Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

Strafrechtliche Abteilung, Beschwerde in Strafsachen 6B.221/2010
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Bundesgericht
Tribunal fédéral
Tribunale federale
Tribunal federal

{T 0/2}
6B_221/2010

Sentenza del 25 gennaio 2011
Corte di diritto penale

Composizione
Giudici federali Favre, Presidente,
Schneider, Wiprächtiger, Eusebio, Mathys,
Cancelliere Gadoni.

Partecipanti al procedimento
Ministero pubblico della Confederazione, Taubenstrasse 16, 3003 Berna,
ricorrente,

contro

1. A.________,
patrocinato dall'avv. Rossano Pinna,
2. B.________,
patrocinato dall'avv. Luca Marcellini,
opponenti.

Oggetto
ripetuto riciclaggio di denaro,

ricorso in materia penale contro la sentenza emanata
il 3 dicembre 2009 dalla Corte penale del Tribunale penale federale.

Fatti:

A.
Nell'ambito di un procedimento penale aperto in Italia, la Procura della
Repubblica presso il Tribunale di X.________ ha chiesto il rinvio a giudizio,
tra gli altri, di B.________, A.________ e C.________ per il reato di concorso
in corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio (art. 110 e 319 del
Codice penale italiano). Secondo l'autorità italiana, B.________, consulente
della D.________S.p.A., e A.________, imprenditore portuale e socio di
B.________, avrebbero concluso un accordo corruttivo con C.________, allora
sindaco di X.________, per garantirsi un'importante commessa di carbone. Dalla
prima metà del 2002, D.________S.p.A. era infatti proprietaria della centrale
termoelettrica di X.________, alimentata a carbone, mentre B.________ era
agente per l'Italia della società E.________Ltd a Singapore, che acquistava,
per conto della D.________S.p.A., dalle miniere indonesiane una qualità di
carbone a basso contenuto di zolfo (denominato "Adaro"). La centrale
termoelettrica in esercizio dal 1964 sarebbe stata destinata alla chiusura per
la carenza di dispositivi di protezione ambientale, ma C.________, dietro
compenso, si sarebbe adoperato per mantenerla in esercizio in virtù del
suddetto accordo corruttivo, garantendo la sottoscrizione della convenzione che
prevedeva l'utilizzazione da parte di D.________S.p.A. del carbone "Adaro" per
la parziale alimentazione della centrale.
Con sentenza del 17 febbraio 2006 del Giudice per le indagini preliminari
presso il Tribunale di X.________, emanata secondo il rito del patteggiamento,
B.________ è stato condannato a una pena di un anno e cinque mesi di
reclusione. L'accusato ha inoltre versato un importo di EUR 330'000.--, di cui
il giudice ha disposto la confisca.
Con sentenza del 30 gennaio 2009 della seconda sezione penale del Tribunale di
X.________, A.________ è stato condannato, anche per altri fatti che qui non
interessano, alla pena di cinque anni di reclusione. Contro questo giudizio sia
l'accusato sia il Pubblico ministero hanno interposto appello.

B.
Con atto di accusa del 15 maggio 2009, il Ministero pubblico della
Confederazione (MPC) ha messo in stato di accusa dinanzi al Tribunale penale
federale (TPF) B.________ e A.________ per ripetuto riciclaggio di denaro
aggravato giusta l'art. 305bis CP, in relazione ad atti, eseguiti
essenzialmente su conti bancari in Svizzera, suscettibili di vanificare
l'accertamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di valori
patrimoniali derivanti dall'attività del commercio di carbone realizzata in
base all'accordo corruttivo.

C.
Con sentenza del 3 dicembre 2009, la Corte penale del TPF ha riconosciuto
B.________ colpevole di ripetuto riciclaggio di denaro, per avere operato o
fatto operare tra il 12 marzo 2003 e il 20 ottobre 2003 trasferimenti di denaro
dalla relazione bancaria yyy a favore della relazione bancaria zzz, entrambe
presso la banca F.________ di Lugano, per un valore complessivo di USD
265'576.05. L'accusato è stato condannato a una pena detentiva di un mese,
sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, a valere quale
pena complementare alla pena di un anno e cinque mesi di reclusione inflitta
mediante la sentenza 17 febbraio 2006 del giudice italiano.
Nello stesso giudizio, A.________ è stato riconosciuto colpevole del medesimo
reato e di un ulteriore atto di riciclaggio di denaro, in relazione alla
sostituzione del beneficiario del trust intestatario della citata relazione
zzz, per un valore complessivo di USD 83'173.30. L'imputato è stato condannato
alla pena di 210 aliquote giornaliere di fr. 410.-- ciascuna, per un totale di
fr. 86'100.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni.
La Corte penale del TPF ha inoltre ordinato il dissequestro di un conto
intestato a B.________ e alla moglie presso la banca G.________ di Lugano.

D.
Il MPC impugna questa sentenza con un ricorso in materia penale al Tribunale
federale, chiedendo in via principale di annullarla e di rinviare la causa alla
Corte penale del TPF per un nuovo giudizio, tranne che per quanto riguarda i
dispositivi concernenti le condanne degli imputati e le sospensioni
condizionali delle rispettive pene. Il ricorrente, che formula pure ulteriori
domande in via subordinata, fa valere la violazione del diritto federale e
l'accertamento inesatto dei fatti.

E.
La Corte penale del TPF comunica di non avere particolari osservazioni da
presentare, rilevando che l'applicazione dell'art. 55 CAS, prospettata dal
ricorrente, non entra in considerazione, siccome i fatti sono avvenuti in parte
sul territorio italiano. A.________ e B.________ chiedono entrambi di
respingere il ricorso.

F.
Con decreto presidenziale del 1° aprile 2010 è stato conferito parziale effetto
sospensivo al ricorso, nel senso che è stato mantenuto il sequestro del conto
presso la banca G.________ di Lugano. Preso atto dell'estinzione del conto
intervenuta nel frattempo, con ulteriore decreto presidenziale del 29 aprile
2010, è stato ordinato il versamento su un conto del MPC dell'importo oggetto
del sequestro.

Diritto:

1.
Il ricorso, tempestivo e diretto contro una decisione finale (art. 100 cpv. 1 e
90 LTF) resa in materia penale (art. 78 cpv. 1 LTF) dalla Corte penale del TPF
(art. 80 cpv. 1 LTF), è di massima ammissibile. La legittimazione del
ricorrente è data (art. 81 cpv. 1 lett. b n. 3 LTF).

2.
2.1 Il ricorrente rimprovera alla precedente istanza una violazione del
principio "ne bis in idem", segnatamente dell'art. 54 della Convenzione di
applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS), per avere
considerato che la ricezione di denaro da parte di C.________, per il tramite
di A.________, sul conto aperto in Svizzera costituiva un fatto già assorbito
dal reato di corruzione a monte.

2.2 Il principio "ne bis in idem" vieta che una persona sia perseguita
penalmente due volte per gli stessi fatti; esso è violato quando sono identici
l'oggetto del procedimento, la persona interessata e i fatti considerati (DTF
120 IV 10 consid. 2b).
L'art. 54 CAS, invocato dal ricorrente, prevede che una persona che sia stata
giudicata con sentenza definitiva in una Parte contraente non può essere
sottoposta ad un procedimento penale per i medesimi fatti in un'altra Parte
contraente a condizione che, in caso di condanna, la pena sia stata eseguita o
sia effettivamente in corso di esecuzione attualmente o, secondo la legge dello
Stato contraente di condanna, non possa più essere eseguita. Secondo l'art. 2
n. 1 dell'Accordo del 26 ottobre 2004 tra la Confederazione Svizzera, l'Unione
europea e la Comunità europea, riguardante l'associazione della Svizzera
all'attuazione, all'applicazione e allo sviluppo dell'acquis di Schengen
(Accordo di associazione a Schengen; RS 0.362.31), in relazione con l'allegato
A dell'Accordo, la Svizzera attua e applica l'art. 54 CAS. Essa ha inoltre
dichiarato secondo l'art. 55 n. 1 CAS di non essere vincolata dall'art. 54 CAS
quando, in particolare, i fatti oggetto della sentenza straniera sono avvenuti
totalmente o in parte sul suo territorio; in quest'ultimo caso questa eccezione
non si applica se i fatti sono avvenuti in parte sul territorio della Parte
contraente in cui la sentenza è stata pronunciata.

2.3 Ora, l'eccezione dell'art. 55 n. 1 CAS invocata dal ricorrente non entra
qui in considerazione dal momento che i fatti sono avvenuti in parte anche in
Italia, in particolare per quanto concerne gli atti di corruzione. Sotto questo
profilo è infatti determinante il complesso dei fatti tra di loro strettamente
legati, indipendentemente dalla loro qualifica giuridica o dal bene giuridico
protetto (cfr. sentenza della CGCE del 28 settembre 2006 nella causa C-150/05
Jean Leon Van Straaten, citata in: LAURENT MOREILLON, La coopération judiciaire
pénale dans l'Espace Schengen, in: Aspects pénaux des Accords bilatéraux Suisse
/ Union européenne, 2008, pag. 515). La precedente istanza ha quindi esaminato
a ragione se fossero dati "medesimi fatti" giusta l'art. 54 CAS.
Premesso che le fattispecie oggetto delle procedure appaiono di principio
diverse, dal momento che il procedimento in Italia riguarda il reato di
corruzione mentre quello in Svizzera concerne il reato di riciclaggio di
denaro, la questione di sapere quali siano in concreto i singoli fatti posti
alla base dei rispettivi procedimenti concerne il loro accertamento. Il
ricorrente non censura tuttavia d'arbitrio gli accertamenti della precedente
istanza, spiegando, con una motivazione conforme alle esigenze degli art. 42
cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF, perché e in quale misura essi sarebbero chiaramente in
contrasto con gli atti e manifestamente insostenibili (cfr. sulle esigenze di
motivazione, DTF 136 I 49 consid. 1.4.1 e rinvii). L'accertamento della
precedente istanza, secondo cui i fatti giudicati in Italia comprendono le
dazioni di denaro destinate a C.________ versate sul conto yyy presso la banca
F.________ di Lugano, è quindi vincolante per il Tribunale federale (art. 105
cpv. 1 LTF). Rientra del resto nel reato di corruzione ai sensi dell'art. 319
del Codice penale italiano, oltre all'accettazione della promessa di denaro,
anche la ricezione dello stesso da parte del corrotto (cfr. CRESPI/ STELLA/
ZUCCALÀ, Commentario breve al codice penale, complemento giurisprudenziale, 7a
ed. 2004, pag. 1189 seg.). Peraltro, qualora si volesse seguire la tesi che
sembra prospettare il ricorrente, secondo la quale i versamenti sul conto yyy
dovrebbero essere oggetto anche del procedimento penale aperto in Svizzera,
egli non spiega per quali ragioni questi fatti realizzerebbero contestualmente
gli estremi del reato di riciclaggio di denaro ai sensi dell'art. 305bis CP. In
tali circostanze, la censura sollevata non permette di concludere che la Corte
penale del TPF ha in concreto violato il principio "ne bis in idem" e l'art. 54
CAS.

3.
3.1 Il ricorrente fa valere una violazione dell'art. 305bis CP lamentando il
fatto che la precedente istanza ha considerato di origine criminale soltanto i
valori patrimoniali destinati al corrotto e non anche quelli destinati ai
corruttori. Sostiene che tutto il guadagno dei corruttori, ricavato dalla
vendita del carbone nel periodo incriminato e transitato sul conto yyy, sarebbe
provento di reato, siccome sarebbe collegato in un rapporto di causalità
adeguata con il reato di corruzione.

3.2 Occorre quindi stabilire in che misura i valori patrimoniali conseguiti
dagli accusati mediante il commercio di carbone, favorito dall'accordo
corruttivo, possono essere considerati provento della corruzione e quindi
possibili oggetto di riciclaggio.
Secondo l'art. 305bis n. 1 CP commette riciclaggio di denaro ed è punito con
una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria, chiunque compie
un atto suscettibile di vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento
o la confisca di valori patrimoniali sapendo o dovendo presumere che provengono
da un crimine. La giurisprudenza ha in particolare posto l'accento sull'atto
suscettibile di vanificare la confisca, atto che di per sé include anche quello
suscettibile di vanificare l'accertamento dell'origine e il ritrovamento dei
valori patrimoniali (DTF 129 IV 238 consid. 3.3). Il comportamento è quindi
punibile se è idoneo a compromettere la confisca del prodotto del crimine.
Giusta l'art. 70 cpv. 1 CP, il giudice ordina la confisca segnatamente dei
valori patrimoniali che costituiscono il prodotto di un reato. Nell'ambito di
sentenze in materia di confisca, in applicazione del previgente art. 59 n. 1
cpv. 1 vCP, sostanzialmente corrispondente all'art. 70 cpv. 1 CP, il Tribunale
federale ha rilevato che il reato deve essere la causa essenziale ed adeguata
dell'ottenimento dei valori patrimoniali e che questi devono provenire
tipicamente dal reato in questione. Deve quindi esistere, tra il reato e
l'ottenimento dei valori patrimoniali un nesso causale tale da fare apparire il
secondo come la conseguenza diretta e immediata del primo. È in particolare
questo il caso, quando l'ottenimento dei valori patrimoniali costituisce un
elemento oggettivo o soggettivo del reato o quando rappresenta un vantaggio
diretto derivante dalla commissione dell'infrazione. Per contro, i valori
patrimoniali non possono essere considerati come il risultato del reato, quando
quest'ultimo ha soltanto facilitato il loro ottenimento ulteriore mediante un
atto successivo senza connessione immediata con il reato stesso (cfr. sentenza
6S.667/2000 del 19 febbraio 2001 consid. 3a, in: SJ 2001 I 330; sentenza 6S.819
/1998 del 4 maggio 1999 consid. 2a, in: SJ 1999 I 417). Il Tribunale federale
aveva al riguardo richiamato in particolare il commentario edito da NIKLAUS
SCHMID, Kommentar Einziehung, Organisiertes Verbrechen, Geldwäscherei, vol. I,
1998 (cfr. NIKLAUS SCHMID, op. cit., n. 30 e 34 segg. all'art. 59 CP; cfr.
inoltre, nella stessa opera, JÜRG-BEAT ACKERMANN, n. 164 all'art. 305bis CP).
Trattandosi in particolare di redditi derivanti da negozi giuridici resi
possibili grazie alla corruzione, il primo degli autori succitati aveva negato
ch'essi potessero essere qualificati quali "valori patrimoniali che
costituiscono il prodotto di un reato" e che potessero quindi essere
confiscati, mancando un rapporto diretto tra il reato e il vantaggio economico
conseguito (cfr. SCHMID, op. cit., n. 36 all'art. 59 CP, pag. 102). In
considerazione del mutato quadro legale, questo autore ha tuttavia rivisto e
precisato questa opinione nella seconda edizione dell'opera citata, in cui non
esclude che possa anche essere sostenuta la tesi contraria, purché la confisca
sia limitata alla parte di profitto riconducibile alla corruzione sulla base di
un nesso causale dimostrato (cfr. SCHMID, op. cit., 2a ed., 2007, n. 36a segg.
agli art. 70-72 CP). Questa soluzione è sostenuta dalla dottrina più recente,
che ammette di massima la possibilità di una confisca di valori patrimoniali
conseguiti in esecuzione di un contratto ottenuto in rapporto di causalità
adeguata mediante un atto corruttivo (cfr. BERNARD BERTOSSA, Confiscation et
corruption, in: SJ 2009 II 371 pag. 378; cfr. inoltre BERTRAND PERRIN, La
répression de la corruption d'agents publics étrangers en droit pénal suisse,
2008, pag. 272 seg.; DANIEL JOSITSCH, Das Schweizerische Korruptionsstrafrecht,
2004, pag. 425 seg. e 428; MARK PIETH, Korruptionsgeldwäsche, in: Wirtschaft
und Strafrecht; Festschrift für Niklaus Schmid, 2001, pag. 448 seg.). A ragione
la precedente istanza vi ha quindi fatto esplicito riferimento nel suo
giudizio, esaminando sotto questo profilo la questione di sapere se il
vantaggio (indiretto) conseguito dai corruttori proveniva da un crimine e
poteva quindi essere oggetto di riciclaggio giusta l'art. 305bis CP. Alla luce
di queste considerazioni, l'esposta giurisprudenza del Tribunale federale deve
quindi essere precisata nel senso che, per essere considerati prodotto di
reato, i valori patrimoniali ottenuti da un negozio giuridico conseguito
mediante la corruzione devono stare in un rapporto causale naturale ed adeguato
con il reato, senza che siano necessariamente la conseguenza diretta ed
immediata dello stesso.

3.3 In concreto, il semplice fatto che i vantaggi patrimoniali conseguiti dagli
accusati provenivano dal commercio del carbone e derivavano quindi soltanto
indirettamente dall'accordo corruttivo non basta perciò a negare che possano
essere considerati come provenienti da un crimine. Come visto, neppure la
precedente istanza ha preteso il contrario, ma ha rettamente richiesto
l'esistenza di una causalità adeguata.
Al riguardo, i primi giudici hanno rilevato che non era sufficientemente
dimostrato un nesso causale tra la corruzione del sindaco C.________ e i valori
patrimoniali conseguiti dagli accusati mediante il commercio del carbone
destinato alla centrale termoelettrica di X.________. Hanno in particolare
ritenuto che non era provato, "che in assenza di tale accordo corruttivo i
gruppi funzionanti a carbone della centrale termoelettrica di X.________
sarebbero stati chiusi, rispettivamente che la centrale non sarebbe stata
rifornita col carbone Adaro atteso che questa soluzione è stata comunque
adottata sulla base di parallele sentenze del TAR e del Consiglio di Stato e
continua tuttora ad essere adottata a X.________ nonostante sia notorio a tutti
quanto è successo intorno al sindaco C.________". La Corte penale del TPF si è
invero chiesta "se ciò sarebbe avvenuto anche senza l'accordo tra C.________ e
gli accusati nella misura in cui tale accordo ha dato l'abbrivio, limitando per
una certa inevitabile inerzia le successive possibilità di scelta della
D.________S.p.A. di approvvigionarsi in carbone presso altri fornitori o
comunque di guardarsi in giro alla ricerca di altre soluzioni". Poiché non
erano stati apportati sufficienti indizi sul rapporto di causalità, la Corte
penale non ha però esaminato oltre la questione ed ha per finire negato che i
valori patrimoniali di spettanza degli accusati derivanti dal commercio del
carbone potessero essere considerati di origine criminale ai sensi dell'art.
305bis n. 1 CP.
Il ricorrente sostiene che la precedente istanza avrebbe negato a torto il
nesso causale tra i valori patrimoniali ottenuti dagli opponenti e l'accordo
corruttivo, ma non si confronta con queste considerazioni. Nemmeno tiene conto
degli accertamenti relativi all'esistenza delle decisioni sia del Tribunale
amministrativo regionale sia del Consiglio di Stato e al mantenimento
dell'approvvigionamento in carbone "Adaro" malgrado la notorietà delle vicende
che hanno coinvolto il sindaco. Non fa in particolare valere, con una
motivazione conforme alle esigenze di motivazione degli art. 42 cpv. 2 e 106
cpv. 2 LTF, che questi accertamenti sarebbero manifestamente insostenibili o
chiaramente in contrasto con gli atti, né spiega per quali ragioni, nonostante
le considerazioni dei primi giudici, un rapporto causale dovrebbe comunque
essere ammesso o non sarebbe venuto meno.
Certo, nel giudizio impugnato (consid. 4.1.1), i primi giudici danno un peso
rilevante alla corruzione del sindaco nell'ottica del mantenimento in esercizio
della centrale. Inoltre, le decisioni del Tribunale amministrativo regionale e
del Consiglio di Stato sembrano concernere unicamente una domanda incidentale
di sospensione dell'esecuzione dell'ordine di chiusura disposto dal sindaco.
Tuttavia, il ricorrente adduce in sostanza solo che l'esistenza dell'accordo
corruttivo risulterebbe dalle sentenze emanate nell'ambito del procedimento
italiano e sarebbe ammessa dagli stessi accusati. Non sostanzia, con chiarezza
e precisione, che le considerazioni della precedente istanza sulle decisioni
del Tribunale amministrativo regionale (TAR) e del Consiglio di Stato e sulla
loro rilevanza sarebbero manifestamente in contrasto con specifiche
constatazioni risultanti dai giudizi italiani. Né egli sostiene che, anche
tenendo conto di questi elementi, avrebbe dimostrato che la corruzione del
sindaco costituirebbe la condizione per la fornitura del carbone alla centrale,
attività commerciale che ha permesso in ultima analisi agli accusati di
realizzare gli utili in discussione. Le argomentazioni ricorsuali non
consentono quindi di concludere che i primi giudici hanno violato l'art. 305bis
CP ritenendo che tali valori patrimoniali non potevano essere considerati come
provento di crimine.

4.
4.1 Il ricorrente rimprovera inoltre alla precedente istanza di avere negato a
torto l'esistenza di un caso grave di riciclaggio secondo l'art. 305bis n. 2
lett. c CP. Sostiene, che in concreto sarebbero realizzati gli estremi
dell'aggravante del mestiere, siccome il reato sarebbe legato all'attività
imprenditoriale svolta dagli accusati a titolo professionale. Il loro guadagno
sarebbe inoltre considerevole e corrisponderebbe agli importi giunti sui conti
in Svizzera, che rappresenterebbero la loro fonte principale di reddito.

4.2 È dato un caso grave ai sensi dell'invocata disposizione, se l'autore
realizza una grossa cifra d'affari o un guadagno considerevole facendo mestiere
del riciclaggio. Come rettamente rilevato dalla Corte penale del TPF, l'autore
agisce per mestiere, quando dal tempo e dai mezzi consacrati all'attività
delittuosa, dalla frequenza degli atti durante un periodo determinato, come
pure dai redditi prospettati od ottenuti risulta ch'egli esercita tale attività
alla stregua di una professione, quand'anche accessoria. Occorre, che l'autore
aspiri ad ottenere dei redditi relativamente regolari, che rappresentino un
apporto notevole al finanziamento del suo stile di vita, e che si sia così in
un certo modo installato nella delinquenza (DTF 129 IV 253 consid. 2.1).
Inoltre, ai sensi dell'art. 305bis n. 2 lett. c CP, è da considerarsi grossa
una cifra d'affari di fr. 100'000.-- o più (DTF 129 IV 188 consid. 3.1.1) e
considerevole un guadagno di almeno fr. 10'000.-- (DTF 129 IV 253 consid. 2.2).

4.3 Ora, il ricorrente motiva la censura partendo dal presupposto che tutto
l'utile ricavato dalla vendita del carbone transitato sul conto yyy
costituirebbe provento di reato. Come visto, la precedente istanza si è invece
fondata su una fattispecie diversa, ravvisando il reato di riciclaggio
unicamente nei trasferimenti del denaro di spettanza del corrotto dal conto yyy
al conto zzz eseguiti tra il 12 marzo 2003 e il 20 ottobre 2003. Comunque, essa
non ha violato l'art. 305bis n. 2 lett. c CP negando un caso grave ai sensi di
questa disposizione, siccome ha rettamente rilevato che l'importo conseguito
non era stato realizzato mediante l'attività di riciclaggio in quanto tale.

5.
Il ricorrente si diparte da una fattispecie diversa da quella accertata anche
laddove contesta il dissequestro della relazione bancaria intestata a
B.________ e alla moglie. Richiama peraltro genericamente gli art. 70 e 71 CP,
prospettando una "confisca a titolo di risarcimento equivalente" dei valori
patrimoniali depositati. Non si confronta tuttavia puntualmente, con una
motivazione conforme alle esigenze dell'art. 42 cpv. 2 LTF, con il considerando
11.2 della sentenza impugnata, in cui i giudici hanno negato, spiegandone le
ragioni, sia i requisiti di una confisca sia quelli di un risarcimento
equivalente. La critica, inammissibile, non deve pertanto essere esaminata
oltre.

6.
Ne segue che il ricorso deve essere respinto nella misura della sua
ammissibilità. Non si prelevano spese giudiziarie a carico del ricorrente, che
si è rivolto al Tribunale federale nell'esercizio delle sue attribuzioni
ufficiali (art. 66 cpv. 4 LTF). La Confederazione verserà agli opponenti
un'indennità a titolo di ripetibili di questa sede (art. 68 LTF).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
Non si prelevano spese giudiziarie.

3.
La Confederazione verserà a ciascun opponente un'indennità di fr. 3'000.-- a
titolo di ripetibili di questa sede.

4.
Comunicazione alle parti, rispettivamente ai loro patrocinatori, e alla Corte
penale del Tribunale penale federale.

Losanna, 25 gennaio 2011

In nome della Corte di diritto penale
del Tribunale federale svizzero
Il Presidente: Il Cancelliere:

Favre Gadoni