Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

Strafrechtliche Abteilung, Beschwerde in Strafsachen 6B.841/2010
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Bundesgericht
Tribunal fédéral
Tribunale federale
Tribunal federal

{T 0/2}
6B_841/2010

Sentenza del 18 luglio 2011
Corte di diritto penale

Composizione
Giudici federali Mathys, Presidente,
Schneider, Jacquemoud-Rossari,
Cancelliera Ortolano Ribordy.

Partecipanti al procedimento
A.________,
patrocinato dall'avv. Yasar Ravi,
ricorrente,

contro

Ministero pubblico del Cantone Ticino, Palazzo di giustizia, via Pretorio 16,
6901 Lugano,
opponente.

Oggetto
Incitazione all'entrata, alla partenza o al soggiorno illegali; disobbedienza a
decisioni dell'autorità,

ricorso in materia penale contro la sentenza emanata il 30 agosto 2010 dalla
Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone
Ticino.

Fatti:

A.
A.a Da aprile 2008 A.________ è titolare di una patente per la gerenza
dell'affittacamere situato in un'ala dell'esercizio pubblico "B.________" a
X.________, struttura che comprende anche un locale notturno e un bar.
A.b Dopo aver appreso da un rapporto di polizia che l'esercizio pubblico era in
realtà un postribolo, con risoluzione del 18 giugno 2008 il Municipio di
X.________ ha ordinato alla C.________SA (proprietaria del fondo), alla
D.________SA (gestrice dell'esercizio pubblico) e a A.________, sotto
comminatoria dell'art. 292 CP, "di sospendere immediatamente l'esercizio della
prostituzione nello stabile denominato B.________ sito sulla particella yyy di
X.________ e di ripristinare l'uso dell'immobile a scopo di affittacamere".
A.c Il 22 ottobre 2008, nel corso di un nuovo controllo presso la B.________,
la polizia cantonale ha riscontrato la presenza di sette donne straniere, tutte
soggiornanti presso le camere in affitto situate nella struttura e regolarmente
registrate nei libretti delle notifiche alla polizia. Nei confronti di tre di
loro, il 23 ottobre 2008, sono stati emanati altrettanti decreti di accusa per
infrazione alla legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr; RS
142.20) e per esercizio illecito della prostituzione. A.________ è stato
denunciato per disobbedienza a decisioni dell'autorità nonché per infrazione
alla LStr.
A.d In data 18 febbraio 2009 è stata effettuata un'ulteriore ispezione presso
l'affittacamere da parte della polizia cantonale. Non veniva riscontrata la
presenza di donne straniere, sebbene in alcune camere vi fossero degli effetti
personali riconducibili a una clientela femminile. A seguito di questo
intervento, A.________ è stato nuovamente denunciato per infrazione alla LStr.

B.
Sulla scorta di queste emergenze, con decreto di accusa del 23 marzo 2009, il
Procuratore pubblico ha ritenuto A.________ autore colpevole di ripetuta
incitazione all'entrata, alla partenza o al soggiorno illegali nonché di
ripetuta disobbedienza a decisioni dell'autorità e ne ha proposto la condanna
alla pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere di fr. 80.-- ciascuna, per
complessivi fr. 7'200.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di
tre anni, nonché alla multa di fr. 3'000.-- da sostituirsi, in caso di mancato
pagamento, con una pena detentiva di 30 giorni. A A.________ veniva
rimproverato di aver facilitato il soggiorno illegale a cittadine straniere
esercitanti attività di prostituzione senza regolare permesso e di aver omesso
di dare seguito all'ordine del 18 giugno 2008 del Municipio di X.________ di
sospendere immediatamente l'esercizio della prostituzione nello stabile
denominato B.________. Contro questo decreto, A.________ ha presentato
opposizione.

C.
Il 23 febbraio 2010 il Giudice della Pretura penale ha confermato le
imputazioni contenute nel decreto di accusa e ha condannato A.________ alla
pena pecuniaria di 70 aliquote giornaliere di fr. 70.-- ciascuna, per
complessivi fr. 4'900.--, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di
quattro anni, e alla multa di fr. 2'000.--, fissando a 30 giorni la pena
detentiva sostitutiva in caso di mancato pagamento.

D.
Con sentenza del 30 agosto 2010, la Corte di cassazione e di revisione penale
del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CCRP; dal 1° gennaio 2011 Corte di
appello e di revisione penale) ha parzialmente accolto, in quanto ammissibile,
il ricorso inoltratole dal condannato. A.________ è stato prosciolto dalle
imputazioni relative ai fatti del 18 febbraio 2009. La pena pecuniaria
inflittagli è stata quindi ridotta a 40 aliquote giornaliere di fr. 70.--
ciascuna, per un totale di fr. 2'800.--, sempre sospesa condizionalmente per un
periodo di prova di quattro anni.

E.
A.________ adisce il Tribunale federale con un ricorso in materia penale con
cui postula l'annullamento della decisione della CCRP e il suo proscioglimento
da tutte le accuse.

Non sono state chieste osservazioni sul gravame.

Diritto:

1.
In relazione alla sua condanna per infrazione alla LStr, il ricorrente si duole
a vario titolo della violazione del principio della legalità.

È allora il caso di rammentare brevemente che il principio della legalità, che
in ambito penale trova la sua espressione nella locuzione nulla poena sine
lege, è violato quando una persona viene perseguita penalmente per un atto che
la legge non punisce oppure quando l'atto che le è rimproverato penalmente è sì
sanzionato dalla legge, ma la legge medesima non può essere ritenuta valida,
oppure ancora quando l'applicazione del diritto penale a un determinato atto
risulta da un'interpretazione della norma penale che eccede quanto ammissibile
alla luce dei principi generali del diritto penale (DTF 112 Ia 107 consid. 3a).

2.
Il ricorrente lamenta la violazione del principio della legalità giusta l'art.
5 Cost. innanzitutto in relazione all'interpretazione della legge ticinese del
21 dicembre 1994 sugli esercizi pubblici (Les pubb/TI) per essere stato
considerato un gerente ai sensi di questa legge.

2.1 Prima di entrare nel merito della censura, è doveroso premettere che la Les
pubb/TI e il regolamento del 3 dicembre 1996 della legge ticinese sugli
esercizi pubblici (Res pubb/TI) sono stati abrogati con effetto al 1° aprile
2011 - quindi posteriormente all'emanazione della decisione contestata e
all'inoltro del presente ricorso - e sostituiti dalla legge ticinese del 1°
giugno 2010 sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione (Lear; RL 11.3.2.1)
e dal regolamento del 16 marzo 2011 della legge ticinese sugli esercizi
alberghieri e sulla ristorazione (RLear; RL 11.3.2.1.1 - v. art. 58 Lear e art.
108 seg. RLear nonché BU 2011 135 e 143). Questa modifica legislativa non ha
alcuna incidenza nel caso concreto perché il Tribunale federale adito con
ricorso esamina unicamente la questione di sapere se l'autorità cantonale ha
correttamente applicato il diritto in vigore al momento in cui essa ha
pronunciato la sentenza impugnata (v. DTF 129 IV 49 consid. 5.3).

2.2 La CCRP ha dapprima rilevato che, sebbene non avesse conseguito il
certificato di capacità rilasciato dal Dipartimento delle istituzioni, nulla
impediva di ritenere il ricorrente un gerente giusta l'art. 53 Les pubb/TI e
questo perché il certificato non è richiesto per la gerenza di tutti gli
esercizi pubblici. Ha poi considerato irrilevante la circostanza secondo cui
egli era un semplice dipendente della D.________SA. Quest'ultima infatti
risulta essere la "gestrice" dell'affittacamere, ovvero l'imprenditrice, la
responsabile economica, nozione da non confondere con quella di "gerente",
ossia l'operatore che si occupa direttamente della conduzione dell'esercizio
pubblico e che soggiace agli obblighi di cui all'art. 53 Les pubb/TI. Inoltre,
la patente rilasciata dall'Ufficio dei permessi indica esplicitamente
l'insorgente come "gerente" di 11 camere e 19 posti letto. Infine, il suo ruolo
di gerente emerge incontrovertibilmente anche dalle dichiarazioni da lui stesso
rilasciate alla Polizia.

2.3 A mente del ricorrente, gerente di un esercizio pubblico può essere
esclusivamente la persona che ha conseguito il certificato di capacità e che
dunque detiene la responsabilità nei confronti dell'Ufficio permessi. Quel che
risulta dalla patente rilasciatagli non è determinante, piuttosto lo è quanto
riportato dal testo della stessa Les pubb/TI. Il solo fatto che la patente
identifica nell'insorgente il "gerente" dell'affittacamere non sopperisce
infatti all'assenza di certificato di capacità. Se, come sostiene la CCRP, la
legge cantonale intende istituire un dovere di garante in capo al gerente, è
perché il gerente dispone di un certificato di capacità ottenuto dopo essere
stato istruito e aver imparato ad affrontare le problematiche identificate
nell'art. 53 Les pubb/TI, ciò che comporta un dovere accresciuto. Tale dovere
non può però gravare la persona priva di certificato di capacità e dunque senza
un'adeguata istruzione sui doveri di responsabile di un esercizio pubblico.
Quanto poi alle dichiarazioni rilasciate alla Polizia, il ricorrente ha
affermato di occuparsi di mansioni che normalmente competono a un gerente. Di
conseguenza, egli non si reputa un gerente, bensì una persona che ne svolge le
mansioni, sotto la direzione della società gestrice che detiene il reale potere
decisionale. A differenza di un gerente, l'insorgente non dispone quindi di
alcun potere decisionale. In quanto dipendente della D.________SA, è soggetto
alle istruzioni della datrice di lavoro e deve rispondere alla stessa della sua
attività. Non poteva dunque decidere autonomamente di non accettare delle
ospiti nelle stanze. Non è dunque corretto ritenere, come invece ha fatto la
CCRP, che l'insorgente fosse libero di gestire le stanze come meglio preferiva.
Il riconoscimento del ruolo di gerente del ricorrente da parte della CCRP
procederebbe da un'interpretazione estensiva e conseguentemente
incostituzionale dell'art. 53 Les pubb/TI. Non potendo essere definito gerente,
il ricorrente non ricopre neppure il ruolo di garante e non può dunque venirgli
rimproverata nessuna omissione impropria.

2.4 Occorre in concreto esaminare se il termine "gerente" dell'art. 53 Les pubb
/TI si riferisce unicamente alle persone titolari di un certificato di
capacità, come sostiene il ricorrente, oppure comprende anche le persone che
svolgono i compiti di gerenza senza disporre del suddetto certificato, come
invece ritenuto dalla CCRP. Trattandosi di una legge cantonale, il Tribunale
federale esamina l'interpretazione che ne è data dalle autorità cantonali sotto
il ristretto profilo dell'arbitrio (sulla nozione di arbitrio v. DTF 135 V 2
consid. 1.3 pag. 4, con rinvii), anche quando viene invocata la violazione del
principio della legalità (v. sentenza 6B_1006/2008 del 5 marzo 2009 consid.
3.1). Il Tribunale federale non deve stabilire quale sarebbe l'interpretazione
corretta della disposizione in questione, ma deve limitarsi a decidere se
l'interpretazione attribuitale dall'autorità cantonale sia sostenibile. Sicché,
a prescindere dall'esistenza di altre soluzioni difendibili o persino
preferibili, il Tribunale federale si attiene all'interpretazione fornita
dall'autorità cantonale nella misura in cui non risulta insostenibile,
irragionevole o manifestamente contraria al senso e allo scopo perseguito dalla
disposizione o dalla normativa in esame (DTF 136 I 316 consid. 2.2.2; 134 II
124 consid. 4.1).

2.5 Sulla nozione di gerente ritenuta dalla CCRP il ricorrente non sostanzia
alcun arbitrio, ma si limita per lo più a esporre la sua personale spiegazione
del termine, atteso che la Les pubb/TI non contiene alcuna definizione legale
di gerente. L'insorgente inoltre non si confronta con tutte le argomentazioni
della sentenza impugnata in merito alla nozione di gerente, segnatamente con il
fatto che la Les pubb/TI non subordina la gerenza di tutti i tipi di esercizi
pubblici al possesso di un certificato di capacità (v. art. 62, 64 e 65 Res
pubb/TI).
Ora, secondo l'art. 19 Les pubb/TI, il certificato di capacità rilasciato dal
Dipartimento attesta che una persona è in possesso delle conoscenze
professionali necessarie per gestire un esercizio pubblico di un determinato
tipo. Tenuto conto che per taluni tipi di esercizi pubblici non occorre
disporre di tale certificato, la loro gerenza non richiede conoscenze
professionali particolari. La persona che si occupa della gerenza di questi
esercizi pubblici può dunque, senza arbitrio, essere definita gerente anche se
non è titolare di un certificato di capacità. La nozione di gerente adottata
dalla CCRP non procede quindi da un'interpretazione inammissibilmente estensiva
della Les pubb/TI, come a torto sostenuto nel ricorso, e non costituisce
pertanto una violazione del principio della legalità.

2.6 In concreto il ricorrente non pretende che per la gerenza di un
affittacamere sia necessario disporre di un certificato di capacità, sicché,
anche se privo di un siffatto certificato, nulla impedisce di considerarlo
gerente ai sensi della Les pubb/TI. Certo, indirettamente, l'insorgente
contesta pure gli accertamenti di fatto dai quali la CCRP ha dedotto che egli
si occupasse della gerenza dell'esercizio pubblico in parola. Sennonché le sue
critiche si palesano inammissibili in questa sede in quanto chiaramente
appellatorie (v. DTF 136 II 101 consid. 3). Così è laddove pretende di non
disporre di alcun potere decisionale e di soggiacere alle istruzioni della
D.________SA e laddove ridiscute le dichiarazioni rilasciate alla Polizia. Egli
infatti contrappone semplicemente il proprio punto di vista alla sentenza
impugnata senza però sostanziare arbitrio alcuno. Non sono quindi dati i
presupposti (v. art. 97 cpv. 1 e 105 cpv. 2 LT) per vagliare oltre la censura.

3.
Secondo il ricorrente, il principio della legalità, ancorato all'art. 1 CP,
sarebbe stato violato anche nell'applicazione ratione personae dell'art. 116
LStr. Richiamandosi al messaggio dell'8 marzo 2002 relativo alla legge federale
sugli stranieri (v. FF 2002 3447), l'insorgente ritiene infatti che autore
dell'incitazione all'entrata, alla partenza o al soggiorno illegali può essere
esclusivamente la persona legata all'attività di passatore. Non essendo un
passatore, non può dunque essere condannato per tale infrazione.

La censura non ha pregio. Giusta l'art. 116 cpv. 1 lett. a LStr, si rende
colpevole di incitazione all'entrata, alla partenza o al soggiorno illegali
chi, in Svizzera o all'estero, facilita o aiuta a preparare l'entrata, la
partenza o il soggiorno illegali di uno straniero. Il Tribunale federale ha già
avuto modo di pronunciarsi sull'applicazione ratione personae di questa norma
nella sentenza 6B_584/2010 del 2 dicembre 2010 a cui per brevità si rinvia.
Basti qui ribadire che rientrano nel campo di applicazione di suddetta norma
non soltanto i passatori, bensì anche coloro che per esempio quali albergatori,
locatori o datori di lavoro che affittano camere, alloggiano una persona che
soggiorna illegalmente in Svizzera. La disposizione in parola difatti non
contempla unicamente la facilitazione dell'entrata o della partenza illegali,
ma pure la facilitazione di un soggiorno illegale, fattispecie quest'ultima che
non contraddistingue di massima l'attività del passatore. Sicché non si ravvisa
su questo punto alcuna violazione dell'art. 1 CP unitamente all'art. 116 LStr.

4.
Lamentando ancora la violazione dell'art. 1 CP, il ricorrente ritiene che non
vi sia una base legale per condannarlo. Sostiene che, nella sua veste di
gerente, fosse tenuto unicamente a notificare alla polizia locale le straniere
a cui ha dato alloggio, nulla di più. La funzione di gerente non è quella di
poliziotto ed egli non era dunque obbligato a denunciare le violazioni di
legge. Se il legislatore avesse inteso estendere i doveri del gerente anche
alla segnalazione tempestiva di eventuali abusi, avrebbe dovuto menzionarlo in
modo esplicito nella legge, in casu nell'art. 53 Les pubb/TI. Nella misura in
cui la CCRP fonda un obbligo di garante dell'insorgente su quest'ultima
disposizione, oltrepassa la reale volontà del legislatore ticinese e compie
un'inammissibile interpretazione estensiva della norma. Sicché il reato
omissivo improprio rimproverato al ricorrente non ha fondamento legale e viola
il principio della legalità in ambito penale.

4.1 In realtà, contestando di rivestire una posizione di garante, il ricorrente
si duole della violazione dell'art. 116 cpv. 1 lett. a LStr.

La fattispecie di facilitazione di un soggiorno illegale ai sensi della citata
disposizione può essere realizzata anche per omissione, nel caso in cui
l'autore si trovi in una situazione di garante e gli spetti quindi un obbligo
di agire, che può derivare in particolare dalla legge o da un contratto. Perché
un obbligo legale fondi una posizione di garante è determinante la natura della
relazione esistente tra la persona obbligata e il bene giuridico minacciato o
la fonte del pericolo, che sta alla base della norma (DTF 127 IV 27 consid. 2b
e rinvii). In tal senso, la CCRP ha fondato un dovere di agire del ricorrente,
quale gerente dell'esercizio pubblico, in virtù dell'art. 53 Les pubb/TI e
dell'art. 89 Res pubb/TI. Ha ritenuto, con riferimento a queste norme, ch'egli
era tenuto nella sua specifica funzione a notificare alle autorità la
situazione in contrasto con la legge che si realizzava nell'esercizio pubblico
di cui era gerente, ove delle persone straniere senza permesso soggiornavano
per esercitarvi un'attività lucrativa.

4.2 Giusta l'art. 53 Les pubb/TI, il gerente è responsabile dell'igiene,
dell'ordine, della quiete e della tutela del buon costume nell'esercizio
pubblico e nelle immediate vicinanze (cpv. 1). È inoltre responsabile delle
notifiche degli ospiti alla polizia (cpv. 3). L'art. 89 Res pubb/TI prevede in
particolare che il gerente ha l'obbligo di prendere tutti i provvedimenti atti
alla tutela del buon costume e al mantenimento dell'ordine e della quiete (cpv.
1) ed è tenuto a dare immediato avviso alla polizia comunale e cantonale di
tutti quei fatti che, verificatisi nell'esercizio, presentino un aspetto grave
o comunque d'interesse per la polizia stessa (disordini, risse,
contravvenzioni, ecc.) (cpv. 3).

Il ricorrente non si confronta con l'art. 89 Res pubb/TI e si limita a sminuire
la portata dell'art. 53 Les pubb/TI, sostenendo che la figura del gerente
sarebbe di carattere cantonale, istituita soprattutto quale persona di
riferimento nei confronti dell'Ufficio dei permessi, e che una violazione dei
suoi obblighi sgorganti dall'art. 53 Les pubb/TI sarebbe unicamente di
spettanza dell'autorità amministrativa cantonale. Le sue generiche
considerazioni in merito non consentono tuttavia di concludere che la CCRP ha
ravvisato a torto, in particolare sulla base dell'art. 89 Res pubb/TI, un
obbligo per il ricorrente di segnalare, nella sua specifica qualità di gerente,
una situazione irregolare costituita dal fatto che persone straniere sprovviste
di permesso presenti nell'affittacamere esercitavano un'attività lucrativa
illegale.

4.3 A mente del ricorrente, nella fattispecie difetterebbero gli elementi
oggettivi costituenti l'infrazione di cui all'art. 116 cpv. 1 lett. a LStr. Con
il suo comportamento infatti non ha facilitato alcun soggiorno illegale. Ha
sempre assolto agli obblighi della sua funzione di gerente, notificando il
soggiorno turistico delle donne straniere a cui dava alloggio e consentendo
così alle competenti autorità di identificarle e condannarle. Le notifiche non
fornivano indicazioni ingannevoli o sbagliate. Al momento della loro
compilazione egli non aveva infatti alcun motivo di dubitare che le sedicenti
turiste in realtà tali non fossero. Dei dubbi potevano semmai sorgere solo in
un secondo momento. Ma quand'anche avesse dovuto sapere che alcune ospiti
dell'affittacamere si prostituivano non cambia alcunché dal momento che
l'insorgente non ha facilitato il loro soggiorno, non le ha nascoste né ha reso
più difficoltoso il compito di controllo alla polizia a cui spettava di
intervenire.

Ancora una volta il ricorrente omette di confrontarsi con la sentenza impugnata
che espone compiutamente gli elementi costitutivi dell'infrazione in parola e a
cui si può rinviare (v. art. 109 cpv. 3 LTF). Ci si limita in questa sede a
ripetere che chi con il suo comportamento rende più ardua la pronuncia di una
decisione o la sua esecuzione nei confronti di uno straniero in situazione
irregolare oppure ancora limita le possibilità delle autorità di arrestarlo
adempie la fattispecie di facilitazione al soggiorno illegale. In altri
termini, l'autore di questa infrazione contribuisce a sottrarre lo straniero in
situazione irregolare al potere d'intervento delle autorità. Di regola,
l'albergatore che alloggia uno straniero in situazione irregolare in Svizzera
ne facilita il soggiorno illegale (v. DTF 130 IV 77 consid. 2.3.2 e 2.3.3).

Orbene, nel caso concreto le autorità cantonali hanno accertato che
l'insorgente sapeva o doveva comunque presumere che le donne a cui affittava le
camere non soggiornavano quali turiste, ma esercitavano un'attività lucrativa
illegale in quanto non autorizzate a lavorare in Svizzera. In virtù della sua
posizione di garante sgorgante dagli art. 53 Les pubb/TI e 89 Res pubb/TI, egli
era tenuto a segnalare immediatamente alla polizia situazioni irregolari legate
all'attività dell'esercizio pubblico di cui era gerente. Sotto questo profilo,
la semplice notifica di soggiorni turistici di straniere che in realtà non
soggiornavano a tale scopo non adempie tale obbligo legale e non consente di
negare la realizzazione della fattispecie di cui all'art. 116 cpv. 1 lett. a
LStr. Come giustamente osservato dalla CCRP - sulle cui motivazioni il ricorso
non spende una parola - la trasmissione alla polizia locale di semplici
notifiche di soggiorni turistici non fornisce alcuna informazione utile per
l'accertamento di un'attività lucrativa abusiva, né agevola la pronuncia o
l'esecuzione di una decisione da parte di un'autorità nei confronti di uno
straniero in posizione irregolare. Anzi, chi notifica semplici soggiorni
turistici, sapendo o dovendo presumere che il soggiorno dello straniero da lui
notificato è illegale a motivo dell'attività lucrativa da questi esercitata
senza permesso, protrae l'inganno - già messo in atto dallo straniero ai danni
dell'amministrazione al momento dell'ottenimento del visto per turisti - nei
confronti della polizia locale sulle ragioni e pertanto sulla natura stessa del
soggiorno (v. sentenza impugnata pag. 14). La censura va quindi respinta in
quanto infondata.

5.
Infine l'insorgente contesta la sua condanna per disobbedienza a decisioni
dell'autorità giusta l'art. 292 CP. Non avendo alcun potere di disposizione e
di decisione in merito alle persone che possono o meno avere accesso
all'esercizio pubblico, non aveva alcuna possibilità - a meno di licenziarsi
dal suo posto di lavoro - di ottemperare alla decisione del Municipio di
X.________, decisione che sarebbe stata a torto inviata al ricorrente. La
risoluzione municipale si rileva quindi inefficace nei confronti
dell'insorgente, sicché non può essere ritenuto autore colpevole del reato in
questione difettando l'intenzionalità.

5.1 Occorre innanzitutto chiedersi se il ricorrente sia legittimato a sollevare
tale censura. Il dispositivo della sentenza impugnata, che riforma quello della
decisione di prima istanza, riconosce infatti l'insorgente unicamente "autore
colpevole di incitazione al soggiorno illegale per i fatti descritti nel
decreto d'accusa n. 1417/2009 del 23 marzo 2009 ad eccezione dei fatti del 18
febbraio 2009 per i quali è prosciolto dalla relativa imputazione" (punto 1 del
dispositivo). Sebbene nei suoi considerandi la CCRP abbia confermato la
condanna del ricorrente per il reato di cui all'art. 292 CP, ha omesso di
menzionarla nel dispositivo della sua pronunzia. Si può quindi dubitare che il
ricorrente disponga di un interesse giuridicamente protetto (v. art. 81 cpv. 1
lett. b LTF) a criticare soltanto i motivi della sentenza cantonale concernenti
la contestata infrazione che non figura nel dispositivo. È pur vero che, nel
valutare la colpa dell'insorgente per commisurare la sua pena, è stato tenuto
conto dei due capi d'imputazione di cui è stato riconosciuto autore colpevole
in prima istanza. In questa sede tuttavia la pena non viene censurata. La
questione della legittimazione del ricorrente - che non spiega quale interesse
giuridicamente protetto avrebbe nel formulare censure di violazione dell'art.
292 CP - può essere lasciata irrisolta, perché in ogni caso il gravame è volto
all'insuccesso in considerazione di quanto segue.

5.2 Si rende colpevole del reato di disobbedienza a decisioni dell'autorità
giusta l'art. 292 CP, chiunque non ottempera a una decisione a lui intimata da
una autorità competente o da un funzionario competente sotto comminatoria della
pena prevista nel presente articolo. È punibile solo chi agisce
intenzionalmente, ossia conoscendo l'ingiunzione e le conseguenze penali di
un'inottemperanza (DTF 119 IV 238 consid. 2).

5.3 Ancora una volta le critiche ricorsuali risultano infondate. Richiamandosi
alla giurisprudenza del Tribunale federale (v. DTF 129 IV 246), la CCRP ha
giustamente rilevato come la correttezza e la legalità della risoluzione
municipale non fosse sindacabile da parte del giudice penale perché sulla
stessa si era già pronunciato il Tribunale cantonale amministrativo . Sicché
l'insorgente - che non si confronta minimamente con le pertinenti motivazioni
della sentenza impugnata - non può prevalersi di una pretesa inefficacia della
decisione del Municipio di X.________. Peraltro, nella misura in cui nega di
aver avuto un potere di disposizione e di decisione in merito all'attribuzione
delle camere dell'esercizio pubblico in parola, l'insorgente si scosta dagli
accertamenti cantonali senza dimostrare l'adempimento delle condizioni
dell'art. 97 cpv. 1 LTF, e dunque in modo inammissibile.

Quanto all'aspetto soggettivo del reato, è stato accertato che il ricorrente ha
preso conoscenza dell'ingiunzione del Municipio di X.________ e della sua
immediata esecutività. Le sue richieste volte a conferire effetto sospensivo al
ricorso contro la decisione municipale sono state respinte (v. sentenza 1C_449/
2008 del 17 ottobre 2008 citata nella sentenza impugnata pag. 2 e 16). Sapeva
inoltre che in caso di inosservanza della decisione sarebbe incorso in sanzioni
penali. Nonostante l'ordine impartitogli dal Municipio di X.________,
l'insorgente ha comunque ospitato nell'affittacamere donne dedite all'esercizio
del meretricio. In simili circostanze non si ravvisa alcuna violazione
dell'art. 292 CP.

6.
Ne segue che, in quanto ammissibile, il ricorso dev'essere respinto e la
decisione impugnata confermata.

Le spese giudiziarie seguono la soccombenza e sono di conseguenza poste a
carico del ricorrente (art. 66 cpv. 1 LTF).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
Le spese giudiziarie di fr. 4'000.-- sono poste a carico del ricorrente.

3.
Comunicazione alle parti e alla Corte di appello e di revisione penale del
Cantone Ticino.

Losanna, 18 luglio 2011

In nome della Corte di diritto penale
del Tribunale federale svizzero
Il Presidente: La Cancelliera:

Mathys Ortolano Ribordy