Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

Strafrechtliche Abteilung, Beschwerde in Strafsachen 6B.181/2010
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Bundesgericht
Tribunal fédéral
Tribunale federale
Tribunal federal

{T 0/2}
6B_181/2010

Sentenza del 30 agosto 2010
Corte di diritto penale

Composizione
Giudici federali Favre, Presidente,
Schneider, Wiprächtiger, Mathys,
Jacquemoud-Rossari,
Cancelliere Gadoni.

Partecipanti al procedimento
1. A.________,
2. B.________,
3. C.________,
patrocinati dall'avv. Roberto Macconi,
ricorrenti,

contro

1. Ministero pubblico del Cantone Ticino, palazzo di giustizia, via Pretorio
16, 6901 Lugano,
2. D.________,
3. E.________,
entrambi patrocinati dall'avv. Stefano Mossi,
4. F.________,
patrocinato dall'avv. dott. Arnaldo Bolla,
5. G.________,
patrocinato dall'avv. Tino Inselmini,
opponenti.

Oggetto
decreto di non luogo a procedere (omicidio colposo, violazione delle regole
dell'arte edilizia);

ricorso in materia penale contro la sentenza emanata
il 18 gennaio 2010 dalla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del
Cantone Ticino.

Fatti:

A.
Il 21 maggio 2005 sono iniziati i lavori di ristrutturazione del grande
magazzino Manor situato in piazza Dante a Lugano. Una prima fase
dell'intervento consisteva nella formazione di un varco nel tetto per estrarre
le scale mobili con l'ausilio di una gru. Allo scopo di eseguire l'apertura nel
tetto, la ditta I.________SA, di cui l'operaio J.________ era dipendente, ha
costruito un ponteggio al quarto piano dello stabile, sopra la tromba delle
scale mobili. Una volta aperto il varco nel soffitto, la ditta doveva smontare
e sgomberare il ponteggio per consentire l'evacuazione delle scale mobili da
parte di un'altra impresa. Lo smontaggio del ponteggio è avvenuto il 6 giugno
2005 verso le ore 22.00. Ad operazione quasi ultimata, per aiutare
nell'estrazione di una trave, J.________ si è portato sulle scale mobili che,
in vista della loro imminente rimozione, erano in quel momento sprovviste dei
corrimani e delle protezioni laterali in plexiglas. Egli ha allora perso
l'equilibrio ed è precipitato nel vuoto a lato della scala mobile da un'altezza
di 12 m. A causa delle gravi ferite riportate, J.________ è deceduto sul posto.

B.
Il Procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP) ha aperto nei confronti di
D.________ (caposquadra), F.________ (architetto), G.________ (coordinatore
tecnico) e E.________ (direttore della I.________SA) un procedimento penale per
i titoli di omicidio colposo e di violazione delle regole dell'arte edilizia.
Terminate le informazioni preliminari, con decisione del 2 giugno 2009, il PP
ha decretato il non luogo a procedere, ritenendo che l'infortunio fosse
riconducibile al comportamento improvviso ed imprudente della vittima.

C.
Contro il decreto di non luogo a procedere, A.________, B.________ e
C.________, rispettivamente moglie e figli della vittima, hanno presentato
un'istanza di promozione dell'accusa alla Camera dei ricorsi penali del
Tribunale d'appello (CRP), che l'ha respinta con sentenza del 18 gennaio 2010.
La Corte cantonale ha sostanzialmente confermato la decisione del PP, negando
responsabilità a carico di terzi.

D.
Gli istanti impugnano questo giudizio con un ricorso in materia penale al
Tribunale federale, chiedendo di annullarlo e di rinviare gli atti all'autorità
cantonale perché proceda contro D.________, F.________, G.________ e E.________
per i reati di omicidio colposo e di violazione delle regole dell'arte
edilizia. Fanno valere l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti e la
violazione del diritto federale. I ricorrenti chiedono inoltre di essere
ammessi al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.
Non sono state chieste osservazioni al ricorso.

Diritto:

1.
1.1 Secondo l'art. 81 cpv. 1 LTF ha diritto di interporre ricorso in materia
penale chi ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore o è
stato privato della possibilità di farlo (lett. a) e ha un interesse
giuridicamente protetto all'annullamento o alla modifica della decisione
impugnata (lett. b; DTF 133 IV 121 consid. 1.1).
Giusta l'art. 81 cpv. 1 lett. b n. 5 LTF, la vittima è legittimata a ricorrere
se la decisione impugnata può influire sul giudizio delle sue pretese civili.
Quale vittima ai sensi della legge federale concernente l'aiuto alle vittime di
reati (LAV; RS 312.5) è definita ogni persona la cui integrità fisica, psichica
o sessuale è stata direttamente lesa a causa di un reato, indipendentemente dal
fatto che l'autore sia stato rintracciato, si sia comportato in modo colpevole
o abbia agito intenzionalmente o per negligenza (cfr. art. 1 LAV del 23 marzo
2007, in vigore dal 1° gennaio 2009; art. 2 cpv. 1 vLAV; DTF 133 IV 228 consid.
2.3). Se il ricorso è interposto contro un decreto di abbandono o un giudizio
assolutorio, basta che entri in considerazione un reato suscettibile di fondare
la qualità di vittima (DTF 131 IV 195 consid. 1.1.2 e rinvio). Anche il
coniuge, i figli e i genitori della vittima, nonché le altre persone unite alla
vittima da legami analoghi (congiunti) hanno diritto all'aiuto alle vittime
(cfr. art. 1 cpv. 2 in relazione con gli art. 34 segg. LAV; art. 2 cpv. 2
vLAV).
I ricorrenti hanno partecipato alla procedura cantonale ed erano la moglie ed i
figli della vittima dell'eventuale reato. Il giudizio della Corte cantonale,
che ha respinto l'impugnativa contro il decreto di non luogo a procedere, può
influire sulle loro pretese civili, sicché la loro legittimazione a ricorrere è
data.

1.2 Il ricorso, tempestivo (art. 100 cpv. 1 LTF) e diretto contro una decisione
finale (art. 90 LTF), resa in materia penale (art. 78 cpv. 1 LTF) da
un'autorità cantonale di ultima istanza (art. 80 cpv. 1 LTF), è di massima
ammissibile.

1.3 Conformemente a quanto stabilito dagli art. 95 e 96 LTF, il ricorso in
materia penale al Tribunale federale può essere presentato per violazione del
diritto, nel quale rientra pure il diritto costituzionale (DTF 136 II 101
consid. 3; 133 I 201 consid. 1). Secondo l'art. 42 cpv. 2 LTF, nel ricorso
occorre spiegare per quali ragioni l'atto impugnato viola il diritto. I
ricorrenti devono quindi almeno concisamente confrontarsi con le considerazioni
esposte nella decisione impugnata, spiegando per quali motivi tale giudizio
viola il diritto (DTF 134 II 244 consid. 2.1). Le esigenze di motivazione sono
inoltre accresciute laddove, come in concreto, i ricorrenti lamentano la
violazione di garanzie di rango costituzionale. A norma dell'art. 106 cpv. 2
LTF il Tribunale federale esamina infatti tali censure soltanto se siano
motivate in modo chiaro e preciso, conformemente alla prassi precedentemente in
vigore in materia di ricorso di diritto pubblico (cfr. DTF 136 I 49 consid.
1.4.1; 134 I 83 consid. 3.2; 134 II 244 consid. 2.2; DTF 133 IV 286 consid.
1.4). In questa misura, argomentazioni vaghe o meramente appellatorie e
semplici rinvii agli atti cantonali non sono quindi ammissibili (DTF 134 I 83
consid. 3.2; 129 I 113 consid. 2.1).

2.
2.1 I ricorrenti rimproverano alla CRP di avere fondato il suo giudizio
essenzialmente sulle versioni rese dagli interessati in un secondo tempo,
ignorando le loro deposizioni iniziali. Ritengono arbitraria la ripartizione
dei compiti accertata dai giudici cantonali, secondo cui, nell'operazione di
smantellamento del ponteggio, D.________ e K.________ dovevano occuparsi
dell'asportazione dei pannelli mentre J.________ e L.________ erano incaricati
di depositarli fuori dall'area di cantiere. Secondo i ricorrenti, questa
ripartizione non corrisponderebbe alla realtà, decisiva essendo la circostanza
che J.________ e L.________ si trovavano sulle scale mobili intenti ad estrarre
la trave dal muro.

2.2 L'accertamento riguardante la citata ripartizione dei compiti corrisponde
alle deposizioni richiamate dalla Corte cantonale nel suo giudizio ed è
conforme agli atti. I verbali d'interrogatorio dinanzi alla polizia e la
ricostruzione fotografica della scientifica richiamati dai ricorrenti non
contraddicono l'esposto accertamento riguardante i compiti svolti dalla squadra
di operai. Che, nella fase finale dei lavori, J.________ e L.________ si siano
portati sulle scale mobili per dare una mano allo smontaggio dell'ultima trave
non è di per sé contestato, ma ciò non consente, tenuto conto dell'insieme
delle circostanze, di ritenere che l'operazione rientrasse effettivamente nelle
loro mansioni o ch'essi avessero ricevuto un ordine in tal senso.

3.
3.1 I ricorrenti censurano d'arbitrio anche l'accertamento secondo cui la
presenza degli operai sulle scale mobili non era prevista ed era anzi stata
esplicitamente vietata.

3.2 La CRP ha fondato questo accertamento sulle deposizioni di E.________, di
D.________, di K.________ e di L.________. Al riguardo i ricorrenti non
spiegano, con una motivazione conforme alle esigenze di motivazione degli art.
42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF, per quali ragioni la conclusione della Corte
cantonale sarebbe manifestamente insostenibile o in chiaro contrasto con gli
atti. Adducendo sostanzialmente che la versione resa dagli interessati sarebbe
stata da loro concordata a posteriori e che nella fattispecie sarebbe
determinante l'effettiva presenza sulle scale mobili di ben due operai, i
ricorrenti si limitano ad esporre la loro diversa opinione, contrapponendola a
quella della CRP, senza però sostanziarne l'arbitrio.
Essi sostengono che né il caposquadra D.________ né il collega K.________
sarebbero intervenuti per richiamare J.________ e L.________ quando si
trovavano sulle scale. Rilevano che a seguito dell'accaduto non sarebbero stati
mossi rimproveri al caposquadra e ravvisano incongruenze riguardo al momento in
cui D.________ e E.________ hanno ordinato agli operai di non accedere alle
scale mobili. I ricorrenti disattendono tuttavia che, in realtà, la presenza
degli operai sulle scale mobili non era stata notata dai colleghi, occupati
nelle loro mansioni. Inoltre, pur se non esistono dati certi sul preciso
momento in cui è stato vietato agli operai di accedere alle scale mobili, le
autorità cantonali hanno accertato senza incorrere nell'arbitrio che il divieto
era in ogni caso stato impartito prima di procedere alla rimozione del
ponteggio.

4.
4.1 I ricorrenti rimproverano alla CRP di avere accertato in modo arbitrario
che J.________ si è recato sulle scale mobili di propria iniziativa,
all'improvviso e che questa azione è sfuggita sia al caposquadra sia al collega
K.________, impossibilitati ad impedirla.

4.2 Su questo aspetto, la Corte cantonale ha in particolare richiamato le
deposizioni rese dinanzi alla polizia cantonale da L.________ e K.________ il 9
giugno 2005 e da M.________ il 29 giugno 2005. Al riguardo, i ricorrenti si
limitano ad addurre che si tratterebbe di dichiarazioni interessate rese in
seconda battuta, contrapponendo nuovamente la loro opinione a quella della CRP.
Comunque, le deposizioni dei testi L.________ e K.________ del 9 giugno 2005
sono state rese soltanto due giorni dopo le prime, del 7 giugno 2005, e non
presentano contraddizioni di rilievo rispetto alle stesse. Sul fatto che la
presenza della vittima sulle scale mobili non sia stata notata né dal
caposquadra né dal collega le citate deposizioni risultano d'altra parte
successivamente confermate in sede di interrogatorio dinanzi al magistrato
inquirente. Le dichiarazioni del teste M.________, messe in dubbio dai
ricorrenti, non permettono di trarre la conclusione opposta ritenuto che né
durante l'interrogatorio del 29 giugno 2005 né in quello del 13 marzo 2007 egli
ha riferito di circostanze tali da fare ritenere arbitrario l'accertamento
criticato.

5.
5.1 Secondo i ricorrenti, la Corte cantonale sarebbe pure incorsa nell'arbitrio
per avere ritenuto la posa di un parapetto arretrato "materialmente
incompatibile con l'obiettivo da realizzarsi". Sostengono che l'installazione
di una simile protezione sarebbe invece stata possibile, segnatamente
ubicandola di fronte alla porta di accesso all'area di cantiere. Essa non
avrebbe impedito la rimozione delle scale mobili e si sarebbe anzi imposta
quale misura elementare di sicurezza.

5.2 La Corte cantonale ha accertato che la rimozione del parapetto che dava
accesso alle scale mobili era necessaria per permettere a un'altra impresa di
estrarre le stesse attraverso il varco formato nel tetto. Dell'esecuzione dello
smontaggio del parapetto era incaricato il caposquadra D.________, che vi stava
ancora lavorando quando è accaduto l'infortunio e che aveva precedentemente
ordinato agli operai J.________ e L.________ di non accedere al vano cantiere.
Terminato lo smontaggio, l'intera squadra della I.________SA avrebbe poi dovuto
allontanarsi dalla zona per consentire l'estrazione delle scale mobili,
facendovi ritorno solo dopo quest'ultima operazione, allo scopo di posare una
protezione definitiva attorno alla tromba delle scale.
Sulla base di questi accertamenti, non censurati d'arbitrio e vincolanti per il
Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF), la Corte cantonale ha ritenuto che la
mancanza di un parapetto arretrato non costituiva una violazione delle norme
sulla sicurezza degli operai, non essendo prevista la loro presenza in quel
vano e trattandosi di una situazione temporanea, che sarebbe stata ripristinata
entro breve mediante la posa di una protezione definitiva. Certo, la CRP ha
anche ritenuto che un parapetto arretrato sarebbe stato materialmente
incompatibile con l'obiettivo da realizzarsi. I ricorrenti contestano
essenzialmente quest'ultima considerazione, adducendo che la posa di un simile
manufatto o di altre protezioni sarebbe invece stata possibile. Non sostengono
tuttavia che tali misure si imponevano nelle circostanze concrete, tenendo
conto che agli operai era stato ordinato di non accedere alle scale mobili,
ch'essi dovevano lasciare l'area per permettere l'estrazione delle scale e che
l'assenza dei parapetti era limitata alla durata di quest'ultima operazione. Si
tratta peraltro di aspetti che vertono essenzialmente sull'applicazione del
diritto federale, segnatamente sulle prescrizioni in materia di sicurezza e di
prevenzione degli infortuni, di cui i ricorrenti non censurano una precisa
violazione in questo contesto. In tali condizioni, la questione di sapere se la
costruzione del prospettato parapetto arretrato fosse di per sé tecnicamente
possibile o meno, non è decisiva e non deve essere vagliata oltre.

6.
6.1 Nel seguito del gravame i ricorrenti fanno valere la violazione degli art.
117 e 229 CP, ma le loro critiche non adempiono in gran parte le citate
esigenze di motivazione siccome si limitano a citare giudizi resi da autorità
giudiziarie ticinesi e si dipartono da una fattispecie diversa da quella
accertata in concreto dalla CRP.

6.2 Richiamando le disposizioni dell'ordinanza sui lavori di costruzione
(OLCostr; RS 832.311.141) concernenti la protezione contro le cadute (art. 15
segg. OLCostr), i ricorrenti sostengono che nella fattispecie i superiori della
vittima avrebbero trascurato le misure di sicurezza necessarie, in particolare
non avrebbero previsto un parapetto provvisorio arretrato e l'utilizzazione di
imbragature o di reti di protezione. A loro dire, accontentandosi di attirare
l'attenzione degli operai sul pericolo rappresentato dalle scale mobili prive
di protezioni, gli indagati avrebbero commesso una negligenza cosciente.
In base ai fatti accertati, in concreto la vittima non è però stata
semplicemente resa attenta della situazione di pericolo, ma le è stato
espressamente ordinato di non recarsi sulle scale mobili. L'attività prevista
non contemplava di fare capo alle stesse per svolgere i lavori, segnatamente
per eseguire lo smontaggio dell'impalcatura e un impiego della vittima in
quello spazio era escluso. Il richiamo dei ricorrenti alla DTF 109 IV 15
consid. 2a non è quindi pertinente.
L'art. 16 cpv. 1 OLCostr nella versione in vigore al momento dei fatti,
corrispondente all'attuale art. 17 cpv. 1 OLCostr, prevede che all'interno
degli edifici deve essere installato un parapetto quando i suoli presentano
differenze di livello di oltre 50 cm. Ora, come visto, la tromba delle scale
mobili era effettivamente assicurata da parapetti che, in quel frangente, il
caposquadra stava smontando sul lato che dava accesso alle scale allo scopo di
permetterne l'evacuazione. Questa situazione sarebbe stata temporanea poiché il
parapetto sarebbe stato ripristinato subito dopo la rimozione delle scale e,
nel frattempo, la squadra di operai della I.________SA non sarebbe stata
presente in quel vano. Per quali ragioni, tenuto conto di queste circostanze e
del divieto di accedere alle scale mobili per le operazioni di sgombero
dell'impalcatura, si sarebbero comunque imposte misure di sicurezza
supplementari non è dato di vedere.
6.3
I ricorrenti rilevano che, come ha accertato la Corte cantonale, nella
fattispecie è stato violato l'art. 10 cpv. 3 della legge sul lavoro, del 13
marzo 1964 (LL; RS 822.11), secondo cui il lavoro diurno e serale del singolo
lavoratore deve rimanere compreso in uno spazio di 14 ore, incluse le pause e
lo straordinario. L'inchiesta ha infatti consentito di stabilire che la vittima
aveva lavorato dalle 07.00 alle 12.00 e, dopo un pomeriggio libero, aveva
ripreso il lavoro verso le 20.00; l'infortunio è avvenuto attorno alle 22.10. I
ricorrenti sostengono che un errore di valutazione della vittima sarebbe
senz'altro imputabile al suo stato di spossatezza in considerazione del fatto
che la giornata lavorativa era iniziata il mattino alle 07.00. Adducono inoltre
che, in tale circostanza, il comportamento della vittima non avrebbe interrotto
il rapporto di causalità tra l'irregolarità sugli orari commessa dai suoi
superiori e l'infortunio.
Contrariamente a quanto sembrano ritenere i ricorrenti, la CRP non ha tuttavia
ravvisato un'interruzione della causalità adeguata, ma ha negato già
l'esistenza di tale causalità. I giudici cantonali non hanno d'altra parte
accertato né uno stato di spossatezza della vittima, né una situazione
lavorativa stressante, caratterizzata da un sovraccarico costante di lavoro, ma
hanno rilevato che quel giorno la vittima ha avuto una pausa lavorativa dalle
12.00 alle 20.00. Queste constatazioni, vincolanti per il Tribunale federale
(art. 105 cpv. 1 LTF), non permettono di ammettere un nesso di causalità tra il
semplice superamento dello spazio temporale di 14 ore e la realizzazione di un
evento come quello verificatosi.
6.4
In considerazione di quanto esposto, non occorre indagare sulle funzioni dei
singoli indagati nella conduzione dei lavori di costruzione. Nella misura in
cui si diffonde sulle loro specifiche responsabilità, il gravame non deve
essere vagliato oltre.

7.
Laddove rimproverano infine al Ministero pubblico lungaggini nella conduzione
dell'inchiesta, i ricorrenti non fanno valere una violazione del principio
della celerità, ma chiedono a questa Corte di statuire con sollecitudine,
ricordando che in caso di accoglimento del gravame e di conseguente prosieguo
del procedimento penale potrebbe intervenire la prescrizione. Poiché non è
censurata una violazione del diritto (art. 95 LTF) e considerato l'esito del
gravame, non occorre entrare nel merito della critica.

8.
Ne segue che, in quanto ammissibile, il ricorso deve essere respinto. La
domanda di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio può essere accolta,
vista la situazione finanziaria dei ricorrenti (art. 64 cpv. 1 e 2 LTF).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
La domanda di assistenza giudiziaria è accolta.

3.
Non si prelevano spese giudiziarie.

4.
La cassa del Tribunale federale verserà al patrocinatore dei ricorrenti fr.
3'000.-- a titolo di indennità di patrocinio per la procedura dinanzi al
Tribunale federale.

5.
Comunicazione ai patrocinatori delle parti, al Ministero pubblico e alla Camera
dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino.

Losanna, 30 agosto 2010

In nome della Corte di diritto penale
del Tribunale federale svizzero
Il Presidente: Il Cancelliere:

Favre Gadoni