Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

II. Öffentlich-rechtliche Abteilung, Beschwerde in öffentlich-rechtlichen Angelegenheiten 2C.720/2010
Zurück zum Index II. Öffentlich-rechtliche Abteilung, Beschwerde in öffentlich-rechtlichen Angelegenheiten 2010
Retour à l'indice II. Öffentlich-rechtliche Abteilung, Beschwerde in öffentlich-rechtlichen Angelegenheiten 2010


Bundesgericht
Tribunal fédéral
Tribunale federale
Tribunal federal

{T 0/2}
2C_720/2010

Sentenza del 21 gennaio 2011
II Corte di diritto pubblico

Composizione
Giudici federali Zünd, Presidente,
Aubry Girardin, Donzallaz,
Cancelliere Savoldelli.

Partecipanti al procedimento
A.________SA,
patrocinata dall'avv. Rocco Taminelli,
ricorrente,

contro

Patriziato di Iragna,
patrocinato dall'avv. Pier Carlo Blotti,

Consiglio di Stato del Cantone Ticino, Residenza governativa, 6500 Bellinzona.

Oggetto
Affitto di beni patriziali,

ricorso in materia di diritto pubblico contro la sentenza emanata il 13 agosto
2010 dal Tribunale amministrativo del Cantone Ticino.

Fatti:

A.
Con pubblicazione sul Foglio ufficiale del Cantone Ticino n. 6/2008 del 18
gennaio 2008, il Patriziato di Iragna, corporazione di diritto pubblico
ticinese, ha indetto un concorso giusta l'art. 12 della legge organica
patriziale del 28 aprile 1992 (LOP; RL/TI 2.2.1.1) per l'affitto della cava
patriziale n. 108, sita su fondi di sua proprietà.
Entro il termine fissato, quale unica ditta che ha inoltrato un'offerta, la
A.________SA ha proposto il pagamento di un canone di affitto annuo pari a 0.70
fr./mq, per complessivi fr. 10'764.60.

B.
In occasione dell'incontro del 15 aprile 2008, stabilito per la firma del
contratto, le parti hanno constatato l'esistenza di una divergenza di opinione
in merito ad alcuni punti previsti dal bando di concorso e hanno quindi
concordato una nuova formulazione del contratto. Nonostante una serie di
incontri e di scambi di corrispondenza, esse non hanno però in seguito
sottoscritto nessun contratto d'affitto.

C.
Con risoluzione del 25 agosto 2009, il Patriziato di Iragna ha annullato il
concorso concernente l'affitto della cava n. 108. Nella stessa, esso ha fatto
riferimento al p.to n. 7 del bando di concorso secondo cui "chi non avrà dato
corso alla stesura del contratto o si rifiuta di procedere in tale senso, perde
il diritto alla delibera in oggetto..." ed ha pure avanzato una pretesa pari a
fr. 15'249.85 per il danno subito.
Su ricorso, la risoluzione del Patriziato di Iragna è stata confermata dapprima
dal Consiglio di Stato, quindi dal Tribunale cantonale amministrativo, con
sentenza del 13 agosto 2010.
Escludendo l'applicazione alla fattispecie della legislazione in materia di
commesse pubbliche, nel suo giudizio la Corte cantonale ha ricordato, con
rinvio alla LOP: che un Patriziato è libero di esprimersi nel bando di concorso
in merito ai criteri di aggiudicazione, oppure di rinunciare a qualsiasi
predeterminazione in tal senso; che, quando il bando prevede criteri specifici,
essi risultano vincolanti per committente e concorrenti; che una mutazione
successiva delle condizioni poste dal bando non è lecita, neppure in caso di
accordo tra le parti, poiché essa comporterebbe una violazione della parità di
trattamento e della buona fede, sia nei confronti di eventuali altri
partecipanti al concorso, sia di chi avrebbe potuto prendervi parte, a
determinate altre condizioni.
Preso atto della volontà espressa dalla ricorrente di rinegoziare il contenuto
del contratto e del suo rifiuto di firmarlo alle condizioni inderogabilmente
prestabilite nel bando, il Tribunale cantonale ha quindi rilevato che tale
atteggiamento non poteva che comportare la perdita del diritto alla delibera e
il conseguente annullamento del concorso.
Nel giudizio impugnato, esso ha infine precisato che neppure il fatto che la
ricorrente fosse stata l'unica partecipante modifica alcunché a tale
conclusione. Questo perché la partecipazione al concorso non conferisce nessun
diritto alla delibera - in base alle prescrizioni concorsuali, subordinata alla
sottoscrizione del contratto -, bensì unicamente un'aspettativa in tal senso.
Ha inoltre escluso che la ricorrente potesse avanzare contestazioni in merito
alle clausole imposte dal Patriziato, in quanto esse avrebbero dovuto fare
oggetto di un'impugnazione del bando medesimo.

D.
Il 15 settembre 2010, il giudizio del Tribunale cantonale amministrativo è
stato impugnato con un ricorso in materia di diritto pubblico davanti al
Tribunale federale.
Con tale atto, protestando spese e ripetibili per ogni grado di giudizio, la
A.________SA chiede che la sentenza impugnata venga annullata rispettivamente
riformata: in via principale, annullando pure la decisione del 2 agosto 2009
del Patriziato di Iragna e ordinando allo stesso di sottoscrivere il contratto
di affitto della cava patriziale n. 108, mettendogliela a disposizione; in via
subordinata, dichiarando illecita la decisione del 2 agosto 2009 del Patriziato
di Iragna; in via ulteriormente subordinata, rimandando l'incarto al Tribunale
cantonale amministrativo, affinché proceda ad ulteriori atti istruttori.
Nel merito, la ricorrente rimprovera alla Corte cantonale di aver apprezzato i
fatti in modo manifestamente inesatto e in violazione del diritto, segnatamente
del suo diritto di essere sentita.
Chiamato ad esprimersi, il Patriziato di Iragna ha postulato la reiezione del
ricorso. Il Consiglio di Stato e il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino
si sono per contro rimessi al giudizio di questa Corte.
Diritto:

1.
Il Tribunale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione la sua
competenza (art. 29 cpv. 1 LTF) e l'ammissibilità dei ricorsi che gli vengono
sottoposti (DTF 135 III 1 consid. 1.1 pag. 3 con rinvii).

1.1 Diretto contro una decisione finale di un'autorità cantonale di ultima
istanza con carattere di tribunale superiore (art. 86 e 90 LTF), il gravame
concerne una causa di diritto pubblico (sentenza 2P.49/2003 del 22 aprile 2003
consid. 1, in cui questa stessa Corte si è pronunciata in un caso analogo), che
non ricade sotto nessuna delle eccezioni previste dall'art. 83 LTF (THOMAS
HÄBERLI, Basler Kommentar, Bundesgerichtsgesetz, 2008, ad art. 83 n. 154 con
rinvio alla giurisprudenza). Esso è stato presentato in tempo utile (art. 100
cpv. 1 LTF) dalla destinataria della pronuncia contestata, con interesse al suo
annullamento (art. 89 cpv. 1 LTF).
Sotto i profili evocati, il ricorso interposto è quindi di principio
ammissibile quale ricorso in materia di diritto pubblico.

1.2 Un'eccezione all'ammissibilità di massima del gravame va tuttavia ravvisata
nella misura in cui con esso l'insorgente postula pure l'annullamento della
decisione del Patriziato di Iragna rispettivamente del Consiglio di Stato e
protesta tasse, spese e ripetibili, oltre che davanti al Tribunale
amministrativo e al Tribunale federale, anche davanti al Consiglio di Stato. In
virtù dell'effetto devolutivo della procedura di ricorso, e per quanto
effettivamente impugnata, oggetto del ricorso è in effetti solo la sentenza del
Tribunale cantonale amministrativo (DTF 134 II 142 consid. 1.4 pag. 144).

1.3 Ritenuto che, dal punto di vista dei contenuti, la procedura concerne in
casu unicamente la liceità dell'annullamento del concorso indetto dal
Patriziato di Iragna, inammissibile è pure la conclusione volta ad obbligare
tale ente a sottoscrivere il contratto di affitto della cava n. 108 e a
metterla a disposizione della ricorrente. Pur essendovi connessa, essa non
riguarda infatti direttamente tale oggetto (sentenza 2C_700/2009 del 15 aprile
2010 consid. 2 con rinvii a giurisprudenza e dottrina).

2.
2.1 Con il ricorso in materia di diritto pubblico può in particolare venir
censurata la violazione del diritto federale (art. 95 LTF). Di principio, il
Tribunale federale applica comunque il diritto d'ufficio (art. 106 cpv. 1 LTF);
esso non è vincolato né agli argomenti fatti valere nel ricorso né ai
considerandi sviluppati dall'istanza precedente. Ciò nondimeno, secondo l'art.
42 cpv. 1 e 2 LTF, l'atto di ricorso deve contenere le conclusioni della parte
ricorrente ed i motivi su cui queste si fondano; indicandoli, occorre spiegare
in maniera concisa perché l'atto impugnato viola il diritto. La motivazione
deve pertanto essere pertinente e riferita all'oggetto del litigio, in modo che
dal ricorso emerga perché e su quali punti la decisione è contestata (DTF 134
II 244 consid. 2.1 pag. 245 seg.; 133 IV 286 consid. 1.4 pag. 287 seg.).

2.2 Esigenze più severe si applicano in relazione alla violazione di diritti
fondamentali. Il Tribunale federale esamina infatti simili censure soltanto se
l'insorgente le ha sollevate e motivate in modo preciso (art. 106 cpv. 2 LTF;
DTF 134 II 244 consid. 2.2 pag. 246; 133 II 249 consid. 1.4.2 pag. 254). In
caso di asserita violazione del divieto d'arbitrio, deve spiegare in che misura
la decisione impugnata sia - non solo a livello di motivazione, ma anche di
risultato - manifestamente insostenibile, gravemente lesiva di una norma o di
un principio giuridico indiscusso, oppure in contraddizione urtante con il
sentimento di giustizia ed equità (DTF 135 V 2 consid. 1.3 pag. 4 seg.; 134 II
124 consid. 4.1 pag. 133; 133 III 393 consid. 6 pag. 397; 133 II 257 consid.
5.1 pag. 260 seg.; 132 I 175 consid. 1.2 pag. 177). Secondo la giurisprudenza
citata, non risulta per contro arbitrio dal semplice fatto che anche un'altra
soluzione potrebbe entrare in linea di conto o sarebbe addirittura preferibile.

2.3 Il Tribunale federale fonda il suo ragionamento giuridico sull'accertamento
dei fatti svolto dall'autorità inferiore (art. 105 cpv. 1 LTF); può scostarsene
solo se è stato svolto in violazione del diritto ai sensi dell'art. 95 LTF o in
modo manifestamente inesatto, ovvero arbitrario (art. 105 cpv. 2 LTF; DTF 133
Il 249 consid. 1.2.2 pag. 252); occorre inoltre che l'eliminazione
dell'asserito vizio possa influire in maniera determinante sull'esito della
causa. Tocca alla parte che propone una fattispecie diversa da quella contenuta
nella sentenza impugnata il compito di esporre in maniera circostanziata il
motivo che la induce a ritenere adempiute queste condizioni (art. 97 cpv. 1
LTF; DTF 133 IV 286 consid. 6.2 pag. 288).

3.
3.1 Nella fattispecie, la ricorrente lamenta un accertamento manifestamente
inesatto dei fatti. Nonostante il differente potere di cognizione delle due
autorità adite, anche in questa sede essa si limita però a riprendere per ampie
parti il testo del ricorso interposto davanti alla Corte cantonale,
riproponendo la versione dei fatti a suo tempo presentata davanti al Consiglio
di Stato e quindi al Tribunale cantonale amministrativo, integrata da
osservazioni di carattere generale relative all'applicazione dell'art. 97 LTF.
Considerato che essa non si confronta, se non sommariamente, con le
argomentazioni esposte nel giudizio impugnato (precedente consid. C) e quindi
non spiega per quali motivi gli accertamenti esposti dalla Corte cantonale
sarebbero insostenibili, si trovino in chiaro contrasto con la fattispecie, si
fondino su una svista evidente o contraddicano in modo urtante il sentimento
della giustizia e dell'equità, il gravame non adempie su questo punto alle
esigenze di motivazione indicate dall'art. 106 cpv. 2 LTF - valide anche in
questo ambito, dato che la censura mossa si confonde con quella dell'arbitrio -
e dev'essere quindi dichiarato inammissibile.

3.2 Come detto, la ricorrente non rimprovera alla Corte cantonale nessuna
applicazione arbitraria delle norme di diritto cantonale ritenute determinanti
nella fattispecie, bensì unicamente di aver apprezzato i fatti in modo
manifestamente inesatto e in violazione del suo diritto di essere sentita
(ricorso p.to 1.5, pt.o 2.2. e p.to 2.4 in diritto). Nel seguito, resta
pertanto da esaminare questa seconda censura, formulata in relazione alla
decisione di rinunciare - a suo dire, senza fornire giustificazione alcuna -
all'audizione del teste da lei proposta in sede di ricorso davanti al Tribunale
cantonale amministrativo.
3.2.1 Così come previsto dall'art. 29 cpv. 2 Cost., il diritto di essere
sentito - quale garanzia minima che può essere concretizzata in norme di
diritto cantonale, qui non invocate (DTF 135 I 279 consid. 2.2 pag. 281 seg.) -
comprende effettivamente anche il diritto di offrire prove e di ottenerne
l'assunzione (DTF 134 I 140 consid. 5.3 pag. 148 con rinvii). Il diritto di far
amministrare delle prove presuppone tuttavia che il fatto da provare sia
pertinente, che il mezzo di prova proposto sia necessario per constatare questo
fatto e che la domanda sia formulata nelle forme e nei termini prescritti.
D'altra parte, quand'anche la prova offerta risulti di per sé lecita, tale
garanzia costituzionale non impedisce all'autorità di porre un termine
all'istruttoria, allorquando le prove assunte le hanno permesso di formarsi una
propria convinzione e, procedendo in modo non arbitrario ad un apprezzamento
anticipato delle ulteriori prove richieste, è convinta che le stesse non
potrebbero condurla a modificare la sua opinione (DTF 134 I 140 consid. 5.3
pag. 148; 130 II 425 consid. 2.1 pag. 429).
3.2.2 Contrariamente a quanto ritenuto dalla ricorrente, che a torto censura il
silenzio della Corte cantonale al riguardo, anche la rinuncia all'assunzione
della prova da lei offerta non è il frutto di un'omissione, bensì di un preciso
apprezzamento, segnalato come tale dal Tribunale cantonale amministrativo
(querelato giudizio, consid. 1). Prendendo posizione in merito a tutte le prove
offerte dalle parti, i Giudici cantonali hanno infatti chiaramente comunicato
di non ritenerle suscettibili di procurare la conoscenza di ulteriori elementi
fattuali rilevanti per il giudizio e quindi ne hanno rifiutato l'assunzione,
come l'art. 29 cpv. 2 Cost. permetteva loro in principio di fare.
3.2.3 Altra questione è se la decisione di non assumere le ulteriori prove
offerte - nella fattispecie, l'audizione proposta dalla ricorrente - fosse o
meno lecita. Sennonché, anche in merito a questa censura, il ricorso non
risulta motivato in modo conforme ai criteri previsti dall'art. 42 cpv. 2
rispettivamente dall'art. 106 cpv. 2 LTF. In luogo di dimostrare come,
rinunciando all'audizione richiesta sulla base di un apprezzamento anticipato
delle prove, la Corte cantonale abbia violato il divieto d'arbitrio,
l'insorgente si limita infatti, come già rilevato, a presentare una propria
versione dei fatti e a contestare in maniera appellatoria gli accertamenti
contenuti nella sentenza impugnata.

3.3 In conseguenza, non resta che constatare anche l'inammissibilità della
censura concernente la violazione dell'art. 29 cpv. 2 Cost. e, di riflesso,
dell'intero ricorso.

4.
Per quanto precede, il gravame dev'essere dichiarato inammissibile. Le spese
giudiziarie seguono la soccombenza (art. 66 cpv. 1 e 5 LTF); non si assegnano
ripetibili (art. 68 cpv. 3 LTF; sentenza 2P.49/2003 del 22 aprile 2003 consid.
3, in RDAT 2003 II n. 8 pag. 31).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Il ricorso è inammissibile.

2.
Le spese giudiziarie di fr. 1'000.-- sono poste a carico della ricorrente.

3.
Comunicazione alle parti, al Consiglio di Stato e al Tribunale amministrativo
del Cantone Ticino.

Losanna, 21 gennaio 2011

In nome della II Corte di diritto pubblico
del Tribunale federale svizzero
Il Presidente: Il Cancelliere:

Zünd Savoldelli