Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

I. Öffentlich-rechtliche Abteilung, Beschwerde in Strafsachen 1B.334/2011
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Bundesgericht
Tribunal fédéral
Tribunale federale
Tribunal federal

{T 0/2}
1B_334/2011

Sentenza del 21 settembre 2011
I Corte di diritto pubblico

Composizione
Giudici federali Fonjallaz, Presidente,
Reeb, Eusebio,
Cancelliere Crameri.

Partecipanti al procedimento
D.________,
patrocinata dall'avv. Edy Grignola,
ricorrente,

contro

Ministero pubblico della Confederazione, Sede distaccata Lugano, via Sorengo 7,
6903 Lugano.

Oggetto
procedimento penale, sequestro di conti bancari,

ricorso contro la decisione emanata il 18 maggio 2011 dal Tribunale penale
federale, I Corte dei reclami penali.

Fatti:

A.
Il 6 marzo 2009 l'Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro
ha trasmesso al Ministero pubblico della Confederazione (MPC) una comunicazione
indicante l'esistenza, presso una banca di Zurigo, di tre relazioni bancarie
intestate alle società panamensi A.________, di cui l'avente diritto economico
è C.________, D.________, di cui E.________ è l'avente diritto economico e,
infine, F.________, di cui l'avente diritto economico è G.________, figlio del
Presidente della Repubblica di X.________. Nella comunicazione si ipotizza che
sui citati conti sarebbero transitati e confluiti, attraverso l'interposizione
di diverse società estere, ingenti valori provenienti dalla società spagnola
H.________SA di Madrid, che avrebbe stipulato importanti accordi con la
Repubblica di X.________ per l'edificazione di opere pubbliche.

B.
Il 9 marzo 2009 il MPC ha avviato un'indagine preliminare di polizia
giudiziaria nei confronti di G.________ per il reato di riciclaggio (art.
305bis CP), ipotizzando che gli averi patrimoniali confluiti sulle relazioni
oggetto di segnalazione fossero di origine criminale, in quanto provento di
attività corruttive effettuate da parte della H.________SA a danno del citato
Stato e in favore di G.________, allo scopo di ottenere la sottoscrizione di
contratti con detta Repubblica o altri indebiti vantaggi. Il MPC ha ordinato il
sequestro delle tre menzionate relazioni bancarie. Il 23 giugno 2009 l'Ufficio
di comunicazione ha segnalato l'esistenza di una procedura condotta dal
Servicio Ejecutivo de Prevencion del Blanqueo de Capitales spagnolo nei
confronti di H.________SA in relazione a pagamenti indebiti a cittadini di
X.________. Il MPC, preso atto del preavviso negativo da parte del Dipartimento
federale degli affari esteri circa la praticabilità e gli esiti di una
commissione rogatoria alla Repubblica di X.________, il 17 luglio e il 4
dicembre 2009 ha presentato una rogatoria alle autorità spagnole. Il 23 marzo
2010, la Procura speciale contro la corruzione e la criminalità organizzata di
Madrid, inoltrata a sua volta una rogatoria alla Svizzera, ha trasmesso al MPC
atti dai quali si evince che diversi funzionari pubblici e politici della
citata Repubblica, nonché G.________ medesimo, avrebbero ricevuto tangenti per
i fatti oggetto d'inchiesta. Il 13 gennaio 2011 l'autorità spagnola ha
confermato telefonicamente al MPC di possedere riscontri giudiziari e probatori
relativi all'ipotesi di corruzione e alla natura criminale dei fondi litigiosi.
Il 19 gennaio 2011 il MPC ha inoltrato un'ulteriore rogatoria per acquisire
detti documenti.

C.
Il 21 gennaio 2011 il MPC ha respinto un'istanza di dissequestro dei conti.
D.________ ha quindi presentato un reclamo al Tribunale penale federale (TPF),
che con giudizio del 18 maggio 2011 l'ha respinto.

D.
D.________ impugna questa decisione con un ricorso al Tribunale federale.
Chiede di annullarla e di riformarla nel senso di annullare il blocco del
proprio conto e di dissequestrarlo.

Non sono state chieste osservazioni al gravame.

Diritto:

1.
1.1 L'ammissibilità del ricorso in materia penale, visto che si tratta di un
sequestro di beni (art. 79 LTF; DTF 136 IV 92 consid. 2.1), la tempestività del
gravame (art. 100 LTF) e la legittimazione della ricorrente sono pacifiche.

1.2 La decisione impugnata concerne un provvedimento coercitivo ai sensi
dell'art. 196 segg. CPP. Poiché l'atto di procedura litigioso non pone fine al
procedimento penale (art. 90 seg. LTF), si tratta di una decisione incidentale
notificata separatamente ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 LTF. Avverso la stessa,
il ricorso è ammissibile soltanto alle condizioni dell'art. 93 cpv. 1 lett. a e
b LTF, ossia, in particolare, quando può causare un pregiudizio irreparabile.
L'eccezione prevista dall'art. 93 cpv. 1 lett. b, secondo il quale il ricorso è
ammissibile contro decisioni incidentali notificate separatamente qualora
l'accoglimento del ricorso comporterebbe immediatamente una decisione finale
consentendo di evitare una procedura probatoria defatigante o dispendiosa, non
è realizzata in concreto (cfr. DTF 136 IV 92 consid. 3.3).
La ricorrente non si esprime sull'esistenza o meno di un pregiudizio
irreparabile. Un siffatto danno dev'essere di natura giuridica, vale a dire non
sanabile con una successiva decisione finale favorevole alla ricorrente. Per
contro, un danno di mero fatto, come il prolungamento della procedura o un
aumento delle relative spese, non costituiscono un simile pregiudizio: spetta
alla ricorrente indicare in che misura la decisione pregiudiziale o incidentale
sia suscettibile di causare loro un pregiudizio irreparabile (DTF 136 IV 92
consid. 4 e rinvii). Certo, di massima, il blocco di un conto bancario può
causare un tale pregiudizio: tuttavia, in concreto, la ricorrente nemmeno
adduce che il contestato sequestro implicherebbe, effettivamente, un siffatto
nocumento.

1.3 I provvedimenti coercitivi costituiscono atti di procedura delle autorità
penali, che incidono sui diritti fondamentali degli interessati e sono intesi
ad assicurare le prove, garantire la presenza di persone durante il
procedimento o l'esecuzione della decisione finale (art. 196 lett. a-c CPP). Il
Tribunale federale esamina liberamente l'interpretazione e l'applicazione delle
condizioni poste dal diritto federale per le restrizioni dei diritti
fondamentali (art. 95 lett. a LTF; cfr. DTF 128 II 259 consid. 3.3 pag. 269).
La decisione sui provvedimenti coercitivi stabilisce in maniera definitiva la
restrizione dei diritti fondamentali. Non si tratta quindi di una decisione in
materia di misure cautelari ai sensi dell'art. 98 LTF. Sia le limitazioni
imposte da questa norma ai motivi di ricorso sia il principio dell'allegazione
ai sensi dell'art. 106 cpv. 2 LTF, che va oltre le esigenze di motivazione
poste dall'art 42 cpv. 2 LTF, non sono pertanto applicabili. Ciò vale anche per
il sequestro di oggetti e valori patrimoniali (art. 263 segg. CPP; cfr. DTF 129
I 103 consid. 2 pag. 105 segg.). Poiché la sorte dei beni sequestrati è decisa
definitivamente soltanto alla fine del procedimento penale, il Tribunale
federale, nella misura in cui la relativa decisione incidentale possa essere
impugnata secondo l'art. 93 cpv. 1 LTF, tenuto conto della gravità della
restrizione dei diritti fondamentali e per assicurare il rispetto delle
garanzie della CEDU (art. 36 e 190 Cost.; cfr. DTF 131 I 333 consid. 4 pag.
339; 425 consid. 6.1 pag. 434; ambedue con rinvii), esamina liberamente la
legalità del provvedimento coercitivo nonostante la sua natura provvisionale.
Nell'applicazione di nozioni giuridiche indeterminate, il Tribunale federale
rispetta il margine di apprezzamento dell'autorità competente (sentenza 1B_277/
2011 del 28 giugno 2011 consid. 1.2; cfr. DTF 136 IV 97 consid. 4 pag. 100
seg.).

2.
2.1 Il TPF, esaminando liberamente il reclamo (art. 393 CPP), ha ricordato che
spetta al giudice di merito pronunciare le misure definitive. Ha poi ritenuto
che allo stadio attuale dell'inchiesta, tenuto conto anche delle informazioni
trasmesse dalla Spagna, non è chiaro, né fuori dubbio, che gli averi litigiosi
non sarebbero di origine criminale. Le indagini esperite mostrano infatti che
diversi aspetti della fattispecie necessitano di ulteriori chiarimenti, tra i
quali segnatamente: la causale del compenso fisso previsto in un determinato
contratto, sottoscritto tra D.________ e H.________SA, pari al 10 % del valore
della commessa principale e dovuto in caso di successo dell'operazione
indipendentemente dal grado d'avanzamento dei lavori; le ragioni per
l'interposizione di un'articolata e complessa struttura societaria costituita
da società estere per il flusso del denaro transitato estero su estero;
verifiche sulla ripartizione della commissione del 10 % tra G.________,
C.________ e E.________, non fondata su prestazioni da essi fornite alla
H.________SA, bensì, apparentemente, sulla loro partecipazione a una società
che avrebbe prestato a quest'ultima attività di consulenza senza tuttavia
sottoscrivere un regolare contratto, come invece, al dire della ricorrente,
sarebbe stato fatto per motivi fiscali con D.________; infine, il chiarimento
delle relazioni tra le varie persone coinvolte, in particolare per quanto
concerne la specifica posizione di G.________.

Il TPF ha aggiunto che le autorità spagnole hanno comunicato al MPC di disporre
di indizi in merito ad attività criminose a danno dello Stato di X.________,
nelle quali sarebbero coinvolti anche G.________ e H.________SA. Informazioni
queste oggetto della rogatoria 18 gennaio 2011 del MPC, che dev'essere ancora
evasa. Il TPF ha quindi ritenuto che fino all'espletamento del citato
complemento rogatoriale non si può escludere che il MPC possa avere accesso a
importanti informazioni per il proseguo delle sue indagini, anche riguardo alla
verifica delle informazioni provenienti dalla Spagna.

2.2 La ricorrente fonda il gravame in larga misura su un fatto nuovo,
segnatamente un'ordinanza del 24 maggio 2011 e quindi posteriore alla decisione
impugnata, emanata dall'Audiencia National di Madrid, con la quale è stata
ordinata la chiusura della procedura avviata in Spagna per carenza di
sufficienti prove: questo mezzo di prova, di massima, è pertanto inammissibile,
ritenuto che, come peraltro da essa accennato, non ne ha dato motivo il
giudizio dell'autorità inferiore (art. 99 cpv. 1 LTF), né esso rende d'acchito
privo di oggetto la presente procedura ricorsuale. La ricorrente rileva che in
tal caso la richiamata ordinanza dovrebbe essere considerata come un parere
legale sull'insussistenza di elementi probatori provenienti dalla Spagna.
Precisa d'avere chiesto nel frattempo al MPC, senza avere avuto alcun
riscontro, di revocare i criticati sequestri. Insiste sul fatto che l'argomento
principale del MPC a sostegno del sequestro, condiviso dal TPF, era proprio la
necessità di ricevere dalla Spagna le prove dell'asserita corruzione, prove
che, al suo dire, come rilevato nella richiamata ordinanza spagnola da loro
prodotta, non esisterebbero.
Insistendo su questo tema, essa disattende tuttavia che detta sentenza, come
espressamente precisato nella stessa, non è definitiva, ma suscettibile
d'appello o di revisione e che l'abbandono del procedimento potrà avvenire
soltanto quand'essa sarà definitiva. Spetterà quindi al MPC esaminare, se del
caso unitamente a eventuali ulteriori documenti trasmessi dalla Spagna, la
portata dell'invocata ordinanza e decidere, sulla base dell'ordinamento
svizzero, se, di fronte alla nuova situazione, il mantenimento del criticato
sequestro sia o no ancora giustificato.

2.3 La ricorrente fa valere che non sussisterebbero pertanto sufficienti,
oggettivi e concreti sospetti di reato nei confronti degli inquisiti e dei loro
conti. Riguardo al primo indizio ritenuto dal MPC e dal TPF, segnatamente il
quadro giuridico dell'accordo sulla base del quale era fornita la prestazione,
ritenuto poco chiaro, come la relativa giustificazione, nonché l'elevato e
inusuale compenso pattuito del 10 %, la ricorrente adduce che si tratterrebbe
di un onorario fissato in base al successo dell'operazione e non all'attività
effettivamente svolta peraltro in un paese uscito da una lunga guerra con il
rischio di un mancato guadagno in caso di insuccesso. Circa l'interposizione di
una struttura societaria complessa e articolata, essa rileva che tale
fattispecie, non singolare nell'ambito del commercio internazionale, tenderebbe
soltanto a realizzare un importante risparmio fiscale. Il coinvolgimento di
G.________, il quale non riveste alcun ruolo pubblico, non sarebbe sorretto da
alcun elemento atto a dimostrare ch'egli avrebbe agito illegalmente. Sostiene,
che per sostanziare l'ipotesi di riciclaggio dovrebbe sussistere un crimine a
monte, individuato dal MPC in un atto di corruzione a opera di H.________SA. Al
proposito asserisce che se H.________SA fosse la corruttrice, dovrebbe
necessariamente esservi un corrotto, che non potrebbe essere G.________, poiché
non è membro di alcuna autorità.

2.4 Certo, la fattispecie non è del tutto chiara, ciò che del resto è
inevitabile all'inizio delle indagini. D'altra parte, l'assunto del MPC secondo
cui G.________ beneficerebbe di una posizione privilegiata nell'Amministrazione
dello Stato in questione, benché non rivesta formalmente alcuna funzione
all'interno dello stesso, al momento attuale dell'inchiesta e sulla base delle
argomentazioni addotte dal MPC non è priva di qualsiasi fondamento. In effetti,
anche le autorità spagnole avevano ritenuto fondata la presenza di indizi che
devono essere verificati ulteriormente, se del caso anche alla luce della
citata ordinanza.

2.5 A torto poi la ricorrente ritiene che, in concreto, sarebbe stato violato
il principio della celerità (al riguardo cfr. DTF 134 IV 43 consid. 2.3 e 2.5;
133 IV 158 consid. 8 pag. 170; 130 I 269 consid. 2.1 e 3.1), in quanto il TPF
non avrebbe potuto considerare la comunicazione spagnola quale ulteriore
indizio di reato giustificante il mantenimento del sequestro vigente da oltre
due anni, visto che le indagini non avrebbero fatto alcun progresso.

In effetti, la fattispecie può essere chiarita soltanto tramite l'inoltro di
rogatorie all'estero, che, notoriamente, implicano tempi di trattazione assai
lunghi, come rettamente ritenuto dall'istanza precedente. D'altra parte,
ricordato che il richiamo alla presunzione d'innocenza non è applicabile in
questo stadio della procedura (sentenza 1B_123/2011 dell'11 luglio 2011,
consid. 7.3, destinata a pubblicazione), il MPC ha proceduto a perquisizioni e
sequestri di documenti, alla loro analisi e a interrogatori. Decisiva è inoltre
la circostanza, non imputabile al MPC, che il Dipartimento federale degli
affari esteri ha preavvisato negativamente l'inoltro di una rogatoria a
X.________. In merito, anche nell'ordinanza spagnola invocata dalla ricorrente
si precisa espressamente che lo Stato in questione non ha collaborato, né
collaborerà per assumere mezzi di prova atti a fornire elementi di fatto. Ora,
l'assenza di una siffatta collaborazione, ritenuta indispensabile anche nella
richiamata ordinanza estera, rende assai difficoltosa, se non impossibile, la
questione decisiva di sapere se un funzionario di X.________ sia o no stato
corrotto. In tali circostanze, nemmeno è ravvisabile l'asserita violazione del
principio della proporzionalità.

2.6 Ne segue, che per il momento il contestato sequestro non è
incostituzionale. È nondimeno palese che, ricevute le necessarie informazioni
dalla Spagna, il MPC dovrà determinarsi senza indugio sul mantenimento o meno
dello stesso.

3.
Il ricorso, in quanto ammissibile, dev'essere pertanto respinto. Le spese
seguono la soccombenza (art. 66 cpv. 1 LTF). Non si accordano ripetibili alle
autorità vincenti (art. 68 cpv. 3 LTF).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
Le spese giudiziarie di fr. 2'000.-- sono poste a carico della ricorrente.

3.
Comunicazione al patrocinatore della ricorrente, al Ministero pubblico della
Confederazione e al Tribunale penale federale, I Corte dei reclami penali.

Losanna, 21 settembre 2011

In nome della I Corte di diritto pubblico
del Tribunale federale svizzero

Il Presidente: Fonjallaz

Il Cancelliere: Crameri