Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

I. Sozialrechtliche Abteilung, Beschwerde in öffentlich-rechtlichen Angelegenheiten 8C.92/2007
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Sentenza del 14 dicembre 2007
I Corte di diritto sociale

Giudici federali Ursprung, Presidente,
Widmer, Lustenberger, Leuzinger, Frésard,
cancelliere Schäuble.

C. ________,
ricorrente, patrocinato dall'avv. Paola Bottinelli Raveglia, Casa Moesa, 6535
Roveredo GR,

contro

Comune di X._________,
opponente, patrocinato dall'avv. Cristina Keller, Palazzo Polti, 6537 Grono.

Assistenza pubblica,

ricorso contro il giudizio del Tribunale amministrativo del Cantone dei
Grigioni del 16 gennaio 2007.

Fatti:

A.
C. ________, nato nel 1923, vedovo, è domiciliato nel Comune di X._________.
Dal mese di maggio 2004 è collocato presso la casa di cura per anziani
O._________ a G.________. Egli è titolare di una rendita di vecchiaia nonché
di un assegno per grandi invalidi dell'AVS. Beneficia inoltre di una
prestazione complementare alla rendita AVS. C.________ è padre di due figli,
M.________, nata nel 1964, domiciliata a I._________, e A._________, nato nel
1968, domiciliato a Y._______. La prestazione complementare, ammontante a fr.
263.- mensili, è calcolata in funzione, segnatamente, di una sostanza di fr.
105'195.-. Quest'ultima è composta di un importo (ipotetico) di fr.
104'198.-, computato a titolo di sostanza ceduta ai figli nel 1997, e di un
deposito di risparmio di fr. 997.-. Dedotta la franchigia di fr. 25'000.-, si
giunge ad una sostanza netta di fr. 80'195.-. La stessa è considerata nella
misura di un quinto, pari a fr. 16'039.-, per il reddito determinante.

In data 29 aprile 2005, C.________, tramite il Servizio sociale M.________,
ha presentato al Comune di X._________ una domanda di assistenza pubblica,
poi confermata e precisata il 19 aprile 2006. La domanda era volta
all'assunzione, da parte del Comune, di un contributo mensile di fr. 1'284.-
per le spese di soggiorno non coperte presso l'istituto O._________. Tale
importo corrispondeva alla differenza fra il fabbisogno (fr. 4'133.-) e i
redditi (fr. 2'849.-).

Con decisione del 12 luglio 2006 il Comune ha respinto la richiesta,
considerando innanzitutto che i redditi imponibili dei figli dell'istante,
vale a dire fr. 58'000.- per M.________ e fr. 23'500.- per A._________, non
fossero tali, a quel momento, da giustificare un obbligo di assistenza
fondato sul diritto di famiglia. Esso però, fondandosi sulla decisione
relativa alle prestazioni complementari, ha constatato che il richiedente
aveva ceduto sostanza per un importo di fr. 105'195.- (recte: fr. 104'198.-).
Senza questa cessione, la prestazione complementare sarebbe ammontata a fr.
1'555.- mensili. Tenuto conto della sostanza ceduta, l'importo mensile dei
redditi superava di fr. 95.- quello delle spese, secondo il calcolo seguente:
Redditi:
a. rendita AVS fr. 1'726.-
b. assegno per grandi invalidi fr. 860.-
c. prestazione complementare fr. 263.-
d. rinuncia alla sostanza fr. 1'336.- (fr. 16'039.- : 12)
e. interessi su fr. 1'336.- fr. 43.-
totale fr. 4'228.-

Spese:
a. premio assicurazione-malattia fr. 228.-
b. Importo forfettario per persona collocata fr. 255.-
c. spese di ricovero fr. 3'650.-
totale fr. 4'133.-

B.
Per giudizio del 16 gennaio 2007 il Tribunale amministrativo del Cantone dei
Grigioni ha respinto il ricorso contro questa decisione di C.________,
patrocinato dall'avv. Paola Bottinelli Raveglia.

C.
Sempre tramite l'avv. Bottinelli Raveglia, C.________ ha interposto un
ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, al quale chiede
di accogliere la sua domanda e di condannare il Comune di X._________ al
versamento della somma di fr. 1'284.- mensili dal 1° febbraio 2006, oltre
interessi del 5% a partire dall'inoltro della domanda. Subordinatamente,
postula il rinvio della causa all'istanza precedente per nuova pronuncia.

Il Comune di X._________ ha proposto la reiezione del gravame.

Diritto:

1.
1.1 Essendo la decisione impugnata stata pronunciata dopo l'entrata in
vigore, il 1° gennaio 2007 (RU 2006 1242), della legge sul Tribunale federale
(LTF; RS 173.110), il ricorso è disciplinato dal nuovo diritto (art. 132 cpv.
1 LTF).

1.2 Interposto da una parte particolarmente toccata dalla decisione e avente
un interesse degno di protezione al suo annullamento o alla sua modifica
(art. 89 cpv. 1 LTF), il ricorso, diretto contro una decisione finale (art.
90 LTF) pronunciata in una causa di diritto pubblico (art. 82 lett. a LTF) da
un'autorità cantonale di ultima istanza (art. 86 cpv. 1 lett. d LTF), è di
principio ricevibile essendo stato depositato entro il termine (art. 100 cpv.
1 LTF) e nella forma (art. 42 LTF) di legge senza che si realizzi
un'eccezione ai sensi dell'art. 83 LTF.

1.3 Il ricorso può essere presentato per violazione del diritto,
conformemente a quanto stabilito dagli art. 95 e 96 LTF. Il Tribunale
federale applica d'ufficio il diritto (art. 106 cpv. 1 LTF). Esso non è
vincolato né dagli argomenti sollevati nel ricorso né dai motivi addotti
dall'autorità inferiore; può dunque accogliere un ricorso per motivi diversi
da quelli invocati dalla parte insorgente e respingerlo adottando
un'argomentazione differente da quella esposta nel giudizio impugnato (v. DTF
133 II 249 consid. 1.4.1 pag. 254 con riferimenti). Tenuto conto
dell'esigenza di motivazione di cui all'art. 42 cpv. 1 e 2 LTF, sotto pena
d'inammissibilità (art. 108 cpv. 1 lett. b LTF), il Tribunale federale
esamina in linea di principio solo le censure sollevate; esso non è tenuto a
esaminare, come lo farebbe un'autorità di prima istanza, tutte le questioni
giuridiche che si pongono se queste ultime non sono più oggetto di
discussione in sede federale. Il Tribunale non può entrare nel merito sulla
pretesa violazione di un diritto costituzionale o su questioni attinenti al
diritto cantonale o intercantonale se la censura non è stata sollevata né
motivata in modo preciso dalla parte ricorrente (art. 106 cpv. 2 LTF).

1.4 Per il resto, il Tribunale federale fonda la sua sentenza sui fatti
accertati dall'autorità inferiore (art. 105 cpv. 1 LTF) e vi si può scostare
solo qualora questo accertamento sia avvenuto in modo manifestamente inesatto
o in violazione del diritto ai sensi dell'art. 95 LTF (art. 105 cpv. 2 LTF).

1.5 A prescindere dai casi in cui tale inesattezza sia lampante (cfr. DTF 133
IV 286 consid. 6.2 pag. 288 in fine), la parte ricorrente che intende
contestare i fatti accertati dall'autorità inferiore deve spiegare, in
maniera circostanziata, per quale motivo ritiene che le condizioni di una
delle citate eccezioni previste dall'art. 105 cpv. 2 LTF sarebbero
realizzate; in caso contrario non si può tener conto di uno stato di fatto
diverso da quello posto a fondamento della decisione impugnata (cfr. DTF 133
II 249 consid. 1.4.3 pag. 254 con riferimento). Possono inoltre essere
addotti nuovi fatti e mezzi di prova soltanto se ne dà motivo la decisione
dell'autorità inferiore (art. 99 cpv. 1 LTF).

2.
2.1 Secondo i primi giudici, il principio di sussidiarietà, pur non essendo
esplicitamente sancito dalla legge, impone di considerare la sostanza alla
quale il richiedente ha rinunciato volontariamente. Per la determinazione del
relativo importo, è opportuno riferirsi, per analogia, alle disposizioni
della LPC, applicabili in tutti gli ambiti delle prestazioni a carattere
sociale. I primi giudici riconoscono che l'insorgente versa in una situazione
di bisogno. Secondo essi, la questione centrale è quella di sapere se
l'obbligo di assumersi le spese di mantenimento dell'interessato incomba al
Comune oppure, in virtù del principio di sussidiarietà, ai figli. I giudici
cantonali rilevano come in concreto l'insorgente, mediante atto di cessione a
titolo di anticipo ereditario del 22 settembre 1997, abbia ceduto la sua casa
di abitazione, libera da ipoteche, al figlio, riservandosi, per sé e per la
moglie, nel frattempo scomparsa, un diritto d'usufrutto. Malgrado ciò, il
figlio avrebbe locato la casa a terzi, che pagherebbero una pigione annuale
di fr. 7'200.-. Anche ai beni ceduti alla figlia dell'insorgente andrebbe
attribuito un valore commerciale. I giudici cantonali ritengono che,
riprendendo i calcoli operati dagli organi competenti in materia di
prestazioni complementari, il Comune non avrebbe fatto altro che tener conto
dei valori effettivi. Spetterebbe quindi alle persone che hanno beneficiato,
senza controprestazione, della cessione di sostanza da parte dell'insorgente
fornirgli la dovuta assistenza. Soltanto quando queste fonti saranno
esaurite, il Comune dovrà assumersi le prestazioni pubbliche sociali di cui
l'interessato ancora necessiterà.

2.2 Il ricorrente lamenta un accertamento dei fatti e una valutazione delle
prove arbitrari (art. 9 Cost.). Egli riconosce di avere ceduto nel 1997 parte
dei propri beni ai figli a titolo di anticipo ereditario. Al figlio
A._________ avrebbe ceduto la casa di abitazione a X.________, alla figlia
M.________ una stalla, pure a X.________, nonché una quota di comproprietà
(1/3) di una casa sita a R.________. I due figli avrebbero inoltre ricevuto
dei boschi privi di valore di mercato. A mente dell'insorgente, la casa di
abitazione non sarebbe stata ceduta senza controprestazione, poiché la
cessione era combinata con un diritto di usufrutto in suo favore e in favore
della moglie. Tale diritto è stato cancellato con effetto dal 13 aprile 2005,
in seguito al suo ricovero alla casa di cura per anziani O._________. Sempre
secondo l'insorgente, è vero che la casa di abitazione a X.________ è locata
a terzi per una pigione annuale di fr. 7'200.-. Tuttavia, i primi giudici non
avrebbero tenuto conto del fatto che la casa stessa è gravata da una prima
ipoteca e da un prestito ipotecario per complessivi fr. 148'000.-. L'onere
ipotecario complessivo ammonterebbe a fr. 15'200.- annui, somma, questa,
superiore al reddito locativo. La quota di comproprietà della figlia
M.________, infine, sarebbe stata messa in vendita, ma senza successo.

Il ricorrente fa quindi valere la violazione dell'art. 12 Cost., dei principi
di legalità e di proporzionalità, nonché l'applicazione arbitraria del
diritto cantonale da parte dell'autorità di primo grado.

3.
3.1 Giusta l'art. 12 Cost., chi è nel bisogno e non è in grado di provvedere a
sé stesso ha diritto d'essere aiutato e assistito e di ricevere i mezzi
indispensabili per un'esistenza dignitosa. L'aiuto in situazioni di bisogno è
subordinato al rispetto del principio di sussidiarietà, nel senso che non può
prevalersene colui che, oggettivamente, è in misura di procurarsi con le
proprie forze i mezzi indispensabili alla sua sopravvivenza. Una tale persona
non è considerata versare in una situazione di bisogno, presupposto
necessario per poter beneficiare di un aiuto (DTF 131 I 166 consid. 4.1 pag.
173, 130 I 71 consid. 4.3 pag. 75). Inoltre, la Costituzione federale
garantisce soltanto il diritto a un minimo d'esistenza, lasciando al
legislatore federale, cantonale o comunale il compito di fissarne la portata
e le modalità. Nel Cantone dei Grigioni, l'aiuto sociale è segnatamente
disciplinato dalla legge sull'assistenza alle persone nel bisogno del 3
dicembre 1978 (RS/GR 546.250).

3.2 In materia di prestazioni complementari, a norma dell'art. 3c cpv. 1
lett. g LPC, i redditi determinanti comprendono le entrate e le parti di
sostanza a cui l'assicurato ha rinunciato. Una rinuncia ai sensi di questa
disposizione è data, segnatamente, allorquando una persona assicurata
rinuncia, senza obbligo giuridico, a elementi di sostanza, o può pretendere
determinati elementi di reddito e di sostanza, senza però far valere i
relativi diritti (DTF 123 V 35 consid. 1 pag. 37 con riferimenti; Raymond
Spira, Transmission de patrimoine et dessaisissement au sens de la loi
fédérale sur les prestations complémentaires à l'AVS/AI [LPC], RSAS 1996 pag.
210 segg.). Affinché una rinuncia a elementi di reddito o di sostanza possa
essere presa in considerazione, occorre che essa sia avvenuta «senza obbligo
giuridico», rispettivamente «senza controprestazione adeguata», queste due
condizioni non essendo da intendere cumulativamente, bensì alternativamente
(DTF 131 V 329 consid. 4.3 pag. 334).

3.3 A differenza di quanto vale in materia di prestazioni complementari (vedi
per esempio sentenza P 55/05 del 21 gennaio 2007, nella quale questo
Tribunale ha giudicato che la perdita di un importo di fr. 120'000.-
nell'ambito di un investimento a rischio, legato ad una truffa, costituisce
sostanza cui l'assicurato ha rinunciato), l'aiuto in situazioni di bisogno
nel senso dell'art. 12 Cost. non può essere ridotto o rifiutato ad una
persona indigente, anche se quest'ultima è personalmente responsabile di
questo suo stato; si tratta di una concretizzazione del principio di
sussidiarietà dell'aiuto sociale, che costituisce l'ultima ancora di
salvataggio dell'individuo (vedi per esempio DTF 121 I 367 consid. 3b pag.
375; Jean-François Aubert/ Pascal Mahon, Petit Commentaire de la Constitution
fédérale de la Confédération suisse du 18 avril 1999, n. 5 all'art. 12 Cost.;
Andreas Auer/Giorgio Malinverni/Michel Hottelier, Droit constitutionnel
suisse, vol. II, pag. 683, n. 1532; Jörg Paul Müller, Grundrechte in der
Schweiz, 3a ed., Berna 1999, pag. 178; Kathrin Amstutz, Das Grundrecht auf
Existenzsicherung, tesi Berna 2002, pag. 304). A questo riguardo, è
unicamente determinante la situazione attuale ed effettiva dell'interessato
al momento dell'esame del suo diritto a condizioni minime di esistenza
(Müller, op. cit., pag. 170). In altri termini, i motivi che hanno condotto
all'indigenza sono irrilevanti dal profilo della protezione offerta dall'art.
12 Cost. (vedi pure DTF 131 I 166 consid. 4.3 pag. 174 e i riferimenti ivi
citati). Fermi questi presupposti, il Comune non poteva rifiutare la
richiesta dell'insorgente applicando per analogia i principi validi in
materia di rinuncia a elementi di reddito o di sostanza nell'ambito delle
prestazioni complementari.

4.
Diversa è la questione di sapere se ai figli dell'insorgente incomba un
obbligo di assistenza nei confronti del padre in virtù degli art. 328 e 329
CC.

4.1 I primi giudici e il Comune ritengono che i beni ceduti a titolo di
anticipo ereditario debbano essere principalmente destinati al mantenimento
dell'insorgente. È vero, da questo profilo, che per prestare l'assistenza
necessaria al mantenimento del parente bisognoso, il parente obbligato è
tenuto a intaccare il suo patrimonio, a meno che questo non debba rimanere
intatto per garantire a lungo termine il suo sostentamento e segnatamente la
sua previdenza per la vecchiaia (DTF 132 III 97 consid. 3 pag. 104). È
altrettanto esatto che la dottrina permette di valutare ed apprezzare la
capacità contributiva del parente obbligato con minor riserbo quando si
tratti di sostanza ereditata (vedi Thomas Koller, Commento basilese, n. 15c
agli art. 328/329 CC; cfr. pure DTF 132 III 97 consid. 3.2 pag. 106).

4.2 Secondo le direttive della Conferenza svizzera dell'azione sociale
([COSAS] 4a ed., Berna 2005), alle quali il Comune fa riferimento, si
rinuncia a verificare la capacità contributiva di parenti il cui reddito
imponibile (compresa la parte di sostanza convertita in reddito) è inferiore
a fr. 60'000.- per persone sole. Dalla sostanza imponibile si può dedurre una
quota liberamente disponibile (fr. 100'000.- per persone sole). La somma
rimanente deve essere convertita in reddito sulla base dell'aspettativa di
vita media (importo annuale) e in quanto tale conteggiata secondo la relativa
tavola di conversione.

4.3 Rispetto alle succitate disposizioni del Codice civile, l'aiuto sociale è
sussidiario (Koller, op. cit., n. 36 agli art. 328/329 CC). Tuttavia, anche
persone con pretese fondate sugli art. 328 e 329 CC possono trovarsi in una
situazione di necessità, se queste pretese non sono esigibili nell'immediato
(Müller, op. cit., pag. 170). Nella decisione in lite, il Comune opponente ha
negato che fossero dati i presupposti per l'applicazione delle menzionate
disposizioni, vista la capacità economica dei due figli (redditi imponibili
di fr. 23'500.- rispettivamente fr. 58'000.-). Così il Comune non può ora
invocare il principio della sussidiarietà e rimproverare al ricorrente di
avere rinunciato ad esigere per via giudiziaria un contributo dai figli.
D'altronde, conformemente alle direttive emanate dalla COSAS (n. F.4), per
quanto riguarda il contributo dei parenti, nel limite del possibile è
auspicabile negoziare un accordo tra le parti, atteso che i possibili rischi
di ripercussioni sul beneficiario e sul suo progetto sociale non sono
trascurabili. In caso di litigio, sarà l'autorità cui spetta l'obbligo e/o
gli oneri di assistenza giusta l'art. 25 della legge federale sulla
competenza ad assistere le persone nel bisogno (LAS; RS 851.1) a dover
procedere per le vie legali e richiedere i contributi per il futuro e quelli
retroattivi al massimo per un anno prima dell'avvio dell'azione legale
(Judith Widmer, Verhältnis der Verwandtenunterstützungspflicht zur
Sozialhilfe in Theorie und Praxis, Zurigo 2001, pag. 78 segg.). L'autorità
subentra in tal caso nei diritti della persona assistita fino a concorrenza
dei propri anticipi (art. 329 cpv. 3 in relazione con l'art. 289 cpv. 2 CC;
DTF 133 III 507 consid. 5.2 pag. 510; Koller, op. cit., n. 36 agli art.
328/329 CC). Di conseguenza, nella concreta evenienza, l'aiuto non poteva
essere rifiutato al ricorrente con l'argomento che quest'ultimo vantava una
eventuale pretesa di mantenimento dalla realizzazione dei beni ceduti ai
figli. Se il Comune (o l'autorità cantonale eventualmente competente)
reputasse, tenendo conto di eventuali aumenti di sostanza e dei redditi
immobiliari, essere questi beni destinati al mantenimento del ricorrente, può
inoltrare un'azione fondata sugli art. 328 e 329 CC. In presenza di beni
immobili la cui realizzazione, anche parziale, non è possibile o non può
essere ragionevolmente pretesa, l'autorità potrà concludere con i parenti
tenuti al sostentamento una convenzione speciale sull'esigibilità degli averi
a seguito di alienazione o dopo il decesso dell'obbligato (direttive COSAS n.
F.4).

5.
Il Comune invoca un abuso di diritto del ricorrente.

5.1 In maniera generale, vi è abuso di diritto laddove un determinato
istituto giuridico viene invocato per realizzare degli interessi che il
medesimo istituto non si prefigge di tutelare (vedi per esempio DTF 128 II
145 consid. 2.2 pag. 151). La giurisprudenza non ha finora scartato l'ipotesi
che il diritto costituzionale all'aiuto in situazioni di bisogno possa essere
esercitato in modo abusivo, con conseguente rifiuto o riduzione del sostegno
sociale (vedi per esempio DTF 131 I 166 consid. 6.2 pag. 178, 130 I 71
consid. 4.3 pag. 76, 122 II 193 consid. 2c/ee pag. 198). La dottrina è invece
praticamente unanime nell'affermare che non esiste spazio per abusi di
diritto nell'ambito dell'esercizio dei diritti derivanti dall'art. 12 Cost.,
questa norma garantendo un minimo di esistenza intangibile (v. fra gli altri
Amstutz, op. cit., pag. 304 segg.; Gabriela Riemer-Kafka, Das Verhältnis
zwischen Grundrecht auf Hilfe in Notlagen und Eigenverantwortung, in: Carlo
Tschudi [ed.], Das Grundrecht auf Hilfe in Notlagen, 2005, pag. 147 seg.;
ibidem: Peter Uebersax, Die bundesgerichtliche Rechtsprechung zum Recht auf
Hilfe in Notlagen im Überblick, pag. 55; Thomas Gächter, Rechtsmissbrauch im
öffentlichen Recht, unter besonderer Berücksichtigung des
Bundessozialversicherungsrechts, Zurigo/Basilea/Ginevra, 2005, pag. 330; cfr.
pure DTF 131 I 166 consid. 6.2 pag. 178).

5.2 Nel caso di specie, si può prescindere dall'esaminare la questione. In
effetti, un abuso di diritto presuppone necessariamente che la persona
indigente abbia intenzionalmente provocato la propria situazione al solo fine
di potere in seguito prevalersi del diritto all'aiuto in situazioni di
bisogno (DTF 121 I 367 consid. 3d pag. 377). Questa volontà deve essere
accertata in modo chiaro e indiscutibile. L'abuso deve essere pertanto
manifesto (DTF 121 I 367 consid. 3d pag. 378). Semplici sospetti e indizi non
sono sufficienti (Amstutz, op. cit., pag 311).

5.3 La cessione di patrimonio è in concreto intervenuta nel 1997. Non si può
ora seriamente sostenere che l'insorgente abbia ceduto i propri beni
nell'intento di eludere, diversi anni più tardi, le disposizioni sull'aiuto
sociale. È vero che il diritto di usufrutto di cui beneficiava è stato
cancellato nel 2005, anno nel corso del quale ha inoltrato la sua domanda al
Comune. Il giudizio impugnato non contiene tuttavia nessun accertamento che
permetta di concludere che l'insorgente abbia rinunciato deliberatamente al
suo diritto d'usufrutto nell'unico intento di ottenere prestazioni dell'aiuto
sociale. Più probabile appare che il ricorrente, allora 82enne, grande
invalido, abbia rinunciato al diritto di usufrutto in favore del figlio, ben
sapendo che egli non avrebbe in ogni modo più potuto occupare la propria
abitazione in seguito al collocamento in una casa di cura e in considerazione
degli oneri di manutenzione della casa. Non si può certo affermare che
l'insorgente abbia necessariamente previsto, a quell'epoca, i vantaggi di
questa sua operazione dal profilo dell'aiuto sociale.

5.4 Di conseguenza, in assenza di abuso manifesto, il rifiuto del Comune non
potrebbe intaccare il minimo esistenziale garantito dall'art. 12 Cost.. Ci si
può certo chiedere se le prestazioni eccedenti tale minimo siano suscettibili
di essere ridotte nel caso concreto a dipendenza di un'eventuale
responsabilità del ricorrente nell'insorgenza della sua situazione
d'indigenza (vedi per esempio DTF 131 I 166 consid. 4.3 pag. 174; Carlo
Tschudi, Die Auswirkungen des Grundrechts auf Hilfe in Notlagen auf
sozialhilferechtliche Sanktionen, in: Carlo Tschudi, op. cit., pag. 117
segg.). La questione può essere lasciata indecisa, la causa dovendo, per i
motivi che seguono, comunque essere rinviata al Comune.

6.
Ne consegue, quindi, per quanto riguarda la protezione garantita dall'art. 12
Cost., che il Comune non era legittimato a rifiutare le proprie prestazioni
adducendo che l'insorgente avrebbe rinunciato ai propri beni in favore dei
suoi figli.

7.
Nell'evenienza concreta, è pacifico che i redditi attuali dell'insorgente non
gli permettono di far fronte integralmente alle spese necessarie al suo
collocamento in una casa di cura. Neppure è contestato che queste spese
facciano parte dell'aiuto sociale che il Comune intimato può essere chiamato
a fornire ad una persona in situazione di bisogno. Dal momento che non spetta
al Tribunale federale statuire sulle prestazioni assistenziali da concedere
al ricorrente, la pronunzia querelata e il provvedimento amministrativo da
essa tutelato devono essere annullati, la causa essendo rinviata per nuova
decisione al Comune (art. 107 cpv. 2 LTF), il quale esaminerà, se del caso,
le eventuali possibilità di un collocamento più vantaggioso dal profilo
economico. Sarà inoltre opportuno chiarire la questione della sostanza
computata a titolo di rinuncia dalle autorità competenti in materia di
prestazioni complementari, in quanto decisiva ai fini della prestazione
erogatagli.

8.
Le spese giudiziarie seguono la soccombenza e sono pertanto poste a carico
del Comune di X._________ (art. 66 cpv. 1 LTF). Vincente in lite, il
ricorrente, patrocinato da un legale, ha diritto a ripetibili (art. 68 LTF).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Il ricorso è accolto nel senso che, annullati il giudizio del Tribunale
amministrativo del Cantone dei Grigioni del 16 gennaio 2007 e la decisione 12
luglio 2006 del Comune di X._________, la causa è rinviata al Comune affinché
renda un nuovo provvedimento nel senso dei considerandi.

2.
Le spese giudiziarie di fr. 500.- sono poste a carico del Comune di
X._________.

3.
Il Comune di X._________ verserà al ricorrente la somma di fr. 2'500.-
(comprensiva dell'imposta sul valore aggiunto) a titolo di indennità di parte
per la procedura federale.

4.
Il Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni statuirà nuovamente
sulla questione delle spese ripetibili di prima istanza, tenuto conto
dell'esito del processo in sede federale.

5.
Comunicazione alle parti e al Tribunale amministrativo del Cantone dei
Grigioni.

Lucerna, 14 dicembre 2007

In nome della I Corte di diritto sociale
del Tribunale federale svizzero

Il Presidente: Il Cancelliere:

Ursprung Schäuble