Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

II. Zivilrechtliche Abteilung, Beschwerde in Zivilsachen 5A.143/2008
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Bundesgericht
Tribunal fédéral
Tribunale federale
Tribunal federal

{T 0/2}
5A_143/2008 /biz

Sentenza del 17 settembre 2008
II Corte di diritto civile

Composizione
Giudici federali Raselli, Presidente,
Marazzi, Jacquemoud-Rossari,
Cancelliere Piatti.

Parti
A.________,
ricorrente, patrocinato dall'avv. Marco Perucchi,

contro

B.________,
opponente, patrocinato dall'avv. Davide Enderlin.

Oggetto
azione revocatoria ex art. 285/288 LEF,

ricorso in materia civile contro la sentenza emanata
il 28 gennaio 2008 dalla II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone
Ticino.

Fatti:

A.
Nel maggio 1998 C.________ ha venduto a B.________ la particella xxx di
Capriasca ed A.________ ha avviato una causa creditoria nei confronti di
C.________. L'11 giugno 2001 è stato dichiarato il fallimento di quest'ultimo.
A.________, iscritto nella graduatoria con un credito di fr. 222'056.25, ha
chiesto ed ottenuto dalla massa la cessione ai sensi dell'art. 260 LEF
dell'azione revocatoria relativa alla predetta vendita.

Il 9 aprile 2002 A.________ ha convenuto in giudizio B.________, chiedendo la
revoca in applicazione dell'art. 288 LEF della citata compravendita e la
reintegrazione del fondo nella massa fallimentare a copertura del suo credito.
L'8 gennaio 2007 il Pretore del distretto di Lugano ha respinto la petizione.

B.
La II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto con
sentenza 28 gennaio 2008 un rimedio presentato dalla parte soccombente. La
Corte cantonale, dopo aver ricordato le condizioni che reggono l'azione in
concreto incoata, ha ritenuto che l'appellante non ha dimostrato che la
contestata alienazione abbia causato un pregiudizio ai creditori, perché non ha
provato che al momento della vendita il valore del fondo fosse superiore al
prezzo di fr. 350'000.--, soluto dall'acquirente con l'assunzione degli oneri
ipotecari e considerato sostenibile dall'autorità fiscale preposta alla
determinazione "dell'imposta del maggior valore immobiliare". A titolo
abbondanziale, i Giudici cantonali hanno indicato che nemmeno l'intenzione del
debitore di danneggiare i creditori risulta provata, atteso che in particolare
non emerge una situazione finanziaria precaria del debitore al momento
dell'alienazione e che le trattative per la vendita sono cominciate ben prima
dell'inizio del contenzioso con l'appellante.

C.
Con ricorso in materia civile del 3 marzo 2008 A.________, dopo aver chiesto
l'emanazione di misure cautelari, postula la riforma della sentenza di appello
nel senso che la petizione sia accolta e che le spese processuali e le
ripetibili siano poste a carico dell'opponente. Il ricorrente lamenta una
violazione dell'art. 288 LEF, "il carattere incompleto dello stato di fatto su
elementi determinanti" e un accertamento dei fatti manifestamente inesatto.
Afferma segnatamente che il valore del fondo è superiore al prezzo di vendita,
perché sarebbe notorio che le banche non concedono prestiti ipotecari per
l'intero valore. Sostiene poi che in materia di imposta sull'utile immobiliare
l'autorità fiscale è sempre vincolata al valore di alienazione indicato dalle
parti, motivo per cui da tale tassazione non può essere dedotto che il valore
rogato corrisponda al valore venale. Asserisce che anche l'agire doloso
richiesto dall'art. 288 LEF è in concreto dato, segnatamente perché il fallito,
pur trovandosi in una situazione economica difficile, si era spossessato di un
immobile ad un prezzo inferiore al suo valore. Termina il proprio ricorso
indicando che pure il presupposto della connivenza del terzo beneficiato è in
concreto adempiuto.

Con decreto 18 marzo 2008 il Presidente della Corte adita ha accolto la domanda
di misure cautelari, confermando il mantenimento dell'annotazione della
restrizione della facoltà di disporre sulla particella alienata con la
contestata compravendita.

Non è stata chiesta una risposta al ricorso.

Diritto:

1.
La sentenza impugnata, emanata dal Tribunale supremo del Cantone Ticino,
soggiace quale decisione in materia di esecuzione e fallimento con un valore di
lite superiore a fr. 30'000.-- al ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2
lett. a, art. 74 cpv. 1 lett. b e art. 75 cpv. 1 LTF). Il tempestivo (art. 100
cpv. 1 LTF) ricorso è quindi ammissibile.

2.
Giusta l'art. 288 LEF sono revocabili tutti gli atti che il debitore ha
compiuto nei cinque anni precedenti la dichiarazione di fallimento con
l'intenzione, riconoscibile dall'altra parte, di recar pregiudizio ai suoi
creditori o di favorirne alcuni a detrimento di altri. Tale norma presuppone
quindi quale condizione oggettiva che l'atto contestato abbia causato un
pregiudizio a uno o più creditori e quali condizioni soggettive l'agire doloso
del debitore e la connivenza del beneficiario dell'atto (DTF 134 III 452
consid. 2, 4.1 e 4.2; 101 III 93 consid. 4a). Non viene arrecato alcun
pregiudizio ai creditori se l'atto contestato consiste in un negozio giuridico
in cui il debitore riceve per la sua prestazione una controprestazione del
medesimo valore, a meno che il debitore persegua con tale negozio giuridico lo
scopo di disporre dei suoi ultimi attivi a detrimento dei creditori e che la
controparte ha riconosciuto tale intenzione, o avrebbe dovuto riconoscerla se
avesse prestato la dovuta attenzione (DTF 134 III 452 consid. 3.1; 130 III 235
consid. 2.1.2 con rinvii). Uno scambio di prestazioni del medesimo valore
avviene segnatamente quando il debitore aliena una sua cosa ricevendo il pieno
controvalore (DTF 99 III 27 consid. 4 pag. 34 con rinvii).

2.1 La Corte cantonale ha confermato l'opinione del Pretore secondo cui dalla
contestata vendita non è scaturito alcun danno ai creditori, perché dal profilo
economico l'operazione risultava neutra, atteso che con la vendita
dell'immobile l'alienante si era pure liberato dei debiti ipotecari ammontanti
a fr. 350'000.--. Essa ha indicato che il ricorrente, pur riconoscendo di dover
dimostrare che al momento della vendita il valore del fondo era superiore a fr.
350'000.--, non aveva versato l'anticipo spese per l'allestimento della perizia
da lui chiesta, né aveva in altro modo apportato prove sufficienti per un tale
accertamento. Pur rilevando che in genere le banche non concedono crediti
ipotecari pari all'intero valore del fondo, i giudici cantonali hanno ritenuto
che ciò costituisca unicamente un - insufficiente - indizio per la tesi attorea
secondo cui il valore del fondo sarebbe in realtà stato superiore al prezzo
soluto, tanto più che agli atti figura quale indizio contrario la decisione
dell'autorità fiscale in materia d'imposta "del maggior valore immobiliare",
che ha accettato il prezzo indicato nel rogito. Infine, la Corte cantonale ha
pure indicato che il venditore aveva deposto che il prezzo di vendita
corrispondeva alla stima di un tecnico.

2.2 Il ricorrente sostiene che sarebbe notorio che le banche finanziano
unicamente l'80 % del valore di un fondo e che l'onere complessivo causato dal
mutuo (inclusi l'ammortamento obbligatorio e le spese accessorie) al debitore
non può superare 1/3 del suo reddito lordo. Egli afferma poi che negli atti vi
sarebbe una lettera in cui la banca dichiara di aver concesso addirittura un
mutuo di fr. 370'000.-- all'opponente per il contestato acquisto e che
dall'incartamento fiscale risulterebbe un reddito lordo dell'opponente di fr.
57'926.-- per il biennio 1997/98 e di fr. 69'906.-- per il biennio seguente. Da
queste circostanze deduce che il valore dell'immobile sarebbe superiore a fr.
600'000.--. Ritiene pure che, ignorando l'esistenza della summenzionata
lettera, la Corte cantonale si sarebbe basata su una fattispecie incompleta,
che non avrebbe permesso la corretta applicazione del diritto, e avrebbe
effettuato un accertamento di fatto manifestamente inesatto. Indica altresì che
giusta l'art. 131 della legge tributaria ticinese, l'autorità fiscale è sempre
vincolata al valore di alienazione indicato dalle parti, motivo per cui la
tassazione inerente all'utile immobiliare non costituirebbe - contrariamente a
quanto indicato nel giudizio impugnato - un indizio per la sostenibilità del
prezzo di vendita.

2.3 Giova innanzi tutto ricordare che non è stata allestita alcuna perizia
giudiziaria e che il ricorrente non contesta che, per vedere accolta la sua
azione, egli doveva apportare la prova che il valore venale del fondo fosse
superiore al prezzo soluto. Con riferimento alla motivazione del ricorso,
occorre preliminarmente rilevare che nel suo appello il ricorrente non si era
prevalso né della predetta lettera da cui risulterebbe un credito ipotecario di
fr. 370'000.--, né dell'asserito reddito dell'opponente alla fine degli anni
novanta, motivo per cui trattasi in questa sede di inammissibili nova (art. 99
cpv. 1 LTF). In queste circostanze il rimprovero mosso alla Corte cantonale di
aver accertato in modo incompleto i fatti si rivela infondato. Nemmeno
l'osservazione del ricorrente, a prima vista giustificata, secondo cui in base
al diritto cantonale l'autorità fiscale è - in linea di principio - vincolata
al prezzo indicato dai contraenti è idonea a dimostrare che quest'ultimo fosse
inferiore al valore venale del fondo.

2.4 Rimane quindi da esaminare se, sulla base degli oneri ipotecari di fr.
350'000.-- risultanti dalla sentenza impugnata, l'accertamento della Corte
cantonale, secondo cui il prezzo pagato dall'opponente con la loro assunzione
corrispondeva al valore del fondo, sia manifestamente inesatto ai sensi
dell'art. 97 cpv. 1 LTF e quindi arbitrario (DTF 133 II 249 consid. 1.2.2). Per
costante giurisprudenza, una decisione non è arbitraria per il solo motivo che
un'altra soluzione sarebbe sostenibile o addirittura preferibile, ma essa deve
risultare manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione
effettiva, fondata su una svista manifesta oppure in urto palese con il
sentimento di giustizia ed equità (DTF 133 III 585 consid. 4.1; 132 III 209
consid. 2.1 con rinvii).
Ora, può forse anch'essere opinabile, ma non risulta certo arbitrario ai sensi
della predetta definizione ritenere che nella fattispecie il valore del fondo
non superi il valore delle ipoteche che lo gravano. Il ricorrente si è limitato
a considerazioni di carattere generale sulla pratica degli istituti di credito
in materia di mutui ipotecari, ma non ha apportato alcun elemento concreto
sulle modalità con cui era stato accordato il credito costituente il prezzo di
vendita da cui risulti che la prassi descritta nel ricorso e considerata
notoria sia effettivamente stata applicata. Ne segue che la congruenza fra il
prezzo di vendita e l'ammontare degli oneri ipotecari - unico elemento
ricevibile sollevato dal ricorrente a fondamento della contestazione
dell'equivalenza delle prestazioni scambiate nell'atto contestato - non basta
per far risultare manifestamente inesatto l'accertamento di fatto contenuto
nella sentenza impugnata che ha permesso ai giudici cantonali di negare il
sussistere della condizione oggettiva (pregiudizio ai creditori) richiesta
dall'art. 288 LEF per poter revocare la contestata compravendita. Così stando
le cose, non occorre esaminare le rimanenti argomentazioni ricorsuali attinenti
alle condizioni soggettive previste dall'art. 288 LEF.

3.
Da quanto precede discende che il ricorso si appalesa infondato e come tale
dev'essere respinto. Le spese giudiziarie seguono la soccombenza (art. 66 cpv.
1 LTF). Il ricorrente deve inoltre versare all'opponente un congruo importo a
rifusione delle spese occasionategli dalle osservazioni alla domanda di
emanazione di misure cautelari (art. 68 cpv. 1 LTF).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
Le spese giudiziarie di fr. 5'000.-- sono poste a carico del ricorrente, che
rifonderà all'opponente fr. 300.-- per ripetibili della sede federale.

3.
Comunicazione ai patrocinatori delle parti, alla II Camera civile del Tribunale
d'appello del Cantone Ticino e per informazione all'Ufficio del registro
fondiario del Distretto di Lugano.

Losanna, 17 settembre 2008

In nome della II Corte di diritto civile
del Tribunale federale svizzero
Il Presidente: Il Cancelliere:

Raselli Piatti