Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

Strafrechtliche Abteilung, Beschwerde in Strafsachen 6B.35/2010
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Bundesgericht
Tribunal fédéral
Tribunale federale
Tribunal federal

{T 0/2}
6B_35/2010

Sentenza del 4 giugno 2010
Corte di diritto penale

Composizione
Giudici federali Favre, Presidente,
Schneider, Mathys,
Cancelliere Gadoni.

Partecipanti al procedimento
F.________,
patrocinato dall'avv. Massimo Quadri,
ricorrente,

contro

Ministero pubblico del Cantone Ticino, palazzo di giustizia, via Pretorio 16,
6901 Lugano,
opponente.

Oggetto
commisurazione della pena,

ricorso in materia penale contro la sentenza emanata il 21 ottobre 2009 dalla
Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone
Ticino.

Fatti:

A.
Il 29 maggio 2009 F.________, nato nel 1988, è stato riconosciuto dalla Corte
delle assise criminali autore colpevole di infrazione aggravata alla legge
federale sugli stupefacenti, per avere trasportato da Firenze 1,6 kg di cocaina
destinata al mercato svizzero e per averne ceduti altri 10 g, nonché di
contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti, per avere consumato in
un'occasione un imprecisato quantitativo, minimo, di cocaina. È inoltre stato
riconosciuto colpevole di tentata coazione, di rissa, di riciclaggio di denaro
per fr. 16'000.-- provenienti della vendita di droga, di ripetuta infrazione
alla legge federale sugli stranieri e alla previgente legge federale
concernente la dimora e il domicilio degli stranieri. L'accusato è stato
condannato alla pena detentiva di quattro anni.

B.
Con sentenza del 21 ottobre 2009, la Corte di cassazione e di revisione penale
del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP) ha respinto in quanto
ammissibile un ricorso per cassazione dell'accusato contro il giudizio di primo
grado.

C.
F.________ impugna la sentenza della CCRP con un ricorso in materia penale al
Tribunale federale, chiedendo di riformarla nel senso di ridurre la pena
detentiva a tre anni, parzialmente sospesi con la condizionale. Il ricorrente
critica essenzialmente la commisurazione della pena. Postula inoltre di essere
ammesso al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.

D.
Non sono state chieste osservazioni al gravame.

Diritto:

1.
Presentato dall'imputato, che ha partecipato alla procedura dinanzi alla
precedente istanza, le cui conclusioni sono state disattese (art. 81 cpv. 1
lett. b n. 1 LTF), e diretto contro una decisione finale (art. 90 LTF), resa in
materia penale (art. 78 cpv. 1 LTF) da un'autorità di ultima istanza cantonale
(art. 80 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale, tempestivo (art. 100 cpv. 1
in relazione con l'art. 46 cpv. 1 lett. c LTF), è di massima ammissibile.

2.
2.1 Il ricorrente contesta la commisurazione della pena. Sostiene che gli
sarebbe stato attribuito a torto il ruolo di vice-capo nell'ambito del traffico
degli stupefacenti e lamenta una disparità di trattamento rispetto agli altri
imputati che avrebbero spacciato maggiori quantitativi di droga. Rimprovera
inoltre ai giudici cantonali di non avere considerato quali elementi a suo
favore la necessità di una sua risocializzazione e il fatto che non tutta la
droga trasportata da Firenze sarebbe finita sul mercato, ma sarebbe in parte
stata sequestrata dalla polizia.

2.2 La questione del ruolo rivestito dal ricorrente nel traffico della cocaina
riguarda tuttavia l'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove, che il
Tribunale federale esamina sotto il profilo ristretto dell'arbitrio (cfr. art.
97 cpv. 1 LTF; DTF 134 IV 36 consid. 1.4.1). I primi giudici hanno in effetti
ritenuto ch'egli avesse un ruolo di una certa importanza, quale referente del
fratello A.________ (che ha funto da capo dell'organizzazione). Al riguardo
hanno richiamato la trasferta eseguita a Firenze per conto del fratello, le
pressioni esercitate su un altro imputato per ottenere la restituzione dello
stupefacente sottratto, il fatto che il ricorrente ha gestito i soldi della
cocaina e li ha tenuti in deposito nel suo appartamento a Campione d'Italia, la
circostanza secondo cui un altro imputato si è rivolto a lui per esprimergli la
rabbia per non avere ancora ricevuto il denaro dovutogli per la cocaina. La
Corte di primo grado ha quindi ritenuto che il ricorrente aveva assunto per
conto del fratello un ruolo non trascurabile, anche se subordinato, risultando
l'esecutore dell'ultimo trasporto e il cassiere dei proventi della droga. Ha
concluso che, seppur minore rispetto a quella del fratello, la sua
responsabilità era comunque di rilievo, considerando soprattutto la custodia
del denaro. La CCRP ha rilevato che sulla questione dello stupefacente
sottratto e del suo coinvolgimento il ricorrente si limitava ad esprimere la
propria diversa valutazione senza fare valere l'arbitrarietà di quella ritenuta
dalla prima istanza. Ha nondimeno confermato la conclusione dei primi giudici
circa il ruolo da lui assunto, ritenendola esente d'arbitrio.

2.3 Il ricorrente ribadisce sostanzialmente l'argomentazione addotta in sede
cantonale secondo cui nel traffico degli stupefacenti avrebbe rivestito una
funzione secondaria, di semplice corriere ed esecutore degli ordini impartiti
dal fratello, alla stregua degli altri imputati. Ripresenta prevalentemente le
argomentazioni già ritenute inconsistenti dalla CCRP, opponendo la sua opinione
a quella dei giudici cantonali. Si limita in particolare a sminuire i suoi atti
rispetto a quelli dell'altro imputato con cui ha eseguito la trasferta a
Firenze e relativizza l'ammontare dell'importo depositato presso di lui
rispetto ai proventi complessivi della vendita di cocaina. Omette inoltre di
confrontarsi con la circostanza, pure presa in considerazione dalle precedenti
istanze, che un altro imputato si è rivolto proprio a lui per lamentarsi del
mancato pagamento della cocaina. Ora, per sostanziare l'arbitrio non basta
addurre un'altra soluzione che potrebbe entrare in linea di conto o sarebbe
addirittura preferibile, ma occorre dimostrare che la decisione impugnata
risulta manifestamente insostenibile (DTF 135 V 2 consid. 1.3; 134 II 124
consid. 4.1). I giudici cantonali hanno dedotto il ruolo di vice-capo rivestito
dal ricorrente sulla base di una valutazione complessiva di un insieme di
circostanze, attribuendo in modo sostenibile una certa importanza soprattutto
all'incarico di custodire il denaro. Le argomentazioni del ricorrente, di
natura appellatoria, non consentono di rivedere questa conclusione, che
comunque regge di fronte al divieto dell'arbitrio.

3.
3.1 Giusta l'art. 47 CP, il giudice commisura la pena alla colpa dell'autore.
Tiene conto della vita anteriore e delle condizioni personali dell'autore,
nonché dell'effetto che la pena avrà sulla sua vita (cpv. 1); la colpa è
determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene
giuridico offeso, secondo la riprensibilità dell'offesa, i moventi e gli
obiettivi perseguiti, nonché, tenuto conto delle circostanze interne ed
esterne, secondo la possibilità che l'autore aveva di evitare l'esposizione a
pericolo o la lesione (cpv. 2).
Questa norma conferisce al giudice un ampio potere di apprezzamento. Il
Tribunale federale interviene solo quando il giudice cantonale cade
nell'eccesso o nell'abuso del potere di apprezzamento, ossia laddove la pena
esca dal quadro legale, sia valutata in base a elementi estranei all'art. 47 CP
o appaia eccessivamente severa o clemente (DTF 135 IV 130 consid. 5.3.1; 134 IV
17 consid. 2.1; 129 IV 6 consid. 6.1 e rinvii).

3.2 Il ricorrente adduce che il suo grado di colpa sarebbe ridotto considerati
il suo ruolo secondario e il minore quantitativo di cocaina addebitatogli
rispetto a quello degli altri imputati. A torto. Come visto, i giudici
cantonali hanno accertato in modo sostenibile il suo ruolo di vice-capo nel
traffico di stupefacenti. Essi non hanno quindi abusato del loro potere di
apprezzamento attribuendogli di conseguenza una colpa di una certa rilevanza,
comunque inferiore a quella del fratello, condannato a una pena detentiva di
cinque anni e nove mesi. Il quantitativo di stupefacente trasportato non
costituisce d'altra parte il criterio preponderante nella determinazione della
colpa (DTF 121 IV 193 consid. 2b/aa, 202 consid. 2d/cc). A maggior ragione
nella fattispecie, ove entra in considerazione per il ricorrente anche la
gestione del denaro proveniente dal traffico di droga. Differenze nella
commisurazione della pena rispetto ad altri imputati sono inoltre, di massima,
ammissibili. Una certa disparità di trattamento in quest'ambito è infatti
riconducibile al principio dell'individualizzazione delle pene (DTF 135 IV 191
consid. 3.1). A questo proposito il ricorrente si limita a sostenere che
avrebbe avuto un ruolo sostanzialmente identico a quello degli altri imputati e
che la sua pena sarebbe sproporzionata rispetto a quella inflitta al fratello,
il quale ha commerciato oltre 5 kg di cocaina. Non sostanzia tuttavia alcun
abuso del potere di apprezzamento, disattendendo altresì che la CCRP ha
rilevato come i fatti addebitati agli altri imputati fossero diversi e come vi
fossero differenze nella valutazione soggettiva della colpa dei due fratelli.

3.3 Accennando infine alla sua risocializzazione, il ricorrente sostiene che i
giudici cantonali non avrebbero tenuto conto della possibilità di rifarsi una
vita dopo l'espiazione della pena. Né sarebbe stato considerato in senso
attenuante il fatto che una parte della droga da lui trasportata non sarebbe
finita sul mercato in quanto sequestrata dalla polizia. Egli disattende che il
criterio determinante per commisurare la pena rimane quello della colpa,
aspetto su cui il richiamato parziale sequestro non ha un'incidenza rilevante.
D'altra parte, il ricorrente è poco più che ventiduenne e l'entità della pena
in oggetto non gli impedirà certamente di potersi rifare una vita quando sarà
liberato.

4.
Ne segue che il ricorso deve essere respinto in quanto ammissibile. La domanda
di assistenza giudiziaria presentata dal ricorrente deve essere respinta,
essendo il gravame fin dall'inizio privo di possibilità di esito favorevole
(art. 64 cpv. 1 LTF). Le spese giudiziarie sono pertanto poste a suo carico, in
considerazione della sua soccombenza (art. 66 cpv. 1 LTF). Vista la sua
situazione finanziaria, si giustifica tuttavia di prelevare una tassa di
giustizia ridotta (art. 65 cpv. 2 LTF).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
La domanda di assistenza giudiziaria è respinta.

3.
Le spese giudiziarie di fr. 800.-- sono poste a carico del ricorrente.

4.
Comunicazione al patrocinatore del ricorrente, al Ministero pubblico e alla
Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone
Ticino.

Losanna, 4 giugno 2010

In nome della Corte di diritto penale
del Tribunale federale svizzero
Il Presidente: Il Cancelliere:

Favre Gadoni