Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

II. Zivilrechtliche Abteilung, Beschwerde in Zivilsachen 5A.443/2012
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Bundesgericht
Tribunal fédéral
Tribunale federale
Tribunal federal

{T 0/2}
5A_443/2012

Sentenza del 6 marzo 2013
II Corte di diritto civile

Composizione
Giudici federali Escher, Giudice presidente,
Marazzi, Schöbi,
Cancelliera Antonini.

Partecipanti al procedimento
A.________,
patrocinato dall'avv. Fabrizio Mion,
ricorrente,

contro

1. B.________ AG,
2. C.________ SA,
3. E.________ AG,
4. Dipartimento finanze e economia, Ufficio esazione e condoni, viale S.
Franscini 6, 6501 Bellinzona,
patrocinati dall'avv. Isabella Tarchini Ibranyan,
opponenti.

Oggetto
elenco oneri,

ricorso contro la sentenza emanata il 3 maggio 2012 dalla Camera di esecuzione
e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino.

Fatti:

A.
A.a L'eredità giacente di F.________ è stata sottoposta alla procedura di
liquidazione d'ufficio in via di fallimento con decreto 1° luglio 1999 della
Pretura del Distretto di Lugano. Nel quadro di detta procedura, quattro
creditori (B.________ AG, C.________ SA, E.________ AG e il Dipartimento delle
finanze e dell'economia del Cantone Ticino, Ufficio esazione e condoni) hanno
ottenuto, agendo in virtù di autorizzazione fondata sull'art. 260 LEF, la
revoca della donazione del fondo yyy RFD Y.________ che il de cuius aveva
disposto a favore della figlia G.________. Quest'ultima è stata autorizzata ad
essere iscritta a registro fondiario quale proprietaria, con l'obbligo tuttavia
di tollerarne la realizzazione forzata.
A.b Nell'elenco oneri 15 ottobre 2007 relativo al fondo succitato figura un
credito di fr. 40'000.-- a favore di A.________. Questo credito è garantito da
pegno immobiliare, e meglio da una cartella ipotecaria al portatore del 19
settembre 1990 detenuta in proprietà. I quattro precitati creditori hanno
convenuto allora in giudizio A.________ con azione di contestazione della
graduatoria ex art. 250 cpv. 2 LEF, motivandola con il sospetto che
quest'ultimo e G.________, figlia del de cuius e moglie di lui, si fossero
accordati al fine di danneggiare i creditori dell'eredità giacente.
A.c Con decisione 8 novembre 2011 il Pretore del Distretto di Lugano ha accolto
la petizione ordinando lo stralcio dall'elenco oneri del credito di fr.
40'000.-- garantito da pegno immobiliare insinuato da A.________.

B.
Adito da A.________ in data 7 dicembre 2011, il Tribunale di appello del
Cantone Ticino ha confermato il giudizio di prima istanza con la qui avversata
sentenza 3 maggio 2012.

C.
A.________ (qui di seguito: ricorrente) ha, in data 6 giugno 2012, inoltrato al
Tribunale federale ricorso contro la predetta sentenza di appello. Egli chiede
che in accoglimento del suo appello 7 dicembre 2011 la petizione dei
summenzionati creditori sia respinta, con messa a carico di questi ultimi delle
spese giudiziarie e delle ripetibili di ogni grado.

Non sono state chieste determinazioni.

Diritto:

1.
1.1 Il gravame è inoltrato contro una decisione dell'autorità cantonale di
ultima istanza che ha deciso su ricorso (art. 75 cpv. 1 e 2 LTF) una vertenza
concernente la contestazione della graduatoria con riferimento non tanto al
rango, bensì alla sussistenza medesima di detta pretesa di diritto civile
federale. Si tratta pertanto di una vertenza di natura civile suscettibile di
ricorso in materia civile giusta l'art. 72 cpv. 1 LTF (DTF 135 III 545 consid.
1). Il ricorso è inoltre tempestivo (art. 100 cpv. 1 LTF) ed è stato interposto
nelle forme di rito (art. 42 LTF). Il requisito del valore di lite (art. 74
cpv. 1 lett. b LTF) è soddisfatto. Il ricorrente ha già partecipato alla
procedura dinanzi all'autorità inferiore (art. 76 cpv. 1 lett. a LTF) e,
uscitone soccombente, dispone evidentemente di un interesse degno di protezione
alla modifica o all'annullamento della sentenza impugnata (art. 76 cpv. 1 lett.
b LTF). La sua legittimazione è pacifica.
1.2
1.2.1 Il Tribunale federale applica il diritto d'ufficio (art. 106 cpv. 1 LTF).
Nondimeno, tenuto conto dell'onere di allegazione e motivazione posto dall'art.
42 cpv. 1 e 2 LTF, la cui mancata ottemperanza conduce all'inammissibilità del
gravame, il Tribunale federale esamina solo le censure sollevate (DTF 137 III
580 consid. 1.3; 134 III 102 consid. 1.1). Nei motivi del ricorso occorre
spiegare in modo conciso perché l'atto impugnato viola il diritto.
Le esigenze di motivazione sono più rigorose quando è fatta valere la
violazione di diritti fondamentali. II Tribunale federale esamina queste
censure solo se la parte ricorrente le ha debitamente sollevate e motivate,
come prescritto dall'art. 106 cpv. 2 LTF. Ciò significa che il ricorrente deve
indicare in modo chiaro e dettagliato con riferimento ai motivi della decisione
impugnata in che modo sarebbero stati violati i suoi diritti costituzionali (
DTF 134 II 244 consid. 2.2).
1.2.2 In linea di massima il Tribunale federale fonda il suo ragionamento
giuridico sull'accertamento dei fatti svolto dall'autorità inferiore (art. 105
cpv. 1 LTF). Può scostarsene o completarlo soltanto se è stato effettuato in
modo manifestamente inesatto o in violazione del diritto ai sensi dell'art. 95
LTF (art. 105 cpv. 2 LTF). L'accertamento dei fatti contenuto nella sentenza
impugnata può essere censurato alle stesse condizioni; occorre inoltre che
l'eliminazione dell'asserito vizio possa influire in maniera determinante
sull'esito della causa (art. 97 cpv. 1 LTF). Se rimprovera all'autorità
cantonale un accertamento dei fatti manifestamente inesatto - ossia arbitrario
(DTF 133 II 249 consid. 1.2.2) - il ricorrente deve motivare la censura
conformemente alle esigenze poste dall'art. 106 cpv. 2 LTF (DTF 136 II 304
consid. 2.5). Non possono essere addotti nuovi fatti o nuovi mezzi di prova, a
meno che non ne dia motivo la decisione impugnata, ciò che la parte ricorrente
deve debitamente esporre nel proprio gravame (art. 99 cpv. 1 LTF; DTF 136 III
261 consid. 4.1). Non sono ammissibili nuove conclusioni (art. 99 cpv. 2 LTF).

2.
Il creditore che intende contestare il credito oppure il grado di un altro
creditore iscritto in graduatoria deve promuovere azione contro l'interessato.
Se la domanda è ammessa, il riparto destinato secondo lo stato di ripartizione
al convenuto serve al soddisfacimento dell'attore fino a concorrenza del suo
intero credito, comprese le spese processuali. L'eventuale eccedenza è
ripartita secondo la graduatoria rettificata (art. 250 cpv. 2 LEF). Si tratta
dunque di un'azione di merito, avente per scopo di determinare se ed in quale
misura il credito litigioso debba partecipare alla liquidazione del fallimento
(DTF 119 III 84 consid. 2; sentenza 5A_329/2012 del 5 settembre 2012 consid.
4.4.2 con rinvii; sulla distinzione fra censure da sollevare mediante azione
civile oppure mediante ricorso all'autorità di sorveglianza v. quest'ultima
sentenza, consid. 4.4.1 e 4.4.2). La parte attrice si attiva per incassare la
parte di dividendo (contestata) spettante al creditore convenuto a proprio
beneficio e - per l'eccedenza - a beneficio della massa (sentenza 5C.185/2002
del 31 ottobre 2002 consid. 2.1).

3.
L'acquirente di una cartella ipotecaria è protetto se ha agito in buona fede
(art. 973 cpv. 1 e art. 3 CC; v. DTF 137 III 153 consid. 4.1; PAUL-HENRI
STEINAUER, Les droits réels, vol. I, 5a ed. 2012, n. 916 segg., e vol. III, 3a
ed. 2003, n. 3000, 3001, 3003 e 3005). Si suole definire la buona fede come
l'ignoranza non colpevole del vizio che affligge un determinato negozio. Essa è
presunta (art. 3 cpv. 1 CC), ma la parte avversa di colui che si professa in
buona fede è ammessa a provare che l'interessato era a conoscenza del vizio.
Questa prova concerne un fatto interiore, che non può essere accertato se non
in virtù di circostanze esteriori quali ad esempio una comunicazione fatta
all'interes-sato. La consapevolezza del vizio è una questione di fatto, in
merito alla quale il potere d'esame del Tribunale federale è limitato; la
critica ricorsuale deve soddisfare i criteri esposti all'art. 97 LTF (supra
consid. 1.2.2). La parte avversa di colui che si professa in buona fede può
anche far valere che l'interessato non può invocare la buona fede per non aver
prestato l'attenzione esatta dalle circostanze (art. 3 cpv. 2 CC), questione di
diritto che il Tribunale federale esamina liberamente (sentenza 5C.122/2006 del
6 ottobre 2006 consid. 2.2 con numerosi esempi e rinvii dottrinali, in SJ 2007
I pag. 209 e RNRF 88/2007 pag. 474; DTF 131 II 418 consid. 2.3.1 con rinvii;
HEINRICH HONSELL, in Basler Kommentar, Zivilgesetzbuch, vol. I, 4a ed. 2010, n.
30 ad art. 3 CC).

4.
4.1 Per una corretta comprensione della complessa fattispecie è indispensabile
rammentare gli antefatti.

La cartella ipotecaria di cui è qui discorso venne costituita il 19 settembre
1990 per un valore nominale di fr. 40'000.-- a carico in 2° grado del fondo yyy
RFD Y.________. F.________ ha donato il fondo alla figlia G.________ (moglie di
A.________); la donazione è stata impugnata con successo, sicché il fondo è
stato assoggettato alla realizzazione forzata come se la donazione non avesse
avuto luogo (art. 285 cpv. 1 LEF).

Al "portatore", la cartella ipotecaria garantiva - unitamente a quella in grado
precedente - il credito ipotecario concesso dalla banca e ripreso con valuta 30
settembre 2000 da G.________. Poiché l'ipoteca in 1° grado copriva a
sufficienza il credito della banca, quest'ultima ha trasferito la cartella il
29 agosto 2007 a G.________, come da lei richiesto il 25 luglio 2007. Ella l'ha
a sua volta ceduta in proprietà al ricorrente il 31 agosto 2007.

All'elenco oneri relativo al fondo yyy RFD Y.________ - depositato in data 15
ottobre 2007 - il ricorrente appare quale titolare di un credito di fr.
40'000.-- garantito dalla cartella ipotecaria in questione. Egli giustifica il
credito asserendo che la moglie G.________ ha inteso rifondere tramite la
cessione della cartella ipotecaria la sua parte di spese d'affitto,
dell'economia domestica e dell'atto notarile di separazione dei beni per un
totale di fr. 47'938.30, sopportate dal ricorrente fra il 1999 ed il 2003;
G.________ ha riconosciuto la pretesa insinuata dal marito in data 2 ottobre
2007. A detta del ricorrente, tale modo di procedere aveva estinto l'originario
credito, novato dal credito di cartella.

4.2 Con la decisione qui impugnata, il Tribunale di appello ha confermato la
conclusione del Pretore del Distretto di Lugano, che con sentenza 8 novembre
2011 ha accolto la petizione e deciso lo stralcio della pretesa di A.________
dalla graduatoria. Il Tribunale di appello ha considerato, in sunto, di poter
lasciare aperta la questione di una possibile applicazione per analogia del
vecchio art. 855 cpv. 1 CC (in vigore fino al 31 dicembre 2011): la novazione
consisterebbe essenzialmente in una limitazione delle eccezioni opponibili
all'acquirente della cartella ipotecaria, a condizione che quest'ultimo sia in
buona fede, ciò che il Tribunale di appello ha negato nell'evenienza concreta.
La buona fede deve sussistere al momento in cui la cartella ipotecaria viene
trasferita all'acquirente; nell'ambito del fallimento, l'atto di disposizione
deve precedere l'annotazione a registro fondiario del fallimento medesimo,
poiché a partire da quel momento l'incapacità di disporre del fondo ex art. 204
LEF diviene evidente.

I Giudici cantonali hanno in proposito stabilito che G.________ è rientrata in
possesso della cartella ipotecaria dopo il 29 agosto 2007, ovvero dopo
l'accoglimento in data 16 maggio 2007 dell'azione revocatoria relativa alla
donazione del fondo a lei e dopo che ella era stata obbligata a tollerarne la
realizzazione forzata (sentenza del Tribunale di appello del 3 luglio 2007); ne
hanno dedotto che G.________, procedendo ad una nuova emissione di detta
cartella, aveva volutamente aumentato l'aggravio su un immobile del quale
sapeva non più poter disporre.

Quanto ad A.________ qui ricorrente, premesso che egli non sarebbe comunque
legittimato a invocare la buona fede della moglie, i Giudici cantonali hanno
rilevato che la liquidazione in via fallimentare dell'eredità giacente di
F.________ era stata aperta il 1° luglio 1999, che una restrizione della
facoltà di disporre del fondo in oggetto era stata annotata a registro
fondiario in data 16 novembre 1999, che a carico del medesimo fondo era stata
annotata a registro fondiario l'11 luglio 2007 l'esistenza di un'ulteriore
restrizione della facoltà di disporre facente seguito alla revocazione della
donazione ed infine che la diffida per insinuare gli oneri gravanti il fondo in
oggetto risaliva al 10 agosto 2007: da ciò essi hanno dedotto che il ricorrente
non poteva non comprendere che G.________ non era legittimata a disporre della
cartella ipotecaria ceduta a titolo di pagamento in data 31 agosto 2007. Ne
hanno concluso che il ricorrente non può beneficiare della protezione offerta
ai terzi in buona fede di cui agli art. 973 cpv. 1 e 3 CC, e non può così
evitare lo stralcio del credito di cartella da lui insinuato ed oggetto della
presente vertenza.

5.
Il ricorso solleva in modo confuso e disorganizzato svariate censure in fatto
ed in diritto. Verranno qui di seguito trattate unicamente quelle censure la
cui pertinenza è sufficientemente illustrata in sede di ricorso, o almeno
appare evidente di primo acchito.

5.1 Il ricorrente censura dapprima l'accertamento dell'autorità inferiore
secondo il quale G.________ non avrebbe agito in buona fede.
5.1.1 Manifestamente infondato è il rimprovero mosso al Tribunale di appello di
aver applicato l'art. 204 LEF al comportamento di G.________, soggetto non
fallito. Tema del passaggio incriminato della sentenza cantonale è determinare
il momento nel quale accertare la buona fede del proprietario del fondo. Il
fatto che G.________ fosse invero proprietaria del fondo ma non soggetto della
procedura di fallimento è conseguenza della particolare situazione di fatto, in
specie della decisione del Tribunale di appello di autorizzarne l'iscrizione a
registro fondiario quale proprietaria seppur soggetta a limitazioni di
disporre. Cionondimeno, i criteri temporali evocati dai Giudici cantonali
valgono legittimamente quali indizi di mala fede anche qui, ove a disporre del
fondo non è direttamente il proprietario fallito, bensì il proprietario il cui
titolo è stato dichiarato non vincolante ai fini della realizzazione forzata
dell'immobile.
5.1.2 A favore della pretesa buona fede di G.________, il ricorrente adduce poi
il fatto che ella ha amministrato i beni immobili godendo pienamente della loro
proprietà, senza restrizione alcuna; in particolare non risulta alcuna
restrizione della facoltà di disporre ai sensi dell'art. 960 cpv. 1 CC relativa
al fondo yyy RFD Y.________ fino alla decisione di amministrazione coatta
pronunciata il 14 novembre 2007 dall'Ufficio di esecuzione e fallimenti di
Lugano.
Le obiezioni sono inammissibili.

In primo luogo, il ricorrente non pretende di aver già eccepito avanti alle
autorità cantonali la mancanza di una decisione di restrizione della facoltà di
disporre di G.________; l'argomento appare pertanto fondato su un fatto nuovo
e, come tale, inammissibile (art. 99 cpv. 1 LTF; supra consid. 1.2.2). Di
riflesso, essendo inammissibile l'argomento che il ricorrente vorrebbe
suffragare riferendosi alla sentenza 13 febbraio 2008 della Camera di
esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello del Cantone Ticino, non entra
in linea di conto ammettere la produzione tardiva di quest'ultima ex art. 99
cpv. 1 LTF, potendosi lasciare aperta la questione se tale produzione sarebbe
davvero dovuta ad un argomento nuovo emerso unicamente nella sentenza
impugnata.
In secondo luogo, il ricorrente non si confronta con le considerazioni dei
Giudici cantonali, che per negare la buona fede di G.________ hanno fatto
riferimento non già ad una decisione del giudice civile di iscrizione della
restrizione della facoltà di disporre ex art. 960 CC - di cui il ricorrente
contesta l'esistenza - bensì ad altre circostanze, quali segnatamente il fatto
che G.________ era rientrata in possesso della cartella ipotecaria
posteriormente alla revoca della donazione tramite la quale aveva acquisito il
fondo dal padre, di cui doveva essere a conoscenza in quanto parte a quel
procedimento. In tali circostanze, le censure appaiono insufficientemente
motivate.

Da ultimo va rilevato che la decisione di amministrazione coatta pronunciata
dall'Ufficio di esecuzione e fallimenti di Lugano in data 14 novembre 2007,
alla quale si riferisce il ricorrente, concerne - per sua espressa ammissione -
esclusivamente la gestione degli stabili di X.________; quello di Y.________
qui in discussione non è menzionato neppure dal ricorrente.

5.2 Con riferimento alla pretesa propria buona fede, A.________ fonda la
critica ricorsuale sui poteri di libera amministrazione di cui godeva
G.________ fino alla decisione 14 novembre 2007 di amministrazione coatta degli
stabili, poteri dei quali egli era evidentemente a conoscenza.

Argomentando in questo modo, il ricorrente sembra ritenere di poter derivare la
propria buona fede dalla buona fede di G.________. Come esposto al considerando
5.1 supra, tuttavia, egli non ha saputo invalidare l'accertamento di fatto
della Corte cantonale secondo il quale G.________ non ha agito in buona fede.
Il ricorrente inoltre non si confronta a sufficienza con l'argomento della
Corte cantonale giusta il quale egli non può invocare la propria buona fede
poiché era nelle condizioni di comprendere che la moglie non era affatto
legittimata a disporre della cartella ipotecaria - argomento, dal tenore
sibillino, che sembra riferirsi al caso previsto dall'art. 3 cpv. 2 CC (v.
supra consid. 3).

La censura è infondata nella minima misura della sua ammissibilità.

5.3 Il ricorrente lamenta indi che la sentenza impugnata non tiene conto della
situazione che esisteva al momento delle donazioni poi revocate, conformemente
all'art. 285 LEF, ed in particolare degli ammortamenti che G.________ ha
effettuato permettendo alla cartella ipotecaria di divenire libera. Sulla
scorta di questo argomento, il ricorrente pare postulare un nuovo calcolo
dell'aggravio ipotecario dei tre fondi la cui donazione è stata revocata.
Questa censura è all'apparenza di natura giuridica e rivolta contro un'errata
applicazione dell'art. 285 LEF.
5.3.1 Nella misura in cui pare voler ridiscutere l'azione revocatoria, essa è
tuttavia fuori tema. Tema della presente sentenza è infatti unicamente la
legittimità dell'ulteriore cessione della cartella al marito. In merito, il
Tribunale di appello ha constatato che G.________ è rientrata in possesso della
cartella ipotecaria in un momento in cui ella non poteva non sapere di non
essere autorizzata a procedere con una nuova emissione della medesima cartella.
Discussi sono, in altre parole, unicamente atti che hanno avuto luogo a partire
dall'estate del 2007, quando l'azione revocatoria ex art. 285 LEF era ormai
conclusa; una ridiscussione dell'azione revocatoria è del tutto fuori contesto.
5.3.2 Nella misura in cui il ricorrente afferma che la nuova emissione della
cartella nelle circostanze descritte non aumenta l'aggravio sull'immobile,
poiché a far stato deve essere l'aggravio al momento delle donazioni poi
revocate, egli sottace - senza discutere del tutto l'argomento - che il
Tribunale di appello ha sottolineato come la cartella, visto lo svolgimento
temporale dei fatti ed in particolare la sua restituzione temporanea a
G.________, avrebbe dovuto essere cancellata d'ufficio (riferendosi a DANIEL
STAEHELIN, in Basler Kommentar, Zivilgesetzbuch, vol. II, 3a ed. 2007, n. 9 ad
[vecchio] art. 859 CC).
5.3.3 Peraltro, nella misura in cui il ricorrente pare voler proporre una
revisione dell'aggravio ipotecario degli svariati fondi da realizzare, sia
sommessamente rammentato che non tutti formano oggetto della presente vertenza
(v. sentenze 5A_441/2012 del 6 marzo 2013 e 5A_442/2012 dell'11 marzo 2013).
5.3.4 La censura si rivela fuori contesto rispettivamente sprovvista di
sufficiente motivazione, dunque inammissibile.

5.4 Riassumendo, i Giudici cantonali non sono certamente caduti nell'arbitrio
quando hanno rigettato la tesi ricorsuale secondo la quale G.________, dopo
annose procedure, avrebbe legittimamente ritenuto di poter liberamente disporre
di fondi la cui donazione era stata revocata e che erano stati espressamente
destinati ai pubblici incanti, vale a dire quando hanno negato che ella abbia
agito in buona fede (questione di fatto, v. supra consid. 3). Né violazione del
diritto federale è ravvisabile quando gli stessi Giudici cantonali hanno
escluso che il marito di lei, qui ricorrente, possa invocare la propria buona
fede, essendo quest'ultima incompatibile con l'attenzione che le circostanze
permettevano di esigere da lui (questione di diritto, v. supra consid. 3 e
5.2).

A corroborare la conclusione dei Giudici cantonali concorrono, oltre a quelle
espressamente e ripetutamente messe in evidenza nella sentenza impugnata, anche
altre circostanze che essi non hanno ritenuto di dover richiamare, ma alle
quali aveva fatto riferimento il Pretore: si pensi in particolare alla
verosimiglianza, invero pari a zero, delle causae di crediti poi incorporati
nelle cartelle, ed ancora alla prossimità della cedente con il cessionario -
moglie e marito costretti a seguire, partecipandovi attivamente, l'annosa
procedura di liquidazione in via di fallimento dell'eredità di F.________; si
pensi infine alla mera cronologia dei fatti salienti, che vede G.________
ottenere dai creditori precedenti la restituzione delle cartelle in questione
proprio nelle settimane immediatamente successive alla conferma della revoca
delle donazioni immobiliari, ed emettere nuovamente le medesime cartelle
nell'arco di pochi giorni nelle mani del marito, appena in tempo affinché
quest'ultimo notifichi le proprie pretese all'elenco oneri.

6.
Il ricorso va dunque respinto nella ridotta misura della sua ammissibilità, con
conseguenza di tassa e spese a carico del ricorrente soccombente (art. 66 cpv.
1 LTF). Non si assegnano ripetibili, gli opponenti non essendo stati invitati
ad esprimersi avanti al Tribunale federale e non essendo pertanto incorsi in
costi dell'istanza federale (art. 68 cpv. 1 e 2 LTF).

Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
Le spese giudiziarie di fr. 2'000.-- sono poste a carico del ricorrente.

3.
Comunicazione ai patrocinatori delle parti e alla Camera di esecuzione e
fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino.

Losanna, 6 marzo 2013

In nome della II Corte di diritto civile
del Tribunale federale svizzero

La Giudice presidente: Escher

La Cancelliera: Antonini