relativo alla sua consapevolezza dell'innocenza di
D.________, C.________ e, di riflesso, dei diversi funzionari, in relazione
ad atti di corruzione attiva e passiva loro addebitati negli scritti anonimi.

4.3 Da ultimo, l'insorgente sostiene che non esiste un solo teste o documento
che dimostri la sua consapevolezza di accusare un innocente. Privo di ogni
motivazione in relazione segnatamente al principio della presunzione
d'innocenza, peraltro nemmeno citato, la censura si rivela d'acchito
inammissibile.

4.4 Da quanto precede risulta che, nella misura in cui è ammissibile, il
ricorso di diritto pubblico di A.A.________ dev'essere respinto. La domanda
di assistenza giudiziaria non può trovare accoglimento, essendo il gravame
sin dall'inizio privo di esito favorevole (art. 152 cpv. 1 OG). Le spese
seguono quindi la soccombenza (art. 156 cpv. 1 OG). Si tiene tuttavia conto
della situazione economica del ricorrente fissando una tassa di giustizia
ridotta (art. 153a OG).

5. Ricorsi per cassazione di A.A.________ (6S.59/2007) e del Ministero
pubblico (6S.58/2007)
5.1 Nonostante l'entrata in vigore il 1° gennaio 2007 delle nuove disposizioni
della parte generale del Codice penale, queste non sono ancora applicabili
dinanzi al Tribunale federale. Infatti, nell'ambito di un ricorso per
cassazione, il Tribunale federale esamina unicamente la questione di sapere
se l'autorità cantonale ha correttamente applicato il diritto federale (art.
269 cpv. 1 PP), ossia il diritto in vigore al momento in cui essa ha
pronunciato la sentenza impugnata (DTF 129 IV 49 consid. 5.3 pag. 51 e seg. e
rinvii).

5.2 Il ricorso per cassazione interposto da A.A.________ tratta
esclusivamente la sua condanna per denuncia mendace (art. 303 CP) nei
confronti di D.________. Egli non tenta di dimostrare che le sue accuse erano
veritiere - come cerca di fare per le asserzioni relative alle altre persone
implicate nelle lettere anonime - ma solo che suddette accuse non erano
sufficientemente precise ("unspezifisch"). Egli si rifà a un perizia
giuridica di cui cita svariati passi. Così formulata la censura attiene
sostanzialmente all'interpretazione degli scritti anonimi. Si giustifica di
trattare tale doglianza unitamente a quella del Procuratore generale, per il
quale la denuncia non era mendace solo nei confronti di D.________, bensì
anche nei confronti di C.________ e dei tre funzionari (G.________,
K.________ e J.________).

5.3 Giusta l'art. 303 n. 1 cpv. 1 e 3 CP, chiunque denuncia all'autorità come
colpevole di un crimine o di un delitto una persona che egli sa innocente,
per provocare contro di essa un procedimento penale, è punito con la
reclusione o con la detenzione. L'art. 303 n. 1 cpv. 1 CP reprime il
comportamento di chi, con una comunicazione a un'autorità, accusa una persona
determinata o perlomeno identificabile di un crimine o un delitto che non ha
commesso. La forma dell'accusa, che può essere orale o scritta, non importa.
È sufficiente che la denuncia sia tale da suscitare il sospetto. Poco importa
che la comunicazione sia anonima, che l'autore agisca di propria iniziativa o
che lo faccia nell'ambito di un'audizione o in veste di teste (DTF 132 IV 20
consid. 4.2).
5.4 L'interpretazione del senso di un'affermazione, allo scopo di determinare
se sia o meno diffamatoria, è una questione di diritto che può essere
vagliata liberamente dal Tribunale federale nell'ambito di un ricorso per
cassazione (DTF 131 IV 160 consid. 3.3.3 pag. 164). Lo stesso dicasi
dell'interpretazione di dichiarazioni alla luce dell'art. 303 CP.

Nell'ambito dell'art. 173 CP, la giurisprudenza ha posto diverse regole
d'interpretazione delle dichiarazioni dell'autore. Per determinare se un
fatto affermato, sospettato o divulgato sia o meno lesivo dell'onore, non ci
si deve fondare sul significato a esso dato dalla persona direttamente
toccata, bensì su un'interpretazione obiettiva secondo il senso che il
destinatario medio e imparziale gli deve dare considerate le circostanze
concrete (DTF 128 IV 53 consid. 1a pag. 58 e rinvii). Il testo deve inoltre
essere esaminato non solo alla luce delle espressioni utilizzate, considerate
separatamente, ma pure secondo il senso generale che discende dall'intero
testo scritto nel suo insieme (DTF 124 IV 167 consid. 3b/bb; 117 IV 27
consid. 2c pag. 30).

A mente del Ministero pubblico, suddetti principi sarebbero applicabili anche
laddove si tratti di esaminare se uno scritto costituisca una denuncia
mendace. Egli rimprovera alla CCRP di non aver adottato il corretto metodo
interpretativo ma di essersi limitata ad analizzare in modo distinto e
separato le diverse affermazioni contenute nelle lettere, senza correrarle.

5.5 Che una dichiarazione debba essere interpretata nel suo insieme emerge
già dalle regole generali di interpretazione. Tale principio si applica non
solo quando si tratta di determinare se la dichiarazione in esame leda
l'onore, ma, più generalmente, quando si tratta di interpretarne il
contenuto, segnatamente per sapere se sia veritiera (dichiarazione di un
testimone [art. 307 CP] o di una parte in giudizio [art. 306 CP]; v. pure
Ursula Cassani, in Commentaire du droit pénal suisse, Martin Schubarth [a
cura di], vol. 9, Berna 1996, n. 15 ad art. 306 CP e n. 30 ad art. 307 CP).
Non v'è motivo di scostarsene qualora si tratti di determinare se uno scritto
contenga una denuncia mendace. È dunque necessario considerare il testo nel
suo insieme, compresi, se del caso, gli allegati e le copie nella misura in
cui siano parte integrante dell'invio.

Indirizzata a un'autorità penale, o almeno suscettibile di pervenirle -
intenzione che l'autore della denuncia mendace deve avere perlomeno nella
forma del dolo eventuale (v. infra consid. 5.9.2) -, la denuncia non può
essere interpretata come uno scritto qualsiasi suscettibile di contenere
delle allegazioni diffamatorie, riferendosi esclusivamente al senso che
potrebbe dar loro un lettore medio e imparziale. Trattandosi di denuncia
giunta nelle mani dell'autorità di perseguimento o d'istruzione penale, non
si può infatti prescindere dalle condizioni alle quali l'autorità è obbligata
a intraprendere d'ufficio le indagini volte ad accertare o confutare la
commissione di un reato. Per questa ragione si esige che la denuncia contenga
senza ambiguità il rimprovero della commissione di un'infrazione (Vera
Delnon/Bernhard Rüdy, Commentario basilese, n. 15 ad art. 303 CP), ma non
un'accusa formale. Di regola, è sufficiente che la dichiarazione sia tale da
far sorgere un sospetto iniziale ("Anfangsverdacht"; DTF 132 IV 20 consid.
4.2) in quanto un simile sospetto impone all'autorità di procedere, quanto
meno, all'assunzione di informazioni preliminari (v. Hans Walder,
Strafverfolgungspflicht und Anfangsverdacht, in: recht 1990, pag. 1 e segg;
v. pure gli art. 178 cpv. 1 e 183 CPP/TI). Ora, il destinatario della
denuncia, così come ogni autorità amministrativa o altra autorità che riceva
una querela penale (Christof Riedo, Der Strafantrag, tesi friburghese,
Basilea 2004, pag. 541), è vincolato dal principio della buona fede
nell'interpretare una dichiarazione di portata giuridica (Jean-François Egli,
La protection de la bonne foi dans le procès, in: Giurisdizione
costituzionale e Giurisdizione amministrativa, Zurigo 1992, pag. 236).
Risulta quindi che, qualora si tratti di determinare se una denuncia era tale
da provocare l'apertura di un'inchiesta penale, è necessario interpretarla
come l'avrebbe fatto l'autorità penale, nel rispetto del principio
dell'affidamento, in altre parole, secondo il senso oggettivo che può e deve
esserle attribuito in buona fede, secondo il suo testo e il suo contesto,
nonché secondo tutte le circostanze che l'hanno preceduta e accompagnata (DTF
126 III 119 consid. 2a; 125 III 435 consid. 2a/aa).

5.6 Nel caso concreto, è stato accertato che le tre lettere anonime sono
pervenute al Procuratore generale del Cantone Ticino, che delle indagini sono
state svolte non solo nei confronti di D.________, ma pure nei confronti dei
funzionari G.________, K.________ e J.________ (sentenza impugnata consid. 9
pag. 16). Risulta inoltre dalle indicazioni contenute nei tre scritti - i
loro destinatari in particolare e le menzioni delle copie contenute nella
terza lettera - che le missive si sono trovate nelle mani di un'unica e sola
persona (l'on. L.________) ancor prima di pervenire al Procuratore generale.
Gli accertamenti di fatto della sentenza impugnata possono essere precisati
su questo punto (art. 277bis cpv. 1 PP). Nulla osta, in simili circostanze,
all'interpretazione dei tre scritti congiuntamente, come rivendica a ragione
il Ministero pubblico nel suo gravame.

5.6.1 Per quanto attiene, in primo luogo, all'accusa di denuncia mendace nei
confronti di D.________, che A.A.________ contesta nel suo ricorso, la CCRP
ha ritenuto che la frase della prima lettera "(...) D.________ ... Questo
signore ... Qui ottiene senza fatica ("basta avere e pagare le conoscenze
giuste", è solito ripetere agli amici) il permesso di soggiorno presentando
alle autorità documenti falsificati" non lasciava spazio a dubbi circa
all'accusa di corruzione. L'autorità cantonale ha tratto analoga conclusione
dalla seconda lettera nella quale si affermava che "D.________, sborsando
fior di quattrini, ottiene in un batter d'occhio il permesso di soggiorno".

Come già rilevato dalla corte cantonale, non si può non ritenere che questi
due passi delle lettere anonime esprimano chiaramente il sospetto che
D.________ sia riuscito a ottenere il permesso di soggiorno, le cui
condizioni di rilascio non erano adempiute, solo sborsando delle
considerevoli somme di denaro ("fior di quattrini"), rispettivamente pagando
le persone giuste. L'osservazione contenuta nel primo scritto, secondo cui
D.________ era solito dire che "basta avere e pagare le conoscenze giuste",
potenziava inoltre il sospetto di corruzione lasciando intendere che le
persone giuste potessero essere dei funzionari. Analogamente, nella seconda
lettera, il riferimento alle "amicizie altolocate" di cui si vantava
C.________ in relazione diretta con la menzione del responsabile dell'Ufficio
manodopera estera (G.________) e l'ottenimento dei permessi di soggiorno in
favore di D.________ e compagna "in un batter d'occhio" faceva chiaramente
capire al lettore che le somme di denaro erano versate alle suddette persone
"altolocate" per il rilascio dei permessi. Certo, il post scriptum della
prima lettera, non riportato nella sentenza impugnata, indica che "come
conoscenze giuste D.________ intende i proprietari dei ristoranti X.________
e Y.________ di Paradiso", tuttavia quest'indicazione sembra si riferisca
solo all'ottenimento del permesso di soggiorno in favore di M.________,
menzionato nelle lettere del 7 e del 28 luglio 2000 per aver ottenuto un
permesso di lavoro dopo essere stato ufficialmente assunto da uno di questi
esercizi pubblici, sebbene ufficiosamente lavorasse come guardiaspalle di
D.________.

Nel suo ricorso A.A.________ contesta nuovamente l'interpretazione fatta
dalla CCRP della seconda lettera. La sua argomentazione si fonda sull'ipotesi
che solo C.________ sia stato oggetto della denuncia. Essa si rifà a un
perizia giuridica che poggia tuttavia su una traduzione in tedesco del testo
originale redatto in italiano. Il testo tedesco citato nel ricorso di
A.A.________ ("Die Behauptungen von RA C.________ scheinen fundiert zu sein,
in Anbetracht dessen, dass D.________, indem er den Behörden falsche
Dokumente vorlegt und nur die Kopie der Identitätskarte, obschon auf der
Rückseite des Originals die Aufschrift steht "nicht gültig für die
Ausreise...."") non restituisce in effetti il senso dell'espressione
utilizzata nello scritto originale "D.________, sborsando fior di quattrini,
ottiene in un batter d'occhio il permesso di soggiorno". Orbene, è
precisamente questo elemento della frase che, in questo contesto, era tale da
suscitare il sospetto di corruzione nei confronti di D.________.

L'argomentazione di A.A.________ dev'essere pertanto respinta.

5.6.2 Nel suo ricorso per cassazione, il Ministero pubblico rimprovera
all'autorità cantonale di aver violato il diritto federale ritenendo che gli
scritti in esame non costituissero delle denunce mendaci nei confronti di
C.________, G.________ e di altri due funzionari (J.________ e K.________),
questi ultimi non specificamente designati con nomi e cognomi nelle diverse
lettere.

5.6.2.1 A questo proposito la CCRP ha giudicato sostenibile l'opinione del
primo giudice per cui le accuse formulate nei confronti delle altre persone
coinvolte, segnatamente i funzionari, in parte nemmeno identificabili, non
sarebbero sufficientemente circostanziate, specifiche e precise. Per quanto
attiene in particolare alle accuse rivolte a C.________, essa ha ritenuto
che, seppur opinabile, tale assunto non fosse arbitrario.

5.6.2.2 Come spiega a ragione il Procuratore generale nel suo ricorso, il
fatto che i funzionari K.________ e J.________ non siano stati nominatamente
indicati negli scritti anonimi non esclude di per sé la natura calunniosa
della denuncia nei loro confronti. È infatti sufficiente che la persona
denunciata sia identificabile, ad esempio per la sua appartenenza a un gruppo
di persone sufficientemente circoscritto (v. Delnon/ Rüdy, op. cit., n. 9 ad
art. 303 CP; Cassani, op. cit., n. 9 ad art. 303 CP). Così, secondo la
giurisprudenza, colui che pretende falsamente che un terzo abbia ottenuto una
prestazione dall'amministrazione pubblica contro un pagamento illecito accusa
il funzionario incaricato della pratica in questione di una violazione dei
suoi doveri d'ufficio ai sensi degli art. 315 o 316 vCP (DTF 85 IV 80 consid.
3). Ne consegue che, oltre che su G.________ - espressamente citato -, le
accuse formulate nelle lettere erano tali da far sorgere dei sospetti pure
sugli altri funzionari, sufficientemente identificabili in quanto preposti
all'evasione delle pratiche amministrative di rilascio dei permessi di
D.________ e congiunti. Il lettore poteva dedurre, senza interpretare il
testo in malafede, che gli ingenti importi versati da D.________ finivano
nelle tasche dei funzionari, rispettivamente che le "conoscenze giuste" che
occorreva pagare erano i funzionari. A questo proposito, poco importa che in
definitiva, come rilevato dalla CCRP, solo una minuziosa inchiesta abbia
potuto permettere di stabilire precisamente i nominativi dei funzionari che
si erano occupati delle pratiche amministrative in questione, in casu
K.________ e J.________. Il sospetto iniziale che taluni funzionari potessero
essere stati corrotti nell'ambito di procedure relative a permessi di
soggiorno e di lavoro giustificava l'intervento delle autorità penali per
chiarire la situazione, ciò che è sufficiente.

5.6.2.3 C.________ è menzionato nella seconda e terza lettera. Dallo scritto
anonimo del 28 luglio 2000 emerge che "la posizione di D.________, visto
quanto sopra, non era delle migliori e così cerca rifugio in Ticino. Si
appoggia allo studio legale del dott. C.________ di Lugano, il quale si vanta
di avere amicizie altolocate come il giudice N.________ (suo consigliere
personale), il Comandante delle Polizia, avv. O.________, l'ex-Procuratore,
avv. P.________ (tralasciando volentieri l'ex per far colpo sui clienti
italiani), il responsabile dell'Ufficio manodopera estera, dott. G.________ e
il capoufficio della sezione degli stranieri, avv. Q.________ definendoli
addirittura "i miei uomini". Le affermazioni dell'avv. C.________ sembrano
fondate visto che D.________, sborsando fior di quattrini, ottiene in un
batter d'occhio il permesso di soggiorno presentando alle Autorità documenti
falsi e soltanto la copia della carta d'identità in quanto sul retro
dell'originale ci sarebbe la dicitura «non valida per l'espatrio»".

Come già esposto in precedenza, il riferimento alle "amicizie altolocate" di
cui si vantava C.________ collegato con la menzione del responsabile
dell'Ufficio della manodopera estera (G.________) e l'ottenimento del
permesso di soggiorno per D.________ e per i suoi congiunti "in un batter
d'occhio" e "sborsando fior di quattrini" insinuava chiaramente nel lettore
l'idea che le somme di denaro erano versate alle suddette persone
"altolocate", tra cui G.________, per ottenere tali permessi. Aggiungasi poi
il contenuto della terza lettera che indicava come C.________ fosse già stato
condannato, negli anni '80, per appropriazione indebita e istigazione a
violazione del segreto d'ufficio "(alias corruzione)" suggerendo che non
fosse escluso che egli abbia proseguito su tale strada ("E se è vero che il
lupo perde il pelo ma non il vizio ..."). È vero che la corte cantonale ha
osservato che la frase, redatta in forma dubitativa, si prestava a essere
interpretata sia come se C.________ fosse ancora dedito alla corruzione sia
come se non fosse escluso che lo fosse, vale a dire lo è stato in passato e
forse potrebbe ancora esserlo. Sennonché, in un caso come nell'altro,
l'espressione usata suggeriva nondimeno, soprattutto alla luce della lettera
del 28 luglio 2000, in modo alquanto insistente la possibile sussistenza di
atti di corruzione e ingenerava un sospetto iniziale tale da giustificare
l'apertura di un'inchiesta penale.

Da quanto precede discende che la censura del Ministero pubblico relativa
all'interpretazione delle lettere è fondata. Ritenendo che la denuncia
mendace fosse diretta al solo D.________, la CCRP ha violato il diritto
federale.

5.7 Per quanto concerne le altre condizioni oggettive del reato di denuncia
mendace, è indubbio che i destinatari delle lettere anonime scritte da
A.A.________ (un ufficio federale nonché membri del legislativo ed esecutivo
cantonale) siano delle autorità in senso lato così come previsto dall'art.
303 CP (v. tra gli altri, Cassani, op. cit., n. 13 e seg. ad art. 303 CP).
A.A.________ medesimo non lo contesta.

5.8 La CCRP ha stabilito senza arbitrio che A.A.________ sapeva
dell'innocenza di D.________, C.________ nonché dei tre funzionari
(G.________, K.________ e J.________). Essa ha ritenuto, perlomeno in modo
implicito, che le persone denunciate sulle quali aleggiava il sospetto di
corruzione fossero innocenti. Quest'accertamento di fatto vincola la Corte di
cassazione penale (v. art. 277bis cpv. 1 PP). Del resto, la corte cantonale
si è pronunciata sull'ammissibilità agli atti, secondo le norme di procedura
cantonale, dei decreti di non luogo a procedere e di abbandono nei confronti
dei denunciati, segnatamente di D.________, seppur prodotti con un certo
ritardo (sentenza impugnata consid. 9 pag. 15 e seg.). Questo punto non è
stato impugnato da A.A.________ nel suo ricorso di diritto pubblico, di modo
che il Tribunale federale è vincolato dall'applicazione delle disposizioni
cantonali di procedura fatta dalla corte cantonale. Ora, il giudice chiamato
a pronunciarsi sull'imputazione di denuncia mendace è vincolato da decreti di
non luogo a procedere (v. DTF 72 IV 74 consid. 1 recentemente confermata
dalla sentenza 6P.196/2006 del 4 dicembre 2006, consid. 7.2).
5.9 Per quanto attiene agli elementi soggettivi dell'infrazione di denuncia
mendace, A.A.________ non si duole della violazione del diritto federale, ma
si limita, riferendosi al suo ricorso di diritto pubblico, a sostenere che
essi si basino su accertamenti di fatto arbitrari.

5.9.1 Dall'esame del ricorso di diritto pubblico emerge che la CCRP ha
stabilito senza arbitrio che A.A.________ sapeva dell'innocenza di
D.________, C.________, G.________ e degli altri funzionari in relazione alle
accuse di corruzione. Questo accertamento vincola il Tribunale federale (art.
277bis cpv. 1 PP). L'ultima autorità cantonale ha dedotto questo fatto di
natura interiore dalla circostanza esteriore per cui A.A.________ era il solo
ad aver seguito le pratiche di D.________ e a essere in contatto con i
funzionari accusati di corruzione. Questo modo di procedere non è contrario
al diritto federale che, qualora si tratti di determinare quel che una
persona sa o vuole, permette per l'appunto di stabilire la volontà
dell'interessato mediante l'esame di circostanze esteriori e regole
d'esperienza (DTF 130 IV 58 consid. 8.4).
5.9.2 Il reato di cui all'art. 303 CP implica la volontà dell'autore di veder
perseguita sul piano penale la persona denunciata o, quanto meno, che ne
accetti l'eventualità (Bernard Corboz, Les infractions en droit suisse, vol.
II, Berna 2002, n. 17 ad art. 303 CP). Il dolo eventuale è sufficiente (DTF
85 IV 80 consid. 4; Cassani, op. cit., n. 24 ad art. 303 CP; Andreas
Donatsch/Wolfgang Wohlers, Strafrecht IV, Delikte gegen die Allgemeinheit, 3a
ed., Zurigo 2004, § 96 pag. 371).

5.9.2.1 Sussiste dolo eventuale laddove l'agente ritiene possibile che
l'evento o il reato si produca, e, ciò nondimeno, agisce, poiché prende in
considerazione l'evento nel caso in cui si realizzi, lo accetta pur non
desiderandolo (DTF 131 IV 1 consid. 2.2 e rinvii). Il discrimine tra dolo
eventuale e negligenza cosciente può rivelarsi delicato, sia in un caso come
nell'altro, infatti, l'autore ritiene possibile che l'evento o il reato si
produca. Vi è negligenza e non dolo qualora l'autore, per un'imprevidenza
colpevole, agisce presumendo che l'evento, che ritiene possibile, non si
realizzi (DTF 130 IV 58 consid. 8.3). In mancanza di confessioni, il giudice
può, di regola, dedurre la volontà dell'interessato fondandosi su indizi
esteriori e regole d'esperienza. Può inferire la volontà dell'autore da ciò
che questi sapeva, laddove l'eventualità che l'evento si produca era tale da
imporsi all'autore, di modo che si possa ragionevolmente ammettere che lo
abbia accettato. Tra gli elementi esteriori da cui è possibile dedurre che
l'agente ha accettato l'evento illecito nel caso che si produca figurano, in
particolare, la gravità della violazione del dovere di diligenza e la
probabilità, nota all'autore, della realizzazione del rischio. Quanto più
grave è tale violazione e quanto più grande tale rischio, tanto più fondata
risulterà la conclusione che l'agente, malgrado i suoi dinieghi, aveva
accettato l'ipotesi che l'evento considerato si realizzasse. Altri elementi
esteriori rivelatori possono essere il movente dell'autore e il modo nel
quale egli ha agito. La conclusione per cui l'autore ha accettato il
risultato non può tuttavia essere dedotta dal semplice fatto che egli ha
agito sebbene fosse consapevole del rischio della sopravvenienza del
risultato, in quanto si tratta - come detto - di un elemento comune al dolo
eventuale e alla negligenza cosciente (DTF 130 IV 58 consid. 8.4).

Ciò che l'autore sapeva, voleva o accettava sono questioni di fatto (DTF 119
IV 1 consid. 5a pag. 3; 110 IV 20 consid. 2, 74 consid. 1c) che non possono,
in linea di principio, essere riesaminate nel quadro di un ricorso per
cassazione (art. 273 cpv. 1 lett. b e 277bis PP). Tuttavia, il dolo
(eventuale), quale fatto interiore, può essere accertato solo in base a
elementi esteriori; ne discende che in quest'ambito, le questioni di fatto e
di diritto sono strettamente connesse tra di loro e coincidono parzialmente.
Il quesito giuridico se l'autore abbia agito con dolo eventuale può essere
risolto solo valutando i fatti accertati dall'autorità cantonale da cui
quest'ultima ha dedotto tale elemento soggettivo. Con riferimento al concetto
giuridico di dolo eventuale, il Tribunale federale può pertanto esaminare se
sono stati valutati correttamente gli elementi esteriori, in base ai quali è
stato accertato che l'agente ha preso in considerazione, ossia ha accettato,
l'evento o il reato (DTF 130 IV 58 consid. 8.5).
5.9.2.2 Nel caso concreto, secondo la CCRP, rivolgendosi alle autorità per
segnalare una certa leggerezza nell'evasione di talune pratiche, segnatamente
quelle di D.________, A.A.________ - che non è uno sprovveduto - non poteva
non porre in preventivo che, di fronte alle sue pesanti insinuazioni, il
Ministero pubblico avviasse delle indagini, considerato soprattutto che le
sue lettere non erano delle denuncie di un querulomane privo di credibilità,
bensì un "j'accuse" di un soggetto che appariva informato sui fatti.

Queste considerazioni evidenziano come A.A.________ fosse conscio del rischio
che le sue denuncie potessero indurre ad avviare un'inchiesta penale.
Tuttavia l'argomentazione della corte cantonale, che non pone in particolare
risalto l'aspetto connesso alla volontà dell'autore, non permette ancora di
escludere del tutto la semplice negligenza cosciente. Ciò nonostante, oltre
agli elementi ritenuti dalla CCRP che rimarcano l'importanza del rischio noto
ad A.A.________, occorre considerare che almeno uno degli scritti è stato
indirizzato all'Ufficio federale di polizia. Orbene, tenuto conto degli
obiettivi e funzioni del suddetto ufficio (v. art. 9 dell'ordinanza del 17
novembre 1999 sull'organizzazione del Dipartimento federale di giustizia e
polizia [Org-DFGP; RS 172.213.1] nel tenore in vigore al momento dei fatti,
RO 2000 296 e seg.) che A.A.________, da giurista qual è, non poteva
ignorare, non si può ritenere che egli, inviando a questo ufficio copia della
prima lettera del 7 luglio 2000, non abbia voluto l'apertura di un'inchiesta
nei confronti di D.________ e perlomeno accettato che le altre persone,
implicitamente o espressamente menzionate negli scritti, ne fossero parimenti
l'oggetto.

5.9.3 Da tutto quanto precede risulta che il ricorso per cassazione di
A.A.________ dev'essere respinto, mentre quello del Ministero pubblico
accolto per quanto attiene all'accusa di denuncia mendace.

5.10 Resta ancora da vagliare il ricorso del Ministero pubblico nella misura
in cui lamenta la violazione da parte della CCRP dell'art. 320 CP.

5.10.1 Giusta l'art. 320 n. 1 CP, chiunque rivela un segreto, che gli è
confidato nella sua qualità di membro di un'autorità o di funzionario o di
cui ha notizia per la sua carica o funzione si rende colpevole di violazione
del segreto d'ufficio. Per segreto ai sensi di questa disposizione s'intende
l'informazione nota o accessibile solo a una ristretta cerchia di persone e
il cui detentore vuole che resti riservata e ha un interesse legittimo perché
tale rimanga (v. DTF 114 IV 44 consid. 2). Sul piano soggettivo è sufficiente
il dolo eventuale (DTF 127 IV 122 consid. 1 pag. 125).

5.10.2 Nella fattispecie, in relazione allo scritto del 2 ottobre 2001
inviato da B.A.________ al deputato I.________, la corte cantonale ha
ritenuto che il reato di violazione del segreto d'ufficio non fosse
realizzato in quanto non è stato accertato che A.A.________ fosse a
conoscenza di tale invio. Neppure per gli scritti del 12 settembre e del
27 ottobre 2001 essa ha ammesso l'esistenza dell'infrazione di cui all'art.
320 CP considerando come il TRAM fosse legittimato a conoscere i segreti
rivelati da A.A.________.

5.10.2.1 Nella misura in cui il Ministero pubblico tenta di dimostrare che
A.A.________ sapesse dell'invio del 2 ottobre 2001, egli si scosta dagli
accertamenti di fatto dell'autorità cantonale; su questo punto il suo gravame
si rivela pertanto inammissibile (art. 273 e 277bis PP). Non essendo al
corrente della lettera del 2 ottobre 2001, sotto il profilo soggettivo,
A.A.________ non si è reso colpevole di violazione del segreto d'ufficio in
relazione alla trasmissione, da parte di sua moglie, di informazioni coperte
da segreto.
A B.A.________ difetta la qualità di funzionario. In quanto extranea, non può
essere considerata autrice di violazione del segreto d'ufficio. La
partecipazione, nella forma della complicità, di un extraneus a un reato
speciale può essere ritenuta solo ove l'autore abbia commesso almeno un
tentativo (DTF 111 IV 74 consid. 5b). Visto quanto sopra esposto, nella
fattispecie, questa condizione non è adempiuta. Il Ministero pubblico obietta
che la punibilità dell'autore principale non è una condicio sine qua non per
la punibilità del complice. Su questo punto, egli però misconosce
manifestamente la giurisprudenza alla quale si riferisce, per cui la condanna
del complice non implica che l'infrazione principale sia stata giudicata, ma
solo che sia stata perpetrata e che sia punibile (DTF 106 IV 413 consid. 8c e
rinvii).

5.10.2.2 Sempre in relazione alla lettera del 2 ottobre 2001, il Ministero
pubblico ritiene che A.A.________ abbia violato il segreto di funzione quanto
meno per omissione. Questi avrebbe reso accessibile a sua moglie le
informazioni coperte da segreto che sono poi state trasmesse al gran
consigliere I.________. B.A.________ si sarebbe così resa colpevole di
complicità in violazione del segreto d'ufficio commesso per omissione dal di
lei marito.

5.10.2.2.1 Dinanzi alle autorità penali, ad A.A.________ non è stato
rimproverato d'aver portato a conoscenza di sua moglie informazioni
riservate, né di averle in altro modo reso accessibili tali informazioni, ciò
che esclude la sua condanna.

5.10.2.2.2 Per quanto attiene a B.A.________, si pone la questione di sapere
se si sia resa colpevole di complicità dell'ipotetica omissione di suo
marito.

Giusta l'art. 25 CP, il complice è colui che aiuta intenzionalmente altri a
commettere un crimine o un delitto. Dal profilo oggettivo, il complice deve
fornire all'autore principale una contribuzione causale alla realizzazione
dell'infrazione, di modo che senza il suo contributo gli eventi non si
sarebbero svolti nello stesso modo. Dal profilo soggettivo, è necessario che
il complice sappia o si renda conto che apporta il suo concorso a un atto
delittuoso determinato e che lo voglia o quanto meno lo accetti; a questo
riguardo, è sufficiente che conosca a grandi linee l'attività delittuosa
dell'autore che deve aver preso la decisione dell'atto (DTF 121 IV 109
consid. 3a; 117 IV 186 consid. 3). Il dolo eventuale è sufficiente (DTF 132
IV 49 consid. 1.1; 128 IV 53 consid. 5f/cc pag. 69; 121 IV 109 consid. 3a;
118 IV 309 consid. 1a).

Nella fattispecie, atteso che A.A.________ non sapeva che sua moglie avrebbe
trasmesso informazioni riservate al deputato I.________, la violazione del
segreto potrebbe consistere nella sola acquisizione di tali informazioni da
parte di B.A.________. Orbene, in un simile caso non si scorge quale possa
essere la contribuzione causale della donna alla realizzazione
dell'infrazione che risulterebbe integralmente consumata con il semplice
fatto di averle reso accessibili le informazioni (Corboz, op. cit., n. 32 ad
art. 320 CP; Niklaus Oberholzer, Commentario basilese, Basilea 2003, n. 9 ad
art. 320 CP; Donatsch/ Wohlers, op. cit., § 111 pag. 470). Se si dovesse
seguire la tesi del Ministero pubblico, si giungerebbe a un risultato
assurdo: ogni persona a cui un funzionario rivela delle informazioni coperte
da segreto, che non le sarebbero altrimenti accessibili, dovrebbe essere
condannata per complicità in violazione del segreto di funzione.
Manifestamente tale non è il senso dell'art. 320 CP.

Su questo punto il gravame del Ministero pubblico dev'essere respinto.

5.10.2.3 Il Ministero pubblico si duole dipoi del proscioglimento di
A.A.________ dall'imputazione di violazione del segreto d'ufficio in
relazione al ricorso del 12 settembre 2001 e al memoriale del 18/27 ottobre
2001 trasmessi al TRAM. La CCRP ha infatti ritenuto che, quale autorità
giudiziaria superiore chiamata a pronunciarsi sulla destituzione di
A.A.________, al TRAM potevano essere trasmesse le informazioni riservate,
necessarie sia al ricorrente per contrastare il suo licenziamento sia al
tribunale per esprimersi in merito alla censura di disparità di trattamento
sollevata da A.A.________.

5.10.2.3.1 L'obbligo di confidenzialità esiste anche tra i diversi settori
dell'amministrazione (Oberholzer, op. cit., n. 9 ad art. 320 CP) eccezion
fatta per i superiori gerarchici e i colleghi dello stesso servizio che
esercitano le medesime attribuzioni (Pierre Moor, Droit administratif, vol.
III, Berna 1992, n. 5.3.3.5 pag. 236). Questo dovere esiste a maggior ragione
tra i poteri esecutivo e giudiziario (v. Corboz, op. cit., n. 24 ad art.
320), riservati i casi di assistenza giudiziaria e amministrativa
espressamente previsti dalla legge, casi non presenti nella fattispecie. Ne
consegue che, di regola, qualora un funzionario intervenga in una procedura
giudiziaria, in veste segnatamente di parte o di testimone, per esprimersi su
fatti coperti dal segreto di funzione, egli non può farlo senza aver in
precedenza ottenuto un'autorizzazione (v. per i funzionari federali: Roland
Hauenstein, Die Ermächtigung in Beamtenstrafsachen des Bundes, tesi bernese,
Berna 1995, pag. 118 e segg.). È ciò che prevede in modo generale l'art. 320
n. 2 CP. L'autorità competente e le condizioni alle quali il detentore del
segreto può essere svincolato dall'obbligo di riservatezza sono determinate
dal diritto federale, cantonale o comunale che disciplina la collettività da
cui dipende il detentore del segreto (Donatsch/Wohlers, op. cit., § 111 pag.
474 e seg.; Corboz, op. cit., n. 28 ad art. 320 CP; Oberholzer, op. cit., n.
14 ad art. 320 CP). Per i funzionari ticinesi si tratta dell'autorità di
nomina (art. 30 della legge del 15 marzo 1995 sull'ordinamento degli
impiegati dello Stato e dei docenti; LORD/TI; RL 2.5.4.1). A tenore dell'art.
30 LORD/TI, senza il permesso dell'autorità di nomina non è lecito al
dipendente asportare documenti d'ufficio né deporre in giudizio come parte,
teste o perito giudiziario su contestazioni che egli conosce in virtù della
sua carica o delle sue funzioni (cpv.1). Il permesso è necessario anche dopo
la cessazione del rapporto d'impiego (cpv. 2). L'autorizzazione può essere
rifiutata soltanto se lo esige un preminente interesse pubblico (cpv. 3).

5.10.2.3.2 A talune condizioni, si può senz'altro ammettere con la dottrina
citata dalla CCRP che la divulgazione che avviene attraverso la via di
servizio, di ricorso o di assistenza, a persone quali autorità o funzionari,
che si devono occupare del caso, non adempia la fattispecie penale dell'art.
320 CP (Donatsch/Wohlers, op. cit., § 111 pag. 470 e seg; Corboz, op. cit.,
n. 33 ad art. 320 CP). Sennonché tale affermazione non ha quella portata così
generale che le vorrebbe attribuire la CCRP. Per Corboz, invero, essa
concerne la comunicazione autorizzata secondo l'andamento normale del
servizio (Corboz, ibid.); per contro la comunicazione resta punibile qualora
l'autorità o il funzionario a cui è destinata non deve occuparsi dei fatti
coperti da segreto, sebbene sia, a sua volta, tenuto al segreto di funzione
(Donatsch/ Wohlers, op. cit., § 111 pag. 470; più esplicito: Jörg Rehberg,
Strafrecht IV, Delikte gegen die Allgemeinheit, 2a ed., Zurigo 1996, § 109
pag. 423).

Nella fattispecie, non si è in presenza di un caso di assistenza giudiziaria
o amministrativa. La via di servizio, per definizione, non concerne che le
comunicazioni interne all'amministrazione. Quanto poi alla divulgazione
effettuata nell'ambito di una procedura di ricorso, ultima ipotesi della
triade prospettata dalla dottrina, questa possibilità non può concernere che
il ricorso amministrativo interno all'amministrazione stessa o il ricorso a
un'autorità di sorveglianza. In questo caso l'impunibilità della divulgazione
trova la sua giustificazione nel potere gerarchico dal quale derivano,
segnatamente, il potere di controllo - che permette all'autorità superiore di
informarsi liberamente sull'intera attività amministrativa dei servizi che le
sono subordinati - nonché il potere di avocazione (v. su queste nozioni:
Pierre Moor, Droit administratif, vol. III, Berna 1992, n. 1.2.1.1 pag. 10 e
seg. e n. 5.3.3.5 pag. 236). Nel caso concreto, i casi dei funzionari di cui
intendeva prevalersi A.A.________ non erano dei fatti sui quali il TRAM era
chiamato a pronunciarsi e neppure ne era stato investito. Essi dovevano
servire, tutt'al più, a nutrire la riflessione del tribunale in merito alla
disparità di trattamento lamentata nel ricorso e costituire la ratio
decidendi della sua decisione nel caso di A.A.________. Il semplice interesse
dell'autorità giudiziaria, o addirittura la necessità risentita, a conoscere
casi simili a quello in cui era chiamata a statuire non basta a rendere
lecita la divulgazione di informazioni riservate da parte del funzionario
tenuto al segreto e di cui questi intende prevalersi per difendere la sua
posizione. Per completare quanto precede, giova osservare che il caso in
rassegna non è paragonabile a quello oggetto della sentenza DTF 116 IV 56 (in
particolare consid. II.1b pag. 65) nel quale le informazioni, considerate
determinanti per la condotta del dipartimento, erano sì state trasmesse senza
rispettare la via di servizio, ma a destinazione di un superiore gerarchico.

La sentenza cantonale, che misconosce la nozione di segreto di funzione,
viola il diritto federale. L'impugnativa del Ministero pubblico è pertanto
accolta e la causa rinviata alla corte cantonale perché esamini le ulteriori
condizioni dell'infrazione.

5.11 In quanto ammissibile, il ricorso del Ministero pubblico è parzialmente
accolto. Esso è respinto nella misura in cui contesta il proscioglimento di
B.A.________. Parzialmente soccombente, l'accusatore pubblico è nondimeno
dispensato dal pagamento delle spese (art. 278 cpv. 2 PP). Per la parte in
cui risulta vincente, non ha comunque diritto ad indennità (art. 278 cpv. 3
PP). Non essendo patrocinata da un avvocato, non vi è motivo di assegnare
ripetibili per la sede federale a B.A.________.

Il ricorso per cassazione di A.A.________ è respinto. Fin dall'inizio privo
di esito favorevole, la sua domanda di assistenza giudiziaria non può trovare
accoglimento (art. 152 cpv. 1 OG unitamente agli art. 245 e 278 cpv. 1 PP).
Le spese sono pertanto poste a carico del ricorrente (art. 278 cpv. 1 PP).
Nel fissare la tassa di giustizia si tiene tuttavia conto della sua
situazione finanziaria e del fatto che il Procuratore pubblico risulta
parzialemente soccombente.

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso di diritto pubblico di
A.A.________ è respinto.

2.
Il ricorso per cassazione di A.A.________ è respinto.

3.
Le domande di assistenza giudiziaria di A.A.________ sono respinte.

4.
Le tasse di giustizia, per complessivi fr. 2'000.--, sono poste a carico di
A.A.________.

5.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso per cassazione del Ministero
pubblico del Cantone Ticino è parzialmente accolto, la sentenza impugnata è
annullata e la causa è rinviata all'autorità cantonale per nuovo giudizio.

6.
Comunicazione alle parti, al Ministero pubblico e alla Corte di cassazione e
di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino.

Losanna, 21 agosto 2007

In nome della Corte di cassazione penale
del Tribunale federale svizzero

Il giudice presidente:  La cancelliera: