Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

II. Zivilrechtliche Abteilung, Beschwerde in Zivilsachen 5A.207/2008
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Bundesgericht
Tribunal fédéral
Tribunale federale
Tribunal federal

5A_207/2008
{T 0/2}

Sentenza del 4 dicembre 2008
II Corte di diritto civile

Composizione
Giudici federali Raselli, Presidente,
Escher, Marazzi,
Cancelliere Piatti.

Parti
A.________, ricorrente,

contro

B.________, patrocinato dall'avv. Riccardo Brivio,
C.________ SA,
D.________ SA,
E.________ & Co.,
opponenti,
Ufficio esecuzione e fallimenti Bellinzona, Via Generale Guisan 3, 6501
Bellinzona,
opponente.

Oggetto
collocazione di un credito, cessione ai sensi
dell'art. 260 LEF,

ricorso contro la decisione emanata il 29 marzo [recte: febbraio] 2008 dalla
Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino,
quale autorità di vigilanza.

Fatti:

A.
Nell'ambito della procedura fallimentare condotta contro F.________ SA Impresa
Generale, B.________ (opponente) ha notificato un credito di fr. 2'219'612.--.
Oggetto di un'azione riconvenzionale pendente presso la Pretura di Lugano al
momento dell'apertura del fallimento, l'Ufficio esecuzione e fallimenti (UEF)
di Bellinzona l'ha iscritto in graduatoria pro memoria ai sensi dell'art. 63
RUF. La debitrice ha dal canto suo fatto annotare, fra i propri attivi, la
pretesa di fr. 955'385.70 da essa fatta valere contro B.________ a titolo
principale nella procedura giudiziaria menzionata. Divenuta definitiva la
graduatoria, con circolare 18 ottobre 2007 l'UEF di Bellinzona ha comunicato ai
creditori che rinunciava a far valere alcune pretese della massa, fra le quali
quella oggetto del procedimento giudiziario cennato; ha inoltre preavvisato
negativamente la continuazione di alcuni processi pendenti nei confronti della
fallita al momento dell'apertura del fallimento, fra i quali quello relativo
all'azione riconvenzionale promossa da B.________. Entro il termine impartito,
tanto B.________ quanto l'avv. A.________ (qui ricorrente) hanno chiesto la
cessione ex art. 260 LEF della pretesa di fr. 955'385.70, il primo postulando
altresì la compensazione dei due crediti. Tornando su una propria decisione del
27 precedente, in data 29 novembre 2007 l'UEF di Bellinzona ha, fra l'altro,
concesso all'avv. A.________ e a due altri creditori (E.________ & Co. e
D.________ SA) l'autorizzazione a continuare il processo contro B.________ in
luogo e vece della massa. Ha invece iscritto definitivamente nella graduatoria
la pretesa riconvenzionale di fr. 2'219'612.-- fatta valere in processo da
B.________, rifiutando la compensazione dichiarata da quest'ultimo per
l'importo della pretesa principale di fr. 955'385.70. Modificando ulteriormente
la propria decisione, l'UEF di Bellinzona, in data 5 dicembre 2007, ha ammesso
B.________ quale (ulteriore) cessionario della pretesa di fr. 955'385.70.

B.
Contro le cennate decisioni sono insorti avanti al Tribunale di appello del
Cantone Ticino, Camera di esecuzione e fallimenti quale autorità di vigilanza,
tanto B.________ quanto l'avv. A.________, il primo contestando il rifiuto di
ammettere la compensazione, il secondo l'iscrizione definitiva nella
graduatoria del credito riconvenzionale di fr. 2'219'612.-- insinuato da
B.________ nonché la cessione a quest'ultimo della pretesa principale di fr.
955'385.70. Il Tribunale di appello ha congiunto i gravami: in parziale
ammissione del ricorso dell'avv. A.________ e in reiezione di quello di
B.________, ha annullato la cessione a B.________ del credito di fr.
955.385.70. Respingendo per il resto quello dell'avv. A.________, ha confermato
l'iscrizione definitiva nella graduatoria del credito riconvenzionale di fr.
2'219'612.-- insinuato da B.________.

C.
Con allegato 3 aprile 2008, l'avv. A.________ introduce avverso la sentenza del
Tribunale di appello il presente ricorso in materia civile. Censurando
un'errata applicazione degli artt. 260 LEF nonché 63 cpv. 2 e 3 RUF ed una
violazione dei diritti costituzionali scaturenti dagli artt. 9 e 29 cpv. 1
Cost., egli chiede che venga riformata la sentenza impugnata nel senso che il
credito di fr. 2'219'612.-- vantato da B.________ rimanga iscritto in
graduatoria soltanto pro memoria, e ciò fino alla conclusione del processo
pendente avanti alla Pretura di Lugano.
Invitato a rispondere, B.________ ha chiesto la reiezione del ricorso. L'UEF di
Bellinzona non ha ritenuto di dover presentare osservazioni.
Con decreto 22 aprile 2008, il Presidente della II Corte di diritto civile del
Tribunale federale ha conferito al gravame il richiesto effetto sospensivo.

Diritto:

1.
1.1 Il Tribunale federale si pronuncia d'ufficio e con pieno potere d'esame
sulla propria competenza e sull'ammissibilità del rimedio esperito (art. 29
cpv. 1 LTF; DTF 133 III 462 consid. 2).

1.2 Il ricorso appare essere stato interposto tempestivamente (art. 100 cpv. 2
lett. a LTF) dalla parte soccombente in sede cantonale (art. 76 cpv. 1 lett. a
LTF) contro una decisione finale (art. 90 LTF; DTF 133 III 350 consid. 1.2)
pronunciata dall'autorità cantonale ticinese di vigilanza (art. 75 cpv. 1 LTF)
in materia di esecuzione e fallimento (art. 72 cpv. 2 LTF) e si rivela
ammissibile senza riguardo al valore di causa (art. 74 cpv. 2 lett. c LTF). Ciò
detto, il gravame rispetta le menzionate esigenze formali e può essere
esaminato nel merito.

2.
2.1 Il Tribunale federale fonda la propria sentenza sui fatti accertati
dall'autorità inferiore (art. 105 cpv. 1 LTF). L'accertamento dei fatti può
essere censurato unicamente se è stato svolto in violazione del diritto ai
sensi dell'art. 95 LTF oppure in maniera manifestamente inesatta (art. 97 cpv.
1 LTF); quest'ultima definizione corrisponde a quella di arbitrio vigente sotto
l'egida dell'abrogata legge sull'organizzazione giudiziaria (art. 90 cpv. 1
lett. b OG; DTF 133 II 249 consid. 1.2.2 pag. 252) e configura a sua volta una
violazione del diritto (art. 9 Cost.; DTF 134 IV 36 consid. 1.4.1 pag. 39).
Poiché il divieto d'arbitrio rientra fra i diritti fondamentali, la censura
relativa ad una sua violazione va espressamente sollevata e motivata in termini
qualificati (art. 106 cpv. 2 LTF; in proposito, v. consid. 2.3 infra). Inoltre,
la censura di arbitrio nell'accertamento dei fatti è ammissibile unicamente
qualora l'eliminazione del vizio possa essere determinante per l'esito del
procedimento (art. 97 cpv. 1 LTF), ciò che il ricorrente deve puntualmente
allegare e dimostrare.

2.2 Con ricorso in materia civile il ricorrente può far valere la violazione
del diritto svizzero rispettivamente estero ai sensi degli artt. 95 e 96 LTF.
Il Tribunale federale applica d'ufficio il diritto (art. 106 cpv. 1 LTF). Non è
limitato né dagli argomenti sollevati nel ricorso, né dalla motivazione
dell'istanza inferiore. Può pertanto accogliere il gravame per un motivo
diverso da quelli invocati, ma pure respingerlo con una motivazione diversa da
quella adottata nella decisione impugnata (DTF 130 III 136 consid. 1.4 in fine,
297 consid. 3.1). In considerazione delle esigenze di motivazione esposte
all'art. 42 cpv. 1 e 2 LTF, la cui mancata ottemperanza conduce
all'inammissibilità del gravame (art. 108 cpv. 1 lett. b LTF; DTF 133 III 589
consid. 2 pag. 591 seg.), il Tribunale federale esamina tuttavia di principio
unicamente le censure sollevate; non è tenuto, come lo è invece un'autorità di
prima istanza, ad esaminare tutte le questioni giuridiche possibili, se queste
non gli vengono (più) riproposte (DTF 133 II 249 consid. 1.4.1, 545 consid.
2.2).

2.3 In applicazione dell'art. 106 cpv. 2 LTF, il Tribunale federale esamina la
pretesa violazione di diritti fondamentali soltanto se tale censura è stata
espressamente invocata e motivata dal ricorrente. Come già sotto l'egida
dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, le cui esigenze restano determinanti per le
censure sottoposte al principio dell'allegazione secondo l'art. 106 cpv. 2 LTF
(DTF 133 III 638 consid. 2 pag. 639; Messaggio del 28 febbraio 2001 concernente
la revisione totale dell'organizzazione giudiziaria federale, FF 2001 pag.
3764, n. 4.1.4.5 pag. 3900), il ricorrente che lamenta una violazione del
divieto d'arbitrio non può limitarsi a criticare la decisione impugnata come in
una procedura d'appello, dove l'autorità di ricorso gode di cognizione libera,
opponendo semplicemente la propria opinione a quella dell'autorità cantonale
(DTF 133 III 585 consid. 4.1 pag. 589; 130 I 258 consid. 1.3 pag. 262), bensì
deve dimostrare, attraverso un'argomentazione precisa, che la decisione
impugnata si fonda su un'applicazione della legge od un apprezzamento delle
prove manifestamente insostenibile (DTF 133 III 638 [n. 87] consid. 2 pag. 639;
133 IV 286 consid. 1.4). Non basta, in particolare, che il ricorrente affermi
l'arbitrarietà della decisione impugnata adducendo considerazioni generiche
(DTF 133 III 589 consid. 2 pag. 591 seg.; 125 I 492 consid. 1b). Il mancato
rispetto di queste esigenze di motivazione conduce all'inammissibilità della
censura (DTF 133 III 589 consid. 2 pag. 591 seg.).

3.
3.1 La presente vertenza si colloca nell'ambito del fallimento della ditta
F.________ SA. A completazione dello stato di fatto ritenuto dalla Corte
cantonale (art. 105 cpv. 2 LTF), si precisa che il fallimento è liquidato in
applicazione della procedura sommaria prevista dall'art. 231 LEF (v. Foglio
ufficiale del Cantone Ticino n. 46/2006 del 9 giugno 2006, pag. 3917).

3.2 I giudici cantonali hanno constatato che la decisione 18 ottobre 2007, con
la quale l'UEF di Bellinzona ha rinunciato a far valere, tra gli altri, il
credito di fr. 955'385.70 contro B.________, ed a continuare il processo
avviato da quest'ultimo in via riconvenzionale, non è stata contestata ed è
divenuta definitiva. Essi hanno inoltre constatato che il qui ricorrente ha
tempestivamente "chiesto la cessione unicamente del credito di fr. 955'385.70";
in questa richiesta non poteva essere considerata implicita "una domanda
tendente ad essere autorizzato a continuare il processo anche in merito alla
pretesa riconvenzionale [...], poiché formalmente la decisione 18 ottobre 2007
esigeva una richiesta esplicita pure per la seconda pretesa". Peraltro, la
possibilità che il processo continui solo sulla questione dell'esistenza del
credito di fr. 955'385.70 dimostrerebbe che le due pretese siano scindibili.

4.
In primo luogo, il ricorrente ritiene che in nessun caso l'UEF potesse
applicare l'art. 63 cpv. 2 RUF, poiché non aveva la facoltà, nell'evenienza
concreta, di riconoscere la pretesa del terzo.

4.1 I crediti che formano oggetto di liti già pendenti davanti l'autorità
giudiziaria al momento dell'apertura del fallimento vengono registrati nella
graduatoria soltanto pro memoria (art. 63 cpv. 1 RUF). Se il processo, sospeso
in applicazione dell'art. 207 LEF, non viene continuato né dalla massa, né da
qualche creditore a' sensi dell'art. 260 LEF, il credito si considera
riconosciuto, ed i creditori non hanno più diritto d'impugnare il rango loro
assegnato in graduatoria, a stregua dell'art. 250 LEF (art. 63 cpv. 2 RUF; DTF
134 III 75 consid. 2.1). La giurisprudenza ha stabilito che, contrariamente a
quanto potrebbe far pensare il tenore letterale dell'art. 63 cpv. 4 RUF, non si
applica esclusivamente la procedura d'autorizzazione di cui all'art. 48 RUF,
bensì anche le sue varianti esposte agli artt. 49 segg. RUF (DTF 134 III 75
consid. 2.2). Pertanto, alla liquidazione ordinaria del fallimento si applica
l'art. 48 RUF, mentre a quella sommaria, l'art. 49 RUF. Secondo quest'ultima
norma, il termine di dieci giorni entro il quale i creditori devono inoltrare
le loro domande di cessione (art. 48 cpv. 1 RUF) va fissato solo nei casi più
importanti; la sua fissazione sarà resa pubblica unitamente al deposito della
graduatoria (DTF 134 III 75 consid. 2.2). Corrisponde infine a giurisprudenza
costante del Tribunale federale che una cessione ex art. 260 LEF debba essere
tassativamente preceduta da una esplicita rinuncia della massa ad agire
personalmente; mancando, nella liquidazione del fallimento in via sommaria,
l'assemblea dei creditori (art. 231 cpv. 3 n. 1 LEF), la decisione di rinuncia
è presa tramite circolare o pubblicazione (DTF 134 III 75 consid. 2.3; 118 III
57 consid. 3).

4.2 Nel caso in esame, con la propria decisione 18 ottobre 2007 l'UEF di
Bellinzona - come constatato dalla Corte cantonale (supra consid. 3.2) - in
qualità di amministratore del fallimento ha espressamente rinunciato a far
valere, tra gli altri, il credito di fr. 955'385.70 contro B.________, ed a
continuare il processo avviato da quest'ultimo in via riconvenzionale. Così
facendo, l'UEF di Bellinzona ha manifestamente rispettato le regole di
procedura scaturenti dall'art. 49 RUF, testé schizzate. Né il ricorrente
pretende il contrario.

4.3 Pertanto, nella misura in cui il ricorrente sembra volersi prevalere del
fatto che l'UEF non abbia atteso la seconda assemblea dei creditori prima di
riconoscere la pretesa del terzo, la sua censura deve essere dichiarata
infondata già perché la procedura di liquidazione sommaria del fallimento,
applicabile in specie, non prevede alcuna assemblea dei creditori, tanto meno
una seconda. Contrariamente a quanto egli afferma, l'UEF - constatata la
correttezza del suo modo di procedere relativamente alla comunicazione della
propria rinuncia a procedere nonché all'impartizione di un termine ai creditori
per farsi cedere singole pretese (qui supra, consid. 4.2) - non poteva far
altro che registrare definitivamente nella graduatoria la pretesa vantata
dall'opponente, in applicazione dell'art. 63 cpv. 2 RUF, non più osteggiata
giudizialmente dall'amministrazione del fallimento né da un creditore in
applicazione dell'art. 260 LEF (DTF 109 III 31 consid. 4 pag. 35 seg.). Né può
essere di soccorso al ricorrente la DTF 109 III 31 consid. 5 pag. 36: la
discussione condotta dal Tribunale federale in quel contesto si fonda
sull'ipotesi che l'amministrazione del fallimento non si sia pronunciata
affatto sul destino da riservare alle pretese oggetto del procedimento
giudiziario pendente e sospeso in applicazione dell'art. 207 LEF; nel presente
caso, per contro, è stato accertato - ed è rimasto incontestato - che la
decisione 18 ottobre 2007 dell'UEF di Bellinzona si riferisce anche alle
pretese oggetto del procedimento giudiziario, per cui non vi è incertezza a
proposito del loro destino.

4.4 Quanto appena detto vale, a meno che la facoltà di continuare a contestare
la pretesa riconvenzionale in sede giudiziaria non debba essere considerata
come implicitamente passata al creditore cessionario della pretesa principale
di fr. 955'385.70 contro il qui opponente. A questo secondo fulcro
argomentativo del ricorrente sono dedicate le considerazioni che seguono.

5.
In secondo luogo, il ricorrente considera che la Corte cantonale sia caduta nel
formalismo eccessivo e nell'arbitrio esigendo da lui che formulasse una
separata richiesta di autorizzazione relativa alla facoltà di continuare ad
opporsi alla pretesa riconvenzionale.

5.1 Come già detto (consid. 3.2), i giudici cantonali hanno ritenuto che con lo
scritto 7 novembre 2007, il ricorrente aveva "chiesto la cessione unicamente
del credito di fr. 955'385.70". Una richiesta di autorizzazione a continuare il
processo anche in merito alla pretesa riconvenzionale del qui opponente non
poteva essere considerata implicita, poiché anche per questa seconda pretesa la
decisione 18 ottobre 2007 esigeva una richiesta esplicita. Del resto, il
processo poteva benissimo continuare solo sulla questione del credito
principale di fr. 955'385.70.

5.2 Secondo il ricorrente, considerare la sua domanda 7 novembre 2007 siccome
volta unicamente ad ottenere la cessione del credito principale, e non anche
l'autorizzazione di opporsi alla contropretesa fatta valere in via
riconvenzionale, renderebbe la stessa priva di senso. La scindibilità materiale
delle due pretese, allegata dalla Corte cantonale, apparirebbe a suo dire
illogica e contraria alle realtà processuali, tanto più che presupposto di una
domanda riconvenzionale sarebbe proprio la sua connessione con la causa
principale. Infine, ritenere che la sua richiesta 7 novembre 2007 non esponesse
anche la sua volontà di proseguire il processo pendente comprensivo di
un'azione riconvenzionale rappresenterebbe un eccesso di formalismo totalmente
ingiustificato e fine a se stesso, e costituirebbe un'applicazione rigida e
formalistica di disposizioni che, oltretutto, non contemplano il caso
dell'esistenza contemporanea di un'azione e una riconvenzione.

5.3 Nella misura in cui il ricorrente rivolge le proprie critiche alla
decisione 18 ottobre 2007, che egli definisce "equivoca e poco comprensibile",
esse sono inammissibili, non avendo questa fatto oggetto della sentenza
avversata e non avendola egli altrimenti impugnata. Per il prosieguo della
discussione, si dovrà pertanto ammettere che tale decisione era
sufficientemente chiara per quanto attiene alle pretese alle quali
l'amministrazione del fallimento rinunciava, rispettivamente ai crediti
insinuati che l'amministrazione del fallimento rinunciava a contestare
ulteriormente in giudizio.

5.4 Quando il ricorrente afferma che la lettura data dalla Corte cantonale alla
sua richiesta 7 novembre 2007 rende la stessa priva di senso, si può supporre -
a suo beneficio - che intenda invocare l'arbitrarietà di tale lettura, e dunque
una violazione dell'art. 9 Cost. Tuttavia, il tenore letterale di quel suo
scritto appare inequivocabile: richiesta è unicamente la cessione del credito
principale di fr. 955'385.70.
Tale scritto va letto quale risposta alla decisione UEF del 18 ottobre 2007,
allora rimasta inoppugnata ed oggi non più suscettibile di essere rimessa in
discussione (consid. 5.3 qui supra). Questa decisione menziona effettivamente,
in sezioni distintamente separate, da un lato le pretese offerte in cessione ai
creditori ex art. 260 LEF, e dall'altro, le contro-pretese annotate pro memoria
ex art. 63 RUF; in coda ad ogni sezione è fissato il termine per opporsi al
modo di procedere delineato dall'UEF, e l'ulteriore termine per domandare la
cessione delle pretese rispettivamente della facoltà di opporsi in giudizio
alle contro-pretese. Data questa costruzione della decisione 18 ottobre 2007,
non appare assolutamente insostenibile pretendere dal ricorrente la chiara
formulazione di una domanda di cessione per ognuna delle pretese oggetto del
procedimento giudiziario avanti alla Pretura di Lugano. Peraltro, come
rettamente ricordano i giudici cantonali laddove affermano che "le due pretese
non sono materialmente inscindibili", le due azioni - principale e
riconvenzionale - sono indipendenti l'una dall'altra (DTF 123 III 35 consid. 3c
pag. 47, alla quale rimandano Oscar Vogel/Karl Spühler, Grundriss des
Zivilprozessrechts, 8a ed. 2006, cap. 7 margin. 50), quantunque talune
procedure cantonali esigano una connessione fra di loro (Max Guldener,
Schweizerisches Zivilprozessrecht, 3a ed. 1979, pag. 218), almeno in casi
particolari (Hans Ulrich Walder-Richli, Zivilprozessrecht, 4a ed. 1996, § 11 n.
4); per questa ragione, inoltre, il fatto che il ricorrente abbia menzionato
nella sua richiesta il numero dell'incarto della Pretura non gli è di soccorso,
potendosi questo riferire all'una, all'altra o a entrambe le pretese.
Certo, farsi cedere dalla massa una pretesa al fine di continuare a battersi in
giudizio per ottenerne il riconoscimento, e omettere di farsi cedere una
contro-pretesa fatta valere riconvenzionalmente nel quadro del medesimo
procedimento giudiziario, può effettivamente apparire insensato. Ma ciò non
basta certo per definire arbitraria la lettura della richiesta di cessione del
ricorrente siccome effettivamente circoscritta a quell'unica pretesa che vi è
menzionata. Decidere diversamente equivarrebbe a costringere il giudice ad
attribuire ad ogni dichiarazione di parte unicamente un significato sensato,
facendo astrazione dalle usuali regole interpretative. Che ciò non possa
essere, appare evidente a tutti.

5.5 Non è chiaro se l'accusa di eccessivo formalismo sia stata sollevata dal
ricorrente quale censura a se stante, oppure allo scopo di suffragare la
censura di arbitrio; nella seconda eventualità, essa è stata evasa al
considerando precedente, al quale si rimanda.
Se censura autonoma, premesso che il formalismo eccessivo proibito dall'art. 29
cpv. 1 Cost. si manifesta in una rigorosa applicazione delle regole di
procedura fine a se stessa, atta a complicare in maniera insostenibile
l'applicazione del diritto materiale, che impedisce in modo inammissibile
l'accesso ai tribunali e non persegue alcun interesse degno di protezione (DTF
130 V 177 consid. 5.4.1 pag. 183; 128 II 139 consid. 2a pag. 142), va rilevato
che il ricorrente si richiama a non meglio specificate disposizioni, la cui
applicazione nel caso concreto viene definita opinabile. Palesemente, questa
motivazione non soddisfa le severe esigenze poste all'art. 106 cpv. 2 LTF
(supra consid. 2.3): quali siano le disposizioni asseritamente disattese, e in
quale modo esse avrebbero dovuto correttamente essere applicate, non viene
detto. Pertanto, il Tribunale federale non è in grado di effettuare le
verifiche del caso.
La censura si rivela dunque inammissibile.

6.
ll ricorso va pertanto respinto nella misura della sua ammissibilità, con
conseguenza di tassa e spese a carico del ricorrente soccombente (art. 66 cpv.
1 LTF). Inoltre, egli rifonderà all'opponente adeguate ripetibili per le
incombenze sostenute da quest'ultimo per la sede federale (art. 68 cpv. 1 e 2
LTF).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
Le spese giudiziarie di fr. 3'000.-- sono poste a carico del ricorrente, che
rifonderà all'opponente B.________ fr. 3'000.-- per ripetibili della sede
federale.

3.
Comunicazione alle parti e alla Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d'appello del Cantone Ticino, quale autorità di vigilanza.

Losanna, 4 dicembre 2008

In nome della II Corte di diritto civile
del Tribunale federale svizzero
Il Presidente: Il Cancelliere:

Raselli Piatti