Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

I. Sozialrechtliche Abteilung, Beschwerde in öffentlich-rechtlichen Angelegenheiten 8C.226/2007
Zurück zum Index I. Sozialrechtliche Abteilung, Beschwerde in öffentlich-rechtlichen Angelegenheiten 2007
Retour à l'indice I. Sozialrechtliche Abteilung, Beschwerde in öffentlich-rechtlichen Angelegenheiten 2007


Tribunale federale
Tribunal federal

8C_226/2007 {T 0/2}

Sentenza del 16 maggio 2008
I Corte di diritto sociale

Composizione
Giudici federali Ursprung, Presidente,
Widmer, Lustenberger, Frésard,
Buerki Moreni, giudice supplente,
cancelliere Schäuble.

Parti
Segreteria di Stato dell'economia,
Mercato del lavoro e assicurazione contro la disoccupazione, Effingerstrasse
31, 3003 Berna,
ricorrente,

contro

Z.________,
opponente,

Cassa di disoccupazione del Cantone Ticino, 6501 Bellinzona.

Oggetto
Assicurazione contro la disoccupazione,

ricorso contro il giudizio del Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino
dell'11 aprile 2007.

Fatti:

A.
A.a Z.________, nato nel 1965, ha svolto attività lucrativa quale cameriere
presso la S.________ SA, dal 1° agosto al 12 settembre 2005. In data 28
settembre 2005 è stato licenziato in tronco.

La Cassa cantonale di disoccupazione gli ha quindi versato indennità di
disoccupazione per fr. 5'918.30 per il periodo dal 22 settembre al 30 novembre
2005.

Con sentenza del 31 ottobre 2006, passata in giudicato, il Segretario assessore
della Pretura di L.________ ha parzialmente accolto l'istanza per mercedi e
salari presentata da Z.________ nei confronti della S.________ SA, ritenuto che
il licenziamento in tronco andava considerato ingiustificato, condannando
quest'ultima a versare al richiedente i salari netti relativi ai mesi di
settembre, ottobre e novembre 2005 per complessivi fr. 11'400.-, da cui andava
dedotto l'importo già versatogli dall'assicurazione disoccupazione, che
competeva a quest'ultima in seguito all'intervenuta surrogazione.
A.b Con decisione su opposizione del 28 novembre 2006 la Cassa cantonale di
disoccupazione ha confermato il provvedimento datato 27 dicembre 2005, con cui
aveva respinto la domanda d'indennità di disoccupazione presentata da
Z.________ il 16 dicembre 2005, ritenuto che durante il periodo di
contribuzione dal 16 dicembre 2003 al 15 dicembre 2005 poteva comprovare
soltanto di aver lavorato 11 mesi e due giorni e pertanto non poteva vantare un
periodo contributivo completo e altresì che il lasso di tempo in cui la Pretura
di L.________ aveva riconosciuto il diritto al salario non poteva essere
considerato tale, in quanto il datore di lavoro non aveva ancora versato alla
Cassa l'importo da lei pagato in forma di indennità di disoccupazione.

B.
Z.________ si è quindi aggravato al Tribunale delle assicurazioni del Cantone
Ticino, chiedendo l'apertura di un nuovo termine quadro con effetto dal 16
dicembre 2005, ritenuto che la Pretura di L.________ aveva condannato il suo
datore di lavoro a versargli il salario rimasto impagato da settembre a
novembre 2005.

Con giudizio dell'11 aprile 2007 il Tribunale cantonale ha accolto il gravame,
annullato la decisione su opposizione impugnata, statuito che l'assicurato
soddisfaceva il presupposto dell'art. 8 cpv. 1 lett. e LADI e trasmesso gli
atti all'amministrazione per esame delle altre condizioni ai fini
dell'erogazione di indennità di disoccupazione.

C.
La Segreteria di Stato dell'economia (Seco) interpone ora ricorso al Tribunale
federale, chiedendo di accoglierlo e di conseguenza di annullare il giudizio
cantonale. Dei motivi si dirà, se necessario, nei considerandi di diritto.

Chiamati a pronunciarsi sul gravame, l'intimato chiede di respingerlo mentre la
Cassa non si è espressa.

Diritto:

1.
1.1 Il ricorso può essere presentato per violazione del diritto, così come
determinato dagli art. 95 e 96 LTF. Il ricorrente può censurare l'accertamento
dei fatti soltanto se è stato svolto in modo manifestamente inesatto o in
violazione del diritto ai sensi dell'art. 95 e l'eliminazione del vizio può
essere determinante per l'esito del procedimento (art. 97 cpv. 1 e 105 cpv. 2
LTF). In effetti per l'art. 105 cpv. 1 LTF il Tribunale federale fonda la sua
sentenza sui fatti accertati dall'autorità inferiore.

1.2 Il Tribunale federale applica d'ufficio il diritto (art. 106 cpv. 1 LTF).
Esso non è vincolato né dagli argomenti sollevati nel ricorso né dai motivi
addotti dall'autorità inferiore; può dunque accogliere un ricorso per motivi
diversi da quelli invocati dalla parte insorgente e respingerlo adottando
un'argomentazione differente da quella esposta nel giudizio impugnato (cfr. DTF
130 III 136 consid. 1.4 pag. 140). Tenuto conto dell'esigenza di motivazione di
cui all'art. 42 cpv. 1 LTF, sotto pena d'inammissibilità (art. 108 cpv. 1 lett.
b LTF), il Tribunale federale esamina in linea di principio solo le censure
sollevate; esso non è tenuto ad esaminare, come lo farebbe un'autorità di prima
istanza, tutte le questioni giuridiche che si pongono se queste ultime non sono
più oggetto di discussione in sede federale (sentenza 9C_47/2007 del 29 giugno
2007, consid. 1). Il Tribunale non può entrare nel merito sulla pretesa
violazione di un diritto costituzionale o su questioni attinenti al diritto
cantonale o intercantonale se la censura non è stata sollevata né motivata in
modo preciso dalla parte ricorrente (art. 106 cpv. 2 LTF).

2.
Oggetto della lite è in casu l'assegnazione a Z.________ di indennità
dell'assicurazione disoccupazione a partire dal 16 dicembre 2005; in
particolare contestato è l'adempimento del periodo di contribuzione minimo di
dodici mesi, durante il termine quadro decorrente dal 16 dicembre 2003 al 15
dicembre 2005, e segnatamente la conformità alla legge della cifra B 158 della
Circolare della Seco concernente l'indennità di disoccupazione (ID).

Preliminarmente l'amministrazione federale censura pure una violazione del
diritto di essere sentito, per non aver potuto compiutamente esprimersi in sede
cantonale, in quanto il caso le sarebbe stato sottoposto in forma anonima.

2.1 Ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto di essere
sentite. Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito deve in
particolare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima
della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire
prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter
prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle
prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi in proposito (DTF 129 II 497
consid. 2.2 pag. 504; 127 I 54 consid. 2b pag. 56; 127 III 576 consid. 2c pag.
578; 126 V 130 consid. 2a pag. 130; cfr., riguardo al previgente art. 4 cpv. 1
vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 15
consid. 2a/aa pag. 16; 124 V 180 consid. 1a pag. 181, 372 consid. 3b pag. 375).
ll diritto di essere sentito di cui all'art. 29 cpv. 2 Cost. comprende
l'obbligo per l'autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo
scopo, da un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di
afferrare le ragioni poste a fondamento della decisione, di rendersi conto
della portata del provvedimento e di poterlo impugnare con cognizione di causa,
e dall'altro, di permettere all'autorità di ricorso di esaminare la fondatezza
della decisione medesima. Ciò non significa che l'autorità sia tenuta a
pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte;
essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad
influire sulla decisione (DTF 129 I 232 consid. 3.2 pag. 236; 126 I 15 consid.
2a/aa pag. 16, 97 consid. 2b pag. 102; 125 II 369 consid. 2c pag. 372; 122 IV 8
consid. 2c pag. 14).

2.2 In concreto va rilevato che la Seco non era parte in causa nella procedura
di ricorso avviata dall'intimato nei confronti della Cassa. Il Tribunale di
prime cure l'ha infatti interpellata in qualità di autorità che aveva emanato
la direttiva contestata, ai fini di comprenderne meglio il significato e
valutarne la conformità alla legge. In tale veste l'amministrazione ha
senz'altro potuto compiutamente esprimersi sul senso e sulla portata della
disposizione in questione, malgrado non conoscesse il caso concreto. Né risulta
del resto che la Seco abbia chiesto di conoscere il nominativo
dell'interessato.

Grazie alla trasmissione della pronunzia motivata, infine, l'amministrazione ha
potuto far uso del proprio diritto di ricorso (art. 102 cpv. 2 LADI e art. 89
cpv. 2 lett. a LTF).

In simili circostanze la censura sollevata dalla Seco risulta infondata e va
pertanto respinta.

3.
3.1 Secondo la Seco il lasso di tempo dal 22 settembre al 30 novembre 2005, per
il quale la Pretura di L.________ ha accordato all'assicurato il diritto al
salario, non può essere computato quale periodo contributivo in quanto tale
procedere sarebbe ammissibile solo se nel frattempo l'assicurazione contro la
disoccupazione avesse recuperato l'importo versato a titolo di indennità di
disoccupazione ai sensi dell'art. 29 LADI - e meglio in pratica avesse
"cancellato le indennità versate quale anticipo all'assicurato" -, circostanza
che non si è verificata in concreto. L'amministrazione ricorrente sostiene
inoltre che tale norma intende evitare al lavoratore di restare senza entrate
immediatamente dopo il licenziamento e quindi per un periodo limitato. Poiché
inoltre l'assicurato dispone di due anni per procurarsi un periodo di
contribuzione completo, egli non può semplicemente affidarsi ad un periodo di
contribuzione preesistente.

3.2 Nel proprio giudizio la Corte cantonale ha per contro evidenziato che il
computo a titolo di periodo di contribuzione del lasso di tempo durante il
quale è stato ammesso il diritto al salario dell'assicurato non deve dipendere
dal suo versamento effettivo alla Cassa da parte del datore di lavoro, in
quanto in tal caso si incorrerebbe in una violazione del principio
dell'uguaglianza di trattamento tra assicurati, senza valido motivo. La Corte
cantonale ha al riguardo rinviato per analogia a quanto già statuito dal
Tribunale federale delle assicurazioni nella sentenza pubblicata in DTF 131 V
444.

4.
4.1 Giusta l'art. 9 LADI, per la riscossione della prestazione e per il periodo
di contribuzione vigono termini quadro biennali, sempre che la legge non
disponga altrimenti (cpv. 1). Il termine quadro per la riscossione decorre dal
primo giorno nel quale sono adempiuti tutti i presupposti per il diritto alla
prestazione (cpv. 2).

4.2 A norma dell'art. 8 LADI, che ne disciplina i presupposti, l'assicurato ha
diritto all'indennità di disoccupazione, tra l'altro, se ha subito una perdita
di lavoro computabile (cpv. 1 lett. b). Per l'art. 11 cpv. 3 LADI, non è
computabile la perdita di lavoro per la quale il disoccupato ha diritto al
salario o a risarcimenti a cagione dello scioglimento anticipato del rapporto
di lavoro.

Tuttavia, secondo l'art. 29 cpv. 1 LADI la cassa versa le indennità di
disoccupazione se ha dubbi giustificati circa l'esistenza, per il periodo della
perdita di lavoro, di pretese dell'assicurato, rispetto al suo ultimo datore di
lavoro, riguardanti il salario o il risarcimento nel senso dell'art. 11 cpv. 3,
oppure circa il soddisfacimento di tali pretese. Per il secondo capoverso di
questa norma con il pagamento, le pretese dell'assicurato, compreso il
privilegio legale nel fallimento, passano alla cassa nel limite dell'indennità
giornaliera da essa versata. La cassa non può rinunciare a far valere i suoi
diritti, salvo che il giudice che ha dichiarato il fallimento abbia ordinato la
sospensione della procedura (art. 230 LEF). L'ufficio di compensazione può
inoltre autorizzare la cassa e rinunciare a far valere i suoi diritti se la
pretesa si rivela in seguito manifestamente ingiustificata o se la sua
esecuzione forzata occasiona spese sproporzionate (cpv. 2; si confronti al
riguardo anche art. 11 cpv. 5 LADI e art. 10 OADI).
4.2.1 Al riguardo va evidenziato che il Tribunale federale delle assicurazioni
ha precisato che se si realizzano le condizioni di cui all'art. 29 cpv. 1 LADI
il requisito della perdita di lavoro computabile risulta soddisfatto per legge,
in virtù di una presunzione assoluta (DTF 127 V 475 consid. 2b/bb pag. 477; 126
V 368 consid. 3b pag. 373 e riferimento). La Corte ha inoltre affermato che il
termine quadro per la riscossione delle prestazioni definisce una volta per
tutte il periodo di tempo determinante e l'entità delle prestazioni (DTF 127 V
475 consid. 2a pag. 477; 126 V 368 consid. 3b pag. 373 e riferimenti), eccezion
fatta per i casi in cui il riconoscimento e la corresponsione di indennità di
disoccupazione, per inadempimento di uno o più presupposti del diritto, si
dimostrassero successivamente frutto di errore e giustificassero un riesame o
una revisione processuale (DTF 127 V 475 consid. 2b/aa pag. 477; 126 V 368
consid. 3b pag. 374; 122 V 19 consid. 3a pag. 21 e 367 consid. 3 pag. 368 e
riferimento). Nell'ambito applicativo dell'art. 29 LADI, tuttavia, ove
l'indennità di disoccupazione è stata accordata e è stata effettivamente
riscossa dall'assicurato, l'adempimento successivo di pretese salariali o
risarcitorie ai sensi del disposto legale non costituisce, secondo la
concezione della legge, un motivo di revisione processuale suscettibile di
definire (l'inizio di) un nuovo termine quadro (cfr. DTF 127 V 475 consid. 2b/
bb pag. 477, con la quale è stata confermata la validità della direttiva ML/AD
98/4 foglio 4; cfr. pure DTF 126 V 368 consid. 3b pag. 374 e riferimenti),
bensì è da considerare quale periodo contributivo ai fini di un eventuale
ulteriore termine quadro di riscossione (DTF 126 V 368 consid. 3c/aa pag. 375;
sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni C 147/00 dell'8 ottobre
2002).
4.2.2 Va inoltre aggiunto che secondo la giurisprudenza in virtù dell'art. 29
LADI l'assicurazione disoccupazione non fornisce unicamente un reddito
sostitutivo (sentenza C 15/06 del 20 febbraio 2007), bensì si assume in vece
del lavoratore anche i rischi legati ai costi e all'incasso (si veda anche il
tenore dell'art. 29 cpv. 2 LADI) che un processo contro il datore di lavoro
comporta (DTF 126 V 368 consid. 3c/aa pag. 374 e dottrina citata; 123 V 75
consid. 2b pag. 77 ["subrogation légale"]; sentenza del Tribunale federale
delle assicurazioni C 361/99 del 27 luglio 2001). La citata disposizione
prevede infatti una cessione legale, opponibile ai terzi senza alcuna formalità
e indipendentemente da qualsiasi manifestazione di volontà del creditore ai
sensi dell'art. 166 CO, secondo cui il debitore è liberato nei confronti del
creditore, ma deve versare la prestazione al terzo che ha svincolato il
creditore. In altri termini il creditore perde il credito che avrebbe potuto
far valere contro il datore di lavoro nella misura delle prestazioni
dell'assicurazione disoccupazione versategli; la cassa diviene titolare di
questo credito, mentre il lavoratore conserva le proprie pretese in relazione
alla parte non coperta dalle indennità giornaliere. Di conseguenza nel caso in
cui le pretese risultano fondate l'assicurato non è tenuto a restituire le
indennità di disoccupazione (DTF 127 V 475 consid. 2b/bb pag. 477), bensì la
cassa dispone, quale contropartita, di un credito contro il datore di lavoro di
cui il lavoratore non può più disporre (sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni C 24/06 del 25 ottobre 2006 e dottrina citata; sentenza 4C.275/
2002 del 5 dicembre 2002; Thomas Nussbaumer, Arbeitslosenversicherung, in:
Ulrich Meyer [editore], Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV,
Soziale Sicherheit, 2a ed., Basilea 2007, pag. 2311 cifra marg. 451; Fabienne
Hohl, La subrogation de la caisse de chômage et ses effets sur le procès civil,
in Mélanges Poudret, Losanna 1999, pag. 79 segg.). Una retrocessione del
credito al lavoratore è pertanto inammissibile (DTF 126 V 368 consid. 3c/aa
pag. 375; Gerhard Gerhards, Kommentar zum Arbeitslosenversicherungsgesetz, vol.
I, n. 29-30 all'art. 29).

5.
5.1 Secondo l'art. 8 LADI l'assicurato ha diritto a indennità di disoccupazione
tra l'altro se ha compiuto o è liberato dall'obbligo di compiere il periodo di
contribuzione (lett. e, art. 13 e 14 LADI). Per l'art. 13 cpv. 1 LADI ha
adempiuto il periodo di contribuzione colui che, entro il termine quadro (art.
9 cpv. 3), ha svolto durante almeno 12 mesi un'occupazione soggetta a
contribuzione.

Come emerge dal considerando precedente, il periodo durante il quale il
dipendente non ha più lavorato, ma per il quale il datore di lavoro deve
versare il salario sino alla scadenza del termine di disdetta per rescissione
ingiustificata del contratto di lavoro, va quindi considerato periodo di
contribuzione secondo l'art. 13 LADI (DTF 126 V 368 consid. 3c/aa pag. 375; 119
V 494 consid. 3c pag. 496).

5.2 In tal senso si esprimono anche la prima e la seconda frase della cifra B
158 della Circolare sull'indennità di disoccupazione della Seco (ID) le quali
prevedono che "i giorni in cui l'assicurato non ha più lavorato, ma per i quali
il datore di lavoro è tenuto a pagare il salario fino alla fine del termine di
disdetta a causa di un licenziamento ingiustificato, sono considerati periodo
di contribuzione se le pretese salariali o di risarcimento sono state
riconosciute all'assicurato mediante una sentenza passata in giudicato. Un
credito collocato definitivamente nella procedura di fallimento per il salario
dovuto fino alla scadenza del termine di disdetta ordinario, la sospensione del
fallimento per mancanza di attivi e la conclusione di un concordato sono
equiparati a una sentenza passata in giudicato".

La terza frase precisa però che "se la cassa ha versato l'indennità di
disoccupazione durante il termine di disdetta ordinario in virtù dell'articolo
29 LADI, può essere preso in considerazione come periodo di contribuzione
unicamente il periodo per cui sono state realizzate le pretese salariali o di
risarcimento".

Secondo l'autorità di vigilanza ricorrente quindi nel caso in cui è stato
applicato l'art. 29 LADI, il periodo di contribuzione ai sensi dell'art. 13
LADI verrebbe ammesso non già soltanto se la Cassa dispone di pretese salariali
nei confronti del datore di lavoro, bensì soltanto se quest'ultimo ha
effettivamente fatto fronte ai propri obblighi.

Poiché tale ulteriore presupposto per l'ammissione del periodo contributivo non
risulta dalla lettera dell'art. 13 LADI (DTF 131 V 444 consid. 3 pag. 449), va
esaminato se è conforme alla legge.

6.
6.1 La legge è da interpretare in primo luogo procedendo dalla sua lettera. Se
il testo di un disposto legale è chiaro e non è pertanto necessario far capo ad
altri metodi d'interpretazione ai fini di appurarne la portata, è lecito
scostarsi dal senso letterale soltanto qualora conduca a soluzioni
manifestamente insostenibili, contrarie alla volontà del legislatore. Tuttavia,
se il testo non è perfettamente chiaro, se più interpretazioni del medesimo
sono possibili, dev'essere ricercato quale sia la vera portata della norma,
prendendo in considerazione tutti gli elementi d'interpretazione, in
particolare lo scopo della disposizione, il suo spirito, nonché i valori su cui
essa si fonda. Pure di rilievo è il senso che essa assume nel suo contesto (DTF
133 V 9 consid. 3.1 pag. 10; 132 III 707 consid. 2 pag. 710; 132 V 265 consid.
2.3 pag. 268). Disposizioni d'eccezione non vanno interpretate restrittivamente
o estensivamente, bensì secondo il senso e lo scopo perseguito nei limiti della
regola generale (DTF 130 V 229 consid. 2.2 pag. 233 e i riferimenti ivi
citati).

6.2 Le direttive edite dall'amministrazione federale, come le ordinanze
amministrative, non assumono che natura di interpretazione di una norma di
legge; esse non creano nuove disposizioni legali e sono liberamente esaminate
dal giudice delle assicurazioni sociali, il quale ne controlla la
costituzionalità e legalità nell'ambito del giudizio su un caso concreto (DTF
120 V 81 consid. 4b pag. 86; 116 V 16 consid. 3c pag. 19 e sentenze ivi
citate). Esse non sono quindi di per sé vincolanti per il giudice delle
assicurazioni sociali, quest'ultimo dovendo tenerne conto solo nella misura in
cui consentono una corretta interpretazione delle disposizioni di legge, mentre
se ne deve scostare in quanto non siano con esse compatibili (DTF 132 V 121
consid. 4.4 pag. 125; 127 V 57 consid. 3a pag. 61; 126 V 64 consid. 4b pag. 68,
421 consid. 5a pag. 427; 125 V 377 consid. 1c pag. 379 e sentenze ivi citate).

7.
7.1 Al consid. 3 della sentenza pubblicata in DTF 131 V 444 il Tribunale
federale delle assicurazioni ha avuto modo di statuire che di principio la sola
condizione per ammettere l'esistenza di un periodo contributivo è l'esercizio
di un'attività soggetta a tale obbligo durante il periodo minimo previsto,
precisando che la giurisprudenza esposta in DLA 2001 no. 27 pag. 225 (e nelle
sentenze successive) non va intesa nel senso che, a titolo cumulativo, deve
pure essere stato versato un salario; per contro, la prova che un salario è
stato effettivamente pagato costituisce un indizio importante ai fini della
determinazione dell'esercizio effettivo di una attività dipendente.

Il Tribunale ha altresì evidenziato che il testo dell'art. 13 LADI è chiaro e
che non vi sono validi motivi per scostarsene, rinviando a quanto già statuito
in DTF 113 V 352, secondo cui non è necessario che l'obbligo contributivo, il
cui adempimento non può essere influenzato dal lavoratore, sia stato
effettivamente rispettato. Da detta giurisprudenza la Corte ha dedotto che il
fatto che al momento dell'insorgenza della disoccupazione non fossero ancora
stati pagati dei salari (si confronti anche art. 165 CC, DLA 1999 no. 21 pag.
113) non deve svantaggiare il lavoratore, evidenziando che tale conclusione si
deduce anche dal tenore dell'art. 29 LADI e degli art. 51 segg. LADI. È per
contro ammissibile concludere diversamente nel caso in cui l'assicurato rinunci
a percepire indennità salariali soggette a contribuzioni (DLA 1999 no. 8 pag.
34 consid. 3b).

La Corte ha quindi concluso che il pagamento effettivo del salario non può
essere considerato quale presupposto indipendente per l'ammissione del periodo
di contribuzione, ma quale indizio significativo e in casi limite determinante
per l'ammissione dell'esercizio di un'attività soggetta a contribuzione (DTF
131 V 444 consid. 3.3 in fine pag. 453).

Nella sentenza C 233/06 del 2 luglio 2007 il Tribunale federale ha infine
precisato che la direttiva della Seco che ritiene adempiuto il periodo
contributivo minimo soltanto se è stato dimostrato un pagamento effettivo del
salario per dodici mesi, viola la giurisprudenza pubblicata in DTF 131 V 444 e
quindi non è applicabile.

7.2 Alla luce della giurisprudenza succitata, sviluppata in relazione
all'interpretazione del concetto di periodo di contribuzione di cui all'art. 13
LADI, questa Corte non può che concordare con le conclusioni cui è giunto il
Tribunale cantonale nel giudizio impugnato.

In primo luogo va rilevato che la giurisprudenza ha già ripetutamente stabilito
che unico presupposto per il riconoscimento di un periodo contributivo ai sensi
dell'art. 13 LADI è l'esercizio di un'attività soggetta a tale obbligo, non
anche il versamento effettivo del salario (DTF 131 V 444) né il versamento dei
relativi contributi sociali (DTF 113 V 352), non potendo l'adempimento di tali
obblighi essere influenzato dal lavoratore. Lo stesso vale per il pagamento
delle pretese salariali alla Cassa ai sensi dell'art. 29 LADI.

La giurisprudenza ha pure giudicato che il periodo in cui è stato applicato
l'art. 29 LADI, malgrado il versamento di indennità di disoccupazione e il
mancato esercizio effettivo di attività soggetta a contribuzione (in seguito al
licenziamento ingiustificato pronunciato dal datore di lavoro), nella misura in
cui vengono riconosciute pretese salariali a favore dell'assicurato, viene
considerato quale periodo contributivo ai sensi dell'art. 13 LADI.

Poiché l'art. 13 LADI non opera alcuna distinzione tra assicurati che hanno
svolto normalmente attività lucrativa ed assicurati che hanno dovuto far capo
all'art. 29 LADI, anche in quest'ultima ipotesi unico presupposto per ammettere
il periodo contributivo dev'essere l'esercizio di un'attività soggetta a
contribuzione (a cui l'interessato non ha potuto far fronte non per cattiva
volontà, bensì in seguito al licenziamento ingiustificato), non anche il
versamento effettivo delle pretese salariali. Del resto, come già posto in
evidenza, l'assicurato proprio in seguito all'applicazione dell'art. 29 LADI
non dispone più, a causa dell'intervenuta surrogazione legale, della pretesa
salariale nei confronti del datore di lavoro, che compete personalmente alla
Cassa, anche per quanto riguarda l'incasso (art. 29 cpv. 2 LADI; Thomas
Nussbaumer, op. cit., pag. 2311 nota 920) e di conseguenza non può in alcun
modo influenzarne il versamento.

In simili condizioni negare l'erogazione di nuove indennità di disoccupazione,
malgrado il riconoscimento di un periodo contributivo, equivarrebbe di fatto ad
una retrocessione del rischio del mancato pagamento delle pretese salariali al
lavoratore, in chiaro contrasto con lo scopo perseguito dall'art. 29 LADI. Tale
interpretazione condurrebbe altresì ad una doppia penalizzazione
dell'assicurato, il quale oltre a non percepire indennità di disoccupazione,
non è autorizzato a procedere nei confronti del datore di lavoro per recuperare
il salario impagato, competendo esso alla Cassa.

Al riguardo va ancora evidenziato che, contrariamente a quanto sostenuto dalla
Seco, le indennità versate non possono venire a posteriori "cancellate", in
quanto, malgrado il riconoscimento di pretese salariali, una revisione in tale
ambito non è possibile, ritenuto che la perdita di lavoro computabile viene
presunta per legge in maniera assoluta.

Non irrilevante ai fini della presente vertenza è infine pure il fatto che, a
norma dell'art. 29 LADI, l'assicurazione disoccupazione non subentra nei
diritti dell'assicurato solo nel caso in cui le pretese sono dubbie (e devono
essere fatte valere in giudizio), ma anche nel caso in cui non ci sono dubbi
circa le pretese salariali, ma unicamente in relazione al loro soddisfacimento.

Quest'ultima fattispecie è identica a quella che ci occupa in cui le pretese
salariali sono dimostrate, poiché nel frattempo riconosciute giudizialmente,
tuttavia non sono ancora state soddisfatte.

7.3 Del resto una soluzione diversa comporterebbe una violazione del principio
dell'uguaglianza di trattamento di cui all'art. 8 cpv. 1 Cost.. Al riguardo va
rilevato che una disposizione regolamentare è lesiva di detto principio se non
si fonda su motivi validi, è priva di senso o utilità, oppure opera distinzioni
giuridiche che non trovano giustificazione alcuna nella fattispecie da
disciplinare o, per contro, tralascia di operarne di necessarie, dando luogo ad
una parificazione inammissibile (cfr. DTF 128 V 95 consid. 5a pag. 98, 102
consid. 6a pag. 105 e riferimenti).

Come detto in relazione al concetto di periodo contributivo l'art. 13 LADI non
opera alcuna distinzione tra diverse categorie, e quindi va applicato in tutti
i casi in cui vi è una richiesta di indennità di disoccupazione. Del resto non
vi è alcun motivo per trattare diversamente coloro che hanno ricevuto indennità
di disoccupazione in base all'art. 29 LADI e le cui pretese salariali sono
state in seguito riconosciute - ma non ancora versate alla Cassa - rispetto
agli altri assicurati che fanno valere il diritto a prestazioni
dell'assicurazione disoccupazione. In effetti se è vero che di regola la Cassa
non deve intervenire in alcun modo, è pur vero che nel caso in cui lo deve fare
ai sensi dell'art. 29 LADI riceve una contropartita, e meglio il diritto, a cui
non può rinunciare (Boris Rubin, Assurance-chômage, 2a ed., Zurigo 2006, n.
4.11.6) di procedere, nella misura delle indennità versate, nei confronti del
datore di lavoro.

Ne consegue che il periodo contributivo va considerato adempiuto anche se il
salario non è stato effettivamente versato e meglio non è stato (ancora)
recuperato dalla Cassa, non essendo determinante se esso va versato alla Cassa
ai sensi dell'art. 29 LADI oppure al lavoratore.

7.4 In sostanza, visto quanto sopra, la terza frase di cui alla cifra B 158
della Circolare concernente l'indennità di disoccupazione non è di per sé
contraria alla legge, ma è stata in casu interpretata ed applicata in modo
difforme alla legge dall'autorità di vigilanza ricorrente, con "realizzazione
delle pretese salariali" dovendosi intendere non il versamento, bensì il
riconoscimento giudiziale delle stesse.

8.
In queste condizioni, il ricorso, in quanto infondato, va respinto.

9.
Alla Seco, in quanto organo incaricato di eseguire compiti di diritto pubblico,
non vengono addebitate spese giudiziarie (art. 66 cpv. 4 LTF).

Il Tribunale federale pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Non si prelevano spese giudiziarie.

3.
Comunicazione alle parti, alla Cassa cantonale di assicurazione contro la
disoccupazione, Bellinzona, e al Tribunale delle assicurazioni del Cantone
Ticino.
Lucerna, 16 maggio 2008
In nome della I Corte di diritto sociale
del Tribunale federale svizzero
Il Presidente: Il Cancelliere:

Ursprung Schäuble