Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

Strafrechtliche Abteilung, Staatsrecht 6P.28/2007
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6P.28/2007
6S.65/2007 /biz

Sentenza del 3 luglio 2007
Corte di cassazione penale

Giudici federali Wiprächtiger, giudice presidente,
Ferrari, Favre,
cancelliera Ortolano.

A. ________,
ricorrente, patrocinato dall'avv. Rossano Bervini,

contro

Ministero pubblico del Cantone Ticino,
palazzo di giustizia, via Pretorio 16, 6901 Lugano,
Tribunale d'appello del Cantone Ticino, Corte di cassazione e di revisione
penale,
via Pretorio 16, 6901 Lugano.

6P.28/2007
Procedura penale; divieto dell'arbitrio,

6S.65/2007
Infrazione alla legge federale sugli stupefacenti
(art. 19 n. 1 cpv. 1 e art. 20 n. cpv. 3 LStup),
complicità, dolo eventuale,

ricorso di diritto pubblico (6P.28/2007) e ricorso per cassazione
(6S.65/2007) contro la sentenza emanata
il 12 dicembre 2006 dalla Corte di cassazione e di revisione penale del
Tribunale d'appello del Cantone Ticino.

Fatti:

A.
A.a Dal 10 agosto 2001 al 4 dicembre 2002 A.________ è stato presidente, con
firma collettiva a due, del consiglio di amministrazione della B.________SA,
società ritenuta responsabile di un traffico di canapa da stupefacente per
diversi milioni di franchi.

Nella sua veste di presidente della B.________SA, egli ha firmato il 7
gennaio 2002 un contratto di mandato con la C.________SA per cui la
B.________SA forniva, per un importo complessivo di fr. 600'000.--,
consulenza e istruzione al personale della C.________SA per la coltivazione
di canapa, destinata, ufficialmente alla produzione di olio eterico, ma in
realtà alla produzione di marijuana. Inoltre, nel febbraio del 2002,
A.________ ha discusso, in seno al consiglio di amministrazione, il contratto
di licenza (senza sottoscriverlo) con la D.________SA in base al quale la
B.________SA si impegnava a fornire la genetica di sei qualità di piante
madri di canapa ad alto potenziale di THC, ottenendo in cambio il 35 % del
fatturato della vendita delle talee. Ciò aveva consentito di immettere sul
mercato locale degli stupefacenti 350'000-400'000 talee vendute dalla
D.________SA a un prezzo compreso tra i 3 e 5 franchi, per un fatturato
complessivo di almeno fr. 350'000.--.
A.b Nel corso del 2002, A.________ ha coltivato con metodo "outdoor", sul suo
terreno adiacente all'abitazione, circa 100 piante di canapa con talee
fornitegli dalla B.________SA. L'anno successivo, sempre sul suo terreno
adiacente all'abitazione, ha coltivato con lo stesso metodo 126 piante di
canapa con talee fornitegli questa volta da un suo paziente.

A.c Fra l'agosto 2001 e il maggio 2003, egli ha prescritto e somministrato a
59 suoi pazienti "gocce di canapa".

B.
Con sentenza del 21 settembre 2005 il Presidente della Corte delle assise
correzionali di Bellinzona (in Lugano) ha riconosciuto A.________ complice di
infrazione alla legge federale sugli stupefacenti e autore colpevole di
infrazione semplice alla legge federale sugli stupefacenti. In applicazione
della pena, lo ha condannato a 7 mesi di detenzione (computato il carcere
preventivo sofferto), sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 2
anni e al versamento di un risarcimento compensativo allo Stato di fr.
12'000.--, disponendo la confisca dello stupefacente e del denaro sotto
sequestro.

C.
Il 12 dicembre 2006, la Corte di cassazione e di revisione penale del
Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP) ha respinto, nella misura della
sua ammissibilità, il ricorso del condannato contro la sentenza di primo
grado.

D.
A.________ impugna questa decisione con ricorso di diritto pubblico e ricorso
per cassazione al Tribunale federale chiedendo di annullarla.

La CCRP rinuncia a presentare osservazioni ai ricorsi. Il Procuratore
pubblico, pur senza formulare particolari osservazioni, propone la reiezione
dei gravami.

Diritto:

1.
Il 1° gennaio 2007 è entrata in vigore la legge federale del 17 giugno 2005
sul Tribunale federale (LTF; RS 173.110). Nelle disposizioni transitorie,
l'art. 132 cpv. 1 LTF prevede che la novella legislativa si applica ai
procedimenti promossi dinanzi a questo Tribunale dopo la sua entrata in
vigore e, con particolare riferimento ai procedimenti su ricorso, soltanto se
la decisione impugnata è stata pronunciata dopo questa data. Poiché il
giudizio impugnato è stato emanato prima del 1° gennaio 2007, alla
fattispecie rimangono applicabili gli art. 84 e segg. OG per il ricorso di
diritto pubblico e gli art. 268 e segg. PP per il ricorso per cassazione.

2.
Il Tribunale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione
l'ammissibilità dei ricorsi esperiti, senza essere vincolato in tale ambito,
dagli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (DTF 132 I 140 consid.
1.1; 131 I 153 consid. 1; 131 II 571 consid. 1, 364 consid. 1).

2.1 Secondo la giurisprudenza, un ricorrente che intende impugnare una
decisione sia con ricorso per cassazione che con ricorso di diritto pubblico
può presentare un unico atto ricorsuale, purché separi chiaramente in due
parti distinte le censure tratte dalla violazione del diritto federale e
quelle tratte dalla violazione di diritti costituzionali (v. DTF 118 IV 293
consid. 2a; 113 IV 45 consid. 2; 104 IV 68 consid. 2).

2.2 Nel caso concreto, l'insorgente ha presentato un solo memoriale di
ricorso intitolato "ricorso per cassazione (art. 268 PPF) e ricorso di
diritto pubblico (art. 84 e seg. OG)". Egli si diffonde in una lunga
esposizione dei fatti relativi essenzialmente alla procedura cantonale,
dall'istruzione sino alla sentenza impugnata. La parte "diritto" del ricorso
comporta sia delle critiche ai fatti, proponibili con ricorso di diritto
pubblico, che censure di diritto federale, proponibili con ricorso per
cassazione. La natura delle sue doglianze non è sempre chiaramente distinta.
Nel suo insieme, il gravame si situa al limite dell'ammissibilità. Ciò
nonostante, il ricorrente formula delle conclusioni separate per ogni rimedio
giuridico proposto ed è ancora possibile, su alcuni punti, individuare
nell'argomentazione ciò che concerne l'uno o l'altro dei ricorsi. Di seguito
saranno pertanto esaminate unicamente quelle critiche la cui motivazione è
sufficientemente chiara per permettere di determinare la natura delle censure
sollevate e, nella misura in cui si riferiscano all'accertamento dei fatti,
purché siano adempiute le condizioni di ammissibilità del ricorso di diritto
pubblico (v. art. 90 cpv. 1 OG).

3.
Date le impugnative e conformemente all'art. 275 cpv. 5 PP, conviene
esaminare in primo luogo il ricorso di diritto pubblico e ribadire che con
esso possono essere censurati in particolare la violazione dei diritti
costituzionali, mentre la lesione del diritto federale va fatta valere con
ricorso per cassazione (art. 269 PP).

4. Ricorso di diritto pubblico (6P.28/2007)
4.1 Giusta l'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, oltre la designazione della decisione
impugnata, l'atto di ricorso deve contenere l'esposizione dei fatti
essenziali e quella concisa dei diritti costituzionali o delle norme
giuridiche che si pretendono violati, precisando in che consista la
violazione. Nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico, il Tribunale
federale non applica d'ufficio il diritto, ma statuisce unicamente sulle
censure sollevate e solo se sono sufficientemente motivate: il ricorso deve
quindi contenere un'esauriente motivazione giuridica dalla quale si possa
dedurre se, perché ed eventualmente in quale misura la decisione impugnata
leda il ricorrente nei suoi diritti costituzionali. Critiche di natura
meramente appellatoria sono inammissibili (DTF 130 I 258 consid. 1.3; 129 I
113 consid. 2.1; 125 I 71 consid. 1c). Il ricorrente non può quindi limitarsi
a formulare censure generiche o a rinviare agli atti cantonali (DTF 125 I 492
consid. 1b).

4.2 Il ricorrente lamenta anzitutto arbitrio nell'accertamento dei fatti.
Egli rimprovera all'ultima istanza cantonale di aver ritenuto, fondandosi su
estrapolazioni delle dichiarazioni rilasciate dinanzi alla polizia e al
Procuratore pubblico, che l'accusato avrebbe ammesso di aver saputo che le
talee prodotte dalla D.________SA erano destinate a uso stupefacente (ricorso
pag. 17 e segg.).
4.2.1 Presentata la medesima censura dinanzi alla CCRP contro il giudizio di
primo grado, questa autorità l'ha respinta. Essa ha in particolare osservato
che "comunque sia, senza incorrere nell'arbitrio il presidente della Corte
poteva desumere la consapevolezza di lui circa l'illecita attività della
B.________SA dagli altri indizi raccolti, in particolare dal fatto che al
momento di assumere la carica di presidente del consiglio di amministrazione
della B.________SA l'imputato sapeva dei problemi giudiziari incontrati da
E.________, del clima esasperato per il moltiplicarsi dei negozi di canapa
nel Ticino e della portata dei contratti stipulati dalla B.________SA con la
D.________SA e con la C.________SA" (sentenza impugnata pag. 9).

4.2.2 Dai considerandi della contrastata decisione risulta che la CCRP ha
ritenuto che questa critica fosse irrilevante ai fini del procedimento, di
modo che il ricorrente non ha nessun interesse a sollevare la censura di
arbitrio su questo punto. Sapere se dagli indizi raccolti si potesse
concludere per l'esistenza di un dolo eventuale è una questione di diritto
federale e, come tale, sarà esaminata nell'ambito del ricorso per cassazione
(v. consid. 5.3.3.2.2).

Per il resto, l'insorgente non critica gli altri accertamenti di fatto. In
particolare, egli non mette in discussione che il contratto di licenza
stipulato dalla B.________SA con la D.________SA prevedeva la produzione di
canapa con semi ad alto tenore di THC elaborati da F.________ né che
l'accordo firmato dal ricorrente, unitamente all'avv. G.________, con la
C.________SA - in base al quale la B.________SA si impegnava a fornire
consulenza per la produzione di olio eterico dietro versamento di
fr. 600'000.-- in poco meno di dieci mesi - denotava un investimento
inspiegabile per rapporto all'esigua possibilità di smercio del prodotto. Non
contesta neppure di essere stato a conoscenza dei guai giudiziari occorsi a
E.________, il cui negozio di canapa era stato chiuso, e, ciò nonostante,
divenuto presidente della B.________SA, di aver mantenuto con lui contatti
regolari, fino a chiedergli denaro per studi medici sulla canapa, e neppure
di sapere infine che sia E.________ sia F.________ - ai quali di fatto faceva
capo la B.________SA - erano consumatori di stupefacenti (sentenza impugnata
pag. 8). Il ricorrente, per finire, non controverte, perlomeno non in modo
sufficientemente motivato, che E.________, F.________, B.________SA,
D.________SA e C.________SA erano implicati in un traffico di stupefacenti,
rispettivamente che la canapa ottenuta dalla produzione e dalla
collaborazione di queste diverse società era, almeno in parte, destinata al
mercato degli stupefacenti nel quale è stata smerciata.

4.3 Il ricorrente si duole inoltre della violazione del diritto di essere
sentito, il verbale di polizia del 22 maggio 2003 non essendo stato messo a
disposizione dell'accusato (ricorso pag. 23). Ora, dinanzi alla CCRP, egli
non si è prevalso di tale lesione, ma si è limitato a rimproverare al primo
giudice di essersi fondato sui suoi interrogatori di polizia, benché egli li
abbia chiariti davanti al Procuratore pubblico e nel corso del dibattimento.
Presentata per la prima volta con il gravame qui in esame la censura è
inammissibile per il mancato esaurimento delle istanze cantonali (v. art. 86
cpv. 1 OG). Comunque sia, e come rettamente osservato dall'ultima autorità
cantonale sulla base del verbale dibattimentale (v. sentenza impugnata pag.
9), in aula l'insorgente non si è opposto alla lettura del verbale di polizia
del 22 maggio 2003. Si deve pertanto desumere che egli abbia rinunciato a
prevalersi del suo diritto.

L'insorgente lamenta poi di non essere stato messo a conoscenza
dell'esistenza di un verbale del processo in violazione del diritto di essere
sentito. Egli disattende però che l'art. 255 del codice di procedura penale
ticinese prevede espressamente la tenuta di un verbale del dibattimento.
L'autorità cantonale non era dunque tenuta di informare il ricorrente, viepiù
patrocinato da un avvocato, dell'esistenza di quest'atto processuale.

4.4 Da quanto sopra discende che il ricorso di diritto pubblico va respinto
nella misura della sua ammissibilità. Le spese seguono la soccombenza (art.
156 cpv. 1 OG).

5.Ricorso per cassazione (6S.65/2007)
5.1 Nonostante l'entrata in vigore il 1° gennaio 2007 delle nuove disposizioni
della parte generale del Codice penale, queste non sono ancora applicabili
dinanzi al Tribunale federale. Infatti, nell'ambito di un ricorso per
cassazione, il Tribunale federale esamina unicamente la questione di sapere
se l'autorità cantonale ha correttamente applicato il diritto federale (art.
269 cpv. 1 PP), ossia il diritto in vigore al momento in cui essa ha
pronunciato la sentenza impugnata (DTF 129 IV 49 consid. 5.3 e rinvii).

5.2 Il ricorso per cassazione può essere proposto unicamente per violazione
del diritto federale (art. 269 cpv. 1 PP). Incombe al ricorrente esporre in
modo conciso quali sono le norme di diritto federale violate e in che cosa
consiste la violazione (art. 273 cpv. 1 lett. b seconda frase). La Corte di
cassazione penale del Tribunale federale è vincolata dagli accertamenti di
fatto dell'autorità cantonale (art. 277bis cpv. 1 seconda frase PP). Essa
deve pertanto fondare il proprio giudizio sui fatti accertati dall'ultima
istanza cantonale oppure dall'autorità inferiore, ma solo nella misura in cui
quest'ultimi siano ripresi perlomeno implicitamente nella decisione impugnata
(DTF 129 IV 246 consid. 1). Il ricorrente non deve criticare accertamenti di
fatto né proporre eccezioni ed impugnazioni nuove (art. 273 cpv. 1 lett. b
ultima frase PP).

5.3 Il ricorrente rimprovera innanzitutto alla CCRP di averlo ritenuto
complice, per dolo eventuale, di infrazione alla legge sugli stupefacenti
(LStup) commessa da terze persone.

5.3.1 Giusta l'art. 25 CP, il complice è colui che aiuta intenzionalmente
altri a commettere un crimine o un delitto. Dal profilo oggettivo, il
complice deve fornire all'autore principale una contribuzione causale alla
realizzazione dell'infrazione, dimodoché senza il suo contributo gli eventi
non si sarebbero svolti nello stesso modo. Dal profilo soggettivo, è
necessario che il complice sappia o si renda conto che apporta il suo
concorso a un atto delittuoso determinato e che lo voglia o quanto meno lo
accetti; a questo riguardo, è sufficiente che conosca a grandi linee
l'attività delittuosa dell'autore che deve aver preso la decisione dell'atto
(DTF 121 IV 109 consid. 3a; 117 IV 186 consid. 3). Il dolo eventuale è
sufficiente (DTF 132 IV 49 consid. 1.1; 128 IV 53 consid. 5f/cc pag. 69; 121
IV 109 consid. 3a; 118 IV 309 consid. 1a).

5.3.2 L'insorgente non contesta realmente l'esistenza di un traffico di
stupefacenti nel quale erano implicati E.________ e F.________ e le società
B.________SA, D.________SA e C.________SA. Egli sostiene che, essendo stati
disgiunti i procedimenti penali a carico di E.________, F.________ e
H.________, non è dato di sapere "quali sono stati i reati commessi da questi
ultimi ai quali A.________ avrebbe partecipato quale complice" (ricorso pag.
19). I fatti relativi a questo traffico risultano tuttavia dalla sentenza di
primo grado (consid. 2 pag. 10 e segg.). Orbene, nella procedura cantonale,
il ricorrente non ha invocato l'arbitrio in relazione a questi accertamenti e
neppure ha cercato di dimostrare in modo ammissibile che tali accertamenti di
fatto fossero il risultato di un'arbitraria valutazione delle prove. Per il
resto, nella misura in cui la censura si limita in definitiva a sottolineare
l'assenza di una sentenza di condanna degli autori principali, l'insorgente
disconosce che, secondo la giurisprudenza, la condanna del complice non
implica quella dell'autore principale, ma soltanto la commissione
dell'infrazione principale e la sua punibilità (DTF 106 IV 413 consid. 8c e
rinvii).

5.3.3 Ciò posto, conviene esaminare se, assumendo la carica di presidente del
consiglio di amministrazione della B.________SA e discutendo rispettivamente
firmando i contratti conclusi da questa società con la D.________SA e la
C.________SA, il ricorrente ha aiutato a commettere un reato ai sensi
dell'art. 25 CP.

5.3.3.1 Dal profilo oggettivo, è indubbio che la presenza dell'insorgente nel
consiglio di amministrazione della B.________SA, forniva una parvenza di
garanzia scientifica - in una certa misura perfino morale - ed era tale da
dissimulare l'attività illecita della società il cui scopo, sommariamente
descritto al Registro di commercio, era presentato come lecito.

La conclusione dei due contratti, in virtù dei quali la B.________SA si
impegnava a fornire alla D.________SA sei qualità di piante madri di canapa
ad alto potenziale di THC destinate a produrre talee da vendere a terzi,
C.________SA compresa, e il cui prodotto finale, sotto forma di marijuana,
era immesso sul mercato degli stupefacenti rientra chiaramente nel quadro
della realizzazione del medesimo progetto che ha favorito. Il ricorrente
osserva che non risulta da nessun atto istruttorio che la società
B.________SA abbia svolto un'attività illecita di per sé, i traffici illeciti
sarebbero stati commessi tutti personalmente da E.________ e/o F.________.
Sennonché, contrariamente a quanto vorrebbe l'insorgente, non si possono
dissociare dalla B.________SA i maneggi di E.________ e F.________ nella
misura in cui la società non serviva unicamente da copertura ma forniva anche
i semi e i consigli necessari alla produzione di marijuana, né si può
dissociare l'attività della B.________SA da quella della D.________SA e della
C.________SA, in quanto tutte queste società formavano manifestamente una
catena di produzione completa, dalla selezione dei semi, passando dalla
coltivazione delle piante - due stadi in cui la contribuzione di F.________,
biologo, era determinante - fino al prodotto finale. Non è neppure possibile
intravedere nell'attività svolta dalla B.________SA, come sostiene il
ricorrente, dei semplici atti preparatori "leciti" di un'attività illecita di
terzi, tali atti essendo già un'infrazione autonoma (v. art. 19 n. 1 cpv. 6
LStup; DTF 130 IV 131; 121 IV 198).

5.3.3.2 Resta solo da esaminare l'aspetto soggettivo del reato. Si tratta
esclusivamente di sapere se, in relazione agli atti di complicità
rimproveratigli, il ricorrente fosse consapevole del carattere illecito delle
attività svolte dalla B.________SA, rispettivamente da E.________ e
F.________, così come dalla D.________SA e C.________SA, e abbia accettato di
contribuirvi, in altre parole se adempie le condizioni del dolo eventuale.

5.3.3.2.1 Sussiste dolo eventuale laddove l'agente ritiene possibile che
l'evento o il reato si produca, e, ciò nondimeno, agisce, poiché prende in
considerazione l'evento nel caso in cui si realizzi, lo accetta pur non
desiderandolo (DTF 131 IV 1 consid. 2.2 e rinvii). Chi prende in
considerazione l'evento qualora si produca, ossia lo accetta, lo vuole ai
sensi dell'art. 18 cpv. 2 CP. Non è necessario che l'agente desideri tale
evento o lo approvi (DTF 121 IV 249 consid. 3a).

Ciò che l'agente sapeva, voleva e ha preso in considerazione sono questioni
di fatto (DTF 119 IV 1 consid. 5a pag. 3; 118 IV 167 consid. 4 pag. 174) che
non possono, in linea di principio, essere riesaminate nel quadro di un
ricorso per cassazione (art. 273 cpv. 1 lett. b e 277bis PP). Tuttavia, il
dolo (eventuale), quale fatto interiore, può essere accertato solo in base a
elementi esteriori; ne discende che in quest'ambito, le questioni di fatto e
di diritto sono strettamente connesse tra di loro e coincidono parzialmente.
Il quesito giuridico se l'autore abbia agito con dolo eventuale può essere
risolto solo valutando i fatti accertati dall'autorità cantonale, da cui
quest'ultima ha dedotto tale elemento soggettivo. Con riferimento al concetto
giuridico di dolo eventuale, il Tribunale federale può pertanto esaminare se
sono stati valutati correttamente gli elementi esteriori, in base ai quali è
stato accertato che l'agente ha preso in considerazione, ossia ha accettato,
l'evento o il reato (DTF 130 IV 58 consid. 8.5).

In mancanza di confessioni, il giudice può, di regola, dedurre la volontà
dell'interessato fondandosi su indizi esteriori e regole d'esperienza. Può
inferire la volontà dell'autore da ciò che questi sapeva, laddove
l'eventualità che l'evento si produca era tale da imporsi all'autore,
dimodoché si possa ragionevolmente ammettere che lo abbia accettato (DTF 130
IV 58 consid. 8.4). Tra gli elementi esteriori da cui è possibile dedurre che
l'agente ha accettato l'evento illecito nel caso che si produca figurano, in
particolare, la gravità della violazione del dovere di diligenza e la
probabilità, nota all'autore, della realizzazione del rischio. Quanto più
grave è tale violazione e quanto più grande tale rischio, tanto più fondata
risulterà la conclusione che l'agente, malgrado i suoi dinieghi, aveva
accettato l'ipotesi che l'evento considerato si realizzasse. Altri elementi
esteriori rivelatori possono essere il movente dell'autore e il modo nel
quale egli ha agito (DTF 125 IV 242 consid. 3c in fine e rinvii). La
conclusione per cui l'autore ha accettato il risultato non può tuttavia
essere dedotta dal semplice fatto che egli ha agito sebbene fosse consapevole
del rischio della sopravvenienza del risultato, in quanto si tratta di un
elemento comune al dolo eventuale e alla negligenza cosciente (DTF 130 IV 58
consid. 8.4).
5.3.3.2.2 Su questo punto si può rinviare alle pertinenti motivazioni poste a
fondamento del giudizio impugnato. Come già giustamente sottolineato dalla
CCRP, i fatti rimproverati al ricorrente devono essere ricollocati nel loro
contesto, ossia il clima alquanto particolare che regnava all'epoca in Ticino
in relazione al commercio della canapa e, in particolare, alla
moltiplicazione dei "canapai". A prescindere dalle dichiarazioni rilasciate
dinanzi alla polizia, il ricorrente ha ammesso - seppur sul piano "teorico" -
la possibilità che parte della produzione di canapa della B.________SA
finisse in "sacchetti odorosi" - ciò che sottintende manifestamente un
impiego illecito del prodotto - il problema legato all'uso della canapa
essendo notorio (sentenza impugnata pag. 9). Egli non contesta dunque di
essere stato consapevole del rischio che l'attività della B.________SA
contravvenisse alla legislazione in materia di stupefacenti.

Per quanto attiene alla volontà dell'insorgente, giova rilevare che, in
relazione diretta con le attività della B.________SA, i due principali attori
di questa società, E.________ (che si occupava degli aspetti finanziari e
commerciali) e F.________ (che si occupava segnatamente della selezione di
varietà di canapa), erano entrambi consumatori di stupefacenti, ciò che il
ricorrente sapeva come sapeva pure delle vicissitudini giudiziarie di
E.________ il cui negozio di canapa era stato chiuso per ordine della
magistratura (sentenza impugnata pag. 8). A.________, del resto, è succeduto
nella carica di presidente della B.________SA allo stesso E.________ al
quale, a causa dei suoi guai con la giustizia, la società non poteva più
permettersi di far capo. D'altra parte, dalla sentenza impugnata emerge che
il contratto di licenza con la D.________SA prevedeva la produzione di canapa
con sei diverse qualità di piante madri ad alto potenziale di THC selezionate
da F.________, mentre il contratto di mandato con la C.________SA, che
s'impegnava a versare fr. 600'000.-- in poco meno di dieci mesi per la
consulenza volta alla produzione di olio eterico, denotava un investimento
inspiegabile per rapporto all'esigua possibilità di smercio del prodotto
(sentenza impugnata pag. 8). Secondo la giurisprudenza, da tali elementi
quantitativi e qualitativi si può stabilire la volontà dell'autore,
rispettivamente l'esistenza di dolo eventuale in materia di stupefacenti (v.
DTF 126 IV 198 consid. 2 pag. 201 e seg.). In simili circostanze, non è
possibile rimproverare alla CCRP di aver ritenuto che l'insieme degli
elementi esteriori permettevano di concludere che il ricorrente avesse agito
accettando, nel caso in cui si realizzasse, il rischio che l'attività della
B.________SA contravvenisse alla LStup.

5.3.4 Da quanto precede risulta che la CCRP, confermando la condanna del
ricorrente per complicità in infrazione alla LStup, non ha violato il diritto
federale. Su questo punto il gravame va dunque respinto.

5.4 Il ricorrente insorge poi contro la condanna per infrazione alla LStup
pronunciata per aver somministrato a 59 suoi pazienti gocce di canapa. Egli
sostiene di aver prescritto tali gocce nella misura ammessa dalla scienza ai
sensi dell'art. 11 cpv. 1 LStup (ricorso pag. 20 e segg.).
5.4.1 I medici sono tenuti di usare, dispensare o prescrivere gli
stupefacenti nella misura ammessa dalla scienza (art. 11 cpv. 1 LStup).
Giusta l'art. 20 n. 1 cpv. 3 LStup, chiunque, in qualità di medico, usa o
dispensa stupefacenti diversamente da quanto previsto nell'articolo 11 e
chiunque, in qualità di medico, prescrive stupefacenti diversamente da quanto
previsto nell'articolo 11 è punito, se ha agito intenzionalmente, con la
detenzione o con la multa.

Nel caso concreto, il ricorrente non contesta di aver somministrato, nella
sua veste di medico, gocce di canapa a 59 suoi pazienti e neppure il
carattere stupefacente di tali gocce. Secondo le constatazioni dell'autorità
cantonale, le gocce di canapa prescritte da A.________ raggiungevano fra i
1190 e i 3500 mg per kg di THC totale e tra i 600 e i 1000 mg per kg di THC
nativo, concentrazioni largamente superiori ai limiti fissati dalla
legislazione sulle derrate alimentari. A questo proposito, egli tenta,
tuttavia, di distinguere gli effetti psicotropi della sostanza da quelli
terapeutici. Invano. Non nega infatti che l'effetto terapeutico ricercato
doveva derivare dal THC, ossia il principale principio attivo della canapa,
la concentrazione di THC della tintura determinando del resto il dosaggio
delle gocce di canapa. Orbene, il THC figura sia nell'elenco degli
stupefacenti (appendice a) che in quello degli stupefacenti vietati
(appendice d) dell'ordinanza dell'Istituto svizzero per gli agenti
terapeutici sugli stupefacenti e le sostanze psicotrope (ordinanza di
Swissmedic sugli stupefacenti, OStup-Swissmedic; RS 812.121.2). Ne discende
che, sotto lo stretto profilo legale, non è possibile fare un distinguo tra
l'uso terapeutico e l'uso stupefacente della sostanza, almeno nella misura in
cui l'uso terapeutico perseguito dipende dal THC, che costituisce per
l'appunto uno stupefacente.

5.4.2 Posto come le gocce di canapa siano da considerare sostanze
stupefacenti, è necessario esaminare se il ricorrente, nella sua veste di
medico, poteva somministrarle ai suoi pazienti.

5.4.2.1 L'art. 11 LStup non indica quali stupefacenti i medici possano usare,
dispensare o prescrivere. Da ciò non si può tuttavia concludere che qualsiasi
sostanza che corrisponda alla definizione dell'art. 1 LStup possa essere
utilizzata a scopi terapeutici. La LStup e le relative ordinanze distinguono
quattro gruppi di stupefacenti: gli stupefacenti soggetti a controllo (art. 2
cpv. 1 LStup), quelli esclusi dalle misure di controllo (art. 3 cpv. 2 LStup,
art. 2 cpv. 1 O Stup, art. 1 cpv. 2 OStup-Swissmedic), quelli che lo sono
solo parzialmente (art. 3 cpv. 2 LStup, art. 3 lett. b e c O Stup, art. 2 e 3
e appendici b e c OStup-Swissmedic) e, infine, gli stupefacenti vietati (art.
8 cpv. 1 e 3 LStup, art. 3 lett. d O Stup, art. 4 e appendice d
OStup-Swissmedic). Secondo l'art. 8 cpv. 1 lett. d LStup, la canapa, per
estrarne stupefacenti, non può essere coltivata, importata, fabbricata né
posta in commercio. La canapa per estrarne stupefacenti, l'estratto di canapa
per estrarne stupefacenti, l'olio di canapa per estrarne stupefacenti, la
tintura di canapa per estrarne stupefacenti e il THC figurano inoltre
nell'appendice d dell'OStup-Swissmedic, ossia nell'elenco degli stupefacenti
vietati. A causa del loro carattere vietato, la canapa per estrarne
stupefacenti e il THC non possono pertanto rientrare nella nozione di
stupefacenti dell'art. 11 LStup.

Il divieto relativo alla canapa per estrarne stupefacenti non è tuttavia
assoluto. L'art. 8 cpv. 5 LStup prevede infatti la possibilità di ottenere
delle autorizzazioni eccezionali da parte dell'Ufficio della sanità pubblica,
nella misura in cui questa sostanza serva alla ricerca scientifica o a
provvedimenti di lotta agli stupefacenti. Per contro, sempre per quanto
attiene alla canapa per estrarne stupefacenti, tale autorizzazione è esclusa
per un'applicazione medica, seppur limitata (v. art. 8 cpv. 5 LStup; sentenza
6S.15/2001 del 14 giugno 2001, consid. 2c; Rapport sur le cannabis de la
Commission fédérale pour les questions liées aux drogues, 1999, n. 2.5.1 pag.
37). Il divieto di usare la canapa nell'ambito medico si spiega con il fatto
che, nel 1975, quando l'art. 8 cpv. 5 LStup è stato modificato, il
legislatore ha ritenuto non significativo il valore medico-terapeutico della
canapa (Messaggio del Consiglio federale concernente una modificazione della
legge federale sugli stupefacenti del 9 maggio 1993, FF 1973 I 1106, n. 32
pag. 1113). Da allora le concezioni su questo tema sono evolute e la canapa
rivendica ormai un posto nell'arsenale terapeutico. Attualmente, a livello
legislativo, si lavora per rendere possibile l'impiego della canapa a scopi
medici. Nel suo rapporto relativo alla revisione parziale della legge sugli
stupefacenti, la Commissione della sicurezza sociale e della sanità del
Consiglio nazionale propone di modificare l'art. 8 LStup al fine, tra
l'altro, di prevedere la possibilità di accordare autorizzazioni eccezionali
per l'applicazione medica limitata della canapa (Rapporto della Commissione
della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale relativo alla
revisione parziale della legge sugli stupefacenti del 4 maggio 2006, FF 2006
VII 7879, n. 2.3.5 pag. 7895 e n. 3.1.10.2 pag. 7913). Ciò non toglie che,
allo stato attuale del diritto vigente, l'uso della canapa a fini terapeutici
rimanga proscritto.

5.4.2.2 Da quanto precede risulta che, riservato l'art. 8 cpv. 3 e 5 LStup,
dalla nozione di stupefacenti di cui all'art. 11 LStup si debbano escludere
tutte le sostanze che figurano nell'appendice d dell'OStup-Swissmedic.

Avendo somministrato gocce di canapa ai suoi pazienti, il ricorrente ha
dispensato stupefacenti diversamente da quanto previsto dall'art. 11 LStup
adempiendo così la fattispecie penale dell'art. 20 cpv. 3 LStup. Non è quindi
necessario esaminare se egli abbia somministrato le gocce di canapa nella
misura ammessa dalla scienza.

5.4.3 In relazione con la somministrazione di gocce di canapa, l'insorgente
si prevale degli art. 32 e 34 CP (ricorso pag. 21 e seg.).
5.4.3.1 Giusta l'art. 32 CP, non costituisce reato l'atto che è imposto dalla
legge o dal dovere d'ufficio o professionale ovvero che la legge dichiara
permesso o non punibile. L'esercizio di una determinata professione non basta
a sopprimere il carattere illecito di un comportamento, in quanto colui che
la svolge non dispone per forza di diritti più estesi per rapporto ad altre
persone. È invece necessario che il dovere professionale si fondi su una
norma giuridica scritta o no (José Hurtado Pozo, Droit pénal, Partie générale
II, Ginevra 2002, n. 437; Martin Killias, Précis de droit pénal général,
Berna 1998, n. 706).

Premesso che il gravame del ricorrente, vagamente motivato su questo punto,
pone dei seri dubbi di ammissibilità, va comunque rilevato che nella
fattispecie egli non può invocare alcun dovere professionale a
giustificazione del suo comportamento. Di certo, come già esposto in
precedenza (consid. 5.4.2.1), egli non può fondare, come pretende, il suo
dovere di medico sull'art. 11 LStup. Infatti, lo si ripete, questa
disposizione permette l'uso di stupefacenti non vietati, all'esclusione della
canapa per estrarne stupefacenti. La somministrazione di gocce di canapa non
avendo nessun fondamento giuridico, non si può riconoscere all'insorgente di
aver agito sulla base di un dovere professionale ai sensi dell'art. 32 CP.

5.4.3.2 Secondo l'art. 34 n. 2 CP, il fatto commesso per preservare da un
pericolo imminente e non altrimenti evitabile un bene altrui in modo
particolare la vita, l'integrità personale, la libertà, l'onore, il
patrimonio, non è punibile. Lo stato di necessità implica innanzitutto
l'esistenza di un pericolo imminente, ossia un pericolo non solo attuale (né
passato, né futuro) ma pure concreto, ovvero quando sussiste la probabilità
che il pericolo stesso si verifichi senza tuttavia implicare che il danno sia
incombente (DTF 122 IV 1 consid. 3a e rinvii). La legge esige inoltre che il
pericolo non possa essere altrimenti evitabile, ponendo in questo modo una
condizione di sussidiarietà. L'autore può quindi prevalersi dello stato di
necessità unicamente in assenza di ogni altro possibile comportamento non
costitutivo di reato capace di evitare il pericolo (v. Stefan Trechsel,
Schweizerisches Strafgesetzbuch, Kurzkommentar, 2a ed., Zurigo 1997, n. 7 ad
art. 34 CP).

Nel caso concreto, la CCRP ha negato l'esistenza di uno stato di necessità
(sentenza impugnata pag. 15). Secondo le constatazioni cantonali, qui
vincolanti (v. art. 277bis PP), il ricorrente ha somministrato ai suoi
pazienti le gocce di canapa senza aver in precedenza esaurito tutte le vie
lecite possibili, e meglio senza aver prescritto altri prodotti di sintesi
allorquando un determinato farmaco non funzionava o non alleviava i dolori
come sperato (sentenza di primo grado pag. 34).

In queste circostanze, non si vede, né il ricorrente spiega, come il suo
comportamento possa essere giustificato dallo stato di necessità, facendo
manifestamente difetto la condizione di sussidiarità.

5.4.4 In conclusione, riconoscendo il ricorrente autore colpevole del reato
di cui all'art. 20 n. 1 cpv. 3 LStup, la CCRP non ha violato il diritto
federale. Su questo punto, il ricorso per cassazione dev'essere di
conseguenza respinto.

5.5 L'insorgente contesta infine la sua condanna per la coltivazione con
metodo "outdoor" di piantine di canapa sul suo terreno adiacente alla sua
abitazione. Egli sottolinea che il suo scopo non era quello di estrarne
stupefacenti, bensì unicamente di ricavare gocce di canapa a uso terapeutico
(ricorso pag. 22).

Come ammesso dallo stesso ricorrente, la coltivazione della canapa era
destinata a produrre la tintura che sarebbe poi stata somministrata ai suoi
pazienti. Questo comportamento adempie manifestamente la fattispecie
dell'art. 19 n. 1 cpv. 1 LStup, dal momento che si trattava di canapa per
estrarne stupefacenti, sia pure a mero fine terapeutico. Orbene, l'art. 8
cpv. 1 LStup vieta la coltivazione di canapa per estrarne stupefacenti.
L'Ufficio della sanità pubblica può rilasciare autorizzazioni eccezionali,
purché la canapa per estrarne stupefacenti serva alla ricerca scientifica o a
provvedimenti di lotta, ma in nessun caso per un'applicazione medica, seppur
limitata (art. 8 cpv. 5 LStup). Non disponendo di permesso alcuno, il
ricorrente ha agito incontestabilmente senza essere autorizzato ai sensi
dell'art. 19 n. 1 cpv. 1 LStup.

È dunque a ragione che la CCRP lo ha condannato per infrazione semplice alla
LStup.

5.6 In esito alle considerazioni che precedono, il ricorso per cassazione
deve essere respinto. Le spese sono poste a carico del ricorrente (art. 278
cpv. 1 PP).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile il ricorso di diritto pubblico è respinto.

2.
Il ricorso per cassazione è respinto.

3.
La tassa di giustizia di complessivi fr. 4'000.-- è posta a carico del
ricorrente.

4.
Comunicazione al patrocinatore del ricorrente, al Ministero pubblico e alla
Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone
Ticino.

Losanna, 3 luglio 2007

In nome della Corte di cassazione penale
del Tribunale federale svizzero

Il giudice presidente:  La cancelliera: