Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

I. Zivilrechtliche Abteilung, Beschwerde in Zivilsachen 4A.171/2011
Zurück zum Index I. Zivilrechtliche Abteilung, Beschwerde in Zivilsachen 2011
Retour à l'indice I. Zivilrechtliche Abteilung, Beschwerde in Zivilsachen 2011


Bundesgericht
Tribunal fédéral
Tribunale federale
Tribunal federal

{T 0/2}
4A_171/2011

Sentenza del 9 giugno 2011
I Corte di diritto civile

Composizione
Giudici federali Klett, Presidente,
Corboz, Rottenberg Liatowitsch,
Cancelliere Piatti.

Partecipanti al procedimento
A.________,
patrocinata dall'avv. Andrea Lenzin,
ricorrente,

contro

B.________,
patrocinata dall'avv. Marco Broggini,
opponente.

Oggetto
donazione,

ricorso contro la sentenza emanata il 2 febbraio 2011 dalla II Camera civile
del Tribunale d'appello del
Cantone Ticino.

Fatti:

A.
L'8 dicembre 1986 A.________, medico di formazione, ha donato in parti uguali
ai tre figli C.________, D.________ e B.________ la sua quota di comproprietà
di un mezzo di una particella di X.________. Nel 1991 A.________ e il marito
E.________ hanno pure donato ai figli B.________ e D.________ l'importo di fr.
350'000.--.

Il 7 aprile 2003 E.________ è stato accolto in stato di coma vigile in una casa
per anziani a Locarno, dove è rimasto degente fino alla sua morte il 19
febbraio 2007. Dopo che la figlia B.________ aveva chiesto con insistenza di
avere accesso alla cartella medica del padre, lasciando intendere che la madre
stesse attentando alla salute di quest'ultimo provocandone segnatamente la
denutrizione, e che il personale della casa di cura aveva trovato più volte sul
comodino del predetto ospite dell'acqua maleodorante, non potabile e contenente
batteri, il direttore sanitario dell'istituto ha effettuato - il 14 settembre
2006 - una segnalazione al Ministero pubblico. L'inchiesta penale è stata
chiusa con un decreto di non luogo a procedere del 9 giugno 2008, dopo che
dall'autopsia è risultato che E.________ è deceduto per cause naturali.

B.
Il 19 febbraio 2008 A.________ ha convenuto in giudizio innanzi al Pretore
della Giurisdizione di Locarno-Città B.________, rimproverandole di averla
denunciata mendacemente, o subordinatamente calunniata o almeno diffamata con
le sue esternazioni al personale di cura della casa per anziani. L'attrice ha
chiesto che fosse accertata la legittimità dell'annullamento delle
summenzionate donazioni, che fosse fatto ordine all'Ufficiale del registro
fondiario di procedere al relativo trapasso di proprietà e che la convenuta
venisse obbligata a restituirle fr. 175'000.--, oltre interessi. Il Pretore ha
accolto con pronunzia 1° dicembre 2009 la petizione nel senso che ha accertato
il diritto alla retrocessione della quota di comproprietà e ha condannato la
convenuta a sottoscrivere il relativo contratto notarile e a versare alla madre
fr. 175'000.--.

C.
La II Camera civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino ha invece, in
accoglimento di un'appellazione di B.________, respinto la petizione. Dopo aver
osservato che già l'esistenza degli elementi costitutivi dei reati imputati
appare dubbia, la Corte cantonale ha indicato che, anche nell'ipotesi in cui la
convenuta avesse commesso un delitto, questo non sarebbe stato sufficientemente
grave da giustificare una revoca delle donazioni in applicazione dell'art. 249
n. 1 CO, tenuto segnatamente conto dell'incontestato pluriennale grave
conflitto con la madre. I Giudici d'appello hanno infine considerato che pure
nel caso di un esame d'ufficio del comportamento dell'appellante alla luce
dell'art. 249 n. 2 CO (grave violazione degli obblighi di famiglia), le
attenuanti emerse dall'istruttoria non permetterebbero una revoca delle
donazioni.

D.
Con ricorso in materia civile del 9 marzo 2011 A.________ postula
l'annullamento della sentenza di appello e la conferma del giudizio pretorile.
La ricorrente afferma che la controparte ha commesso dei reati (denuncia
mendace, calunnia e diffamazione) ai suoi danni e contesta che la convenuta
avesse inteso agire pensando alla salute del padre. Nega poi che il reato debba
avere un'incidenza sui rapporti fra le parti e contesta la correttezza
dell'analogia con i motivi di diseredazione effettuata dalla Corte cantonale.

Con risposta 12 aprile 2011 B.________ propone la reiezione del ricorso, mentre
l'autorità cantonale non ha presentato osservazioni.

Diritto:

1.
Interposto tempestivamente (art. 100 cpv. 1 LTF) dalla parte soccombente in
sede cantonale (art. 76 cpv. 1 lett. a LTF) contro una decisione finale (art.
90 LTF) pronunciata dall'autorità ticinese di ultima istanza (art. 75 cpv. 1
LTF) in una causa civile di carattere pecuniario il cui valore litigioso supera
fr. 30'000.-- (art. 72 cpv. 1 e 74 cpv. 1 lett. b LTF), il ricorso in materia
civile è ricevibile.

2.
In linea di massima il Tribunale federale fonda il suo ragionamento giuridico
sull'accertamento dei fatti svolto dall'autorità inferiore (art. 105 cpv. 1
LTF). Può scostarsene o completarlo solo se è stato effettuato in violazione
del diritto ai sensi dell'art. 95 LTF o in modo manifestamente inesatto (art.
105 cpv. 2 LTF). L'accertamento dei fatti contenuto nella sentenza impugnata
può essere censurato alle stesse condizioni; occorre inoltre che l'eliminazione
dell'asserito vizio possa influire in maniera determinante sull'esito della
causa (art. 97 cpv. 1 LTF).

Se rimprovera all'autorità cantonale un accertamento dei fatti manifestamente
inesatto - ossia arbitrario (DTF 133 II 249 consid. 1.2.2 pag. 252) - il
ricorrente deve motivare la censura conformemente alle esigenze poste dall'art.
106 cpv. 2 LTF, che pone regole analoghe a quelle che l'art. 90 cpv. 1 lett. b
OG istituiva per il vecchio ricorso di diritto pubblico per violazione dei
diritti costituzionali (DTF 133 III 638 consid. 2). Ne discende che nell'atto
di ricorso devono essere indicati chiaramente i diritti costituzionali che si
pretendono violati e deve essere precisato in cosa consiste la violazione (DTF
134 II 244 consid. 2.2). Siccome il giudice cantonale fruisce di un grande
potere discrezionale nel campo dell'apprezzamento delle prove (o
dell'accertamento dei fatti in genere), chi invoca l'arbitrio deve dimostrare
che la sentenza impugnata ha ignorato il senso e la portata di un mezzo di
prova preciso, ha omesso senza ragioni valide di tenere conto di una prova
importante suscettibile di modificare l'esito della lite, oppure ha ammesso o
negato un fatto ponendosi in aperto contrasto con gli atti di causa o
interpretandoli in modo insostenibile (DTF 129 I 8 consid. 2.1).

2.1 Dopo aver espresso dubbi sull'adempimento degli elementi costitutivi dei
reati ipotizzabili (denuncia mendace, calunnia e diffamazione), la Corte
cantonale ha ritenuto, fondandosi segnatamente sulla deposizione della
direttrice della casa per anziani, che l'appellante aveva in ogni caso agito
perché preoccupata della salute del padre.

2.2 La ricorrente critica tale accertamento, ritenendolo arbitrario. Sennonché,
ella si limita a proporre una sua valutazione appellatoria delle risultanze
probatorie, la quale peraltro, quando rimprovera alla Corte cantonale di
essersi basata su una testimonianza indiretta è in contraddizione con il tenore
letterale della predetta deposizione. La censura si rivela pertanto
inammissibile. Ne segue che il presente giudizio si fonda sulla constatazione
della Corte cantonale secondo cui il comportamento dell'opponente derivava
dalle preoccupazioni per la salute del padre e sul fatto - pacifico - che i
rapporti fra le parti erano da anni pessimi ed altamente conflittuali.

3.
II Tribunale federale esamina d'ufficio l'applicazione del diritto federale
(art. 106 cpv. 1 LTF). Nondimeno, tenuto conto dell'onere di allegazione e
motivazione posto dall'art. 42 cpv. 1 e 2 LTF, la cui mancata ottemperanza
conduce all'inammissibilità del gravame (art. 108 cpv. 1 lett. b LTF),
considera di regola solo le critiche proposte (DTF 134 III 102 consid. 1.1).

In concreto anche nella sede federale la ricorrente invoca unicamente una
violazione dell'art. 249 n. 1 CO. In assenza di una qualsiasi critica
ricorsuale contro la motivazione con cui la Corte cantonale nega che nella
fattispecie siano dati i presupposti di cui all'art. 249 n. 2 CO, non occorre
esaminare se tale argomentazione sia conforme al diritto federale.

4.
Giusta l'art. 249 n. 1 CO sussiste la possibilità di revocare una donazione già
eseguita quando il donatario abbia commesso un grave reato contro il donante o
contro una persona a lui intimamente legata. Il tenore di tale norma
corrisponde - volutamente (NEDIM PETER VOGT, Commento basilese,
Obligationenrecht I, 4a ed. 2007, n. 8 ad art. 249 CO) - a quello del motivo di
diseredazione di cui all'art. 477 n. 1 CC. I principi giurisprudenziali
relativi a tale norma sono di conseguenza applicabili mutatis mutandis (DTF 113
II 252 consid. 4a pag. 256). Ciò significa che - come in materia di
diseredazione - la gravità del reato viene valutata in base a criteri del
diritto civile: in questo ambito è decisivo che esso turbi le relazioni fra le
parti (DTF 76 II 265 consid. 3; SANDRA MAISSEN, Der Schenkungsvertrag im
schweizerischem Recht, 1996, n. 394; BALTHASAR BESSENICH, Commento basilese,
Zivilgesetzbuch II, 3a ed. 2007, n. 6 ad art. 477 CC). Giova inoltre rilevare,
sempre per quanto attiene alla nozione di grave reato, che pure il - nuovo -
diritto del divorzio contiene nell'art. 125 cpv. 3 n. 3 CC una disposizione di
tenore analogo a quella in discussione, che permette di rifiutare o ridurre un
contributo alimentare.

4.1 Dopo aver espresso dubbi sull'adempimento degli elementi costitutivi dei
reati ipotizzabili (denuncia mendace, calunnia e diffamazione), la Corte
cantonale ha considerato che anche qualora l'appellante avesse commesso dei
reati, la loro gravità sarebbe già attenuata dal fatto che ella aveva agito
perché preoccupata della salute del padre. I Giudici cantonali hanno poi
indicato che, essendo gli atti rimproverati alla figlia dei delitti e non dei
crimini, l'attrice avrebbe dovuto dimostrare e il Pretore valutare se essi
fossero di una gravità tale da giustificare la revoca delle donazioni, ciò che
invece è stato omesso. Essi hanno infine osservato che manca pure un qualsiasi
riferimento agli effetti del comportamento della convenuta sui rapporti - già
da anni gravemente incrinati - fra le parti.

4.2 La ricorrente sostiene invece che in concreto la figlia avrebbe commesso
almeno un reato penale nei suoi confronti. Ella afferma poi che l'esistenza di
un grave conflitto fra le parti dovrebbe semmai costituire un indizio per la
volontà di nuocere della figlia e contesta che l'effettivo influsso dell'atto
penale sulle relazioni fra le parti possa costituire un criterio per la
valutazione della gravità del reato. Richiama l'autonomia delle parti e
assevera che con il contratto di donazione viene creato un rapporto di
gratitudine e sarebbe semmai spettato alla figlia provare l'assenza di
un'incidenza nei rapporti fra le parti del reato imputatole. Ritiene che il
criterio in discussione, adottato dalla Corte cantonale, permetterebbe ogni
sorta di comportamento abusivo, atteso che basterebbe che il donatario
comprometta prima della commissione del reato le relazioni con il donante al
fine di impedire la revoca della donazione.

4.3 Per quanto attiene all'argomentazione principale contenuta nel gravame
secondo cui - in sostanza - per revocare una donazione basterebbe l'esistenza
di un reato commesso dal donatario nei confronti del donante, giova rilevare
che la ricorrente dimentica che la legge subordina tale sanzione all'attuazione
di un grave reato e che gli atti di rilevanza penale di cui ella si prevale in
concreto non sono dei crimini, ma dei delitti che non possono essere
automaticamente considerati gravi. A tal proposito si può infatti ricordare
che, in una sentenza (5C.232/2004 del 10 febbraio 2005 consid. 2, in FamPra.ch
2005 pag. 357) emanata in applicazione dell'art. 125 cpv. 3 n. 3 CC, il
Tribunale federale ha ad esempio considerato che le ingiurie e le minacce di
morte proferite dalla moglie nei confronti del marito non erano un reato grave
ai sensi dell'appena menzionata norma. Nella valutazione dei singoli elementi
per determinare se si tratta di un reato grave, il Tribunale federale lascia al
giudice cantonale un'ampia latitudine di apprezzamento e interviene unicamente
quando l'autorità inferiore ha chiaramente abusato del suo potere di
apprezzamento (DTF 106 III 304 consid. 3b).

Nella fattispecie la Corte di appello non ha violato la legge per aver ritenuto
che in ogni caso, anche qualora fossero dati gli estremi per imputare alla qui
opponente un comportamento penalmente rilevante, alla luce delle concrete
circostanze il reato eventualmente commesso non potrebbe essere considerato
grave ai sensi dell'art. 249 n. 1 CO. Ciò emerge infatti già dal movente
dell'opponente (preoccupazioni sullo stato di salute del padre), nonché dalla
circostanza che nemmeno la ricorrente sostiene che le incrinate relazioni con
la figlia siano ulteriormente peggiorate in seguito al comportamento
rimproverato. Del resto, ricordato che i rapporti fra le parti erano
incontestatamente da anni pessimi ed altamente conflittuali, non si vede né la
ricorrente spiega come ella possa ritenere che la gratitudine della figlia
invocata nel ricorso per le donazioni ricevute 20 risp. 17 anni prima ancora
sussisteva e poteva venir vanificata dai fatti oggetto della presente sentenza.

Infine, non soccorre la ricorrente nemmeno il richiamo all'autonomia delle
parti, atteso che il donatario non può liberamente revocare la donazione, ma
tale atto è subordinato a precise condizioni, la cui realizzazione dev'essere
allegata e provata dalla parte che se ne prevale (art. 8 CC; cfr. DTF 106 III
304 consid. 3e).

5.
Da quanto precede discende che il ricorso si rivela, nella misura in cui è
ammissibile, infondato e come tale dev'essere respinto. Le spese giudiziarie e
le ripetibili seguono la soccombenza (art. 66 cpv. 1 e 68 cpv. 1 LTF).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
Le spese giudiziarie di fr. 6'000.-- sono poste a carico della ricorrente, che
rifonderà all'opponente fr. 7'000.-- a titolo di ripetibili per la sede
federale.

3.
Comunicazione ai patrocinatori delle parti e alla II Camera civile del
Tribunale d'appello del Cantone Ticino.

Losanna, 9 giugno 2011

In nome della I Corte di diritto civile
del Tribunale federale svizzero
La Presidente: Il Cancelliere:

Klett Piatti