Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

I. Sozialrechtliche Abteilung, Beschwerde in öffentlich-rechtlichen Angelegenheiten 8C.192/2007
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Sentenza del 22 ottobre 2007
I Corte di diritto sociale

Giudici federali Ursprung, Presidente,
Widmer, Lustenberger, Leuzinger, Frésard,
cancelliere Grisanti.

C. ________,
ricorrente, patrocinato dalla Consulenza giuridica andicap, via Berta 28,
6512 Giubiasco,

contro

Ufficio dell'assicurazione invalidità del Cantone Ticino, via Canonico
Ghiringhelli 15a, 6501 Bellinzona.

Assicurazione per l'invalidità,

ricorso contro il giudizio del Tribunale delle assicurazioni del Cantone
Ticino del 12 marzo 2007.

Fatti:

A.
C. ________, nato nel 1991, soffre di tetraparesi spastica. L'Ufficio AI del
Cantone Ticino (UAI) gli ha riconosciuto il diritto a provvedimenti sanitari
d'integrazione per il periodo dal 25 marzo 2002 al 31 agosto 2011 per il
trattamento dell'infermità congenita menzionata alla cifra 390 OIC. Il 20
dicembre 2004, i suoi genitori hanno domandato all'amministrazione
l'assunzione dei costi di una terapia riabilitativa ambulatoriale effettuata
presso la Clinica X.________, in Germania. Mediante decisione del 1° luglio
2005, l'UAI ha respinto la domanda per il fatto che le condizioni per
un'assunzione del trattamento all'estero non erano adempiute. Adita su
opposizione, l'amministrazione l'ha respinta con nuova decisione del 16
novembre 2005.

B.
Per pronuncia del 12 marzo 2007 il Tribunale delle assicurazioni del Cantone
Ticino ha respinto il ricorso di C.________ contro questa decisione.

C.
Patrocinato dalla Consulenza giuridica andicap, C.________ ha inoltrato un
«ricorso di diritto amministrativo» contro il giudizio cantonale, di cui
chiede l'annullamento con contestuale rimborso delle cure mediche
ambulatoriali dispensate dalla Clinica X.________.

L'UAI come pure l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali propongono la
reiezione del gravame.

Diritto:

1.
1.1 Essendo la decisione impugnata stata pronunciata dopo l'entrata in
vigore, il 1° gennaio 2007 (RU 2006 1242), della legge sul Tribunale federale
(LTF; RS 173.110), il ricorso è disciplinato dal nuovo diritto (art. 132
cpv. 1 LTF).

1.2 Interposto da una parte particolarmente toccata dalla decisione e avente
un interesse degno di protezione al suo annullamento o alla sua modifica
(art. 89 cpv. 1 LTF), il ricorso, diretto contro una decisione finale (art.
90 LTF) pronunciata in una causa di diritto pubblico (art. 82 lett. a LTF) da
un'autorità cantonale di ultima istanza (art. 86 cpv. 1 lett. d LTF), è di
principio ricevibile essendo stato depositato entro il termine (art. 100 cpv.
1 LTF) e nella forma (art. 42 LTF) di legge senza che si realizzi
un'eccezione ai sensi dall'art. 83 LTF.

1.3 Per il resto, il Tribunale federale fonda la sua sentenza sui fatti
accertati dall'autorità inferiore (art. 105 cpv. 1 LTF) e vi si può scostare
solo qualora questo accertamento sia avvenuto in modo manifestamente inesatto
o in violazione del diritto ai sensi dell'art. 95 LTF (art. 105 cpv. 2 LTF).

2.
2.1 Giusta l'art. 9 cpv. 1 LAI, i provvedimenti d'integrazione sono applicati
in Svizzera e solo eccezionalmente anche all'estero. L'art. 23bis OAI
disciplina la questione delle spese di trattamento all'estero distinguendo i
casi per i quali l'assunzione è integrale da quelli per i quali il rimborso è
limitato all'importo richiesto da tale provvedimento se fosse stato eseguito
in Svizzera. Rientrano nella prima categoria i provvedimenti d'integrazione
effettuati in maniera semplice e razionale se la loro esecuzione in Svizzera
è (praticamente) impossibile, segnatamente per difetto di istituzioni
adeguate o di personale specializzato (cpv. 1), e i provvedimenti sanitari
effettuati in maniera semplice e razionale in caso di emergenza all'estero
(cpv. 2). Fanno parte della seconda categoria i provvedimenti di integrazione
eseguiti all'estero per altri motivi ritenuti validi (cpv. 3).

2.2 Nel caso di specie è chiaro che non si è in presenza di un'emergenza ai
sensi dell'art. 23bis cpv. 2 OAI. Allo stesso modo, stando agli accertamenti
vincolanti dei primi giudici, si deve ritenere che anche in Svizzera esistono
strutture, quali ad esempio la Clinica Z.________, in grado di fornire un
trattamento semplice e razionale della malattia di cui soffre il ricorrente.
Ciò non è del resto nemmeno contestato.

2.3
2.3.1 Il ricorrente sostiene per contro di avere diritto all'assunzione delle
spese per il trattamento in lite in applicazione dell'art. 23bis cpv. 3 OAI
(«per altri motivi ritenuti validi»). Sarebbe infatti su indicazione del
dottor U.________ della Clinica B.________ che egli si sarebbe fatto curare
alla Clinica X.________. I risultati ottenuti dal trattamento in questa
Clinica sarebbero inoltre stati giudicati molto positivamente dallo stesso
medico, il quale, se avesse ritenuto poter un altro centro specializzato in
Svizzera - primo fra tutti la Clinica B.________ - offrire la cura adeguata,
non gli avrebbe certamente suggerito di recarsi in Germania. L'insorgente
osserva quindi che diversi adeguamenti dei mezzi ausiliari e proposte
terapeutiche gli sarebbero stati consigliati proprio dalla clinica tedesca,
che dev'essere considerata a tutti gli effetti un centro specializzato nel
trattamento di grave andicap come quello in esame. Grazie a questo
trattamento, il ricorrente non avrebbe più avuto bisogno di ricoveri
ospedalieri in Svizzera.

2.3.2 Conformemente alla giurisprudenza resa a proposito del vecchio art.
23bis cpv. 2 OAI (in vigore fino al 31 dicembre 2000 e il cui tenore è stato
ripreso dall'art. 23bis cpv. 3 OAI), gli altri motivi validi devono essere di
un certo peso e rivestire un'importanza considerevole. Altrimenti, non
soltanto il cpv. 1 dell'art. 23bis OAI (attualmente cpv. 1 e 2), ma anche
l'art. 9 cpv. 1 LAI, stante il quale solo eccezionalmente un provvedimento
applicato all'estero può essere assunto, verrebbero svuotati del loro
significato (VSI 1997 pag. 311 consid. 1b pag. 312 con riferimenti). Del
resto, l'assicurazione per l'invalidità non deve assumersi i costi del
miglior provvedimento d'integrazione possibile, ma deve farsi carico delle
spese per una misura necessaria e sufficiente in un singolo caso di specie
(DTF 110 V 99 consid. 2 pag. 102). Di conseguenza, il fatto che una clinica
specializzata all'estero disponga di una più grande esperienza in un
determinato settore rispetto a una struttura svizzera o ancora la circostanza
per cui degli specialisti all'estero abbiano un altro tipo di approccio
rispetto a quello proposto dai medici in Svizzera nella scelta di un
provvedimento non giustificano, da soli, l'applicazione dell'art. 23bis cpv.
3 OAI (sentenza inedita del Tribunale federale delle assicurazioni I 155/95
del 26 gennaio 1996). Motivi validi sono stati per contro, ad esempio,
riconosciuti a un bambino in tenera età colpito da una forma rara e complessa
di epilessia, per la quale l'amministrazione non aveva dimostrato che gli
specialisti in Svizzera disponessero di un'esperienza sufficiente per
applicare i provvedimenti sanitari richiesti (sentenza del Tribunale federale
delle assicurazioni I 740/99 del 21 luglio 2000).

2.3.3 Stando alle constatazioni del giudizio impugnato, l'affezione di cui
soffre l'assicurato non è un'infermità congenita rara e non necessita nemmeno
di un trattamento particolarmente complesso. L'assicurato avrebbe ugualmente
potuto essere curato ambulatorialmente in Svizzera. Ad esempio la Clinica
Z.________ dispone di una sezione per terapie ambulatoriali. Il fatto che il
dottor U.________ abbia consigliato un trattamento in Germania, che avrebbe
avuto degli effetti positivi sullo stato di salute dell'assicurato, non
significa ancora che un trattamento identico o comunque analogo in Svizzera
non avrebbe avuto gli stessi effetti. Va peraltro osservato, come hanno
giustamente evidenziato i primi giudici, che le chances di successo di un
provvedimento sanitario devono essere stimate secondo una valutazione
prognostica (ex ante) e non retrospettiva (ex post), questo per non creare
una disparità di trattamento tra gli assicurati che, prima di sottoporsi a un
intervento, attendono l'emanazione di una decisione definitiva e quelli che
invece anticipano questo momento (v. DTF 98 V 33 consid. 2 pag. 34; cfr. pure
SVR 2007 IV no. 12 pag. 43 consid. 4.2.1 e 4.2.2 [I 120/04]). La Corte
cantonale ha pertanto giustamente ritenuto insufficienti i motivi invocati
per giustificare l'applicazione dell'art. 23bis cpv. 3 OAI.

3.
3.1 Il 1° giugno 2002 è entrato in vigore l'Accordo del 21 giugno 1999 tra la
Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati
membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS
0.142.112.681). Conformemente a questo Accordo, le parti contraenti applicano
tra di loro il Regolamento (CEE) n. 1408/71 del Consiglio del 14 giugno 1971
relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori
subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano
all'interno della Comunità (RS 0.831.109.268.1; cfr. per esempio DTF 133 V
265 consid. 4.1 pag. 268). Si tratta ora di esaminare se il ricorrente possa
pretendere un suo diritto all'accesso alle cure all'estero in virtù di questo
regolamento.

3.2 Va innanzitutto osservato che, conformemente alla più recente
giurisprudenza, il ricorrente, in qualità di familiare di un lavoratore
subordinato o autonomo, ricade nel campo di applicazione personale di detto
regolamento per quanto concerne le prestazioni in esame (DTF 133 V 320
consid. 5.1 a 5.5 pag. 324 segg.). Stando a questa stessa giurisprudenza, i
provvedimenti sanitari necessari al trattamento di un'infermità congenita
vanno inoltre considerati come prestazioni di malattia ai sensi dell'art. 4
n. 1 lett. a del regolamento n. 1408/71 (consid. 5.6 pag. 328).

3.3 Occorre quindi riferirsi, in concreto, al capitolo 1 del Titolo III del
regolamento n. 1408/71, che contiene disposizioni speciali riguardanti le
prestazioni in caso di malattia e di maternità, e più in particolare
l'erogazione di prestazioni in natura che fanno parte della presa a carico di
un trattamento medico (v. per esempio Silvia Bucher, Le droit aux soins en
cas de séjour temporaire dans un pays européen in: Olivier Guillod/Dominique
Sprumont/Béatrice Despland [editori], Droit aux soins, Berna 2007, pag. 89
segg.). Nel caso concreto, ci si trova nell'ipotesi contemplata dall'art. 22
n. 1 lett. c punto i del regolamento, in cui le cure costituiscono lo scopo
della dimora (temporanea): in questo caso l'assicurato ha diritto alle
prestazioni in natura erogate, per conto dell'istituzione competente,
dall'istituzione del luogo di dimora o di residenza secondo le disposizioni
della legislazione che essa applica, a condizione che l'istituzione
competente (in casu l'assicurazione per l'invalidità svizzera) abbia
rilasciato la sua autorizzazione. L'autorizzazione qui richiesta non può
essere rifiutata quando le cure di cui trattasi figurano fra le prestazioni
previste dalla legislazione dello Stato membro, nel cui territorio
l'interessato risiede, se le cure stesse, tenuto conto dello stato di salute
dello stesso nel periodo in questione e della probabile evoluzione della
malattia, non possono essergli praticate entro il lasso di tempo normalmente
necessario per ottenere il trattamento in questione nello Stato membro di
residenza (art. 22 n. 2 del regolamento).

3.4 Nel caso di specie, come hanno evidenziato i primi giudici, è chiaro che
il ricorrente non fosse in possesso di una simile autorizzazione. È inoltre
pure chiaro che egli nemmeno fosse nella situazione di poterla pretendere dal
momento che avrebbe potuto certamente ottenere, in tempo utile, un
trattamento identico o analogo presentante lo stesso grado di efficacia anche
in Svizzera. Questo aspetto non è del resto messo in discussione dal
ricorrente.

4.
4.1 L'insorgente si prevale invece della giurisprudenza della Corte di
giustizia delle Comunità europee (CGCE) che - indipendentemente dalle
disposizioni del regolamento n. 1408/71 - riconosce agli assicurati sociali
il diritto di farsi curare al di fuori dello Stato competente e a carico
dell'istituzione competente senza necessità di autorizzazione preventiva.

4.2 Preliminarmente si ricorda che all'interno dell'Unione europea gli
assicurati sociali hanno due possibilità per accedere alle cure
transfrontaliere, anche se a condizioni di rimborso diverse:

Da un lato per mezzo del regolamento n. 1408/71 che, datene le condizioni,
garantisce un'assunzione integrale delle spese affrontate (art. 36 n. 1 del
regolamento). Come appena detto, però, il ricorrente non può pretendere un
rimborso a questo titolo.

Dall'altro lato, per mezzo del Trattato che istituisce la Comunità europea
(Trattato CE) e della relativa giurisprudenza della CGCE che applica al
settore della sicurezza sociale la libera prestazione dei servizi garantita
dallo stesso Trattato: in questo caso, il rimborso si effettua alle medesime
condizioni e alle stesse tariffe valide nello Stato di affiliazione (o Stato
competente). In effetti, per costante giurisprudenza, le prestazioni mediche
fornite dietro corrispettivo rientrano nell'ambito di applicazione delle
disposizioni del Trattato relative alla libera prestazione dei servizi, senza
che si debba distinguere a seconda che le cure siano dispensate in ambito
ospedaliero o fuori dallo stesso (sentenze del 15 maggio 2006 nella causa
C-372/04, Watts, Racc. 2006, pag. I-4325, punto 86, del 13 maggio 2003 nella
causa C-385/99, Müller-Fauré e Van Riet, Racc. 2003, pag. I-4509, punto 38,
del 12 luglio 2001 nella causa C-157/99, Smits e Peerbooms, Racc. 2001, pag.
I-5473, punto 53, del 28 aprile 1998 nella causa C-158/96, Kohll, Racc. 1998,
pag. I-1931, punto 29 [riguardante le cure dentarie]; si veda inoltre, quale
pendant della sentenza Kohll per quanto concerne la libera circolazione delle
merci [acquisto di occhiali], la sentenza del 28 aprile 1998 nella causa
C-120/95, Decker, Racc. 1998, pag. I-1831). La Corte ritiene che una
disciplina che scoraggia, o addirittura trattiene, gli assicurati sociali dal
rivolgersi ai prestatori di servizi medici stabiliti in uno Stato membro
diverso da quello in cui sono iscritti costituisce, sia per gli assicurati
sia per i prestatori, un ostacolo alla libera prestazione dei servizi
(sentenze precitate Müller-Fauré e Van Riet, punto 44, nonché Smits e
Peerbooms, punto 69). Ne discende che l'assunzione di un trattamento
ambulatoriale dispensato in un altro Stato non può essere subordinata
all'ottenimento di un'autorizzazione preventiva rilasciata dall'autorità
competente (sentenza Kohll, precitata, punto 54). Tuttavia, la persona
assicurata può esigere la presa a carico delle spese affrontate in un altro
Stato membro solo nei limiti della copertura garantita dal regime di
assicurazione malattia dello Stato membro di iscrizione (sentenza
Müller-Fauré e Van Riet, precitata, punti 98 e 106; v. pure, a proposito
della dualità delle vie di accesso alle cure all'estero all'interno della
Comunità: Bettina Kahil-Wolff, La coordination européenne des systèmes
nationaux de sécurité sociale, in: Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht
[SBVR], Soziale Sicherheit, 2a edizione, no. 82; Prodromos Mavridis, La
sécurité sociale à l'époque de l'intégration européenne, Études d'une
confrontation entre libertés du marché et droits fondamentaux,
Atene/Bruxelles 2003, no. 551).

4.3
4.3.1 La questione è quindi di stabilire se, come sostiene il ricorrente, il
giudice svizzero, a seguito dell'entrata in vigore dell'ALC, possa o meno
applicare questa giurisprudenza della CGCE. I giudici cantonali hanno
respinto tale tesi facendo sostanzialmente notare che in materia di libera
prestazione dei servizi gli accordi bilaterali, e particolarmente l'ALC,
avrebbero una portata più limitata rispetto alle disposizioni del Trattato
CE.

4.3.2 Secondo l'art. 16 cpv. 2 ALC, nella misura in cui l'applicazione del
presente Accordo (l'ALC) implica nozioni di diritto comunitario, si terrà
conto della giurisprudenza pertinente della Corte di giustizia delle Comunità
europee precedente alla data della sua firma (21 giugno 1999). La
giurisprudenza della Corte successiva alla firma del presente Accordo verrà
comunicata alla Svizzera. Per garantire il corretto funzionamento
dell'Accordo, il Comitato misto determina, su richiesta di una delle parti
contraenti, le implicazioni di tale giurisprudenza. Indipendentemente da
questa procedura, le sentenze pronunciate dopo la data fissata possono
nondimeno essere utilizzate ai fini interpretativi dell'ALC, soprattutto se
non fanno altro che precisare una giurisprudenza precedente (DTF 133 V 265
consid. 4.1 pag. 269; 132 V 53 consid. 2 pag. 56; 130 II 113 consid. 5.2 pag.
119).

4.3.3 Il tema di sapere se di debba tenere conto della predetta
giurisprudenza della CGCE è stato lasciato aperto dal Tribunale federale
delle assicurazioni in una sentenza del 16 maggio 2006 (SVR 2007 IV no. 12
pag. 47 consid. 6.3.2). La questione è controversa.

In un giudizio, rimasto inimpugnato, del 19 febbraio 2004, il Tribunale delle
assicurazioni sociali del Canton Zurigo, statuendo a proposito dell'art. 13
LAI, ha sostenuto che il trattamento medico ricevuto dal cittadino di uno
Stato contraente sul territorio di un altro Stato contraente soggiace alla
libera prestazione dei servizi passiva garantita dall'art. 5 cpv. 3 ALC. A
mente di detto Tribunale, in effetti, contrariamente a quanto avverrebbe per
la libera prestazione dei servizi attiva, la libera prestazione dei servizi
passiva non sarebbe soggetta ad alcuna limitazione, né settoriale né
temporale (v. su questo tema Bucher, op. cit., pag. 115). Da parte sua,
rispondendo a una domanda del Consigliere nazionale Alexander Baumann del 2
giugno 2005, che interrogava il governo sulle possibili implicazioni di
questo giudizio, il Consiglio federale ha precisato non essere mai stata
questione di includere nell'ALC una piena libera circolazione dei servizi.
Secondo il Consiglio federale, l'ALC si limiterebbe a disciplinare la
legalità del soggiorno, sul territorio di una parte contraente, di una
persona che intende fornire o ricevere una prestazione di servizi, mentre non
regolerebbe le modalità di fornitura e il consumo di servizi medici e
farmaceutici sul territorio dell'altra parte contraente (05.1055; sessione
autunnale del Consiglio nazionale del 7 ottobre 2005: Bollettino ufficiale
2005 N 1532 [allegato]).

Quanto alla dottrina, essa si pronuncia in misura maggioritaria a favore
dell'applicazione della giurisprudenza europea in materia (Jan Michael
Bergmann, Überblick über die Regelungen des APF betreffend die Soziale
Sicherheit, in: René Schaffhauser/Christian Schürer [editori], Rechtsschutz
der Versicherten und der Versicherer gemäss Abkommen EU/CH über die
Personenfreizügigkeit [APF] im Bereich der Sozialen Sicherheit, San Gallo
2002, pag. 48; Stephan Breitenmoser/Michael Isler, Der Rechtsschutz im
Personenfreizügigkeitsabkommen zwischen der Schweiz und der EG sowie den
EU-Mitgliedstaaten, PJA 2002, pag. 1012; Astrid Epinay, Das Abkommen über die
Personenfreizügigkeit: Überblick und ausgewählte Aspekte, Annuaire du droit
de la migration, 2004/2005, pag. 59 segg.; Daniel Maritz, Der
Dienstleistungsverkehr im Abkommen über die Freizügigkeit der Personen, in:
Daniel Felder/Christine Kaddous [editori], Accords bilatéraux Suisse-UE
(Commentaires), Basilea 2001, pag. 338 seg.; Edgar Imhof, Eine Anleitung zum
Gebrauch des Personenfreizügigkeitsabkommens und der VO 1408/71, in:
Hans-Jakob Mosimann [editore], Aktuelles im Sozialversicherungsrecht, Zurigo
2001, pag. 73; dello stesso autore, Schweizerische Leistungen bei
Mutterschaft und FZA/Europarecht, in: Thomas Gächter [editore], Das
europäische Koordinationsrecht der sozialen Sicherheit und die Schweiz,
Zurigo 2006, pag. 207 seg.; sempre del medesimo autore, anche se in maniera
più attenuata: Das Freizügigkeitsabkommen EG-Schweiz und seine
Auslegungsmethode - Sind die Urteile Bosman, Kohll und Jauch bei der
Auslegung zu berücksichtigen? - in ZESAR 5-6/2007 [in seguito: Das
Freizügigkeitsabkommen], pag. 217 segg., e in particolare pag. 223; Bucher,
op. cit., pag. 116 seg.). L'argomento principale consiste nell'affermare che
l'art. 5 cpv. 3 ALC garantirebbe senza restrizioni la libera circolazione
passiva dei servizi alla stregua del diritto comunitario e che i trattamenti
medici non rientrerebbero nella categoria dei servizi esclusi dall'ALC.

Per contro, secondo Bettina Kahil-Wolff, l'ALC non garantirebbe in materia di
libera prestazione dei servizi gli stessi diritti del Trattato CE: mentre
quest'ultimo vieta ogni intralcio a questa libertà, l'Accordo si limiterebbe
a liberalizzare questo settore per periodi limitati (Kahil-Wolff,
L'assurance-maladie sociale vue sous l'angle de l'accord sur la libre
circulation des personnes Suisse - CE, RSAS 2000 pag. 239 e SBVR no. 86;
sullo stato della controversia v. Bucher, op. cit., pag. 115 segg.; Imhof,
Das Freizügigkeitsabkommen, pag. 217 segg.).
4.3.4 Per potere pienamente valutare la portata delle pertinenti sentenze
della CGCE per la Svizzera, occorre tenere presente che l'ALC si inserisce in
una serie di sette accordi, che non soltanto sono settoriali, ma per di più
riguardano unicamente settori parziali delle quattro libertà che sono la
libera circolazione delle persone, delle merci, dei capitali e dei servizi;
non si tratta pertanto di una partecipazione integrale al mercato interno
comunitario (cfr. Messaggio del 23 giugno 1999 concernente l'approvazione
degli accordi settoriali tra la Svizzera e la CE, FF 1999 pag. 5124). Le
sentenze della CGCE fondate su nozioni o considerazioni espresse al di fuori
di questo contesto relativamente ristretto non possono pertanto, senza
ulteriore esame, essere trasposte nell'ordinamento giuridico svizzero. È
quanto si avvera ad esempio per la nozione di cittadinanza europea che è
assente dall'ALC e che non può applicarsi alla Svizzera (DTF 130 II 113
consid. 6.2 pag. 121).

4.3.5 Uno degli obiettivi dichiarati dall'art. 1 ALC è l'agevolazione della
prestazione di servizi sul territorio delle parti contraenti, segnatamente la
liberalizzazione della prestazione di servizi di breve durata (lett. b).
Giusta l'art. 5 cpv. 1 ALC, fatti salvi altri accordi specifici tra le parti
contraenti relativi alla prestazione di servizi, un prestatore di servizi,
comprese le società conformemente alle disposizioni dell'allegato I, gode del
diritto di fornire sul territorio dell'altra parte contraente un servizio per
una prestazione di durata non superiore a 90 giorni di lavoro effettivo per
anno civile (cosiddetta libera prestazione dei servizi attiva).

L'art. 5 cpv. 2 ALC stabilisce le condizioni alle quali un prestatore di
servizi beneficia del diritto di ingresso e di soggiorno sul territorio
dell'altra parte contraente. Conformemente all'art. 5 cpv. 3 ALC, le persone
fisiche di uno Stato membro della Comunità europea o della Svizzera che si
recano nel territorio di una parte contraente unicamente in veste di
destinatari di servizi godono del diritto di ingresso e di soggiorno
(cosiddetta libera prestazione dei servizi passiva). Il cpv. 4 precisa quindi
che i diritti di cui al presente articolo sono garantiti conformemente alle
disposizioni degli allegati I, II e III.

La prestazione di servizi è regolata in maniera più dettagliata in
particolare alla cifra IV dell'allegato I. Questa cifra comprende gli art. 17
a 23, i quali trattano innanzitutto del prestatore di servizi. Così, l'art.
17 lett. a vieta qualsiasi limitazione a una prestazione di servizi
transfrontaliera sul territorio di una parte contraente, che non superi 90
giorni di lavoro effettivo per anno civile. L'art. 17 lett. b concerne
l'ingresso e il soggiorno dei prestatori di servizi. Quanto all'art. 23, esso
concerne quindi il «destinatario di servizi». A quest'ultimo non occorre una
carta di soggiorno qualora la durata dello stesso sia inferiore o uguale a
tre mesi; per soggiorni di durata superiore a tre mesi, il destinatario di
servizi riceve una carta di soggiorno della stessa durata della prestazione.

4.3.6 All'interno dell'Unione europea, il diritto di farsi curare al di fuori
dello Stato competente senza autorizzazione preventiva e a carico
dell'istituzione competente viene dedotto dalle libertà fondamentali del
Trattato CE, segnatamente dagli art. 49 (ex art. 59) e 50 (ex art. 60).
L'art. 49 cpv. 1 dispone che:

«Nel quadro delle disposizioni seguenti, le restrizioni alla libera
prestazione dei servizi all'interno della Comunità sono vietate nei confronti
dei cittadini degli Stati membri stabiliti in un paese della Comunità che non
sia quello del destinatario della prestazione».

Quanto all'art. 50, esso stabilisce che:

«Ai sensi del presente trattato, sono considerate come servizi le prestazioni
fornite normalmente dietro retribuzione, in quanto non siano regolate dalle
disposizioni relative alla libera circolazione delle merci, dei capitali e
delle persone.

I servizi comprendono in particolare:
a) attività di carattere industriale;
b) attività di carattere commerciale;
c) attività artigiane;
d) attività delle libere professioni.

Senza pregiudizio delle disposizioni del capo relativo al diritto di
stabilimento, il prestatore può, per l'esecuzione della sua prestazione,
esercitare, a titolo temporaneo, la sua attività nel paese ove la prestazione
è fornita, alle stesse condizioni imposte dal paese stesso ai propri
cittadini».

4.3.7 La libera prestazione dei servizi è uno dei primi principi di diritto
comunitario istituiti dal Trattato CE e costituisce, insieme alla libera
circolazione delle merci, delle persone e dei capitali, una delle quattro
grandi libertà fondamentali della Comunità. Essa contribuisce a tale titolo a
una liberalizzazione immediata e generalizzata delle economie nazionali
(Laurent Truchot, Commentaire article par article des Traités UE et CE
[Philippe Léger, editore], Basilea/Ginevra/Monaco 1999, no. 2 ad art. 49 - 50
del Trattato CE). La citata giurisprudenza della CGCE in materia di cure si
inserisce precisamente in questo progetto di realizzazione di uno spazio
senza frontiere interne (Mavridis, op. cit., no. 550). Essa viene considerata
come un passo importante verso la realizzazione di un'"Europa dei pazienti"
(Paul Nihoul/Anne-Claire Simon, L'Europe et les soins de santé : marché
intérieur, sécurité sociale, concurrence, Bruxelles 2005, pag. 165). Ora, a
differenza di quanto si verifica per la libera circolazione delle persone e
per la libertà di stabilimento che ricalcano fedelmente l'«acquis
communautaire», l'ALC non contiene delle regole equivalenti in quest'altro
ambito (Kahil-Wolff, in SBVR, no. 87). L'Accordo si prefigge unicamente di
«agevolare la prestazione di servizi». La prestazione di servizi attiva è
limitata a 90 giorni per anno civile. Stando ai suoi termini, l'Accordo pone
l'accento sulla regolamentazione del soggiorno di un prestatore o di un
destinatario di servizi. È così che l'art. 5 cpv. 2 disciplina il «diritto di
ingresso e di soggiorno». La stessa terminologia la si ritrova peraltro al
cpv. 3 come pure all'art. 17 dell'allegato I. L'art. 23 di questo stesso
allegato («Destinatario di servizi») si occupa della dispensa o dell'esigenza
- a seconda dei casi - di una «carta di soggiorno».

Il carattere meramente parziale, per rapporto all'«acquis communautaire»,
della liberalizzazione dei servizi sancito dall'ALC viene peraltro confermato
dalla dichiarazione comune delle parti nell'atto finale dell'Accordo, con la
quale le parti contraenti si sono impegnate «ad avviare appena possibile
negoziati per una liberalizzazione generale della prestazione di servizi in
base all'acquis communautaire» (FF 1999 pag. 6057). Orbene, come indicato dal
Consiglio federale nella sua risposta alla summenzionata interrogazione
parlamentare, dei negoziati in vista della conclusione di un accordo sulla
libera prestazione dei servizi tra la Svizzera e l'Unione europea sono stati
sospesi di comune accordo nell'ambito dei Bilaterali bis.

Ciò induce a ritenere, in definitiva, che la portata della giurisprudenza in
causa dev'essere valutata nell'ottica del Trattato CE. Quest'ultimo intende
creare, anche nel settore delle prestazioni mediche, un mercato interno senza
frontiere interne, nel cui ambito ogni limitazione è di principio vietata
(Kahil-Wolff, SBVR, no. 82). I suoi obiettivi vanno dunque al di là
dell'integrazione settoriale e ristretta della Svizzera in questo mercato
(cfr. pure Imhof, Das Freizügigkeitsabkommen, pag. 223; a titolo comparativo
si veda anche la sentenza della CGCE del 9 febbraio 1982 nella causa 270/80,
Polydor, Racc. 1982, pag. 329, a proposito della trasponibilità della
giurisprudenza della Corte all'ambito applicativo di un accordo tra la CEE e
la Repubblica del Portogallo). Ne discende che la giurisprudenza invocata non
fa parte dell'«acquis communautaire» che la Svizzera si è impegnata a
riprendere.

5.
Si deve pertanto concludere che l'amministrazione e i giudici cantonali hanno
correttamente negato al ricorrente il diritto all'assunzione delle cure
prodigate dalla Clinica X.________.

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese giudiziarie di fr. 500.- sono poste a carico del ricorrente e
saranno compensate con le garanzie prestate da quest'ultimo.

3.
Comunicazione alle parti, al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino
e all'Ufficio federale delle assicurazioni sociali.

Lucerna, 22 ottobre 2007

In nome della I Corte di diritto sociale
del Tribunale federale svizzero

Il presidente: Il cancelliere: