Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

II. Zivilrechtliche Abteilung, Beschwerde in Zivilsachen 5A.706/2008
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Bundesgericht
Tribunal fédéral
Tribunale federale
Tribunal federal

{T 0/2}
5A_706/2008

Sentenza del 5 novembre 2009
II Corte di diritto civile

Composizione
Giudici federali Hohl, Presidente,
Marazzi, von Werdt,
Cancelliere Piatti.

Parti
A.________,
patrocinato dall'avv. Giovanni Molo, studio legale Bolla Bonzanigo & Associati,
ricorrente,

contro

B.________,
patrocinato dall'avv. Fabio Capoferri, Studio legale Ferrari Partner,
opponente,

Ufficio di esecuzione e fallimenti di Mendrisio, 6850 Mendrisio.

Oggetto
pignoramento,

ricorso contro la decisione emanata il 29 settembre 2008 dalla Camera di
esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, quale
autorità di vigilanza.
Fatti:

A.
In data 20 novembre 2007, il Segretario Assessore della Pretura di
Mendrisio-Sud ha accolto l'istanza di sequestro inoltrata da B.________ e volta
a mettere sotto mano di giustizia tutti i quadri di proprietà di A.________
siti presso il Punto Franco di Chiasso. Il sequestro, chiesto a garanzia di un
credito di fr. 227'793.66, è stato eseguito il giorno medesimo ed è stato
convalidato con precetto esecutivo n. 684633 del 17 dicembre 2007. Questo
precetto esecutivo è stato trasmesso al Tribunale di Firenze per notifica,
regolarmente avvenuta secondo la relazione 22 gennaio 2008 dell'ufficiale
giudiziario incaricato. Chiesta dal creditore la prosecuzione dell'esecuzione,
l'Ufficio ha pignorato i beni sequestrati in data 11 aprile 2008, pubblicando
alla medesima data il relativo verbale sul Foglio ufficiale cantonale.

B.
Con allegato 21 aprile 2008, A.________ ha ricorso contro il pignoramento
chiedendone l'annullamento, subordinatamente chiedendo la restituzione del
termine per interporre opposizione al precetto esecutivo. Con decisione 29
settembre 2008 qui impugnata, la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale di appello del Cantone Ticino, quale autorità di vigilanza, ha
respinto il ricorso nonché l'istanza di restituzione del termine per interporre
opposizione.

C.
Con il presente ricorso in materia civile, A.________ (ricorrente) chiede sia
annullata la decisione impugnata. B.________ (opponente) si è opposto alla
concessione dell'effetto sospensivo e si è espresso nel merito senza esservi
invitato.

Con decreto 4 novembre 2008 è stato conferito al gravame effetto sospensivo
parziale, nel senso che è stato fatto divieto all'Ufficio di realizzare i beni
pignorati prima dell'evasione del gravame.

Diritto:

1.
1.1 Il ricorso appare essere stato interposto tempestivamente (art. 100 cpv. 2
lett. a LTF) dalla parte soccombente in sede cantonale (art. 76 cpv. 1 lett. a
LTF) contro una decisione finale (art. 90 LTF; DTF 133 III 350 consid. 1.2)
pronunciata dall'autorità ticinese di ultima istanza (art. 75 cpv. 1 LTF) in
materia di esecuzione e fallimento (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF). Trattandosi di
una decisione dell'autorità cantonale di vigilanza in materia di esecuzione e
fallimento, il valore di causa è privo di rilievo (art. 74 cpv. 2 lett. c LTF;
DTF 133 III 350 consid. 1.2).

1.2 Il ricorso unificato secondo la LTF è un rimedio di carattere riformatorio
(art. 107 cpv. 2 LTF). Il ricorrente deve pertanto formulare delle conclusioni
corrispondenti, e non può limitarsi - salvo eccezioni debitamente motivate (DTF
133 III 489 consid. 3.2 pag. 490) che non entrano qui in linea di conto (DTF
134 III 379 consid. 1.3 pag. 383) - a chiedere l'annullamento del giudizio
impugnato. La mancata ottemperanza a tale esigenza conduce all'inammissibilità
del gravame, a meno che dalla motivazione del ricorso, eventualmente letto in
parallelo con la decisione impugnata, non emerga senza ombra di dubbio cosa il
ricorrente voglia ottenere nel merito (DTF 133 II 409 consid. 1.4 pag. 414
seg.; 134 V 208 consid. 1 pag. 210; sulla precisa indicazione di pretese
pecuniarie v. DTF 134 III 235 consid. 2 pag. 236 seg.). Nonostante l'imprecisa
formulazione delle conclusioni ricorsuali, è nel caso di specie chiaro che il
ricorrente vuole ottenere l'annullamento del pignoramento, come chiesto in sede
di giudizio cantonale.

1.3 Ciò detto, il gravame rispetta le menzionate esigenze formali e può essere
esaminato nel merito.

2.
2.1 Il Tribunale federale fonda la propria sentenza sui fatti accertati
dall'autorità inferiore (art. 105 cpv. 1 LTF). L'accertamento dei fatti può
essere censurato unicamente se è stato svolto in violazione del diritto ai
sensi dell'art. 95 LTF oppure in maniera manifestamente inesatta (art. 97 cpv.
1 LTF); quest'ultima definizione corrisponde a quella di arbitrio vigente sotto
l'egida dell'abrogata legge sull'organizzazione giudiziaria (art. 90 cpv. 1
lett. b OG; DTF 133 II 249 consid. 1.2.2 pag. 252) e configura a sua volta una
violazione del diritto (art. 9 Cost.; DTF 134 IV 36 consid. 1.4.1 pag. 39).
Poiché il divieto d'arbitrio rientra fra i diritti fondamentali, la censura
relativa ad una sua violazione va espressamente sollevata e motivata in termini
qualificati (art. 106 cpv. 2 LTF; in proposito, v. consid. 2.3 infra). Inoltre,
la censura di arbitrio nell'accertamento dei fatti è ammissibile unicamente
qualora l'eliminazione del vizio possa essere determinante per l'esito del
procedimento (art. 97 cpv. 1 LTF), ciò che il ricorrente deve puntualmente
allegare e dimostrare.

2.2 Con ricorso in materia civile il ricorrente può far valere la violazione
del diritto svizzero rispettivamente estero ai sensi degli artt. 95 e 96 LTF.
Il Tribunale federale applica d'ufficio il diritto (art. 106 cpv. 1 LTF). Non è
limitato né dagli argomenti sollevati nel ricorso né dalla motivazione
dell'istanza inferiore. Può pertanto accogliere il gravame per un motivo
diverso da quelli invocati, ma pure respingerlo con una motivazione diversa da
quella adottata nella decisione impugnata (DTF 134 III 102 consid. 1.1). In
considerazione delle esigenze di motivazione esposte all'art. 42 cpv. 1 e 2
LTF, la cui mancata ottemperanza conduce all'inammissibilità del gravame (art.
108 cpv. 1 lett. b LTF; DTF 133 III 589 consid. 2 pag. 591 seg.), il Tribunale
federale esamina tuttavia di principio unicamente le censure sollevate; non è
tenuto, come lo è invece un'autorità di prima istanza, ad esaminare tutte le
questioni giuridiche possibili, se queste non gli vengono (più) riproposte (DTF
133 II 249 consid. 1.4.1, 545 consid. 2.2).

2.3 In applicazione dell'art. 106 cpv. 2 LTF, il Tribunale federale esamina la
pretesa violazione di diritti fondamentali soltanto se tale censura è stata
espressamente invocata e motivata dal ricorrente. Come già sotto l'egida
dell'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, le cui esigenze restano determinanti per le
censure sottoposte al principio dell'allegazione secondo l'art. 106 cpv. 2 LTF
(DTF 134 II 244 consid. 2.2; 133 III 638 consid. 2 pag. 639), il ricorrente che
lamenta una violazione del divieto d'arbitrio non può limitarsi a criticare la
decisione impugnata come in una procedura d'appello, dove l'autorità di ricorso
gode di cognizione libera, opponendo semplicemente la propria opinione a quella
dell'autorità cantonale (DTF 133 III 585 consid. 4.1 pag. 589; 130 I 258
consid. 1.3 pag. 262), bensì deve dimostrare, attraverso un'argomentazione
precisa, che la decisione impugnata si fonda su un'applicazione della legge od
un apprezzamento delle prove manifestamente insostenibile (DTF 134 II 349
consid. 3; 133 III 638 consid. 2 pag. 639; 133 IV 286 consid. 1.4). Non basta,
in particolare, che il ricorrente affermi l'arbitrarietà della decisione
impugnata adducendo considerazioni generiche (DTF 133 III 589 consid. 2 pag.
591 seg.; 125 I 492 consid. 1b). Con riferimento particolare all'apprezzamento
delle prove ed all'accertamento dei fatti, visto l'ampio potere che esso
riconosce in proposito alle autorità cantonali, il Tribunale federale si mostra
prudente: ammette una violazione dell'art. 9 Cost. unicamente qualora il
giudice non abbia manifestamente compreso il senso e la portata di un mezzo di
prova, se ha omesso di considerare un mezzo di prova pertinente senza serio
motivo, infine se, sulla base degli elementi fattuali raccolti, il giudice
cantonale ha tratto delle deduzioni insostenibili (DTF 129 I 8 consid. 2.1 pag.
9; 127 I 38 consid. 2a pag. 41, con rinvii). Spetta al ricorrente dimostrare
con precisione, e per ogni accertamento di fatto censurato, in quale modo, a
suo avviso, le prove assunte avrebbero dovuto essere valutate, e per quale
ragione l'apprezzamento da parte dell'autorità cantonale sia insostenibile (DTF
133 IV 286 consid. 1.4; 128 I 295 consid. 7a pag. 312; 125 I 492 consid. 1b
pag. 495, con rinvii). Il mancato rispetto di queste esigenze di motivazione
conduce all'inammissibilità della censura (DTF 133 III 589 consid. 2 pag. 591
seg.).

3.
3.1 La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello ha ritenuto
in fatto che il precetto esecutivo n. 684633 dell'Ufficio esecuzione di
Mendrisio 17 dicembre 2007 è stato intimato al ricorrente all'indirizzo di
Y.________ a Firenze nel rispetto delle forme della notifica all'estero secondo
la Convenzione dell'Aia del 15 novembre 1965 relativa alla notificazione e alla
comunicazione all'estero degli atti giudiziari ed extragiudiziari in materia
civile e commerciale (CLA65; RS 0.274.131) ed il diritto italiano applicabile.
Sebbene i Giudici cantonali non si siano espressi in termini vincolanti in
proposito - nel senso che essi non hanno constatato l'effettivo luogo di
domicilio del ricorrente -, emerge dall'istoriato processuale che l'indirizzo
di Y.________ a Firenze è quello della figlia del ricorrente, mentre
quest'ultimo risiederebbe in realtà a Castiglion Fiorentino, in Z.________. Il
Tribunale di appello ha nondimeno considerato il precetto esecutivo in
questione regolarmente notificato, poiché il ricorrente medesimo avrebbe
ripetutamente indicato, in sede di opposizione al sequestro, di risiedere
effettivamente a Firenze; la corrispondente censura sarebbe costitutiva
dell'abuso di diritto.

3.2 Il ricorrente eccepisce in primo luogo la nullità della notifica del
precetto esecutivo, poiché eseguita non al proprio domicilio, dunque secondo
modalità non conformi a quanto stabilito dalla CLA65 e dal diritto italiano
applicabile. In altre parole, riconduce la pretesa nullità unicamente al fatto
che la notifica sia stata effettuata in un Comune che non è quello di domicilio
e non sostiene (più) che altre regole formali del diritto italiano relative
alle modalità di notifica siano state disattese. Dalla pretesa nullità del
precetto esecutivo, egli pare implicitamente dedurre l'inefficacia degli atti
esecutivi che hanno fatto seguito, segnatamente del pignoramento contestato in
questa sede. In altri termini, il ricorrente discute la regolarità
dell'intimazione del precetto esecutivo per dimostrare l'inefficacia del
pignoramento.

In secondo luogo, il ricorrente contesta la pretesa abusività di questa sua
censura, poiché all'acritica menzione dell'indirizzo di Firenze
nell'opposizione al decreto di sequestro datata 28 gennaio 2008 non potrebbe
essere attribuito alcun particolare significato.

4.
4.1 Un atto esecutivo intimato in violazione delle regole stabilite agli artt.
64 a 66 LEF è di principio inefficace. Il debitore può chiedere in ogni momento
tramite ricorso che sia constatata l'inefficacia della notifica. Per costante
giurisprudenza è fatta tuttavia eccezione al principio appena esposto, quando
sia accertato che il debitore ha avuto effettiva conoscenza dell'atto esecutivo
nonostante l'irrita intimazione (DTF 120 III 114 consid. 3b, riferita proprio
ad un precetto esecutivo; Jaeger/Walder/Kull/Kottman, Bundesgesetz über
Schuldbetreibung und Konkurs, 4a ed. 1997, n. 7 ad art. 64 LEF).

4.2 Il ricorrente sostiene, come visto (supra consid. 3.2), che la procedura di
notificazione per assenza ai sensi dell'art. 140 CPC italiano avrebbe dovuto
aver luogo nel suo Comune di residenza, pena la nullità di un atto notificato
altrove. Egli, tuttavia, si limita ad una apodittica affermazione di principio,
non motivata oltre né suffragata da giurisprudenza o dottrina. In particolare,
egli non si sofferma sul diritto italiano applicabile alle modalità di
notifica, pretendendo ad esempio - e dimostrando - che una sua violazione renda
la notifica nulla. In fatto, poi, neppure contesta di avere avuto effettiva
conoscenza del precetto esecutivo.

Una tale motivazione non soddisfa i criteri minimi esposti all'art. 42 cpv. 1 e
2 LTF (supra, consid. 2.2) rispettivamente art. 106 cpv. 2 LTF (supra consid.
2.1 e 2.3) e conduce all'inammissibilità della censura. Diviene, in tali
circostanze, superfluo discutere l'ipotesi ricorsuale secondo la quale il
diritto estero chiamato a concretizzare norme convenzionali sia da equipararsi
al diritto internazionale, con la (implicita) conseguenza che sarebbe da
esaminare con libera cognizione (v. art. 95 lett. b ed art. 96 lett. b e
contrario LTF).

4.3 Ora, fallito il tentativo del ricorrente di dimostrare che l'intimazione
del precetto esecutivo a Firenze (invece che al proprio luogo di domicilio di
Castiglion Fiorentino) rappresenti una causa di nullità di quell'atto
esecutivo, la questione a sapere se il Tribunale di appello abbia a torto o a
ragione considerato tale argomento abusivo ai sensi dell'art. 2 cpv. 2 CC perde
ogni importanza. Infatti, anche volendo concedere, per ipotesi, che l'agire
processuale del ricorrente non configuri un abuso di diritto e che egli possa
pertanto lecitamente avvalersi dell'argomento scaturente dall'intimazione
avvenuta al luogo sbagliato, farebbe comunque difetto la prova che l'irrita
notifica del precetto esecutivo renda quest'ultimo - e con esso, gli atti
esecutivi successivi - privo di efficacia.

5.
A titolo abbondanziale, a proposito dell'abuso di diritto sia precisato quanto
segue.

5.1 Il manifesto abuso di un proprio diritto non è protetto dalla legge (art. 2
cpv. 2 CC). Questa regola permette al giudice di correggere gli effetti della
legge in determinati casi in cui l'esercizio di un diritto causerebbe una
manifesta ingiustizia (DTF 135 III 162 consid. 3.3.1 pag. 169; 134 III 52
consid. 2.1 pag. 58). Sono le circostanze concrete del caso di specie a
determinare se si sia in presenza di un abuso di diritto, traendo ispirazione
dalle diverse categorie evidenziate dalla giurisprudenza e dalla dottrina (DTF
135 III 162 consid. 3.3.1 pag. 169 seg.; 129 III 493 consid. 5.1 pag. 497).
L'aggettivo "manifesto" utilizzato nel testo di legge evidenzia tuttavia che
l'abuso di diritto va ammesso restrittivamente. Casi tipici sono l'assenza di
un qualsiasi interesse all'esercizio di un proprio diritto, l'utilizzo di un
istituto giuridico in modo contrario al proprio scopo, una manifesta
disproporzione degli interessi in gioco e un atteggiamento contraddittorio (DTF
135 III 162 consid. 3.3.1 pag. 169 seg., con rinvii). Con riferimento a
quest'ultimo caso, il richiamo ad un proprio diritto è abusivo quando si pone
in contraddizione con un proprio atteggiamento precedente, deludendo in tal
modo le giustificate aspettative che tale atteggiamento precedente aveva fatto
sorgere (venire contra factum proprium: DTF 129 III 493 consid. 5.1 pag. 497;
125 III 257 consid. 2a; 123 III 70 consid. 3c pag. 74 seg.).

5.2 In sede cantonale, l'opponente aveva invocato un abuso di diritto del
ricorrente motivandolo con il fatto che era stato proprio quest'ultimo ad
indicargli l'indirizzo di Firenze, e che prima del precetto esecutivo, a quel
medesimo indirizzo era stato già notificato con successo il decreto di
sequestro, deducendone che il ricorrente avrebbe dovuto attendersi al medesimo
indirizzo la notifica di un precetto esecutivo. Queste affermazioni sono
suffragate dagli atti, qui richiamati a completazione dell'accertamento dei
fatti della sede cantonale (art. 105 cpv. 2 LTF): è in particolare accertato
che il decreto di sequestro del 20 novembre 2007 venne intimato al ricorrente
in mani proprie all'indirizzo di Firenze in data 18 gennaio 2008, ovvero
quattro giorni prima della contestata intimazione del precetto esecutivo.

5.3 Ora, il fatto che il ricorrente abbia preso personalmente in consegna il
decreto di sequestro è, contrariamente a quanto afferma il ricorrente in sede
di ricorso, tutt'altro che ininfluente: esso dimostra, al contrario, che egli
risiedeva effettivamente, al momento delle intimazioni in questione, a Firenze.
Il medesimo fatto rende altresì credibile l'affermazione dell'opponente,
secondo la quale sarebbe stato lo stesso ricorrente a fornirgli l'indirizzo di
Firenze; e nulla cambierebbe se fosse stata la figlia del ricorrente a
comunicare all'opponente l'indirizzo di Firenze, posto che comunque il
ricorrente ha preso in consegna il decreto di sequestro notificato nella città
sull'Arno.

5.4 L'assenza di qualsiasi obiezione contro l'intimazione del decreto di
sequestro ad un indirizzo diverso da quello del luogo di domicilio corrobora
ulteriormente la tesi dell'opponente, che consiste a dire che l'intimazione di
quegli atti avvenne a Firenze con l'accordo del ricorrente o di persona a lui
vicina (v. consid. 5.2 e 5.3 supra). Comportandosi in tal modo, il ricorrente
aveva creato nell'opponente la fondata aspettativa che egli non avrebbe
sollevato eccezioni contro l'intimazione di atti all'indirizzo di Firenze. Ciò
posto, il successivo avvalersi dell'obiezione fondata sul luogo di domicilio
appare come un rinnegare l'accordo precedente e costituisce di conseguenza un
comportamento contraddittorio, abusivo ai sensi dell'art. 2 cpv. 2 CC (supra,
consid. 5.1). È in questo senso che va compresa la motivazione della Corte
cantonale, fondata in termini invero riduttivi unicamente sulle ammissioni del
ricorrente in sede di opposizione al decreto di sequestro.

5.5 Ne discende che la decisione impugnata non configurerebbe neppure un'errata
applicazione dell'art. 2 cpv. 2 CC.

6.
In conclusione, il ricorso va dichiarato inammissibile (supra, consid. 4.2),
con conseguenza di tassa e spese a carico del ricorrente soccombente (art. 66
cpv. 1 LTF). Non sono dovute ripetibili all'opponente, che avanti al Tribunale
federale si è espresso nel merito senza esservi invitato (art. 102 cpv. 1 LTF e
contrario) e la cui opposizione alla concessione dell'effetto sospensivo è
stata respinta (art. 68 cpv. 1 LTF).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Il ricorso è inammissibile.

2.
Le spese giudiziarie di fr. 1'500.-- sono poste a carico del ricorrente.

3.
Comunicazione ai patrocinatori delle parti, all'Ufficio di esecuzione e
fallimenti di Mendrisio e alla Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d'appello del Cantone Ticino, quale autorità di vigilanza.

Losanna, 5 novembre 2009

In nome della II Corte di diritto civile
del Tribunale federale svizzero
La Presidente: Il Cancelliere:

Hohl Piatti