Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

I. Sozialrechtliche Abteilung, Beschwerde in öffentlich-rechtlichen Angelegenheiten 8C.459/2007
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Tribunale federale
Tribunal federal

8C_459/2007 {T 0/2}

Sentenza dell'11 giugno 2008
I Corte di diritto sociale

Composizione
Giudici federali Ursprung, presidente,
Frésard, Buerki Moreni, giudice supplente,
cancelliere Schäuble.

Parti
S.________,
ricorrente,

contro

Sezione del lavoro del Cantone Ticino, Piazza Governo, 6501 Bellinzona,
opponente.

Oggetto
Assicurazione contro la disoccupazione,

ricorso contro il giudizio del Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino
del 26 luglio 2007.

Fatti:

A.
A.a A partire dal 2003, durante i mesi da aprile a ottobre, S.________, nata
nel 1953, coniugata, svolge attività lavorativa presso l'Osteria F.________,
quale rappresentante della società gerente, S.________ Sagl, il cui socio e
gerente era, fino al mese di gennaio 2007, il figlio E.________, in seguito il
figlio J._______.

Durante i mesi invernali 2003, 2004 e 2005 l'assicurata ha percepito indennità
di disoccupazione, in parte sospese per ricerche di lavoro insufficienti.
A.b A far tempo dal 1° novembre 2006 l'assicurata si è nuovamente annunciata
all'assicurazione contro la disoccupazione. Alla luce delle precedenti
decisioni di sospensione e delle ricerche di lavoro insufficienti, l'Ufficio
regionale di collocamento di Lugano ha sottoposto il caso alla Sezione del
lavoro che, dopo averla sentita, ha dichiarato S.________ inidonea al
collocamento dal 1° novembre 2006 con decisione del 19 dicembre 2006. Il
provvedimento è stato confermato in data 27 febbraio 2007, in seguito
all'opposizione presentata dall'interessata.

B.
Contro la decisione amministrativa su opposizione S.________ si è aggravata al
Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, chiedendo l'assegnazione di
indennità di disoccupazione.

Con giudizio del 26 luglio 2007 il Presidente della Corte adita, statuendo in
qualità di giudice unico, ha respinto il gravame.

C.
S.________ ha interposto ricorso al Tribunale federale, al quale chiede
l'assegnazione di indennità di disoccupazione dal 1° novembre 2006. Delle
motivazioni si dirà, se necessario, nei considerandi di diritto.

Chiamate a pronunciarsi sul gravame la Sezione del lavoro e la Segreteria di
Stato dell'economia non si sono espresse.

Diritto:

1.
Unico oggetto del contendere è il diritto dell'assicurata di percepire
indennità di disoccupazione dal 1° dicembre 2006 al 31 marzo 2007, segnatamente
la sua idoneità al collocamento.

2.
Il ricorso può essere presentato per violazione del diritto, così come
determinato dagli art. 95 e 96 LTF. L'accertamento dei fatti può per contro
essere censurato soltanto se è stato svolto in modo manifestamente inesatto o
in violazione del diritto ai sensi dell'art. 95 e l'eliminazione del vizio può
essere determinante per l'esito del procedimento (art. 97 cpv. 1 LTF). Il
Tribunale federale fonda infatti la sua sentenza sui fatti accertati
dall'autorità inferiore (l'art. 105 cpv. 1 LTF).
Se la parte ricorrente intende scostarsi dai fatti stabiliti dall'autorità
precedente, deve spiegare in maniera circostanziata per quali motivi ritiene
che le condizioni di una delle eccezioni previste dall'art. 105 cpv. 2 LTF
sarebbero realizzate; in caso contrario, non si può tener conto di uno stato di
fatto diverso da quello posto a fondamento della decisione impugnata (art. 97
cpv. 1 LTF; sentenze 1C_24/2007 del 15 marzo 2007 consid. 1.6, 6B_2/2007 del 14
marzo 2007 consid. 3).
Nell'ambito dell'accertamento dei fatti e della valutazione delle prove inoltre
il giudice di merito dispone di un ampio potere di apprezzamento. Per censurare
un asserito accertamento arbitrario dei fatti o un'asserita valutazione
arbitraria delle prove non è sufficiente che il ricorrente critichi
semplicemente la decisione impugnata o che contrapponga a quest'ultima un
proprio accertamento o una propria valutazione, per quanto essi siano
sostenibili o addirittura preferibili. Egli deve bensì dimostrare per quale
motivo l'accertamento dei fatti o la valutazione delle prove da lui criticati
sarebbero manifestamente insostenibili o in chiaro contrasto con la situazione
di fatto, si fonderebbero su una svista manifesta ocontraddirebbero in modo
urtante il sentimento della giustizia e dell'equità (DTF 125 I 166 consid. 2a
pag. 168; 125 II 10 consid. 3a pag. 15; 124 I 310 consid. 5a pag. 316; 124 V
137 consid. 2b pag. 139 e riferimenti).

3.
Il Tribunale federale applica d'ufficio il diritto (art. 106 cpv. 1 LTF). Esso
non è vincolato né dagli argomenti sollevati nel ricorso né dai motivi addotti
dall'autorità inferiore; può dunque accogliere un ricorso per motivi diversi da
quelli invocati dalla parte insorgente e respingerlo adottando
un'argomentazione differente da quella esposta nel giudizio impugnato (cfr. DTF
130 III 136 consid. 1.4 pag. 140). Tenuto conto dell'esigenza di motivazione di
cui all'art. 42 cpv. 1 LTF, sotto pena d'inammissibilità (art. 108 cpv. 1 lett.
b LTF), il Tribunale federale esamina in linea di principio solo le censure
sollevate; esso non è tenuto ad esaminare, come lo farebbe un'autorità di prima
istanza, tutte le questioni giuridiche che si pongono se queste ultime non sono
più oggetto di discussione in sede federale (sentenza 9C_47/2007 del 29 giugno
2007 consid. 1). Il Tribunale non può entrare nel merito sulla pretesa
violazione di un diritto costituzionale o su questioni attinenti al diritto
cantonale o intercantonale se la censura non è stata sollevata né motivata in
modo preciso dalla parte ricorrente (art. 106 cpv. 2 LTF).

4.
Nel proprio giudizio il Presidente del Tribunale cantonale ha ritenuto che la
ricorrente non fosse idonea al collocamento sia perché non aveva svolto un
numero sufficiente di ricerche di lavoro, sia in quanto non era disposta ad
accettare, se si fosse presentata l'occasione, un lavoro a tempo pieno.

Dal canto suo l'interessata ritiene di essere stata trattata, senza valido
motivo, diversamente dal marito, a cui erano state riconosciute indennità di
disoccupazione, di aver fatto ricerche sufficienti e infine che non le è stato
proposto alcuna attività, non potendo, a causa del suo stato di salute,
lavorare quale addetta alle pulizie.

5.
In primo luogo va rilevato che secondo l'art. 99 cpv. 1 LTF possono essere
addotti nuovi fatti e nuovi mezzi di prove solo se ne dà motivo la decisione
dell'autorità inferiore.

Alla luce del tenore di questa disposizione la censura relativa alla presunta
discriminazione nei confronti del marito (art. 8 cpv. 1 Cost.), a cui sarebbero
state accordate, in circostanze simili, indennità di disoccupazione, non è
ricevibile in questa sede.

In effetti dagli atti emerge che l'interessata ha sollevato in maniera precisa
la censura la prima volta in occasione della completazione del ricorso in
materia di diritto pubblico, mentre non vi è traccia di detta contestazione in
sede cantonale. Inoltre la pronuncia impugnata non dava motivo di addurre tali
nuovi fatti, che avrebbero potuto già essere sollevati in sede amministrativa e
giudiziaria cantonale.

6.
6.1 Giusta l'art. 8 cpv. 1 LADI il diritto all'indennità di disoccupazione è
subordinato tra l'altro alla condizione che l'assicurato sia disoccupato
totalmente o parzialmente (lett. a) e sia idoneo al collocamento (lett. f).

L'art. 15 cpv. 1 LADI dispone poi che il disoccupato è idoneo al collocamento
se è disposto, capace ed autorizzato ad accettare un'occupazione adeguata e a
partecipare a provvedimenti di reintegrazione.

L'idoneità al collocamento comprende pertanto due elementi: da un lato,
l'assicurato deve essere in grado di fornire un lavoro - più particolarmente di
esercitare un'attività lucrativa salariata - senza essere impedito per ragioni
inerenti alla sua persona; dall'altro, egli deve essere disposto ad accettare
un'occupazione adeguata ai sensi dell'art. 16 LADI, ciò che implica non solo la
volontà di assumere una simile attività quando l'occasione si presenta, ma pure
una disponibilità sufficiente per quanto riguarda il tempo che egli può
consacrare ad un impiego offerto e per quel che concerne il numero dei
potenziali datori di lavoro (DTF 125 V 51 consid. 6a pag. 58; 123 V 214 consid.
3 pag. 216 con riferimento). L'idoneità al collocamento va ammessa con
particolare riserva se, a causa di altri obblighi o di circostanze personali
speciali, l'assicurato intende esercitare un'attività lucrativa solo durante
determinati orari della giornata o della settimana. Un disoccupato dev'essere
infatti considerato inidoneo al collocamento nei casi in cui la scelta dei
posti di lavoro è talmente limitata da rendere alquanto incerta la possibilità
di trovare un impiego (DTF 123 V 214 consid. 3 pag. 216; 120 V 385 consid. 3a
pag. 388 con riferimenti).

Per l'art. 14 cpv. 3 OADI inoltre gli assicurati, che prima della
disoccupazione erano lavoratori temporanei, sono considerati idonei al
collocamento soltanto se sono disposti e capaci ad assumere un impiego
durevole.

La disposizione si riferisce in particolare a quei lavoratori che si mettono a
disposizione unicamente per lavori di durata e frequenza irregolari, ma che non
intendono accettare un lavoro fisso. In tal caso devono assumersi il rischio
della perdita di occupazione nel periodo intercorrente tra due rapporti di
lavoro (DTF 120 V 385 consid. 3b pag. 388 con riferimenti; DLA 2000 no. 29 pag.
154 consid. 2b).
Di principio i lavoratori assunti in base ad un contratto di lavoro temporaneo
possono quindi avvalersi del diritto a indennità di disoccupazione (DTF 114 V
336 consid. 1 pag. 338). Essi devono tuttavia essere disposti ad accettare un
impiego di durata indeterminata (DTF 120 V 385 consid. 3b pag. 388; DLA 1991
no. 4 pag. 26; sentenza C 53/06 del 20 marzo 2007 consid. 3).

6.2 Secondo la giurisprudenza, degli sforzi qualitativamente insufficienti per
trovare un'occupazione, quali ad esempio la limitazione della ricerca di lavoro
al precedente settore professionale, non consentono di concludere per una
mancata disponibilità al collocamento, bensì sono piuttosto l'espressione di
un'insufficiente osservanza dell'obbligo legale di ridurre il danno (si
confronti art. 17 cpv. 1 LADI). Per ammettere una mancata disponibilità al
collocamento occorre piuttosto l'intervento di circostanze particolarmente
qualificate, che possono ad esempio realizzarsi qualora l'assicurato,
nonostante sia stato in precedenza più volte sospeso dal diritto all'indennità
di disoccupazione, continui a rivolgere i propri sforzi verso l'attività
professionale precedentemente esercitata, la quale, tuttavia, non presenta
possibilità d'impiego (DLA 1996/1997 no. 8 pag. 31 consid. 3 con riferimenti;
cfr. pure SVR 1997 ALV no. 81 pag. 246 consid. 3b/bb). Ne consegue che ad un
assicurato che, nell'ambito della prima richiesta di indennità di
disoccupazione, intraprende insufficienti sforzi personali per trovarsi
un'occupazione, non può di principio essere negata la disponibilità al
collocamento a meno che, malgrado le apparenze, lo stesso non abbia alcuna
intenzione di riprendere un'attività lavorativa dipendente. Per il principio
della proporzionalità, che si applica anche alla procedura nell'assicurazione
contro la disoccupazione, il comportamento dell'assicurato dev'essere in prima
linea sanzionato mediante una sospensione del diritto alle indennità di
disoccupazione (art. 30 cpv. 1 lett. c LADI; SVR 1997 ALV no. 81 pag. 246
consid. 3b/bb).

Il Tribunale federale delle assicurazioni ha però anche avuto modo di rilevare
a più riprese che l'idoneità al collocamento può essere negata in presenza di
ricerche d'impiego ripetutamente insufficienti, in caso di rifiuto reiterato di
accettare un'attività adeguata oppure ancora se l'assicurato limita i propri
interventi ad un settore d'attività nel quale, concretamente, egli ha
pochissime possibilità di trovare un impiego (DLA 2004 no. 18 pag. 188 consid.
2.2; cfr. pure DTF 125 V 51 consid. 6a pag. 58; 123 V 214 consid. 3 pag. 216
con riferimenti), se è altrimenti limitato nella scelta di un impiego al punto
tale che il suo collocamento risulti molto aleatorio (DTF 123 V 214 consid. 3
pag. 216; 112 V 326 consid. 1a pag. 327 e i riferimenti ivi citati; DLA 2003
no. 14 pag. 130 consid. 2.1; 1980 no. 38 pag. 90), rispettivamente se,
nonostante le apparenze, la sua reale volontà di trovare lavoro può essere
messa in dubbio (DLA 2006 no. 18 pag. 225 consid. 4.2 con riferimenti). In
proposito, la Corte ha altresì precisato che per statuire sull'idoneità al
collocamento occorre procedere a una valutazione complessiva di tutti i
fattori, oggettivi e soggettivi, suscettibili di incidere sulle possibilità di
impiego nel caso concreto. Oltre all'estensione del mercato del lavoro entrante
in linea di considerazione per la persona assicurata va tenuto conto anche del
genere dell'attività adeguata ricercata. Il Tribunale ha così avuto modo di
osservare che una limitazione degli sforzi ad un settore professionale
determinato può, in combinazione con delle limitazioni temporali dell'attività
stessa, portare a negare l'idoneità al collocamento (DLA 2001 no. 13 pag. 146
consid. 1; cfr. pure DTF 112 V 215 consid. 2 pag. 218; DLA 2000 no. 29 pag.
150; 1998 no. 46 pag. 265 consid. 1c).

7.
In concreto, alla luce dell'accertamento dei fatti così come eseguito
dall'istanza precedente, che non risulta manifestamente errato oppure
incompleto, non si può che confermare il giudizio impugnato.

Come affermato dalla Corte cantonale non risulta dagli atti in alcun modo la
volontà di S.________ di voler effettivamente cercare rispettivamente
accettare, sia nel suo settore che in altri adeguati, un lavoro a tempo
indeterminato. Le ricerche di lavoro infatti si sono limitate al settore della
ristorazione, che comprende in parte attività di carattere stagionale (gerente
di esercizi pubblici). Inoltre la ricorrente si è rifiutata di partecipare a
eventuali programmi occupazionali e ha addotto che nel caso in cui le fossero
stati sottoposti lavori annuali, avrebbe dovuto "valutare bene con il
potenziale datore tale proposta" e che non si sarebbe "mai posta questo quesito
da quando si è iscritta in disoccupazione ad oggi" (colloquio di consulenza del
21 novembre 2006).

Dagli atti emerge del resto che essa lavora da quattro anni stagionalmente per
la medesima società, la quale gestisce un ristorante a conduzione familiare, in
cui per sua stessa ammissione è attiva praticamente tutta la famiglia. Alla
luce di quanto sopra esposto le circostanze parlano tuttalpiù a favore della
volontà - ben comprensibile - dell'assicurata di continuare a gestire, durante
la stagione estiva, l'attività di ristorazione a carattere stagionale avviata
nel 2003 dalla famiglia. In tale ipotesi tuttavia, il rischio della perdita di
lavoro tra una stagione e l'altra va posto a suo carico.

Non va inoltre dimenticato che S.________ ha reiteratamente, e meglio per ben
quattro anni, e per sua stessa ammissione, eseguito ricerche di lavoro
insufficienti non raggiungendo il numero pattuito con il consulente competente
e limitandole all'ambito della propria professione.

Che tale procedere non era corretto le doveva inoltre essere ben chiaro, in
quanto le era stato ripetutamente comunicato dai consulenti, che doveva cercare
un impiego a tempo indeterminato anche al di fuori del suo campo di attività.

In simili circostanze, in quanto infondato, il ricorso in materia di diritto
pubblico va respinto.

8.
Visto l'esito della procedura le spese giudiziarie vanno poste a carico della
ricorrente (art. 66 cpv. 1 LTF). La Sezione del lavoro non ha diritto al
rimborso di spese ripetibili (art. 68 cpv. 3 LTF).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese giudiziarie di fr. 500.- sono poste a carico della ricorrente.

3.
Comunicazione alle parti, al Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino e
alla Segreteria di Stato dell'economia.
Lucerna, 11 giugno 2008
In nome della I Corte di diritto sociale
del Tribunale federale svizzero
Il Presidente: Il Cancelliere:

Ursprung Schäuble