Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

II. Zivilrechtliche Abteilung, Beschwerde in Zivilsachen 5A.688/2008
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Bundesgericht
Tribunal fédéral
Tribunale federale
Tribunal federal

{T 0/2}
5A_688/2008

Sentenza dell'11 dicembre 2009
II Corte di diritto civile

Composizione
Giudici federali Hohl, Presidente,
Escher, Marazzi,
Cancelliere Piatti.

Parti
A.________Srl,
patrocinata dagli avv. Pier Mario e Fabio Creazzo,
ricorrente,

contro

B.________Scparl,
patrocinata dall'avv. dott. Carlo Postizzi,
opponente.

Oggetto
sequestro,

ricorso contro la sentenza emanata il 9 settembre 2008 dalla Camera di
esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino.

Fatti:

A.
A.a Con atto di compravendita redatto e sottoscritto in Italia in data 2
novembre 2006, la B.________Scparl ha venduto alla A.________Srl un complesso
immobiliare sito nel centro di Marostica (I), sull'area denominata xxx. Fra le
parti è in seguito sorta una vertenza fondata sull'esistenza di un vincolo di
ostacolo all'edificabilità del complesso, ed asseritamente sottaciuto dalla
parte alienante. In Italia sono pendenti nel merito una procedura penale e una
procedura civile.
A.b Con istanza 23 gennaio 2008, A.________Srl ha chiesto al Pretore del
Distretto di Lugano, Sezione 5, di porre sotto sequestro - in applicazione
dell'art. 271 cpv. 4 n. 1 LEF - il credito di Euro 8'075'000.-- che
B.________Scparl vanta nei confronti di C.________SA di Lugano a seguito
dell'escussione della garanzia di pagamento n. 47GA-B61394-5KRA del 31 ottobre
2006. Dopo aver accordato il sequestro il medesimo giorno, con sentenza 21
aprile 2008 il Pretore ha accolto l'opposizione formulata da B.________Scparl
ed ha revocato la misura.

B.
Adita da A.________Srl (qui di seguito anche: ricorrente) con atto 30 aprile
2008, la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello del Cantone
Ticino ha respinto l'appello con la qui impugnata decisione 9 settembre 2008.

C.
Con il ricorso in materia civile del 9 ottobre 2008, A.________Srl postula la
riforma della decisione cantonale nel senso dell'accoglimento del suo appello,
in subordine il rinvio della causa alla Corte cantonale. Con decreto 4 novembre
2008 è stato conferito al gravame l'effetto sospensivo. Non sono state chieste
osservazioni nel merito.

Diritto:

1.
1.1 Oggetto della presente impugnativa è una decisione in materia di esecuzione
e fallimento, contro la quale è aperta la via del ricorso in materia civile al
Tribunale federale (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) a condizione che il valore di
lite superi i fr. 30'000.-- (art. 74 cpv. 1 lett. b LTF) e che la decisione
impugnata sia di ultima istanza cantonale (art. 75 cpv. 1 LTF), ciò che si
verifica nel caso di specie.

1.2 La decisione dell'autorità cantonale di ricorso (art. 278 cpv. 3 LEF)
sull'opposizione al decreto di sequestro (art. 278 cpv. 1 e 2 LEF) è da
considerarsi una misura cautelare ai sensi dell'art. 98 LTF (DTF 135 III 232
consid. 1.2 pag. 234), alla stregua del decreto di sequestro medesimo (DTF 133
III 589 consid. 1 pag. 590). Contro decisioni in materia di misure cautelari,
il ricorrente può far valere unicamente la violazione di diritti costituzionali
(art. 98 LTF), il che presuppone che il ricorrente abbia sollevato e motivato
una tale censura (art. 106 cpv. 2 LTF; DTF 133 III 589 consid. 2 pag. 591,
cosiddetto "Rügeprinzip").

1.3 Ciò vale anche con riferimento all'accertamento dei fatti: posto che il
Tribunale federale fonda la propria sentenza sui fatti accertati dall'autorità
inferiore (art. 105 cpv. 1 LTF), la limitazione dell'art. 98 LTF rende
inapplicabili (almeno in modo diretto) tanto l'art. 105 cpv. 2 LTF che gli
artt. 95 e 97 LTF, ai quali il primo rinvia. Pure una rettifica o una
completazione dei fatti dell'istanza inferiore sono pertanto possibili
unicamente se fondate su una violazione di diritti costituzionali, ciò che va
motivato conformemente alle accresciute esigenze dell'art. 106 cpv. 2 LTF (DTF
133 III 393 consid. 7.1).
1.4
1.4.1 In ragione dell'art. 106 cpv. 2 LTF, il ricorrente che lamenta una
violazione del divieto d'arbitrio (art. 9 Cost.) non può limitarsi a criticare
la decisione impugnata come in una procedura d'appello, dove l'autorità di
ricorso gode di cognizione libera, opponendo semplicemente la propria opinione
a quella dell'autorità cantonale (DTF 133 III 585 consid. 4.1 pag. 589; 130 I
258 consid. 1.3 pag. 262), bensì deve dimostrare, attraverso un'argomentazione
precisa, che la decisione impugnata si fonda su un'applicazione della legge od
un apprezzamento delle prove manifestamente insostenibile (DTF 133 III 638 [n.
87] consid. 2 pag. 639; 133 IV 286 consid. 1.4). Non basta, in particolare, che
il ricorrente affermi l'arbitrarietà della decisione impugnata adducendo
considerazioni generiche (DTF 133 III 589 consid. 2 pag. 591 seg; 125 I 492
consid. 1b).
1.4.2 Con riferimento particolare all'apprezzamento delle prove ed
all'accertamento dei fatti, visto l'ampio potere che esso riconosce in
proposito alle autorità cantonali (DTF 120 Ia 31 consid. 4b pag. 40), il
Tribunale federale fa prova di ritegno: ammette una violazione dell'art. 9
Cost. unicamente qualora il giudice non abbia manifestamente compreso il senso
e la portata di un mezzo di prova, se ha omesso di considerare un mezzo di
prova pertinente senza serio motivo, infine se, sulla base degli elementi
fattuali raccolti, il giudice cantonale ha tratto delle deduzioni insostenibili
(DTF 133 III 393 consid. 7.1 pag. 398, con rinvii; 129 I 8 consid. 2.1 pag. 9;
127 I 38 consid. 2a pag. 41, con rinvii). Spetta al ricorrente dimostrare con
precisione, e per ogni accertamento di fatto censurato, in quale modo, a suo
avviso, le prove assunte avrebbero dovuto essere valutate, e per quale ragione
l'apprezzamento da parte dell'autorità cantonale sia insostenibile (DTF 129 I
113 consid. 2.1 pag. 120; 128 I 295 consid. 7a pag. 312; 125 I 492 consid. 1b
pag. 495, con rinvii). Deve inoltre spiegare, sempre in modo chiaro e
dettagliato, che l'eliminazione del vizio è determinante per l'esito del
procedimento (art. 97 cpv. 1 ultima frase LTF per analogia).
1.4.3 Vi è arbitrio nell'applicazione della legge quando la decisione impugnata
appare manifestamente insostenibile, in patente contraddizione con la
situazione reale, quando viola una norma o un principio giuridico indiscusso,
infine quando offende in modo insopportabile il sentimento di giustizia. Il
Tribunale federale annulla tuttavia una decisione soltanto se la stessa si
appalesa insostenibile non soltanto nella motivazione, ma anche nel risultato:
che una soluzione divergente da quella adottata dalla Corte cantonale sia
altrettanto sostenibile, o addirittura preferibile, non basta (DTF 134 I 140
consid. 5.4 pag. 148; 132 I 175 consid. 1.2 pag. 177; 131 I 467 consid. 3.1
pag. 473 seg., tutte con rinvii).

1.5 Non possono essere addotti nuovi fatti o nuovi mezzi di prova, a meno che
non ne dia motivo la decisione impugnata, ciò che la parte ricorrente deve
debitamente esporre nel proprio gravame (art. 99 cpv. 1 LTF).

2.
2.1 Va premesso che il presente ricorso è un coacervo quasi inestricabile di
censure in fatto ed in diritto, ove per diritto si intendono norme svizzere di
rango costituzionale e legislativo nonché norme italiane di carattere
amministrativo e civile. Ciò ha costretto la Corte giudicante ad un fastidioso
lavoro di sistematizzazione, alla ricerca delle reali censure sollevate. Per
questa ragione il ricorso è, visto nel suo insieme, al limite
dell'ammissibilità (sentenza 5A_765/2008 del 29 giugno 2009 consid. 2). Qui di
seguito verranno pertanto trattate unicamente le censure che hanno potuto
essere individuate in maniera attendibile.

2.2 Appare inoltre opportuno attirare l'attenzione, prima di entrare nel merito
del ricorso, su quello che - in estrema sintesi - può essere detto il nocciolo
della presente vertenza. La pretesa per inadempimento contrattuale vantata
dalla ricorrente scaturisce dall'esistenza, a carico degli immobili acquisiti,
di due vincoli di diritto amministrativo italiano di ostacolo all'edificabilità
del complesso immobiliare: un decreto del 15 maggio 1914 ed un secondo decreto
del 15 giugno 1915 (quest'ultimo, il cosiddetto "decreto Grippo"). Il primo
decreto è menzionato nel contratto, il secondo non lo è rispettivamente lo è
soltanto per mezzo di un rimando ad un inserto dell'atto notarile. La
ricorrente considera questa contingenza motivo di inadempienza, mentre Pretore
e Tribunale di appello considerano i due decreti come un tutt'uno.

2.3 Il Tribunale di appello ha peraltro ritenuto che entrambi i decreti
risultavano imposti dalla legge n. 364/1909 poi sostituita dal decreto
legislativo 22 gennaio 2004, precisando che gli immobili gravati dal vincolo
erano espressamente descritti e che l'area in questione era qualificata "centro
storico" in virtù del certificato di destinazione urbanistica (CDU) rilasciato
dal Comune di Marostica in data 13 ottobre 2006, allegato al contratto di
compravendita e valido anche senza firma delle parti e senza necessità di sua
pubblica lettura.

2.4 Sulla base di questi accertamenti, la Corte cantonale ha escluso tanto
l'ipotesi di dolo ai sensi dell'art. 1439 comma 1 del Codice civile italiano
(qui di seguito: CCit) che l'ipotesi di errore essenziale ai sensi dell'art.
1428 CCit - tanto la prima quanto la seconda ipotesi, in virtù dell'espressa
ripetuta menzione a contratto del vincolo artistico, che la ricorrente non può
pretendere esserle stato ignoto. L'ipotesi di una risoluzione del contratto
giusta l'art. 1489 CCit, che tratta della vendita di una cosa gravata da oneri
non apparenti che ne diminuiscono il libero godimento e non dichiarati nel
contratto, è stata scartata in ragione della clausola di esclusione di garanzia
della venditrice presente nel contratto di compravendita, poiché tale clausola
si riferirebbe ad entrambi i decreti. La Corte cantonale ha peraltro negato,
nella circostanza specifica, la natura "non apparente" dell'onere in questione,
emergente dal certificato di dichiarazione urbanistica.

2.5 La Corte cantonale ha pertanto respinto l'appello della procedente per non
avere quest'ultima reso verosimile il credito a suo favore.

3.
3.1 La ricorrente, pur ammettendo che i fatti sono correttamente riassunti
nella decisione impugnata, li ripropone abbondantemente arricchiti di
precisazioni che non emergono dalla pronuncia cantonale, dunque nuove, senza
per questo avvalersi della censura di arbitrio e senza dimostrare l'eccezionale
ammissibilità di nova. Ciò vale in particolare con riferimento alle
considerazioni dedicate al certificato di destinazione urbanistica nonché alla
sua mancata firma: esse sono nuove poiché il Tribunale di appello ha constatato
che tali censure non erano più state sollevate in sede di appello. Questo modo
di procedere è contrario alle regole di procedura esposte supra (artt. 105 cpv.
1 e 99 cpv. 1 LTF; consid. 1.3, 1.4.2 e 1.5). Di dette precisazioni non sarà
pertanto tenuto conto. Peraltro, la ricorrente nemmeno censura l'accertamento
della Corte cantonale secondo cui la dispensa dalla lettura di tale documento
risulta dall'atto notarile.

3.2 Sotto il titolo dell'arbitrario apprezzamento delle prove, la ricorrente
lamenta che la Corte cantonale non ha tenuto conto di - a suo dire - importanti
elementi di fatto dettagliatamente esposti: si riferisce alle deposizioni,
nella procedura penale italiana, dell'ing. D.________, dell'arch. E.________ e
dell'arch. F.________, dalle quali essa desume che la venditrice era
perfettamente al corrente degli insormontabili vincoli edificatori scaturenti
dal decreto Grippo per aver già dovuto rinunciare ad un proprio progetto.

Limitandosi a riproporre acriticamente alcune testimonianze, senza neppure
tentare di dimostrare che la loro mancata considerazione da parte della Corte
cantonale sia insostenibile, la ricorrente non adempie i requisiti di
motivazione esposti sopra (consid. 1.4.2). Peraltro, la censura è formulata in
modo tendenzioso: il Tribunale di appello ha definito priva di pertinenza
unicamente la questione legata al sequestro conservativo chiesto in Italia
dalla venditrice, avanti al Tribunale federale non più sollevata. Con
riferimento alle deposizioni citate, i Giudici d'appello hanno invece rinviato
alla decisione giudiziaria italiana che ha confermato l'archiviazione del
procedimento penale, e che in tal modo ha smentito l'unilaterale lettura delle
deposizioni proposta dalla ricorrente. Considerato, infine, che i Giudici
cantonali hanno positivamente ritenuto che i vincoli pianificatori emergevano
sufficientemente dal contratto, mal si comprende - né la ricorrente spiega -
cosa potrebbe cambiare qualora fosse accertato che la banca era a conoscenza
della portata di detti vincoli. Così come formulata, la censura è inammissibile
per manifesta carenza di motivazione.

3.3 L'apodittica chiosa, secondo la quale dal lamentato arbitrario
apprezzamento delle prove debba necessariamente derivare un diniego di
giustizia, è parimenti priva di motivazione, al punto che non si comprende se
la ricorrente abbia davvero voluto eccepire un diniego di giustizia nel senso
di una violazione del diritto di essere sentita (art. 29 cpv. 2 Cost.), o se
l'espressione utilizzata abbia semplicemente voluto sottolineare la censura di
arbitrio. Presa di per sé, la censura è inammissibile.

4.
4.1 Il sequestro è concesso se, fra l'altro, la parte istante ha reso
verosimile la propria pretesa (art. 272 cpv. 1 n. 1 LEF). In merito
all'adempimento dei criteri del sequestro, l'autorità chiamata a pronunciarsi
su ricorso contro la decisione sull'opposizione al sequestro (art. 278 cpv. 3
LEF) statuisce, come già il primo giudice, in base a criteri di verosimiglianza
(DTF 135 III 474 consid. 3.3.2; sentenza 5P.341/2006 del 23 novembre 2006
consid. 3.2; Yvonne Artho von Gunten, Die Arresteinsprache, 2001, pag. 146;
Bertrand Reeb, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, RDS 116/
1997 II pag. 482). Basta così che il giudice, fondandosi su elementi oggettivi,
acquisisca l'impressione che i fatti pertinenti si siano realizzati, senza
dover escludere la possibilità che si siano svolti in altro modo (sentenza
5P.341/2006 del 23 novembre 2006 consid. 3.2; Walter A. Stoffel, Kommentar zum
Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. III, n. 3 ad art. 272 LEF
e la dottrina citata; per le misure cautelari v. DTF 104 Ia 408 consid. 4 pag.
413). La parte istante deve pure rendere verosimile il diritto (estero) sul
quale essa fonda la propria pretesa (sentenza 5P.355/2006 dell'8 novembre 2006
consid. 4.2 e 4.3; Peter Breitschmid, Übersicht zur Arrestbewilligungspraxis
nach revidiertem SchKG, AJP 8/99 n. 1.3 pag. 1009); in merito, il giudice
procede ad un esame sommario (Pierre-Robert Gilliéron, Commentaire de la loi
fédérale sur la poursuite pour dettes et la faillite, vol. IV, 2003, n. 15 ad
art. 272 LEF).

È questione di diritto federale determinare il grado di prova (certezza,
verosimiglianza preponderante o semplice, v. DTF 132 III 715 consid. 3.1)
esigibile in un determinato caso (sentenza 4A_48/2008 del 10 giugno 2008
consid. 3.2, in sic! 11/2008 pag. 820; sentenza 4C.371/2005 del 2 marzo 2006
consid. 2.1, in sic! 7-8/2006 pag. 501). E ciò, sebbene nel presente caso il
diritto federale sarebbe da esaminare nell'ottica dell'arbitrio. Sapere se, nel
caso di specie, sia raggiunto il grado di verosimiglianza richiesto dal diritto
federale, riguarda per contro l'apprezzamento delle prove (DTF 130 III 321
consid. 5 pag. 327 e le sentenze menzionate; in proposito v. supra consid.
1.4.2). Certo, a seconda delle circostanze del caso concreto un determinato
fatto può apparire verosimile con maggiore o minore immediatezza; ma anche
questo aspetto concerne l'apprezzamento delle prove (DTF 130 III 321 consid.
3.3 pag. 325 seg.). Analogamente a quanto appena detto a proposito
dell'accertamento dei fatti, vale anche per l'esame di verosimiglianza del
diritto sul quale viene fondata la pretesa: anche in questo ambito il giudice
del sequestro gode di un margine di apprezzamento che il Tribunale federale
rivede con ritegno (cfr. supra consid. 1.4.2).

4.2 Richiamato l'art. 272 cpv. 1 n. 1 LEF, la ricorrente ribadisce - in sintesi
- che il giudice del sequestro deve attenersi ad un esame del credito di mera
verosimiglianza, e che gli è dunque vietato approfondire eccessivamente
l'esame. Formulata in termini ambigui, la critica ricorsuale non permette di
comprendere se con essa voglia essere rimproverato alla Corte cantonale di aver
adottato un errato grado di prova (troppo elevato) oppure di aver mal applicato
il grado di prova corretto.
4.2.1 Un'attenta lettura porta ad escludere la prima ipotesi; la ricorrente, in
altre parole, non pare pretendere che il Tribunale di appello abbia adottato
per sbaglio il grado di prova errato. In ogni caso, anche volendo considerare
tale ipotesi per scrupolo di completezza, sia rilevato che, qualora letta quale
critica contro l'errata applicazione degli artt. 8 CC e 272 LEF, la censura
sarebbe infondata: limitata la cognizione del Tribunale federale, nel presente
contesto, all'arbitrio (supra, consid. 1.2), constatato che i Giudici cantonali
affermano espressamente, con puntuali e pertinenti rinvii dottrinali, di dover
esaminare la pretesa nell'ottica della verosimiglianza, appare improponibile
affermare che essi abbiano adottato un errato grado di prova.

La censura di errata (recte: arbitraria) applicazione del diritto federale
sarebbe dunque infondata.
4.2.2 La censura ricorsuale sembra piuttosto doversi leggere nel senso che il
giudice non sarebbe autorizzato a prendere in considerazione le risultanze di
un esame approfondito dell'esistenza del credito che lo convincessero che il
credito non esiste, bensì dovrebbe adottare un criterio d'esame più
superficiale e concedere il sequestro se, alla luce di un tale esame più
superficiale, l'esistenza del credito dovesse apparire non del tutto esclusa.
La ricorrente, in altre parole, pretende che i ragionamenti e gli apprezzamenti
dei Giudici cantonali vadano oltre ciò che si possa considerare
"verosimiglianza".

4.3 Si pone allora la questione a sapere se il Tribunale di appello abbia
applicato in modo arbitrario il criterio della verosimiglianza. La questione si
pone tanto con riferimento all'accertamento dei fatti che alla determinazione
del diritto estero applicabile (supra consid. 4.1).

5.
5.1
5.1.1 È insito nel concetto di verosimiglianza, meno rigorosa della certezza,
che al giudice di merito compete un determinato margine d'apprezzamento (supra
consid. 4.1), nel riesame del quale il Tribunale federale interviene comunque
con ritegno (consid. 1.4.2). La limitazione del grado di convincimento del
giudice alla semplice verosimiglianza non significa tuttavia che al giudice sia
vietato approfondire la questione nella misura che egli giudichi opportuna,
costringendolo a rinnegare il proprio convincimento. Adottato nel contesto del
sequestro, il criterio di verosimiglianza intende piuttosto facilitare il
lavoro al giudice (ed alla parte sequestrante), prevedendo la concessione della
misura cautelare del sequestro già in presenza di indizi sufficienti per far
apparire il credito probabile anche se non certo. Per contro, quella della
verosimiglianza non può essere letta quale regola volta ad impedire al giudice
di approfondire l'esame secondo coscienza.
5.1.2 Avanti al Tribunale federale, poi, l'esame dell'applicazione del criterio
della verosimiglianza avviene nell'ottica ristretta dell'arbitrio, atteso che
si tratta di provvedimenti cautelari nel senso dell'art. 98 LTF (supra consid.
1.2). In ogni caso, anche a prescindere da quanto appena osservato, in una
causa di natura pecuniaria un ricorrente non può prevalersi di un'errata
applicazione del diritto estero, ma può unicamente lamentare una sua
applicazione arbitraria (art. 96 lett. b LTF e contrario; DTF 133 III 446
consid. 3.1). La prospettiva meno dettagliata dell'arbitrio si viene pertanto a
sommare alla latitudine d'apprezzamento insita nel criterio della
verosimiglianza, rialzando ulteriormente la soglia d'intervento del Tribunale
federale.
5.1.3 È in quest'ottica che vanno esaminate le censure della ricorrente di
arbitrio nell'applicazione del criterio della verosimiglianza.
5.2
5.2.1 Come già accennato (supra consid. 2.2), la ricorrente propone una propria
rilettura dell'atto preliminare di compravendita 6 luglio 2006 e del contratto
di compravendita 2 novembre 2006, deducendone che la venditrice aveva
notificato un solo vincolo, quello del 15 maggio 1914, e non anche il decreto
Grippo, ed era dunque stata inadempiente. Accompagna il tutto con
un'interpretazione propria dell'art. 1489 CCit fondata su numerosi estratti di
sentenze della Corte di Cassazione italiana, dalle quali essa deduce che nel
caso concreto, il vincolo di inedificabilità non aveva efficacia erga omnes, ma
doveva essere portato a conoscenza dell'acquirente, con il relativo onere
probatorio a carico dell'alienante.
5.2.2 Tanto nel contesto dell'interpretazione del contratto litigioso che nella
lettura del diritto italiano, la ricorrente si limita ad esporre la propria
visione, ribadendo che anch'essa è verosimile. Così facendo, la ricorrente
capovolge i termini del discorso e disattende i principi di motivazione del
gravame: sarebbe stato suo preciso onere dimostrare che l'opinione (divergente)
sostenuta dal Tribunale di appello fosse non soltanto errata, bensì
insostenibile (art. 106 cpv. 2 LTF; supra consid. 1.4.2, 1.4.3 e 5.1.2).
5.2.3 In ogni caso, anche esaminata nel merito, la soluzione del Tribunale di
appello non può dirsi arbitraria.

Intanto, limitandosi a suggerire l'ipotesi che il vincolo scaturente dal
decreto Grippo del 15 giugno 1915 potrebbe anche costituire uno specifico
provvedimento amministrativo, la ricorrente si limita a riproporre
un'alternativa alla soluzione ritenuta dal Tribunale di appello; così facendo,
essa non censura in maniera ammissibile l'assunto della vincolatività erga
omnes del "decreto Grippo". Peraltro - e contrariamente a quanto pretende la
ricorrente --, va da sé che il Tribunale di appello non poteva evitare di
pronunciarsi, nei limiti della propria limitata competenza, sulla vincolatività
del "decreto Grippo": mal si vede come altrimenti avrebbe potuto giudicare.

Quanto all'interpretazione del diritto italiano, e meglio dell'art. 1489 CCit,
la dettagliata esposizione dei fattori che potrebbero portare a concludere per
la necessità di un'espressa menzione del vincolo nell'atto notarile,
segnatamente la già citata distinzione fra vincolo imposto dalla legge e
specifico provvedimento amministrativo, non basta per rendere insostenibile la
conclusione opposta del Tribunale di appello. Questa, infatti, si fonda su
tutt'altro argomento, ovvero sull'esclusione della garanzia della venditrice,
in quanto riferita al vincolo artistico. Ora, poiché la ricorrente non ha
saputo dimostrare l'arbitrio insito nella conclusione del Tribunale di appello,
secondo la quale i due decreti del 1914 e del 1915 sono da considerarsi un
tutt'uno, espressione della tutela imposta già ai sensi della legge n. 364/1909
sostituita dal Decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 menzionato nel
contratto di compravendita, non si può dire che risulti addirittura arbitrario
immaginare come verosimile l'applicazione della clausola di esclusione della
garanzia - che la ricorrente, peraltro, non discute.

Nei limiti del suo esame fondato sul criterio di convincimento della
verosimiglianza, il giudice del sequestro poteva senza arbitrio considerare la
pretesa della ricorrente non sufficientemente verosimile.

5.3 La censura di arbitrio nell'applicazione del criterio della verosimiglianza
si appalesa pertanto infondata nella misura della sua ammissibilità.

5.4 Posto che non vi è stato arbitrio nella conclusione che la ricorrente non
ha reso verosimile il credito sul quale si fonda la domanda di sequestro, ci si
può esimere dall'esaminare gli ulteriori presupposti per la concessione della
misura e le relative considerazioni della ricorrente.

6.
In conclusione, nella ridotta misura della sua ammissibilità il gravame va
respinto, con conseguenza di tassa e spese a carico della ricorrente
soccombente (art. 66 cpv. 1 LTF). Non sono da attribuire ripetibili
all'opponente, non invitata ad esprimersi nel merito e la cui opposizione al
conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso è rimasta senza successo (art.
68 cpv. 1 LTF).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
Le spese giudiziarie di fr. 20'000.-- sono poste a carico della ricorrente.

3.
Comunicazione ai patrocinatori delle parti, alla Camera di esecuzione e
fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino e all'Ufficio esecuzione
di Lugano.

Losanna, 11 dicembre 2009

In nome della II Corte di diritto civile
del Tribunale federale svizzero
La Presidente: Il Cancelliere:

Hohl Piatti