Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

I. Sozialrechtliche Abteilung, Beschwerde in öffentlich-rechtlichen Angelegenheiten 8C.383/2007
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Tribunale federale
Tribunal federal

8C_383/2007 {T 0/2}

Sentenza del 15 luglio 2008
I Corte di diritto sociale

Composizione
Giudici federali Ursprung, Presidente,
Frésard, Buerki Moreni, giudice supplente,
cancelliere Schäuble.

Parti
M._________,
ricorrente, patrocinata dall'avv. Raffaele Dadò, via Stazione 9, 6602 Muralto,

contro

Sezione del lavoro del Cantone Ticino, Piazza Governo, 6501 Bellinzona,
opponente.

Oggetto
Assicurazione contro la disoccupazione,

ricorso contro il giudizio del Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino
del 13 giugno 2007.

Fatti:

A.
Con sentenza del 4 luglio 2005 (C 270/04) l'allora Tribunale federale delle
assicurazioni, confermando la decisione su opposizione emanata dalla Sezione
del lavoro il 26 gennaio 2004 e il giudizio del Tribunale delle assicurazioni
del Cantone Ticino del 10 novembre 2004, ha dichiarato M._________ inidonea al
collocamento a far tempo dal 1° gennaio 2003, in quanto la posizione del marito
all'interno della ditta di cui era dipendente era analoga a quella di un datore
di lavoro.

Tramite decisione passata in giudicato del 13 settembre 2005 la Cassa
disoccupazione cristiano sociale (OCST; in seguito Cassa) ha quindi decretato,
nei confronti di M._________, la restituzione di fr. 28'087.90 a titolo di
indennità di disoccupazione percepite a torto da gennaio a agosto 2003.

Con provvedimento su opposizione del 20 novembre 2006, la Sezione del lavoro ha
confermato la precedente decisione del 16 maggio 2006 con cui aveva respinto,
per carenza di buona fede, la domanda di condono dell'importo chiesto in
restituzione presentata dall'assicurata il 12 settembre 2005.

B.
Avverso detto provvedimento, M._________, patrocinata dall'avv. Raffaele Dadò,
si è aggravata al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, il quale,
per pronuncia del 13 giugno 2007, ha respinto l'impugnativa.

C.
Assistita dall'avv. Dadò, M._________ interpone ricorso al Tribunale federale
delle assicurazioni (recte, dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale), al quale
chiede, in via principale, l'annullamento del giudizio impugnato, con
conseguente accertamento della nullità della decisione del 20 novembre 2006
della Sezione del lavoro (recte: della decisione di restituzione del 13
settembre 2005), ed in via subordinata il rinvio degli atti alla Corte
cantonale per nuovo giudizio ai sensi dei considerandi e previa completazione
dell'istruttoria mediante l'audizione del collocatore della ricorrente.

La Sezione del lavoro e la Segreteria di Stato dell'economia hanno rinunciato a
determinarsi.

Diritto:

1.
Tema del contendere è il condono della restituzione dell'importo di fr.
28'087.90.

2.
Il ricorso può essere presentato per violazione del diritto, conformemente a
quanto stabilito dagli art. 95 e 96 LTF. Per il resto, il Tribunale federale
fonda la sua sentenza sui fatti accertati dall'autorità inferiore (art. 105
cpv. 1 LTF). Può scostarsi da questo accertamento solo qualora esso sia
avvenuto in modo manifestamente inesatto o in violazione del diritto ai sensi
dell'art. 95 LTF (art. 105 cpv. 2 LTF).

Se la parte ricorrente intende scostarsi dai fatti stabiliti dall'autorità
precedente, deve spiegare in maniera circostanziata per quali motivi ritiene
che le condizioni di una delle eccezioni previste dall'art. 105 cpv. 2 LTF
sarebbero realizzate; in caso contrario, non si può tener conto di uno stato di
fatto diverso da quello posto a fondamento della decisione impugnata (art. 97
cpv. 1 LTF; sentenza 1C_24/2007 del 15 marzo 2007, consid. 1.6; sentenza 6B_2/
2007 del 14 marzo 2007, consid. 3).

Va pure ricordato che nell'ambito dell'accertamento dei fatti e della
valutazione delle prove il giudice di merito dispone di un ampio potere di
apprezzamento. Per censurare un asserito accertamento arbitrario dei fatti o
un'asserita valutazione arbitraria delle prove non è sufficiente che il
ricorrente critichi semplicemente la decisione impugnata o che contrapponga a
quest'ultima un proprio accertamento o una propria valutazione, per quanto essi
siano sostenibili o addirittura preferibili. Egli deve bensì dimostrare per
quale motivo l'accertamento dei fatti o la valutazione delle prove da lui
criticati sarebbero manifestamente insostenibili o in chiaro contrasto con la
situazione di fatto, si fondano su una svista manifesta o contraddicono in modo
urtante il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 125 I 166 consid. 2a
pag. 168; 125 II 10 consid. 3a pag. 15; 124 I 312 consid. 5a pag. 316; 124 V
137 consid. 2b pag. 139 e riferimenti).

3.
Il Tribunale federale applica d'ufficio il diritto (art. 106 cpv. 1 LTF). Esso
né è vincolato dagli argomenti sollevati nel ricorso né dai motivi addotti
dall'autorità inferiore; può quindi accogliere un ricorso per motivi diversi da
quelli invocati e respingerlo sulla base di una motivazione differente da
quella posta a fondamento del giudizio impugnato (cfr. DTF 130 III 136 consid.
1.4 pag. 140). Tenuto conto dell'esigenza di motivazione di cui all'art. 42
cpv. 1 LTF, sotto pena d'inammissibilità (art. 108 cpv. 1 lett. b LTF), il
Tribunale federale esamina in linea di principio solo le censure sollevate;
esso non è tenuto a esaminare, come lo farebbe un'autorità di prima istanza,
tutte le questioni giuridiche che si pongono se queste ultime non sono più
oggetto di discussione in sede federale. Il Tribunale non può entrare nel
merito sulla pretesa violazione di un diritto costituzionale o su questioni
attinenti al diritto cantonale o intercantonale se la censura non è stata
sollevata né motivata in modo preciso dalla parte ricorrente (art. 106 cpv. 2
LTF).

4.
Nel giudizio impugnato il Tribunale cantonale ha preliminarmente stabilito che
la decisione di restituzione risultava annullabile, non nulla, mentre nel
merito ha giudicato che la ricorrente non era in buona fede, non avendo
comunicato all'amministrazione la sua effettiva disponibilità e capacità
lavorativa.

Dal canto suo M._________, oltre a ribadire la nullità della decisione di
restituzione, si ritiene in buona fede, poiché ha sempre informato in maniera
chiara e precisa il proprio collocatore, S._________, il quale non ha mai
espresso alcun dubbio circa il suo diritto di percepire indennità di
disoccupazione. In proposito la ricorrente censura inoltre un accertamento
incompleto dei fatti per non aver sentito il proprio consulente.

5.
Nei considerandi dell'impugnato giudizio è stato correttamente ricordato che ai
sensi dell'art. 25 cpv. 1 LPGA, cui rinvia l'art. 95 LADI, disciplinante il
tema della restituzione, le prestazioni indebitamente riscosse non devono
essere restituite se l'interessato era in buona fede e verrebbe a trovarsi in
gravi difficoltà. A questa esposizione può essere fatto riferimento e prestata
adesione, non senza tuttavia soggiungere che i predetti due presupposti devono
essere cumulativamente adempiuti (cfr. Kieser, ATSG-Kommentar, Zurigo/Basilea/
Ginevra 2003, no. 19 all'art. 25).

Per l'art. 28 LPGA gli assicurati e il loro datore di lavoro devono collaborare
gratuitamente all'esecuzione delle varie leggi d'assicurazione sociale (cpv.
1). Colui che rivendica prestazioni assicurative deve fornire gratuitamente
tutte le informazioni necessarie per accertare i suoi diritti e per stabilire
le prestazioni assicurative (cpv. 2). Secondo l'art. 31 LPGA inoltre l'avente
diritto, i suoi congiunti o i terzi ai quali è versata la prestazione sono
tenuti a notificare all'assicuratore o, secondo i casi, al competente organo
esecutivo qualsiasi cambiamento importante sopraggiunto nelle condizioni
determinati per l'erogazione di una prestazione (cpv. 1). Qualsiasi persona o
servizio che partecipa all'esecuzione delle assicurazioni sociali ha l'obbligo
di informare l'assicuratore se apprende che le condizioni determinati per
l'erogazione di prestazioni hanno subito modifiche (cpv. 2).

6.
6.1 Preliminarmente va esaminato il quesito circa la nullità o meno della
decisione di restituzione del 13 settembre 2005 (e non del provvedimento con
cui la Sezione del lavoro ha negato il condono, come sostenuto per svista
manifesta dalla ricorrente), la quale è stata emessa - il fatto non è
contestato - dopo la scadenza del termine di perenzione. In tal caso la
richiesta di condono risulterebbe priva di oggetto.

6.2 Secondo l'art. 25 cpv. 2 LPGA il diritto di esigere la restituzione si
estingue dopo un anno a decorrere dal momento in cui l'istituto d'assicurazione
ha avuto conoscenza del fatto, ma al più tardi cinque anni dopo il versamento
della prestazione. Se il credito deriva da un atto punibile per il quale il
diritto penale prevede un termine di prescrizione più lungo, quest'ultimo è
determinante.

Il termine è rispettato se la decisione di restituzione viene emessa entro un
anno (DTF 119 V 89 consid. 4c pag. 95, 431 consid. 3b pag. 433). La perenzione
provoca l'estinzione del diritto (Kieser, ATSG-Kommentar, Zurigo/Basilea/
Ginevra 2003, no. 9 all'art. 24; Maeschi, Kommentar zum Bundesgesetz über die
Militärversicherung [MVG], Berna 2000, no. 31 all'art. 15 LAM, pag. 147), non
solo la possibilità di porlo in esecuzione. Essa va quindi esaminata d'ufficio,
indipendentemente da un'eventuale eccezione (DTF 113 V 180 consid. 2 pag. 181;
112 V 6 consid. 4c pag. 8; 111 V 135 consid. 3b pag. 136).

Secondo prassi federale costante (sviluppata in relazione al vecchio art. 47
cpv. 2 LAVS e applicabile anche alla LPGA: DTF 133 V 579 consid. 4.1 pag. 582;
119 V 431 consid. 3a pag. 433; Kieser, op. cit., no. 26 all'art. 25) il termine
di perenzione decorre nel momento in cui l'amministrazione, usando l'attenzione
da essa ragionevolmente esigibile, avuto riguardo alle circostanze concrete,
avrebbe dovuto rendersi conto dei fatti giustificanti la restituzione (v.
consid. 5.1 non pubblicato in DTF 133 V 579; 124 V 380 consid. 1 pag. 383 e
riferimenti). Per poter esaminare i presupposti della restituzione
l'amministrazione deve disporre di tutti i fatti rilevanti, da cui emerga sia
il principio che la misura del diritto alla medesima. Per determinare la
pretesa non è quindi sufficiente che la cassa venga solo a conoscenza di
circostanze che forse potrebbero condurre ad ammetterla oppure che permettono
di stabilirne il principio ma non la misura (DTF 112 V 180 consid. 4a pag. 181;
sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni C 11/00 del 10 ottobre
2001, consid. 2).

6.3 Per prassi costante, una decisione amministrativa viziata è, di regola,
unicamente annullabile. Se, quindi, non viene impugnata tempestivamente, essa
diviene formalmente definitiva e non può più venire contestata. Solo di rado
una simile decisione è nulla, cioè non esplica effetto alcuno (DTF 104 Ia 172
consid. 2c pag. 176 con rinvii; Grisel, Traité de droit administratif,
Neuchâtel 1984, volume I, pag. 421; Rhinow/Krähenmann, Schweizerische
Verwaltungsrechtsprechung, Ergänzungsband, Basilea/Francoforte 1990, n. 40 B I,
pag. 118; Moor, Droit administratif, vol. II, 2a ed., Berna 2002, pag. 310).
Ciò è segnatamente il caso se il vizio è particolarmente grave, è evidente o
perlomeno facilmente riconoscibile e, infine, l'accertamento della nullità non
mette in serio pericolo la sicurezza del diritto (sentenze 2A.18/2007 dell'8
agosto 2007, consid. 2.4 e 2.5, e 5P.178/2003 del 2 giugno 2003, consid. 3.2;
DTF 116 Ia 215 consid. 2c pag. 219; 104 Ia 172 consid. 2c pag. 176 con rinvii).
Di norma, vengono considerati vizi particolarmente gravi taluni errori di
procedura, quali l'incompetenza dell'autorità giudicante. Gli errori
riguardanti il contenuto invece causano raramente la nullità dell'atto (DTF 104
Ia 172 consid. 2c pag. 176 con rinvii), e meglio solo se sono eccezionalmente
gravi; ciò si verifica, ad esempio, quando l'atto diviene, in pratica, privo di
effetto e meglio impossibile da eseguire, insensato, immorale (sentenza 5P.178/
2003 succitata, consid. 3.2; Rhinow/Krähenmann, op. cit., n. 40 B V e, pag.
121) oppure in contrasto con un divieto assoluto posto dalla Costituzione (si
veda in proposito Moor, op. cit., pag. 321), ad esempio nel caso in cui una
decisione non abbia alcuna base legale (Knapp, Précis de droit administratif,
4a ed., Basilea/Francoforte 1991, n. 1219; si confronti anche sentenza 2A.18/
2007 succitata, consid. 2.4 e 2.5). Del resto se così non fosse e meglio se
ogni illegalità riguardante il merito provocasse la nullità della decisione,
l'organo esecutivo si sostituirebbe di fatto all'autorità decisionale (sentenza
5P.178/2003 succitata; Imboden, Der nichtige Staatsakt, Zurigo 1944, pag. 137).

Il Tribunale federale non ha per esempio ritenuto nulla la decisione tendente a
prelevare contributi di miglioria malgrado il diritto di tassare fosse perento
(RDAT 1996 I n. 49 pag. 138 consid. 5). Secondo l'alta Corte trattandosi di un
errore riguardante il contenuto si doveva dar prova di grande riserbo
nell'ammettere la nullità (DTF 104 Ia 172 consid. 2c pag. 176 con rinvii;
Rhinow/Krähenmann, op. cit., n. 40 B V e, pag. 121; Moor, op. cit., pag. 321;
Knapp, op. cit., n. 1219); inoltre in concreto i lavori erano stati eseguiti e
i proprietari dei fondi ne avevano beneficiato. Il solo fatto che l'autorità
comunale aveva disatteso un termine di perenzione, seppur grave, non permetteva
di ammettere la nullità della procedura d'imposizione. Pure il Tribunale
federale delle assicurazioni si era già espresso in tal senso al consid. 4b
della sentenza pubblicata in RCC 1988 pag. 260 (H 116/86), in cui, non
considerando un termine di perenzione, restituiva dei contributi ad un
assicurato (si confronti anche la sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni H 335/95 del 22 maggio 1997, secondo cui una decisione di
fissazione dei contributi non è nulla, ma soltanto annullabile, anche se emessa
dopo la scadenza del termine di perenzione).

6.4 In concreto non è soltanto incontestato, ma addirittura ammesso dalla
Sezione del lavoro - la quale ha precisato che il provvedimento di restituzione
avrebbe dovuto essere emanato immediatamente dopo la decisione con cui essa
aveva decretato l'inidoneità al collocamento dell'interessata e non solo dopo
la sentenza con cui il Tribunale federale delle assicurazioni aveva confermato
definitivamente detta decisione - che la Cassa ha statuito sull'esistenza di un
diritto nel frattempo estinto, in seguito a perenzione.

La decisione è pertanto gravemente viziata nel merito (sentenza del Tribunale
federale 2P.171/1995 del 26 ottobre 1995 pubblicata in RDAT 1996 I n. 49 pag.
137), in quanto attesta l'esistenza di un diritto estinto; la carenza inoltre,
pur non essendo palese, è facilmente riconoscibile. Tuttavia, la richiesta di
restituzione era giustificata in quanto l'inidoneità al collocamento
dell'assicurata e quindi il fatto che abbia percepito a torto indennità di
disoccupazione sono stati confermati in ultima istanza (RDAT 1996 I n. 49 pag.
139 consid. 5b). Alla luce della suesposta giurisprudenza quindi, malgrado
l'intervenuta perenzione, la decisione è annullabile e quindi in concreto
definitiva. Una modifica potrebbe infatti intervenire solo tramite riesame da
parte dell'amministrazione (si confronti RCC 1988 pag. 261 consid. 3c.).

Su questo punto, in quanto conforme al diritto federale, il giudizio impugnato
va confermato.

7.
7.1 Nel merito va pertanto esaminato se l'assicurata era in buona fede. Al
riguardo va rilevato che il solo fatto che l'assicurata ignorasse di non avere
diritto alle prestazioni versate non basta per ammetterne l'esistenza. La buona
fede, in quanto condizione necessaria per il condono, è infatti esclusa a
priori se i fatti che danno luogo all'obbligo di restituzione (per esempio la
violazione dell'obbligo di annunciare o di informare) sono imputabili ad un
comportamento doloso oppure ad una grave negligenza. Per contro, l'assicurata
può invocarla se l'azione o l'omissione costituiscono una lieve negligenza
(cfr. DLA 1998 no. 14 pag. 73 consid. 4a; 1992 no. 7 pag. 103 consid. 2b; cfr.
pure DTF 112 V 97 consid. 2c pag. 103; 110 V 176 consid. 3c pag. 180). In
questo ordine di idee, occorre differenziare tra la buona fede intesa come
mancata consapevolezza dell'illiceità ("Unrechtsbewusstsein") e la questione di
sapere se l'interessato, facendo uso dell'attenzione che le circostanze
permettevano di esigere da lui (alla luce di un criterio oggettivo, sentenza
9C_14/2007 del 2 maggio 2007), avrebbe potuto e dovuto riconoscere il vizio
giuridico esistente. La consapevolezza o meno dell'illiceità dell'atto o
dell'omissione è una questione di fatto, in merito alla quale il potere d'esame
del Tribunale federale è limitato (art. 97 e 105 LTF). Per contro, il tema se
una persona abbia fatto prova dell'attenzione ragionevolmente esigibile, è una
questione di diritto, che il Tribunale esamina liberamente (DTF 122 V 221
consid. 3 pag. 223 e riferimenti; DLA 1998 no. 41 pag. 237 consid. 3; sentenze
8C_594/2007 del 10 marzo 2008, consid. 5.1, e 8C_1/2007 dell'11 maggio 2007).
7.2
7.2.1 In concreto il Tribunale di prime cure non ha accertato che l'interessata
era cosciente dell'illecito (contrariamente a quanto attestato
dall'amministrazione), bensì le ha rimproverato di non avere notificato
correttamente la propria disponibilità lavorativa, commettendo una grave
negligenza. Rinviando a quanto statuito dal Tribunale federale delle
assicurazioni il 4 luglio 2005, la Corte ha in particolare evidenziato che
lavorare dalle 8 alle 18, come indicato dall'interessata, non era possibile
viste le attività svolte di segretaria amministrativa presso la ditta H._______
Sagl da un lato e di consulente immobiliare presso lo Studio di architettura
M.________ dall'altro. La questione sull'eventualità di riconoscere unicamente
negligenza lieve per avere notificato all'Ufficio regionale di collocamento (in
seguito URC), ma non alla Cassa, il proprio nome da sposata, è invece stata
lasciata aperta.
7.2.2 Secondo questa Corte quanto dedotto in prima sede dalla sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni del 4 luglio 2005 non permette di per sé
di concludere che l'assicurata non ha fatto uso dell'attenzione che le
circostanze permettevano di esigere da lei e che quindi la violazione
dell'obbligo di informare sarebbe riconducibile ad una grave negligenza. Tale
conclusione poggia infatti su una valutazione manifestamente errata delle prove
e su un accertamento incompleto dei fatti che devono pertanto essere completati
alla luce dell'art. 105 cpv. 2 LTF (si veda in proposito sentenza 8C_594/2007
del 10 marzo 2008, consid. 5.6.3).

Al riguardo va infatti rilevato che quanto attestato dal Tribunale di prime
cure è da un lato irrilevante ai fini del riconoscimento o meno della buona
fede, ritenuto che secondo gli accertamenti vincolanti eseguiti dal Tribunale
federale delle assicurazioni nella succitata sentenza la seconda attività, in
favore dello Studio di architettura M.________ , è stata avviata soltanto
nell'agosto 2003 per 50/60 ore mensili (v. Fatti A.b della sentenza C 270/04
del 4 luglio 2005). Non risulta quindi dagli atti che l'assicurata abbia
esercitato, da gennaio ad agosto, due attività contemporaneamente. Per quanto
riguarda inoltre in particolare il periodo da gennaio a maggio, non si può
neppure affermare che l'interessata abbia omesso di indicare correttamente la
propria disponibilità lavorativa alla Cassa rispettivamente all'URC. Dagli atti
emerge infatti che in quel periodo svolgeva solo un'attività a ore su chiamata
notificata alla Cassa quale guadagno intermedio, che poteva essere considerata
senz'altro compatibile con un'attività a tempo pieno (Fatti A.a della sentenza
succitata). Dalle notifiche del guadagno intermedio all'attenzione della Cassa,
allegate alla domanda di indennità, richiamata anche dal Tribunale cantonale,
emerge infatti che l'interessata ha lavorato in media quasi quattordici ore al
mese.

Soltanto nei mesi di giugno e luglio l'interessata ha notificato in media, a
titolo di guadagno intermedio, 58 ore, ridottesi a 36 in agosto. Alla
ricorrente può tuttavia essere eventualmente rimproverato di non aver chiesto
un'immediata riduzione delle indennità, non essendo presumibilmente in grado di
accettare un lavoro a tempo pieno, non tuttavia una scorretta notifica della
sua disponibilità lavorativa. In effetti l'URC era esattamente al corrente
delle modalità di lavoro dell'assicurata, la quale aveva pure notificato fin
dall'inizio che la percentuale lavorativa avrebbe potuto essere anche del
30-50% (verbale del 5 febbraio 2003). Durante il colloquio del mese di maggio
2003 aveva altresì precisato che in giugno avrebbe lavorato al 50% (ciò che
tuttavia non si è avverato avendo l'assicurata eseguito solo 60 ore mensili).
Pure la Cassa inoltre tramite la comunicazione del numero di ore eseguite a
titolo di guadagno intermedio, nettamente più elevato dei primi cinque mesi,
poteva e doveva notare il cambiamento intervenuto. Sia l'URC che la Cassa erano
pertanto al corrente nei minimi dettagli dell'attività che stava svolgendo
l'assicurata, della misura di tale attività e della sua evoluzione, che avrebbe
portato, presumibilmente da ottobre, all'esercizio di un'attività a tempo pieno
(verbali dei colloqui di consulenza), fatto anch'esso più volte dichiarato. In
simili circostanze sia la Cassa che l'URC erano nelle condizioni di agire
almeno già dalla fine di giugno, in base all'obbligo dell'accertamento
d'ufficio dei fatti (art. 43 LPGA, che non viene neutralizzato dall'obbligo di
collaborare e informare del richiedente di cui all'art. 28 LPGA: Kieser, op.
cit., no. 2 all'art. 28), approfondendo la questione circa la misura della
disponibilità lavorativa, con eventuale relativa riduzione delle indennità di
disoccupazione rispettivamente circa l'idoneità al collocamento dell'assicurata
(ciò che del resto l'URC ha fatto nel mese di luglio). Altresì l'URC, in base
alle informazioni in suo possesso, alla luce dell'obbligo di informazione e
consulenza di cui all' art. 27 cpv. 1 e 2 LPGA, avrebbe potuto perlomeno
accennare all'assicurata che il diritto a indennità intere non era
presumibilmente più dato nella medesima misura (in proposito DTF 131 V 472
consid. 4 e 5 pag. 476 segg. e sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni C 157/05 del 28 ottobre 2005).

Visto quanto sopra, all'assicurata, a partire dal mese di giugno, è
eventualmente imputabile una lieve negligenza, non senz'altro una violazione
grave dell'obbligo di informare (per un caso di lieve negligenza, v. sentenze
8C_594/2007 del 10 marzo 2008 e C 288/06 del 27 marzo 2007, consid. 4, in cui
la colpa di un assicurato che ha notificato un guadagno intermedio al
collocatore, non tuttavia alla Cassa, è stata considerata lieve in ambito di
sospensione; per un caso di grave negligenza, v. sentenze del Tribunale
federale delle assicurazioni C 292/02 del 15 marzo 2004, consid. 4, e C 162/98
del 23 settembre 1998, consid. 3).
Dovendo pertanto l'insorgente essere ritenuta in buona fede al momento della
riscossione delle indennità di disoccupazione, a torto la precedente istanza le
ha negato il diritto al condono. La pronuncia impugnata, che viola il diritto
federale, va pertanto annullata, mentre l'incarto va rinviato
all'amministrazione affinché esamini se, in caso di restituzione, l'assicurata
verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà ai sensi dell'art. 25 cpv. 1 seconda
frase LPGA (cfr. pure l'art. 4 OPGA) e si pronunci nuovamente sul diritto al
condono.

8.
Le spese seguono la soccombenza e sono quindi poste a carico della ricorrente
(art. 66 cpv. 1 LTF). Al Servizio cantonale del lavoro, parimenti soccombente,
non possono infatti essere addossate spese giudiziarie, avendo agito
nell'esercizio delle sue attribuzioni ufficiali (art. 66 cpv. 4 LTF; DTF 133 V
637 consid. 4.5 pag. 639; Hansjörg Seiler/Nicolas von Werdt/Andreas Güngerich,
Kommentar zum Bundesgerichtsgesetz, Berna 2007, no. 52 all'art. 66).
Parzialmente vincente in lite, l'insorgente, rappresentata da un legale, ha
diritto a ripetibili ridotte (art. 68 cpv. 1 LTF).

M._________, in quanto parzialmente vittoriosa in causa, ha diritto al rimborso
di spese ripetibili (art. 68 cpv. 1 LTF).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
In parziale accoglimento del ricorso, il giudizio del 13 giugno 2007 e la
decisione su opposizione del 20 novembre 2006 sono annullati, mentre è
riconosciuta la buona fede di M._________ in ordine alla restituzione
dell'importo di fr. 28'087.90. L'incarto va pertanto rinviato alla Sezione del
lavoro del Cantone Ticino affinché proceda ai sensi dei considerandi e si
pronunci nuovamente sulla domanda di condono. Per il resto, il ricorso è
respinto.

2.
Le spese giudiziarie di fr. 500.- sono poste a carico della ricorrente.

3.
La Sezione del lavoro verserà a M._________ la somma di fr. 1500.- a titolo di
ripetibili della sede federale.

4.
Il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino statuirà sulla questione
delle spese ripetibili di prima istanza, tenuto conto dell'esito del processo
in sede federale.

5.
Comunicazione alle parti, al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino,
alla Segreteria di Stato dell'economia e alla Cassa disoccupazione cristiano
sociale (OCST), Locarno.
Lucerna, 15 luglio 2008
In nome della I Corte di diritto sociale
del Tribunale federale svizzero
Il Presidente: Il Cancelliere:

Ursprung Schäuble